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Mondo Editoriale

Nuova applicazione di lettura ebook, è StreetLib Read

StreetLib Read è una nuova applicazione di lettura ebook: dal Cloud vi fa sincronizzare le letture su più dispositivi, da smartphone al tablet (iOS e Android).

da  eBookReader Italia

È disponibile una nuova applicazione di lettura ebook: è StreetLib Read. Basata sul Cloud vi permette di sincronizzare le vostre letture su più dispositivi. È in versione per browser e per app iOS e Android.

È sviluppata da StreetLib, la piattaforma italiana di editoria digitale che fin dal 2006 sotto il marchio allora di Simplicissimus introdusse gli ereader e-ink nel nostro Paese e poi avviò la distribuzione di contenuti con l’ebookstore UltimaBooks (che ora si chiama Stores.StreetLib.com e tra le altre funzioni consente di “reclamare” le pagine articolo e diventare rivenditori diretti dei propri ebook).

Leggere ebook su smartphone e tablet

StreetLib Read si scarica gratuitamente su smartphone e tablet e al momento rende disponibili gratis alcuni titoli, come per esempio l’ebook di Fabrizio Venerandi, Il mio prossimo romanzo (Antonio Tombolini Editore), un flusso pop, uno stream of consciousness che vi inghiotte nei suoi vortici.

Con l’account StreetLib sincronizzi gli ebook

L’app supporta ePub2ePub3 e Fixed-Layout. Se usate un account StreetLib vedrete la vostra libreria in automatico aggiornata sulla app e avrete accesso diretto alla vostra dashboard (per quanti usano altri servizi della piattaforma). Anche acquistando dal nostro ebookstore cercaebook.ebookreaderitalia.com potrete sincronizzare i vostri ebook in lettura.

Tra le funzionalità facilmente attivabili ci sono le info del libro, le opzioni di lettura (aumento dimensione carattere tipografico), indice libro, segnalibri e note.

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Feb 16, 2018

Il video che ti mostra come si produceva la carta nella Cina antica

La carta era conosciuta in Cina già dal II secolo a.C. Ma per lo più veniva utilizzata per l’imballaggio di oggetti, e non per la scrittura. All’epoca scrivevano su pezze di seta. Nel 105, però, il famoso ufficiale della corte imperiale Cai Lun scoprì un metodo di lavorazione che portò al primo foglio di carta della storia.

Per costruirlo, si narra, utilizzò fibre di gelso e canapa. E inaugurò una vera e propria forma di artigianato che si è tramandata per secoli e secoli. Gli artigiani della carta facevano macerare le fibre in acqua per ore, e poi passavano il composto risultante al setaccio.

Recentemente l’artista e artigiana Li Ziqi ha realizzato un video—caricato sul suo canale YouTube—in cui mostra passo passo questa antica tecnica. Che ha consentito all’uomo di facilitare la comunicazione scritta.

La scelta del legno

Nel video vediamo l’artista ricercare la giusta pianta di gelso da tagliare. Colpisce con fendenti decisi la base del tronco e poi elimina rapidamente tutti i piccoli rami. Dopo aver raccolto abbastanza fusti, li porta a casa e comincia il ciclo di lavorazione che gli permetterà di creare la carta.

Partendo dalla corteccia, “sfoglia” le fibre del gelso, creando delle sottili sfoglie di legno. Sembra quasi che stia mondando un frutto. Dopodiché lascia i lembi di fibra a essiccare all’aria, per eliminare il grosso della clorofilla.

La macerazione

A questo punto le fibre vanno reidratate. L’artista le lascia ammollare nell’acqua di un fiume, legandole a un piccolo piolo ancorato alla riva, perché non si disperdano. Dopo aver lasciato passare la notte, torna al fiume e raccoglie le sfoglie di legno, per poterle lavorare.

 

Il composto

Posiziona le sfoglie in un grande contenitore di metallo, e dopo averle cosparse con della cenere e dell’acqua, mette il pentolone sul fuoco. Coprendolo con una tela. Via via che l’acqua evapora, ne aggiunge di nuova. Una volta bollite completamente, mette le fibre in acqua fredda e le lava per eliminare le impurità.

