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autore EEE

L’emozione ha un sapore nuovo

Dopo aver scritto nel marzo 2015 uno degli articoli più letti del blog, L’inferno dentro: la rianimazione, per il quale ha ricevuto diversi commenti di consenso (tra cui anche diverse richieste di informazione sulla data di uscita del libro), Andrea Leonelli è riuscito a giungere alla fine di questa avventura, per lui alquanto significativa e sofferta.

Dall’inferno a volte si può uscire. Non è facile ma è possibile farcela.

di Andrea Leonelli

Devo ammetterlo. Questa volta è stata proprio ansia. E non è solo la trepidazione in attesa della risposta, perché ero già in ansia nel momento in cui ho ricevuto l’ultimo brano da inserire come contributo esterno al mio libro. È un’ansia globale, passata, presente e futura.

Non è il primo libro che presento a un editore, è il quinto. Stavolta però sono fuori dalla mia “comfort zone”. Molto fuori da essa… Infatti non è un’altra silloge poetica ma è un romanzo autobiografico. Un romanzo in cui mi sono messo a nudo (ma nudo nudo) con le mie fragilità, le mie debolezze, i miei errori e le mie contraddizioni.

La mia vita dopo quell’infarto che invece di uccidermi mi ha fatto rinascere. Cambiamenti, decisioni, bivi e strade da scegliere, giuste o sbagliate ma a senso unico. Un po’ come il tempo. Non si torna indietro.

Come dopo aver premuto il tasto “Invio” e si è inviata una email.

E le ansie si succedono ad altre ansie di tipo diverso: da “Riuscirò a finire definitivamente questo libro (ci ho messo anni a scriverlo, ma non per la lunghezza, per la mia difficoltà ad affrontarne i contenuti)?” a “Piacerà all’editore? Lo pubblicherà?” fino a “Piacerà al pubblico?

Ok, so che non si può piacere a tutti, ma spero che il messaggio veicolato da questo libro possa raggiungere le persone. Possa far capire che dall’inferno a volte si può uscire. Non è facile ma è possibile farcela.

Non importa a che punto critico si arrivi ma non ci si può arrendere. Si può lottare e le forme di “combattimento”, di ribellione, possono essere varie e diverse per ognuno di noi. Ognuno di noi “è un numero unico”, ognuno di noi ha la sua ricetta personale, la propria strada per uscire dall’abisso. A volte si può anche decidere di rimanere sul fondo, ma è talmente opprimente che, poi, ci si ritrova morti senza aver realmente vissuto. Si diventa comparse sullo sfondo delle vite di altri. Non voglio affermare che tutti dobbiamo essere dei protagonisti, ma possiamo ritagliarci, con un po’ di improvvisazione a volte, la nostra parte sul grande palcoscenico della vita.

La strada è ancora lunga, spero, e “Domani ci sarà tempo“.

Buon viaggio a tutti.

Andrea

Dic 06, 2017

Come foglie al vento

Andiamo a scoprire l’ultimo nato in casa EEE, di Stefano Pavesio Come foglie al vento.

La trama:

Pavesio_EEECinque ragazzi, residenti in anonimi e sonnolenti paesini delle colline astigiane, vedranno le loro vite sfiorate da eventi sempre più funesti, fino a diventarne parte loro stessi, scoprendo, forse senza nemmeno accorgersene, che il male non può che generare altro male e che tutto quel che accade non sempre è dettato da una personale volontà, ma accade semplicemente perché deve accadere, perché, al di là delle scelte soggettive, ci sono delle forze che guidano gli avvenimenti secondo uno schema prestabilito di ampio respiro, che porterà le loro esistenze negli anni 80-90 a intrecciarsi con vicissitudini legate agli anni della seconda guerra mondiale e alle vite di persone solo all’apparenza completamente slegate dalle loro. Ogni azione, per quanto piccola o insignificante possa apparire, ne scatena altre, talora quasi impercettibili talora dirompenti.
Esiste un filo conduttore che regola il trascorrere di ogni vita, un filo che si srotola da una matassa che non conosce limiti spaziali e temporali, un filo sottile, quasi invisibile, ma incredibilmente resistente, indistruttibile, un filo che nel suo svolgersi avvolgerà intorno a sé differenti esistenze trascinandole inesorabilmente verso un unico punto di confluenza, pur lasciando loro l’illusione di poter disporre pienamente delle proprie decisioni, un filo che avvolgerà allo stesso modo gioia e dolore, vita e morte, violenza e amore, legandoli insieme indissolubilmente.
Un filo che, al di là dei mondi concreti e reali noti a tutti, lambirà sfere meno considerabili dalle menti più razionali, come quelle che sembrano donare una volontà malvagia a un borgo abbandonato e al bosco che lo circonda o come quelle che chiamano in gioco la presenza delle masche o che sembrano suggerire un gatto albino come un’occulta presenza latrice di sventura.
Non tutto quel che accade è comprensibile.
Non tutto quel che accade è accettabile.
Ma nulla, nulla accade per caso.

