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Incontri con gli autori

Elena Grilli vince il Premio Giallo Indipendente

Elena Grilli ha vinto il Premio Giallo Indipendente con il suo romanzo Come il mare ad occhi chiusi

di Elena Grilli

Il ricordo che più mi rimarrà impresso, non sarà il momento in cui il presidente della giuria di qualità ha chiamato il mio nome, per ultimo, dopo aver chiamato il 5°, il 4°, il 3° e il 2°. Lì c’è stata la grondata di adrenalina, quella che solletica in modo fastidioso lo stomaco, prende a schiaffi il muscolo cardiaco e prosciuga le fauci peggio dell’aspiratore del dentista.

Non sarà nemmeno la sequenza di immagini successive, sbiadite nella mente per l’ottundimento e sbiadite nelle foto, per la luce abbagliante che arrivava dalla vetrina, in un pomeriggio caldo di fine maggio a Torino. Le immagini di quando mi alzo, raggiungo la giuria, prendo in mano la pergamena, quella su cui sta scritto “Premio Giallo Indipendente – 1˄ Classificata Sezione A, romanzi editi – Elena Grilli con il romanzo  Come il mare ad occhi chiusi”. La stretta delle mani dei giurati, il braccio del presidente che mi circonda le spalle mentre scattano i click delle fotocamere su tutti i lati. Io, col sorriso tirato e posticcio come quello dello Stregatto di Alice nel Paese delle Meraviglie.

Sabato 20 maggio è avvenuta la cerimonia di premiazione del primo concorso letterario nazionale “Premio Giallo Indipendente”, indetto dalla WLM Edizioni. Il “pomeriggio in giallo” faceva parte del programma ufficiale del Salone Internazionale del Libro Torino 2017 nella sezione Salone Off e si è tenuto presso la libreria Belgravia di via Vicoforte. La giuria di qualità era rappresentata dallo scrittore Ezio Gavazzeni, la scrittrice Luciana Navone Nosari e il giornalista Alberto Pattono. Un pomeriggio emozionante, tanto emozionante per me: la prima volta che ottengo un riconoscimento da persone addette ai lavori (senza contare la mia bravissima editora Piera Rossotti, della EEE, che per prima ha dato valore al mio manoscritto). In effetti non ci si sente veramente una scrittrice, finché gli apprezzamenti vengono da familiari e amici, col dubbio che vi sia una pesante deformazione del giudizio legata all’affetto che c’è.

Dicevo, a restare impresso nella memoria più di tutto, probabilmente non sarà nulla di quello che ho raccontato finora. Il momento magico è stato prima, giorni e giorni prima, quando una mail mi comunicava che ero una dei 5 finalisti. Non sapevo ancora di avere vinto. Perché forse, dico forse, non era nemmeno questa la cosa importante. È lì che ho cominciato a sognare. Quella che prima era una speranza senza fiducia in se stessa, è diventata una meravigliosa brama, capace di farmi aprire gli occhi al mattino subito felice di fare quello che faccio, anche quando è faticoso e senza gratificazioni immediate. È stato il momento in cui mi sono detta: Ok, adesso sono una vera scrittrice.

La trama

Un omicidio strano, quello di un barista ritrovato con un foro di proiettile in fronte e misteriosi segni su una mano. Un delitto che risveglia la sonnolenta città di Ancona, desta antiche paure, scuote fino a far emergere segreti che erano sepolti dietro rassicuranti apparenze. Una coraggiosa ragazza usa il suo acume per destreggiarsi in una trama intricata che evolve con ritmo frenetico, sfiorando pericoli e doppi giochi mortali. Uscirne viva è una sfida che non è scontato vincere.
Come il mare ad occhi chiusi è un giallo mozzafiato, dove nemmeno la soluzione finale è in grado di offrire il conforto di una certezza. La verità è molteplice, ha più facce e quando il caso sembra risolto, tutto si capovolge di nuovo, per far affiorare segreti ancora più reconditi ed inquietanti.

  • Formato: Formato epub
  • Dimensioni file: 1219 KB
  • Lunghezza stampa: 233
  • Editore: Edizioni Esordienti E-book (3 febbraio 2016)
  • Lingua: Italiano
  • ISBN: 978-88-6690-292-8
  • Link all’acquisto: AmazonKobo EEE
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Giu 07, 2017

Elena Grilli al Premio Giallo Indipendente

Si terrà sabato 20 maggio alle ore 16.00, presso la Libreria Belgravia in via Vicoforte 14/d a Torino, la cerimonia di premiazione del Premio Giallo Indipendente, evento nel quale la nostra Elena Grilli si è piazzata fra i finalisti con il suo libro Come il mare ad occhi chiusi.