La prima fase di lavorazione delle fibre è terminata. E quindi Li Ziqi le prende e le batte con un mazzuolo per indebolirle, e poi tagliarle a pezzi con un coltello. Il “macinato di legno” viene quindi messo in un pestello, e battuto con vigore finché non si trasforma in una polpa densa.

La creazione del foglio

A questo punto il composto viene spalmato su uno stampo rettangolare, ampio, e immerso in acqua. Poi sciolto omogeneamente finché non crea una patina sul pelo dell’acqua. L’artista passa e ripassa un rullo di legno sulla superficie, per renderla completamente omogenea.

Successivamente alza lo stampo, e lo mette nuovamente a riscaldare vicino al fuoco vivo. Mentre il foglio si compatta, lo massaggia con uno strumento simile a una spugna. Per levigarlo. Dopo diverse ore, lascia raffreddare il foglio e lo stacca dallo stampo. Pronto per essere tagliato in fogli più piccoli.

Un processo lento e delicato che come mostrato nel video può anche comportare degli errori irreparabili. Ma anche estremamente poetico, e che riesce a mostrare quanto l’epoca industriale abbia reso lontani certi gesti e certe tradizioni. Tradizioni che però sono state alla base del diffondersi della cultura e del sapere.

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Feb 13, 2018

Si possono tenere i libri a rovescio?

Cioè non dalla parte del dorso ma delle pagine, così sono più belli da vedere (c’è chi lo chiama un “abominio”)

Ogni appassionato di libri ha le sue fissazioni su come ordinarli sugli scaffali della libreria: se sia meglio in ordine alfabetico, per casa editrice, argomento o autore, dimensione, o in ordine di acquisto. I libri cartacei però sono anche un oggetto bello da vedere e da esporre (altrimenti non esisterebbero i coffee table books), e per questo non sfuggono all’attenzione di arredatori, fotografi e appassionati di design, che li organizzano con criteri prettamente estetici: la moda di qualche anno fa era accoppiarli per colore, ora qualcuno ha iniziato a sistemarli a rovescio, con il dorso nascosto e il concavo, cioè il bordo lungo delle pagine, in evidenza. Così non ci sono più accozzaglie tra le tinte, gli scaffali sembrano più ordinati e in armonia con il resto della stanza, oltre che tra loro, visto che formano «una palette coerente di colore», come ha spiegato Natasha Meininger, che cura il blog di arredamento Outside and In.

Ognuno coi suoi libri fa quello che vuole, a prescindere da cosa ne pensiate, ma la nuova moda ha creato qualche indignazione in chi i libri li compra per leggerli – e forse un po’ anche mostrarli sugli scaffali – e non per trattarli come un pezzo d’arredamento (come ogni fanatismo, anche quello per i libri ha le sue rigidità conservatrici). In un articolo sull’argomento Buzzfeed chiedeva ai lettori di votare e scegliere se fosse un “abominio” o una cosa “del tutto innocua”, e l’87 per cento dei lettori ha scelto la prima opzione. Una delle prime foto di libri al rovescio è stata pubblicata su Instagram a ottobre dalla blogger Carrie Waller, che spiegava: «I libri non si abbinano bene al vostro arredamento? Non preoccupatevi: volete una soluzione facilissima? Voltateli e tutto sarà coordinato». Ha ottenuto 14 mila Mi piace ma anche commenti negativi e critiche che definivano il post “sciocco” e stupido”.

Molti, con più senso pratico, hanno criticato la nuova moda dicendo che così ritrovare un libro è complicato e fa perdere molto tempo. Alcune blogger hanno risposto sdrammatizzando e spiegando di volta in volta che si trattava di vecchi libri di famiglia che non avevano intenzione di rileggere ma che volevano conservare, altre che in questo modo la copertina e il dorso venivano preservati. La blogger di design Tess Wilson dice di leggere molto ma di comprare solo uno o due libri all’anno per risparmiare; in casa tiene solo una trentina di volumi che ha scelto con cura tra un trasloco e l’altro e che per questo sa riconoscere senza difficoltà anche dalle pagine.

