La vendetta è un gusto

(4 recensioni dei clienti)

2,99

Descrizione

La vendetta è un gusto di Giancarlo Ibba

 

Dettagli prodotto

  • Formato: Formato Kindle
  • Dimensioni file: 1258 KB
  • Editore: Edizioni Esordienti E-book (5 agosto 2012)
  • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
  • Lingua: Italiano
  • ISBN: 978-88-6690-085-6
  • Formato: Formato Cartaceo
  • ISBN: 978-88-6690-114-3
  • Numero pagine: 144
  • Prezzo: €12.00

Descrizione prodotto

Sinossi

In una Cagliari invernale e cupa, un professore universitario viene ritrovato sezionato in settantasei pezzi, nel suo appartamento, ma questo è solo il primo di una serie di misteriosi, efferati delitti. Perché tutto ciò? Chi mai può essere capace di tanta violenza? E, soprattutto, con quali motivazioni? I protagonisti della storia sono degli studenti universitari come tanti, come il protagonista, Lorenzo, i suoi compagni di appartamento, la sua ragazza July, che convive con l’amica Betta, e Stella, grande amica e compagna di Lorenzo alla Facoltà di Scienze Naturali. Ragazzi assolutamente normali, e pure ordinaria e banale è la Facoltà che frequentano, affollata di animali impagliati e scaffali con barattoli pieni di liquido in cui si conservano repellenti cadaverini traslucidi e mollicci, sale buie e un po’ tetre, un grande Acquario debolmente illuminato in cui nuotano pigramente cernie e murene. Ma, anche nella tranquilla quotidianità, follia e desiderio di vendetta sono pulsioni sempre in agguato nel più profondo della mente umana e pronte a esplodere, basta il giusto innesco…

 

 

4 recensioni per La vendetta è un gusto

  1. Oliviero Angelo Fuina

    Questo romanzo d’esordio di Giancarlo Ibba è il primo della trilogia “di Solus” come amo identificarla personalmente. Solus è il luogo letterario nel quale vengono ambientati gli altri due successivi romanzi (“L’alba del sacrificio” e “C’era una volta in Sardegna”). In questo primo romanzo Solus appare soltanto come il paese d’origine di Lorenzo, il protagonista, studente universitario alla Facoltà di scienze naturali di Cagliari, e di lui addirittura vi si fa cenno nel successivo romanzo “ C’era una volta in Sardegna”. In quali termini forse potrete capirlo alla fine della lettura proprio di “La vendetta è un gusto”.
    Ibba sa transitare al meglio attraverso la banale quotidianità di uno studente universitario, con le tipiche pulsioni e interazioni di ogni studente universitario tra compagni di alloggio, la sua ragazza July, la coinquilina di lei, Betta, e l’amica speciale di Lorenzo, Stella, e gli esami ostici da riuscire a passare fino al mistero e all’orrore dell’assassinio di un professore universitario, trovato smembrato in settantasei pezzetti sparsi nella sua casa. Il primo di una serie di efferati omicidi che sembrano coinvolgere la sfera privata di Lorenzo e, lui stesso, in una serie di coincidenze non casuali.
    Lo stile narrativo dell’autore è piacevole e dotato di quell’ironia che sa far sorridere e riflettere ma, nel contempo, sa catapultare il lettore in ottimi cambi di registro e di ritmo, nell’orrore e nell’incubo, obbligandolo a girare pagina su pagina per trovare una qualche soluzione o una via di fuga dall’angoscia ben trasmessa dalla talentuosa penna di Ibba.
    Questo romanzo non è però un giallo, nel classico senso del termine, perché più che ricondursi infine all’autore di questi omicidi, si premunisce di farci immergere nel Male assoluto esplorando oscuri confini mentali.
    Il finale è una batteria scoppiettante di fuochi d’artificio, col botto più grande lasciato proprio alle ultimissime pagine del libro. Così grande che rimbomberà ancora nella mente di ogni lettore a pagine ormai chiuse.
    Giancarlo Ibba è sicuramente un autore che si sta ritagliando uno spazio importante tra gli amanti di questo genere ma non solo, tra tutti coloro che amano un buon libro e delle buone storie narrate con stile accattivante. Un autore che merita di avere sempre più lettori fedeli perché ogni suo libro è una certezza di ottima lettura.
    Nell’ipotetico Fans club io mi sono già iscritto molte sue parole fa e ribadisco questa appartenenza di fedeltà ad ogni storia che Ibba sa regalarci.

