La selezione colpevole

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Descrizione

La selezione colpevole di Andrea Leonelli

 

Dettagli prodotto

  • Formato: Formato Kindle
  • Dimensioni file: 575 KB
  • Lunghezza stampa: 116
  • Editore: Edizioni Esordienti E-book (10 agosto 2012)
  • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
  • Lingua: Italiano
  • ISBN: 978-88-6690-088-7
  • Formato: Formato Cartaceo
  • ISBN: 978-88-6690-126-6
  • Numero pagine: 112 pagine
  • Prezzo: € 14.00

 

Descrizione prodotto

Sinossi

La totale e completa negazione di una visione positiva regala in realtà la massima espressione del contrario della stessa. Cosa mai potrebbe esserci di peggiore? Ed ecco che il pessimismo si tramuta nella timida speranza che non vi sia affatto niente di peggio. “ma lascio la radice sperando di rifiorire”. L’animo sprofondato nel nulla risorge dalla propria miseria, facendo tesoro della bruttura umana. Francamente trovo che la raccolta contenga delle vere ed autentiche perle di pessimismo estremo che adoro, perché per quanto possa essere buio il pozzo in cui c’immergiamo, la luce del nostro IO brilla comunque. Come Dorian Gray trasmuta nel ritratto la propria essenza, così il mostro t’invita a vedere “il riflesso del tuo sporco interiore”. E la prosa contenuta è talmente estrema da riempire con la sua sofferenza ogni angolo disponibile, diventando “importante”.
Irma Panova Maino

 

 

stella menzioni Premio speciale “FATAMORGANA” al Premio “Colori e Parole 2012 – IV edizione”
organizzato dall’Accademia Internazionale Giacomo Leopardi
coppa primi Primo premio al concorso “(Dis)Sensi” tenuto da Hermes Academy
(con la poesia “Sei quel che rimane del sogno” da “La selezione colpevole”)
stella menzioni Segnalazione al concorso “Pallidamente 2011″
(con pubblicazione nell’antologia della poesia “Cosparsi d’assenze” da “La selezione colpevole”)
stella menzioni Selezionato al concorso “La biblioteca d’oro Poesie 2012” organizzato da La biblioteca d’oro (con pubblicazione nell’antologia della Poesia “Allucinazioni mi parlano” da “La selezione colpevole”)
coppa primi 1° posto nella Sezione Poesia Concettuale al Premio Nazionale 2014 Leandro Polverini

 

