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Vita d’autore

Claudio e Filiberto Arnaudo (Andrea Ravel per i lettori), rispettivamente padre e figlio, sono gli autori del ciclo Il Longobardo, serie di romanzi storici dedicati a una delle radici più importanti del nostro passato. Claudio rappresenta “pubblicamente” un po’ entrambi e possiede uno spirito decisamente carico di allegria (anche se a prima vista nessuno lo direbbe), in grado di abbattere le mura di Gerico. #EEE #autoriEEE

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Andrea Ravel e la sua esperienza con EEE

di Claudio Arnaudo

Dire EEE e dire Piera Rossotti Pogliano è un po’ la stessa cosa e il mio primo incontro con EEE è avvenuto proprio attraverso una telefonata con la Signora Rossotti in persona.

Era un pigro giovedì pomeriggio di fine Agosto 2014 e stavo per entrare in piscina quando suona il cellulare…

“Buongiorno Signor Arnaudo, sono Piera Rossotti etc etc… il suo romanzo è arrivato secondo al nostro concorso per i romanzi storici.”

“Secondo? E perché non primo” rispondo, pentendomi immediatamente. (Mia moglie dice, a ragione, che sono impulsivo, ho un pessimo carattere e invecchiando non miglioro). Dall’altra parte percepisco un momento di sbalordimento, vorrei rimediare in qualche modo ma forse il silenzio è la scelta preferibile.

“Se lei è d’accordo” continua imperturbabile la Signora “penserei di pubblicarlo. Ma, come prima cosa, occorre cambiare il titolo. Quello che ha scelto non va assolutamente bene.”

“A parte il fatto che ci abbiamo messo due anni (io e mio figlio) a sceglierlo” replico decisamente irritato “a me pare perfetto.”

“È un titolo che fa pensare a un romanzo a metà tra il fantasy e il racconto a sfondo religioso. Io detesto il fantasy e i romanzi religiosi non li legge nessuno!”

Vi risparmio il seguito della conversazione, soprattutto quando mi ha intimato di accorciare il manoscritto entro il limite massimo delle battute previste. Devo dire che aveva, naturalmente, ragione più o meno su tutto: il titolo era pessimo, ma soprattutto non dava l’idea del tipo di romanzo che avevamo scritto.

Questo è stato il mio approccio a EEE, traumatico al punto che ancora non riesco a rivolgermi al mio editore che in due modi: o Signora Rossotti Pogliano o Professoressa Rossotti. Inutile dire che il rapporto è poi migliorato e da un po’ di tempo sto riflettendo sulla possibilità di proporle di darci del tu e magari chiamarci per nome, ma non è niente di più che un’idea. Anche se, devo dire, Professoressa Piera (Rossotti) non suona poi tanto male.

Mag 16, 2016

Irma Panova Maino e il valore terapeutico della scrittura

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di Irma Panova Maino

Scrivere crea un senso di liberazione, di sollievo e diventa una vera “palestra” in cui sfogare tutte le energie, le frustrazioni e persino le delusioni.

Altrimenti perché mai si dovrebbe scrivere? A scuola impariamo l’arte della scrittura puramente a livello “tecnico”, prima a mettere insieme le lettere, scritte con bella mano, e poi a mettere insieme le parole, stando attenti a tutte le regole grammaticali che distinguono un testo comprensibile da uno poco leggibile. Tuttavia, nessuno insegna come esternare ciò che si ha dentro. Non esiste alcuna legge, suggerimento, elenco che possa fornire istruzioni adeguate sul valore dell’esternazione e su come questa possa essere effettuata. Soprattutto non sono segnalate le controindicazioni, anche se queste poi esistono con l’andare del tempo.

Spesso basterebbe mettere nero su bianco i propri pensieri per cogliere le soluzioni, per sciogliere i nodi e arrivare al nocciolo effettivo di una questione. Forse tanti dubbi e malintesi, soprattutto discussioni, non ci sarebbero nemmeno se solo si fosse perso un po’ di tempo nell’analizzare, per iscritto, i pensieri e le ipotesi. Forse, molta violenza verbale si esaurirebbe sopra un foglio di carta, anche se virtuale, lasciando lì la propria impronta e non sopra altri volti o altra carne.

Il forse, purtroppo, è d’obbligo, ma tant’è che molti autori (e loro lo sanno), utilizzano proprio la scrittura per eviscerare dall’anima tutta la negatività che li circonda, offrendo buoni spunti alla positività e alla speranza. Sono sogni, è vero, mere chimere che a volte possono produrre un effetto risonante piuttosto spiacevole, ma è il carattere dello scrittore che alla fine predomina e il suo stile, il suo bisogno di esprimersi, talvolta, resta tristemente legato al proprio scritto. Quindi, se da una parte è vero che nella maggior parte dei casi lo scrivere può calmare l’anima, dall’altra è anche vero che può diventare la fonte di altre paranoie, fornendo spunti ulteriori per estraniarsi dai rapporti sociali. Forse, per questo molti scrittori diventano esseri solitari, chiusi nei propri mondi immaginari, intrappolati fra trame e personaggi.

