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Intervista di Piera Birolo a Gianni Bosco

Piera Birolo, assessore alla cultura di San Sebastiano da Po, ha rivolto dieci domande a Gianni Bosco, autore del romanzo “I sette giorni mancanti di Goffredo Olon Ribaud“, danno un quadro sufficientemente esauriente del contenuto del libro

di Piera Birolo

DIECI DOMANDE SU GOFFREDO OLON RIBAUD

L’ambiente, il paesaggio, nella prima parte del libro sono i veri protagonisti. Quale ruolo hanno per Goffredo?

R. rappresentano un luogo esclusivo, dove nessuno, oltre al protagonista (che in questo caso è Goffredo, ma potrebbe essere chiunque) può e ha il diritto di stare. Anche se unico e irripetibile, quello che Goffredo compie in questo luogo è tuttavia un viaggio tutti dovremmo fare. La descrizione dettagliata dell’ambiente serve a far comprendere che per quanto paradossale, si tratta di un luogo reale.

Ulrica è il primo personaggio che torna alla mente di Goffredo. La scena è ambientata a Torino.Chi è Ulrica?, che cosa rappresenta?

R. Ulrica è un personaggio che ho riesumato da un romanzo che avevo scritto da ragazzo e mai pubblicato. Rappresenta la coscienza civica della gente. Capisce che nell’uomo c’è una potenzialità che la società non esprime. Eppure la società è fatta di quegli stessi individui. È convinta che nel corso della storia qualcosa sia andato storto e ne ricerca le cause indagando nei musei. Questo incontro risveglia, inconsciamente, in Goffredo il dubbio che i suoi sogni e progetti non riusciranno da soli a portarlo alla piena realizzazione di sé.

Furio Levi l’artista, il pittore di Crocefissi… Quanto conta l’Arte per Te? Quanto aiuta Goffredo nella sua ricerca?

R. L’arte ha un’importanza fondamentale nella nostra vita, perché è un’espressione dello Spirito e non dell’anima (io non decido di fare arte, io esprimo arte). È la testimonianza evidente che l’uomo è uno spirito che ha un’anima che vive in un corpo. L’incontro con Furio inferisce un’altra picconata alle certezze di Goffredo. Furio è un puro. Non accetta compromessi e l’averlo fatto lo fa sentire sbagliato. La sua figura è associata alla selva che è rigogliosa ma soffocante. Lui è un ebreo che ha la fissazione del Crocifisso. Non riesce a comprendere come i cosiddetti cristiani possano accettare l’evento cristologico con indifferenza. Confrontandosi con lui, Goffredo si rende conto di non essere quello che si definisce. La sua è una maschera, un’etichetta che altri hanno appiccicato su di lui.

La palude: salamandre, felci, umidità, melma, difficoltà di ogni genere, lessico quasi aulico… Ma c’è una voce: “Freddy, Freddy, sono qui amore, mi senti?” Chi è Michela? Cosa rappresenta?

R. Ovviamente parliamo di quella che una mia lettrice ha definito Michela 2. Michela Raggiodisole è il desiderio del cuore. La donna di cui si è innamorato. L’obiettivo da raggiungere : “raggiungimi!” gli ha chiesto lei. È il legame con la vita nel senso più elevato del termine perché intuitiva e spirituale.

La storia dell’anello di Jacò Malanima: è una ricerca dell’identità? Qui le colpe dei padri ricadono sui figli. Perché sempre questi sensi di colpa? Raccontaci questa storia

R Più che una ricerca è la denuncia, la presa di coscienza di una condizione alla quale nessuno può sottrarsi. La morte è una maledizione alla quale tutti gli uomini sono sottoposti. L’anello rappresenta la paura, ed è una catena che ci tiene legati alla maledizione. È qualcosa che ci è stato imposto, non è qualcosa che inscindibilmente fa parte di noi , e come tale si può rompere. L’apostolo Giovanni nella sua prima lettera scrive: “L’amore perfetto caccia via la paura”, e più avanti aggiunge: “Dio è Amore”. Noi non siamo nati per morire, ma per vivere!

