La resa degli innocenti

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La resa degli innocenti di Irma Panova Maino

 

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  • Formato: Formato Kindle
  • Dimensioni file: 327 KB
  • Editore: Edizioni Esordienti E-book (1 marzo 2014)
  • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
  • Lingua: Italiano
  • ISBN: 978-88-6690-185-3
  • Formato: Formato Cartaceo
  • ISBN: 978-88-6690-191-4
  • Numero pagine: 194
  • Prezzo: €14.00

 

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Sinossi

Cosa fareste se rapissero uno dei vostri figli? E cosa sareste disposti a fare per ritrovarlo? Queste le domande di partenza che si è posta Irma Panova Maino per scrivere un romanzo duro, a tratti crudo, che non lascia indifferenti. Con quel pizzico di sovrannaturale che caratterizza tutte le opere di questa autrice. Barbara è una donna dolorosamente segnata dalla vita per la morte del marito in un grave incidente, ma supera il momento terribile quando si accorge di essere incinta: è il piccolo Marco a darle, per dodici anni, la forza e il coraggio di continuare a vivere. Ma un giorno, una nuova tragedia la travolge: il figlio scompare nel nulla, senza lasciare alcuna traccia. Questo le permette ancora di sperare, di ipotizzare che il piccolo non sia morto, ma che sia stato rapito. Inutile farsi illusioni, certamente la verità che si cela dietro quella scomparsa non può essere che drammatica, ma una madre ha il bisogno di sapere. Marco è stato rapito da chi voleva venderne gli organi, per farlo entrare nel lubrico circuito della pedofilia o per quali altri abietti motivi? Dopo un terribile periodo di depressione, la donna reagisce a suo modo, trasformando se stessa in un’arma letale, disposta a tutto, nascondendo sotto una scorza impenetrabile un cuore che non smette di sanguinare, mostrando all’esterno soltanto durezza e feroce determinazione. Barbara diventa Rian, spietata giustiziera, alla ricerca di qualche traccia del figlio. Una singolare figura maschile le sarà accanto fino alla fine, fino a quando lei troverà tutte le risposte che cerca e anche l’unica pace possibile.

 

 

 

stella menzioni Segnalato al I Concorso Giallo, Thriller e Noir di Edizioni Esordienti E-book