Anche se dettata da ragioni estetiche, la scelta di ordinare i libri a rovescio può risultare in un certo buongusto, visto che così i libri non sono sfruttati per ostentare erudizione e cultura. Per finire, non è nulla di nuovo: «a noi sembra strano ma fino a 300 anni fa qualsiasi biblioteca in Inghilterra, Galles o Scozia, ordinava i libri al rovescio», ha spiegato al Telegraph Mark Purcell, ex bibliotecario del National Trust, l’ente che preserva i Beni culturali britannici, e ora supervisore della biblioteca dell’università di Cambridge. Prima del Settecento, infatti, il nome dell’autore e il titolo non erano impressi sulla copertina ma scritti in inchiostro sul bordo delle pagine: il primo libro inglese con un titolo inciso sul dorso è del 1604. Fu soprattutto nel Settecento che, per volere dei più nobili e ricchi, titolo e nome dell’autore vennero scritti in foglia d’oro sul dorso e sulla copertina, che divenne un elemento centrale nell’Ottocento per promuovere e vendere il libro, ormai diventato un oggetto popolare e di massa.

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Feb 02, 2018

Il mercato dei libri in Italia cresce

I dati sul 2017 dell’Associazione Italiana Editori dicono che il fatturato delle case editrici è aumentato, e ci sono altri segnali incoraggianti

Ricardo Franco Levi, presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), presenterà i dati dell’ultima analisi del mercato dei libri in Italia fatta dall’Ufficio studi dell’organizzazione, nella giornata finale del XXXV Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, a Venezia. In generale sono dati positivi per chi fa libri: considerando libri di carta, ebook e audiolibri, il fatturato delle case editrici nel 2017 è aumentato del 5,8 per cento rispetto al 2016 ed è stato pari a 1,485 miliardi di euro. Questo dato va considerato e confrontato con quelli diffusi all’ultima Buchmesse di Francoforte, tenendo conto che non comprende i ricavi dovuti ai libri scolastici, scientifici, tecnici e medici, e quelli relativi alla vendita di diritti all’estero e di banche dati.

Una cosa importante: i dati sulle copie vendute non tengono conto delle copie vendute attraverso Amazon, che non fornisce all’AIE i propri dati. Quindi il dato sulle copie effettivamente vendute non tiene conto di quelle vendute attraverso Amazon. Nel 2017 secondo questi dati sono stati venduti 88,6 milioni di copie, l’1,2 per cento in più rispetto al 2016. È la prima volta da sette anni che c’è un aumento di numero di vendite di singoli libri di carta. In ogni caso anche il mercato degli ebook e degli audiolibri è cresciuto nel 2017: ha avuto un fatturato di 64 milioni di euro nel 2017, il 3,2 per cento in più del 2016.

Per quanto riguarda i posti in cui si comprano più libri – includendo Amazon grazie alla stima dei libri venduti che si può fare sapendo quanti ne hanno venduti le case editrici ad Amazon stesso – le librerie fisiche continuano a essere i punti vendita principali (il 69,6 per cento): quelle di catena sono responsabili del 44,4 per cento delle vendite, quelle cosiddette “indipendenti” del 25,2 per cento. È cresciuto comunque il numero di libri venduti online: nel 2016 solo il 16,5 degli acquisti di libri veniva fatto su internet, contro il 21,3 per cento del 2017. Infine anche le vendite nei supermercati e negli autogrill sono diminuite: nel 2016 erano pari al 10,7 per cento del totale, nel 2017 sono passate al 9,1 per cento.

L’analisi dell’AIE riguarda anche il numero di nuovi titoli di libri pubblicati l’anno scorso: sono stati 66.757, più o meno tanti quanti nel 2016 e nel 2015. Di sola narrativa, italiana e straniera, sono usciti 19.860 nuovi libri; nel 1980 erano stati 1.087. Il numero di nuovi libri per bambini è molto cresciuto rispetto al 2016: si è passati da 6.457 a 9.923, un numero più di dieci volte più alto rispetto al 2000.

