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Lettera agli Autori

Cari Autori,

anche quest’anno il Salone del Libro di Torino si è rivelato una grande kermesse culturale e siamo lieti di avervi partecipato portando tutti i vostri libri e incontrando di persona tanti di voi. Questo è l’aspetto più piacevole del Salone, perché ci teniamo ad avere contatti diretti con i nostri autori, e la loro presenza ci sostiene, ci incoraggia e ci fa dimenticare la fatica e i piccoli, inevitabili disguidi che sempre si devono affrontare in occasioni come queste.

Ancora una volta, il fatto di avere una “squadra” disposta a impegnarsi ha fatto la differenza e rispetto ad altri stand, in cui si potevano trovare solo gli espositori, il nostro era piuttosto affollato e ricco di quella corrente che nasce quando più menti agiscono insieme e creano ottime idee per portare avanti una speranza comune.

Grazie anche a tutti gli amici e gli aspiranti autori EEE che sono venuti a trovarci e a chiacchierare un po’ con noi.

Un ringraziamento tutto speciale a Irma, Andrea, Giancarlo, Cinzia, che sono stati allo stand per tutta la durata del Salone.

Grazie a Pogliano, alla sua disponibilità e alla sua presenza discreta ma insostituibile.

Qui trovate le foto ricordo: perdonateci se abbiamo dimenticato qualcuno!

 

E adesso? Naturalmente, ci rimettiamo al lavoro, ci sono tanti bei manoscritti in attesa di pubblicazione. Intanto, mi raccomando, continuate a scrivere!

L’Editora
Piera Rossotti

Mag 21, 2018

Salone bagnato, Salone fortunato?

Le previsioni del tempo, precisamente nella zona di Torino, prevedono un Salone bagnato

Una forte perturbazione ciclonica si è addensata sul bacino mediterraneo, provocando fenomeni temporaleschi e piogge su tutta la penisola. La situazione tenderà a restare piuttosto variabile anche a causa dell’anticiclone che non si sa bene cosa voglia fare, e questo fatto creerà, molto probabilmente, una decisa instabilità meteorologica nei giorni in cui si terrà il Salone del Libro a Torino.

Queste sono le previsioni meteo pronosticati da tre siti piuttosto noti

www.3bmeteo.com

 

www.ilmeteo.it

 

www.ilmeteo.net

Giovedì dovrebbe essere caratterizzato dai temporali e, nel restante degli altri giorni, la pioggia (debole o moderata) continuerà a tormentare visitatori ed espositori. In compenso le temperature dovrebbero essere piuttosto confortevoli, né troppo caldo né troppo freddo, anche se l’umidità potrebbe causare qualche fastidio, soprattutto ai libri.

Quindi, munitevi di impermeabili, felpe con cappuccio e borse in cui riporre e proteggere i vostri beniamini: i libri. Evitate gli ombrelli, se potete, perché si trasformeranno in attrezzi da incubo quando sarete in coda alla biglietteria e saranno d’intralcio quando vi ritroverete a passeggiare per i corridoi della fiera. Oltre al fatto che finirete per dimenticarli in giro, in qualche stand o nei punti di ristoro.

In ogni caso, non dimenticatevi di venirci a trovare allo STAND F 125 presso il PADIGLIONE 2

Mag 07, 2018

Era una cortigiana poverissima, ma morì ricca e col titolo di contessa: ecco la storia di Valtesse De La Bigne

Alla fine dell’Ottocento guadagnarsi da vivere prostituendosi era, purtroppo, una pratica ancora ampiamente diffusa un po’ in tutta Europa.
Molte donne, introdotte nei bordelli in giovanissima età, se non addirittura nate in uno di essi, vedevano questa prospettiva come naturale e inevitabile, ma alcune di esse la sfruttarono per elevarsi in qualche modo dalla condizione di prostitute a quella di cortigiane e in alcuni casi riuscendo a ottenere una posizione di potere, proprio come accadde alla contessa Valtesse de La Bigne.