8 recensioni per La resa degli innocenti

  1. Valutato 5 su 5

    Oliviero Angelo Fuina

    Premetto che è il primo libro che leggo di questa brava autrice pur avendo già apprezzato in altri contesti la maestria della sua penna, e il piacere di tuffarmi in un noir incalzante e crudo è stato davvero intenso, come il dipanarsi appunto della trama de “La resa degli innocenti”.
    La sinossi è certo nota: Barbara è una donna già segnata duramente dalla vita dalla morte tragica di suo marito in un incidente stradale. Supera gioco forza lo strazio quando scopre subito dopo di aspettare un figlio. E’ proprio suo figlio Marco a darle la forza di superare il dolore di quella morte e aggrapparsi alla vita, riversando, e dedicando, la propria per dodici anni a crescere il frutto di quell’amore terrenamente reciso.
    Ma un dramma ancora più immenso l’aspetta per infierire quasi mortalmente sulla sua psiche: il figlio dodicenne scompare e di lui non si ha più traccia. A nulla valgono indagini e ricerche.
    A cosa si può aggrappare una madre di fronte a questo immenso dolore? Alla speranza di saperlo ancora vivo, anche se la ricerca della verità trova sbocchi da incubo nel mondo sommerso della pedofilia. Dopo un periodo di depressione Barbara si trasforma in una giustiziera imboccando a ritroso le oscure strade di questo immondo mondo sommerso.
    Molte sono le emozioni che stringono la gola al lettore nel dipanarsi di questa tragica storia.
    Dall’angoscia che empaticamente, grazie all’indubbio talento della Panova Maino, si trasmette da Barbara al lettore quando in un tranquillo e banale pomeriggio Marco non rientra a casa. Paura, terrore, speranza, impotenza e angoscia si riversano a fiotti dalla madre che intuisce, presagisce, ancora spera e si dilania nell’impotente attesa rimbalzando tra telefonate drammatiche e terrore impotente. Le ricerche non danno alcun risultato e il mistero sulla sorte di Marco è totale come totale è la prostrazione di questa donna alla quale la vita sferra l’ennesimo e finale colpo distruttivo.
    Nemmeno il tempo di metabolizzare questa tangibile e reale angoscia che l’autrice salta improvvisamente in avanti nel tempo di cinque anni.
    Cosa può tenere ancora in vita una madre che ha perso letteralmente suo figlio? La sete inappagante di verità e il primordiale desiderio di giustizia. Di una giustizia feroce e determinata a perseguire chiunque, in base a sue personali ricerche affrontate a discapito della sua stessa dignità di essere umano, possa in qualche modo appartenere a questo inferno sommerso che gioca con la vita degli innocenti per depravati piaceri ingiustificabili.
    Barbara rinuncia a se stessa a partire dal suo stesso nome. “Quella” Barbara non esiste più, diventando dapprima Barbarian e poi semplicemente Rian.
    Il registro narrativo cambia di pari passo con la trasformazione di lei e il lettore si ritrova ora a pensare ed agire come la più spietata delle nemesi e l’orrore per l’efferatezza delle uccisioni di chi si è macchiato di aberrante pedofilia si alterna col piacere di eliminare dalla faccia della terra persone ignobili. Il tutto attraverso la mente drammaticamente lucida di Rian. L’empatia è totale.
    Quando sembra che Rian si stia avvicinando a conoscere la sorte di Marco ecco apparire al suo fianco un uomo misterioso, un assassino che la affianca con spiazzante dolcezza e che di lei sembra conoscere e comprendere tutto, pur se Rian stessa non riesce a inquadrarlo davvero e a capirne la sua reale essenza. Il lettore può solo cercare di intuirne il ruolo in supposizioni quasi oniriche e metafisiche.
    Irma Panova Maino mi si dice che si avvale sempre di figure fantasy nei suoi romanzi e anche in questo non ha potuto esimersi. Per nostro godimento letterario.
    Cosa può dar pace a una madre che sta perdendo sempre più la speranza di riabbracciare il proprio figlio e che per questa ricerca di verità si è trasformata lei stessa in una spietata e fredda assassina?
    Conoscere infine la sorte reale del figlio.
    Tutto questo suo viaggio sembra portarla ad avere finalmente una risposta per abbandonarsi infine alla pace reale e definitiva, l’unica che può ormai ambire.
    Nel finale intenso e drammatico al lettore quasi manca l’aria e pur trovando alcune risposte, altre domande rimarranno sospese tra ipotesi e supposizioni e anche quando l’ultima pagina sarà letta non sarà assolutamente facile accantonare nel dimenticatoio questo suggestivo e catartico romanzo.
    Un romanzo, questo, da leggere assolutamente! Per quello che mi riguarda sarà mio piacere e dovere leggere anche gli altri romanzi di questa brava e suggestiva autrice. Chapeau, Irma Panova Maino!

  2. Valutato 5 su 5

    Lu Paer

    Fino a che punto può spingersi la disperazione di una madre cui hanno sottratto suo figlio? Può la dolcezza sconfinata per il proprio piccolo trasformarsi in ferocia inaudita spesa nel tentativo di ritrovarlo? La resa degli innocenti è un romanzo davvero avvincente fin dalla prima pagina, e va ad affrontare il tema, purtroppo attuale, della violenza sull’infanzia. Scritto molto bene e privo di tempi morti, qualità che apprezzo particolarmente in un romanzo, l’autrice trasporta il lettore all’interno dell’inevitabile metamorfosi che Barbara, la protagonista, devastata dal dolore provocato dalla scomparsa del proprio figlio, è costretta a vivere. Al riguardo, mi ha colpito molto l’incipit in cui Irma Panova Maino descrive, con grande intensità, l’immensa drammaticità del dubbio che avanza, per essere divorato da una verità terribile, che la sensibilità di una madre aveva intuito fin da subito. È sorprendente come l’autrice sia riuscita a far convivere, all’interno dello stesso romanzo, stati d’animo narrati con forte introspezione e scene d’azione di grande effetto visivo, che conducono ad un finale che stupisce, e commuove. Non sfugge inoltre la competenza in materia di armi. Complimenti davvero per questo thriller molto coinvolgente e che non lascia possibilità di scampo: al lettore!