Ebbene, alla presenza della Giuria di Qualità e di una Giuria Popolare, composta da lettrici e lettori torinesi, saranno premiati i vincitori (chissà che non vi siano delle soddisfazioni anche per la nostra Elena!). Seguirà la presentazione dei libri vincitori della sezione romanzi editi. Tale evento fa parte del programma ufficiale Salone Off – Salone Internazionale del Libro Torino 2017.

Dunque non mancate!

Come il mare ad occhi chiusi

Un omicidio strano, quello di un barista ritrovato con un foro di proiettile in fronte e misteriosi segni su una mano. Un delitto che risveglia la sonnolenta città di Ancona, desta antiche paure, scuote fino a far emergere segreti che erano sepolti dietro rassicuranti apparenze. Una coraggiosa ragazza usa il suo acume per destreggiarsi in una trama intricata che evolve con ritmo frenetico, sfiorando pericoli e doppi giochi mortali. Uscirne viva è una sfida che non è scontato vincere.
Come il mare ad occhi chiusi è un giallo mozzafiato, dove nemmeno la soluzione finale è in grado di offrire il conforto di una certezza. La verità è molteplice, ha più facce e quando il caso sembra risolto, tutto si capovolge di nuovo, per far affiorare segreti ancora più reconditi ed inquietanti.

Dettagli prodotto

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  • Editore: Edizioni Esordienti E-book (3 febbraio 2016)
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  • ISBN: 978-88-6690-292-8
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Mag 15, 2017

Menzione d’Onore a Maria Luisa Mazzarini per la poesia “Lì dove il fiume”

La poesia Lì dove il fiume, tratta dalla silloge Si aprano le danze di Maria Luisa Mazzarini e pubblicata con EEE, ottiene la Menzione d’Onore al I Premio Nazionale “Novella Torregiani”. Queste le prime impressioni della poetessa:

Onorata di aver partecipato al I Premio Nazionale “Novella Torregiani” – Poesia ed Arti Figurative, ringrazio sentitamente il Presidente dell’Associazione Euterpe dott. Lorenzo Spurio e la Commissione di Giuria per la sezione A (poesia edita in lingua), composta dal Presidente del Premio dr.ssa Emanuela Antonini, dal Presidente di Giuria prof. Vincenzo Prediletto e dai Giurati Francesca Innocenzi, Michela Zanarella, Elvio Angeletti, Antonio Cerquarelli e Ida Angelici.

Si aprano le danze è una fantasmagoria di colori – di fiori, di acque, di cieli – e di luci – luce degli astri, Sole, Luna, stelle, ma anche luce tenue di lucciole, riflessi di acque – è un susseguirsi incalzante di visioni e di sogni (chi, se non un visionario, sa ascoltare la luce e respirarla?) ed è al contempo un Viaggio alla ricerca del senso più profondo di sé, di quel giardino interiore che è segreto anche al cuore e che si trova forse soltanto attraverso l’Arte, la Poesia, prima rigagnolo, poi torrente in piena, che rompe gli argini e apre i sensi alla bellezza magica del mondo e alla Bellezza superiore dello spirito.

Piera Rossotti Pogliano

La cerimonia di premiazione si terrà sabato 13 maggio alle ore 17:00 presso la Pinacoteca “Moroni” sita all’interno del Castello Svevo (Piazza F.lli Brancondi) a Porto Recanati (MC).

Durante la premiazione i poeti saranno invitati a dar lettura ai loro componimenti ed i fotografi ad illustrare brevemente i loro scatti. Come previsto, le foto dei primi sei vincitori saranno stampate ed esposte in sala durante la premiazione.

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Apr 30, 2017

Chiara Curione alla Grande Festa Medievale Federicus

La Fortis Murgia è lieta di annunicare il primo dei tanti eventi culturali previsti per l’edizione Federicus 2017. Venerdi 21 Aprile ore 19,00 Ex Monastero del soccorso – Incontro con l’autore:

“Il Tramonto delle Aquile” di Chiara Curione

Dal 29 aprile al 1° maggio 2017, si terrà ad Altamura la prossima edizione di “Federicus – festa medievale”. La classica tre giorni di festa è prevista  avrà come tema “Le donne e li cavalier”. L’edizione del 2017 infatti, sarà la prima di un triennio che si concluderà nel 2019, il cui titolo complessivo è ispirato ad un verso dantesco, contenuto nel XIV Canto del Purgatorio: “le donne e li cavalier, ‘li affanni, ‘li agi”. Nel 2018 la settima edizione di Federicus avrà come tema “’li affanni”, nel 2019 “’li agi”.

