L’Editore

Il POS è una realtà ancora lontana per i piccoli editori

di Piera Rossotti Pogliano, Direttore editoriale EEE

McNally Espresso Machine

McNally Espresso Machine

Chiariamo anzitutto i termini: parliamo di POS (Print On Sale) quando è possibile stampare una singola copia cartacea di un libro che è appena stato acquistato (sono acquisti che avvengono online, ma potrebbero benissimo essere effettuati anche in libreria) e spedirla all’acquirente, mentre definiamo POD (Print On Demand) le piccole tirature (da 10 copie in su).

Come editore di e-book, il POS mi attira molto, perché sarebbe il modo per far arrivare tutti i libri che pubblico anche a chi, per scelta personale, abitudini e per qualsiasi altro motivo vuole leggere il cartaceo. In questo modo, ogni titolo sarebbe sempre disponibile, senza andare mai in esaurimento.

I vantaggi ci sarebbero per tutti, a mio parere: gli autori sarebbero senza dubbio soddisfatti, ma anche i piccoli editori, che non dovrebbero affrontare gravose spese di stampa, magazzino, distribuzione, recupero dei resi da mandare al macero. E gli stampatori? Ritengo che potrebbero ragionevolmente ammortizzare l’investimento iniziale e guadagnare anche loro, perché il problema non sarebbe quello di stampare tante unità dello stesso titolo, ma quello di arrivare a stampare tante unità, anche di moltissimi titoli diversi.

Purtroppo, la filiera stampa-distribuzione al momento non viene ancora incontro alle esigenze innovative degli editori e il POS (e il POD di una decina di copie) può al massimo soddisfare l’autore che si autopubblica e che è disposto a investire un po’ di denaro anche sapendo che difficilmente riuscirà a recuperare il suo investimento.

Alle mie precise domande a un addetto del settore tipografico, che non ha voluto apparire direttamente, mi ha confidato, sulla base della sua personale esperienza, che la stampa digitale ha la possibilità tecnica di realizzare una singola copia, anche a dei prezzi contenuti, ma i costi di gestione, intesi come presa in carico dell’ordine, inserimento nel cassetto della carta desiderata, gestione della plastificazione della copertina ecc. hanno costi superiori alla vera e propria produzione.

Espresso Book Machine

Espresso Book Machine

Quindi il POS in tipografia arriva ad avere un costo troppo alto per un editore, il quale dovrebbe pagare una somma X per la presa in carico dell’ordine e la verifica del file (Amazon chiede 40 € a titolo), fornire la copertina e il testo impaginato (e questo ha dei costi, variabili, ma comunque non trascurabili), tener conto delle spese di spedizione, a fronte di ricavi bassissimi, che saranno naturalmente da dividere con gli autori. Grosso modo, ognuno dei miei titoli richiederebbe un investimento medio che potrebbe essere recuperato soltanto con la vendita effettiva di 400/500 copie cartacee di ogni singolo titolo reso disponibile per il POS e soltanto con vendite superiori comincerebbe il guadagno. Impensabile.

Le aziende di stampa che si fregiano del POS – continua l’addetto ai lavori che ha accettato di rispondermi senza peli sulla lingua –“in realtà non sono in grado di produrlo in modo economicamente conveniente e quindi se ne inventano di ogni tipo, ad esempio mettono insieme, per lo stesso editore, tanti singoli volumi con le medesime caratteristiche, oppure si impegnano a dare quel servizio per produrre le tirature più interessanti e realizzano le singole copie a tempo perso.”

L’unico modo per rendere economicamente conveniente la produzione sarebbe automatizzare totalmente il processo, ma questo comporta una standardizzazione dei prodotti, stessa carta, formato, no plastificazione della copertina ecc…

Sinceramente, come editore che cura con maniacale attenzione anche le piccole tirature da 50 copie, facendo le copertine con le alette, utilizzando carta di marca e di alta grammatura e curando l’impaginazione e la correzione della bozza (faccio una bozza cartacea preliminare da ricorreggere anche per le piccole tirature, eppure il prezzo rimane molto inferiore a quello dei POS) sarei molto restia a mettere il mio marchio su un prodotto sul quale non avrei praticamente nessun tipo di controllo. Ci sono alcune ditte che, per il POS, richiedono la sola immagine della prima di copertina: il che significa che il libro finale non avrà quarta di copertina e, per ben che vada, sarà stampato su carta buona al massimo per le fotocopie da ufficio. Io non sarei soddisfatta e, ritengo, neppure l’autore.

Un altro problema che non viene mai affrontato dal POS è il deposito legale, che in Italia esiste, non è da trascurare e compete al responsabile della pubblicazione: se il singolo autore può permettersi di rischiare una multa (che può arrivare a 1500 € a titolo), lo stesso non può fare l’editore che pubblica 50-80 titoli all’anno, che quindi dovrebbe acquistare le copie necessarie come un qualunque acquirente, per poi provvedere ad inviarle alle Biblioteche preposte, con i necessari documenti di accompagnamento, e anche queste sono altre spese da considerare.

Insomma, siamo ancora in alto mare.

Eppure, sono sempre più convinta, il futuro del libro di carta del piccolo editore sarà sempre più un futuro POS, magari stampato in Cina…

 

Mar 03, 2016

Già online il sito in veste grafica nuova e apertura dell’Ufficio stampa.