Provate a immaginare cosa accadrebbe se doveste svegliarvi e scoprire che siete stati catapultati in uno dei vostri libri…

Gli autori horror potrebbero iniziare a provare serie apprensioni, ma anche per altri generi non sarebbe così semplice uscire indenni dall’immaginario. Dunque, nei nostri scritti riversiamo ciò che il nostro subconscio elabora, creando altre realtà parallele e se questo da una parte ci libera dalla pesantezza dei pensieri, dall’altra frustra le aspettative, diventando, talvolta, un circolo vizioso, pronto per essere sfogato nel libro successivo.

Mag 13, 2016

Mario Nejrotti è un autore che con EEE ha pubblicato diversi libri molto apprezzati dal pubblico, fra questi Il piede sopra il cuore risulta essere il più venduto nel Kindle Store di Amazon, tanto da essere classificato un bestseller. Dire che ne siamo orgogliosi non rende l’idea, tuttavia non ci stupiamo, Mario è uno scrittore con i fiocchi e lo dimostra sia per il suo indubbio talento che per la sua signorilità. #EEE #autoriEEE

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di Mario Nejrotti

STRADE LASTRICATE D’ORO E TORTUOSI SENTIERI

Creare e gestire un’Editrice, prevalentemente o esclusivamente digitale, è un’impresa difficile che necessita prima di una buona dose di lungimiranza e di coraggio e poi di un continuo sforzo di fantasia. La EEE e la sua Editora, Piera Rossotti Pogliano, a mio parere hanno tutte queste caratteristiche. Ma bastano per crescere e lanciare nuovi scrittori di successo in un mercato sovrasaturo, dove tutto è già stato scritto e ogni strada è stata battuta?

Per  la mia esperienza di giornalista, uno scrittore può arrivare alla notorietà, che non è sempre sinonimo di successo, attraverso diverse strade:  far già parte del mondo editoriale per lavoro e conoscenze o appartenere al “grande” mondo della comunicazione, essere  in qualche modo interno all’universo dello spettacolo o avere amicizie “potenti”.  Il romanzo del neo scrittore troverà così benevolenza presso i grandi editori e spazio prima o poi nelle vetrine che contano. Allora un certo numero di alberi saranno sacrificati sull’altare della sua gloria.

Si può anche “arrivare” se si sa (belle: sembrano delle note musicali!) cogliere dalla cronaca un fatto, possibilmente pruriginoso o macabro o drammatico (positivo mai: non vende!). Può arrivare a farsi pubblicare chi è già famoso e in questo caos spesso non occorre neanche che sappia scrivere: fa tutto l’editore e lo paga anche solo perché gli lasci usare il nome. Deve almeno saper raccontare, direte voi. Non è indispensabile. Gli aneddoti della vita, lacrimosi o divertenti, li può scrivere benissimo il ghostwriter, basta che il personaggio li confermi nelle interviste. Di scrittori fantasma ce ne sono a pacchi, anche bravi (li trovi persino in rete, per esempio su http://www.loscrittorefantasma.com/).

Un modo tradizionale, e il più bello, per arrivare a notorietà e successo è essere molto, ma molto bravi. Ma non è sufficiente: occorre avere anche una buona dose di “fortuna”. In questo mondo molto particolare la sola fortuna o il solo talento non bastano. Le ali della farfalla a Pechino devono battere proprio per te e… non generare il caos solo per una volta.

Comunque tutti insieme questi “ scrittori”, che hanno imboccato una strada lastricata di gloria e di oro (che però, si sa, porta all’inferno), raggiungono ogni anno le poche decine (e sono molto ottimista). Per le restanti migliaia di scrittori italiani non rimane che imboccare le faticose e tortuose strade per raggiungere, non dico il successo, ma almeno la pubblicazione (e queste, sempre lo si sa, portano in paradiso). Non sono certo tutti bravi, ma anche lo fossero, non tutti sono fortunati. E quindi: sudore, sangue e umiliazioni.

Intorno a loro, alimentato da loro, un bel mercato. Dovremmo essere orgogliosi!

Con i nostri sudati risparmi vivacchiano agenzie letterarie, organizzatori di centinaia di concorsi più o meno letterari, correttori di manoscritti, redattori di schede di lettura, recensionisti  a pagamento, tipografie, self publishing a pagamento, pseudo editori, che non sono mai stati imprenditori, e che succhiano il sangue agli autori ancora prima della pubblicazione e che non fanno nulla se il tapino non paga e sicuramente nulla dopo che il tapino, sempre lui, ha pagato.

E poi qua e là ci sono, invece, poche iniziative editoriali fresche e nuove che offrono spazio agli Autori emergenti.

Una di queste è appunto l’EEE della cui squadra di scrittori faccio orgogliosamente parte. Siamo un bel drappello in crescita. Che cosa mi è piaciuto della filosofia dell’Editora?