  3. Valutato 5 su 5

    CINZIA MOREA

    La resa degli innocenti è un libro che invita a riflettere sull’indifferenza con cui accogliamo giornalmente la notizia di efferati fatti di cronaca, che entrano nelle nostre case attraverso gli schermi televisivi, ma i cui protagonisti rimangono “volti anonimi di cui nessuno terrà mai veramente conto se non coloro che li hanno perduti per sempre”.
    La scrittura di Irma Panova Maino riesce a penetrare oltre la corazza dietro cui ciascuno di noi si trincera alla notizia dell’ennesima ingiustizia perpetrata contro un più debole, e lo fa portandoci nella mente di una protagonista della tragedia, una madre a cui è scomparso il figlio. Potremo non riconoscerci in lei, non essere sicuri che, nelle stesse circostanze avremmo reagito con tanta lucida, violenta, sete di vendetta, ma siamo trascinati a percorrere la sua stessa dolorosa strada.
    Barbara, poi Rian, perde sé stessa, la sua identità, la sua intera esistenza; alla scomparsa del figlio non conserva di sé neanche il nome e, lentamente, dolorosamente, in una solitudine estrema in cui soltanto l’odio e la sete di vendetta le permettono di resistere alla disperazione, diventa qualcun altro, Rian appunto, capace, come non lo sarebbe mai stata Barbara, di perseguire obiettivi che nulla hanno a che fare con la tranquilla quotidianità di una vita comune.
    Con un ritmo incalzante, per cui gli occhi sono costretti a rincorrere le parole sulla pagina, l’autrice ci narra la metamorfosi di una bella donna, in una monomaniaca, cui poco rimane di umano, che di pagina in pagina si spinge sempre più a fondo oltre l’apparenza di un mondo perbenista, fino a scoprirne la nascosta crudeltà e il gretto egoismo.
    Rian si muove da sola sullo sfondo della sua personale tragedia, i mostri che le hanno sottratto il figlio rimangono in secondo piano, fin troppo umani al suo confronto: avidi, deboli e spregevoli. A lei fanno da contrappunto solo due ombre: quella del ragazzo scomparso, la cui sorte, cui viene accennato brevemente e crudamente, rientra in quelle “statistiche fatte di numeri incolonnati in serie, a indicare cifre spaventose”, ma alla cui sofferenza non si accenna: sparito, scomparso per sempre in un gorgo di orrori cui è lasciato alla sensibilità e all’immaginazione del lettore il compito di dare forma, e altra ombra, l’assassino enigmatico che la segue nelle tappe della sua vendetta, di cui è difficile carpire i pensieri e le motivazioni, e il cui ruolo verrà chiarito solo nella scena finale.
    L’unico altro alleato di Rian è il narratore, quasi estraneo alla vicenda, raccoglierà il testimone delle sue imprese, impossibilitato, unico fra tanti, a continuare a ignorare l’orrore di cui nessuno di noi vorrebbe essere spettatore.

  4. Valutato 4 su 5

    Claudio Oliva

    Cosa trasmette questo scritto? Apprensione, disperazione, senso di colpa, desiderio di vendetta.
    Di cosa può essere capace una madre quando viene rapito il proprio figlio? Di qualsiasi cosa.
    “Non conta nulla, n’è il freddo, n’è il caldo. N’è il sonno, la sete o la fame.”
    Ci si può anche trasformare da una piccola massaia in una belva assetata di sangue, richiamando vicino a se i demoni, o gli angeli.
    L’importante è giungere all’obbiettivo: castrare la vita a coloro che hanno fatto del male al proprio figlio.
    La protagonista ci riuscirà a caro prezzo, non così caro in definitiva per lei. Ma quanto odio è celato in Barbara/Rian? Quanto è possibile contenerne in un’anima.

  5. Valutato 5 su 5

    Giuliana Guzzon

    RECENSIONE “LA RESA DEGLI INNOCENTI”

    DI GIULIANA GUZZON

    Irma Panova Maino ci presenta un romanzo che va a braccetto tra il drammatico e l’anticamera dell’hard boiler o pulp; una perfetta trama a orologeria, a incastri senza fiato. Ci rivela una storia che si compone sotto i nostri occhi, sin dalle prime righe, carica di sinistri presagi che si addensano in un potente crescendo di tensione, nella progressiva ricostruzione della vicenda. La scrittrice Irma Panova Maino utilizza una lingua e uno stile che a me piace molto. I suoi romanzi li posso “vedere” con l’anima e il desiderio dei loro protagonisti, ma in questo caso, in cui il racconto si discosta completamente dal genere a cui ero abituata, mi ha veramente spiazzata dalla sedia.