La sesta edizione

L’edizione 2017 di Federicus apre un nuovo triennio di progetti, iniziative, rievocazioni. La scelta del tema è stata ispirata da un verso del XIV canto del Purgatorio di Dante in cui il poeta rimpiange le donne e li cavalier, ‘li affanni e ‘li agi di un mondo, ormai sulla via del tramonto, fatto di amore, gentilezza, coraggio e cortesia.
Questo è l’anno de Le DONNE e LI CAVALIER: raccontare l’amor “fino” significa addentrarsi in uno dei temi più vivi del Medioevo. La società cortese fu la risposta laica al dominio culturale della Chiesa attraverso un nuovo modo di concepire valori e ideali.
La figura del cavaliere incarna non più e non soltanto virtù militari e guerresche come la prodezza, l’onore e la fedeltà, ma anche virtù civili quali liberalità, magnanimità e misura. La nobiltà è quella del cuore e non del sangue.
La donna diventa il simbolo e il soggetto intorno a cui ruota questo nuovo sistema, la fonte da cui dipartono e si originano i comportamenti più alti e gentili.
Rime, narrazioni, riti, cerimonie di investitura, feste, giostre e tornei, giardini incantati, amori languidi e segreti animeranno per tre giorni la festa medievale altamurana riportandoci indietro al tempo di quei nobili ideali.

[email protected] – WEB: www.federicus.it

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Apr 18, 2017

Presentazione del romanzo Le foto di Tiffany

Per il ciclo Fuori dall’ombra di Cristian PalmieriRoberta Andres presenterà il suo romanzo “Le foto di Tiffany“, edito da Edizioni Esordienti Ebook, martedì 18 aprile 2017, ore 17,30 presso le Scuderie ducali di Atri (TE) e Lorena Marcelli (anch’essa scrittrice di alcuni libri pubblicati con EEE) avrà l’onore di conversare con l’autrice per farvi conoscere la sua storia di donna e di scrittrice.

“Fuori dall‘ombra” è un progetto fotografico tutto al femminile che nasce dalla volontà di Cristian Palmieri  di rendere la donna protagonista, tramite l‘arte fotografica, di una società che non sa riconoscerla ancora come tale. Il proposito qui descritto è insito in un‘attitudine tutta personale dell‘artista, figlio d‘arte, che già in precedenza ha trattato da vicino questo tema in occasione del progetto fotografico dedicato all‘emancipazione femminile dal titolo “Una porta, una finestra, due mura”- la storia di quattro donne contemporanee e legate l‘una all‘altra dal fil rouge dell‘arte, traendo spunto dallo spirito avanguardistico e senza tempo contenuto nella celebre poesia “The Spleen” della Contessa di Winchilsea, poetessa britannica vissuta nella seconda metà del Seicento, periodo in cui alle donne era vietato l‘accesso alla formazione scolastica.

Proprio in questo contesto il libro di Roberta Andres prende forma e diventa il veicolo più adatto per trattare alcuni argomenti cari alla scrittrice. Non mancate, quindi, a questo appuntamento.

Dettagli del Libro

  • Formato: Formato ebook
  • Dimensioni file: 895 KB
  • Lunghezza stampa: 89
  • Editore: Edizioni Esordienti E-book (12 settembre 2015)
  • Venduto da: Amazon – Kobo
  • Lingua: Italiano
  • ISBN: 9788866902584

 

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Apr 14, 2017

Menzione di Merito alla silloge Voce

Elisabetta Bagli ha ottenuto la Menzione di Merito per la sua silloge Voce alla XVII edizione del Premio Letterario Nazionale Umberto Fraccacreta istituito dal Centro Culturale Internazionale Luigi Einaudi di San Severo.

Il Centro, fondato nel 1990, tra le sue finalità ha anche quella di promuovere “Cultura e Territorio”. Istituito nel 1997, nel 50° della morte del poeta per conservarne la memoria, la presente edizione del Premio vede un ritorno alle radici e al territorio per privilegiare alcuni lavori memoriali della Puglia. Al Premio partecipano opere edite ed inedite segnalate da editori, lettori, docenti, Biblioteche…

La Giuria, formata da storici, poeti, scrittori, editori, valuta le opere ed assegna il Premio in base ai requisiti di originalità, autenticità e profondità di contenuti per la poesia; attinenza alle linee del Centro “Einaudi”: difesa dei diritti e della libertà, amore per le tradizioni, recupero della memoria storica e delle proprie radici per la prosa; e premia opere fuori concorso ma di risonanza nazionale che rispondano ai Programmi del Centro.