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Molti di voi avranno potuto notare che il sito istituzionale di Edizioni Esordienti Ebook veste una grafica del tutto rinnovata (non confondete il sito con il blog, mi raccomando!) e la scelta è stata voluta, nonostante l’immane lavoro che questa decisione ha comportato, per permettere a chiunque di collegarsi a EEE da qualsiasi dispositivo portatile, traendo una visione immediata e più scorrevole del contenuto. Ci siamo resi conto che molti dei nostri visitatori interagivano con il sito tramite smartphone e tablet e la visione, di come apparivano prima le pagine, non offriva un’ottimale navigazione all’interno della struttura. Inoltre, sempre per facilitare l’utilizzo dello store online, tutta la parte della produzione digitale, dunque gli ebook, è stata dirottata su StreetLib in modo da offrire un unico accesso e un unico rendiconto finale per i nostri autori, senza dover attendere le diverse tempistiche date da ogni piattaforma, ovviamente per gli acquirenti non cambia nulla se non una grafica diversa e facilmente fruibile. La vendita dei libri in versione cartacea viene effettuata sia dal sito EEE sia da Amazon. Inoltre, è stato creato l’Ufficio stampa, ovvero quell’organismo che permette a qualsiasi azienda di poter avere un canale diretto con il mondo esterno.

Dunque, a cosa serve un Ufficio stampa?

L’origine moderna di tale organismo risale all’epoca del fascismo, quando, per questioni politiche, uomini dediti a cause pubbliche decisero di avvalersi di professionisti, nella maggior parte dei casi di giornalisti con comprovata esperienza nel settore, per le proprie campagne promozionali. Da allora la figura dell’addetto stampa ha spesso coinciso con la figura dell’addetto alle pubbliche relazioni, sopratutto per quelle piccole realtà societarie in cui le due figure suddivise non avrebbero avuto motivo di esistere. Negli anni ’80, la “Milano da bere” ha ulteriormente estremizzato la figura dell’Ufficio stampa, conferendogli un atteggiamento più aggressivo e più all’avanguardia. Da questa situazione è diventato evidente che per poterne fare parte i requisiti necessari avrebbero dovuto essere ben più attuali e ben più tecnologici. Per questo motivo oggigiorno non è più richiesto all’addetto stampa di far parte dell’Ordine dei Giornalisti, anche se è comunque tenuto a rispettarne la deontologia fissata dalla legge professionale, seguendo le direttive imposte dalla “Carta dei doveri del giornalista degli Uffici Stampa“, emanata nel 2002. Quindi non è solo richiesta una buona capacità dell’utilizzo della lingua, sia scritta sia parlata, ma sono necessarie una buona attitudine alla comunicazione con il pubblico e una buona conoscenza di tutto quello che il web può offrire in termini di promozione online. Non dimentichiamo questo strumento essenziale, spesso sottovalutato da chi, evidentemente, conosce poco le leggi del mercato e l’evoluzione che il sistema pubblicitario ha intrapreso. Riassumendo, l’Ufficio stampa serve all’azienda per informare il pubblico su quelle che sono le produzioni, gli eventi e la politica societaria; mentre per il pubblico serve per poter entrare in contatto con qualcuno che possa fare da portavoce per la Casa Editrice e che ne conosca le peculiarità. Evidentemente, non serve per raccogliere l’invio dei manoscritti da valutare né, tanto meno, per richiedere informazioni di carattere personale. In poche parole, un autore che non sia già EEE e avesse bisogno di avere ulteriori delucidazioni su quanto richiede l’editore per poter pubblicare una sua eventuale opera, non si rivolgerà all’Ufficio stampa ma a un canale apposito ([email protected]); differentemente, chiunque abbia necessità di ottenere ulteriori informazioni in merito alle novità editoriali, ai prossimi eventi (o quelli giù tenutisi) oppure qualsiasi altro argomento che abbia attinenza con la politica aziendale e le promozioni fatte agli scrittori presenti in catalogo, allora può tranquillamente rivolgersi all’Ufficio stampa.

Quindi, se avete necessità di contattare l’Ufficio stampa di Edizioni Esordienti Ebook non dovrete fare altro che scrivere a [email protected]

Ott 12, 2015

La qualità paga

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A volte capitano quelle situazioni in cui tutto il lavoro svolto nel corso dell’anno ottiene una gratificazione anche solo grazie a una semplice frase.
EEE è una Casa Editrice digitale, dunque preposta a produrre libri in formato digitale. Libri provenienti da manoscritti scelti con cura, selezionati, formattati, editati, pubblicati e distribuiti ovunque attraverso i maggiori store online. Nonostante questo, nello stand sono stati presentati libri pubblicati in versione cartacea e il motivo di tale scelta è stato piuttosto ovvio. Tuttavia, a parte l’evidente praticità nel voler proporre un prodotto che potesse essere toccato, preso in mano e sfogliato, quello che volevamo sottolineare era la cura e la passione messa in ogni libro, fattore che non poteva essere messo in evidenza offrendo al pubblico un testo presentato in un lettore digitale. E questo ha condotto a diversi momenti in cui il nostro orgoglio è stato ampiamente soddisfatto, soprattutto quando le persone, dopo che avevano dato un’approfondita occhiata al nostro catalogo, chiedevano stupite: “Ah… ma voi siete editori digitali?”

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Ebbene sì, noi siamo editori digitali anche se esserlo non significa non aver cura delle proprie creature, quando la versione è diversa. La qualità dei libri è nel libro stesso, in come si presenta, nella rilegatura, nella scelta della carta, dell’impaginazione e del contenuto. Tuttavia non è solo questo. La qualità dei libri dipende anche dalla filosofia dell’editore, da quelle motivazioni che lo rendono un professionista serio, in grado di poter trattare diversi argomenti spinosi anche nel corso di una conferenza nella quale dovrebbe essere solo esaltato il suo lavoro. Ed è esattamente quello che è accaduto nel corso dell’evento tenutosi domenica 17 maggio, intitolato Come ti allevo uno Scrittore. D’altra parte, chi abitualmente ci segue sa bene che “parlarci addosso” non è esattamente uno dei nostri sport preferiti. Quindi diventa piuttosto naturale affrontare anche quegli argomenti che possono condurre un autore verso scelte consapevoli, magari anche lontane da noi. Non è così abituale sentire un editore che parla di contratti, clausole, codicilli e diritti, mettendo l’attenzione su quelle parti che di solito sono lesive proprio per gli autori. Un editore che spiega cosa sarebbe meglio firmare e cosa no. Questo è stato uno dei motivi che hanno fatto registrare un tutto esaurito nel corso della conferenza. Abbiamo visto persone passare, fermarsi, tornare indietro e andare ad accomodarsi per poter continuare a seguire il corso delle interviste e il dialogo aperto con Piera Rossotti, la quale non ha deluso le aspettative nemmeno questa volta.

