Crea sito

Mondo Editoriale

Da Shakespeare a Emily Dickinson: le parole preferite dai grandi della poesia

Qualche tempo fa lo statistico Ben Blatt aveva inventato un algoritmo in grado di individuare le parole preferite dai romanzieri. Un software su cui basta caricare i testi di un autore, per individuare le sue parole più utilizzate e amate. Seguendo questo esempio, il sito MyPoeticSide ha deciso di compiere la stessa operazione con i grandi della poesia.

I redattori del sito hanno analizzato il loro intero database—contenente più di 35000 poesie—e sono riusciti a individuare le parole preferite di alcuni dei poeti più importanti della storia. Da Emily Dickinson fino a William Shakespeare. Una raccolta utilissima, per analizzare in modo diverso i lavori di questi straordinari artisti. Vediamone alcuni.

Robert Frost

Buona parte della poesia di Robert Frost è incentrata sulla trasmissione della realtà rurale. Con un linguaggio colloquiale e diretto. Non sorprende, quindi, che alcune delle sue parole più utilizzate siano “albero“, “fiori“, “vento“, “uccelli” e “legno“.

Le sue poesie, inoltre, hanno spesso un tono malinconico. Il passato e i ricordi di un tempo che ormai se n’è andato sono al centro della poetica di questo autore. Nelle sue opere c’è anche un utilizzo massiccio di termini come “indietro”, e “passato“.

 

Emily Dickinson

Emily Dickinson. Via.

Visto che buona parte della produzione di Emily Dickinson è incentrata sul rapporto conflittuale fra l’uomo, la sua spiritualità e l’ineluttabilità della vita, non sorprende che tre delle parole che più utilizza siano “Dio” e “paradiso” e “morte“.

Anche la Dickinson, però, fa largo uso di termini che richiamano la Natura. Spesso per evocare stati emotivi tramite il paragone con agenti atmosferici o ambientali. Quindi nella sua poesia troviamo largo uso delle parole “cielo“, “estate“, “sole“. La parola preferita in assoluto dalla poetessa, però, è “piccolo”.

 

William Shakespeare

La passione e i sentimenti sono certamente dei temi fondamentali per i sonetti di Shakespeare—come lo sono d’altra parte per i suoi scritti teatrali. E questa tendenza si nota ovviamente anche dalle parole che sceglieva per comporre i suoi lavori. Un largo uso dei termini “bacio“, “bellezza“, “desiderio“, “lussuria“. Anche “fiore“, in questo contesto, è una parola con connotazioni amorose: è infatti il paragone preferito dallo scrittore inglese per riferirsi alla bellezza di una donna.

continua su: Da Shakespeare a Emily Dickinson: le parole preferite dai grandi della poesia | Hello! World

Apr 27, 2018

Un libro velenoso

È un catalogo di carte da parati vittoriane intriso di arsenico e fatto stampare da un medico dell’Ottocento per nobili ragioni

Shadows from the walls of death è un libro stampato in cento copie nel 1874, largo circa 50 centimetri e alto 70: al mondo ne sono rimaste soltanto quattro e se le toccate potreste stare molto male, se non addirittura morire. Le circa cento pagine che compongono il volume sono infatti intrise di arsenico, come chiesto dall’autore Robert M. Kedzie, un chirurgo unionista durante la guerra civile statunitense e poi professore di chimica al Michigan State Agricultural college (MSU). Kedzie aveva un buon intento: richiamare l’attenzione sulla tossicità della tappezzeria dell’epoca, che impiegava alcuni pigmenti fatti con l’arsenico, pubblicando un libro con i campioni di quelle più comuni e pericolose. Il libro, inviato a circa cento biblioteche pubbliche del Michigan, era accompagnato da un avvertimento del Consiglio per la salute dello stato, di cui Kedzie faceva parte, sui motivi della sua tossicità.