  • Formato: Formato digitale
  • Dimensioni file: 1695 KB
  • Lunghezza stampa: 530
  • Editore: Edizioni Esordienti E-book (26 settembre 2016)
  • Venduto da: Amazon – KoboEEE
  • Lingua: Italiano
  • ISBN: 978-88-6690-322-2
Set 30, 2016

Mario Nejrotti è un autore che con EEE ha pubblicato diversi libri molto apprezzati dal pubblico, fra questi Il piede sopra il cuore risulta essere il più venduto nel Kindle Store di Amazon, tanto da essere classificato un bestseller. Dire che ne siamo orgogliosi non rende l’idea, tuttavia non ci stupiamo, Mario è uno scrittore con i fiocchi e lo dimostra sia per il suo indubbio talento che per la sua signorilità. #EEE #autoriEEE

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di Mario Nejrotti

STRADE LASTRICATE D’ORO E TORTUOSI SENTIERI

Creare e gestire un’Editrice, prevalentemente o esclusivamente digitale, è un’impresa difficile che necessita prima di una buona dose di lungimiranza e di coraggio e poi di un continuo sforzo di fantasia. La EEE e la sua Editora, Piera Rossotti Pogliano, a mio parere hanno tutte queste caratteristiche. Ma bastano per crescere e lanciare nuovi scrittori di successo in un mercato sovrasaturo, dove tutto è già stato scritto e ogni strada è stata battuta?

Per  la mia esperienza di giornalista, uno scrittore può arrivare alla notorietà, che non è sempre sinonimo di successo, attraverso diverse strade:  far già parte del mondo editoriale per lavoro e conoscenze o appartenere al “grande” mondo della comunicazione, essere  in qualche modo interno all’universo dello spettacolo o avere amicizie “potenti”.  Il romanzo del neo scrittore troverà così benevolenza presso i grandi editori e spazio prima o poi nelle vetrine che contano. Allora un certo numero di alberi saranno sacrificati sull’altare della sua gloria.

Si può anche “arrivare” se si sa (belle: sembrano delle note musicali!) cogliere dalla cronaca un fatto, possibilmente pruriginoso o macabro o drammatico (positivo mai: non vende!). Può arrivare a farsi pubblicare chi è già famoso e in questo caos spesso non occorre neanche che sappia scrivere: fa tutto l’editore e lo paga anche solo perché gli lasci usare il nome. Deve almeno saper raccontare, direte voi. Non è indispensabile. Gli aneddoti della vita, lacrimosi o divertenti, li può scrivere benissimo il ghostwriter, basta che il personaggio li confermi nelle interviste. Di scrittori fantasma ce ne sono a pacchi, anche bravi (li trovi persino in rete, per esempio su http://www.loscrittorefantasma.com/).

Un modo tradizionale, e il più bello, per arrivare a notorietà e successo è essere molto, ma molto bravi. Ma non è sufficiente: occorre avere anche una buona dose di “fortuna”. In questo mondo molto particolare la sola fortuna o il solo talento non bastano. Le ali della farfalla a Pechino devono battere proprio per te e… non generare il caos solo per una volta.

Comunque tutti insieme questi “ scrittori”, che hanno imboccato una strada lastricata di gloria e di oro (che però, si sa, porta all’inferno), raggiungono ogni anno le poche decine (e sono molto ottimista). Per le restanti migliaia di scrittori italiani non rimane che imboccare le faticose e tortuose strade per raggiungere, non dico il successo, ma almeno la pubblicazione (e queste, sempre lo si sa, portano in paradiso). Non sono certo tutti bravi, ma anche lo fossero, non tutti sono fortunati. E quindi: sudore, sangue e umiliazioni.

Intorno a loro, alimentato da loro, un bel mercato. Dovremmo essere orgogliosi!

Con i nostri sudati risparmi vivacchiano agenzie letterarie, organizzatori di centinaia di concorsi più o meno letterari, correttori di manoscritti, redattori di schede di lettura, recensionisti  a pagamento, tipografie, self publishing a pagamento, pseudo editori, che non sono mai stati imprenditori, e che succhiano il sangue agli autori ancora prima della pubblicazione e che non fanno nulla se il tapino non paga e sicuramente nulla dopo che il tapino, sempre lui, ha pagato.