Valtesse de La Bigne nacque a Parigi nel luglio 1848 col nome di Émilie-Louise Delabigne…

Émilie-Louise venne al mondo in una famiglia proveniente dalla Normandia in cui il padre era un uomo alcolizzato e violento e la madre si era data alla prostituzione dopo un iniziale periodo come lavandaia. Iniziò a lavorare all’età di dieci anni e a tredici fu vittima di violenza sessuale: poco dopo iniziava la sua vita di lorette, ossia quella di prostituta clandestina.

A questa attività, però, Émilie-Louise affiancava quella di commessa e fu prestando servizio in un negozio di lingerie elegante che entrò in contatto col mondo degli alti ufficiali militari e a sognare un futuro migliore per se stessa.

 

Ancora giovanissima, s’innamorò di uno dei gentiluomini che frequentavano il negozio, Richard Fossey, dal quale ebbe due figlie ma che l’abbandonò due anni dopo senza aver contratto matrimonio. Da qual momento Émilie-Louise decise che non si sarebbe mai sposata, assunse lo pseudonimo di Valtesse (per la somiglianza con Votre Altesse) e decise che avrebbe risollevato le sue sorti senza affidarsi all’istituzione del matrimonio.

Attorno al 1855 fu amante del compositore Jacques Offenbach, che non solo la fece partecipare ad alcune delle operette teatrali che mise in scena a Parigi, ma la introdusse a una cerchia di intellettuali dell’epoca che permisero a Louise Valtesse di conoscere personaggi come Zola, Maupassant, Manet e Flaubert, solo per citare i più noti; pensate che il suo letto (foto) fu quello che ispirò quelli descritti da Zola nel suo romanzo Nanà.

continua su: Era Una Cortigiana Poverissima, Ma Morì Ricca E Col Titolo Di Contessa: Ecco La Storia Di Valtesse De La Bigne – Curioctopus.it

Mag 04, 2018

Il nuovo libro di Mario Nejrotti: Guardati le spalle

Torino, Barriera di Milano: quartiere triste, operaio, duramente colpito dalla crisi economica e infiltrato dalla malavita organizzata.
Care, per gli amici, in realtà Amilcare, è un triste e scialbo quarantenne, barista di un bar di periferia. Ha passato la vita a “guardarsi le spalle” e a non schierarsi, alla ricerca di un’occasione per fuggire da quel quartiere che gli sembra un carcere fin da quando era bambino.
Una sola difesa: la mediocrità.
Una sola consolazione: la passione per i film western, che colleziona e guarda da sempre.
Convinto di essere un vigliacco, come suo padre, sorvegliante fallito, non giudica i suoi clienti e accetta il loro denaro senza farsi troppe domande: “Un barista può non avere una coscienza, non gli serve per fare il caffè.”
Ma quando la malavita organizzata decide di usare il bar per i suoi affari, incominciano i guai, in un crescendo che coinvolgerà anche il suo amore.
Alla fine dovrà decidere da che parte stare ed escogitare un piano per liberarsi di tutti i cattivi, perché di veri buoni in questo romanzo non ce ne sono.
Deve eliminare tutti: camorristi, ’ndranghetini, poliziotti corrotti, ma lui non è Gary Coopere non può affrontarli in duello, come in Mezzogiorno di Fuoco.
Dovrà fare a modo suo e prevedere le mosse di tutti.

Dettagli del libro

  • Formato: Formato ebook
  • Dimensioni file: 1572 KB
  • Lunghezza stampa: 114
  • Editore: Edizioni Esordienti E-book (14 marzo 2018)
  • Venduto da: AmazonKoboEEE
  • ISBN: 978-88-6690-430-4
Mag 02, 2018

Le vincitrici del VI° concorso EEE

Le vincitrici del VI° concorso EEE, quello dedicato al romantico contemporaneo, sono due scrittrici (Patrizia Poli e Maria Flora Spagnuolo) che si sono cimentate in un libro dal sapore decisamente moderno, senza tralasciare, però, l’aspetto sentimentale della vicenda. Eccomi qui, amica mia, questo è il titolo dell’opera che ha raggiunto il primo posto.