Quest’anno la Giuria ha inoltre inteso dare un concreto riconoscimento a Coloro che si sono distinti per meriti scientifici ed umanitari.

Il Centro Einaudi, in virtù della storia locale, è partner dell’ITINERARIO CULTURALE “LE VIE DI CARLO V” riconosciuto dal Consiglio d’Europa e di conseguenza partner dell’Itinerario Internazionale “Strade di Lepanto- Dalla battaglia di Lepanto per l’Unione europea”.

La cerimonia di conferimento del Premio 2017 si è tenuta giovedì 6 aprile nell’Aula Magna della Scuola elementare “E. De Amicis” in Piazza Felice Cavallotti,16 a San Severo.

 

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Apr 11, 2017

Il Pescatore presentato in Barlassina

Venerdì 10 febbraio, presso la Sala Riunioni “E Longoni” di Barlassina, via Milano 49, Pietro Ludovico Prever ha presentato il suo libro, Il Pescatore, in occasione della ricorrenza della Giornata del Ricordo istituita il 30 marzo 2004 con legge dello Stato per ricordare che tra il 1943 e il 1947, circa 400.000 abitanti della Venezia Giulia, dell’Istria, delle isole e di Zara, dovettero abbandonare le loro case per sfuggire alla guerra e alle foibe.

Ecco, dunque, il testo della sua presentazione

Da Zara a Barlassina, storia di Marcella

di Pietro Ludovico Prever

Buona sera amici, voglio ringraziarvi di essere qua, e ringraziare il sig. Galli sindaco di Barlassina che mi ha dato la possibilità di presentare il mio lavoro e la sig.ra Visconti che mi ha dato un aiuto  prezioso.

Siamo qui per tre motivi:

perché oggi è la  Giornata del Ricordo, istituita il 30 marzo 2004 con legge dello Stato per ricordare che tra il 1943 e il 1947, circa 400.000 abitanti della Venezia Giulia, dell’Istria, delle isole e di Zara, dovettero abbandonare le loro case per sfuggire alla guerra e alle foibe;

perché Marcella era una profuga di Zara;

e  perché Il Pescatore  è la sua storia, che si apre con questa domanda: “Io non so perché sono nato a Barlassina”.

Una domanda che  potrà sembrare strana a colui che  vive nel territorio dove  è  nato e dove condivide con altri  dialetto,  cibo, case,  giorni di festa e abitudini, dove ha le sue radici e per questo non ne sente il bisogno; una domanda che invece  troverà  meno strana chi  essendo obbligato a vivere “altrove” per ragioni di lavoro o di studio, è più sensibile al richiamo della  terra di origine, mentre  sarà del tutto normale  per chi,  persa la terra e la casa, ha perso anche ogni traccia del percorso che lo ha portato dove vive,  che per lui   è un semplice dato anagrafico.

Domanda che è sorta  nella mia mente  quando mi sono trovato tra le mani la  lettera con cui nonno Martino nel descrivere la sua condizione di rifugiato, racconta delle vicende che nel lontano 1923 lo avevano  obbligato ad abbandonare  casa,  lavoro, parenti ed  amici per riparare con  moglie e  figli a Mola di Bari, sua città di origine.

È stato così, per trovare una risposta, che ho incominciato a scrivere, ma quello che vorrei trasmettervi in questa breve premessa, è il vuoto davanti al quale  mi sono trovato quando mi sono posto quella domanda, perché in quello stesso momento scoprivo che  in realtà non sapevo nulla, né del luogo dal quale nonno Martino era partito, né di quello dove era arrivato, né dove, come e quando fosse finito; sapevo solo che la nonna era incinta di Marcella (che infatti nascerà a Bari), mentre l’intestazione della lettera che avevo in mano,  “Sebenico 1923”,  invece di aiutarmi faceva nascere  un dubbio, perché  in contrasto con il poco che credevo di sapere, cioè che avevano abitato non a Sebenico, ma a Spalato dove sono nati i fratelli e le sorelle di Marcella, mentre dal testo è evidente che  la lettera fu scritta a Bari.

Un senso di vuoto e di buio che credo solo una guerra possa creare, ingoiando  persone, ricordi, case e affetti.

Se parlare di una guerra conclusa 70 anni fa vi sembra roba vecchia, permettete che vi apra una breve parentesi:

Srebrenica è una cittadina della Bosnia Erzegovina  a circa tre ore di volo da Milano.

A Srebrenica durante la guerra Serbo – Bosniaca, tra il 6 e il 25  luglio del 1995, soldati serbo – bosniaci  raccolsero tra 8 e 10 mila maschi musulmani di età  compresa tra i 14 e i 78 anni e li uccisero  uno ad uno  buttandoli in fosse comuni.