E poi qua e là ci sono, invece, poche iniziative editoriali fresche e nuove che offrono spazio agli Autori emergenti.

Una di queste è appunto l’EEE della cui squadra di scrittori faccio orgogliosamente parte. Siamo un bel drappello in crescita. Che cosa mi è piaciuto della filosofia dell’Editora?

Prima di tutto la dichiarata, assoluta e rivendicata soggettività del suo giudizio: il manoscritto o le piace o non le piace. (qui suona “punto”). Questo è molto bello perché non c’è nessuna pretesa di giudizio assoluto o di condanna senza appello. Per chi è pubblicato va bene, perché non si monta la testa e per chi è rifiutato, va bene lo stesso perché si consola e prova a cantare in un altro cortile, senza che venga ferito troppo il proprio ego.

Poi, mi è piaciuta perché, dopo il parere positivo, arriva subito un contratto semplice, chiaro e commercialmente accettabile, che non riguarda l’autore, ma l’opera singola. Il contratto, infatti, è sul romanzo e lega solo il lavoro, non la persona. Così sei sicuro di non finire come Salgari, sfruttato fino al suicidio dai suoi editori prima Donath e poi Bemporad. E di conseguenza al contratto, a cadenza precisa, arrivano anche i soldi (sterco del diavolo, ma indispensabile sostegno della vita). La casa editrice poi è ricca di iniziative e alcuni grandi Blogger aiutano per la necessaria diffusione dei titoli in catalogo e per creare una mentalità di squadra e di gruppo tra gli autori della “casa”.

Non si firma nulla su questo argomento, ma è la parte più innovativa. Gli Autori partecipano alla loro promozione!

Alcuni brontolano:“ Fuori dagli schemi! Avvilente! Ognuno faccia il proprio ruolo: io creo e scrivo, tu pubblichi e promuovi”. Personalmente, data la mia educazione un po’ troppo sabauda, ho fatto fatica a incominciare a “promuovermi”, ma siccome sono un ragazzo (si fa per dire) che si mette ancora in discussione, ho riflettuto sul lavoro dell’Editora, dei vulcanici blogger Irma Panova Maino e Andrea Leonelli e mi è sembrata una prospettiva nuova, che aveva anche qualche possibilità di successo.

Il mondo dell’editoria cambia e allarga il suo bacino di azione, alcune porte si chiudono, nuove strade si aprono. Forse sta nascendo una cultura diversa dal passato, dove Editore e Autore sono parti complementari di un lavoro che si sviluppa  con la fantasia, la creatività e l’impegno di entrambi. Da un lato prodotti del talento, dall’altro la sensibilità di riconoscerli e la possibilità di entrare nel mondo dei “pubblicati” (che, credetemi, non è poco in un oceano di “inediti”).

Bisogna allargare gli orizzonti, non costruire club autoreferenziali, che sarebbero asfittici  fin dalla nascita (Indice di Apgar alla nascita meno di 4, scusate la deformazione da medico). Quindi, insieme, occorre, con la fantasia creativa e l’entusiasmo che dovrebbero contraddistinguere autori ed editori, scoprire, sperimentare e mettere a disposizione di tutta la squadra strumenti  sempre nuovi  per arrivare al pubblico, al grande pubblico della rete, unico giudice importante e unica vera meta per i racconta storie.

Mag 12, 2016

Marina Atzori ha uno stile inconfondibile e il suo raccontare assume sempre un sapore onirico. D’altra parte, conoscendola, non potrebbe essere altrimenti, il suo spirito ha bisogno di poter volare e la sua fantasia, espressa egregiamente nei tre libri pubblicati con EEE, diventa evidente in tutto quello che fa. #EEE #autoriEEE

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Marina Atzori e la sua esperienza con EEE

di Marina Atzori

LA “VELA”

Diario di bordo

Ottobre 2014

  • 1 zattera con “vela”
  • 1 penna + calamaio
  • fogli bianchi q.b
  • 1 Margherita