Prima di tutto la dichiarata, assoluta e rivendicata soggettività del suo giudizio: il manoscritto o le piace o non le piace. (qui suona “punto”). Questo è molto bello perché non c’è nessuna pretesa di giudizio assoluto o di condanna senza appello. Per chi è pubblicato va bene, perché non si monta la testa e per chi è rifiutato, va bene lo stesso perché si consola e prova a cantare in un altro cortile, senza che venga ferito troppo il proprio ego.

Poi, mi è piaciuta perché, dopo il parere positivo, arriva subito un contratto semplice, chiaro e commercialmente accettabile, che non riguarda l’autore, ma l’opera singola. Il contratto, infatti, è sul romanzo e lega solo il lavoro, non la persona. Così sei sicuro di non finire come Salgari, sfruttato fino al suicidio dai suoi editori prima Donath e poi Bemporad. E di conseguenza al contratto, a cadenza precisa, arrivano anche i soldi (sterco del diavolo, ma indispensabile sostegno della vita). La casa editrice poi è ricca di iniziative e alcuni grandi Blogger aiutano per la necessaria diffusione dei titoli in catalogo e per creare una mentalità di squadra e di gruppo tra gli autori della “casa”.

Non si firma nulla su questo argomento, ma è la parte più innovativa. Gli Autori partecipano alla loro promozione!

Alcuni brontolano:“ Fuori dagli schemi! Avvilente! Ognuno faccia il proprio ruolo: io creo e scrivo, tu pubblichi e promuovi”. Personalmente, data la mia educazione un po’ troppo sabauda, ho fatto fatica a incominciare a “promuovermi”, ma siccome sono un ragazzo (si fa per dire) che si mette ancora in discussione, ho riflettuto sul lavoro dell’Editora, dei vulcanici blogger Irma Panova Maino e Andrea Leonelli e mi è sembrata una prospettiva nuova, che aveva anche qualche possibilità di successo.

Il mondo dell’editoria cambia e allarga il suo bacino di azione, alcune porte si chiudono, nuove strade si aprono. Forse sta nascendo una cultura diversa dal passato, dove Editore e Autore sono parti complementari di un lavoro che si sviluppa  con la fantasia, la creatività e l’impegno di entrambi. Da un lato prodotti del talento, dall’altro la sensibilità di riconoscerli e la possibilità di entrare nel mondo dei “pubblicati” (che, credetemi, non è poco in un oceano di “inediti”).

Bisogna allargare gli orizzonti, non costruire club autoreferenziali, che sarebbero asfittici  fin dalla nascita (Indice di Apgar alla nascita meno di 4, scusate la deformazione da medico). Quindi, insieme, occorre, con la fantasia creativa e l’entusiasmo che dovrebbero contraddistinguere autori ed editori, scoprire, sperimentare e mettere a disposizione di tutta la squadra strumenti  sempre nuovi  per arrivare al pubblico, al grande pubblico della rete, unico giudice importante e unica vera meta per i racconta storie.

Mag 12, 2016

Marina Atzori ha uno stile inconfondibile e il suo raccontare assume sempre un sapore onirico. D’altra parte, conoscendola, non potrebbe essere altrimenti, il suo spirito ha bisogno di poter volare e la sua fantasia, espressa egregiamente nei tre libri pubblicati con EEE, diventa evidente in tutto quello che fa. #EEE #autoriEEE

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Marina Atzori e la sua esperienza con EEE

di Marina Atzori

LA “VELA”

Diario di bordo

Ottobre 2014

  • 1 zattera con “vela”
  • 1 penna + calamaio
  • fogli bianchi q.b
  • 1 Margherita

È iniziata così la mia esperienza con EEE, a bordo di una zattera. Con me avevo pochi e semplici elementi, nella testa un unico obiettivo: scrivere per sopravvivere al mare in tempesta. Dovrei parlarvi di rinascita e di evoluzione emotiva, ma non lo farò, vi parlerò di un viaggio e di una “vela”. Tante, e forse troppe, sono state le motivazioni che mi hanno spinta, proprio come una serie di correnti marine calde e fredde, a fare ciò che amo di più: raccontare emozioni scrivendo. Tutto è nato con il disegno di una Margherita. Un fiore che avrebbe potuto trarre in inganno chiunque, ma non Lei. Dietro quell’immagine c’era un mondo segreto che chiedeva a gran voce di uscire dalla penombra. Non sapevo se sarei stata compresa: il vento era forte e contrario, la pioggia era battente, faceva un gran freddo e avevo paura. Ero quasi convinta che sarei naufragata, nessuno si sarebbe soffermato sul mio Piccolo Libro che nascondeva, in ogni frase, contenuti decisamente fuori dagli schemi. Tra un fulmine e l’altro scrivevo, come se non ci fosse stato un domani. Stremata, e con qualche petalo in meno, mi sono svegliata alle prime luci dell’alba. C’era il sole all’orizzonte che colorava i fogli inzuppati dall’acqua salmastra e sparpagliati in ogni angolo della mia bagnarola. Dunque mi sbagliavo, qualcuno, quella notte, aveva notato e letto la mia storia. Lei, Piera Rossotti Pogliano è riuscita ad andare al di là delle apparenze e a vedere in me qualcosa di più, quel di più che mi ha permesso di alzare quella preziosa “vela” per arrivare finalmente sulla terra ferma. Ho potuto aprire le ali, e seguire un sogno, il mio sogno, pubblicare per la prima volta “Il mare non serve…” con EEEbook. Da quel momento, grazie a Lei, più scrivo e più mi sento libera di esprimere la mia creatività.