All’epoca si pensava che l’arsenico fosse tossico soltanto se ingerito: è il veleno che uccise Romeo e Giulietta e Madame Bovary, per capirci, insieme a tantissimi signori delle corte medievali e rinascimentali italiane. I sintomi da avvelenamento erano come quelli del colera ed era difficile da rintracciare, era inodore e insapore e si confondeva facilmente con lo zucchero e la farina. Nell’Ottocento l’arsenico divenne famoso come “la polvere dell’eredità”, usata per sbarazzarsi facilmente di vecchi parenti che tardavano a morire, e giornali e romanzi già dai primi anni Trenta traboccavano di storie di omicidi con l’arsenico rimasti impuniti. L’arsenico fu usato per secoli in medicina per curare malattie come la sifilide e poi in epoca vittoriana mescolato a gesso e aceto per sbiancare la pelle; la Rivoluzione industriale lo rese un prodotto di successo, economico, accessibile a tutti e impiegato per moltissimi oggetti di uso comune: candele di sego meno care di quelle di cera, veleni per vermi e topi, cialde da applicare sul viso per togliere i brufoli, e per i pigmenti verdi più brillanti e in voga all’epoca, impiegati nelle tinture dei tessuti, delle tappezzerie e dei dolcetti.

continua su: Un libro velenoso – Il Post

Apr 24, 2018

La brandizzazione dei libri sta massacrando il fantasy?

articolo di Alberto Grandi

Qualche giorno fa, trovandomi a Marina di Pietrasanta, bellissima località versiliese che invito tutti a visitare, sono entrato in una libreria Mondadori e mi sono recato nella sezione dedicata al fantasy. La foto sotto, mostra ciò che ho trovato: saghe in più libri, riedizioni di classici, i soliti Martins e Brooks declinati in ogni possibile versione, tascabile, non tascabile, con cover tratta dalla serie tv, con cover non tratta dalla serie tv o in edizione “sacre scritture” per i fanatici. Ovviamente, essendo la fantascienza un genere in crisi di identità, c’erano anche parecchie distopie come DivergentMetro 2033/34/35, e tanti libri ispirati a franchise cinematografici, come Star Wars.

IMG_0149

Queste opere sono identificabili per il nome della saga che le accompagna se non addirittura per una loro simbologia (sulla simbologia e la sua importanza nella letteratura di genere, vi rimandiamo a questo articolo). Sono come catene di negozi segnalate da marchi e tag precisi che promettono una serie di emozioni, personaggi, panorami, ambientazioni eccetera. Ed in effetti è questo che il mercato editoriale sta facendo attraverso la fantascienza e soprattutto il fantasy, negli ultimi tempi, sta creando non storie, ma universi. Universi possibilmente declinabili attraverso più capitoli, prequel, sequel, spin-off, riadattamenti cinematografici, videoludici e quant’altro. Letteratura “esperienziale” (come certi ristoranti spuntati come funghi a Milano in epoca Expo che propongono cibo esperienza, sulla cui qualità… sorvoliamo), non letteratura e basta. Ed è attraverso questa logica editoriale che l’America detta legge e sconfina negli altri mercati, relegando la letteratura di genere locale a un ruolo marginale o costringendo i suoi autori ad adeguarsi e a scrivere alla maniera americana.

Screen-Shot-2017-05-27-at-3.22.41-PM-1024x601

 

È un peccato perché la letteratura di genere, specie quella fantastica, in un qualche modo imparentata col fantasy, è una letteratura che, almeno in origine, attingeva dal folclore locale o da un passato territoriale ricco dove storia e leggenda si mescolano fino a confondersi. E il nostro è un Paese che in quanto a folclore e a leggende ha ben poco da invidiare agli altri. Lo sapeva Italo Calvino, che raccolse le nostre fiabe nell’antologia Fiabe italiane, lo sapeva Landolfi, scrittore che subì le suggestioni fantastiche e goticheggianti dell’Appennino centro-meridionale e della sua provincia come in Racconto d’autunno o ne Le due zittelle, lo sa bene Buzzati, forse il nostro più grande scrittore fantastico del Novecento. C’è qualche speranza in reparti librari come questo sempre più simili agli scaffali di un Blockbuster di imbattersi in un romanzo italiano fantasy o anche fantastico che non pretenda di diventare saga, quindi che abbia l’umiltà di concludersi in 200-300 pagine e, soprattutto, di raccontare una storia e non mettere in piedi un universo?

continua su: La brandizzazione dei libri sta massacrando il fantasy? – Penne Matte

Apr 04, 2018

Come cambia il premio Strega, spiegato

Ci sono due modifiche al regolamento che, secondo gli organizzatori, renderanno più facile ai piccoli editori partecipare al concorso

