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PoEEEti

writer-1421099_640La poesia è anima che scrive

Scrivere in versi altro non è che la “verità vera” su noi stessi, dolcemente nascosta da un velo di parole che provengono dall’anima.

di Marina Atzori

È proprio così, la Poesia è anima che scrive, è libertà di espressione, è guardarsi dentro, è toccare con mano l’essenza delle emozioni. Non potevo esordire diversamente perché è stata proprio l’essenza dell’emotività a rivelarsi la protagonista assoluta del mio percorso poetico. In questi giorni ho ricevuto diversi complimenti da amici e colleghi, per il risultato raggiunto in occasione del Concorso sulle Sillogi Poetiche di EEEbook. Ebbene, devo confessarvi che sono stata la prima a rimanere sorpresa, nel momento in cui ho visto il mio nome comparire accanto a quello del poeta Oliviero Angelo Fuina. Ho riletto più volte l’articolo di Andrea Leonelli, poiché io stessa, stentavo a crederci.

Secondo posto e pubblicazione annessa. Che dire? Queste piccole, anzi grandi soddisfazioni, per me, sono quelle che contano per davvero. Vi dirò di più. L’estate appena trascorsa, scrivendo i miei componimenti, ho avvertito un cambiamento nel mio modo di scrivere, mi sono sentita pronta ad aprire la porta dei miei segreti più intimi e più vivi, perché ho creduto e credo, a questo punto, di aver raggiunto un equilibrio, tra quella che è la mia immagine riflessa allo specchio e le sensazioni che provo mentre scrivo.

In tutta sincerità, non è stato semplice tentare di addentrarmi nei meandri di una delle forme d’arte che reputo essere la punta di diamante della scrittura. Qualcosa però, nonostante tutte le riserve di questo mondo, mi ha spinta a farlo, anche se in punta di piedi. Il timore di confrontarmi con me stessa, e con ciò che la vita mi ha riservato fino ad ora, c’è stato, non lo nego. La poesia più di ogni altra cosa, mi ha permesso di superare questa paura recondita, in modo istintivo e spontaneo, in silenzio, di fronte a un foglio bianco.

Se è vero che le gabbie dorate rimangono pur sempre delle gabbie, devo ammettere di essere riuscita a spiccare il volo attraverso le feritoie luccicanti che mi impedivano di esplorare cieli e terreni nuovi.

notebook-405755_640Io scrivo di ciò che mi circonda immaginando di camminare su una corda sottile fatta di parole. Scrivo di estremi, di vertici, di angoli bui e ombrosi, di fragilità, di limiti. A volte temo che la corda si spezzi e invece, come per magia, ogni giorno diventa sempre più robusta.

Nella mia silloge “Nubi Spettri e Mulini a vento”, prossima alla pubblicazione con EEE, potrete leggermi attraverso e scoprirmi dunque, in questa insolita veste trasparente, più sensibile, più riflessiva, e di questo sono enormemente felice. Ringrazio dal profondo del cuore tutte le persone che hanno creduto e continuano a credere in me. Un grazie speciale va alla mia Editora Piera Rossotti Pogliano perché mi ha permesso di rivelare l’anima dei miei scritti ai lettori.

Ott 26, 2016

pizap.com14764686739601Oliviero e Marina, due poeti e un’anima

Oliviero Angelo Fuina e Marina Atzori sono i due vincitori del nostro Concorso per Sillogi poetiche e, se è anche vero che Marina è uno dei nostri autori (di cui non sospettavamo una cotanta vena poetica), di Oliviero, in ambito EEE, non si sa molto. Quindi, ci sembra giusto presentarveli entrambi, così da farvi prendere confidenza con queste anime poetiche così esplosive.