È iniziata così la mia esperienza con EEE, a bordo di una zattera. Con me avevo pochi e semplici elementi, nella testa un unico obiettivo: scrivere per sopravvivere al mare in tempesta. Dovrei parlarvi di rinascita e di evoluzione emotiva, ma non lo farò, vi parlerò di un viaggio e di una “vela”. Tante, e forse troppe, sono state le motivazioni che mi hanno spinta, proprio come una serie di correnti marine calde e fredde, a fare ciò che amo di più: raccontare emozioni scrivendo. Tutto è nato con il disegno di una Margherita. Un fiore che avrebbe potuto trarre in inganno chiunque, ma non Lei. Dietro quell’immagine c’era un mondo segreto che chiedeva a gran voce di uscire dalla penombra. Non sapevo se sarei stata compresa: il vento era forte e contrario, la pioggia era battente, faceva un gran freddo e avevo paura. Ero quasi convinta che sarei naufragata, nessuno si sarebbe soffermato sul mio Piccolo Libro che nascondeva, in ogni frase, contenuti decisamente fuori dagli schemi. Tra un fulmine e l’altro scrivevo, come se non ci fosse stato un domani. Stremata, e con qualche petalo in meno, mi sono svegliata alle prime luci dell’alba. C’era il sole all’orizzonte che colorava i fogli inzuppati dall’acqua salmastra e sparpagliati in ogni angolo della mia bagnarola. Dunque mi sbagliavo, qualcuno, quella notte, aveva notato e letto la mia storia. Lei, Piera Rossotti Pogliano è riuscita ad andare al di là delle apparenze e a vedere in me qualcosa di più, quel di più che mi ha permesso di alzare quella preziosa “vela” per arrivare finalmente sulla terra ferma. Ho potuto aprire le ali, e seguire un sogno, il mio sogno, pubblicare per la prima volta “Il mare non serve…” con EEEbook. Da quel momento, grazie a Lei, più scrivo e più mi sento libera di esprimere la mia creatività.

lavela_EEE

Mag 10, 2016

Alessandro Cirillo ha al suo attivo diversi romanzi interessanti che hanno raggiunto notevoli risultati nelle classifiche di Amazon, punto di riferimento per chiunque pubblichi in formato digitale. Forse, proprio grazie a questi risultati che Alessandro sottolinea un fatto decisamente importante: la puntualità di EEE nel corrispondere ai propri autori i proventi ricavati dalle vendite. #EEE #autoriEEE

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Alessandro Cirillo e la sua esperienza con EEE

di Alessandro Cirillo

Il mio primo contatto con EEE risale al 2012. Al tempo (lo so, scritto così sembra che siano passati millenni), la casa editrice era sul mercato da appena un anno. Io avevo da poco ultimato il mio primo romanzo: Attacco allo Stivale. Come molti novelli autori, ero alla ricerca di una casa editrice disposta a pubblicare il mio “capolavoro”. Ammetto che non inviai subito la mia opera a EEE. Iniziai con le grandi realtà editoriali, nella segreta speranza di aver scritto un best sellers. Svanita l’euforia della prima ora, puntai sulla medio-piccola editoria. Decisi che occorreva selezionare con cura i destinatari del mio manoscritto. EEE fu una delle case editrici su cui ricadde la mia scelta. Mi documentai sul sito internet ufficiale e rimasi colpito dalle parole di presentazione di Piera Rossotti, fondatrice della casa editrice. Inoltre, feci la conoscenza con una strana creatura, ancora semisconosciuta al mondo, ovvero l’e-book. Inviai il file del manoscritto e rimasi in attesa.

Nel corso dei mesi arrivarono alcune risposte da parte di altre case editrici. A qualcuno non era piaciuto e a qualcuno sì. Dalla seconda categoria mi arrivarono delle proposte di contratto che, ahimè, prevedevano un contributo economico da parte mia. Non è mia intenzione biasimare questo tipo di scelta, anzi, in un’occasione mi spiegarono con tutta onestà  che la casa editrice non era in grado di sobbarcarsi le intere spese di pubblicazione. Da parte mia, con un matrimonio alle porte e un mutuo sul groppone, neanche io potevo permettermi di partecipare. Passò ancora del tempo e arrivò la risposta di EEE. Il manoscritto era piaciuto e mi veniva fatta una proposta di contratto SENZA ALCUN ONERE! Non posso descrivere la mia gioia ma qualcuno sicuramente  mi capirà. Il manoscritto diventò un vero romanzo che fu pubblicato alla fine del 2012.

In Piera Rossotti ho trovato una persona disponibile, competente e corretta. Vi assicuro che queste caratteristiche sono merce rara, non solo nel campo dell’editoria. Un esempio sono pagamenti dei diritti d’autore che, nel caso della EEE, sono sempre PUNTUALI E PRECISI. Può sembrare un fatto scontato ma vi assicuro che non lo è. Provate a fare qualche ricerca su internet e capirete.