Il 6 febbraio il comitato direttivo del premio Strega, il più importante riconoscimento letterario italiano, ha annunciato due cambiamenti nel regolamento che stabilisce come candidare i libri al premio. In breve, il primo cambiamento è che d’ora in avanti perché un libro sia candidato alla fase iniziale del concorso basterà che sia presentato da uno solo dei 400 “Amici della domenica”, cioè i membri della giuria eletti a vita, e non da due. Il secondo cambiamento è che il comitato direttivo, che da sempre ha il ruolo di scegliere tra i libri segnalati dagli Amici della domenica i dodici che poi vengono effettivamente votati dall’intera giuria, avrà la possibilità di inserire nella dozzina dei titoli non segnalati a propria discrezione.

Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci che organizza il premio, ha spiegato al sito il Libraio che le modifiche vogliono limitare il peso dell’editore, «che faceva da coordinatore tra i due presentatori» convincendoli a sponsorizzare un suo libro, e che sarà più facile anche per le case editrici più piccole partecipare al premio. Di fatto, le nuove regole cercano di limitare il controllo dei grandi editori, da tempo accusati di influenzare o comunque pesare troppo sull’esito del voto – vista anche la grande quantità di copie che vendono di solito il libro vincitore e i finalisti.

continua su: Come cambia il premio Strega, spiegato – Il Post

Mar 26, 2018

Cos’è il Circolo dei lettori di Torino

Ogni settimana ospita decine di eventi, gruppi di lettura e incontri con scrittori famosi, in un elegante e accogliente palazzo del centro della città

Dal 2006 c’è un posto a Torino che non è né una biblioteca né una libreria, ma in cui – dal lunedì al sabato e qualche volta anche di domenica – si parla di libri, con chi ne ha scritti e con chi li legge: è il Circolo dei lettori, fondazione della Regione Piemonte che ha la sua sede in via Bogino 9, poco distante da piazza Carlo Alberto da una parte e via Po dall’altra. Aperto da mattina a sera, organizza presentazioni di libri con scrittori italiani e stranieri, reading, gruppi di lettura, laboratori per bambini e anche viaggi letterari: è un luogo unico in Italia per il numero di attività e per il tipo di spazi che mette a disposizione. Ha anche un bar, che si chiama Barney’s, dal nome di quel Barney.

Il Circolo dei lettori, centro culturale presieduto da Luca Beatrice e diretto da Maurizia Rebola, ha preso negli anni la forma di una comunità di appassionati di storie, curiosi e critici, che dialogano e partecipano, in cui gli scrittori si avvicendano per conversare con loro, portando l’ultimo romanzo pubblicato, oppure sono protagonisti di narrazioni, reading e spettacoli, intorno a libri e autori del passato. È il caso del ciclo sugli autori russi, curato da Paolo Nori intitolato Gli inabbracciabili e di Parlando di Lolita con Stefano Benni, per esempio. Ma anche musica e canzoni sono oggetto di approfondimento, per esempio con le voci del progetto L’orecchio indiscreto, Emidio Clementi, Francesco Bianconi, Piero Pelù e Niccolò Contessa.

Come si vede nelle fotografie, il Circolo dei lettori si trova in un edificio antico: al primo piano di Palazzo Graneri della Roccia, costruito tra il 1683 e il 1702 su un progetto di Giovanni Francesco Baroncelli, assistente di Guarino Guarini. Lo spazio messo a disposizione di tutti è grande più di mille metri quadrati e occupa cinque sale, oltre al bar. I grandi lampadari, i soffitti stuccati, le cornici dorate e la carta da parati d’altri tempi, possono dare l’impressione che sia un luogo in cui andare vestiti eleganti e celebrare la solenne maestà della letteratura; ma il clima generale, la presenza di giovani che leggono, studiano o prendono un aperitivo sul lungo tavolo all’ingresso (o meglio nella Galleria), sovvertono lo scenario, insieme alla grande varietà dei temi e dei libri discussi.