E quando uno degli autori della CE dice: “Pensavo di trovare un Editore, invece ho trovato una famiglia”… ecco, questo ripaga di tutto.

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Mag 19, 2015

Il Romanzo Storico: La storia vista dai personaggi

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di Piera Rossotti Pogliano

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Marguerite Yourcenar

Ne La luna e i falò, Cesare Pavese scrive che noi abbiamo bisogno del passato per non essere dei “bastardi”, per sapere da dove veniamo. Ma il nostro passato non lo possiamo trovare nei libri di storia o negli archivi. O, meglio, possiamo trovare la registrazione di avvenimenti, documenti, nomi, date… magari molto precisa, ma che vale? Ciò di cui abbiamo bisogno è un passato di cui riappropriarci, perché non sia tempo perduto, imbalsamato, affidato alle scartoffie, ma substrato ricco di humus in cui affondare le nostre radici.
Da soli, però, non siamo in grado di trasformare il tempo perduto in un proustiano “temps retrouvé”: abbiamo bisogno di un filtro che, a mio modo di vedere il romanzo storico, è quello dei personaggi: attraverso i loro occhi cogliamo la loro visione del mondo, la loro scala di valori, le loro angosce, ne comprendiamo affetti e risentimenti, gioie e sofferenze, in una parola possiamo recuperare qualcosa del passato ed arricchire il nostro presente.
Per quanto si faccia, scrive Marguerite Yourcenar nei suoi Carnets annessi alle Memorie di Adriano, si ricostruisce sempre il passato a modo proprio. L’importante, però, è farlo con pietre autentiche.
Scrivere un romanzo storico è impegnativo, anche perché richiede ricerche rigorose e non sempre facili, soprattutto se ci appoggiamo a documenti d’archivio sovente difficili da raggiungere (la preoccupazione degli archivisti e dei bibliotecari è quella di “conservare”, non di rendere disponibile agli studiosi!) o problematici da decifrare, ma anche perché poi questi documenti vanno interpretati, il periodo storico ricostruito nella sua verità sostanziale, in modo che il lettore vi si possa immergere, lo possa sentire, annusare, ci sia quel necessario “dépaysement” spazio-temporale.
Soprattutto, credo che sia essenziale comprendere e far comprendere, scrivendo del passato, le distanze che separano noi, gente del Terzo Millennio, da chi è vissuto in epoche magari molto lontane dalla nostra ma, al contempo, essere solidamente convinti che, senza quel passato che cerchiamo di visualizzare, noi non saremmo quello che siamo.
A me piace raccontare storie del passato, far vivere personaggi di epoche lontane, soprattutto raccontare la loro storia. Perché la vita umana è una storia, con un inizio, uno sviluppo, una conclusione, ed è uno straordinario soggetto narrativo. Forse il più perfetto, magari l’unico.

Piera Rossotti Pogliano ha scritto, per la collana Romanzo Storico, Il diario intimo di Filippina de SalesFilippina va in città

Mar 03, 2015

Novità per la nuova stagione

Riaprono le attività per il blog EEE. Sono molte le novità previste per la nuova stagione, sia da un punto di vista editoriale che di blogging. In questa intervista il Direttore Editoriale, Piera Rossotti Pogliano, ne descrive una parte.

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1)      Buon giorno! Eccoci alla ripresa dopo le vacanze. Ci sono novità per la nuova stagione?

Sì, ci sono, e significative. Cominciamo però con il ribadire che Edizioni Esordienti si conferma una casa editrice interessata alla promozione di esordienti meritevoli, con la convinzione che la strada migliore sia l’e-book, per motivi che abbiamo già detto più volte in passato. Ho avuto modo di leggere nel web parecchie testimonianze di autori non ancora conosciuti, praticamente tutti lamentano che i grandi editori non leggano nemmeno i loro manoscritti e che i piccoli editori, anche quelli onesti, cioè interessati davvero a produrre buoni libri, a distribuirli al meglio e a guadagnare dalla vendita al pubblico e non dagli autori non riescano a promuoverli in modo soddisfacente. Con la pubblicazione in e-book, di fatto, si superano i problemi di distribuzione, si va nel mondo, letteralmente.

2)      Questo, però, ha favorito anche la pubblicazione “indie”… che bisogno c’è dell’editore?

Lei sa che io rispetto il self-publishing, penso che sia una bella possibilità, però i fatti dimostrano che troppo spesso chi si autopubblica non si rende conto dei limiti della propria scrittura, oppure propone ai lettori un testo non editato, pieno di refusi, quindi, in definitiva, l’autore non rispetta il lettore. Ci sono delle lodevolissime eccezioni, intendiamoci, ma credo che un buon editore che conosca il mestiere abbia ancora un ruolo da svolgere. Per tornare a EEE-book (tra parentesi, potete leggere “tripla E”, per brevità), voglio ripetere che è una casa editrice a) che seleziona e b) che corregge i testi che pubblica, non limitandosi alla semplice correzione della bozza, ma anche a qualche intervento più incisivo sulla struttura di qualche frase, l’opportunità di certe battute di dialogo e cose del genere (quello che in inglese si chiama copy editing, per intenderci), ovviamente discusse e messe a posto a quattro mani con gli autori, cerchiamo l’accordo e la collaborazione.