Le autrici

Patrizia Poli

Patrizia Poli nasce a Pavia il 5 agosto 1954. Il suo interesse per la letteratura nasce sui banchi delle elementari dove la sua maestra, insegnante appassionata, declama i sonetti di Dante. Con questo imprintig la parola scritta diventa parte integrante della sua vita piena di drammi e commedie che si intrecciano tra le numerose esperienze vissute o sognate.

Patrizia partecipa a corsi di scrittura creativa, collabora con una rivista nel selezionare racconti da pubblicare. Oggi scrive a quattro mani con Flora, sua grande amica e, finalmente, questa passione ha dato i suoi frutti.

Maria Flora Spagnuolo

Maria Flora Spagnuolo è nata a Milano il 5 novembre 1965, dove vive con Aramis e Peepito, i suoi due gatti trovatelli. Scrive insieme a Patrizia Poli per divertimento, e considera la scrittura il “suo gioco più divertente e appassionante”.

Ha insegnato Tai Chi Chuan e Difesa Personale, come hobby, per diciotto anni. Lavora come impiegata amministrativa a Milano. Non insegna più, è serenamente single, ama la buona cucina (ma solo se cucinano gli altri, così evita disastri) ed è un Life-Coach per passione.

La trama

Anche over 40, l’amore è un bel casino. Per fortuna, tra amiche ci si aiuta, e le mail sono un ottimo strumento per fermarsi a riflettere e analizzare, tra un WhatsApp, una telefonata e un messaggino, come fanno due affezionate amiche, Olimpia e Maria Vittoria, felicemente single, ma disponibili a ripensarci, se ne vale la pena….

Però, a venti o trent’anni ci si può permettere di buttarsi a pesce in una storia… oltre i quaranta è meglio rifletterci un po’… ma non troppo. Tanto, ci si fa male lo stesso ma, se non si fanno i conti con i propri bisogni affettivi, si rischia di perdere la parte bella della vita, di non trovare mai l’altra metà della mela. Certo, una quarantenne non cade dal pero, conosce tutti i pericoli che si celano nell’abbandonarsi ai sentimenti, è dotata di un sano realismo e sa andare al sodo.

Ma è davvero così?

 

Dettagli del libro

Formato: Formato ebook e cartaceo
Dimensioni file: 1511 KB
Editore: Edizioni Esordienti E-book (27 aprile 2018)
Venduto da: AmazonKoboEEE
Lingua: Italiano
ISBN: 978-88-6690-436-6

 

 

 

Mag 01, 2018

Lo Strega è tornato un premio letterario, ma tranquilli vince sempre Mondadori

La dozzina semifinalista del premio letterario più importante d’Italia, la prima composta secondo le nuove regole, è sorprendente sotto molti punti di vista, ma rischia di essere ancora più scontato del solito

Nessuno, o quasi, dei nomi fa parte dei soliti potentati; molti libri sono di case editrici indipendenti; un libro è addirittura una raccolta di racconti; per la prima volta, o quasi, c’è una parità assoluta tra uomini e donne; e ancora, da ultimo, la quasi totalità delle autrici e degli autori proposti sono sconosciuti al grande pubblico. Insomma, quando giovedì 19 aprile sono stati comunicati i 12 semifinalisti della edizione 2018 del Premio Strega, in molti tra i commentatori devono essersi strofinati gli occhi, come davanti a un miraggio, a un sogno diventato realtà del tutto inaspettatamente.

Il tavolo che ha imbandito il Comitato direttivo del Premio, forte delle nuove regole che hanno accentrato il potere su di loro togliendone, e tanto, agli Amici della Domenica e di conseguenza anche alle potenzialità strategica delle case editrici, è un tavolo che in pochi si sarebbero aspettati, talmente noioso e privo di potenziali ganci polemici che non sono pochi quelli che lo preferivano prima, quando ci si poteva scannare sulle polemiche e si potevano lasciare da parte i libri.