Chi frequenta il Circolo dei lettori ne ha viste delle belle. La lezione di Art Spiegelman, What the %@&*! Happened to Comics?, la gentile invasione dei fan di Patti Smith, i sette giorni su Marcel Proust in occasione della Settimana proustiana, un fine settimana con Tormento, Giaime e Frankie hi-nrg mc protagonisti di Rap. Potere alla parola. Chi frequenta il Circolo dei Lettori si è goduto lo scrittore Richard Mason e la sua interpretazione di Chopin al pianoforte, non ha potuto fotografare Don DeLillo ma l’ha ascoltato attento, ha fatto le 4 del mattino con Zerocalcare per un disegnetto, ha incontrato Salman Rushdie, Niccolò Ammaniti, José Saramago, Elizabeth Strout, Alessandro Baricco, Jonathan Safran Foer, Catherine Dunne, incontrerà Jennifer Egan, Nicole Krauss, Nathan Englander. E tanti altri, per centocinquanta volte ogni mese, perché il Circolo dei lettori è una specie di festival letterario permanente. L’idea è che alla fine di ogni incontro ognuno sia più ricco: di nessi, collegamenti, relazioni sia umane che di senso.

Gli eventi organizzati sono aperti al pubblico e gratuiti, mentre alcuni spettacoli, i gruppi di lettura e i corsi sono a pagamento. È possibile sostenere il Circolo dei lettori acquistando la carta Smart (20 euro, 10 per chi ha meno di 30 anni), che garantisce sconti su alcuni eventi con biglietto e incontri in esclusiva, oppure con la carta Plus (90 euro, 45 per chi ha meno di 30 anni), che garantisce gli stessi vantaggi della Smart oltre alla possibilità di frequentare i gruppi di lettura e di prenotare un posto agli eventi con maggiore richiesta.

continua su: Cos’è il Circolo dei lettori di Torino – Il Post

Mar 22, 2018

Nasce Hoppípolla, la cultura indipendente a domicilio

Hoppípolla è una coloratissima scatola contenete vari progetti di cultura indipendente e consegnata ogni mese a domicilio.

di Redazione Cultora

Quattro ragazzi italiani hanno dato vita a Hoppípolla, un innovativo progetto di cultura indipendente. Ogni mese sarà possibile ricevere a casa propria una coloratissima scatola a sorpresa contenente musica, design, arte e piccola editoria.

Gli ideatori sono giovani italiani con provenienza ed esperienze lavorative molto diverse. Sono Paola Tartaglino, blogger e storica dell’arte che vive a Torino, Francesco Rellini, romano che si occupa della parte commerciale, del marketing e del business development, Nicola Minerva e Simona Basilavecchia, ingegnere e fotografa di Pescara. I quattro, privi di un luogo fisico per incontrarsi, hanno ideato il progetto utilizzando tutti i sistemi tipici dell’epoca dei social network con una sorta di coworking a distanza. Il progetto è totalmente italiano ma ha un curioso nome islandese che richiama la celebre canzone dei Sigur Rós. Hoppípolla, intraducibile in italiano, significa infatti “saltare nelle pozzanghere” e si riferisce a quello che pare essere uno dei giochi preferiti dai bambini islandesi, semplice e divertente. “Ci è subito piaciuto il significato di questa parola,” hanno dichiarato gli ideatori del progetto “perché il senso di sorpresa che vogliamo trasmettere con Hoppípolla è lo stesso: solo che da adulti non è più sufficiente saltare in una pozzanghera, per meravigliarsi.”

Lo scopo infatti è proprio quello di creare stupore in chi riceve la scatola, all’interno della quale si potranno trovare ogni mese progetti indipendenti, coraggiosi e differenti: un oggetto di design, una pubblicazione editoriale, un suggerimento per scoprire un gruppo musicale, un prodotto illustrato e un’ulteriore piccola sorpresa. Ma si può decidere di non essere solo fruitori: è possibile infatti partecipare attivamente proponendo un proprio progetto semplicemente compilando un form informativo.

Per ricevere la scatola è sufficiente andare sul sito di Hoppípolla e sottoscrivere o regalare un abbonamento da tre, sei o dodici mesi a meno di un euro al giorno. Si può anche chiedere di ricevere solo la scatola del mese corrente e lasciarsi così sorprendere dai progetti proposti, frutto sempre di una ricerca che richiede tempo, costanza e competenza. Per questo Hoppípolla si rivolge ad un pubblico di appassionati di cultura indipendente, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e suggestioni intellettuali ma a volte con troppo poco tempo a disposizione.