3)      Sulla collaborazione avrei una domanda specifica, ma prima vorrei chiederle quali siano le novità, perché queste cose gliele ho già sentite dire…

Si usa dire che repetita iuvant, e forse non tutti le hanno sentite, queste cose… quando ho tempo intervengo in discussioni su Linkedin, nel gruppo Editoria Italiana, a cui sovente si rivolgono degli autori che hanno già avuto qualche esperienza editoriale e pongono delle domande o raccontano le loro vicissitudini, quindi penso che ribadire queste informazioni non sia inutile. In ogni modo, le novità sono queste:

a)       EEE-book selezionerà con severità ancora maggiore, limitandosi però ai romanzi, mainstream o di genere, e alle esperienze e testimonianze, purché originali e interessanti, dei “quasi romanzi” come quelli che ha pubblicato finora. Purtroppo, siamo costretti a non pubblicare più saggi e poesie, perché in versione e-book non riusciamo a venderli come vorremmo. Desidero tuttavia precisare che saggi e raccolte di poesie che abbiamo accettato di prendere in esame fino a questo momento saranno comunque letti e, se ritenuti idonei, potranno essere pubblicati, così come continueremo a promuovere le opere già pubblicate. Per i romanzi, invece, è tutto un altro discorso, e le cose cominciano a ingranare, soprattutto per alcuni titoli.

b)       L’autore, finora, contribuiva con 98 euro al copy editing e alla correzione della bozza, mentre la pubblicazione in e-book è sempre stata gratuita. La somma era praticamente simbolica, perché la pubblicazione di un e-book corretto e rifinito ha un costo complessivo ben superiore, ma giustificavamo questo pagamento con il fatto che l’autore restava pienamente proprietario dei diritti della sua opera, e poteva farne quel che desiderava, firmare oggi con noi e pubblicare domani con un altro editore. La maggior parte dei nostri autori sono leali e sono diventati anche nostri amici, ma i soliti furbetti non sono mancati, hanno approfittato della nostra correzione professionale a costo irrisorio e sono andati a pubblicare altrove. Allora, abbiamo deciso di eliminare del tutto questo minimo contributo e di chiedere la cessione dei diritti per cinque anni. Pubblicare con EEE-book è da oggi un privilegio che non ha prezzo, nel duplice significato che è una grande opportunità e che non si paga nemmeno un euro.

4)      Come si concilia la cessione dei diritti con il fatto che lo slogan di EEE-book è quello di essere scopritore di talenti e non detentore di diritti?

Sulla scoperta di talenti ho già risposto. Per quanto riguarda i diritti, il nuovo contratto potrà essere risolto in qualsiasi momento a fronte del pagamento di una modesta penale, che diventa più bassa dopo il primo anno. Insomma, se Mondadori offre al nostro autore un bel contratto su un piatto d’argento, l’autore lo potrà firmare subito, sarà libero, anzi, brinderemo pure con lui/lei. Ma i “giochini sporchi”, anche se legali, non ci piacciono.

5)      EEE-book, quindi, si configura sempre più come editore digitale. I cartacei che avete fatto finora, però, sono molto ben realizzati: sarà ancora possibile pubblicare anche così?

Certamente. Comprendiamo bene che agli autori piaccia il libro da tenere tra le mani come effettiva materializzazione di un obiettivo raggiunto, da regalare agli amici o da vendere attraverso una libreria dove sono conosciuti. Molti concorsi, inoltre, richiedono ancora la partecipazione con copia cartacea. Per questo, proponiamo come servizio a richiesta la stampa di volumi curati, di buona qualità, a prezzi molto interessanti e, se l’autore lo desidera, li mettiamo anche in vendita tramite la nostra libreria virtuale, su Amazon e su altri webstore. Possiamo stamparne anche soltanto 50 copie, facendo comunque una vera edizione, con tanto di ISBN e deposito legale, però non illudiamo l’autore dicendogli che il suo libro cartaceo sarà in tutte le librerie. L’e-book invece, quello sarà veramente dappertutto, e non soltanto in Italia, ma praticamente in tutto il mondo; ecco dove potete vedere dove distribuiamo: http://www.sbfstealth.com/gli-store-collegati-a-stealth/

A mano a mano che le biblioteche si attrezzeranno, gli e-book si potranno anche noleggiare per due settimane, li stiamo già rendendo disponibili attraverso Media Library On Line e ReteINDACO. Opportunità come queste sono impensabili con la distribuzione cartacea, perfino per una casa editrice medio-grande o grande…

6)      Torniamo al discorso della collaborazione degli autori: in che cosa dovrebbe consistere?

Mi piacerebbe che gli autori che pubblicano con EEE-book sentissero di farne parte. Il mio proposito è quello di creare un piccolo ma autentico modello di “editoria equa e solidale”: io ci metto la professionalità mia e dei miei collaboratori, la mia disponibilità e il mio tempo. Mando i rendiconti e pago i diritti d’autore, faccio tutto il possibile per promuovere le opere che pubblico, compatibilmente con i mezzi economici, che sono quelli di una piccolissima casa editrice. Se posso, partecipo di persona alle presentazioni; con notevole sforzo economico (in pura perdita) partecipo anche al Salone del Libro di Torino, sono presente sui social media, produco periodicamente un video in cui presento qualche opera ma, soprattutto, poiché non amo la pubblicità smaccata, parlo di problemi della scrittura, dell’editoria, oppure parlo di un genere letterario o di un brano celebre, anche per far capire che a me la letteratura piace davvero, e mi piacciono davvero le persone che scrivono, insieme al fatto che ho una preparazione specifica sia universitaria e sia di quasi ventennale esperienza di valutazione di testi, non sono un tipografo prestato all’editoria (con tutto il rispetto per i veri tipografi che fanno bene i tipografi).