  2. Andrea Leonelli

    Questo libro, l’esordio di Ibba, già pone le basi dello stile di scrittura inconsueto, originale e frizzante che hanno finito per caratterizzare l’autore nelle sue opere successive.
    Questo giallo thriller è intenso, ricco di atmosfere noir e di mistero, ma al contempo è divertente, a tratti surreale e, non ultimo, alla fine spaventoso.
    È molto visuale e ben calzerebbe un adattamento cinetelevisivo. Infatti, durante la lettura è facile visualizzare mentalmente le situazioni, i personaggi e i loro movimenti all’interno delle ambientazioni descritte con cura.
    Proprio i personaggi, ben delineati, diventano reali durante la narrazione degli eventi che li vedono protagonisti, assumendo atteggiamenti alquanto verosimili di fronte a situazioni anche “al limite”.
    Hanno una personalità riconoscibile e, dopo poco pagine, già ci si immagina come potrebbero reagire, come se fossero amici o conoscenti. Ma nonostante questo, riescono a stupirci e a farci sorridere, commuovere e soprattutto a coinvolgerci nella storia.
    La trama è originale e ben studiata, non scontata e soprattutto nel finale i molti colpi di scena riescono a tenerci con il fiato sospeso. Essendo ambientato in Italia, il coinvolgimento è anche maggiore e non si riesce a interrompere la lettura fino a che non si arriva alla fine. A quel punto se ne vorrebbe ancora, come quando, appena finita una succulenta bistecca, cotta a regola d’arte, la gola ci spingerebbe a mangiarne ancora. Un libro che definirei succulento anche per le molteplici citazioni cinematografiche inserite e anche per gli espedienti che, inaspettatamente, riescono a strapparci un sorriso anche nelle situazioni più pericolose e inadatte alla risata ma che poi si rivelano perfette. Infatti si tira un solo e breve sospiro di sollievo prima di venire rituffati in trame sempre più fitte e ingarbugliate.
    La vendetta è un gusto, per concludere, è un libro davvero riuscito, ben scritto e direi sinceramente azzeccato. Per essere un libro d’esordio è sicuramente uno dei migliori che abbia letto e quel che ne è seguito ha mantenuto le aspettative, a volte superandole.
    G.C. Ibba è certamente uno dei migliori esponenti italiani, contemporanei, della letteratura di genere e ci stupirà ancora, come ha già fatto con i suoi due successivi libri, L’alba del sacrificio e C’era una volta in Sardegna. Attendiamo solo di poterlo leggere ancora, molto presto.