Marina Atzori

Nata il quattro ottobre a Chivasso, ma le mie origini sono sarde al 100%. Libera professionista, diplomata all’Istituto Magistrale “Edmondo De Amicis” di Cuneo, ho frequentato la Facoltà di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Torino,  seguito  corsi di approfondimento  in materia di PNL(Programmazione Neuro Linguistica) Gestione delle Risorse Umane e comunicazione interpersonale.   Per quindici anni sono stata impiegata presso una multinazionale, dove ho acquisito una forte esperienza nel Customer Service, nella Gestione del Personale e nel Merchandising, assumendo un ruolo di responsabilità all’interno del Management Team.
Sono appassionata di libri, poesie, legge e psicologia. Ho sempre cercato di realizzare un sogno nel cassetto: mettere nero su bianco le mie emozioni e condividerle attraverso la scrittura. Muovo così, i miei primi passi, approcciandomi a  piccoli racconti per bambini e poi avvicinandomi al genere poetico.

Ecco che, a un certo punto della mia vita, arriva il famoso portone che si spalanca, dopo una serie di porte e capitoli chiusi. Finalmente pubblico il mio primo libro grazie alla Dott.ssa Piera Rossotti Pogliano, e alla sua casa editrice, EdizioniEsordientiE-book. “Il mare non serve ho scelto una margherita”  mette il naso fuori dal cassetto nel quale era riposto accuratamente, a ottobre del 2014. Ad Aprile del 2015, sempre con la casa editrice, EEEbook esordisco con il mio primo vero romanzo “Il fiordaliso spinoso”:  risultato vincitore nel Concorso di EEE per la categoria “Romanzo Romantico Contemporaneo”. A febbraio di quest’anno raggiungo un traguardo ancora più importante, la pubblicazione del mio terzo romanzo: Dentro un castello di carte”, anche questa volta con EEEbook. (Squadra che vince non si cambia!) Intanto sto già pensando a un quarto libro… spero di sorprendervi ancora!

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Oliviero Angelo Fuina

Oliviero Angelo Fuina nasce a Neuchâtel (Svizzera) da una famiglia italianissima il 28 Agosto 1962. Lettore compulsivo fin da bambino, trova quasi subito naturale sfogo emotivo nella scrittura personale, nonostante il frequentare – imposto – di corsi professionali alberghieri e Istituti Tecnici Commerciali. Con ottimi esiti finali.

Solo nel 2007 pubblica una prima silloge poetica intitolata “Poesie in cuffia“, sulla suggestione di brani “immortali” che spaziano dai Pink Floyd, Deep Purple, Dire Straits, fino ai Rolling Stones, Annie Lennox, Chopin, Giovanni Allevi e compagnia variegata.

Da quel momento in poi i riconoscimenti e le gratificazioni sono diventati molteplici, portandolo ad arrivare sul podio di molti concorsi e premi nazionali e internazionali. L’anima sensibile di Oliviero spazia attraverso il tempo e e le sensazioni, utilizzando le parole con la stessa estrosa precisione con cui un compositore potrebbe trovare il giusto fraseggio per un’opera epica. Esiste un ritmo insito nel suo raccontare, nel suo esporre i pensieri e le emozioni, una musicalità che si spande nell’aria fino a coinvolgere maestosamente il lettore, portandolo a cavalcare le note della poesia stessa.

Tuttavia, Oliviero non è solo un eccellente poeta, ha anche scritto alcuni romanzi in cui la prosa ha avuto comunque un ruolo importante, in cui la delicatezza delle parole ha contribuito a creare atmosfere magiche, quasi surreali.

Sposato e padre di un figlio ormai “grande”, vive a Oggiono, in provincia di Lecco, ai bordi di un lago che caratterialmente ben lo rappresenta.

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Ott 15, 2016

Fioccano le recensioni per Si aprano le danze di Maria Luisa Mazzarini

Mazzarini_EEESono l’eleganza, la raffinatezza e lo stretto connubio naturale che la poetessa intesse con quanto la circonda a caratterizzare la silloge poetica di Maria Luisa Mazzarini. Un flusso fra interno ed esterno che porta direttamente al punto focale delle emozioni e che si apre, a passo di danza, verso un mondo concreto e quotidiano.