13 recensioni per La selezione colpevole

  1. Valutato 5 su 5

    Giorgio Bianco

    Quante forme ha il dolore? Quali colori, quali dimensioni? Andrea Leonelli se lo chiede nella sua silloge “La selezione colpevole”. No, non è esatto. L’Autore, in realtà, non ha domande sul dolore: lo vive. Con la lucida dignità dell’artista, svela situazioni, stati d’animo, ingiustizie e sofferenze su cui, a buon diritto, una persona qualsiasi potrebbe adagiarsi, rinunciare. Soccombere.
    Andrea no. Serio e determinato, le spalle curve ma la testa alta, mai abbandona il timone. La tempesta infuria, l’esile imbarcazione del suo corpo provato si spinge fra onde terrificanti e naviga, umile e lenta, attraversata da sinistri scricchiolii, eppure senza posa.
    La metafora della navigazione è utile per chiarire il tipo di approccio alla poesia scelto dall’autore. Infatti, molto spesso, accade che la poesia sia una fotografia, una pennellata che tenta di catturare la verità. Nel caso di Andrea, invece, la poesia è un viaggio, segue una rotta. E in questo atteggiamento si riassume la qualità più spiccata dell’Autore: il coraggio. Perché sintetizzare il dolore attraverso una sferzata, significa chiudere gli occhi e saltare per poi non pensarci più. La scelta di Andrea è invece un’altra. Il suo cuore è tanto grande da contenere tutta la sofferenza e la sua mente tanto lucida da prenderne coscienza passo dopo passo, goccia dopo goccia. Un calice da svuotare. Senza fuggire, senza nascondersi. Lucido, fermo. Quasi come se raccontasse il dolore vissuto da un’altra persona.
    Distacco? Proprio per nulla: il coinvolgimento personale ed emotivo del poeta è pieno e assoluto. Dunque, Andrea Leonelli è un cronista dei propri affanni, ecco la sintesi. L’Autore ci pugnala, ci sorprende con la schiettezza attraverso la quale offre il mistero della sopportazione da un lato, dell’orgoglio dall’altro.
    Amore per il dolore? No, ricerca dell’umanità. L’Autore, offrendoci in modo sviscerato e viscerale il significato del male, ci dimostra di saper giungere al bene. E’ la sfida suprema: riconoscere, affrontare, superare le miserie, uscirne vivi e migliori. Andrea lo ha fatto.
    Due frammenti: “(…) La sofferenza per continuare a vivere e sentirsi vivo (…)”; “(…) Attesi. Morii. Caddi. Rinascerò in nuova forma. Se tornerai nutrirò di me nuovi me che aneleranno averti. Mai avrà fine il bisogno di te”.
    Lo sentiamo, l’amore. Ne parliamo tardi, perché tardi si svela, verso dopo verso, nella silloge di Andrea. Ma c’è. E’ lì. Basta coglierlo. E’ lì, l’amore: meraviglioso e violento, crudo come una cascata di ghiaccio. Ma è vivo e rappresenta in modo perfetto il messaggio dell’Autore, spietato e sfacciato, eppure pieno di vera umanità, quella che spesso altri nascondono dietro a sorrisi ipocriti o a improbabili abbracci. Chi cerca la verità, la trova in questo libro, che non per nulla, nel titolo, ci parla di “Selezione”.

  2. Valutato 5 su 5

    Giuliana Guzzon

    RECENSIONE A CURA
    DI
    GIULIANA GUZZON
    Sin dall’inizio non si può fare a meno di constatare chela scelta delle parole e delle assonanze di alcune di esse è sicuramente frutto di una buona preparazione e cura della scrittura da parte dell’autore. La sofferenza che trapassa ogni verso nasce dalla consapevolezza e desiderio di un altro possibile universo. La tendenza e la tensione oscillano in un’altalena in cui la speranza diviene miraggio in uno statico immobilismo di dolore. Andrea Leonelli usa la penna come un bisturi affilato, i versi nel loro incedere si vestono di duro sudario, senza mai abbandonare un’estetica musicale; dolorosa, amata od odiata.

    Cupo supplizio dentro un respiro profondo che identifica la vita come rifiuto d’appartenenza, vuoto scavato e infossato nella terra dove l’autore seppellisce i desideri in attesa di quel respiro agognato sinonimo di resurrezione.

    Allo smarrimento di alcuni passaggi, quando l’autore sembra aver perso la meta, si sostituisce la consapevolezza di un sentimento da cogliere, in cui l’alienazione cerca rifugio.

    A volte l’autore è spettatore di se stesso e qui la costruzione diviene più minuziosa, nella contemplazione completa e introspettiva.
    Sguardo puntato verso l’orizzonte nell’incapacità statica di raggiungerlo. La vena pulsa, il cuore pompa, una bramosia esaltata da un potentissimo desiderio, dove irrompe consapevolezza e paura. Amore tra le righe, sempre presente, protagonista e colpevole. Un grido soffocato e carico di amarezza e dolcezza allo stesso tempo, in cerca di una simbiosi in cui il rifiuto del quotidiano si specchia in una prospettiva futura.In questo passaggio…

    “…vivere una fiamma e poi…
    Estinguermi elevandomi a valori negativi
    rarefarmi fino a niente
    annullarmi
    azzerarmi
    entropizzarmi
    sparire.”
    Estinguermi elevandomi a valori negativi
    rarefarmi fino a niente
    annullarmi
    azzerarmi
    entropizzarmi
    sparire.”