Che cosa mi aspetto dagli autori? Prima di tutto che capiscano che, quando si pubblica un e-book, la promozione passa sia attraverso i canali tradizionali delle presentazioni, delle recensioni ecc., ma anche e soprattutto attraverso la rete. Vorrei che, quando pubblichiamo dei post su Facebook o in questo blog o da qualsiasi altra parte, loro venissero non soltanto a cliccare un “mi piace”, ma lasciassero un commento, un segno del loro passaggio e della loro partecipazione costruttiva. Vorrei che, quando fanno una presentazione, anche senza di me, ci mandassero delle fotografie e un piccolo resoconto, per arricchire la nostra sezione di Eventi su questo blog. Vorrei che pensassero a EEE-book e a tutti gli altri autori come a una squadra che, se unita, può farsi meglio conoscere ed essere vincente. Promuovere il logo EEE vuol dire promuovere anche efficacemente la propria opera e lo si può fare in tanti modi. Intendiamoci, alcuni autori sono bravissimi nell’autopromuoversi, ma non fanno nulla per gli altri. Per essere vincenti, invece, bisogna lavorare tutti insieme guardando nella stessa direzione. Alcuni l’hanno capito e stanno agendo molto bene, hanno dei blog, fanno i recensori, intervengono con dei commenti. Altri, anche sollecitati, mi rispondono che loro scrivono i libri, venderli è compito dell’editore. Purtroppo, le cose non funzionano così, ai tempi della rete…

7)      Parliamo di rete, allora. Quanto conta il web per un editore e quali sono i mezzi che EEE utilizza?

Il web è una realtà dalla quale oggi non si può prescindere e, a maggior ragione, non può farlo un editore prevalentemente digitale come me: che ci piaccia o meno, è così. Gli strumenti principali di EEE sono il suo sito, questo blog, Facebook e Twitter, più la ricerca di altri blog, siti, radio via internet che recensiscano i nostri libri. Dai risultati delle vendite, vediamo comunque che è molto importante che gli autori stessi si diano da fare, come le ho appena detto. Oggi, il rapporto con l’autore è percepito quasi come essenziale dai lettori: non si accontentano del romanzo, vogliono saperne di più, dalla semplice notizia biografica, alla curiosità che si volge anche verso la composizione dell’opera, l’idea da cui ha tratto ispirazione, alle competenze specifiche dell’autore in un determinato campo. Faccio qualche esempio: Alessandro Cirillo, nel suo blog  alessandrocirilloscrittore.it, non parla soltanto dei suoi libri, ma scrive  periodicamente degli articoli, frutto delle sue ricerche, che riguardano aspetti di storia militare poco conosciuti e altro, dando prova di essere continuamente impegnato nell’approfondimento delle tematiche che lo appassionano, e così Nunzio Russo, nel blog www.nunziorusso.it. Giancarlo Ibba sta invece affinando le sue capacità di scrittore attraverso la lettura e la recensione di opere altrui, ed è nella top 100 dei recensori di Amazon, che è un traguardo notevole. Paolo Cuniberti si sta affermando anche come conoscitore di musica jazz, Andrea Leonelli ha un blog dedicato agli esordienti che si chiama Opinions on books, Elena Moscardo ha iniziato un blog a partire dalle esperienze di cui parla nel suo libro, camminscrivendo.blogspot.it, a mio parere potrebbe diventare un buon punto di riferimento per tutti gli interessati sia alla Via Francigena, sia al tema del pellegrinaggio… Mi perdonino gli autori che non ho citato… e non ho citato neppure lei, Irma, né Il Mondo dello Scrittore, ma basterà farsi un giro nel catalogo del nostro sito per trovare tutti i link.

Insisto: gli autori non dovrebbero lavorare soltanto per se stessi; unendo le forze, si potrebbe davvero fare molto di più e non servono neanche soldi, bastano un po’ di tempo e di buona volontà. 

8)      Il concorso è ancora un valido strumento per farsi conoscere e quali sono i piani di EEE in merito?

Immagino che si riferisca al nostro concorso, che ha avuto due edizioni, la prima dedicata al giallo-thriller-noir e la seconda, in fase di conclusione e definitiva valutazione, dedicata al romanzo storico. Posso dire soltanto questo: lo scopo è quello di trovare buone opere di genere, e si tratta di un concorso “vero”, cioè vince o si classifica chi scrive un buon testo. Su queste premesse, è evidente che chi vince è bravo o, almeno, è stato bravo nella scrittura di quella specifica opera. Scelte le opere, le pubblichiamo e ci attiviamo con i mezzi di cui disponiamo per farle conoscere. A mio parere, come strumento selettivo per un editore, questo tipo di concorso è valido. Siccome non chiediamo tasse di iscrizione o di lettura, è evidente che non ci sono secondi fini, il nostro concorso non è uno strumento per fare cassa.

Visto il successo straordinario di Io dormo da sola di Salvatore Paci ed Emanuela Baldo, il prossimo concorso riguarderà il genere romantico-contemporaneo.

Per quanto riguarda i concorsi che EEE sponsorizza, attualmente sono “Amore e Morte”, in collaborazione con Il Mondo dello Scrittore, e “Un bagaglio di idee”, con la Fed. It. Art: anche questi sono concorsi veri e “puliti”, quindi costituiscono un’ottima occasione per un autore per sottoporsi al giudizio di lettori spassionati… per chi vuole scrivere per un pubblico e non per chiudere i suoi lavori in un cassetto, sono due belle opportunità.

9)      Dovendo fare un bilancio, come percepisce questa esperienza editoriale?