Si aprano le danze raccoglie i favori dei propri lettori, di persone abituate non solo a leggere la poesia, ma di capirne l’emotività e l’essenza, animi in grado di apprezzare la grazia di un verso la cui musicalità fa vibrare corde interiori.

Marzia Carocci scrive:

Scrivere poesia non è mai semplice; la difficoltà è proprio quella di non essere retorici né tanto meno costruttori dell’idioma che deve “volare” in alto con spontaneità e istintiva passione senza timore o timidezza nell’esporsi.

E ancora Emilio Red Mercatili:

Le poesie di Maria Luisa esprimono sempre una marcata personalità laddove i sentimenti e le emozioni di chi le scrive vengono, automaticamente, messi allo scoperto e proposti al lettore, che si trova così a dover condividere quelle stesse iridescenze dell’anima che l’autore ha scolpito dentro la sua armatura.

Dunque, non perdetevi il resto delle altre recensioni presenti all’interno della pagina dedicata al libro di Maria Luisa Mazzarini.

Ott 14, 2016

I vincitori del Concorso per Sillogi Poetiche

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di Andrea Leonelli

Anche il lavoro della giuria è finito e siamo giunti al termine di un percorso di valutazione delle sillogi che ci ha portati a decretare i vincitori.
Ricordo a tutti che le sillogi sono state proposte ai giudici in forma anonima e nessuno di noi ha saputo i nomi degli autori partecipanti. Tranne l’editore, nessuno dei componenti della commissione, chiamata a valutare le opere pervenute, ha potuto comporre il binomio autore-silloge.

L’opera di valutazione dei giudici è stata attenta e ponderata e i risultati hanno dato origine al giudizio finale che vede due poeti giungere, alla fine, al conseguimento del premio.

A tutti coloro che non vedono il loro nome fra i vincitori consiglio di non smettere comunque di scrivere perché, anche fra i non presenti sul podio, c’erano poeti di valore con una loro particolare voce e una loro espressività poetica.

Ma iniziamo con i premiati, partendo dal secondo classificato, una sorpresa per tutti in questo campo della poesia anche se non lo è in altri campi: Marina Atzori.

La sua silloge “Nubi Spettri e Mulini a vento” è composta da poesie scritte in un linguaggio attuale, quasi quotidiano, come l’esprimersi della vita di ogni giorno e rende, attraverso le sue costruzioni, l’idea di una personalità riflessiva e attenta. Si dimostra intimamente consapevole di ciò che la circonda e ha ben chiaro in mente, anche se le scaturisce spontaneo, uno stile linguistico personale. Diretta e incisiva, ci porta a vedere il mondo attraverso la sua sensibilità fine e ricercata anche se, dicevamo, immediata e naturale.

Vincitore del gradino più alto del podio è stato Oliviero Angelo Fuina, un poeta singolare con uno stile definito e, se vogliamo, dal gusto un po’ retrò. Fa della metrica, precisa e puntuale, uno dei punti di forza del suo essere poeta e propone, con eleganza e garbo, composizioni simili ad arabeschi sulla pagina. I contenuti, introspettivi, ma non esclusivamente concentrati sul “sé”, affascinano il lettore e lo conducono, attraverso un linguaggio a volte sottilmente pungente, fino alla fine di un percorso che, definito anche nel titolo della silloge, “Poesie Uroboriche”, ritorna, ciclicamente al suo inizio.

Due sillogi di indubbio valore che presto riceveranno pubblicazione e che spero il pubblico dei lettori saprà apprezzare per il loro contenuto.

Ott 13, 2016

14355516_10209036965935692_1611263349004416967_nTu, Ottava Nota, nel sistema bibliotecario Statunitense

Gastone continua la sua opera di rendere la poesia viva, diffondendo il senso di quei valori, come l’amicizia, l’amore, la famiglia, costruendo e lasciando passi.