    … si ha la sensazione di una propensione verso il nulla, verso un’afflizione in cui il poeta ha una visione surreale di se stesso, desiderio di spogliarsi del corpo, dell’anima, con i nervi tesi allo spasmo, agognando una rinascita

    “…ma lascio la radice sperando di rifiorire…”

    A volte ho l’impressione che tutto sia chiuso, ermetico, ma poi mi accorgo che sotto la scorza vi è l’altra faccia, quella della bellezza, dell’armonia che il poeta non riesce a nascondere e che s’infiltra tra le tenebre e come l’acqua scivola tra le insenature delle rocce.
    Questa silloge in sintesi, arriva dritta alla carne e batte sulle ossa senza mezze misure, in una continua salita e discesa, in cui a volte in certi sguardi si trasforma in alchimia del cuore.
    A mio giudizio Andrea Leonelli dimostra un contatto fisico con la scrittura stessa, la fluidità delle parole è ordinata, precisa, chiara.Denso, con una mano esperta che destreggia “il verso” sulla punta delle dita.L’ho apprezzato molto e lo consiglio per la profondità del contenuto.

    http://artevetro-giulia.blogspot.fr/2015/02/presentazione-e-recensione-la-selezione.html#more

  3. Valutato 5 su 5

    Tito Cauchi

    Andrea Leonelli (Emilia Romagna, 1970), ha esperienza del dolore lavorando in reparto di rianimazione e per avere sperimentato sulla propria pelle l’infarto; è appassionato di fantascienza e di tecnologia; con La selezione colpevole è alla sua seconda raccolta. Egli stesso precisa, di avere voluto rinnovare la precedente edizione (2011), chiarendo che “la ricetta è sempre quella: dolore, solitudine, abbandono, oscurità e un pizzico di extra. Contenuti non allegri vero, ma portano qualcosa.” Ed è quello che verificheremo e che scopriremo.
    I componimenti hanno varia lunghezza, dall’epigramma al lungo respiro, la versificazione è libera e compatta; l’Io parlante ci indica l’indagine interiore che lo sfibra, facendolo smarrire fino ad annullarsi: le persone e gli oggetti circostanti, si moltiplicano e si nullificano nel contempo. Il Poeta è spettatore e protagonista, che con forza rivendica la sua esistenza: “Acceco i miei occhi/ la mia anima/ affogo il mio spirito/ in se stesso/ bevendomi dal dentro.” (pag. 14).
    Si rende conto che la vita è come un palcoscenico nel quale indossiamo “Maschere buone per ogni occasione/ per le false allegrie e le vere tristezze” (pag. 18); preso da vertigine si sente annichilito, o semplicemente ridotto all’essenziale. Sensibile e desideroso di carezze all’anima e alla pelle, rimprovera la falsità che ci circonda, sa che le ferite passano, ma che lasciano ugualmente dei segni nell’anima. Tornano insistenti i ricordi per tessere un vestito nuovo (o altra maschera per vestirlo come manichino); ma non prova ristoro perché i fantasmi continuano a ripresentarsi. Se svaniscono le illusioni, si chiede di cosa si nutrirà; commenta che la vita odierna ci rende labili, combatte contro gli spettri e vive in uno stato nebuloso: “vestito della mia pelle/ mi maschererò da me stesso/ ma solo per voi/ non ho bisogno di me/ sono altrove/ a spellarmi l’anima.” (pag. 23).
    Andrea Leonelli invoca una presenza che l’ami, che gli parli; o che entrambi si appartengano nell’etere; ma si vede rifiutato come “un sacchetto di spazzatura”, quel lordume che però è lo specchio dell’altra persona. Rimane l’illusione di confondersi con la bellezza cosmica; trasferisce nella metafora luna il desiderio che l’astro dia luce al disastro che gli sta intorno. “Il vuoto mi riempie./ Il buio m’illumina./ Nella morte mi sento vivo,/ vivo come un morto.” (pag. 59).
    Per sua ammissione diventano sue compagne desolazione, amarezza, solitudine, alle quali oppone rancore e risentimento; ma non trova soluzioni a certe rotture. “Dentro me urlo/ silenzi assordanti// Vesto l’espressione di cortesia/ su maschera di pura devastazione.” (pag. 67). Come estremo atto d’amore, l’innamorato è felice purché lo sia l’amata. Dichiara lui stesso “Vivo in contraddizione/ mi piacciono cose opposte/ cerco di bilanciarmi tra gli estremi” (pag. 79).
    A grandi linee direi che ne La selezione colpevole abbiamo un solo filo tematico costituito da trefoli, in cui convivono nella prima fase l’Io (la maschera), nella seconda il Tu (l’ossimoro) e nella terza l’autocoscienza (la contraddizione). Il Nostro usa sapientemente un linguaggio variegato, figure retoriche (specialmente la ripetizione); talvolta termini informatici (cursore, loops, links resettare); astrofisica e quantistica (frattale, neutronio, Schrödinger). Il tono va dal riflessivo all’imperioso e, infine, al giudizio; gli accenti procedono in progressione, ora crescenti, ora decrescenti come se stesse parlando direttamente al lettore. Beninteso la poesia è suggestione, evocazione ed anche immedesimazione, perciò non va presa alla lettera.
    Tito Cauchi

