Crepuscoli di luce

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Descrizione

Crepuscoli di luce di Andrea Leonelli

 

Dettagli prodotto

  • Formato: Formato Kindle
  • Dimensioni file: 327KB
  • Lunghezza stampa: 87
  • Editore: Edizioni Esordienti E-book (9 dicembre 2014)
  • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
  • Lingua: Italiano
  • ISBN: 978-88-6690-229-4
  • Prezzo: € 12.00

 

Descrizione prodotto

Sinossi

Crepuscoli di luce è la nuova silloge poetica di Andrea Leonelli, un passaggio attraverso il quale si ricongiunge un passato doloroso e catartico con un presente in cui, cadute le maschere, il poeta ritrova lentamente se stesso e la propria identità. L’espressione del linguaggio accentua lo stile tagliente e mai scontato, utilizzando parole in cui il significato viene stravolto a favore di una nuova intensità emotiva. E sono proprio le emozioni a creare la poesia stessa, trasformando la negatività in quella lirica che si eleva al di sopra degli animi, portando i versi verso un’eternità costituita da sprazzi di luce oltre la tenebra. “La notte non può durare per sempre” (cit) ed è da questo punto fondamentale che l’uomo ricomincia a vivere, cedendo all’esistere con la stessa voluttà con cui si potrebbe cedere a un’amante. Lo spirito si rinnova calpestando le schegge del proprio passato, mentre l’anima si avvia verso una guarigione cercata e voluta. Crepuscoli di luce offre ai lettori sia l’uomo che il poeta, sia la lirica che la realtà, senza compromessi né sotterfugi che potrebbero creare false illusioni. Questo è reale, questo è vivere. Al di là della concezione materiale dell’esistere quotidiano e delle false icone che l’ambiente propina. Messo a nudo, resta solo l’Essere, con i propri dubbi e le proprie speranze, un uomo che non accetta la sconfitta emotiva come un fattore prestabilito o come un retaggio dato dall’essere umano. Esiste, sempre e in ogni caso, l’alba che porta a nuova luce e a nuovi respiri. Così come esisterà sempre un crepuscolo nel quale rilassare le membra e trovare, all’interno del proprio intimo, la ragione di esistere.
Andrea Leonelli non delude mai e la sua lirica arriva a corteggiare direttamente l’anima. Tuttavia, diversamente dalle precedenti sillogi, Crepuscoli di luce apre le porte a una speranza inaspettata, senza mai rinunciare allo stile inusuale con cui il poeta ha sempre espresso i propri versi. Ed è da questa nuova combinazione che la poetica trae il massimo vantaggio, diventando emozione pura.

Recensioni su Amazon

coppa primi 1° posto nella Sezione Poesia Crepuscolare al Premio Nazionale 2015 Leandro Polverini
stella menzioni Menzione d’onore al “2° premio di poesia L’arte in versi 2013 con “Cantando il silenzio”
stella menzioni Premio della critica al Concorso “Quelli che a Monteverde” 2012 con “Orologi fermi”

5 recensioni per Crepuscoli di luce

  1. Valutato 5 su 5

    claudio

    “Viaggio” è una delle più belle e intense dichiarazioni d’amore mai scritte, una delle intense e terribili luci accese nei crepuscoli che imperversano nell’animo dell’autore. Ognuno di noi nel corso della vita soffre, è talvolta ferito dalle proprie vicissitudini. Il Leonelli riesce comunque in questo ambiente semioscuro a portare al lettore forza e decisione. Proseguire e al termine giungere alla meta anche dopo aver patito pause forzate durante le quali i pensieri ruotano liberi senza controllo e le parole non trovano la giusta collocazione. Ogni parola di ogni singola poesia, non da leggere ma da recitare con i giusti toni, è una parte di un magnifico puzzle, un quadro che al termine non potrà che lasciare ammagliato il lettore.