Abbatte le barriere e grazie al Gruppo Artistico Indipendente Orfeus, è presente nel progetto WORLD VISION ARTISTS 2016Il Gruppo Artistico Indipendente Orfeus offre un servizio unico nel suo genere, il WORLD VISION ARTISTS, che permette l’inserimento di una qualsivoglia pubblicazione nel Sistema Bibliotecario Statunitense.
L’opera verrà così catalogata a vita in una biblioteca per ogni Stato degli U.S.A. .. 
È fondamentale che le pubblicazioni abbiano il codice isbn senza il quale è impossibile tracciarle e di conseguenza catalogarle.

Le opere “Un Seme oltre Oceano” e “Tu, Ottava Nota”, sono così state catalogate e inserire nel sistema bibliotecario Statunitense.

Un nuovo obiettivo e segno di crescita, incentivo a continuare così.

Gastone Cappelloni: Poeta contemporaneo, classe ’57, nasce a Sant’Angelo in Vado (Pesaro\Urbino). Penna fertile e dinamica, ha pubblicato tutt’oggi ben 20 sillogi. “Tu, Ottava nota” (2015) e “Un seme oltre oceano (2014) anche  in lingua spagnola. Le sue poesie, sono presenti su circa 80 Antologie letterarie, portali e riviste cartacee. Ha ricevuto riconoscimenti nazionali e internazionali. Ospite in radio nazionali/estere ein TV a Mar del Plata  in Argentina nel 2014  nel programma “Giovani Marplatensi!” e “Domenica Italiana” per la promozione della cultura e la diffusione della poesia.

LINK:

Sito ufficiale
Pagina Facebook

Promemoria:

Gastone Cappelloni è un componente della giuria del Concorso per Sillogi Poetiche EEE e sarà presente nella Giuria del Primo Premio Internazionale di Poesia “Sentieri DiVersi

Ott 05, 2016

Andrea Leonelli: la mia bibliografia

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di Andrea Leonelli

Perché questo articolo? Perché sono tendenzialmente una persona poco ordinata e, come tale, anche la mia bibliografia è caotica, almeno in parte.
Partiamo dicendo in che ordine, cronologicamente, sono stati scritti i miei libri: la mia prima silloge è “La selezione colpevole”, una raccolta di poesie scritte “di pancia”. Contiene tutto il dolore che ho vissuto in un pessimo momento della mia vita. Successivamente ho scritto “Consumando i giorni con sguardi diversi”, in cui ho inserito, forse più con la testa, diverse composizioni create al di fuori dai miei soliti schemi, cercando soluzioni nuove e sperimentali per esprimere ciò che sentivo in un periodo di transizione.
Per ultimo, almeno per ora, “Crepuscoli di luce”. Questa silloge rappresenta una sintesi di un periodo più lungo che inizia ai tempi di “La selezione colpevole” e arriva fino alla metà 2015.
Ho un’altra raccolta di poesie, già pronta ma ancora in fase di “lavorazione”, di cui è ancora presto per parlare. Sto lavorando, ormai da anni, a un romanzo/racconto lungo e autobiografico che chissà quando riuscirò a finire.
Concludiamo, dunque, parlando dell’ordine di pubblicazione: prima è uscito, come autopubblicazione, “La selezione colpevole”, mentre il primo libro pubblicato con un editore, ma solo in formato digitale, è stato il mio secondogenitoConsumando i giorni con sguardi diversi” uscito per EEE. Di seguito è uscita la seconda edizione di “La selezione colpevole” in ebook e cartaceo a cui è seguito, dopo una parentesi temporale (comprensiva di tuoni, fulmini e saette), “Crepuscoli di luce” sia digitale che cartaceo.
Ultimo “rinato” al momento è “Consumando i giorni con sguardi diversi”, in seconda edizione, stavolta nei due formati elettronico e in brossura.
Spero di aver chiarito, almeno agli interessati, la strana cronologia delle mie pubblicazioni.
Chissà le future sillogi quali vie traverse di pubblicazione potranno mai prendere e in che ordine si affacceranno al pubblico ma adesso, che è uscito il neo rinato “Consumando…”, festeggiate con me rileggendolo in questa splendida edizione “rielaborata” che potrete trovare, come tutti i titoli EEE, su tutte le piattaforme digitali. E se lo volete il cartaceo, vi assicuro che fa una bellissima figura.
Parola d’autore felice.