    Andrea Leonelli, con il libro La selezione colpevole, al Premio Nazionale 2014, Poesia Edita Leandro Polverini – Anzio, ha ottenuto l’assegnazione del 1° posto nella sezione poesia concettuale, con la seguente motivazione: “L’Autore interseca piani di esperienza naturalista con le tracce consunte di un passato dove percezione reale e immaginazione si mescolano, avvicendano, confondono in un labirinto di simboli, che visita con coraggio la persistenza dell’io come misura delle cose. Una sintassi paratattica e cumulativa conferisce ai testi una drammaticità performativa che dà rilievo all’aspetto concettuale del verso, a seguire scrupolosamente i guizzi dell’emotività.”

  4. Valutato 5 su 5

    Dylan Berro & Laura Bellini

    Oggi siamo qui per presentarvi una nuova recensione, scritta da noi. In questo periodo abbiamo potuto apprezzare la poesia, che effettivamente, a nostro avviso, è un po’ abbandonata qui in Italia. Complice forse la grande attenzione che si deve prestare per comprenderne il significato? Non solo?
    A voi la risposta…
    La selezione colpevole è una racconta di poesie certamente singolare, originale, irruente, con temi cupi, irriverenti e forti, che Andrea ritrae con una semplicità disarmante.
    ‘La selezione colpevole’ appare realmente colpevole, le poesie di Andrea giungono là dove devono arrivare: diritte al cuore, e fanno breccia alla sensibilità del lettore.
    Noi siamo soliti recensire romanzi, saggi, ma quasi mai delle poesie. Quando abbiamo aperto il file che Andrea ci aveva inviao, siamo rimasti esterrefatti: allora c’è qualcuno che scrive ancora poesie…
    Pensiamo, anzitutto, che sia molto difficile scrivere poesie: si deve avere una grande sensibilità, forse più di un romanziere, quasi come un cantautore. Poi crediamo di non essere così abili e preparati in materia: lungi da noi fare un’analisi delle figure retoriche nelle poesie di Andrea, che pure ci sono, lui gioca sapientemente nei contrasti, negli ossimori, e anche nell’assegnare alle cose – animate e non – attributi che non gli appartengono. Ma Andrea è poeta, e può anche immaginare che le stelle abbiano le braccia, che nella vita tutto sia cenere, che si possano creare poesie con la sola consonante S, con la sola vocale A – e ci riesce abilmente! Può parlarci d’amore, di gioia e di dolore. La poesia serve anche a trasmettere emozioni e a presentarle al lettore in un modo originale. Trasmettere emozioni e saperle scrivere è un dono di pochi.
    Un dono che certo Andrea può affinare, ma che pure possiede!