EEE mi piace tanto, ma non è ancora quello che vorrei che fosse. Mi spiego meglio: volevo dar vita ad un’iniziativa che mi permettesse di scegliere e di promuovere le opere di autori esordienti che mi piacciono, e direi che ci sto riuscendo, insieme ai miei collaboratori. Qualche titolo comincia a vendere benino, sono piccoli successi che ci spronano a proseguire. Ma vorrei fare di più: vorrei davvero creare quel modello di “editoria equa e solidale” di cui le ho parlato poco fa, che paga il dovuto agli autori e reinveste gli utili nella promozione, ma che sia selettiva. Credo che esistano già sodalizi di autori che collaborano per promuoversi… ma chi li seleziona? In EEE, invece, mi prendo io la responsabilità, qualche volta anche gli insulti degli autori rifiutati, ma i lettori devono sapere che il marchio EEE va soltanto su opere che mi sono piaciute. Non pretendo che piacciano a tutti, rispecchiano i miei gusti, per forza di cose, anche se ho dei lettori giovani che mi affiancano e ascolto le loro opinioni. E gli autori che entrano nel nostro Catalogo dovrebbero impegnarsi a promuovere la loro opera, ma non soltanto: devono promuovere il marchio e il Catalogo nel suo insieme, come meglio sanno. Così, tutti possono diventare vincenti. Nel web, invece, vedo troppo spesso che ognuno pensa per sé, e FB è inondato di post di autori che si autopromuovono, penso con risultati abbastanza modesti.

10)   La controtendenza per la quale alcuni editori storici hanno deciso di passare all’odiato metodo EAP, come lo interpreta?

Ho letto proprio ieri un’intervista a Tullio Pironti (l’intervista è visibile QUI), storico editore napoletano, che confessa di essere diventato un EAP e di non selezionare davvero quello che pubblica. Trovo triste che un editore famoso debba ridursi a pubblicare a pagamento ma, ancor di più, che confessi di non selezionare. La crisi c’è, colpisce l’editoria e le librerie. Ma molti editori troppo immobili e le librerie che rifiutano di camminare con i tempi forse è inevitabile che chiudano i battenti, pubblicare a pagamento o combattere l’e-book sono strategie che, alla lunga – ma forse nemmeno tanto alla lunga – si riveleranno perdenti. Cartaceo e digitale possono coesistere e probabilmente sarà così, ma ormai una rivoluzione epocale è in atto, il futuro potrebbe essere quello dell’Espresso Book Machine, sempre che le librerie lo capiscano una buona volta, invece di limitarsi a piangersi addosso…

Ago 28, 2014

Cosa risponde EEE all’invio di un manoscritto.

risposte dell'editore

Molti editori non rispondono agli autori, vuoi perché non hanno letto il manoscritto inviato (dagli editori “importanti” è già un esito positivo riuscire a farsi leggere), vuoi perché il manoscritto non è di loro interesse. Altri editori rispondono il giorno dopo, inviando il contratto: il manoscritto interessa, eccome, ma solo per una pubblicazione dietro lauto pagamento e, ovviamente, non l’hanno neppure letto.

Edizioni Esordienti ha fatto invece la scelta di rispondere agli autori: una conferma di ricevuto per quando arriva il manoscritto e, se l’autore è nuovo, viene invitato a tenersi in contatto tramite il blog, Facebook, a leggere le newsletter, insomma, a farsi un’idea delle persone con cui potrebbe avere a che fare se entra nella squadra EEE. Poi c’è l’attesa della lettura, che attualmente si aggira sui sei mesi, dopodiché arriverà una di queste risposte:

1) una proposta di contratto, se il manoscritto ci interessa e l’invio successivo del contratto definitivo;

2) una cordiale lettera di rifiuto, che però non entra nei dettagli delle motivazioni. Qualche autore si dichiara deluso perché vorrebbe conoscere la motivazione del nostro rifiuto: purtroppo, far redigere una scheda di lettura sarebbe troppo costoso, soprattutto per un’opera che non si intende pubblicare. Un’analisi fatta bene comporta una giornata di lavoro per un lettore, e non ce lo possiamo permettere né, del resto, credo che competa a un editore;

3) una lettera interlocutoria, nel caso di un manoscritto non pubblicabile così com’è, ma con qualche difetto strutturale o anche sostanziale, però sanabile. Diamo qualche consiglio, in modo che l’autore possa provvedere da solo, o chiedere l’aiuto di un editor, se crede, e poi riproporci il manoscritto. Qualche autore è grato di questo, qualche altro si offende: “ma come, è perfetto così, non cambio neppure una virgola!”  In questo caso, ringraziamo e auguriamo la miglior fortuna, senza ironia, ma anche senza ripensamenti.

Le nostre letture sono gratuite, rivolte unicamente a opere complete, inviate come file .doc oppure .odt, che possibilmente siano stati corretti e rivisti dagli autori al meglio delle loro capacità.

Noi rispettiamo gli autori e chiediamo uguale rispetto.

by Piera Rossotti Pogliano

Lug 18, 2014

Fondamentale per un esordiente essere innanzi tutto un lettore.

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Con questo consiglio si può riassumere in sintesi il nuovo video dell’Editore Piera Rossotti Pogliano. Un video totalmente dedicato agli autori esordienti nel quale si affrontano alcuni punti, fra i più comuni, che caratterizzano uno scrittore alle prime armi. Perché è così importante leggere?

