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Intervista a Marina Atzori

Intervista a Marina Atzori

Il mare non serve, ho scelto una margherita, il libro di Marina Atzori, offre un nuovo modo di “vedere” la vita ecover_marghe_EEE l’ambiente che ci circonda. L’autrice abbandona qualsiasi schema comune e si inoltra in un territorio, quasi magico, in cui è la natura stessa a suggerire le similitudini, con le quali descrivere le persone e i sentimenti ad esse legati. Qualsiasi tipo di approccio, con cui è possibile affrontare uno scritto, in questo libro viene stravolto e reinventato a favore di quell’intimo percorso che ognuno compie nei confronti di qualcun altro, portando a “sentire” la vera essenza di chi ci sta intorno. Marina, con molto coraggio, ha affrontato la propria realtà e ha deciso di mettere, nero su bianco, il proprio desiderio di comunicare.

  • Cosa ti ha spinto a decidere proprio per un titolo così particolare?

Innanzitutto buongiorno a tutti!
Eccomi pronta ad essere messa sotto torchio!
Bella domanda… Diciamo che ho voluto comunicare il messaggio contenuto nel mio libro in maniera molto diretta, scegliendo due elementi naturali a me molto cari; desideravo infatti tramutarli in due concetti semplici e dall’intento ben preciso. Il mare nei suoi abissi infiniti, con la sua vastità e profondità, rappresentava bene ciò di cui volevo liberarmi: il passato. Mentre la margherita, con la sua semplicità e i suoi colori, voleva essere l’immagine di una scelta, maturata nel tempo: vivere la magia del presente. Il titolo quindi determina un viaggio introspettivo caratterizzato da un’importante rinuncia e da una scelta fondamentale: fare pulizia dei pensieri e rinascere attraverso la passione per la scrittura.

  • Parlaci della copertina? C’è una storia speciale dietro?

Semplice: dietro la copertina ci sono io e la mia passione sfrenata per i colori e il disegno. Creando questa semplice immagine, ho potuto dare finalmente libero sfogo alla creatività e all’ambizione di comunicare che mi contraddistingue. La storia speciale c’è: io credo che ognuno di noi ne abbia una tutta sua da raccontare. In questa copertina, tra i petali e il sorriso di Margherita è racchiusa la mia. Il desiderio più forte era quello di dare vita ad un fiore, perché dai fiori ho imparato anche a conoscermi, sapete? La Natura è in grado di mettermi in pace con il mondo, mi ha insegnato forza ed energia. Le figure per la nostra mente sono fondamentali, possono aiutarci a superare momenti difficili. Questa Margherita è stata per me una compagna spirituale, la protagonista della Favola di Marina Atzori autrice. Potrà farvi sorridere ma vi assicuro che per me è stato così!

  • Ogni personaggio del tuo libro è caratterizzato con un peculiare aspetto della natura, sia floreale che animale, e rappresenta il tuo modo di interpretare le persone. Come mai questa scelta?

Adoro la Natura e gli animali da sempre. Sin da piccola osservandoli ne restavo affascinata. Tutto quanto li riguarda cattura il mio interesse. I fiori rappresentano la spontaneità, la rara bellezza di cui non sono consapevoli. Quando li osservo rimango attratta dal loro mondo. La Natura nel suo ecosistema racchiude l’armonia che vorrei raggiungere. Le persone in qualche modo hanno qualcosa che rimanda ad essa: aspetti caratteriali, anche fisici; sono questi i fattori che hanno fatto scaturire la scelta di accomunarli all’essere umano, perciò ho deciso di utilizzare la miscela Uomo – Natura nel mio racconto. La scelta di scrivere la storia in questo modo, rappresenta in pieno l’attaccamento a determinati stati d’animo. Essa è infatti correlata all’affezione per alcuni speciali esseri viventi che mi hanno ispirata e su cui ho voluto soffermarmi. Le emozioni spesso rivelano contraddizioni dalle quali è difficile fuggire e con le quali non si riesce a convivere.

  • Uno specifico episodio della tua vita ha cambiato le prospettive, come percepisci il mondo con questo tuo nuovo modo di “vedere”?

È vero, purtroppo un episodio specifico è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, o meglio ciò che mi ha permesso di rompere gli argini. Non sono stata coinvolta personalmente nell’episodio, ma la cosa mi ha riguardata da molto vicino. Un’esperienza dolorosa improvvisa e soprattutto inaspettata ha segnato il mio cambio di rotta. La sofferenza è tremenda, è come una malattia, anche quando di malattie non si tratta. Suscita il sentimento dell’impotenza e in qualche modo ho dovuto rassegnarmi ad essa. Ho cercato di farmi forza, mi sono tirata su le maniche e ho iniziato a guardarmi dentro e a scrivere. Il mio nuovo modo di “vedere” è nato così. Ho imparato ad affrontare i demoni interiori sguazzandoci dentro, abbandonandomi ad essi. Scrivere è stato risolutivo, liberatorio, ho scoperto di avere un sacco di cose da raccontare ma soprattutto che è possibile ricominciare ad amare la vita anche dopo che ti ha voltato le spalle, gettandoti tra le braccia di un insolito ed  inspiegabile destino. Ebbene, come avrete compreso, ho perso il senso dell’orientamento, ecco è stato lì, proprio in quel momento che mi sono ritrovata a scoprire l’alchimia dell’equilibrio.