Giu 01, 2016

logo scritturaAndrea Leonelli e il valore terapeutico della scrittura

di Andrea Leonelli

Scrivere può salvare la vita? Sì. Per quel che mi riguarda è andata proprio così.
In un brutto periodo della mia vita ho riscoperto, dopo anni, il piacere (o il sollievo) che può dare la scrittura.
Spesso infatti esporre, o meglio trasporre, se stessi su carta (o su monitor) permette di estraniare dal sé interiore quelli che sono i problemi che creano conflitti. Si sa che, quando una qualsiasi cosa è troppo vicina, si rischia di non vederla quindi, portare “al di fuori” quei tumulti che si hanno dentro ci da la possibilità di riconoscerli meglio, di affrontarli da punti di vista diversi e di trovare soluzioni che, altrimenti, non si sarebbero potute trovate perché troppo coinvolti da quello che stiamo vivendo.
Lo stile che si sceglie nello scrivere e il tipo di risultato che ne viene fuori sono ininfluenti e, di solito, “non scelti coscientemente” ma sono semplicemente il risultato di inclinazioni personali, gusti, istinto e divengono semplicemente funzionali all’atto dell’esternare. In questo modo ho scritto alcune di quelle che sono, a parere mio, fra le mie poesie più intense.
Inoltre, questo estrarre dal proprio intimo i pesi che ci gravano, alleggerisce l’animo, permette di risalire dagli abissi in cui ci si trova e riprendere quelle boccate d’aria che, spesso, sono la chiave del salvarsi. Con l’animo più leggero, non accecati dallo sconforto, si riesce ad avere una visione più realistica di ciò che si ha intorno. Si può affrontare la vita con uno spirito più positivo.
Si potrebbe anche dire che scrivere le proprie intenzioni, simulare gli atti sulla carta, magari attribuendoli a un personaggio, ed è indifferente se sia un alter ego o una persona completamente diversa da chi scrive, ci consente anche di immaginare meglio le reazioni, del mondo circostante, a un qualsiasi evento. Ciò ci pone davanti agli occhi quelle che potrebbero essere conseguenze non immediate a gesti, parole o atti che pianifichiamo nell’immediato ma i cui strascichi potrebbero non apparirci subito chiari nella nostra mente. Dovendo descrivere infatti le interazioni fra i personaggi, questi “prendono vita” e ci rispondono, quasi in maniera autonoma, talvolta in modi inaspettati. Fatto che, lasciando le nostre idee rinchiuse solo nella nostra testa, potrebbe anche non accadere. Spesso ci si aprono davanti agli occhi scenari inattesi.
Potrei parlarvi anche più nel dettaglio della mia esperienza personale, di quanto sia l’esternare che l’alleggerirmi mi abbia aiutato. Potrei anche raccontarvi che lo scrivere i vari “come farei…”, in un racconto, mi abbia evitato di compiere azioni errate e deleterie, ma non credo che scendere troppo nei dettagli possa essere di ulteriore supporto a queste brevi riflessioni. Inoltre, diventerebbe uno spoiler su quanto sto già scrivendo per il mio prossimo libro, dal titolo ancora in bilico fra “Battiti” e “L’inferno dentro”.
Dunque, scrivere salva la vita? Rispondo nuovamente a questa domanda con un sempre più convinto SI.

Apr 18, 2016

La poetica di Maurizio Donte

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La metrica è definita come una forma ormai obsoleta con cui comporre la poesia, come se i versi liberi potessero essere gli unici in grado di dare vita ai pensieri e alle emozioni. Tuttavia, analizzando la questione da un’altra ottica e leggendo questo articolo, forse la realtà potrà assumere una visione diversa e più significativa di quanto possano essere importanti le regole, anche nell’arte.

