Dentro un castello di carte

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Descrizione

Dentro un castello di carte di Marina Atzori

 

Dettagli prodotto

  • Formato: Formato Kindle
  • Dimensioni file: 566 KB
  • Lunghezza stampa: 143
  • Editore: Edizioni Esordienti E-book (17 febbraio 2016)
  • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
  • Lingua: Italiano
  • ISBN: 978-88-6690-297-3

 

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Sinossi

A volte, la soluzione più semplice, per difendersi dalle avversità della vita, è quella di costruirsi un castello di carte, nell’illusione di potervi trovare rifugio. Ben presto, però, ci rendiamo conto che è troppo fragile, che basta un soffio per farlo crollare. Proprio quando pensiamo che tutto sia perduto, a volte la vita ci riserva delle sorprese e troviamo la forza di costruire davvero qualcosa di più solido e duraturo. Dentro un castello di carte è il seguito della storia di Petra e Zefiro iniziata nel romanzo Il fiordaliso spinoso. Anche qui, la vita reale e la fantasia si mescolano… E la tartaruga Zippo, anche questa volta, ci metterà lo zampino. Perché l’amore, i sogni, che altro sono, se non belle favole? E nelle favole, si sa, anche le tartarughe non sono solamente degli animali, ma possono essere complici e messaggeri. Basta crederci.

 

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3 recensioni per Dentro un castello di carte

  1. 5 di 5

    Parole che svelano una melanconia infinita, parole che graffiano il cuore ma ammiccano felici a quella che è arte poetica.
    Giovani fantasie miscelate con perizia sopraffina con le aspirazioni di una donna o di un uomo che immaginano e sognano il loro futuro.
    Marina Atzori riordina dentro alla mente dei protagonisti emozioni e sentimenti che verranno in seguito trasmesse al lettore.
    Continui balzi tra accenni alle frasi comuni della vita, le frasi fatte di ogni giorno, che fanno contrappunto a composizioni che poco differiscono dalla poesia.
    L’autrice riesce a destreggiarsi in modo impareggiabile tra l’animo femminile di Petra e quello maschile di Zefiro senza stonature.
    Dialoghi scorrevoli e inseriti in modo perfetto nel racconto.
    Zippo ha scelto molto bene la scrittrice che ne racconta le peripezie e, per concludere, il lettore deve ben notare che come dice la Atzori stessa, in fondo vi è sempre un velo protettivo a difendere chi scrive e a celarne, in parte, le emozioni.

  2. 4 di 5

    Marina Atzori ama definirsi un’autrice romance green e il suo stile è in effetti abbastanza lontano da quello dei consueti romanzi rosa.
    In questo secondo romanzo ci riporta alle vicende dei personaggi che al termine de Il fiordaliso spinoso aveva lasciato a dibattersi tra l’incertezza e il dubbio.
    La vacanza all’Asinara è terminata da quasi un anno e nella vita di Petra a Boccadasse la realtà sembra avere preso il sopravvento sulla favola e l’idealismo della ragazza sembra aver ceduto di fronte alle delusioni e alle difficoltà.
    Combattuta tra il desiderio di normalità e il ricordo di un amore breve e vissuto solo in un’atmosfera rarefatta, Petra sceglie la realtà e anche i suoi sentimenti e i suoi trasporti si trapiantano necessariamente in una dimensione più banale e quotidiana. Appare insomma meno tormentata, ma un po’ più grigia.
    Zefiro invece, è lui questa volta a raccontare la vicenda in prima persona, smette i panni del misterioso e taciturno aspirante biologo de Il fiordaliso spinoso per rivelarsi un uomo pieno di insicurezze, che ha coronato il sogno di laurearsi, ma insegue ancora il suo amore da favola, tentando di vincere le sue paure. Nello stile di una chiacchierata amichevole, disseminata di sprazzi di autoironia, oscillando tra l’autocompatimento e la determinazione, Zefiro si rivela essere davvero l’uomo ideale per Petra, che però ha promesso, per motivi all’inizio oscuri poi man mano più chiari, di non rivedere.
    Venuta meno l’atmosfera onirica del precedente romanzo i due si trovano immersi in una quotidianità dove i sentimenti sono fragili, sempre pronti a ritrarsi di fronte alle difficoltà. Anche Zippo sembra tirarsi indietro. A credere alla favola rimangono i più insospettabili tra i personaggi: un gruppo di giornalisti in bilico tra arrivismo e idealismo che vorrebbero scoprire la magia nella realtà, pur consapevoli che nelle loro mani della favola non rimarrebbe che polvere, se pur luccicante.
    Eppure questa volta il lieto fine ci sarà, se pure, forse, non un lieto fine da favola, dopo il quale non è detto che vivano tutti felici e contenti.

  3. 5 di 5

    “Tutti abbiamo degli scheletri nell’armadio. Io penso di aver ormai accumulato un ossario…”
    Avete già letto Il fiordaliso spinoso? No? Avete fatto male. E lo dico perché questo libro vi farà pentire di non averlo fatto, portandovi a considerare l’ipotesi di correre a comprarlo e cogliere, fino in fondo, tutti gli aspetti che compongono la storia.
    Marina Atzori ancora una volta sorprende per la sua capacità di cogliere l’essenza di un fatto o di un carattere, dipingendo, con poche pennellate, tutta una storia. Il suo raccontare in prima persona porta immancabilmente all’immedesimazione e la forma colloquiale, di taluni pensieri, rappresenta quanto potrebbe partorire la nostra mente se fossimo al posto dei protagonisti.
    Il Castello di carte è un ottimo romanzo scritto al di fuori dei classici schemi tradizionali, dal quale traspare sia il bagaglio culturale dell’Autrice sia l’amore per la propria Terra (la Sua Sardegna). Un amore che si estende verso tutta la Natura in genere, portando quest’ultima a essere co-protagonista insieme alle persone che si muovono, con lei, attraverso la trama. Il sottile alone di magia, che aleggia in tutto il libro, nasce esclusivamente dal vivere quotidiano e anche se taluni fatti paiono inspiegabili, in realtà non necessitano di spiegazione, poiché fanno comunque parte di un “vissuto” che spesso possiamo verificare anche nel mondo reale. L’intuizione, il “sesto senso”, la capacità di credere nei sogni e il desiderio di poterli avverare, sono quanto, ognuno di noi, sperimenta nel proprio quotidiano. Non vi è nulla di magico in tutto questo, se non l’essenza stessa della magia, della Natura in quanto tale, in tutte le sue forme, anche quelle più recondite.
    Il raccontare, in prima persona, facilita ulteriormente la lettura, immergendo il lettore direttamente nel tessuto dei personaggi, portandolo a pensare alle stesse “battute” e a formulare pensieri molto simili. E questo rende evidente l’abilità di Marina di riuscire a coinvolgere, con la propria scrittura, e di portarci direttamente “dentro” nelle sue storie.

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