In quella di gennaio, ad esempio, si potevano trovare i fantasmi in ceramica di Arhoj, realizzati a mano nel laboratorio di Copenhagen, il fumetto “E così conoscerai l’universo e gli dei” del canadese Jesse Jacobs (Eris edizioni), una playlist speciale composta in esclusiva da Altalena fanzine e una spilla smaltata disegnata da Fatomale e prodotta in un laboratorio torinese. In più, la sorpresa nella sorpresa: un ritratto dell’artista Alessandro Pautasso, famoso per i suoi quadri multicolore. E infine, acquistabile anche separatamente, era disponibile la nuova edizione Minimum fax di “L’Egoismo è inutile. Elogio della gentilezza” di George Saunders. Sembra infatti che, a partire da marzo, la casa editrice romana lancerà la sua nuova collana di Classici italiani proprio in anteprima nella scatola Hoppipolla.

Sorgente: Nasce Hoppípolla, la cultura indipendente a domicilio   – Cultora, Cultora

Feb 25, 2018

I National Book Awards, importanti premi letterari americani, saranno assegnati anche ai libri tradotti

Da quest’anno tra i National Book Awards, che insieme ai Pulitzer sono i più importanti premi letterari americani, ci sarà un premio per un’opera di narrativa o di saggistica tradotta in inglese da altre lingue e pubblicata negli Stati Uniti. Il premio sarà assegnato sia all’autore che al traduttore, come accade già per un altro rilevante premio letterario, questa volta britannico, il Man Booker International. Potranno partecipare alla selezione solo libri scritti non in inglese e da autori viventi. I prossimi National Book Awards saranno assegnati nel novembre 2018.

I National Book Awards esistono dal 1950 per «celebrare il meglio della letteratura americana». Negli anni le categorie sono aumentate più volte: prima di quest’ultima aggiunta, veniva premiata la narrativa, la saggistica,  la poesia e la letteratura per ragazzi. Ci sono anche due premi alla carriera, la Medal for Distinguished Contribution to American Letters e il Literarian Award for Outstanding Service to the American Literary Community: la prima viene assegnata a un autore che si è distinto per la sua opera letteraria nella sua completezza (nel 2017 è stata data ad Annie Proulx, l’autrice di I segreti di Brokeback Mountain), il secondo a chi con il suo lavoro ha contribuito alla diffusione della cultura letteraria negli Stati Uniti.

Sorgente: I National Book Awards, importanti premi letterari americani, saranno assegnati anche ai libri tradotti – Il Post

Feb 22, 2018

Nuova applicazione di lettura ebook, è StreetLib Read

StreetLib Read è una nuova applicazione di lettura ebook: dal Cloud vi fa sincronizzare le letture su più dispositivi, da smartphone al tablet (iOS e Android).

da  eBookReader Italia

È disponibile una nuova applicazione di lettura ebook: è StreetLib Read. Basata sul Cloud vi permette di sincronizzare le vostre letture su più dispositivi. È in versione per browser e per app iOS e Android.

È sviluppata da StreetLib, la piattaforma italiana di editoria digitale che fin dal 2006 sotto il marchio allora di Simplicissimus introdusse gli ereader e-ink nel nostro Paese e poi avviò la distribuzione di contenuti con l’ebookstore UltimaBooks (che ora si chiama Stores.StreetLib.com e tra le altre funzioni consente di “reclamare” le pagine articolo e diventare rivenditori diretti dei propri ebook).

Leggere ebook su smartphone e tablet

StreetLib Read si scarica gratuitamente su smartphone e tablet e al momento rende disponibili gratis alcuni titoli, come per esempio l’ebook di Fabrizio Venerandi, Il mio prossimo romanzo (Antonio Tombolini Editore), un flusso pop, uno stream of consciousness che vi inghiotte nei suoi vortici.

Con l’account StreetLib sincronizzi gli ebook

L’app supporta ePub2ePub3 e Fixed-Layout. Se usate un account StreetLib vedrete la vostra libreria in automatico aggiornata sulla app e avrete accesso diretto alla vostra dashboard (per quanti usano altri servizi della piattaforma). Anche acquistando dal nostro ebookstore cercaebook.ebookreaderitalia.com potrete sincronizzare i vostri ebook in lettura.

Tra le funzionalità facilmente attivabili ci sono le info del libro, le opzioni di lettura (aumento dimensione carattere tipografico), indice libro, segnalibri e note.