Maurizio Donte ha pubblicato con EEE la silloge poetica Nell’incanto

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di Maurizio Donte

Sono moltissimi anni che mi dedico alla poesia (la scrivo praticamente da quando ho imparato a tenere la penna in mano…) ma l’amore per questa forma d’arte è nata in me dall’infanzia, prima per merito di mia madre, che l’ha sempre amata e non mancava mai di recitarmene qualcuna al posto delle favole, poi, lo ammetto, anche per una tradizione familiare che vede tra i miei antenati altri due poeti, da parte materna un prozio e da parte paterna il cugino primo del nonno.
Ho iniziato con il verso libero, come molti fanno al giorno d’oggi, seguendo la lezione dei grandi del ‘900: Ungaretti, Montale, Quasimodo e Saba, principalmente; ma l’amore per la creazione poetica è una tentazione a cui è ben difficile resistere e che non conosce limiti di sorta, così, pur dopo aver ottenuto con la Poesia libera molte soddisfazioni, ho sentito la necessità di approfondire la materia.
Ho sempre amato, oltre ai poeti sopra citati, i nostri classici del passato, e ne avevo già una buona conoscenza, ma mi rendevo conto che la bellezza del loro modo di esprimere le immagini poetiche, l’armonia insita nei loro versi, il loro linguaggio, meritava uno studio ben più approfondito. E così mi sono fatto studente, con umiltà e pazienza (mia, ma soprattutto dei miei insegnanti) sono andato a lezione di metrica dai poeti dell’Accademia Alfieri di Firenze, presieduta dal poeta e attore Dalmazio Masini.
La metrica non è, a mio vedere, un desueto orpello da relegarsi nelle cantine della letteratura come sorpassata, vecchia e inutile. So che a molti oggi non piace, è vero, ma ritengo abbia un naturale diritto ad essere coltivata, pur in modo moderno, utilizzando cioè, un lessico attuale e aderente il più possibile ai nostri tempi. Lo so che oggi può apparire insolito, o demodè, cimentarsi nel sonetto, nel madrigale, nella canzone petrarchesca, o nelle odi, negli idilli, e nelle liriche sestine. Però mi chiedo, perché no?
Queste forme sono il fondamento stesso della poesia italiana, le basi dei nostri grandi autori del passato, che nulla certo hanno da invidiare agli autori stranieri, e allora, perché mai dovremmo rigettarle?
Certo, è chiaro che non ci si può limitare a scimmiottare Leopardi, o Foscolo, Alighieri o Petrarca. Bisogna apprenderne la lezione, e andare avanti.
D’altra parte la POESIA (dal greco ποίησις, poiesis, che vuol dire “creazione”) è una forma d’arte che crea, scegliendo opportunamente le parole secondo i criteri delle leggi della metrica, oppure facendone a meno, un componimento in versi (frasi in diverso modo assemblate) in cui il significato semantico si lega in modo indissolubile al suono, alla musicalità insita nei fonemi usati.
È pertanto chiara la parentela della musica con la poesia: nelle precise regole di accentazione e di numero sillabico dei versi assemblati insieme riverberano le altezze e le frequenze delle note del pentagramma. Così come due note successive suonate insieme, es DO_ RE, creano una dissonanza, allo stesso modo non si può in poesia far seguire a un endecasillabo un verso ottonario: semplicemente ne esce una evidente stonatura. Diversamente, l’accostamento di un settenario a un endecasillabo suona benissimo, e non si deve pensare a questi modi di esprimere le parole come a un qualcosa di artificiale, essendo questi una parte integrante (“essendo questi una parte integrante” diventa: es sen do QUES ti-u na PAR te-in te GRAN te- endecasillabo dattilico a minore con accenti in 4, 7 e 10) del nostro comune modo di esprimere le nostre idee in parole, come ben potete vedere.
Quindi, la restrizione metrica, figlia e creatrice della musicalità della nostra bella lingua, riesce a trasmettere, proprio come fa la musica, emozioni, concetti e stati d’animo in maniera molto più evocativa e potente di quanto si possa ottenere con la prosa, laddove le parole obbediscono, o almeno dovrebbero obbedire, solamente alle regole grammaticali e alla sintassi.
Un esempio a tutti noto: ben diverso è dire “Questo colle solitario mi è sempre stato caro” dal ben più evocativo “Sempre caro mi fu, quest’ermo colle” (endecasillabo anapestico a majore, con accenti in 3, 6, e 10).
Detto questo, aggiungo soltanto che non necessariamente la poesia metrica trova la sua espressione nelle forme chiuse, come quelle citate sopra, che sono certamente legatissime alla rima, che a molti oggi non piace, ma può benissimo vivere in forme aperte e sciolte (non libere in modo assoluto), in polimetri, o in endecasillabi sciolti. Esempi magnifici di questi ultimi ne sono certamente L’infinito di leopardiana memoria, o Dei Sepolcri di Ugo Foscolo, per citarne due noti a tutti. Pur nel linguaggio del loro tempo sono, e restano, modernissime. Perché dunque, non seguire questa via?