  5. Valutato 5 su 5

    Alessandro Bagnato

    La raccolta presentata da A. Leonelli è, a mio parere, veramente accattivante e di rara fattura. Egli vuole offrire uno spunto riflessivo su quello che è l’emisfero naturale del pensiero dell’uomo. Ritengo che il poeta dia un’accesa valutazione di quel disagio umano che con A. Leonelli è magnificamente tramutato in poesia. Una prosa semplice e dai contorni visibili e percepibili con estrema facilità. Forse questa raccolta rappresenta anche la visione di un momento di difficoltà passato dal poeta, che avvertiva nel suo Io una sensazione di malessere che è riuscito a sconfiggere grazie alla poesia. Le sue poesie sono pregne di una metrica che mette a nudo le sue straordinarie capacità. Una metrica eccezionale che ti prende poesia dopo poesia. Certamente, a mio parere, sentiremo in futuro parlare di lui, di un artista che ha regalato alla poesia la grandezza della propria arte e che ha reso la poesia una conquista umana infinita.

  6. Valutato 5 su 5

    Jack Centofante

    Oggi mi trovo a parlare della raccolta di scritti di Andrea Leonelli se dovrei definire questa raccolta in tre parole direi “escoriazioni dell’anima” c’è sentimento, delusione,rimorso,oscurità,a sprazzi gioia miscelata al mal di vivere. Penso che non sia di facile scrittura una raccolta di pensieri perché non è come un libro che magari trasmette trascendentalmente lo stesso concetto o magari ci si omologa verso personaggi che a torto o ragione ci sono piaciuti ma ognuno può differente dalla propria angolazione dare un senso a tutto il testo magari apprezzando più un pensiero rispetto ad un altro. La cosmologia è molto presente, non regna la banalità del sentito dire ma c’è un ricerca del nuovo e del oscurantismo a volte di tante parole. In definitiva una raccolta che consiglio per immedesimarsi e vivere in prima persona il viaggio nel cortile delle parole prendendo per mano l’animo quieto e vago del “Io” comune.

  7. Valutato 5 su 5

    Adriana Pasetto

    Una raccolta moderna, poetica, a versi liberi, che ben si discostano da ciò che comunemente siamo abituati a chiamare “poesia”, eppure ben più poetici di rime, endecasillabi e simili. Da leggere, d’un fiato o respirando a tratti, ma da gustare pienamente e totalmente: non sono un’ assidua lettrice di poesie, ma in questa raccolta ho riscoperto e ritrovato quelle emozioni e sensazioni, che solo tramite l’arte poetica si possono esprimere. Certamente non una raccolta semplice di ancor più semplici componimenti, ma un ben nutrito e assorto, nonchè variegato, insieme di sensazioni e pensieri che diventano un tutt’uno con il lettore: il dolore, l’angoscia e le ferite dell’anima narrate non come una punizione della nostra quotidianità, quanto come una parte fondamentale della nostra vita e specialmente della nostra essenza. Ossimori che si rincorrono tra le parole, quasi a sottolineare i continui scontri e dissensi, in noi e nel mondo esterno. Un’opera che può travolgerti nella sua durezza, quand’anche nella sua brutale e carnale passione, con il corpo a diventare esclusivamente involucro di un mondo interiore, vissuto nella sua pienezza e anche con un non – velato masochismo. Un’opera capace di colpire lo stomaco del lettore e di trasportarlo in un mondo onirico/grottesco, grazie alla sua stessa, profonda, veridicità. Un’opera che insegna al lettore stesso la totale importanza del vivere, a proprio modo, ogni attimo di respiro, fosse anche l’ultimo o il più doloroso, in maniera onesta e sincera, prima di tutto verso se stessi e, in secondo luogo, anche verso gli altri, privandosi di quelle maschere, talvolta ipocrite, che l’uomo è abituato a portare.