    Il mistero di questo libro è intrinseco nella forma e si avvicina allo scrittore Markus Zusak: per scoprire l’analogia che ho riscontrato dovrete leggere La resa degli innocenti : il genio della creazione di una figura fondamentale nella narrazione. Giornali, televisione, ci tempestano di storie di violenza, di pazzia e fanatismo.

    L’autrice mette il lettore davanti alla terrificante piaga della pedofilia e lo fa con una visione cruda della disperazione di una madre completamente devastata dalla scomparsa del figlio. Pronta a tutto, senza abbassare mai la guardia contro una vera e propria organizzazione criminale.

    Non è un libro che si presta a una lettura superficiale e veloce, perché ogni pagina è densa di episodi forti. Inganni, falsità, un mare di acque torbide e inquinate. Eppure in queste acque Irma Panova Maino ci fa navigare a pieni polmoni. La protagonista trova la completezza del significato del suo esistere, scoprendo quanto sia importante trascendere dalla sua carne, facendo tesoro anche di tutte le sue debolezze, passando il confine di tutti i suoi territori.

    Parole piane e tortuose, graffianti, urlanti, plasmano una storia complessa e al contempo semplice, che alterna forti sentimenti guadagnando spessore. Colpi di scena, scene di violenza e sorge la domanda; la ferocia appartiene alla natura stessa? Lascio in sospeso per voi la risposta.

    Protagonisti sangue e carne. L’autrice ha una penna affilata e tagliente che non lascia scampo al lettore e con un colpo chirurgico, vivere o morire sono spesso sullo stesso piano. Il romanzo affonda nella pelle come una lama, costruendo immagini, traumi e cambiamenti inquietanti, in bilico tra follia e disperazione, prendendo a schiaffi il nostro cuore e la nostra mente. Non c’è solo l’intrattenimento dell’intrigo, ma la continua attesa, passo dopo passo, che venga soddisfatta la nostra domanda: “Che cosa accadrà?”.

    Con questo romanzo la scrittrice dà il meglio della propria scrittura, con una precisione e bellezza di parole da rimanerne affascinati anche quando evoca sentimenti terribili e terribilmente meschini. I personaggi sono ben congegnati, spesso al limite nelle tematiche e atmosfere. Il dolore e la sofferenza sono fisici, conseguenza di uno stato mentale traumatico. C’è una leggera correlazione tra la donna sensibile e la donna che si impone un auto-sfacelo e l’autrice non lascia mai cadere e morire questa “liaison”, con schiarite e luci impreviste.

    Un libro costruito con molta cura, nella struttura e nella lingua. Pagine che lasciano un groppo in gola, nodi allo stomaco e un senso di rabbia per tanti bambini vittime di questi odiosi crimini. Il lettore avverte di trovarsi di fronte a un’opera di rilievo che certamente lascerà traccia nelle coscienze. Impegnativo, anche emotivamente, nel bene e nel male. Il finale riserva più di una sorpresa e, ve lo confesso, mi ha strappato un sorriso.

    La resa degli innocenti è un libro che mi sento di consigliare a tutti, soprattutto alle donne. Scoprirete che la forza, anche se dettata dalla disperazione, non è un’utopia. Un romanzo che merita di essere letto.

    http://giulianaguzzon.altervista.org/recensione-la-resa-degli-innocenti-di-irma-panova-maino/