Ora invece no. Perché i 12 sono stati scelti e ora per poter far finta di saperne qualcosa toccherebbe leggerli. O forse no, perché l’operazione di rinnovo del premio resta in realtà un’operazione soltanto di facciata, che, togliendo potere ai medi editori ne ha ridistribuito un pochino, almeno in apparenza, alle piccole, riveste di nuovo il premio più importante d’Italia di una patina culturale, ma contemporaneamente lo rende ancora più scontato del solito.

continua su: Lo Strega è tornato un premio letterario, ma tranquilli vince sempre Mondadori – Linkiesta.it

Apr 30, 2018

Le parole inventate, bizzarre e assurde, del latino moderno del Vaticano

Cambiare lingua o adeguarla ai tempi che cambiano? Per la Chiesa cattolica non c’è dubbio: la seconda. E allora fior di studiosi e specialisti si cimentano nell’invenzione in latino di parole moderne, con risultati stranissimi

“Apericena” non c’è ancora, ma ci arriveranno presto. Basta dare loro un po’ di tempo (tanto non hanno fretta: contano sull’eternità) e i lessicografi del Vaticano traducono o inventano in latino tutte le nuove parole in circolazione, per aggiornare la lingua – e, di conseguenza, la portata della religione cristiana – ai concetti della modernità.

Non è un lavoro facile ma è grazie a loro che la “colf” diventa ministra domestica, il “flirt” un amor levis e il “gol” una retis violatio. Si tratta di scegliere una parola, individuare il principale concetto sottostante e poi tentare una ridefinizione in latino, giusto per rendere l’idea. Parole nuove per concetti stranieri, più o meno come faceva Cicerone, che adorava creare e ricreare e odiava riprendere parole straniere, magari con una tinta di latino. Per cui “overdose” (che l’italiano ha ripreso paro paro dall’inglese) il latino la trasforma in immodica medicamenti stupefactivi iniectio.

Ma non è l’unica stranezza. Una parola semplice come “treno” diventa hamaxostichus, il “tè” è theāna pótio, il “caffè” cafaeum o potio cafaearia, “elettricità” diventa electrica vis, mentre il “pomodoro”, sconosciuto agli antichi, si trasforma (chissà perché) in lycopersicum. Non finisce qui: il latino moderno traduce “raccordo anulare” con orbitalis via viarum coniunctrix, il “panettone” in una impressionante Mediolanensis placenta, (il pandoro è solo panis aureus) la minigonna in una simpatica tunicula minima, il nylon è materia plastica nailonensis.

Certe cose di attualità, poi, dette in latino hanno tutta un’altra espressività. Il “neofascismo”, tanto evocato (anche troppo) nei mesi della passata campagna elettorale, per il Vaticano è renovātus fascalium motus. Appunto, motus, cioè movimento, o rivolta, rinnovati. Suona più inquietante, eh? Mentre la “’ndrangheta” è Bruttianorum praedōnum grex, cioè un gregge di predoni, pecoroni, pecoracce. Il latino, anche quando è moderno, è sempre preciso.

(Per scoprire altre parole, qui c’è tutto)

Sorgente: Le parole inventate, bizzarre e assurde, del latino moderno del Vaticano – Linkiesta.it

Apr 28, 2018

Da Shakespeare a Emily Dickinson: le parole preferite dai grandi della poesia

Qualche tempo fa lo statistico Ben Blatt aveva inventato un algoritmo in grado di individuare le parole preferite dai romanzieri. Un software su cui basta caricare i testi di un autore, per individuare le sue parole più utilizzate e amate. Seguendo questo esempio, il sito MyPoeticSide ha deciso di compiere la stessa operazione con i grandi della poesia.

I redattori del sito hanno analizzato il loro intero database—contenente più di 35000 poesie—e sono riusciti a individuare le parole preferite di alcuni dei poeti più importanti della storia. Da Emily Dickinson fino a William Shakespeare. Una raccolta utilissima, per analizzare in modo diverso i lavori di questi straordinari artisti. Vediamone alcuni.

Robert Frost

Buona parte della poesia di Robert Frost è incentrata sulla trasmissione della realtà rurale. Con un linguaggio colloquiale e diretto. Non sorprende, quindi, che alcune delle sue parole più utilizzate siano “albero“, “fiori“, “vento“, “uccelli” e “legno“.

