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E-book o cartaceo, un libro è sempre un libro

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di Marina Atzori

Tra e-book e cartaceo non corre buon sangue, si sa. Viene da chiedersi se questa sorta di diaspora, tra il frusciare delle pagine di carta e lo scorrere del touch moderno sull’e-reader, un giorno si abbandonerà alla famosa stretta di mano, seppellendo una volta per tutte l’ascia di guerra. I tempi per questa elaborazione, purtroppo, sembrano non essere ancora maturi al punto giusto. Ma per trattare di questo interessante e mai obsoleto duello fino all’ultima parola, ci vorrebbe un’altra vita, forse! Io credo che a prescindere dal formato, un libro resti sempre un libro, un manoscritto detiene alle spalle le stesse sette fatiche di Ercole per ogni autore che ne curi la stesura, a prescindere dal formato scelto per la pubblicazione. Forse potrebbe risultare più appassionante discutere di qualità… ma questo può essere stabilito solo dal maestro sovrano: il lettore.

Non si può però esimersi dal fare i conti con gli aspetti positivi che riguardano l’e-book. Il Libro Digitale non profumerà di certo di fogli appena stampati, ma ha dalla sua più di qualche buona ragione per essere preso in considerazione per quello che, in fondo, è diventato: una realtà letteraria. Le dimensioni compatte dei dispositivi sono una carta vincente, e poi c’è l’accessibilità immediata a una vasta fetta di pubblico. In aggiunta a tutto questo c’è dell’altro. Con i potenti mezzi, strettamente legati alla rete, alcuni titoli Self stanno dribblando attaccanti di tutto riguardo, prendendo parecchie scorciatoie attraverso i Social e il passaparola, fino a giungere dritti alla meta: il cuore e le tasche ultra sensibili di appassionati e voraci lettori, riuscendo a raggiungere traguardi che altrimenti sarebbero risultati impossibili. Ma non è tutto. Vince anche la semplicità e la comodità di portare con sé e ovunque un buon numero di romanzi preferiti senza ingombri e rinunce. In ultimo, ma non di minor importanza, il prezzo d’acquisto davvero minimo. Ma sarebbe troppo semplice e forse anche troppo comodo decantarne le lodi per il mero aspetto economico, anche se è innegabile il fatto che si sia guadagnato un’ampia fascia di mercato proprio per questo motivo. Tuttavia non è il solo punto su cui vorrei concentrarmi, poiché arriverei a scontrarmi inevitabilmente con un’altra faccia della medaglia: il ricavo delle vendite pressoché irrisorio per chi dovrebbe, o meglio vorrebbe incassare qualcosa, parlo sia dell’autore che dell’impavido e lungimirante editore. Certo questo discorso è puramente legato al numero di copie vendute… In ogni caso, i vantaggi volente o nolente, ci sono comunque, e sono di gran lunga superiori agli svantaggi, anche per chi non vuole o non vorrebbe ammetterlo.

Parliamoci chiaro, chi tenta una scalata alla visibilità, degna del più coraggioso degli arrampicatori? Senza esitazione: lo scrittore emergente. Ma volete mettere la distribuzione capillare in rete, contro l’oblio e l’anonimato a cui sarebbe destinato nel mare magnum dei Vip del Cartaceo? Ma, soprattutto, la questione ruota attorno all’esserci o al non esserci con il proprio romanzo e il proprio nome che, diversamente, detto e non detto tra noi, farebbe il doppio della fatica a farsi notare.  Bè… lascio a voi eventuali riflessioni sull’argomento. L’esordiente che pubblica in formato digitale, a mio avviso, si gioca opportunità maggiori e più concrete di essere considerato dal lettore. La concorrenza è tanta e spietata ovunque, sia tra gli scaffali sia negli store on line, con un’unica notevole differenza, in rete la vendita dei libri di scrittori emergenti sta assumendo proporzioni sempre più meritevoli di essere prese in considerazione. In sostanza, ognuno potrà fare le proprie scelte, lettore, Casa Editrice e scrittore. Vorrei concludere scrivendo che non si “vince facile” quasi mai, se non in pochi sporadici casi. Perlomeno attraverso l’e-book si potrà dire di aver tentato, non dico ad armi pari, ma quasi. Intendiamoci, un buon lavoro resta pur sempre un buon lavoro, sia esso di carta o digitale. L’importante è scrivere un bel libro per il piacere di regalare delle buone storie, ricche di emozioni, al lettore naturalmente, che sta diventando, giustamente e per fortuna, sempre più esigente.

 

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