Nel corso degli anni con Piera Rossotti ho costruito un bellissimo rapporto tant’è che, ad oggi, i romanzi pubblicati con EEE sono quattro e con un quinto in uscita a breve. Qualcuno dice che sono uno degli autori di punta della casa editrice e questo mi riempie d’orgoglio.

Concludo augurando tanta fortuna a EEE sperando di continuare a collaborare ancora con Piera Rossotti.

Mag 06, 2016

Grazia Maria Francese e il valore terapeutico della scrittura

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di Grazia Maria Francese

Miti, saghe, racconti

Quando un corpo di spedizione alieno atterrò sul nostro pianeta, svariate centinaia di migliaia di anni fa, per effettuare interventi di ingegneria genetica su alcune specie di scimmie, una delle principali modificazioni introdotte fu quella riguardante la conformazione della gola. Benché per sopravvivere bastasse comunicare con una gamma limitata di grugniti o squittii, gli Dei in carne e ossa che crearono l’Homo Sapiens lo resero capace di parlare.

Il linguaggio, inutile lusso dal punto evoluzionistico, per questo strano essere chiamato uomo è una vera necessità. Gli permette di effondere sentimenti, ricordi, aspirazioni, timori: tutte le complessità di una mente dotata di circonvoluzioni infinitamente più contorte rispetto a quella di un australopiteco. Se non potesse in alcun modo esprimere tutto questo, diventerebbe pazzo.

Per un’immensità di tempo gli antenati dell’uomo comunicarono a parole. Raccolti attorno al fuoco acceso in una grotta, si raccontavano la storia degli strani esseri discesi dal cielo su carri fiammeggianti: le loro imprese, le loro guerre, i loro amori e inimicizie. Quella fu l’origine del mito. Si raccontavano le vicende degli Dei che, poco a poco, coinvolgevano anche gli esseri da loro modificati a propria immagine: quella fu l’origine del racconto epico o della saga.

Ci vollero millenni perché le storie, anziché essere tramandate a voce, venissero trascritte. Questo passaggio da tradizione orale a parola scritta, che è proprio il tema del mio libro L’uomo dei corvi, fu una grande acquisizione e nello stesso tempo una perdita. Acquisizione perché lasciava spazio alla creatività dell’individuo, perdita perché lo svincolava dalla fedeltà a un modello portatore di memorie ancestrali della nostra razza. Trascrivere una storia può sembrare un modo di renderla meno soggettiva, perché la fissa in una forma stabile: in realtà però questa forma è filtrata attraverso il punto di vista di un solo individuo, che è necessariamente soggettivo e parziale.

Noi non possiamo più tornare indietro. Esistiamo in un mondo dove la parola scritta predomina, modella la comunicazione verbale, crea mondi. Possiamo solo cercare di accostarci alla scrittura con un senso di grande responsabilità: lasciare che prenda forma non da esigenze di mercato o da ambizioni di successo, ma dalla necessità di comunicare un contenuto. Possiamo solo usare questa fortuna, ammesso che sia una fortuna… se non c’è più nessuno raccolto ad ascoltare attorno al fuoco, che qualcuno (magari fra chissà quanto tempo) ci possa leggere!

Mag 05, 2016

Giancarlo Cobino e il valore terapeutico della scrittura

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di Giancarlo Cobino

Non so perché i ricordi debbano sempre essere così ingombranti. Provo a spostarli ma non sfuggono, non arretrano. Talvolta deviano il corso dell’azione e li scorgo mentre, come un elastico, vanno e vengono. Non sono ricordi piacevoli e ciascuno di loro, ciascuno a modo proprio, scava un piccolo solco, dove lascia cadere dolore e tormento oppure soltanto angoscia. È un pezzo di vita. E non vuole abbandonarmi, non senza lasciare un piccolo graffio. Così lo guardo, quasi incredulo, e provo un certo rispetto. E vergogna insieme. Allungo un dito e ne sfioro i contorni, a tratti precisi a tratti confusi; chiudendo gli occhi, incuriosito eppure assalito dal timore, riesco a percepirne meglio la sostanza. È il dolore che pulsa, sotterraneo; provo a respirare e riempire i polmoni ma l’aria si interrompe a metà, strozzandomi il respiro in gola, che quasi credo di soffocare; tossisco con forza per espellere un corpo impreciso, che non vuole uscire, e intanto piego la schiena poggiando le mani alle gambe, spossato in una respirazione robusta.