4° giorno: il deserto. Salire sul monte, ancora Ulrica sono tutte immagini metaforiche?

R. Assolutamente sì. ogni ambiente mette a nudo uno stato d’animo del protagonista e preannuncia il ricordo che seguirà, che ne è la causa.

Diogene, forse il personaggio più affascinante. Un’altra arte: la musica. Come può la musica aiutarci a conoscerci meglio? “Per cosa vive l’uomo?”

R. Il personaggio di Diogene nasce in un modo curioso. Un mio amico tastierista, mi ha chiesto di inserire un pianista nella trama del libro. Stranamente questo suggerimento era perfetto per quello che volevo dire e non solo l’ho accontentato, ma lo pure ringraziato. La musica è arte e quindi espressione dello spirito. Lo spirito parla una lingua universale e la musica ha un linguaggio universale, non c’è bisogno di traduzione e sa comunicare all’anima mettendo a nudo i sentimenti e le emozioni. Diogene intuisce che i modelli proposti dalla società sono artificiosi e che mal si adattano alla vera natura dell’uomo e ancor meno possono soddisfarne i veri bisogni, ma la sua ricerca lo ha portato in un vicolo cieco perché è puramente intellettuale e filosofica. Per quanto riguarda “per cosa vive l’uomo” , so di cavarmela a buon mercato se dico: per entrare nella vita, ma è la verità. Se uno vive solo per ritardare il più possibile il giorno in cui finirà nella fossa, anche se vivesse mille anni la sua vita sarebbe comunque stata vana. L’uomo vive per vivere e non per andare incontro alla morte.

La valle, la caverna (voragine del cuore. Trasposizione di esperienza somatica, non virtuale) “Quell’isola ero io” spiegaci queste parole

R. A metà del suo viaggio, Goffredo comprende che le sollecitazioni emotive che sta vivendo non sono dovute alle vicissitudini che sta attraversando, ma alla scoperta di stati d’animo un tempo sepolti, nascosti dentro di lui e che ora, trovandosi immerso nella propria solitudine, emergono rivelandogli chi lui veramente è.

Aristide: chi rappresenta? Le storie dei frati, la vita monastica esperienza a cui aspiri o studiata appositamente per Goffredo?

R. Aristide è un personaggio chiave nella vicenda di Goffredo. È colui che gli indica lo strumento attraverso il quale può arrivare a scoprire il vero senso della vita: la fede! Non a caso gli parla di Abrahamo che è il padre della fede. I frati e la vita monastica, al contrario rappresentano la religione che può appagare l’anima, ma non può soddisfare lo spirito. Nessuna religione lo può fare. l’apostolo Paolo spiega bene queste cose nella lettera ai Galati. Quello che può soddisfare veramente l’uomo è una relazione intima con Dio che si può avere solo attraverso la fede, la quale non è un concetto puramente astratto, ma, per usare l’espressione dell’autore della lettera agli Ebrei: “la fede è certezza delle cose che si sperano e dimostrazione delle cose che non si vedono”.

La montagna, il cratere, il viaggio di ritorno e il “nuovo innamoramento” era proprio qui che volevi arrivare? Perché?

R. Goffredo s’innamora di Michela non soltanto perché è una bella ragazza, ma soprattutto perché lei riesce a comunicargli qualcosa di profondo del tutto affine al suo più intimo bisogno. Ma anche se capisce che lei gli sta dicendo la verità, è bloccato dalla ragione e non riesce a “raggiungerla” . Nel raccontare questa storia paradossale ho voluto far comprendere che per superare le barriere intellettuali bisogna affidarsi a qualcosa capace di bai-passare la razionalità che è pur sempre limitata e frutto delle nostre più o meno vaste esperienze. Ma la verità non è razionale è semplicemente vera.

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