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Mag 10, 2016

Alessandro Cirillo ha al suo attivo diversi romanzi interessanti che hanno raggiunto notevoli risultati nelle classifiche di Amazon, punto di riferimento per chiunque pubblichi in formato digitale. Forse, proprio grazie a questi risultati che Alessandro sottolinea un fatto decisamente importante: la puntualità di EEE nel corrispondere ai propri autori i proventi ricavati dalle vendite. #EEE #autoriEEE

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Alessandro Cirillo e la sua esperienza con EEE

di Alessandro Cirillo

Il mio primo contatto con EEE risale al 2012. Al tempo (lo so, scritto così sembra che siano passati millenni), la casa editrice era sul mercato da appena un anno. Io avevo da poco ultimato il mio primo romanzo: Attacco allo Stivale. Come molti novelli autori, ero alla ricerca di una casa editrice disposta a pubblicare il mio “capolavoro”. Ammetto che non inviai subito la mia opera a EEE. Iniziai con le grandi realtà editoriali, nella segreta speranza di aver scritto un best sellers. Svanita l’euforia della prima ora, puntai sulla medio-piccola editoria. Decisi che occorreva selezionare con cura i destinatari del mio manoscritto. EEE fu una delle case editrici su cui ricadde la mia scelta. Mi documentai sul sito internet ufficiale e rimasi colpito dalle parole di presentazione di Piera Rossotti, fondatrice della casa editrice. Inoltre, feci la conoscenza con una strana creatura, ancora semisconosciuta al mondo, ovvero l’e-book. Inviai il file del manoscritto e rimasi in attesa.

Nel corso dei mesi arrivarono alcune risposte da parte di altre case editrici. A qualcuno non era piaciuto e a qualcuno sì. Dalla seconda categoria mi arrivarono delle proposte di contratto che, ahimè, prevedevano un contributo economico da parte mia. Non è mia intenzione biasimare questo tipo di scelta, anzi, in un’occasione mi spiegarono con tutta onestà  che la casa editrice non era in grado di sobbarcarsi le intere spese di pubblicazione. Da parte mia, con un matrimonio alle porte e un mutuo sul groppone, neanche io potevo permettermi di partecipare. Passò ancora del tempo e arrivò la risposta di EEE. Il manoscritto era piaciuto e mi veniva fatta una proposta di contratto SENZA ALCUN ONERE! Non posso descrivere la mia gioia ma qualcuno sicuramente  mi capirà. Il manoscritto diventò un vero romanzo che fu pubblicato alla fine del 2012.

In Piera Rossotti ho trovato una persona disponibile, competente e corretta. Vi assicuro che queste caratteristiche sono merce rara, non solo nel campo dell’editoria. Un esempio sono pagamenti dei diritti d’autore che, nel caso della EEE, sono sempre PUNTUALI E PRECISI. Può sembrare un fatto scontato ma vi assicuro che non lo è. Provate a fare qualche ricerca su internet e capirete.

Nel corso degli anni con Piera Rossotti ho costruito un bellissimo rapporto tant’è che, ad oggi, i romanzi pubblicati con EEE sono quattro e con un quinto in uscita a breve. Qualcuno dice che sono uno degli autori di punta della casa editrice e questo mi riempie d’orgoglio.

Concludo augurando tanta fortuna a EEE sperando di continuare a collaborare ancora con Piera Rossotti.

Mag 06, 2016

Grazia Maria Francese e il valore terapeutico della scrittura

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di Grazia Maria Francese

Miti, saghe, racconti

Quando un corpo di spedizione alieno atterrò sul nostro pianeta, svariate centinaia di migliaia di anni fa, per effettuare interventi di ingegneria genetica su alcune specie di scimmie, una delle principali modificazioni introdotte fu quella riguardante la conformazione della gola. Benché per sopravvivere bastasse comunicare con una gamma limitata di grugniti o squittii, gli Dei in carne e ossa che crearono l’Homo Sapiens lo resero capace di parlare.

Il linguaggio, inutile lusso dal punto evoluzionistico, per questo strano essere chiamato uomo è una vera necessità. Gli permette di effondere sentimenti, ricordi, aspirazioni, timori: tutte le complessità di una mente dotata di circonvoluzioni infinitamente più contorte rispetto a quella di un australopiteco. Se non potesse in alcun modo esprimere tutto questo, diventerebbe pazzo.