Che fatica! Girando la testa lungo la stanza provo un senso di costrizione. Allora incrocio le braccia in una posizione innaturale, stropicciando i fogli, e penso che su questa scrivania c’è la vita e c’è la morte che, combinate insieme, provocano un disgusto che non avevo sperimentato prima. È sciocco, credo; sollevo l’angolo di un foglio bianco, scarabocchiato con segni che non so distinguere e sotto ne vedo un altro e uno ancora e ancora uno. Frenetico ne scorro a decine e sono tutti uguali, come se fossero stati fotocopiati; bagno la punta delle dita e scorro sempre più rapidamente; quando credo di aver finito, toccato il legno freddo della scrivania, ne vedo altri, a terra, impilati con ordine e forse ossessione. Scatto in piedi, angosciato, e corro a scorrerli: scarabocchi ovunque, forme geometriche, facce da pupazzo, giochi e strani percorsi che somigliano a labirinti in cui credo di perdermi, bocche fameliche aperte nell’istante precedente il fiero pasto.

Indurisco i muscoli del collo e di riflesso scatto all’indietro, spaventato da quello che vedo. Riconosco la mia mano in quei disegni e sento la necessità di tracciarne ancora, riempire gli spazi vuoti e lentamente far scomparire quel bianco che mi acceca. Afferro un pennarello rosso e, pigiando fino quasi a spezzarne la punta, abbozzo una linea che finisce in un cerchio; sollevo la punta e, abbassandola con delicatezza, traccio una stanghetta, una curva a uncino. Quasi senza rendermene conto vedo lettere e quindi parole, punteggiatura e pause, frasi e personaggi. È vita. È ricordo. È finalmente pace.

Mag 03, 2016

Giorgio Bianco nemmeno voleva parlare con un nuovo editore, le sue precedenti esperienze lo avevano reso avverso e disillisuo su quanto il mondo editoriale poteva offrirgli. Poi ha incontrato Piera Rossotti e molte delle sue convinzioni (per fortuna) sono cambiate. E non lo diciamo per noi, ma per il fatto che il suo stile merita di essere condiviso pubblicamente. #EEE #autoriEEE

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Giorgio Bianco e la sua esperienza con EEE

di Giorgio Bianco

Una pacca sulla spalla, una risata, una stretta di mano. Ma di concreto, nulla. Troppe volte il rapporto fra scrittore ed editore si risolve in una delusione. Non scrivo queste righe per cercare colpevoli, anzi: i colpevoli mi hanno stufato, poiché alimentano risentimento e musi lunghi, atteggiamenti inutili quando si tenta di costruire qualcosa. Scrivo invece per parlare di chi le cose le fa, o almeno ci prova con serietà e a ragion veduta. Perché il mondo dell’editoria, si sa, in Italia soffre moltissimo. Scrivere un libro è nulla, rispetto alla necessità di “insegnargli a camminare”. E nessuno di noi, sognatori con la penna in mano, ha bisogno di un semplice tipografo. Noi cerchiamo qualcuno che ci aiuti a diffondere le nostre opere.

La casa editrice EEE, per me la terza su quattro romanzi, è di gran lunga la migliore che io abbia incontrato. Piera Rossotti è persona di grande competenza e sensibilità artistica, ma nello stesso tempo bada al sodo. E ha il grande merito, insieme ai suoi collaboratori, di aver creato una struttura flessibile e attenta al divenire delle esigenze degli autori. Ma c’è molto di più: EEE punta alla collaborazione, cioè alla interazione fra gli scrittori chiamandoli a leggere, criticare e promuovere i loro colleghi, ricevendone in cambio le stesse attenzioni. Può sembrare un’idea semplice, ma a questa affermazione replico in due modi: prima di tutto, la semplicità risiede nelle idee geniali.

In secondo luogo, non dimentichiamo che il mondo della letteratura è estremamente chiuso, individualista, ostile e perfino razzista, se mi passate l’accezione culturale del termine. Pertanto mi pare che invitare gli autori a fare squadra sia un presupposto di grande originalità. Parlo del mio caso: un mio romanzo non ha mai avuto così tante recensioni, così tanti risultati scrivendone il titolo in Google, prima di incontrare EEE. Considerando il mio punto di partenza, posso dire di aver ottenuto finora ottimi risultati e ho avuto la dimostrazione che lavorare insieme vale molto più di un “post” su un cosiddetto “social”. Dirò di più: nemmeno le pubblicazioni a pagamento sul web sembrano funzionare. Io stesso ho investito 18 euro in una inserzione sponsorizzata su Facebook, pubblicando il link all’acquisto del mio romanzo “Dammi un motivo“.