Sorgente: Nuova applicazione di lettura ebook, è StreetLib Read | eBookReader Italia

Feb 16, 2018

Il video che ti mostra come si produceva la carta nella Cina antica

La carta era conosciuta in Cina già dal II secolo a.C. Ma per lo più veniva utilizzata per l’imballaggio di oggetti, e non per la scrittura. All’epoca scrivevano su pezze di seta. Nel 105, però, il famoso ufficiale della corte imperiale Cai Lun scoprì un metodo di lavorazione che portò al primo foglio di carta della storia.

Per costruirlo, si narra, utilizzò fibre di gelso e canapa. E inaugurò una vera e propria forma di artigianato che si è tramandata per secoli e secoli. Gli artigiani della carta facevano macerare le fibre in acqua per ore, e poi passavano il composto risultante al setaccio.

Recentemente l’artista e artigiana Li Ziqi ha realizzato un video—caricato sul suo canale YouTube—in cui mostra passo passo questa antica tecnica. Che ha consentito all’uomo di facilitare la comunicazione scritta.

La scelta del legno

Nel video vediamo l’artista ricercare la giusta pianta di gelso da tagliare. Colpisce con fendenti decisi la base del tronco e poi elimina rapidamente tutti i piccoli rami. Dopo aver raccolto abbastanza fusti, li porta a casa e comincia il ciclo di lavorazione che gli permetterà di creare la carta.

Partendo dalla corteccia, “sfoglia” le fibre del gelso, creando delle sottili sfoglie di legno. Sembra quasi che stia mondando un frutto. Dopodiché lascia i lembi di fibra a essiccare all’aria, per eliminare il grosso della clorofilla.

La macerazione

A questo punto le fibre vanno reidratate. L’artista le lascia ammollare nell’acqua di un fiume, legandole a un piccolo piolo ancorato alla riva, perché non si disperdano. Dopo aver lasciato passare la notte, torna al fiume e raccoglie le sfoglie di legno, per poterle lavorare.

 

Il composto

Posiziona le sfoglie in un grande contenitore di metallo, e dopo averle cosparse con della cenere e dell’acqua, mette il pentolone sul fuoco. Coprendolo con una tela. Via via che l’acqua evapora, ne aggiunge di nuova. Una volta bollite completamente, mette le fibre in acqua fredda e le lava per eliminare le impurità.

La prima fase di lavorazione delle fibre è terminata. E quindi Li Ziqi le prende e le batte con un mazzuolo per indebolirle, e poi tagliarle a pezzi con un coltello. Il “macinato di legno” viene quindi messo in un pestello, e battuto con vigore finché non si trasforma in una polpa densa.

La creazione del foglio

A questo punto il composto viene spalmato su uno stampo rettangolare, ampio, e immerso in acqua. Poi sciolto omogeneamente finché non crea una patina sul pelo dell’acqua. L’artista passa e ripassa un rullo di legno sulla superficie, per renderla completamente omogenea.

Successivamente alza lo stampo, e lo mette nuovamente a riscaldare vicino al fuoco vivo. Mentre il foglio si compatta, lo massaggia con uno strumento simile a una spugna. Per levigarlo. Dopo diverse ore, lascia raffreddare il foglio e lo stacca dallo stampo. Pronto per essere tagliato in fogli più piccoli.

Un processo lento e delicato che come mostrato nel video può anche comportare degli errori irreparabili. Ma anche estremamente poetico, e che riesce a mostrare quanto l’epoca industriale abbia reso lontani certi gesti e certe tradizioni. Tradizioni che però sono state alla base del diffondersi della cultura e del sapere.

Sorgente: Il video che ti mostra come si produceva la carta nella Cina antica | Hello! World

Feb 13, 2018

Si possono tenere i libri a rovescio?

Cioè non dalla parte del dorso ma delle pagine, così sono più belli da vedere (c’è chi lo chiama un “abominio”)

Ogni appassionato di libri ha le sue fissazioni su come ordinarli sugli scaffali della libreria: se sia meglio in ordine alfabetico, per casa editrice, argomento o autore, dimensione, o in ordine di acquisto. I libri cartacei però sono anche un oggetto bello da vedere e da esporre (altrimenti non esisterebbero i coffee table books), e per questo non sfuggono all’attenzione di arredatori, fotografi e appassionati di design, che li organizzano con criteri prettamente estetici: la moda di qualche anno fa era accoppiarli per colore, ora qualcuno ha iniziato a sistemarli a rovescio, con il dorso nascosto e il concavo, cioè il bordo lungo delle pagine, in evidenza. Così non ci sono più accozzaglie tra le tinte, gli scaffali sembrano più ordinati e in armonia con il resto della stanza, oltre che tra loro, visto che formano «una palette coerente di colore», come ha spiegato Natasha Meininger, che cura il blog di arredamento Outside and In.