Sembra incredibile, ma quei civili erano confluiti a Srebrenica perché dichiarato luogo  protetto. E in effetti c’erano 600 Caschi Blu dell’ONU e tre Compagnie Olandesi, che per non vedere, però,  girarono la testa dall’altra parte.

Chissà quando verrà istituita una Giornata del Ricordo per quei sopravvissuti che oggi si chiedono “Io non so perché hanno trucidato mio fratello, mio padre, mio marito, mio figlio, il mio amico”?

Ho accennato  a questo fatto non per far colpo su di voi, ma  perché tutti credevamo che dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, episodi del genere non sarebbero mai più accaduti, almeno in Europa.

E invece è accaduto di nuovo  dietro l’angolo, a circa tre ore di volo da Milano.

Tornando a noi, credo che sia stata l’ansia di  mettere qualcosa nel vuoto aperto da quella domanda che mi ha dato la spinta a scrivere, un’ansia che, però, via via che scrivevo seguendo la traccia dei ricordi e dei pochi documenti ritrovati, invece di diminuire cresceva con la consapevolezza che la tragedia che ha sconvolto la vita di Marcella  era stata, allora come oggi, comune a  migliaia di persone.

La storia di Marcella si svolge tra due luoghi e due date, Sebenico, 24 marzo 1923, data della lettera di nonno Martino, e Zara 1981, quando un vecchio pescatore davanti ai miei occhi, lanciava nella notte una lenza nel mare nero come la pece, riaprendo una finestra nella storia che credevo  chiusa.

In mezzo a queste due date si apre e si chiude la storia di Marcella, costretta da una guerra folle, quando erano passati appena poco più di vent’anni dalla precedente partenza di nonno Martino, a una nuova partenza, a un nuovo viaggio pieno di incognite e di pericoli.

Ho detto partenza, ma in realtà, quella che descrivo fu una fuga, perché Marcella e Tommaso partirono da Cattaro di notte, travestiti da contadini croati portando con sé solo quello che avevano  addosso per un viaggio attraverso l’interno della Jugoslavia in mezzo a gente che aveva tutto il diritto di considerarli nemici, perché non dobbiamo mai dimenticarlo, siamo stati noi italiani a dichiarare la guerra, e perché lo stesso Tommaso era un soldato di quell’esercito che aveva occupato il loro paese portandogli  morte e distruzione.

Un cammino  verso l’ignoto, più di mille chilometri fino alla frontiera del Tarvisio, che però non finirà  con il loro arrivo in Italia, perché il Bel Paese era  occupato dall’esercito tedesco che si ritirava verso nord spinto dalla pressione dell’esercito Alleato che sotto guida  americana, dalla Sicilia risaliva la penisola.

Un cammino che sarebbe  incredibile  se non fosse documentato da appunti, biglietti, e poi come vedremo tra poco, da un altro libro, compiuto da uomini che fuggivano da altri uomini, come tante volte è avvenuto nel passato, e come purtroppo  accade ancora oggi sotto ai nostri occhi.

Ricostruendo questo percorso troverò una risposta alla mia domanda iniziale, “io non so perché sono nato a Barlassina”, risposta che sarà per me una sorpresa, tuttavia la storia  continua perché non finisce  il dramma dei  dalmati e degli istriani rimasti nelle loro case   che saranno costretti ad abbandonare per rientrare nei confini della neonata Repubblica, dove realizzeranno il paradosso di essere considerati croati dagli italiani e italiani dai croati, un dramma sepolto per decenni e che solo da poco è emerso dalla nebbia dell’indifferenza.

Pochissimi sanno, per esempio,  che per ospitare i circa 400.000 profughi  che fuggirono  dall’Istria, dalla Dalmazia e da  Zara, furono allestiti nella penisola 109 campi profughi.

Il Pescatore non è né un saggio storico, né un romanzo: è una storia vera, un viaggio nella memoria, la testimonianza della vita di una donna obbligata a lottare con tutte le sue forze per conquistare la sua  libertà, salvare la figlia che le era rimasta, e legittimare il suo diritto di esistere come Italiana e  come Dalmata.

