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Intervista a Maria Gabriella Olivi

Intervista a Maria Gabriella Olivi

copertina_ocho_EEEMaria Gabriella Olivi ha vinto il Concorso Teatrale Un Baule di idee, proponendo una pièce brillante, pur tenendo conto delle difficoltà rappresentate dai parametri proposti per il concorso: oggetti di scena e scenografie che dovevano categoricamente entrare all’interno di una valigia da viaggio e un massimo di quattro personaggi. Questa vittoria le ha permesso di pubblicare il testo con EEE e giungere, quindi, al pubblico anche attraverso la distribuzione del libro.

  • Come nasce l’idea per Ocho Cortado?

L’occasione è stata il bando del concorso “Un bagaglio di idee” indetto dalla Federazione Italiana Artisti. I requisiti per partecipare erano intriganti: il numero ristretto di personaggi e, soprattutto, la limitazione che riguardava gli oggetti di scena e le scenografie, che avrebbero dovuto entrare all’interno di una valigia da viaggio. Ho lasciato per un po’ che le idee mi si muovessero dentro, sbucando fuori all’improvviso, sistemandosi in modo da risuonare bene l’una con l’altra: pensavo a un’opera che anche a me sarebbe piaciuto leggere e vedere rappresentata. E se poi il tempo della scrittura è stato rapido, quello della correzione e ri-scrittura è stato invece tormentato. Volevo che il testo risultasse veloce come lo avevo in mente, e per questo ho avuto bisogno di procedere lentamente.

  • A parte la traduzione letterale (otto tagliato) e il riferimento a un noto passo di tango, che cosa rappresenta il titolo?

Nel testo, un uomo e una donna si incontrano, si scontrano, si avvicinano; e nessuno dei due è più importante dell’altro. L’espressione Ocho Cortado porta con sé la suggestione del tango, un ballo davvero di coppia, nel quale la donna ascolta la musica ma soprattutto il suo compagno; in cui lo segue ma non si fa trascinare. In cui nessuno, neanche il più bravo dei due, dà lezioni all’altro, ma danza insieme con lui. In cui ogni volta è diversa da tutte le altre, un piccolo capolavoro irripetibile mentre il codice dei passi è sempre uguale.
Non a caso Logan, uno dei due personaggi femminili del testo, dice: “Il tango non è maschio, è coppia: cinquanta per cento uomo e cinquanta donna”. Anche se, poco più in là, con maliziosa strafottenza rimarca che “il passo più importante, l’otto, lo fa la donna!”. Inoltre, il titolo completo dell’opera è “Ocho Cortado ovvero Un movimento appena iniziato e bruscamente interrotto”, proprio come capita a Jacopo e Maria Beatrice, i due coprotagonisti il cui incontro viene all’improvviso inaspettatamente interrotto.

  • I personaggi sono ispirati a persone reali oppure sono completamente inventati? 

Quando scrivo, assai raramente racconto qualcosa di me o delle persone che conosco. E quando capita, è solo uno spunto per parlare d’altro. Nello stesso tempo, come per tutti, anche se parlo d’altro, in realtà parlo di me: mi dichiaro, al di là delle storie che racconto e talora anche in contrasto con esse.

  • Il suo background letterario riporta a due precedenti pubblicazioni e conducono verso un passato vissuto con gli studenti, questo bagaglio ha influito sui successivi approcci letterari come autore? 