  3. Marina Atzori

    Mi mancava il primo della trilogia di Giancarlo Ibba, avendo già letto gli altri due: “L’alba del sacrificio” e “C’era una volta in Sardegna” (pubblicato di recente), non potevo fare a meno di leggere anche il romanzo che ha permesso all’autore sardo di esordire nel mondo della scrittura. Questa sorta di percorso inverso è stato più interessante di quanto avrei potuto prevedere. Veniamo alla trama: Lorenzo Carta è uno studente universitario di Scienze Naturali, un ragazzo molto particolare, imbevuto delle sue origini sarde fino al midollo. Un tipo strano, silenzioso, dalla personalità fragile, traballante, insomma: un involucro talmente colmo di emotività da far venire persino qualche brivido, e non esagero. Lui stesso si definisce un tipo da Deserto del Gobi, per sottolineare quanto lo attanaglia la solitudine. Sì perché in questo libro Ibba ci riserva ancora una volta qualcosa di speciale, quel qualcosa in più che il lettore si aspetta per non rimanere indifferente a ciò che legge. Tuttavia su questo aspetto vorrei tornarci in un secondo momento. Vorrei infatti parlarvi prima del corpo di questo thriller. Dunque, Cagliari viene fagocitata nel limbo del mistero, diventando così la “pellicola” in forma scritta di una serie di omicidi spaventosi. Le vittime appartengono a docenti dall’etica morale non proprio pulita, i corpi vengono sapientemente sezionati da un omicida seriale, e gettati in un Acquario, lasciati in pasto a cernie e murene. L’atmosfera è tetra e nebulosa, ci troviamo di fronte a un puzzle dell’orrore ben studiato, neanche a dirlo, nei minimi dettagli; pezzo dopo pezzo, pagina dopo pagina, scalino dopo scalino mi sono ritrovata catapultata in mezzo agli eventi, snocciolati direi, in modo semplice e scorrevole. In questo libro Ibba utilizza un linguaggio calibrato, accessibile a tutti, trasformandolo credo volutamente in uno stile aperto, per nulla scontato, rivolto a tutti coloro i quali desiderano cimentarsi in una lettura di questo genere. L’autore invita, chi non è mai stato nella Sardegna dei suoi racconti, a scoprirne un aspetto poco noto, quello lugubre creato ad arte per i suoi intenti. Conoscerete anche un pizzico di realtà sarda, quella incomprensibile dove la droga vive negli angoli delle strade, dove non si nasconde il degrado, dove troppo spesso gli sguardi e il linguaggio degli studenti, lasciati a se stessi, parlano del famoso orgoglio, che sono costretti a mettere da parte ogni giorno, perché i sogni in questa terra non sempre possono essere contemplati. L’Università viene descritta come un ambiente fatiscente: animali impagliati, pesci dalle ombre sinistre… Cito testualmente: “Tutto l’ambiente trasudava di speranze e sogni in disfacimento. Difficile trovare la fiducia nel futuro in una specie di catacombe.” Insomma, riversare le proprie speranze in un luogo così austero ha veramente il sapore dell’utopia.
    Cos’ho letto tra le righe de “La vendetta è un gusto”? Ho letto impotenza, ho letto voglia di rompere il muro del silenzio dell’anima, ho letto i traumi psicologici che hanno tirato le fila di questa scatola di pensieri intelligenti, uniti dal terrore e dipinti con una tonalità di giallo accattivante, che attira il lettore con la forza di una calamita. Veniamo alla figura del Professor Sforza, che suscita rabbia, inquietudine, disturba anche il lettore con una velata prepotenza, fa salire un senso di repulsione incontrollabile verso un sistema universitario che ne rispecchia l’ambiguità. Le caratteristiche di questo individuo e la descrizione della stanza dentro la quale si affrontano gli esami mi hanno letteralmente impietrita. Lorenzo Carta è vittima della paura, tenta di scrollarsela di dosso, sotto la pioggia battente, la quale non molla neanche per un secondo il cielo tetro che imperversa sopra la sua testa, pronta ad esplodere da un momento all’altro. Cito testualmente: “Il mio cervello dovette compiere un orrendo viaggio nell’oscuro dedalo dell’inconscio.” Il giovane scappa in più occasioni, il terrore lo insegue, mentre tenta di aggrapparsi all’unico rapporto umano che gli da fiducia, restituendo colpi di scena davvero incredibili. Vorrei proprio parlarvi per un attimo di lei, di Stella, l’amica alla quale il protagonista si appoggerà nei momenti peggiori della sua vita. La ragazza è scaltra, decisa, fredda, razionale, tutto ciò che a lui manca, esattamente come l’aria. Mentre i due ragazzi si avvicinano, coltivando un legame incondizionato, gli omicidi si susseguono. Il panico nei confronti delle ore che non passano mai si fa sentire, l’adrenalina contamina il manoscritto come farebbe una macchia di caffè, si allarga senza possibilità di essere fermata. I fotogrammi e le immagini di questa vicenda diventano terribili incubi dei quali Lorenzo diventa prigioniero. L’aspetto incredibile è che tutta questa sferzata di energia il lettore può percepirla, il modo in cui lo scrittore riesce a rapirne l’attenzione coinvolgendolo, è notevole. Dapprima lo ingloba nella solitudine del protagonista, poi lo trascina con sé, sotto la pioggia, nelle sue corse frenetiche, a dar strattoni tra la gente per farsi spazio, a saltare tra pozzanghere infinite, dove jeans e anfibi si inzuppano d’acqua e la fronte gocciola di sudore al pensiero di scene da film, che mai nessuno, in vita sua, credetemi, avrebbe voluto vedere. Cito testualmente: “Non avevo nessuna meta, non stavo andando da nessuna parte, correvo e basta.” È in questo breve ma intenso passaggio che mi sono sentita persa, disperata proprio come lui. Ecco, io credo che questa sia la sensazione più forte che ho provato. Ma non finisce qui, poi ci sono sofferenza e solitudine, quelle che sanno di “verità” che pochi autori sono in grado di tirar fuori così generosamente, nascoste tra le righe per non dare troppo nell’occhio, o forse perché in un libro giallo, la profondità, il lettore non se la aspetta. Sapete una cosa? Io l’ho apprezzata proprio perché non me la aspettavo! Sono scattate le domande: e adesso che succede? Come farà a cavarsela? E se la polizia dovesse sospettare di lui? Mi ha investita il ciclone dell’inizio della fine. Ecco cosa intendo per pathos! Per rendere meglio l’idea leggete questo breve ma forte passaggio, che esalta l’anima di questo romanzo, quella che ho lasciato in sospeso all’inizio: “Ogni parola era come un ago arrugginito conficcato nel cuore.” Lorenzo la figura più riuscita del romanzo, vive momenti duri, toccanti, in cui la sua mente è esausta, vuole smettere di pensare alle conseguenze, l’autore per l’ennesima volta, si avvicina al lettore con queste parole. Sapete cosa vi dico per concludere? Che questo esordio già la diceva lunga sul talento di Ibba, temevo di notare forti differenze con i successivi romanzi, di vedere la classica base delle fondamenta che ci si aspetta quando si pubblica un libro per la prima volta. Invece no, ho scoperto lo scrittore sardo in una chiave diversa, dove la leziosità linguistica non serve a colorare le vicende, dove tutto scorre con una naturalezza imbarazzante. Il finale? Un susseguirsi di colpi di scena dove la verità viene sapientemente centellinata! Da amante del thriller psicologico non posso che apprezzarlo e rimanere ancora una volta sorpresa positivamente. “La vendetta è un gusto” era il tassello mancante, posso affermare tranquillamente che tra i tre è il mio preferito per il risvolto psico-thriller, ovviamente senza nulla togliere agli altri due che mi sono piaciuti comunque molto per motivi diversi. Beh! Devo dire che questo autore non solo merita di essere letto, credo infatti che debba godersi anche una serie di riscontri oggettivi da parte dei lettori che cresceranno nel tempo, ne sono certa.