Per un’immensità di tempo gli antenati dell’uomo comunicarono a parole. Raccolti attorno al fuoco acceso in una grotta, si raccontavano la storia degli strani esseri discesi dal cielo su carri fiammeggianti: le loro imprese, le loro guerre, i loro amori e inimicizie. Quella fu l’origine del mito. Si raccontavano le vicende degli Dei che, poco a poco, coinvolgevano anche gli esseri da loro modificati a propria immagine: quella fu l’origine del racconto epico o della saga.

Ci vollero millenni perché le storie, anziché essere tramandate a voce, venissero trascritte. Questo passaggio da tradizione orale a parola scritta, che è proprio il tema del mio libro L’uomo dei corvi, fu una grande acquisizione e nello stesso tempo una perdita. Acquisizione perché lasciava spazio alla creatività dell’individuo, perdita perché lo svincolava dalla fedeltà a un modello portatore di memorie ancestrali della nostra razza. Trascrivere una storia può sembrare un modo di renderla meno soggettiva, perché la fissa in una forma stabile: in realtà però questa forma è filtrata attraverso il punto di vista di un solo individuo, che è necessariamente soggettivo e parziale.

Noi non possiamo più tornare indietro. Esistiamo in un mondo dove la parola scritta predomina, modella la comunicazione verbale, crea mondi. Possiamo solo cercare di accostarci alla scrittura con un senso di grande responsabilità: lasciare che prenda forma non da esigenze di mercato o da ambizioni di successo, ma dalla necessità di comunicare un contenuto. Possiamo solo usare questa fortuna, ammesso che sia una fortuna… se non c’è più nessuno raccolto ad ascoltare attorno al fuoco, che qualcuno (magari fra chissà quanto tempo) ci possa leggere!

Mag 05, 2016

Giancarlo Cobino e il valore terapeutico della scrittura

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di Giancarlo Cobino

Non so perché i ricordi debbano sempre essere così ingombranti. Provo a spostarli ma non sfuggono, non arretrano. Talvolta deviano il corso dell’azione e li scorgo mentre, come un elastico, vanno e vengono. Non sono ricordi piacevoli e ciascuno di loro, ciascuno a modo proprio, scava un piccolo solco, dove lascia cadere dolore e tormento oppure soltanto angoscia. È un pezzo di vita. E non vuole abbandonarmi, non senza lasciare un piccolo graffio. Così lo guardo, quasi incredulo, e provo un certo rispetto. E vergogna insieme. Allungo un dito e ne sfioro i contorni, a tratti precisi a tratti confusi; chiudendo gli occhi, incuriosito eppure assalito dal timore, riesco a percepirne meglio la sostanza. È il dolore che pulsa, sotterraneo; provo a respirare e riempire i polmoni ma l’aria si interrompe a metà, strozzandomi il respiro in gola, che quasi credo di soffocare; tossisco con forza per espellere un corpo impreciso, che non vuole uscire, e intanto piego la schiena poggiando le mani alle gambe, spossato in una respirazione robusta.

Che fatica! Girando la testa lungo la stanza provo un senso di costrizione. Allora incrocio le braccia in una posizione innaturale, stropicciando i fogli, e penso che su questa scrivania c’è la vita e c’è la morte che, combinate insieme, provocano un disgusto che non avevo sperimentato prima. È sciocco, credo; sollevo l’angolo di un foglio bianco, scarabocchiato con segni che non so distinguere e sotto ne vedo un altro e uno ancora e ancora uno. Frenetico ne scorro a decine e sono tutti uguali, come se fossero stati fotocopiati; bagno la punta delle dita e scorro sempre più rapidamente; quando credo di aver finito, toccato il legno freddo della scrivania, ne vedo altri, a terra, impilati con ordine e forse ossessione. Scatto in piedi, angosciato, e corro a scorrerli: scarabocchi ovunque, forme geometriche, facce da pupazzo, giochi e strani percorsi che somigliano a labirinti in cui credo di perdermi, bocche fameliche aperte nell’istante precedente il fiero pasto.

Indurisco i muscoli del collo e di riflesso scatto all’indietro, spaventato da quello che vedo. Riconosco la mia mano in quei disegni e sento la necessità di tracciarne ancora, riempire gli spazi vuoti e lentamente far scomparire quel bianco che mi acceca. Afferro un pennarello rosso e, pigiando fino quasi a spezzarne la punta, abbozzo una linea che finisce in un cerchio; sollevo la punta e, abbassandola con delicatezza, traccio una stanghetta, una curva a uncino. Quasi senza rendermene conto vedo lettere e quindi parole, punteggiatura e pause, frasi e personaggi. È vita. È ricordo. È finalmente pace.