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Gen 29, 2018

Web publication: lavori in corso

Procede l’impegno del W3C per arrivare a delle specifiche uniche e condivise per le pubblicazioni digitali: sono state pubblicate tre bozze da cui iniziare a lavorare.

di Gregorio Pellegrino

Nei primi giorni del 2018 il W3C Publishing Working Group ha pubblicato tre bozze di lavoro riguardanti l’evoluzione del formato ePub: le web publication.

Si tratta di un traguardo importante soprattutto perché arrivato a meno di un anno dall’unione tra il W3C e l’IDPF (International Digital Publishing Forum, ente che gestiva lo standard ePub). Il Publishing Working Group, che è coordinato da Tzviya Siegman (Wiley) e da Garth Conboy (Google) e si avvale delle competenze combinate degli editori che hanno aderito al W3C è degli esperti dell’Open Web Platform, è riuscito infatti, rispettando la timeline che si era prefissata, a pubblicare le prime versioni di documenti che definiscono le specifiche delle pubblicazioni digitali.

Si tratta per il momento di bozze iniziali e in lavorazione, ma è giù un passo considerevole in direzione di ciò che gli editori da alcuni anni auspicavano: la possibilità di avere pubblicazioni digitali che possano essere consultate sia online che offline, con la migliore esperienza utente possibile.

Il lavoro per arrivare a questa prima bozza dei documenti è stato impegnativo: l’Open Web Platform offre potenti standard (come HTML5, CSS3) per la presentazione dei contenuti orientati al web. Durante il lavoro è stato però necessario trovare delle soluzioni per gestire tutte quelle caratteristiche che rendono le pubblicazioni digitali significativamente diverse dai siti web. Se, infatti, una pubblicazione digitale è composta da più documenti (normalmente i capitoli), ha una copertina, un indice e un ordine di lettura sequenziale, non è così per i siti web che hanno una struttura fluida.

È stato necessario il confronto tra diversi soggetti: gli esperti tecnologi del W3C, altri working group, e i membri del gruppo provenienti dal mondo editoriale internazionale – dagli editori di saggistica statunitensi, ai manga giapponesi, al contributo di editori educativi del vecchio continente –. Un confronto serrato e arricchente: tutti i partecipanti hanno riportato le proprie esperienze e le proprie idee riuscendo a mettere a fattore comune i vari interessi per la pubblicazione di tre importanti documenti.
Le tre bozze sono state rese pubbliche e consultabili:
  • Web Publications, documento che definisce le specifiche della struttura delle pubblicazioni digitali, in modo tale da offrire sulle applicazioni di lettura una buona esperienza d’uso, come la navigazione sequenziale e la lettura offline. Le specifiche definiscono l’ordine di lettura predefinito, l’elenco delle risorse utilizzate nella pubblicazione e i metadati del testo;
  • Packaged Web Publications, documento che definisce il formato di packaging in grado di combinare le diverse risorse di una web publication in un unico file, che possa essere trasportato e archiviato indipendentemente da uno specifico indirizzo o protocollo;
  • Web Annotation Extensions for Web Publications, documento che, partendo da quanto già definito in termini di modello e sintassi nelle specifiche per le annotazioni degli utenti delle pagine web, lo espande aggiungendo i tipi di selettori utilizzabili nelle pubblicazioni digitali e un nuovo componente per descrivere i posizionamenti nei flussi di testo o di byte.

Nelle prossime settimane le specifiche saranno integrate con esempi, prototipi e implementazioni. Nei documenti pubblicati, in quanto bozze, ci sono diverse questioni che richiedono verifiche e approfondimenti, per questo, seguendo le prassi tipiche del W3C, il Publishing Working Group ha chiesto la collaborazione e il feedback di tutti i professionisti dell’editoria digitale, in modo da poter arrivare a delle specifiche condivise e definitive. Chiunque fosse interessato può dare il proprio contributo inserendo i propri commenti in GitHub o contattare il Publishing Working Group all’indirizzo [email protected].