Perché un autore deve poter avere dei modelli di riferimento, un bagaglio culturale a cui attingere, un background da lettore che gli permetta di poter capire esattamente che cosa gli piace di uno scrittore famoso. Cosa ci attira in un determinato libro? Il modo in cui è stato scritto? Il fatto che riesca a coinvolgerci, anche se i temi trattati non sono usuali? O forse la caratterizzazione dei personaggi? Questi fattori, e molti altri, sono gli inneschi che fanno azionare alcuni meccanismi che, alla fine, ci portano a gradire un romanzo o a non amarlo, anche se poi rimane comunque impresso nella mente. Nulla è più importante che il poter avere una base solida a cui appigliarsi e da cui partire. Ma non solo. Per un esordiente è altrettanto importante capire che per poter rendere realistico un determinato passaggio del proprio libro, le informazioni sono necessarie e più queste sono approfondite, più facilmente riuscirà a coinvolgere il lettore. Non ultima, la grammatica. Sembrerebbe strano doverlo sottolineare, tuttavia non è così scontato. La fantasia è l’ingrediente principale, ma la tecnica diventa quel fattore che amalgama il tutto e rende una trama godibile anche per chi poi è chiamato a leggerla. Quindi non sottovalutate questo punto pensando che, tanto, poi esistono gli editor e i correttori di bozze. Il mestiere inizia da voi. Quindi, partendo proprio da questi consigli e approfittando delle vacanze, l’arrivo dell’estate potrebbe rappresentare il momento migliore per metterli in pratica, trasformando un “compitino” in un attimo piacevole in cui scoprire mondi nuovi e autori non ancora famosi. Sono molti i titoli del catalogo in promozione, non resta altro da fare che scegliere il genere che più si avvicina al vostro gusto.

Quindi non ci resta che augurarvi Buone Vacanze e, soprattutto, Buona Lettura!

Lug 10, 2014

La capacità di trasmettere emozioni.

Ebbene, per quanto possa sembrare strano identificare un autore con un pellicano, ma perfettamente logico dopo che avrete ascoltato il video che vi vogliamo proporre, lo scrittore può essere paragonato idealmente a questo nobile animale e lo spunto di riflessione, che si trae al termine del filmato, lascia attoniti e profondamene scossi. Dunque l’uomo che, prendendo in mano una penna (o una tastiera, ma non stiamo a sottilizzare) pone se stesso, il proprio sudore e il proprio cuore all’interno di uno scritto, diventa colui che è realmente in grado di comunicare emozioni a coloro che lo leggeranno dopo. E come il pellicano offre il proprio sangue ai piccoli affamati in attesa, così il compito dello scrittore è quello di offrire nutrimento ai lettori, di elargire emozioni, non curandosi di quanto questo possa costare. Non perdetevi questo video e se al termine vi sarete commossi, sappiate che siete in ottima compagnia e il messaggio sarà arrivato a destinazione.

 

Giu 26, 2014

Come “confezionare” un manoscritto che sia leggibile per un editore.

manoscritto

Lavoro da tempo con gli autori esordienti, e ormai ho imparato a conoscerne pregi e difetti. È vero che ogni esordiente è esordiente a modo suo, però ci sono parecchi errori, anche formali, che sono molto comuni.

Facciamo l’esempio di un romanzo: ciò che più conta è sicuramente la sostanza, l’ambientazione, la costruzione dei personaggi, la logica interna degli eventi raccontati e così via. Poi è importante la capacità di scrittura, il dominio delle sequenze, delle scene, in una parola la capacità di strutturare correttamente la narrazione, un buon incipit (ne parlo nel video di questa settimana). Non ultimo, è fondamentale l’interesse del soggetto trattato (qui entrano in gioco i gusti personali… anche la storia scritta nel modo più perfetto ma che metta in scene le Forze del Bene contro quelle del Male o che mi presenti il Predestinato che salverà il mondo mi farà venire l’orticaria e dovrò abbandonare la lettura per grattarmi furiosamente, non posso farci niente…).

Tributato il dovuto onore alla sostanza, vorrei però dire che anche la forma ha la sua importanza. Che cosa vuol dire “forma”? Prima di tutto, la correttezza linguistica. Sono d’accordo che qualche refuso si possa insinuare in qualunque momento, basta un attimo di distrazione e poi uno scrittore non lo “vede” più, letteralmente, anche rileggendo più volte. Ma qualcuno è proprio convinto che scrivere “un’angelo” o “qualcun’altro” sia giusto, che congiuntivo e condizionale siano intercambiabili, altri confondono “c’entra” e “centra”, scrivono “é” e “perchè” (accento acuto e grave!) e tante altre piacevolezze.

Ricordate inoltre che le virgole non sono parmigiano grattugiato da spolverare sulla pasta, ma che esistono alcune regole d’uso.

I puntini di sospensione sono sempre e soltanto 3, seguiti, ma non preceduti, da uno spazio (e, in ogni caso, fatene un uso MODERATISSIMO).

Le virgolette “caporali” non si fanno <<così>>, ma «così», utilizzando l’inserimento di simboli tenendo schiacciato il tasto ALT e digitando 174 e 175 sul tastierino numerico.

Per questo e altri dubbi, perché non consultare un buon manuale di stile?

Ma – domanderà qualcuno – non ci sono i correttori di bozze, per ovviare a piccoli e grandi errori? Sì, è vero, è il loro mestiere. Però, quando prenderemo in esame il vostro manoscritto, non fate sì che il nostro primo pensiero sia mettere in dubbio che conosciate l’italiano: se volete scrivere, la materia fondamentale da utilizzare è la lingua. Uno scrittore che vuole scrivere e non conosce la lingua è come un musicista che vuole suonare senza conoscere la musica, un muratore che vuole costruire un muro senza saper preparare il cemento, una sarta che pretende di fare un vestito senza saper cucire… Credo di aver reso l’idea.