Narra eventi drammatici come quando Marcella  da poco sfollata a Calci, sull’Appennino Pisano, fu costretta dalla guerra a ripartire di nuovo portando con sé Donatella, la figlia morta alla ricerca di una sepoltura,  come a noi racconterà con queste semplici parole:

 “(1944) partimmo da Calci con Ottavia viva e Donatella chiusa in una cassettina, così stette con  noi ancora un po’ e a chi mi chiedeva cosa avessi lì dentro, rispondevo, mia figlia…”

Credo non vi siano dubbi che in queste poche parole c’è  tutto il dramma che può causare la guerra a una madre ferita in ciò che ha di più prezioso, parole testimoniate  da  monsignor Lino Lombardi, Preposto e Vicario Foraneo di Barga, che da quanto ho accertato, sarebbe il nostro Arciprete, il quale nel suo libro, trovato  quasi per caso e che conservo come una reliquia, dal titolo “Barga sulla Linea Gotica”, racconta del suo incontro con Marcella e Tommaso:

“Il giorno 21 agosto fui invitato a recarmi presso il dottor Prever addetto all’Ospedale della Croce Rossa con il domicilio presso il signor Giuseppe Castelvecchi. Mentre lo ritenevo tedesco era invece italiano. Mi mise al corrente di una storia dolorosa. Sfollato a Calci nei Monti Pisani, il 1 agosto la sua signora dava alla luce due gemelle. Il giorno 3  egli veniva rastrellato, ma essendo medico fu tenuto a disposizione e trasferito con la moglie in quelle condizioni a Nozzano.

 Non valsero le premure a far desistere i tedeschi dal trasferirlo. Il giorno 20 agosto ebbe l’ordine di raggiungere Barga essendo assegnato all’ospedale della Croce Rossa. Il giorno stabilito era l’indomani, 21.

Contemporaneamente all’ordine gli moriva una gemellina, Donatella. Fu chiesta una  dilazione per seppellire la piccola: niente!

 E il dott. Prever con la sua signora, venne a Barga e con i bagagli portò la cassina con la creaturina morta”

Ma Il Pescatore non è solo la storia di Marcella, è l’incontro con Stefano, profugo della rivoluzione ungherese del 1956 che gli portò via madre e padre, è  il ricordo di un Papa che agli occhi di chi viveva al di là della Cortina di Ferro che divideva in due l’Europa, apparve eletto come un Liberatore e infatti contribuì a liberarli, è il ricordo  dei  ragazzi morti nel tentativo di oltrepassare il Muro di Berlino alla ricerca di una libertà che oggi troppe volte viene data per scontata, è contro tutte le frontiere, è, infine e soprattutto,  l’incontro con Il  Pescatore in carne ed ossa, uno che parlava  il croato come  Marcella  e  l’italiano come me, incontrato  quando,  in una sera qualsiasi dopo 35 anni  dal 1945,  capito per caso sul molo di Zara.

Non credo nel destino e nel fato, ma credo che fatti ed eventi siano sempre la conseguenza di qualcosa.

Per questo penso che un simile incontro sia avvenuto perché evidentemente, dopo 35 anni, a Zara  c’erano ancora vittime della guerra.

Non potrò mai dimenticare  le ultime parole di quell’uomo, quando con un gesto  che lì per lì mi sembrò retorico perché pur essendo lì  non avevo  capito niente, prese nelle sue le mani di Marcella e disse:

“Buona sera mia signora, non ne vedaremo mai più, ma la se ricorda de mi per favore”.

Mi strinse la mano, si voltò e scomparve nel buio.

Mi aveva  stretto la mano una vittima in carne ed ossa dell’altra parte della  guerra.

Ancora oggi faccio fatica a credere di essere stato davvero lì in quell’incontro incredibile, davanti a  un testimone croato bilingue della tragedia scatenata dalla follia della guerra. E dico croato bilingue non a caso, perché è la prova che le due comunità esistevano e convivevano.

Per il timore di perdere il ricordo di quell’incontro, ne scrissi in un appunto che è rimasto lì per anni ad aspettare la storia di Marcella, dove finalmente ha  trovato il suo posto così importante da dare  il nome a tutto il lavoro.

Ecco, se lo leggerete  mi piacerebbe sapere se siete d’accordo sul titolo, perché a me è sembrato l’unico modo per rendere omaggio a un uomo  al quale,  prima la guerra, e poi un regime, negandogli di essere ciò che era, gli hanno negato il diritto di essere un uomo.

Perché se Marcella ce l’ha fatta, anche se è rimasta segnata per tutta la vita dalla sua storia, il Pescatore no, con il suo abito grigio era un’ombra che cammina.

Credo che sia stato l’incontro con il Pescatore a cambiare molte cose, tra cui il mio modo di vedere e di pensare la storia.

Questo vorrebbe essere il senso del Pescatore: come è accaduto a me, provocare riflessioni e confronti su quei fatti, andando oltre questa ricorrenza, contro tutte le dittature vecchie e nuove, contro tutte le violenze, contro tutte le foibe, contro l’uso delle armi, perché le guerre non sono mai una soluzione, perché sono solo morte e disperazione.