Le sue poesie, inoltre, hanno spesso un tono malinconico. Il passato e i ricordi di un tempo che ormai se n’è andato sono al centro della poetica di questo autore. Nelle sue opere c’è anche un utilizzo massiccio di termini come “indietro”, e “passato“.

 

Emily Dickinson

Emily Dickinson. Via.

Visto che buona parte della produzione di Emily Dickinson è incentrata sul rapporto conflittuale fra l’uomo, la sua spiritualità e l’ineluttabilità della vita, non sorprende che tre delle parole che più utilizza siano “Dio” e “paradiso” e “morte“.

Anche la Dickinson, però, fa largo uso di termini che richiamano la Natura. Spesso per evocare stati emotivi tramite il paragone con agenti atmosferici o ambientali. Quindi nella sua poesia troviamo largo uso delle parole “cielo“, “estate“, “sole“. La parola preferita in assoluto dalla poetessa, però, è “piccolo”.

 

William Shakespeare

La passione e i sentimenti sono certamente dei temi fondamentali per i sonetti di Shakespeare—come lo sono d’altra parte per i suoi scritti teatrali. E questa tendenza si nota ovviamente anche dalle parole che sceglieva per comporre i suoi lavori. Un largo uso dei termini “bacio“, “bellezza“, “desiderio“, “lussuria“. Anche “fiore“, in questo contesto, è una parola con connotazioni amorose: è infatti il paragone preferito dallo scrittore inglese per riferirsi alla bellezza di una donna.

continua su: Da Shakespeare a Emily Dickinson: le parole preferite dai grandi della poesia | Hello! World

Apr 27, 2018

Un libro velenoso

È un catalogo di carte da parati vittoriane intriso di arsenico e fatto stampare da un medico dell’Ottocento per nobili ragioni

Shadows from the walls of death è un libro stampato in cento copie nel 1874, largo circa 50 centimetri e alto 70: al mondo ne sono rimaste soltanto quattro e se le toccate potreste stare molto male, se non addirittura morire. Le circa cento pagine che compongono il volume sono infatti intrise di arsenico, come chiesto dall’autore Robert M. Kedzie, un chirurgo unionista durante la guerra civile statunitense e poi professore di chimica al Michigan State Agricultural college (MSU). Kedzie aveva un buon intento: richiamare l’attenzione sulla tossicità della tappezzeria dell’epoca, che impiegava alcuni pigmenti fatti con l’arsenico, pubblicando un libro con i campioni di quelle più comuni e pericolose. Il libro, inviato a circa cento biblioteche pubbliche del Michigan, era accompagnato da un avvertimento del Consiglio per la salute dello stato, di cui Kedzie faceva parte, sui motivi della sua tossicità.

All’epoca si pensava che l’arsenico fosse tossico soltanto se ingerito: è il veleno che uccise Romeo e Giulietta e Madame Bovary, per capirci, insieme a tantissimi signori delle corte medievali e rinascimentali italiane. I sintomi da avvelenamento erano come quelli del colera ed era difficile da rintracciare, era inodore e insapore e si confondeva facilmente con lo zucchero e la farina. Nell’Ottocento l’arsenico divenne famoso come “la polvere dell’eredità”, usata per sbarazzarsi facilmente di vecchi parenti che tardavano a morire, e giornali e romanzi già dai primi anni Trenta traboccavano di storie di omicidi con l’arsenico rimasti impuniti. L’arsenico fu usato per secoli in medicina per curare malattie come la sifilide e poi in epoca vittoriana mescolato a gesso e aceto per sbiancare la pelle; la Rivoluzione industriale lo rese un prodotto di successo, economico, accessibile a tutti e impiegato per moltissimi oggetti di uso comune: candele di sego meno care di quelle di cera, veleni per vermi e topi, cialde da applicare sul viso per togliere i brufoli, e per i pigmenti verdi più brillanti e in voga all’epoca, impiegati nelle tinture dei tessuti, delle tappezzerie e dei dolcetti.

continua su: Un libro velenoso – Il Post

Apr 24, 2018
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