Mag 03, 2016

La rivoluzione letteraria dell’e-book: storia del formato digitale

di Marina Atzori

Michael_S._HartIl 4 luglio del 1971 Michael Stern Hart attivista, scrittore e informatico, trascrisse per la prima volta sul suo personal computer la documentazione relativa alla Dichiarazione d’Indipendenza americana, firmata nel 1776. Una delle testimonianze scritte più importanti della Storia poteva finalmente essere presa in visione da tutto il popolo internauta grazie al suo contributo inventivo. Subito dopo la diffusione in rete di questo testo di assoluta rilevanza, Hurt fece nascere il Progetto Gutenberg, un programma ideato per rendere gratuiti e disponibili, in formato elettronico, alcuni scritti Letterari liberi da copyright o esplicitamente riconosciuti idonei per una libera distribuzione nel Web. Fu una vera e propria rivoluzione la sua. Tant’è che gli venne attribuita e riconosciuta a tutti gli effetti la paternità del primo e-book della Storia. Fu così che il concetto di libro elettronico iniziò a farsi strada, sempre più prepotentemente, raccogliendo un numero di consensi tale da convincere lo stesso Hart a perseguire nell’ampliamento dei propri intenti. Lo statunitense decise infatti di sviluppare il suo piano di lavoro innovativo, rendendo fruibili alcune tra le più famigerate Opere Classiche, da Omero a Shakespeare, fino ad arrivare alla Bibbia. Chi voleva dunque, poteva finalmente leggere questa serie di manoscritti anche su un semplice pc. Lo seguì a ruota Joe Jacobson che nel 1996, con l’invenzione della carta elettronica (electronic paper), decretò a pieno titolo il successo dell’idea di “libro digitale”, introducendo la tecnologia e-paper.

In cosa consisteva questa tecnica? Semplicemente nel riflettere la luce ambientale come un foglio di carta, consentendo in un secondo momento, con l’arrivo degli e-reader, una lettura di ottima qualità sui dispositivi elettronici, pari a quella di un normale libro cartaceo o di una rivista. La digitalizzazione dei testi è stata un’autentica scoperta, in poco tempo ha fatto il giro del mondo stabilendo le fondamenta di una vera e propria rivoluzione culturale. Come potrete immaginare, l’arrivo dell’e-book fece discutere e non poco, ma senza andare tanto indietro nel tempo, tornando ai giorni nostri, non è un mistero di quante discussioni e dibattiti siano nati intorno ai libri digitali, discussioni mai giunte alla fine e con qualche “dubbio” che fa ancora storcere il naso.

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I primi e-reader

di Andrea Leonelli

Narrano le fonti presenti sul web che i primi e-reader furono commercializzati nel 1998 e si chiamavano Rocket e SoftBook. Di fatto incontrarono poco successo data la penuria di titoli allora disponibili e i problemi di compatibilità dei testi su questi device, che di portatile avevano ben poco. Il peso degli e-reader infatti si aggirava attorno al chilo. L’anno successivo, il 1999, vide la luce il Franklin eBookMan che ottenne miglior successo anche per le funzioni di PDA che vi furono integrate. Dovremo arrivare però fino al 2004 per veder nascere finalmente un dispositivo degno del nome di e-reader. Infatti, solo con la discesa in campo di nomi del calibro di Sony e Philips, assieme alla E Ink Corporation, ci sarà finalmente lo sviluppo di un device, chiamato Librie, che darà ai lettori un piacere di lettura simile a quello dei testi su carta. Prima infatti i device erano retroilluminati e avevano grossi problemi di leggibilità dati dal riverbero. libroelectronico_EFE--478x270Il punto di svolta nello sviluppo dei reader avviene però nel 2007 quando Amazon lancia sul mercato il Kindle. Dotato di WiFi e collegato con il proprio account personale, permette una facilità d’acquisto e un utilizzo mai visti prima. La lettura digitale conobbe in quell’anno un vero boom anche se la prima diffusione su larga scala fu opera degli store Sony l’anno precedente.

Una curiosità che forse non molti conoscono è che, probabilmente, il primo vero ebook reader nacque in Italia ad opera di due architetti, Franco Crugnola Isabella Rigamonti, di Varese, che presentarono il loro “Incipit” come tesi di Laurea al Politecnico di Milano nel 1993, ben 6 anni prima dei primi device menzionati.

Mar 30, 2016

Casi strani: il mistero del manoscritto leonelliano

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Andrea Leonelli è vittima (si fa per dire) di uno di quei casi strani che capitano talvolta nella vita e che non hanno alcuna spiegazione logica.

Partiamo dall’inizio. Andrea lavora in rianimazione e quella che svolge giornalmente è un’occupazione che coinvolge tutta la sua sfera emotiva e le sue energie. A suo tempo, quando gli chiesi di scrivermi un articolo che potesse far capire cosa si prova nell’affrontare tutti i giorni un mestiere simile, lui produsse un pezzo decisamente d’impatto (QUI). Il blog era aperto da poco tempo e, nel giro di pochissimi giorni, il suo articolo divenne virale, al punto che comparve sulle riviste specializzate del settore e colleghi da tutta Italia lo lessero arrivando anche a scrivere un buon numero di commenti.

In sostanza, quell’articolo è stato condiviso più di 5400 volte su Facebook e la pagina, qui sul blog, è stata vista più di 16.000 volte (al momento, mentre scrivo, la cifra è di 16.737). Va bene, e con questo?