L’Associazione italiana editori fa parte del W3C e, nel supportare lo sviluppo di prodotti editoriali innovativi, partecipa sia al Publishing Working Group (che ha definito le linee guida presentate sopra per le web publication) sia al Publishing Business Group (gruppo di lavoro di indirizzo che segue gli interessi del mondo editoriale all’interno del W3C).

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Gen 23, 2018

Napoli ospita i Longobardi

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è tra i grandi musei d’Europa che è stato scelto per un’importante mostra su uno dei popoli che hanno contribuito a costruire la storia italiana.

Dopo il successo a Pavia e in attesa di approdare in aprile al Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, il MANN ospita un evento unico nel suo genere: ‘Longobardi un popolo che cambia la storia’ (fino al 25 marzo).

”È la prima volta che il MANN decide di organizzare una mostra dedicata a un periodo che segue la caduta dell’Impero romano – spiega il direttore Paolo Giulierini – i Longobardi, in Campania, hanno lasciato un segno indelebile. Basterà citare Capua, Benevento e Salerno, le tre capitali della Longobardia minor, nonché l’interessante rapporto che esse intrattennero con le città costiere”.

Sarà l’evento più grande mai realizzato sul popolo “dalle lunghe barbe” e saranno oltre 300 le opere esposte, più di 100 i musei e gli enti prestatori, oltre 50 gli studiosi coinvolti nelle ricerche e nel catalogo edito da Skira, 32 i siti e i centri longobardi rappresentati in mostra, 58 i corredi funerari esposti, 17 i video originali e le installazioni multimediali, 4 le cripte longobarde pavesi aperte per la prima volta al pubblico in un apposito itinerario e centinaia i materiali provenienti dai depositi del MANN.

Napoli si farà portavoce del ruolo importante nel Sud Italia giocato dai Longobardi, un popolo che ha significato molto per l’Italia e che ci ha lasciato tantissimo in eredità. Una ricostruzione dell’economia e della società di allora dominata da guerre, scontri e personalità importanti.

Susanna Zatti, direttrice dei Musei Civici del Castello Visconteo di Pavia e Paolo Giulierini, direttore del MANN-Museo Archeologico Nazionale di Napoli, hanno siglato l’atto ufficiale che definisce la collaborazione per la realizzazione dell’esposizione, alla presenza del Sindaco pavese Massimo Depaoli, l’Assessore alla Cultura Giacomo Galazzo e Maurizio Cecconi Segretario Generale di Ermitage Italia.

A curare l’evento saranno Gian Pietro Brogiolo e Federico Marazzi con Ermanno Arslan, Carlo Bertelli, Caterina Giostra, Saverio Lomartire e Fabio Pagano. L’esposizione avrà qualcosa di innovativo rispetto alle altre che si sono realizzate finora, infatti cercherà di dare una visione complessiva del ruolo, dell’identità, delle strategie, della cultura e dell’eredità del popolo longobardo.

 

Fonte La Stampa e EventiNapoli

Dic 30, 2017

L’editore E/O non venderà più i suoi libri su Amazon

Dopo aver rifiutato la richiesta di vendergli i libri a minor prezzo, e accusandolo di minacciare la sopravvivenza dell’editoria

La casa editrice E/O ha fatto sapere che Amazon ha sospeso l’acquisto di tutti i suoi libri e restituito quelli che aveva in magazzino, dopo che E/O si era rifiutata di praticargli uno sconto più alto. I librai indipendenti acquistano i libri dagli editori con uno sconto che va dal 30 al 35 per cento sul prezzo di copertina, che arriva fino al 50 per cento per le librerie di catena, per la loro maggiore forza contrattuale. Spesso questo vantaggio competitivo permette loro di fare piccoli sconti ai clienti, come quelli proposti da Amazon che sono fissi al 15 per cento. E/O sostiene che Amazon abbia chiesto uno sconto troppo alto e ingiustificato, ma non ha specificato quanto avesse chiesto e se fosse diverso dagli sconti che E/O pratica verso i librai. I libri di E/O che si trovano ancora su Amazon sono venduti da terzi, e quindi con prezzi e tempi più svantaggiosi rispetto agli altri.