  2. Valutato 5 su 5

    Renata Morbidelli

    La silloge Crepuscoli di luce di Andrea Leonelli è paragonabile a una sinfonia che va ascoltata ad occhi chiusi e in silenzio per permettere alle note di entrarti nell’anima e toccarne le corde più profonde. Nella prima parte, prospettive dal passato, le note vibrano così forte da sconquassare l’anima e costringere chi ascolta (legge) a prendere un bel respiro, tanto sono profonde e intense le emozioni. “Sentì il dolore nella musica e si alzò dal pianoforte”, cantava Dalla e, allo stesso modo, di fronte a certi versi ci si deve fermare, respirare e lasciare che le note-parole entrino nel cuore e lo tocchino fino quasi a graffiarlo, pizzicarlo ed a farlo vibrare a sua volta di altre note che, seppur diverse, vanno a intersecarsi, in armonia con quelle del compositore-poeta. Il suo dolore sfiora quello di chi legge e lo rende puro, nudo, tremendo e bellissimo nella sua essenza. In questa parte è come se si osservasse il sole che muore colorando il cielo di arancio e di viola fino a giungere al blu della notte. Nella seconda parte, prospettive al futuro, è come se nella partitura ci fosse un cambio di tonalità. Da “minore” l’accordo diventa “maggiore”. Anche se il sottofondo resta malinconico, il tema si sviluppa e trova note di speranza. Alcune liriche, risuonano della passione che solo un uomo profondamente innamorato può provare per la propria compagna. La sua presenza, liquida e sensuale, si fa a volte lacrima e nostalgia nei momenti in cui lei, fisicamente distante, non può essere abbracciata. I colori che prima erano decisamente cupi, in questa parte si fanno decisamente più delicati e luminosi. È un po’ come se ci affacciassimo al crepuscolo mattutino. Nel cielo, sonnecchianti, ci sono ancora le ultime stelle, ma timidi, all’orizzonte, si distendono già i primi raggi di sole che venano il blu di pagliuzze dorate.

  3. Valutato 5 su 5

    Chiara Curione

    Nella silloge Crepuscoli di luce, i versi di Andrea Leonelli hanno una grande forza espressiva. Il poeta riesce a trascinare il lettore nel suo universo fatto di sensazioni, di ricordi, di emozioni.
    La raccolta si divide in due parti: Prospettive al passato e Prospettive al futuro, dove sembra che scorrano immagini di storie di vita in cui la poesia diventa un mezzo per approfondire gli stati d’animo, momenti passati anche difficili in cui si vaga nel buio, ma dove c’è sempre la ricerca della luce come in questi versi:
    Vago nella luce/ alla ricerca di un buio/ meno abbagliante/ ma rivelatore. / Vago nel buio/ alla ricerca di una luce/ che mi dia direzione/ qualsiasi ma precisa./
    L’intensità delle liriche di Andrea Leonelli è da ricercarsi in ogni momento di vita che diventa un viaggio:
    Vestito della mia sola pelle/ bruciata da questo viaggio/ percorso scalzo su rocce taglienti,/ su sabbie roventi,/ piane gelate/ e consumando i piedi,/ ho rafforzato lo spirito,/ fortificandolo a digiuni,/ mangiandomi orgoglio e desideri/…
    Si tratta del percorso di un uomo che non può mostrarsi diverso da quello che è:
    Fosse con l’ultima stilla di vita,/ con l’ultimo respiro,/ anche solo per dirti/ l’ultimo mio/ “Ti amo”,/ ma arriverò a te./ E avrai quest’uomo,/ che si dona per quel che è./
    I contrasti della vita affiorano come luci e ombre, ma la speranza sostiene l’uomo e lo accompagna lungo il cammino.
    I ricordi e il tempo che passa sono tematiche spesso ricorrenti nella silloge, come nella poesia “Granelli di Tempo” dove si incontra il ricordo di un momento difficile che può essere superato. Ma l’uomo vive anche aggrappandosi ai sogni e se uno specchio appeso al muro riporta indietro i ricordi tristi, il timore della mancanza dei sogni fa aprire un vuoto che divora l’anima.
    I ricordi dei momenti belli diventano un modo per affrontare il presente, il desiderio della quotidianità fatta di piccole cose, rappresenta un mezzo per la ricerca della serenità.
    Una poesia che congiunge passato e presente, un percorso di vita su cui riflettere e far cadere false illusioni e ritrovare se stessi, un po’ come rinascere attraverso le emozioni di una vita e guardarle sotto un’altra prospettiva.