  8. Valutato 5 su 5

    Evelyn Storm

    Definite dallo stesso Leonelli “composizioni che possono essere descritte come amare, cupe, gotiche e oniriche”, Il perché del titolo è presto detto: sono poesie che vanno dritte al cuore senza inutili giri di parole. La realtà nuda e cruda è rappresentata con semplicità e senza pietà alcuna.
    Uno sguardo attento sull’opera
    I temi della raccolta La selezione colpevole sono molteplici, perché ogni cosa ha modo di influenzare l’autore. Ma sono le emozioni a farla da padrone, puntando al cuore e alla parte più nostalgica di ogni lettore. Quindi, in sostanza, possiamo dire di trovarci difronte ad una raccolta di poesie atte a far riflettere. Ecco un estratto di Monumento al mio essere con una piccola precisazione, ossia che le poesie hanno scarsa punteggiatura volutamente: “ritrovo dentro me la strada che mi condurrà in nessun posto./ a casa mia dove non sarò mai, e non sarò mai stato/ In un futuro da tirarsi dietro e con un passato da rincorrere/ un presente immobile, in pesante cristallo, inamovibile/ per peso e fragilità/ il monumento al mio essere inutile/ la strada s’inerpica scendendo verso un nulla desolato/ una piana riarsa ed acida, sterile come il vuoto/ bruciante di sole e gelo/ l’unico movimento nei turbini di morta cenere/ un funebre assolo di danze fugaci/”

  9. Valutato 5 su 5

    Luigi Bonaro

    Una riflessione profonda sull’incomunicabilità dell’uomo contemporaneo. “Ragnatele di luce”, “Infinito meccanizzato”, una poesia forte, evocativa, dai profondi connotati simbolici, un futuro meccanico e grigio si disperde nel “vuoto elettronico”. Una riflessione sul manifestarsi delle cose che diviene fenomenologia, laddove la prospettiva con cui ci si rapporta al mondo cambia spostandosi nella sfera emozionale. Un’intensa indagine sulla coscienza, dal dantesco “non ti curar di te, ma passa” rovesciando l’alterità sull’io, alla coscienza-essenza che si pacifica nella desolazione. Lo stile è asciutto e “metallico”, la versificazione della realtà, così come percepita dall’autore, è quasi auto-eseguita e, come fosse una macchina, rileva costantemente le percezioni, le continue modificazioni dello spirito,”lo stato delle cose”, per dirla alla Wenders.

  10. Valutato 5 su 5

    Anita Borriello

    La selezione è decisamente colpevole, colpevole di mirare dritto al cuore del lettore con sinuosa precisione e per poi assestarsi con forza nell’impatto. Ogni singolo verso mostra lo stato d’animo dell’autore in diverse fasi della sua vita, così angosciato e puro che rende impossibile il non immedesimarsi.
    Personalmente ho apprezzato moltissimo “Caduta a spirale” e “Non più acqua”, entrambe mi hanno ricordato lo Spleen baudelairiano riportando alla memoria (cit. La Selezione Colpevole di Andrea Leonelli)

    Immagini scene e scenari irreali, impossibili ma solidi nell’istante, di un’era geologica, che dura quanto la vita, di una farfalla in un uragano

    Consiglio caldamente la lettura di questa raccolta di poesie cupe come la notte e splendenti nella loro aura allo stesso tempo.
    Grazie Andrea, Blessed Be )O(.

  11. Valutato 5 su 5

    Anna Maria Palazzi

    Emerge, in questa raccolta di poesie, la necessità di esprimersi, e di uscire da un’identità che non corrisponde più a quella vera, autentica.
    E’ l’urlo di un corpo ormai non più abitato.
    E’ il manifestarsi di una consapevolezza che và al di là della semplice facciata.
    E’ l’espressione di un animo che non riconosce più la propria essenza e, questo dualismo di spirito e materia, si fa sempre più evidente, fino a non riconoscersi più. Si manifesta allora la parte più buia dell’io, e, questa condizione fa vedere gli altri come masse inconsistenti, persone come nebbia. Si denuncia questo vivere nei nulla quotidiani, menzogne feriali e festive.
    Una ricerca di verità che però viene negata.
    Meglio allora annullarsi, azzerarsi, sparire. E chissà se basterebbe.
    Permane comunque una fievole speranza: Lascio la radice, sperando di rifiorire in una nuova stagione, una primavera di me.
    L’animo dell’autore non cessa di scavare nella propria interiorità e denunciare la sua ” non verità”.