 

Apr 08, 2016

Casi strani: il mistero del manoscritto leonelliano

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Andrea Leonelli è vittima (si fa per dire) di uno di quei casi strani che capitano talvolta nella vita e che non hanno alcuna spiegazione logica.

Partiamo dall’inizio. Andrea lavora in rianimazione e quella che svolge giornalmente è un’occupazione che coinvolge tutta la sua sfera emotiva e le sue energie. A suo tempo, quando gli chiesi di scrivermi un articolo che potesse far capire cosa si prova nell’affrontare tutti i giorni un mestiere simile, lui produsse un pezzo decisamente d’impatto (QUI). Il blog era aperto da poco tempo e, nel giro di pochissimi giorni, il suo articolo divenne virale, al punto che comparve sulle riviste specializzate del settore e colleghi da tutta Italia lo lessero arrivando anche a scrivere un buon numero di commenti.

In sostanza, quell’articolo è stato condiviso più di 5400 volte su Facebook e la pagina, qui sul blog, è stata vista più di 16.000 volte (al momento, mentre scrivo, la cifra è di 16.737). Va bene, e con questo?

Fino ad ora ho solo snocciolato dei numeri che possono andare bene per delle statistiche e che, al limite, mettono in risalto il fatto che l’argomento è sentito e che la categoria degli infermieri italiani ha trovato, nelle parole di Andrea, una voce in grado di mettere in risalto le loro emozioni. Ma la singolarità della vicenda non è questa, così come non lo sono i numeri, per quanto significativi, la questione è un’altra. Dopo l’articolo, ad Andrea sono state proposte alcune interviste, fra cui quella rilasciata a Nurse24 (il video è reperibile QUI), nella quale il nostro poeta ha dichiarato (incautamente) di aver scritto un testo in merito alla propria esperienza personale, quando si è trovato dalla parte del paziente, assistito proprio dai suoi colleghi in rianimazione. Ebbene, e qui si riscontra la stranezza del caso, ad Andrea stanno arrivando email in cui gli viene chiesto dove sia possibile comprare il libro e quale sia il titolo…

Caro Andrea, a questo punto (e penso che il tuo editore sarà d’accordo) non hai più scusanti, spicciati a finire il libro (non stai mica scrivendo Guerra e Pace!), così che si possa finalmente rispondere alle richieste!

 

 

Mar 25, 2016

Una Regina e i suoi Re

Un altro poeta s’inserisce nella scuderia degli autori EEE, circondando la nostra Regina di nomi eccellenti.

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Maurzio Donte, con il suo Nell’incanto, stabilisce un nuovo filo conduttore con i propri lettori.