Fino ad ora ho solo snocciolato dei numeri che possono andare bene per delle statistiche e che, al limite, mettono in risalto il fatto che l’argomento è sentito e che la categoria degli infermieri italiani ha trovato, nelle parole di Andrea, una voce in grado di mettere in risalto le loro emozioni. Ma la singolarità della vicenda non è questa, così come non lo sono i numeri, per quanto significativi, la questione è un’altra. Dopo l’articolo, ad Andrea sono state proposte alcune interviste, fra cui quella rilasciata a Nurse24 (il video è reperibile QUI), nella quale il nostro poeta ha dichiarato (incautamente) di aver scritto un testo in merito alla propria esperienza personale, quando si è trovato dalla parte del paziente, assistito proprio dai suoi colleghi in rianimazione. Ebbene, e qui si riscontra la stranezza del caso, ad Andrea stanno arrivando email in cui gli viene chiesto dove sia possibile comprare il libro e quale sia il titolo…

Caro Andrea, a questo punto (e penso che il tuo editore sarà d’accordo) non hai più scusanti, spicciati a finire il libro (non stai mica scrivendo Guerra e Pace!), così che si possa finalmente rispondere alle richieste!

Aggiornamento

Il libro finalmente è stato pubblicato ed è uscito in versione digitale il 30 novembre 2017 e in versione cartacea il 19 dicembre, con il titolo Domani ci sarà tempo

Mar 25, 2016

Il medioevo in Puglia e il fascino di Federico II e suo figlio Manfredi

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castello svevo di Trani

 

di Chiara Curione

È facile immergersi nell’atmosfera del Medioevo in Puglia dove si possono ammirare meravigliose cattedrali romaniche, favolosi castelli, torri di difesa, chiese rurali e santuari. Questa è stata una terra di particolare importanza nel Medioevo come crocevia per l’Oriente, porto d’imbarco di pellegrini e cavalieri verso la Terra Santa.

Qui si sono succeduti numerosi governi: arabi, longobardi, bizantini, normanni, svevi, angioini e aragonesi, lasciando in ogni luogo tracce del loro passaggio. In particolare durante il periodo normanno-svevo le città si sono arricchite da un punto di vista artistico se si pensa alle cattedrali più importanti con sontuose decorazioni, alle ristrutturazioni e ampliamenti  fortilizi già esistenti o alle costruzioni di nuovi castelli. Più di tutti un segno indelebile ha lasciato la dominazione sveva con l’imperatore Federico II e in seguito con il breve regno di suo figlio Manfredi.

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Ritratto di Federico II, dalla seconda pagina di “De arte venandi cum avibus”

In questo periodo la storia si arricchisce di numerosi eventi, le controversie tra papato e impero non bloccano la volontà innovatrice di Federico II con il suo codice di leggi Melfitane (la prima legislazione a impronta costituzionale di uno stato moderno e il più grande monumento legislativo laico del Medioevo) e una concezione diversa dello stato feudale che si era avuta fino a quel tempo. L’imperatore favorisce il commercio e l’agricoltura rendendo prospero il suo amato regno di Sicilia e di Puglia; promuove la cultura, e nella sua corte fiorisce la scuola poetica siciliana, dove nasce la prima lirica in volgare italiano; sostiene lo studio delle scienze e della medicina con la Scuola Medica Salernitana. Tutta la sua vita è una completa opera di rinnovamento, circondato dalla corte effervescente di studiosi, di consiglieri, di cavalieri, di poeti, di dame, di maghi. Memorabili i suoi matrimoni con belle principesse, le sue cacce col falco, e i tornei cavallereschi, la partenza dal porto di Brindisi per la VI Crociata, famosa perché pacifica, condotta con successo e senza spargimento di sangue.

Attraversando la regione pugliese non si può negare che Federico II, ristrutturando ed edificando numerosi castelli, abbia lasciato l’impronta dell’anima. Discendente da una dinastia di Imperatori del Sacro Romano Impero di Germania, figlio di Enrico VI di Svevia e Costanza D’Altavilla, era erede di immensi territori, da sua madre, figlia di re Ruggero D’Altavilla, ereditò il regno di Sicilia e di Puglia che divenne la sua terra prediletta. Abbellì e edificò castelli nei punti strategici del regno, facendo ristrutturare anche le roccaforti che già erano state costruite durante il regno degli Altavilla, oltre alle più belle cattedrali in stile romanico che si trovano nei centri più importanti.

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Castel del Monte

In Puglia è come se l’imperatore vivesse ancora a Castel del Monte, il castello ottagonale con otto torri ottagonali, intento a scrutare i cieli dall’alto di un  panorama unico di una vasta zona della Puglia e della Basilicata. In prossimità delle campagne e dei boschi, vedendo roteare i falchi nell’aria è come se si susseguissero le sue battute di caccia col falco; osservando pascolare gli imponenti cavalli murgesi, discendenti da quelli allevati dall’imperatore, s’immagina che stiano aspettando di essere scelti dai cavalieri del suo esercito per la prossima battaglia.