    Il disgregarsi di una relazione che non ha più senso di esistere, i tentativi di riunire, di suturare delle cicatrici e venire a patti con questa lacerazione.
    Solitudine, silenzio, abbandono… Mi sono cremato l’anima.
    Molto belli, seppur nella loro drammaticità, certi passaggi introspettivi, di lucida consapevolezza.
    L’autore, nel descrivere in modo figurativo, i suoi stati d’animo, dà segno di una profonda sensibilità e maturità.
    Denuncia senza remore questo senso di inutilità e, mettendolo a nudo, in qualche modo lo affronta, lo guarda, illuminandone i lati più oscuri e più bui. Ed è proprio questo che l’autore, con maestria, compie in quete poesie: sviscerare e urlare, senza mezzi termini la propria inettitudine, e solo in questo modo la si può superare, non certo nascondendola o evitandola.
    C’è poi il tentativo di aprirsi a nuove persone, nuovi incontri, ma emerge, dirompente, la paura del nuovo, meglio rifugiarsi nel proprio dolore, perchè conosciuto.
    Non rimane allora altro che cenere: preludio di una sommessa rinascita, che sarà il tema della seconda raccolta di poesie.

  12. Valutato 5 su 5

    marina atzori

    “L’autore che spegne la luce e torna a sognare la sua utopia”
    Rimango colpita per la seconda volta da un’Opera di Andrea Leonelli. Dopo aver letto “Consumando i giorni con sguardi diversi”, incuriosita mi sono immersa in questa altra silloge, in cui l’autore spegne la luce e torna a sognare la sua utopia. Rimango spiazzata, forse in maniera più impattante questa volta. Sono indecisa nel tentativo di scrivere qualcosa che non renderebbe l’idea. La poesia, a mio avviso fa fatica a rendere un’idea. Sapete il perché? E’complicato immergersi in versi così ricchi di significato. Ringrazio di averci provato. Incontro dolore, solitudine, abbandono tutto questo girovagare nel profondo di questa triade che pare una botola irraggiungibile da un’interpretazione superficiale. Ed è qui che arriva Leonelli, raschiando il famoso fondo del barile dove l’oscurità non ti permette di vedere nulla. Il poeta nella prefazione analizza il suo momento in modo più descrittivo: “Adesso sono più libero”… Lo scrive forse con un tono pacato, a voce bassa, vuol confondere questa frase in mezzo ad altre? Non credo. La sua affermazione risulta più radicata quando scrive di aver trovato ciò che tutti inseguiamo: forza, determinazione e consapevolezza. Quest’ultima permea tutta la raccolta, il primo segnale di cambiamento lampeggia come una sirena nei versi di “Sarà inutile l’esser corpo” dove ci comunica espressamente che senza coscienza il corpo non va da nessuna parte. Ci si perde nel suo mondo di immagini scure come carbone e le sue frasi si attaccano alle dita come fuliggine. L’autore ha i nervi scoperti in “Mi disperdo” le sue ferite bruciano e solo apparentemente fanno meno male. Intanto lui nel suo labirinto di solitudine fa perdere anche chi tenta di assaporarne il senso. La poesia racchiude sensi impalpabili, in generale, qui di “generale” trovo ben poco. La fantasmagoria di colori in “Senza meta” chiede di essere reinterpretata nell’unicità di monotonie di cui scrive; esse sono desolanti desolazioni senza una meta. Mi trovo davanti a “Il nulla fatto di materia impalpabilmente” questa è in assoluto la poesia che ho preferito. Non potevano scorrere inosservati fili di fumo che si intersecano in spazi diversi, descritti come ragnatele di luce, oppure ditemi come posso non soffermarmi su un niente vestito di niente, il nulla fatto materia. Ebbene sì, la poesia è l’unica ad essere titolata a “trasformare” questo vuoto empireo. Ancora una volta l’Autore ci fa presente che guardarsi dentro riempie questi vuoti di cui esso stesso si inietta l’antidoto, riuscendo a vedere questo niente che prende forma. E poi c’è la paura, regina incontrastata dei poeti, la si legge tra queste nuvole di pensieri come quella che ti azzera, ti annienta. La potenza di questo stato d’animo è storica, rigida, fa tremare un po’ tutti, c’è chi ne diviene schiavo e c’è chi come l’autore pota i rami secchi anche se non è stagione, e attenzione ne lascia le radici sperando di rifiorire in “Sfrondo me stesso.” Vi invito a fare un viaggio. In questo turbinio di emozioni, che a me personalmente hanno dato una scossa. Il poeta innesca, consapevolmente un campo elettromagnetico attraverso le sue parole, non potrete non avvertirne l’energia. E se si definisce vittima delle convenzioni che Voi avete deciso e stabilito un motivo intimo c’è: è la “Bestia nell’abisso” che definisce ciò che, nel suo animo profondo sguazza, creando quelle che modestamente definisce briciole sparse di pensieri come perle di una collana. L’arte vive da sempre di soggettività, un progetto artistico di qualsiasi natura può piacere e non piacere. Io credo che in questo caso la mia opinione vada contro corrente. Questa silloge merita di soffermarsi e dare un’accezione universale all’arte di qualità. I ringraziamenti come di consueto chiudono l’Opera. Andrea Leonelli, estirpa fino in fondo i debiti con la sua anima tormentata. Lo fa menzionando quell’inferno che ha passato, e che lo ha portato a capire molte cose… Lo ringrazio anche io, nel mio piccolo, Questo Inferno, se posso.
    Nuvole fatte di niente, spettri di solitudine, un cuore arido e fermo, una città dopo la guerra che racchiude rovine e rifugi temporanei, silenzi assordanti in cui regna il caos, il buio mi difende…
    Che ne dite? Non penso ci sia bisogno di aggiungere altro…