Elisabetta Bagli, Andrea Leonelli, Andrea Tavernati, Gastone Cappelloni e Maurizio Donte, formano una squadra poetica che assume già il sapore della leggenda. Elisabetta, con i suoi meravigliosi versi, offre una vita vista al femminile, con i suoi dubbi e le sue incertezze, condite con quella forza che ogni donna è in grado di avere. Andrea Leonelli travolge gli animi con l’energia di cui carica le sue composizioni, trovando, attraverso la sofferenza e lo strazio, la via verso il cuore dei lettori. Andrea Tavernati incanta con i propri Haiku, descrivendo in così pochi termini un universo ricco di emozioni e sentimenti. Gastone lascia senza fiato. La sua prosa, solo all’apparenza semplice, è un puro inno alla vita e a quanto possa far sentire vitale un uomo. Infine Maurizio Donte, un nome che porta l’arte poetica verso quella classicità che così bene padroneggia.

Vi presentiamo la parte iniziale della presentazione di Nazario Pardini al libro Nell’incanto

Bolero

Donte_EEEVaga sulle onde un fremere d’incanto,
mentre trema la luce della Luna
e alzo nel vento a te un notturno canto
che flebile s’inizia sotto il cielo;
con arte io vengo a te, mia sola amata,
tu danzi quasi fossi una sirena
nel mare dell’estate che è passata.
Mi ricordo il motivo della danza
ed il tuo passo al muoversi del suono,
lento Bolero, dentro la risacca,
in languide movenze d’abbandono.

Iniziare da questa citazione testuale significa andare a fondo, da subito, nella epigrammatica vicenda del canto di Maurizio Donte. Un canto dolce, estremamente musicale, nutrito di cospirazioni emotive di grande abbandono erotico-intimistico, dove il verso, con tutta la sua potenza ermeneutica, si fa corpo risolutivo degli abbrivi vitali del Poeta. Sì, c’è l’amore, vissuto con plurima collaborazione panica, con espansioni iperbolico-allusive, e con abbracci semantici di urgente vocazione narratrice, ma un amore plurimo, totale, universale che coinvolge la vita nella sua polisemica significanza: il sogno, la realtà, il tempo, la memoria, la pace, la società e quell’inquietudine che nella poesia si fa flauto sotterraneo ad accompagnare il fluire dello spartito: “Mi ricordo il motivo della danza”, una rievocazione che si traduce in alcova rigenerante, in edenico ritorno, in visione incantatrice trasferita in mondi dal sapore neoplatonico, dove tutto è leggero, inviolabile e sonoro come una musica sublimante. Ed è l’endecasillabo – trattato in tutte le salse, in tutte le sue tonalità, a majore e a minore di sonetti, odi e canzoni – a evidenziare l’esperienza metrica del Nostro; la sua abilità versificatoria, aduso, Egli, al verso nobile del canto: “con arte io vengo a te, mia sola amata,/ tu danzi quasi fossi una sirena/ nel mare dell’estate che è passata”. Un mare d’infinita portata, i cui orizzonti si estendono fino all’inverosimile, fino a traguardi a cui l’uomo non può allungare lo sguardo, data la sua pochezza. E il Poeta è cosciente della futilità del tempo, del gioco delle sue fauci, della sua rapacità e voracità: “E vano è lo sperare che ritorni:/ rapido fugge il tempo tra le dita.”, per questo si affida al memoriale, a quel “passato” che tanto vorrebbe riattivare “in languide movenze d’abbandono”; a un eros che, comunque, non circoscrive il panorama ispirativo del Nostro; dacché la perlustrazione ontologica delle piecès e lo scavo analitico si estendono, a tutto tondo, al bene e al male della vita, col ricorso a uno sguardo impegnato e addolorato su tutto ciò che crea sofferenza; su tutto ciò che si allontana dalla fraternità, e dalla umanità, visto che “Non più vi fosse guerra, ma fraterno/ amore” è l’auspicio più sentito del Poeta

Feb 11, 2016
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