  • Non esiste una trama vera e propria nel tuo libro. Tuttavia, esiste un filo conduttore che lega ogni capitolo all’altro. Un percorso che ti ha condotta verso una nuova consapevolezza. Puoi parlarci di questo filo conduttore?

Il filo conduttore è la storia della rinascita di Margherita, una vita piena di ostacoli la sua, che si avvicina alla mia per molti aspetti. Parto infatti dall’eterno vagare che ha condotto la sua famiglia di origini sarde qui al Nord; racconto quanto è stata importante la figura di sua madre, entro nella profondità degli stati d’animo più importanti trattandoli come veri e propri fratelli di sangue, mettendo in discussione scelte di vita importanti, fino ad arrivare a lui: il presente, dove la scrittura diventa il mio punto d’arrivo. I personaggi mi aiutano a creare una sorta di costellazione. Avete presente uno di quei giochi scacciapensieri che trovate sulle pagine delle parole crociate? Quello dove scopri una figura, seguendo una precisa sequenza numerata. La Quercia, Il Castagno, L’Ape e altri sono i compagni di questo viaggio, che scoprirete man mano all’interno dei miei “Capitoli Fiore”. Il senso di vertigine che pervade nel passato lascia spazio ai punti fermi del presente.

  • Da un punto di vista puramente botanico, quale fiore ama più di ogni altro Marina Atzori? Per quale motivo?

Qua casca l’asino! Sicuramente la Margherita! La mia risposta non vuol risultare “gigiona” passatemi il termine! Nel senso che, io amo questo fiore anche nella vita quotidiana, per chi non lo avesse ancora capito… Nutro una forte passione per la fotografia, devo dire che diversi dei miei scatti hanno lei come protagonista. Adoro i suoi colori e il suo essere presente ovunque. Non è infatti un fiore raro, lo trovo nell’aiuola sotto casa, al parco andando  a correre, sui prati in montagna. Nasce in gruppo, più ce ne sono più mettono allegria. Voi direte: “e quando è da sola?”, eh! Quando è sola, cari miei lettori, per la sottoscritta diventa Poesia!

  • La tua esperienza come scrittrice è piuttosto nuova, come vivi il mondo editoriale, ora che ne fai parte?

La vivo come un’esperienza positiva. Il mio è un libro un po’ folle, fuori dagli schemi, rimanda a un’introspezione psicologica molto intima che può però appartenere a chiunque di voi. Non era facile crearsi una piccola nicchia nel mare magnum dell’editoria. Ho trovato chi ha compreso il mio progetto, questo mi rende molto soddisfatta a prescindere da cosa mi riserverà il futuro. Sicuramente il fatto che la pubblicazione sia avvenuta su piattaforma digitale ha contribuito all’uscita allo scoperto del mio libro. Certo nel guardarmi attorno, ho scoperto che non tutti possono raccontare come me un’esperienza positiva in tal senso, quindi devo dire che sono stata fortunata nel trovare una CE come Edizioni Esordienti E-book insieme al mio editore Piera Rossotti, di cui condivido in pieno la scelta precisa di promuovere e contare sull’editoria digitale: finalmente un modo nuovo di vedere la svolta nel futuro degli autori esordienti.

  • Oltre a possedere un notevole talento per la scrittura, sei una lettrice molto vorace, ma quali sono le tue letture preferite e gli autori che più hanno stuzzicato la tua fantasia?

Touché! È verissimo, leggo parecchio e di tutto un po’. Spazio dal romanzo storico al romanzo d’amore, mi piacciono anche i thriller e ultimamente mi sono lanciata in qualche horror noir. Ma devo dire che non rinuncio mai a farmi toccare il cuore dalla Poesia. Emily Dickinson è senz’altro la poetessa che preferisco, forse è quella che più ha influenzato il mio modo di scrivere. Ho frequentato una scuola ad indirizzo umanistico quindi ho imparato ad amare buona parte della letteratura italiana; ho un debole però, devo ammetterlo, anche per quella francese: Charles Baudelaire, Arthur Rimbaud sono tra i miei preferiti. Dulcis in fundo, divoro tutto quello che ruota attorno alla psicologia e alla PNL.

  • Quando Marina non scrive, come occupa il suo tempo?

Adoro cucinare, mi piace ascoltare la musica. Di solito ritaglio gli spazi di tempo libero per andare in montagna a godermi solitudine, silenzio e i paesaggi meravigliosi delle Valli Cuneesi. Spero tuttavia un giorno di tornare nella mia adorata Sardegna.

  • Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ho finito di scrivere un romanzo in questi giorni. Sono nella fase conclusiva della revisione. Ho provato a mettermi in gioco, divincolandomi dai “tentacoli” della Poesia. Non è stato semplice, perché adoro tutto quello che la riguarda, tuttavia è giusto sperimentare spazi e argomenti nuovi. Incrociate le dita per me! Questo sicuramente mi aiuterà a crescere e ad ampliare i miei orizzonti. Per ora scrivo e nelle pause continuo ad approfondire il vasto e complesso mondo della comunicazione attraverso lo studio della PNL.

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