  4. Valutato 5 su 5

    Isola

    Ciò che appare subito evidente in questa silloge poetica è sicuramente che ci si trova davanti ad un mondo crepuscolare, come ricorda il titolo. Un mondo fatto di luci soffuse e penombra straripante. Un insieme di sfumature grigie che racchiudono attimi intensi di vita emozionale.
    Le parole, usate con estrema abilità poetica, avvinghiano il lettore tra le spire di innumerevoli emozioni. Il simbolismo e la crudezza del lessico rappresentano e trasudano lo scorrere del tempo. Quel tempo che spesso si fa immobile nell’attesa. Il tempo di un amore che non ha nome ma solo desiderio e dolore nell’assenza. La vita, l’essere umano, il mondo ci appaiono fragili e crudeli, in balìa all’inesorabile clessidra.
    Un autore da scoprire.
    Consiglio questa silloge agli amanti della Poesia in tutte le sue forme espressive. Agli estimatori della ricercatezza della parola, del verso e del simbolo.

  5. Valutato 5 su 5

    marina atzori

    “Sentirsi silenziosi come una chiazza di colore fuori posto…”
    Un piacevole e atteso ritorno quello di Andrea Leonelli. Si ripresenta, con una silloge dal volto nuovo e un titolo che lascia spazio a sfumature di colori mai usate; le tonalità risultano solo in apparenza tenui e velate, in realtà attraverso un’attenta lettura rimango rapita da sensazioni assolutamente nuove. Chiunque nutra il desiderio di provare a leggere la musica che si cela nel suono della sua anima, può farlo in queste poesie. Tra le sue parole oscillano delle vere e proprie evoluzioni dell’anima come fossero note musicali, adagiate su pentagrammi vivi e sospesi. Una strada silenziosa la sua, che lentamente entra nelle feritoie, tra le sbarre di una fragilità quasi rinchiusa, alla ricerca perenne di un unico obiettivo: spogliarsi delle zavorre. Risulta impossibile, quindi non sentirsi trascinati gradevolmente dallo scorrere dei suoi versi. Un “ordine mentale”, il suo, inconfondibile, coinvolgente, a tratti severo. In questa Opera tuttavia la sua cifra stilistica si rivela limpida e trasparente come uno specchio d’acqua. Qualcosa è cambiato, o meglio l’autore si è espresso con un linguaggio poetico più moderno, aperto a interessanti vie interpretative. Anche la copertina parla chiaro: la luce compare per dare una svolta al suo modo di offrire e perché no di soffrire con se stesso e il suo mondo interiore. Un universo che nelle opere precedenti emergeva angusto e offuscato. La nebbia resta intendiamoci, ma non è la solita, quella che copre tutto, in questa inconsueta nebbia Leonelliana si trova avvolta una Rosa, non una qualunque, il velluto dei suoi petali, aperti sotto le sue dita racconta un cambiamento, ma sapete che c’è di nuovo? Lo scrittore non ne teme le spine, perché fanno parte di lei e della sua natura. Questi ed altri i versi in cui trapela una velata serenità, della quale il poeta vuol comunicare l’esistenza, ornata di un’espressione positiva latente, che non attendeva altro che uscire allo scoperto. Rimango colpita anche da differenti e molteplici spunti di lettura, vari e diversificati. Ad esempio in “Profumo di fiori” sono presenti oggetti quasi animati “un vaso vuoto senza ricordi, una foto mai scattata, musiche dolci di spartiti stracciati”. Oppure mi soffermo su “Non sono io”, proprio in questo scorcio riesco a cogliere un’ulteriore metamorfosi: l’autore scarica quel fardello che gli ha rallentato in qualche modo il passo, infatti non si sente più di dover sostenere in eterno il peso di colpe non sue, staccandosi così da ciò che lo ha inchiodato troppo a lungo. E se poi in “Cado nella notte” le briciole di freddo gli grattano il cuore, vien da pensare che perfino l’oscurità cambia accezione e colore, non risulta più così densa e tenebrosa, il nero del buio spiana un percorso alternativo: per la prima volta vedo si palesa il bianco, e diviene protagonista di una pagina vuota in “Prospettive al futuro”. Lo stupore è