Ognuno coi suoi libri fa quello che vuole, a prescindere da cosa ne pensiate, ma la nuova moda ha creato qualche indignazione in chi i libri li compra per leggerli – e forse un po’ anche mostrarli sugli scaffali – e non per trattarli come un pezzo d’arredamento (come ogni fanatismo, anche quello per i libri ha le sue rigidità conservatrici). In un articolo sull’argomento Buzzfeed chiedeva ai lettori di votare e scegliere se fosse un “abominio” o una cosa “del tutto innocua”, e l’87 per cento dei lettori ha scelto la prima opzione. Una delle prime foto di libri al rovescio è stata pubblicata su Instagram a ottobre dalla blogger Carrie Waller, che spiegava: «I libri non si abbinano bene al vostro arredamento? Non preoccupatevi: volete una soluzione facilissima? Voltateli e tutto sarà coordinato». Ha ottenuto 14 mila Mi piace ma anche commenti negativi e critiche che definivano il post “sciocco” e stupido”.

Molti, con più senso pratico, hanno criticato la nuova moda dicendo che così ritrovare un libro è complicato e fa perdere molto tempo. Alcune blogger hanno risposto sdrammatizzando e spiegando di volta in volta che si trattava di vecchi libri di famiglia che non avevano intenzione di rileggere ma che volevano conservare, altre che in questo modo la copertina e il dorso venivano preservati. La blogger di design Tess Wilson dice di leggere molto ma di comprare solo uno o due libri all’anno per risparmiare; in casa tiene solo una trentina di volumi che ha scelto con cura tra un trasloco e l’altro e che per questo sa riconoscere senza difficoltà anche dalle pagine.

Anche se dettata da ragioni estetiche, la scelta di ordinare i libri a rovescio può risultare in un certo buongusto, visto che così i libri non sono sfruttati per ostentare erudizione e cultura. Per finire, non è nulla di nuovo: «a noi sembra strano ma fino a 300 anni fa qualsiasi biblioteca in Inghilterra, Galles o Scozia, ordinava i libri al rovescio», ha spiegato al Telegraph Mark Purcell, ex bibliotecario del National Trust, l’ente che preserva i Beni culturali britannici, e ora supervisore della biblioteca dell’università di Cambridge. Prima del Settecento, infatti, il nome dell’autore e il titolo non erano impressi sulla copertina ma scritti in inchiostro sul bordo delle pagine: il primo libro inglese con un titolo inciso sul dorso è del 1604. Fu soprattutto nel Settecento che, per volere dei più nobili e ricchi, titolo e nome dell’autore vennero scritti in foglia d’oro sul dorso e sulla copertina, che divenne un elemento centrale nell’Ottocento per promuovere e vendere il libro, ormai diventato un oggetto popolare e di massa.

Sorgente: Si possono tenere i libri a rovescio? – Il Post

Feb 02, 2018
  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Il materiale pubblicato è copyright delle case editrici, degli autori e delle agenzie che ne detengono i diritti. Pertanto la loro pubblicazione totale o parziale non intende violare alcun copyright e non avviene a scopo di lucro.

  • Copyright

    Il materiale fotografico, loghi e quant’altro utilizzato all'interno del blog è stato reperito da fonti pubbliche, oppure è stato reso disponibile da terzi.
    Qualora per errore siano presenti immagini o contenuti protetti da copyright, si invita gli interessati a darne immediata comunicazione in modo da procedere alla rimozione tempestiva.

  • Privacy e Cookie policy

    Privacy Policy
  • Informazioni

    Edizioni Esordienti E-book di Piera Rossotti
    Strada Vivero, 15
    10024 Moncalieri - Torino

    [email protected]
    P.E.C. [email protected]

    011-6472110 - ore ufficio

    Partita IVA 10585010019
    Cod. Fisc. RSSPRI51R68L445X
    REA TO-1145737