  6. Valutato 5 su 5

    marina atzori

    I gialli non sono il genere che preferisco, tuttavia spesso desidero mettere alla prova le mie preferenze da lettrice spaziando in diversi ambiti. Inizio a leggere questo libro col distacco necessario a darvi qualche indicazione sulle sensazioni che pervadono la lettura in questione. Il tema affrontato è molto delicato, fa tremare i polsi. Barbara la protagonista, in seguito alla morte del marito, esperienza tremenda, sufficiente a renderla fragile, riesce ad aggrapparsi al figlio Marco, sua unica ragione di vita. Un figlio che sparisce nel nulla, una donna che si improvvisa giustiziera di un fenomeno che purtroppo risulta sempre più diffuso: la pedofilia. Un argomento che si affronta troppo poco, forse per sgomento, o meglio perché parlare di certe cose mette terrore. Irma Panova Maino è un’autrice senz’altro capace di affrontarlo, non solo, ci riesce molto bene. Emerge immediatamente un senso di angoscia, descritto veramente con dovizia di particolari. Telefonate che si accavallano una sull’altra nello sforzo disperato di trovare una risposta all’assenza ingiustificata del bambino. L’ansia perenne, a tratti molto forte inchioda il lettore alle pagine. Risulta inutile tentare di sottrarsi al ritmo battente degli eventi che incalzano alla velocità della luce; leggiamo qualche riga… “Nessuna prigione, per quanto meravigliosa sia, può giustificare la mancanza della libertà”. La terra da sotto i piedi manca, e lo sprofondare nel dolore di questa donna fa un gran chiasso nell’intero manoscritto. Un tamburo battente, che scandisce ogni esecuzione, al pari di un orologio che fatica a seguirne il tempo. Barbara non solo si sente prigioniera, si scopre anche l’artefice della sua mancanza di libertà, e la prigione in cui è rinchiusa è costellata di “demoni” interiori che faticano a trovare pace. Un animo distrutto che va alla ricerca forsennata di indizi, incontrando sofferenza e frustrazione; i due elementi non sono sufficienti, occorre qualcosa che la faccia stare bene. Non è l’amore, bensì l’odio. Ecco come lo descrive: “l’odio rinfranca, ti culla, ti nutre…” E’ forse in questo passaggio che la donna “si guarda intorno confusa, non riuscendo più a distinguere i confini tra l’orrido e il reale”. Tutto il mondo pareva si fosse oscurato, di fronte agli orrori che scopre durante le sue ricerche tese a capire l’amara verità. Una verità tanto ostinata, quanto assurda che poteva annientarla, e inferirle così il colpo di grazia. L’autrice scrive di questa realtà, che gratta fastidiosamente l’uscio della coscienza della protagonista. Il suo inconscio la bracca, suo figlio era là fuori solo e nessuno avrebbe potuto aiutarlo tranne lei. Tra maledetti silenzi e una miserabile desolazione Barbara assume il nome di Rian, neppure quello le appartiene più, lo spezza e ne crea un’abbreviazione, una sorta di lama atta a tagliarne il significato, proprio mentre il suo stesso fiato è divenuto troppo corto. Una voce la scuote dal torpore, è quella di Leonardo, una figura misteriosa, emblematica che la tiene per mano, la segue nelle sue azioni, sconvolgendone velatamente un’equilibrio già precario; a un certo punto si insinua qualche ripensamento, per pochi brevi attimi, il dopo come sarebbe stato? Questo interrogativo arriva come un fulmine sulla sua testa, si insinua al pari di un tarlo, tentando invano di ostacolarla. Il bisogno di vendetta, che aveva appannato ogni campo visivo della vita di Rian ricompare nuovamente. “Il suo pellegrinaggio doloroso fino alla verità” deve assolutamente proseguire. Da dove può nascere una forza tale? Da una disperazione altrettanto profonda, da un animo ferito, lacerato dalla scomparsa di un figlio che non si riesce ad accettare in alcun modo. Un thriller veramente ben articolato, con una storia e un finale decisamente mozzafiato. I personaggi sono ben messi a fuoco, hanno ruoli intricati e coinvolgenti. La tematica è decisamente molto forte, l’invito a riflettere sulla pedofilia e sulle scomparse dei bambini che troppo spesso restano sospese, senza vie d’uscita volte a un ritrovamento degli stessi. La triste realtà testimonia che questo fenomeno si è esteso a macchia d’olio. Tutto questo viene affrontato e raccontato da Irma Panova Maino attraverso colpi di scena degni di essere paragonati a quelli di un film. Da non perdere!

  7. Valutato 5 su 5

    Lalayasha

    Cara Irma, che dire?
    Un libro bellissimo. Molto coinvolgente e avvincente.
    Mi spiace un pò per le sorti di Barbara, ma è un sentimento spontaneo, che arriva al momento cruciale. Pensandoci su un momento, tutto sommato, lei si “ricongiunge” a ciò che aveva perso.
    La cosa più bella? Joe e la sua decisione di fare da testimone-portavoce delle idee di Barbara e, volendo, del suo animo. Cosa che mi ha fatto ripensare al film Pensieri Pericolosi, dove viene citata una frase che dice : “..e le mie idee continueranno a volare anche se sarò sottoterra”. Certo, è un pensiero un pò forte e quasi un pò “estremo”, però rende quello che farà Joe.
    Passando allo stile: scrittura scorrevolissima, secondo me aiutata anche dal fatto che sai descrivere qualsiasi cosa senza dilungarti troppo, ma rendendo comunque bene la scena o la sensazione raccontata, tanto da riuscire a farla immaginare nella mente come fosse un film. Almeno a me è capitato così.
    Per cui tantissimi complimenti! Bacioni!! Ross =)