Maria Gabriella Olivi, premiazione (5) (1)Scrivo da sempre o meglio, da sempre leggo, leggo leggo. La scrittura è arrivata dopo, affiancandosi ai libri suggeriti dagli insegnanti; scovati nelle librerie e nelle biblioteche; scelti perché mi incuriosivano magari solo per il titolo o la copertina; e anche quelli lasciati a metà o addirittura dopo le prime pagine. Da ragazzina scrivevo storie e filastrocche che illustravo e rilegavo per mio conto. I lettori erano i miei genitori e mia sorella: produzione e distribuzione a chilometro zero! Al tempo della Scuola Media, arriva il primo testo “professionale”: un racconto pubblicato sul giornalino della chiesa del quartiere. Più tardi, ai testi narrativi si sono affiancati saggi e articoli su temi legati agli interessi professionali – ho insegnato a lungo Lingua e Letteratura Italiana e Latina nei Licei – insieme con la cura di una rubrica di divulgazione letteraria su un mensile e la presenza nel Comitato di Direzione di una rivista sulla Scuola.  E proprio da insegnante, in un bando del Salone del Libro di Torino ho trovato lo spunto per organizzare un laboratorio di scrittura con un gruppetto di allievi. Ne è uscito il testo di narrativa Studenti si nasce, prof si diventa: un testo fortunato per come si è svolto il lavoro di scrittura: gli studenti si sono fidati di me e io ho cercato di assumere il loro sguardo. Fortunato anche per l’interesse che ha suscitato: dopo la vittoria al Concorso, Orietta Fatucci (Edizioni EL) ha deciso di pubblicarlo  e fin dalla prima uscita è stato un susseguirsi di interviste sui giornali e nelle trasmissioni televisive e radiofoniche, di inviti a Convegni e Incontri con l’Autore, e di riconoscimenti. Da lì ha preso slancio la mia attività come scrittrice. L’Editore che investe su di te, i lettori sconosciuti – quelli che scaricano il tuo e-book o che escono dalla libreria col tuo libro tra le mani – e la fortuna ti danno la gioia e la responsabilità di (voler) essere uno scrittore.

  • Questo non è il suo primo approccio in ambito teatrale, come nasce la passione per il teatro?

Al teatro – alla scrittura di testi drammatici intendo – mi dedico solo da qualche anno. Ma, nei luoghi deputati (e non) e sui libri, l’ho sempre frequentato con curiosità e passione, anche da lontano grazie alle dirette live, nelle sale cinematografiche, di opere e balletti che vanno in scena in altri Paesi. Al cinema non è la stessa cosa che essere a teatro, ma nel buio la suggestione dell’Opéra o del Mariinskij rimane tutta. E poi, in qualunque posto tu sia seduto, le riprese ti permettono di assistere allo spettacolo in prima fila; e un giorno sei in Francia, un altro a San Pietroburgo!

  • Che emozione ha provato quando ha saputo di essere la vincitrice del concorso?

OliviUn anticipo della gioia che avrei provato alla proclamazione della vittoria è stata la lettura di un estratto dell’opera durante il XX Festival Internazionale del Teatro Urbano, organizzato da Abraxa Teatro. Con in mente una famosa pubblicità: sentir recitare quello che hai scritto, nella magnifica cornice del Giardino degli Aranci, con sullo sfondo la cupola di San Pietro, in mezzo a celebrati e amati (non solo da me) maestri e artisti drammatici, “non ha prezzo!”. Poi è arrivata la serata della premiazione – i risultati erano stati tenuti segreti fino a quel momento – che si è svolta lo scorso dicembre a Roma, nello storico Teatro dell’Orologio, in apertura della VII edizione della rassegna Exit. Sono felice che “Ocho Cortado” faccia parte del catalogo EEE e conto che la lungimiranza di Piera Rossotti Pogliano, “editore scopritore di talenti”, mi valga come buon augurio per il futuro:  dal momento che un testo drammatico è, per statuto direi, un testo da rappresentare, ora spero e sogno di vederlo messo in scena.

  • Quando Maria Gabriella non scrive, come occupa il proprio tempo?

Si occupa di Gustavo Modena! Mi spiego: non molto tempo fa ho cominciato a seguire le lezioni del corso di Teatro, Musica e Danza del Dams, presso l’Università degli Studi Roma Tre. Ora, superati gli esami, sono al momento della compilazione della tesi proprio su questo grande attore dell’Ottocento. Solo che il “momento” sta diventando molto molto lungo. Catturata dalla scrittura di un testo narrativo che dovrebbe uscire tra poco nelle librerie e del testo drammatico pubblicato ora da EEE, mi ritrovo con l’imbarazzo di giustificarmi davanti al mio Relatore, quel professor Geraci che, nonostante la sua disponibilità gentile e… la mia superiorità anagrafica, mi intimidisce tanto è bravo. A parte i miei tormenti di studentessa ritardataria e questa ammissione che sembra un tentativo per sollecitare la comprensione del prof – e forse un po’ lo è – il periodo passato nel “mio” Dams, scoprendo mondi e persone, e lasciandomene sedurre, mi ha reso felice.

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