Raggiungendo uno dei suoi tanti castelli si ha la sensazione che da un momento all’altro giunga l’imperatore con la sua spettacolare corte itinerante: il serraglio degli animali esotici, i saltimbanchi e giocolieri, la temibile guardia del corpo dei saraceni, i notabili di corte, i cavalieri, le donne dell’harem su palanchini trasportati da elefanti. In ogni castello c’è una leggenda legata al suo nome o ai personaggi della sua famiglia. Immergersi in quest’atmosfera è fantastico, un luogo dove l’imperatore ha lasciato tracce di sé rendendosi immortale per aver eletto questa terra a luogo prediletto, paragonandola alla Terra Promessa da Dio al popolo ebraico, quella che produce latte e miele.

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De arte venandi cum avibus

La sua opera è stata immensa e innovativa in tutto il regno di Sicilia e di Puglia e non può che appassionare chiunque si accinga a conoscerla, suscitando curiosità e interesse in ogni campo, dal punto di vista culturale, artistico, legislativo e scientifico.
E approfondendo la sua conoscenza, attraverso le opere e la storia e i personaggi che hanno fatto parte della sua vita, ci s’imbatte nella sua numerosa famiglia e si riesce persino a dare un volto umano a Federico II, alle sue quattro mogli, ai figli prediletti, tra i quali spicca Manfredi. Su di lui più che su gli altri figli si concentrano le leggende. Lui è il figlio più amato, nato al di fuori del matrimonio dall’unica donna che conquistò il cuore dell’imperatore, Bianca Lancia. Un figlio riconosciuto con il matrimonio in punto di morte di Bianca Lancia.

Come pugliese e come scrittrice anch’io ho subito il fascino di Federico II e di suo figlio Manfredi che gli somigliava, scrivendo di loro attraverso racconti e romanzi. La loro opera è costantemente sotto i nostri occhi e se ci soffermiamo davanti a uno dei tanti castelli svevi, non possiamo evitare di ricordare le leggende a cui sono legati.
Gioia del Colle ad esempio è un paese nel cuore della Murgia, dove c’è uno dei castelli normanno-svevi più belli che Federico ristrutturò al ritorno dalla Crociata. Questo castello, che era la dimora preferita di Bianca Lancia, la donna più amata dall’imperatore, è famoso per la leggenda secondo la quale lei fu accusata di aver tradito Federico con un altro uomo e fu imprigionata per gelosia perché era in attesa di un bambino. Quando Bianca diede alla luce Manfredi, per mostrare la sua fedeltà all’imperatore si tagliò i seni e glieli inviò insieme al neonato su un vassoio d’argento. L’imperatore vide che il bambino aveva il suo stesso neo sulla spalla destra, oltre a somigliargli, e lo riconobbe come suo figlio perdonando e sposando Bianca.

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Il castello di Gioia del Colle, in primo piano la cornice Ovest e la torre De’ Rossi.

Sono tante le dimore leggendarie che ricordano anche di Manfredi, il castello di Trani ad esempio dove lui ruppe il cerimoniale di corte per raggiungere il porto e andare incontro a Elena D’Epiro, la bellissima e giovane promessa sposa che era appena giunta dal mare con il suo seguito. Ancora oggi viene rievocato dalla città questo episodio che suscitò nella folla esplosione di canti e gioia per il tanto amato sovrano.
Manfredi che continuò l’opera innovatrice del padre, ordinò di fondare una città sul mare, Manfredonia la città che porta il suo nome. Manfredi che come suo padre ordina nuove costruzioni per ampliare porti, incentivando il commercio secondo un piano per promuovere lo sviluppo di una terra capace di produrre grandi ricchezze. La figura di questo giovane re appassiona per la sua tenacia e il coraggio: egli decide di continuare l’opera paterna, scontrandosi con il potere del Papa, diventando capo dei Ghibellini in Italia e superando problemi e pericoli insormontabili come gli eroi che non si arrendono mai e che solo la morte può bloccare.

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Bianca Lancia e Federico II, nel Codex Manesse

Tra le tante ricerche storiche per lo studio di questi personaggi, ci sono libri particolari come quelli dei viaggiatori inglesi e tedeschi di fine Ottocento che visitavano la Puglia e ne rimanevano affascinati, descrivendo i luoghi più belli e raccontando le numerose leggende. Tra questi cito per originalità il libro di Janet Ross “la Puglia nell’Ottocento (La terra di Manfredi)”. Un testo antico, ritrovato in biblioteca, un libro raro e prezioso come testimonianza delle impressioni positive e delle emozioni di chi visitò la Puglia fine Ottocento sulle tracce degli svevi. Sono le stesse emozioni di chi vive in questa terra e continua a osservarla con incanto, un luogo dove il sole sempre così luminoso vivacizza quei castelli, quelle chiese e borghi medievali da far sognare di trovarsi a rivivere un’epoca lontana.

Feb 27, 2016
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