E/O ha criticato duramente Amazon, accusandolo di aver concorso alla chiusura di molte librerie con una concorrenza insostenibile, di offrire cattive condizioni di lavoro ai suoi dipendenti, di evadere le tasse e di esercitare un pericoloso monopolio col rischio di diventare l’unica azienda, o quasi, a vendere libri e limitare infine la libertà di espressione: un pericolo che E/O ha definito “reale, costante e quotidiano”, nonostante Amazon non sia certo l’unico negozio online di libri. E/O ha anche ricordato che le case editrici hanno bisogno di ricavi economici per cercare nuovi autori e proposte, margini che vengono sempre più rosicchiati dalle richieste di Amazon.

Non è la prima volta che Amazon viene criticata dalle case editrici, arrivando anche a duri scontri. Il caso più grosso è del 2014 e riguardava il prezzo degli ebook dell’importante editore francese Hachette. Di solito gli editori stabiliscono i prezzi dei libri e Amazon si limita a rivenderli praticando alcuni sconti; in quel caso Amazon cercò di stabilire il costo degli ebook, abbassandolo con gli sconti a meno di dieci euro. Dopo le proteste di Hachette, Amazon reagì impedendo di pre-ordinare i suoi titoli, diminuendo gli sconti, ritardando le consegne per più di un mese e non facendoli apparire immediatamente nelle ricerche, danneggiando oltre che la casa editrice anche i suoi scrittori, come James Patterson e J.K. Rowling. Dopo sei mesi di scontri, Amazon rinunciò alle sue richieste e Hachette tornò a stabilire il costo dei suoi libri e a trarre vantaggi da eventuali abbassamenti di prezzi.

Sorgente: L’editore E/O non venderà più i suoi libri su Amazon – Il Post

Dic 29, 2017

I lettori che non possono fare a meno di consigliare “libri giusti” agli amici

“In ogni compagnia c’è una persona che dà consigli di lettura agli altri, se nel tuo gruppo non c’è vuol dire che sei tu”. Consigliare libri sì, ma con cognizione di causa…

Gli amanti dei libri prendono molto seriamente il “mestiere” di consigliare un libro a un amico. La scelta non è mai casuale, ma ponderata al punto che, finché non ne sono, anzi, siamo totalmente sicuri, difficilmente diamo consigli superficiali e affrettati.

Sì, perché vorremmo che gli altri facessero lo stesso per noi: pensare alla persona, alla sua situazione, al suo carattere. Non regaleremmo mai un libro drammatico a chi ha appena vissuto un trauma, né sceglieremmo un thriller per il nostro amico insonne. La commedia romantica all’amica appena lasciata dal ragazzo? No, molto meglio la storia di un’eroina che impara a cavarsela da sola.

Insomma, consigli libreschi sì, ma con cognizione di causa: l’attenzione per la scelta del titolo è uno dei modi più belli per dire a una persona cara: “ti voglio bene, ho cura di te”.

Sorgente: I lettori che non possono fare a meno di consigliare “libri giusti” agli amici – Il Libraio

Dic 28, 2017

Il piede della statua della libertà

di Davide Rocco Capalbo

Conosciuta in tutto il mondo come simbolo di New York e degli Stati Uniti, la Statua della Libertà è una donna color verde rame di 93 metri piedistallo incluso (alta quasi quanto la Torre degli Asinelli di Bologna, per intenderci), che tiene in alto una fiaccola per illuminare il mondo. Il vero nome dell’opera è Liberty Enlightening the World, (La Libertà che illumina il mondo), ma probabilmente nessuno l’ha mai chiamata così. Fu realizzata dalla Francia come dono per gli Stati Uniti: con la Statua della Libertà la Francia voleva rendere omaggio ai moderni valori della democrazia e della libertà individuale che gli USA all’epoca incarnavano, in un mondo in cui ancora prevalevano le monarchie e la libertà scarseggiava.