Ovviamente, un editore si aspetta che gli mandiate un manoscritto decente (se cartaceo, mi raccomando, NUOVO, non “vissuto” e pieno di orecchie, annotazioni, ditate di Nutella), magari rilegato con una di quelle spirali di plastica che vi mettono in cartoleria, e comunque, se accetterà di pubblicare, vorrà poi un file leggibile e modificabile. Io voglio solamente il file, possibilmente .doc oppure .odt, non .pdf. E scritto con un carattere semplice, il mio preferito è Times New Roman. È vero che i file si possono trasformare, riformattare ecc., ma perché volete renderci le cose più difficili? Ebbene, ho appena ricevuto un file tutto in Lucida Handwriting, avete presente?

Non sarebbe neanche male se poteste accompagnare l’invio con una breve sinossi (10-20 righe, non 20 pagine!) e una sintetica presentazione di voi stessi… sembra una banalità, ma sovente mi arrivano delle mail vuote, con un romanzo in allegato. Sì, la sintesi è una dote, ma non esagerate!

Concludendo: avete certo lavorato molto per produrre il vostro manoscritto e desiderate che venga preso in attenta considerazione. È ciò che facciamo abitualmente, ma se inviate in casa editrice un prodotto che porti anche i segni della vostra amorevole cura, credetemi, sapremo apprezzarlo!

Di Piera Rossotti Pogliano

 

Giu 23, 2014

manoscritto L’avventura di un manoscritto: primi passi verso la pubblicazione.

 

Mettere la parola “fine” al fondo di un manoscritto è una grande emozione. Poniamo che si tratti di un romanzo: per settimane, mesi, forse per anni avete convissuto con dei personaggi scaturiti dalla vostra immaginazione, li avete seguiti, spiati, coccolati. Avete guardato se mangiano mentine o preferiscono le gelatine alla frutta e se buttano a terra le carte di caramella. Adesso, devono avventurarsi nel vasto, infido mondo editoriale e voi, trepidi come genitori…

Vabbè, facciamola più corta. Avete scritto e volete pubblicare. Vi siete informati, avete scansato le trappole che i neoautori trovano sul loro cammino, avete selezionato un certo numero di case editrici che potrebbero fare al caso vostro. Supponiamo che tra queste ci sia EEE (succede, a giudicare dalle vagonate di manoscritti che arrivano nelle nostre caselle di posta!).

Ecco, mi è appena arrivato il vostro manoscritto. E adesso, che ne facciamo?

Banale: per prima cosa lo vedo io, apro gli allegati, per verificare che non ci siano problemi, poi salvo tutto in una sottocartella delle “Opere in esame” che porta il vostro nome; preparo anche una scheda cartacea con la vostra mail, titolo e genere dell’opera e vi rispondo, indicandovi anche entro quando, più o meno, potremo leggere il vostro manoscritto. Cerchiamo di rispettare i tempi, anche se non ci riusciamo al 100%. Attualmente, l’attesa è di circa sei mesi.

Un passaggio successivo consiste nel riprendere in mano il vostro file e nel leggerne le prime 10-20 pagine, qualche pagina centrale e la conclusione. Purtroppo, molto spesso questo semplice passaggio porta a rifiutare immediatamente un manoscritto, generalmente a causa di una “cattiva” scrittura. Per farmi capire: provate a prendere foglio e matita e a disegnare un cavallo. Qualcuno di voi saprà rendere il movimento, l’eleganza di questo stupendo animale, altri disegneranno una specie di barilotto con una coda e quattro zampe, o qualcosa di intermedio. Ecco, per la scrittura è lo stesso. Se il vostro scritto è l’equivalente del barilotto con la coda, c’è poco da fare. Se la scrittura è buona o almeno è così così, andiamo a valutare più a fondo.

A questo punto, trasformo grossolanamente il manoscritto in epub (senza indice, capitoli ecc.), tirando moccoli se mi avete mandato un pdf, che è il formato di partenza peggiore. Tra l’altro, noi richiediamo sempre un doc o un odt (Word, Open Office), perché non stampiamo il manoscritto su carta, ma lo leggiamo con un tablet. Mando questo manoscritto ad un collaboratore, che legge e redige una scheda, NON destinata agli occhi dell’autore, ma solo ad uso interno, e anche molto breve, perché la materia prima che più mi fa difetto è il tempo. Se la scheda è negativa, il manoscritto termina lì la sua avventura con EEE, altrimenti finisce di nuovo nel mio tablet e lo rileggo integralmente. Di solito, dopo, ci dormo su almeno una notte e poi decido se mi piace o non mi piace.

Se il manoscritto mi entusiasma, ve lo dico subito, altrimenti suggerisco qualche miglioria, se lo ritengo sanabile. A questo punto l’autore dovrà decidere se ha voglia di riscrivere e correggere, oppure di cercarsi un altro editore. La terza possibilità è che il manoscritto sia piaciuto ai miei collaboratori, ma che non piaccia a me (per tanti motivi, ormai sapete che sono una vecchia signora bisbetica). Qualcuno mi chiede un editing o una scrittura assistita: in questo caso, a volte accetto, ma non di frequente, sempre per quel benedetto fattore tempo e, in ogni caso, soltanto per i manoscritti che ritengo potenzialmente davvero buoni. Ma non siamo a caccia di editing.

E adesso, se il manoscritto non va, riceverete una mail di rifiuto gentile (anche se non manca chi si offende lo stesso), perché sappiamo che scrivere, che lo si sappia fare bene o male, costa comunque fatica, e le persone che scrivono ci piacciono. Qualcuno di voi si risente, magari risponde che “non sappiamo leggere opere di un certo spessore”, magari si cancella dalla newsletter. Ci dispiace, ma pazienza. Altri sono più umili, promettono di ritentare, sovente ringraziano.

Se il manoscritto va bene, invece vi scrivo io, magari due righe secche secche. E, se siete d’accordo, si comincia a lavorare insieme, perché siamo soltanto all’inizio.

by Piera Rossotti

Giu 14, 2014
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