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Facebook mi garantiva almeno 8.000 contatti, che in effetti ci sono stati. Ma con quale risultato? Giudicate voi stessi dalla fotografia: oltre 8.000 contatti, certo: ma le interazioni tendono a zero. Che cosa ci dimostra tutto questo? Che viviamo in un mondo divenuto assai superficiale e che bussare indistintamente a tutte le porte serve a nulla. Noi dobbiamo rivolgerci alle “nicchie”, cioè a coloro che potrebbero apprezzare i nostri lavori. Facebook? Va benissimo, ma usato dalle persone giuste verso le persone giuste. E le persone giuste… siamo noi! Il nostro impegno, nonostante l’esiguità delle forze, porta risultati qualificati. Senza quelli, non andremo da nessuna parte.

Un abbraccio a tutti!

Apr 27, 2016

Sabrina Grementieri ha pubblicato due libri con EEE e, come talvolta accade, il suo stile e la sua capacità d’interazione l’hanno condotta immancabilmente verso altri lidi e spiagge più conosciute. Noi siamo estremamente orgogliosi del risultato che ha raggiunto, così come lo siamo per tutti i nostri autori che sono riusciti a realizzare le loro aspirazioni, anche se dispiace sempre vedere i figli andarsene, quando sono diventati grandi.  Lasciatevi, quindi, coinvolgere da Sabrina Grementieri e la sua esperienza con EEE. #EEE #autoriEEE

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Sabrina Grementieri e la sua esperienza con EEE

Dovrei trovare le parole giuste per esprimere la mia esperienza con la EEE ma la ridda di emozioni che popola i pensieri rendere difficile trovare il punto da cui iniziare.
Senza Piera Rossotti e la sua casa editrice ora non sarei qui. Per questo la mia gratitudine sarà eterna.
Proprio in questi giorni mi sono trovata a scrivere i ringraziamenti in conclusione del mio ultimo romanzo che uscirà a breve con la Sperling & Kupfer e il mio primo pensiero è andato a lei. Quattro anni fa, quando ho preso il coraggio a quattro mani e ho deciso di inviare il mio romanzo alla EEE, mai avrei immaginato che sarebbe stato l’inizio di una incredibile avventura. Il giorno che l’ebook è stato pubblicato online ero così sbalordita da non riuscire a crederci. Non riuscivo a pensare a niente: la storia sarebbe piaciuta, avrei continuato a scrivere e pubblicare, cosa dovevo fare?
Niente. Tabula rasa. D’altronde, quando il sogno del cassetto di tutta una vita vede la luce, immagino che lo sbalordimento sia il minimo che si possa provare.
Da quel giorno molte cose sono cambiate. E la mia vita ha preso la piega che più si avvicina a quello che si desidera per se stessi: vivere amando quello che si fa. Ho ricominciato a studiare affinché i miei scritti fossero sempre migliori. Ho conosciuto colleghe e colleghi che mi hanno insegnato tanto, sia nella scrittura che sul piano umano. Ho iniziato a viaggiare con più assiduità per frequentare corsi, incontrare persone, fare ricerche.
Mi sento ogni giorno più completa.
Certo, non è mai tutto rose e fiori. Tutti questi stimoli stanno nutrendo i miei demoni interiori, che scalpitano sempre più spesso e sempre più rumorosi. Vogliono sempre di più, non sono mai sazi, e questo mi fa vivere su una continua giostra che ruota all’impazzata senza freni. Ma è un mix che mi fa sentire viva. E che da un senso al mio passaggio su questa terra.
Dunque grazie di cuore Piera. Senza di lei non sarei qui. E non toccherei con mano un po’ di felicità.

Apr 20, 2016

La poetica di Maurizio Donte

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La metrica è definita come una forma ormai obsoleta con cui comporre la poesia, come se i versi liberi potessero essere gli unici in grado di dare vita ai pensieri e alle emozioni. Tuttavia, analizzando la questione da un’altra ottica e leggendo questo articolo, forse la realtà potrà assumere una visione diversa e più significativa di quanto possano essere importanti le regole, anche nell’arte.