Perché anche se tutti siamo d’accordo che le guerre le violenze e le persecuzioni sono cose brutte, esse ci circondano così tanto nella vita quotidiana, che non ci stupiamo molto quando poi accadono, come abbiamo dimenticato Srebrenica, e come nessuno parla dell’Ucraina altra guerra attuale, vicina e dimenticata.

Perché mi ha fatto riscoprire Barlassina che ci  ha accolti in uno dei momenti più difficili della vita senza fare domande, quando  sarebbe stato fin troppo facile farne, e mi ha accolto anche oggi, qui  a raccontarvi questa storia.

Grazie.

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Mar 31, 2017

Il programma di Gastone Cappelloni a Madrid

Anche nel 2017 Gastone Cappelloni viene a Madrid per dilettarci con i suoi versi e darci l’opportunità di conoscerlo più approfonditamente.

di Elisabetta Bagli

Gastone Cappelloni è una vera anima poetica nel vero senso della parola: tutto ciò che è intorno a lui lo assimila fervidamente all’interno del suo spirito, rielaborandolo, facendolo divenire l’essenza viva della sua profonda esistenza. Potremmo ascoltare i suoi versi in varie occasioni nella capitale spagnola, insieme a poeti di valido percorso letterario.

Quello che segue è il programma di Gastone Cappelloni a Madrid:

Mercoledì 1 Febbraio 2017 Gastone Cappelloni sarà intervistato:

– alle ore 12:00 da Clickradiotv nel programma di Julia Villalba “El rincón de Julia”, insieme al poeta Matteo Barbato, all’attrice e scrittrice Marta Guardincerri e alla poetessa e scrittrice Elisabetta Bagli.

– alle ore 17:00 a Radio Círculo del Círculo de Bellas Artes nel programma di Marco Ricci “La vita è bella”. Poetessa invitata Elisabetta Bagli

– Incontro con i poeti del Circulo de Bellas Artes

Giovedi 2 Febbraio 2017 Gastone Cappelloni sarà presente al recital “Versos de Italia” presso Le Figaro Café, organizzato da Jesús Arroyo di Dicultura. Inizierà alle ore 19.30 e condividerà versi e anima con i poeti e scrittori Matteo Barbato, Marta Guardincerri ed Elisabetta Bagli.

Venerdì 3 febbraio 2017 Gastone Cappelloni presenta il suo nuovo libro in spagnolo 6.0 presso la Biblioteca Eugenio Trías – Casa de Fieras de El Retiro/ Paseo Fernán Núñez, 24 – Madrid alle ore 19.00.

I poeti invitati a intervenire con i loro versi sono: Inma J. Ferreo, María Ángeles Fernández Jordán, Juana Castillo Escobar, Matteo Barbato, Félix Martín Franco, Elisa Mancini, Nataly Jorge e Antonio Ruiz Pascual.

Per questa occasione l’A.P.S. Il Mondo dello scrittore Network collabora oltre che con la Biblioteca Eugenio Trías del Retiro, con l’Associazione Universum Academy Switzerland nella sua sede in Spagna, con la Asociación DHAMA e con l’Associazione dei Pugliesi in Spagna.

All’interno dell’evento la Responsabile del Premio Infantil Aquí Latinos, rivista il cui Direttore è Edwin Perez Uberhuaga, la scrittrice e poetessa María Ángeles Fernández Jordán consegnerà il Primo Premio nella modalità disegno e poesia a Francesca Romana Val Bagli. Questo Premio, un quadro Moises Llerena Taricuma, è stato donato dal poeta Jose Luis Álvarez Gallego.

Saranno tre giorni intensi all’insegna della cultura, della condivisione dei versi, dell’amicizia!!

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Gen 30, 2017

libro-loc-26Incontri con l’autore: Maria Luisa Mazzarini

TRA LE RIGHE
Incontri con l’autore

 

Sabato 26 Novembre ore 17:30
Libreria Nardini Bookstore
Via delle Vecchie carceri 2 (Le Murate) FI
INGRESSO LIBERO

Si aprano le danze di Maria Luisa Mazzarini EEE-book, – 92 pagine

Mazzarini_EEESi aprano le danze è una fantasmagoria di colori e di luci, è un susseguirsi incalzante di visioni e di sogni (chi, se non un visionario, sa ascoltare la luce e respirarla?) ed è al contempo un Viaggio alla ricerca del senso più profondo di sé, di quel giardino interiore che è segreto anche al cuore e che si trova forse soltanto attraverso l’Arte, la Poesia, prima rigagnolo, poi torrente in piena, che rompe gli argini e apre i sensi alla bellezza magica del mondo e alla Bellezza superiore dello spirito. Sensibile alla pittura e ai principi fondanti del Metateismo, l’Autrice crede alla possibilità di riconquistare attraverso l’Arte il legame spirituale che collega umano e divino, perché l’Arte è ciò che permette all’Uomo di “creare nel creato”, di ritrovare in sé il “sacro”, inteso come lo spirito dell’“Uomo portatore di divino” e di prenderne coscienza, per dar vita a un nuovo Umanesimo.