Col tempo, poi, la Statua ha assunto altri significati, legati principalmente all’immigrazione. Quello che possiamo considerare il più americano dei simboli americani si trova a Liberty Island ed è diventato nel secolo scorso un vero e proprio monumento all’accoglienza dei migranti. Milioni di persone dall’Europa arrivavano negli Stati Uniti in cerca di fortuna, in fuga dalla povertà o per salvarsi dalle persecuzioni di nazisti e fascisti che per un paio di decenni hanno infestato il vecchio continente. Arrivando in nave attraverso l’Atlantico, era la prima cosa che si vedeva dopo settimane di mare e solo mare, e rappresentava per i migranti il sollievo di avercela fatta, di essere finalmente arrivati: la Statua della Libertà stava lì per dare loro il benvenuto in una nazione fondata sull’immigrazione.

Ma siamo sicuri che stia lì e basta? È quello che si è chiesto Dave Eggers nel suo ultimo libro per bambiniHer right foot (Il suo piede destro), illustrato da Shawn Harris e pubblicato a settembre da Chronicle Books.

copertina di Her right foot, di Dave Eggers e Shawn Harris (Chronicle Books, 2017)

copertina di Her right foot, di Dave Eggers e Shawn Harris (Chronicle Books, 2017)

Il libro, di 104 pagine, è una corposa raccolta di fatti, aneddoti e curiosità sulla Statua della Libertà. Si parla della sua storia, di ciò che rappresenta e del significato dei suoi simboli. La torcia è l’attributo più noto. Altri attributi ben visibili sono la costituzione che tiene in seno, la corona, il vestito e le catene sotto ai piedi, spezzate, simbolo di liberazione dall’oppressione.

Ma quello che passa più spesso inosservato è proprio quello che dà il titolo al libro: il suo piede destro.

Il suo piede destro è mezzo alzato, e la postura è leggermente protesa in avanti. Questo dà lo spunto a Dave Eggers per una teoria che non è proprio storicamente accurata, ma è comunque un bel modo per spiegare ai più piccoli un valore fondamentale come quello dell’accoglienza. La Statua della Libertà non sta lì e basta: sta andando da qualche parte.

Se la Statua della Libertà è un simbolo di libertà, dice Dave Eggers, come può starsene lì e basta? Per dare il benvenuto a tutte quelle persone povere, stanche del lungo viaggio, che hanno dovuto lottare per la propria libertà, non si accontenta di aspettare: deve andargli incontro in mare. Ecco dove sta andando.

Sorgente: Il piede della statua della libertà » Casa Editrice

Dic 12, 2017

La più bella libreria del mondo è in Cina

Una struttura incredibile, a forma di occhio, che può contenere un milione e duecentomila libri

di Simone Stefanini

Se amate i libri e siete voraci lettori, non potete non amare  questa nuova libreria che si trova nel distretto culturale Binhai a Tianjin. È stata disegnata da MVRDV, uno studio olandese in collaborazione con il Tianjin Urban Planning and Design Institute.

È stata rinominata “L’occhio di Binhai” a causa della sfera gigante che campeggia in mezzo alla struttura. La libreria copre ben 34.000 metri quadri  e può contenere fino a un milione e duecentomila libri.

Come potete vedere dalle foto, le pareti sono dislocate nello spazio, irregolari e circolari, altissime e raggiungibili con le scale. L’effetto che danno al pubblico è semplicemente spettacolare.

La libreria è stata costruita in soli tre anni e oltre all’incredibile numero di libri disponibili, ospita anche un’area lettura, un’area relax, spazi per socializzare, alcuni uffici e delle sale in cui trovare computer e materiale audio.

Un luogo semplicemente fuori dal tempo e dallo spazio, un monumento alla modernità e alla cultura.

Per tutte le informazioni, visitate il sito ufficiale.

Sorgente: La più bella libreria del mondo è in Cina

Dic 05, 2017
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