Maurizio Donte ha pubblicato con EEE la silloge poetica Nell’incanto

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di Maurizio Donte

Sono moltissimi anni che mi dedico alla poesia (la scrivo praticamente da quando ho imparato a tenere la penna in mano…) ma l’amore per questa forma d’arte è nata in me dall’infanzia, prima per merito di mia madre, che l’ha sempre amata e non mancava mai di recitarmene qualcuna al posto delle favole, poi, lo ammetto, anche per una tradizione familiare che vede tra i miei antenati altri due poeti, da parte materna un prozio e da parte paterna il cugino primo del nonno.
Ho iniziato con il verso libero, come molti fanno al giorno d’oggi, seguendo la lezione dei grandi del ‘900: Ungaretti, Montale, Quasimodo e Saba, principalmente; ma l’amore per la creazione poetica è una tentazione a cui è ben difficile resistere e che non conosce limiti di sorta, così, pur dopo aver ottenuto con la Poesia libera molte soddisfazioni, ho sentito la necessità di approfondire la materia.
Ho sempre amato, oltre ai poeti sopra citati, i nostri classici del passato, e ne avevo già una buona conoscenza, ma mi rendevo conto che la bellezza del loro modo di esprimere le immagini poetiche, l’armonia insita nei loro versi, il loro linguaggio, meritava uno studio ben più approfondito. E così mi sono fatto studente, con umiltà e pazienza (mia, ma soprattutto dei miei insegnanti) sono andato a lezione di metrica dai poeti dell’Accademia Alfieri di Firenze, presieduta dal poeta e attore Dalmazio Masini.
La metrica non è, a mio vedere, un desueto orpello da relegarsi nelle cantine della letteratura come sorpassata, vecchia e inutile. So che a molti oggi non piace, è vero, ma ritengo abbia un naturale diritto ad essere coltivata, pur in modo moderno, utilizzando cioè, un lessico attuale e aderente il più possibile ai nostri tempi. Lo so che oggi può apparire insolito, o demodè, cimentarsi nel sonetto, nel madrigale, nella canzone petrarchesca, o nelle odi, negli idilli, e nelle liriche sestine. Però mi chiedo, perché no?
Queste forme sono il fondamento stesso della poesia italiana, le basi dei nostri grandi autori del passato, che nulla certo hanno da invidiare agli autori stranieri, e allora, perché mai dovremmo rigettarle?
Certo, è chiaro che non ci si può limitare a scimmiottare Leopardi, o Foscolo, Alighieri o Petrarca. Bisogna apprenderne la lezione, e andare avanti.
D’altra parte la POESIA (dal greco ποίησις, poiesis, che vuol dire “creazione”) è una forma d’arte che crea, scegliendo opportunamente le parole secondo i criteri delle leggi della metrica, oppure facendone a meno, un componimento in versi (frasi in diverso modo assemblate) in cui il significato semantico si lega in modo indissolubile al suono, alla musicalità insita nei fonemi usati.
È pertanto chiara la parentela della musica con la poesia: nelle precise regole di accentazione e di numero sillabico dei versi assemblati insieme riverberano le altezze e le frequenze delle note del pentagramma. Così come due note successive suonate insieme, es DO_ RE, creano una dissonanza, allo stesso modo non si può in poesia far seguire a un endecasillabo un verso ottonario: semplicemente ne esce una evidente stonatura. Diversamente, l’accostamento di un settenario a un endecasillabo suona benissimo, e non si deve pensare a questi modi di esprimere le parole come a un qualcosa di artificiale, essendo questi una parte integrante (“essendo questi una parte integrante” diventa: es sen do QUES ti-u na PAR te-in te GRAN te- endecasillabo dattilico a minore con accenti in 4, 7 e 10) del nostro comune modo di esprimere le nostre idee in parole, come ben potete vedere.
Quindi, la restrizione metrica, figlia e creatrice della musicalità della nostra bella lingua, riesce a trasmettere, proprio come fa la musica, emozioni, concetti e stati d’animo in maniera molto più evocativa e potente di quanto si possa ottenere con la prosa, laddove le parole obbediscono, o almeno dovrebbero obbedire, solamente alle regole grammaticali e alla sintassi.
Un esempio a tutti noto: ben diverso è dire “Questo colle solitario mi è sempre stato caro” dal ben più evocativo “Sempre caro mi fu, quest’ermo colle” (endecasillabo anapestico a majore, con accenti in 3, 6, e 10).
Detto questo, aggiungo soltanto che non necessariamente la poesia metrica trova la sua espressione nelle forme chiuse, come quelle citate sopra, che sono certamente legatissime alla rima, che a molti oggi non piace, ma può benissimo vivere in forme aperte e sciolte (non libere in modo assoluto), in polimetri, o in endecasillabi sciolti. Esempi magnifici di questi ultimi ne sono certamente L’infinito di leopardiana memoria, o Dei Sepolcri di Ugo Foscolo, per citarne due noti a tutti. Pur nel linguaggio del loro tempo sono, e restano, modernissime. Perché dunque, non seguire questa via?

 

Apr 08, 2016
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