MARIA LUISA MAZZARINI è nata a Umbertide (Perugia) e vive a Loreto Aprutino (Pescara), dedicandosi alla sua personale attività poetico-letteraria. Conseguita la laurea in Lettere-ind. Classico, presso l’Università degli Studi di Perugia, ha insegnato Lettere in scuole medie e superiori della provincia di Pescara. Inserita in varie Associazioni Culturali e in Gruppi Letterari on-line, ha partecipato con le sue opere poetiche a riviste letterarie e numerose antologie di vari editori. Ha ottenuto premi e significativi riconoscimenti a Concorsi letterari nazionali e internazionali. Nel 2010 ha pubblicato il suo primo libro monografico di poesie “E poi soltanto il vento”, Aletti Editore, seguito per lo stesso editore da “Fuga in gonna di farfalle”(2012), e da “Lanterne per riconoscermi”, Edizioni Divinafollia, 2014, che rappresentano altrettante tappe del suo percorso interiore dalla vita del mondo a quello dell’anima e della poesia, che di essa è espressione.

 

Sabato 26 Novembre ore 17:30
Libreria Nardini Bookstore
Via delle Vecchie carceri 2 (Le Murate) FI
INGRESSO LIBERO
Evento FB

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Nov 24, 2016

firmaPresentazione di L’aria non può parlare di Gaetano Manna

Venerdì, 18 novembre 2016, alla Libreria “Il cammello” di Nichelino (TO), è stato presentato il romanzo di Gaetano Manna L’aria non può parlare (EEE, 2016)

Venerdì abbiamo assistito a una di quelle presentazioni che vorremmo vedere più spesso in libreria. Intanto il luogo: una saletta – gremita – in una libreria centrale, una libreria unica nel suo genere, perché indipendente e gestita da una cinquantina di volontari (trovate la pagina su FB), un pubblico interessato e partecipe.

Introdotto da Aura Rosati e da Ornella Zanirato, l’Autore ha dialogato con l’editore Piera Rossotti e con il pubblico, mentre la dott.ssa Cecilia Ventìgeno ha letteralmente “interpretato” alcuni brani dell’opera, con la sua bravura di docente di lettura ad alta voce, capace di far davvero risaltare l’eccellente scrittura di una storia lunga e complessa che si può leggere su piani diversi.presentaz

“Il punto di partenza per ideare il protagonista” ci racconta Gaetano Manna, che di mestiere fa lo psicologo e si occupa di tossicodipendenze, “è stata la storia di un uomo che è stato spinto all’omicidio dall’esasperazione, non perché fosse un criminale, e che ha passato 52 anni di vita in un OPG, un manicomio criminale, eppure è riuscito a conservare la sua lucidità e la sua dignità”.

Il protagonista del romanzo, Antonio, nato da una famiglia della buona borghesia messinese nel 1901, finisce infatti in un manicomio criminale per un involontario omicidio, che i suoi nemici sfruttano come pretesto per farlo rinchiudere: siamo negli anni in cui il fascismo prende piede in Sicilia, e il protagonista rimarrà nella struttura-lager fino al 1982, anno in cui comincia il romanzo, quando Roberto, un nipote di Antonio che vive a Torino e che fino ad allora aveva ignorato l’esistenza dello zio, parte per la Sicilia per andare a ritrovare il suo congiunto e lo porta a casa sua. Qui, dopo un primo, difficile periodo di adattamento, lo zio inizierà a narrare la sua storia, e la sua presenza arricchirà notevolmente la famiglia ospite, contribuendo a sanare incomprensioni e attriti. E ci sarà anche una felice conclusione per Antonio… ma anche una bellissima e buonissima conclusione per tutti i presenti: una torta preparata da Eleonora Manna appositamente per la presentazione del papà!torta

Dettagli prodotto

  • Formato: Formato ebook
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  • Lunghezza stampa: 589
  • Editore: Edizioni Esordienti E-book (26 gennaio 2016)
  • Venduto da: Amazon – Kobo
  • Lingua: Italiano
  • ISBN: 978-88-6690-288-1
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Nov 22, 2016
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