notevole, spazio dopo spazio leggo e nel contempo mi trovo quasi a sollevare coperchi cristallini in “Giace il tempo”: le parole del poeta girano sui fogli come macine in compagnia di incognite ormai manifeste. Tuttavia gli interrogativi oscuri talvolta ruotano ancora attorno alle certezze amare, scosse in “Non importa” dove la Sua Signora di dolore possiede un’arte senza volto e senza voce, allo stesso tempo lega lacci stretti sui suoi polsi. Questo passaggio merita di essere considerato fondamentale, il titolo di questa poesia prepara a una leggerezza smentita dopo pochi istanti, in cui comprendo che qualche segno pesante e soffocante sul cuore del poeta è ancora presente. Andrea Leonelli sta gettando dietro alle sue spalle quei granelli di tempo versati al vento, quelle sofferenze che ne hanno scandito i minuti con “clessidre rotte a spargere ore vuote”. Raccontarsi per Leonelli significa effondere la propria essenza ovunque attraverso quei fili di nebbia che annegano in paludi di silenzio, lo stesso che si è creato in questa stanza dove una scrivania e la luce artificiale della mia lampada sembrano essere di troppo seppure necessarie. Ciò che invece risulta essenziale è l’amore, il sentimento che si scopre sicuro e risolutore dietro alle righe di “Battito familiare”, è evidente: qualcuno ha messo ordine e pace nella sua anima irrequieta e tormentata, le frequenze di chi lo accompagna nel suo momento catartico hanno il suo stesso ritmo appagato e leggero, e quando si pone la domanda: “ma come scrivere semplicemente che sono felice?” Volete sapere cosa risponde? “Non violini, non campane. Solo passi continui verso te.” Ed è per l’appunto un passo dopo l’altro che si scopre un uomo diverso, con intenti di pacata unicità, dove ognuno di noi può sicuramente ritrovarsi. I suoi pensieri rivolti al futuro risultano carichi di una semplicità osservata da “Una finestra sui tetti”, scrive: “Voglio te e la tua voce… voglio aprire gli occhi sul tuo volto sereno spettinato dal sonno…” Una finestra al plurale, che allontana la desolazione, su cui il poeta appoggia il suo sguardo e la sua felicità, non più in solitudine infatti, ma con l’amore al suo fianco, manifestando così genuinamente il concetto del suo Paradiso. Fuori da questi vetri il vento canta, lo fa tra temporanee mancanze, tra voci e silenzi, muse ispiratrici dell’intera silloge, accompagnate da un nuovo protagonista, il sentimento più potente di tutti i tempi: l’amore. I sipari della Poesia di Leonelli sono aperti a tutti, i colori vengono sussurrati come segreti e credetemi vale la pena ascoltarli e custodirli. Le emozioni ondeggiano sospinte da una corrente a favore, seguita da singolari brezze di positività nuove e sinergiche come quelle che si respirano in questa silloge. Un cammino artistico nel quale l’autore soffia via dal cuore con delicatezza estrema, polvere e sofferenza. Il poeta infine ringrazia il destino che lo ha mantenuto vivo e creativo, afferma che la felicità sta nelle cose semplici. Io mi trovo in accordo con questa sorta di invito a soffermarsi su quei piccoli gesti che dovrebbero darci vita nel quotidiano e accendere così le nostre speranze. Tuttavia non è solo in questo che si è distinto risolutivamente l’autore, come accennato in precedenza, nei versi di “La mia rosa nella nebbia”, non ho voluto anticiparvi appositamente che, la regina dei fiori di Andrea Leonelli piange lacrime di rugiada, ecco, io credo che queste gocce preziose siano scese in profondità con calma e delicatamente proporzionate, come accade quando si posano spontaneamente sulle foglie degli alberi o sui petali dei fiori. Questa sorta di quadro appena descritto prevede uno sfondo i cui riflessi vengono illuminati, da versi tenui, e vivi come crepuscoli di luce, pur non senza sentirsi silenziosi come una chiazza di colori fuori posto. E poi ditemi voi, se questa non è pura Poesia…

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