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libri-da-gustareGrazia Maria Francese e Il suo Libro da Gustare

Lo spazio Libri da Gustare vuole stimolare la fantasia dei lettori e non solo quella. Dal momento che il vecchio detto recita che “il cibo nutre lo stomaco e i libri saziano la mente“, abbiamo pensato di stuzzicare i nostri autori proponendo loro di abbinare i titoli delle loro opere a una ricetta, un qualcosa che possa identificare e dare soddisfazione anche al palato.

L’uomo dei corvi

Bollito misto alla piemontese

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Il gusto della rottura

La ricetta tradizionale che prevede sette tipi di carne, sette frattaglie e sette salse, si può trovare ormai solo in qualche ristorante specializzato. Si preparava in casa quando esistevano ancora famiglie numerose, e in grado di permettersi un piatto ‘da signori’ che era comunque riservato alle grandi occasioni.La mia è una ricetta da single che ha ospiti, decisamente eretica rispetto alla tradizione. Spero che divulgarla non mi esponga alla persecuzione della Confraternita del Bollito (esiste veramente! Se non ci credete, cliccate QUI).

Una premessa: non mangio carne quasi mai, ma quelle poche volte dev’essere di prima qualità. Per preparare questo piatto occorre un macellaio di fiducia, non un supermercato.

Ingredienti

Acquisto due tagli di manzo, uno destinato alla cottura lunga, biancostato oppure pancia, e l’altro a quella più breve: il “cappello del prete” va benissimo (anche se voi non sapete cos’è, il macellaio lo sa). La quantità? 200 grammi per ospite di ciascun tipo di carne ma, come minimo, ogni taglio dev’essere di un chilo. Se gli ospiti sono di meno, ci sono infiniti modi di riciclare gli avanzi.

Preparazione

In una grande pentola metto 5-6 litri di acqua minerale naturale, verdure miste (cipolla, carota, sedano), una patata o due, una striscia di alga kombu (si trova nei negozi di prodotti naturali), sale marino grosso, pepe in grani e il taglio da cuocere a lungo, che va messo quando l’acqua è ancora fredda. Lascio bollire per almeno tre ore, finché la carne è pressoché disfatta. Per evitare sprechi (e per ottenere una cottura ideale) una volta preso il primo bollore, si può proseguire la cottura sulla stufa a legna.

Nel frattempo preparo le salse. Quella di prezzemolo (il famoso bagnét) a casa mia c’è sempre: la preparo quando nell’orto c’è prezzemolo in avanzo, poi la congelo, per cui basta ricordarmi di toglierla dal freezer. Se si dovesse prepararla sul momento: 50 grammi di prezzemolo, due acciughe, due spicchi d’aglio, sale, un po’ di mollica di pane bagnata nell’aceto. Frullare il tutto in un robot da cucina, alla fine aggiungere un po’ d’olio. Fine. Ma è più buona preparata in anticipo. Ottima anche per fare crostini.

Salsa di daikon. Il daikon è una radice giapponese di colore bianco o rosato. Se non riuscite a procurarvelo, va bene anche una rapa. Grattugiare a crudo, ne basta una tazza piccola. Aggiungere un po’ di salsa di soia e un goccio d’aceto di vino. Servire fredda.

Salsa numero tre: variante di quella che tradizionalmente si chiama avèja. La faccio all’ultimo momento, ripescando la patata dal bollito “lungo” e schiacciandola con aggiunta di un po’ di brodo, un cucchiaio di miele, un cucchiaino di senape e alcune noci tritate. Servire tiepida.

Nel frattempo ho preparato il bollito “breve”. Qui la carne, cappello del prete o altro taglio tradizionalmente riservato all’arrosto, si butta quando è già bollente l’acqua (2-3 litri) dove ho messo un mazzetto di aromi: alloro, salvia, rosmarino, una cipolla steccata con chiodi di garofano, sale e pepe. Cuocere finché è morbida, non disfatta. A seconda del taglio ci vorranno 40-60 minuti.

Servire i due tipi di carne su un tagliere provvisto di sgocciolatoio, accompagnati dalle salse e da una tazzina ciascuno dei due tipi di brodo. In quello del bollito “lungo”, che sarà molto grasso, mettere un goccio di cognac. Con il brodo avanzato, e opportunamente porzionato in freezer, la single può sopravvivere a lungo.

L’uomo dei corvi

Non fatevi ingannare dalla cover! Titolo e immagine fanno pensare a un fantasy, mentre si tratta di un romanzo storico scaturito dallo studio dell’alto medioevo italiano. La vicenda ha venature di quello che per noi può essere fantastico, mentre a quell’epoca era considerato del tutto normale.

I Franchi di Carlo Magno hanno conquistato il regno longobardo. Nel 774 l’ultimo duca del popolo sconfitto, Rothgaudo del Friuli, tenta la ribellione che si trasforma in una disfatta. Molti guerrieri sono catturati e ridotti a una condizione di prigionia e lavori forzati. Tra questi si trova anche Arechi, fratello del famoso Paolo Diacono il quale dopo una decina d’anni riesce a ottenerne la liberazione.

Adelwin, figlio di Arechi, può finalmente rivedere il padre. È attraverso gli occhi di questo ragazzo, destinato da zio Paolo alla vita monastica, che il lettore assiste alla nascita della più celebre cronaca medioevale: la HistoriaLangobardorum.

Carlo Magno ha incaricato Paolo di mettere per iscritto la storia e le leggende del popolo da lui assoggettato. Il monacovuole farlo, ma è vincolato alla propria visione del mondo e alla condizione di cortigiano del nascente impero carolingio.  Qui interviene Hrefna, l’Uomo dei Corvi: un kennaman, ossia un conoscitore di saghe e tradizioni tramandate oralmente. La sua narrazione ci trasporta indietro nel tempo, all’epoca dell’invasione avara del Friuli avvenuta un paio di secoli prima e ancora più in là, ai tempi della Grande Migrazione.

Adelwin non potrà che ritrovare se stesso nella rievocazione della storia della sua gente, e sfuggirà al destino che lo zio Paolo aveva tracciato per lui proprio per intervento di Hrefna, nonché di un lupo. L’incontro con l’Uomo dei Corvi lascerà però anche in Paolo Diacono una traccia che finirà per trasparire nelle pagine della sua opera.

Dettagli del libro

  • Formato: Formato ebook
  • Dimensioni file: 1451 KB
  • Lunghezza stampa: 194
  • Editore: EEE-book (26 ottobre 2015)
  • Venduto da: Amazon – Kobo
  • Lingua: Italiano
  • ISBN: 978-88-6690-268-3

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One Comment

  1. Piera Rossotti 7 dicembre 2016 10:58

    Gran bel piatto di bollito! Da piemontese, non posso che approvare.

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