  8. Valutato 5 su 5

    Andrea Leonelli

    Questo libro dell’autrice esce quasi completamente dai confini del paranormale su cui si è mossa nei suoi libri precedenti. É un libro decisamente più maturo e complesso, con tematiche di importante rilevanza sociale quali pedofilia, salute mentale, istituzioni e giustizia.
    Tematiche affrontate attraverso lo sguardo di una madre vittima del rapimento del figlio, caso che rimane insoluto per le forze dell’ordine, che subisce una metamorfosi completa e profonda passando da madre vedova a implacabile giustiziere. Il passaggio che affronta non è preso alla leggera, non ci sono magie né poteri occulti ad aiutarla nella sua ordalia. La protagonista difatti scende gli scalini dei valori umani uno alla volta, strisciando, cadendo e fratturandosi, disgregando la sua personalità per poterne poi scegliere solo i pezzi utili a ricreare la persona/personalità adatta a compiere quella che diverrà la sua missione, la sua ossessione.
    Non si parla di giustizia o di equità, ma di vendetta, vendetta personale che diviene comunque sinonimo non solo di rivalsa ma di pulizia, pulizia della propria coscienza per colpe che ci si attribuiscono, pulizia in un mondo “sporco”, pauroso, pulizia da quelli che sono in realtà “non valori” e che, di conseguenza, passano in secondo piano rispetto al fine ultimo che ci si impone di portare a termine. Nessuna pietà, nessuna cortesia, nessuno scrupolo e nessuna onestà nei confronti degli altri. Nessuna pietà nemmeno per sé stessi, solo la riduzione all’essenziale nel corpo e nel comportamento.
    Le vicende porteranno Barbara a diventare Rian attraverso un inferno personale interiore, che però verrà affrontato con serena rassegnazione andando incontro a dei rischi, in situazioni ambigue e potenzialmente mortali.
    Lo stile narrativo, diretto e incalzante, porta il lettore a non staccarsi mai dalla vicenda, a immedesimarsi negli stati d’animo di Rian descritti con perizia e profondità, acquisendo consapevolezza della tragedia vissuta da Barbara/Rian. Si arriverà alla fine del romanzo in un fiato, senza poter interrompere la lettura.
    Incontreremo per strada soggetti decisamente brutali, spietati e privi di ogni moralità e, per raggiungere i quali, Rian dovrà usare gli stessi metodi, percorrendo una strada lastricata di dolore e sangue rappreso.
    Nel suo percorso verrà accompagnata da un personaggio tanto enigmatico quanto all’apparenza inopportuno. Le motivazioni che spingo Leonardo, questo il nome del personaggio, verranno svelate lentamente durante la narrazione aggiungendo un tocco inatteso al romanzo.
    Ci sposteremo con la protagonista in varie località che si tingeranno di una tonalità rosso cupo al suo passaggio, come se fosse stato messo un filtro colorato sulla vicenda che stiamo seguendo, un rosso rabbia, spesso a stento controllata fino al suo catartico liberarsi; un rosso sangue, come quello versato dalle vittime della vendetta di Rian che ha cambiato la sua natura in quella di un implacabile belva, ma che non può comportarsi altrimenti. I passaggi affrontati, le lotte interiori vissute e sempre e comunque contemporaneamente vinte, perché la portano incontro al suo destino, e perse, perché a ogni passo compiuto abbandona pezzi del proprio equilibrio mentale e della propria precedente identità, la porteranno a modificare sé stessa verso un diverso stato, a una diversa natura. Natura che si muoverà in quella unica direzione possibile che è la distruzione. Un processo di annullamento che inizierà con uno squillo di telefono e si muoverà, come un’onda, fino a coinvolgere più persone.
    La natura però non si arresta e, come l’onda, che passa la propria energia cinetica allo scoglio sulla riva, il destino passerà il testimone, in una staffetta senza fine, a Joe Masseri, personaggio che apre e chiude il libro lasciando aperto uno spiraglio nell’anima del lettore, il quale continuerà a riflettere a lungo sui molteplici contenuti di questo romanzo. Infatti, visti i vari livelli di profondità che attraversano le pagine, anche noi, come Rian, continueremo a vedere nuove implicazioni ogni volta che ripenseremo alla vicenda narrata, interiorizzandola a livello emotivo personale.
    Se questo romanzo è una svolta negli scritti dell’autrice, non poteva esserci una nuova direzione più promettente.

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