  4. Irma Panova Maino

    Il romanzo scritto da Giancarlo Ibba presenta diversi fattori positivi, diversi aspetti che colpiscono il lettore senza che questi si accorga di quanto realmente stia accadendo, se non solo alla fine quando tutto si ricompone, come per le tessere di un puzzle, creando un quadro definitivo piuttosto agghiacciante. Le atmosfere ricordano il meraviglioso ingegno di un Dario Argento agli inizi della carriera, quando con i suoi “‘L’uccello dalle piume di cristallo”, “Quattro mosche di velluto grigio” e lo splendido “Profondo Rosso” avevano fatto sobbalzare gli spettatori nelle sale cinematografiche, regalando loro emozioni indimenticabili. Ibba ripropone un percorso simile, riuscendo tuttavia a essere molto più ironico e dissacrante in molti dei suoi passaggi. Il suo improbabile protagonista Lorenzo Carta, studente universitario, diventa il pianista di Profondo Rosso e, come lui, si ritrova suo malgrado coinvolto nel sangue dei delitti con i quali un serial killer pare sottolineare i momenti cruciali della sua vita. Il lettore s’immerge nei pensieri e nelle vicende del protagonista, vivendole insieme a lui, provandole direttamente sulla propria pelle. Indizio dopo indizio, fatto dopo fatto, Lorenzo arriva al finale insieme al lettore capendo la natura dell’assassino quasi casualmente, benché in realtà, se il lettore non fosse rimasto invischiato dalla vicenda e non si fosse lasciato distrarre dallo scritto ben realizzato, tutta la trama avrebbe avuto un senso logico già molto prima del termine. Ed è proprio in questo che si riscontra la bravura di Ibba, in quel modo di raccontare che riporta a una scrittura all’apparenza semplice, ma fluida. Semplice solo per chi non coglie il bagaglio culturale che si cela dietro a ogni periodo e che traspare sia nella costruzione delle frasi che nelle citazioni inserite ad arte. Ibba ricostruisce i delitti con cura e dipinge scenari così realistici da divenire attimi che possono essere vissuti da chiunque, in qualunque momento della propria vita. Affronta la morte con lo stesso scioccante sgomento con cui deve affrontarla Lorenzo, dando al protagonista gestualità e reazioni concrete. La vendetta, celata fino alla fine, non è altro che il filo conduttore sul quale si dipana tutta la vicenda, un bandolo di presupposti, dubbi e incertezze che prendono corpo solo attraverso i pensieri dell’assassino. Un filo che, come il cappio per l’impiccato, si stringe intorno al protagonista lasciando anche il lettore senza fiato. Dunque un bel romanzo da leggere “con gusto” e grazie al quale provare emozioni forti, adatto soprattutto a chi è appassionato di gialli e di thriller.

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