  13. Valutato 5 su 5

    Irma Panova Maino

    La selezione colpevole è una raccolta di poesie molto intense e molto toccanti da un punto di vista umano, le quali portano il lettore ad affrontare un viaggio interiore, lungo un percorsoo fatto di spine, schegge e ostacoli di ogni tipo, fino alla piena cconsapeolezza della sofferenza del vivere.

    La totale e completa negazione di una visione positiva regala in realtà la massima espressione del contrario della stessa. Cosa mai potrebbe esserci di peggiore? Ed ecco che il pessimismo si tramuta nella timida speranza che non vi sia affatto niente di peggio e quindi, in quanto tale, qualunque fatto, avvenimento o considerazione, non può essere che interpretata al meglio. “Ma lascio la radice sperando di rifiorire”. L’animo, sprofondato nel nulla, risorge dalla propria miseria, facendo tesoro della bruttura umana, aggrappandosi a quel tenue filamento rimasto nella terra per poter eventulamente rifiorire.

    Francamente trovo che la raccolta contenga delle vere e autentiche perle di pessimismo estremo, che adoro, perché per quanto possa essere buio il pozzo in cui c’immergiamo, la luce del nostro IO brilla comunque.

    Come Dorian Grey trasmuta nel ritratto la propria essenza, così Nel mostro che ti vive dentro, l’essere aberrante t’invita a vedere “il riflesso del tuo sporco interiore”, per costringerti a prendere coscienza del tuo mal di vivere e di quanto possa essere degradata la propria anima quando dimentica se stessa e la propria ragione d’essere. La prosa contenuta è talmente estrema da riempire con la sua sofferenza ogni angolo disponibile, diventando importante. Grazie Andrea.

    I miei preferiti: Non ti curar di te – Dolce notte, soccombimi – Sfrondo me stesso – Vestito di rovi – Suture sul passato – Crepe sul vetro – Tienimi li – Non puoi ferirmi – Il mostro che ti vive dentro – Allucinazioni mi parlano – Camuffamenti mimetici – Silenzi assordanti – Solo un altro sogno – Rimanere es/senza – Uno sfiorare – Sconnesso… – La lacrima

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