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Giorgio Bianco

Le promozioni su Facebook… ma anche no, grazie

di Giorgio Bianco

“Promuovi il tuo post per raggiungere fino a 8.000 persone al costo di 18 euro!”. Una frase del genere apparve poco più di un anno fa sul mio account di Facebook. Avevo pubblicato da pochi mesi il mio ultimo romanzo “Dammi un motivo” con l’editore EEE.

Ero orgoglioso poiché, sebbene per pochi giorni, il libro scalò le classifiche Amazon fino alla prima posizione.

Per cui non esitai a esibire il risultato su Facebook, ottenendo consensi e sorrisi da decine di amici.

A quel punto il social forum si fece avanti proponendomi l’inserzione a pagamento. Ecco come funziona (o non funziona) il meccanismo. Si pagano 18 euro tramite carta di credito (volendo si può spendere anche di più, ma io scelsi la promozione base) e Facebook inizia a proporre al pubblico il post con il link per l’acquisto del libro. L’autore può selezionare fascia d’età e scolarizzazione dei potenziali acquirenti. Io scelsi 18-65 anni e diploma di scuola superiore.

Ogni volta che l’inserzione raggiunge un certo numero di persone, il credito di 18 euro diminuisce. Fino a zero, quando la promozione termina, dopo due o tre giorni, non ricordo con precisione.

Successivamente l’autore riceve le statistiche, cioè i risultati ottenuti. E qui andiamo a ridere. Nel mio caso il post venne visualizzato da circa 8.800 persone. Quindi Facebook mantenne la parola. Di questi 8.800, tuttavia, soltanto una dozzina mise il “mi piace” e appena quattro aprirono il link. Disinteresse generale e fallimento totale. Il regno della superficialità. Più o meno come succede con i video o le immagini dei gattini: la gente sfoglia distrattamente il social, regala qualche “like” e tanti saluti.

Anche se non ho gli strumenti per verificarlo, sono pronto a scommettere che nessuno di quei quattro volonterosi che aprirono il link acquistò il libro. E se pure lo avessero fatto, il risultato sarebbe stato penoso: 4 su 8.800 per un libro che costa meno di 5 euro, ma ci pensate? Oltretutto basta scaricarlo, non c’è nemmeno la fatica di andare in libreria. Eppure, niente.

Che cosa ci insegna questa esperienza? Prima di tutto che 18 euro sono spesi meglio per pizza, birra e panna cotta.

Ma non solo. Il deludente risultato accende anche un faro sulla differenza fra quantità e qualità. Infatti è pur vero che “8.800 persone raggiunte” sono molte. Ma a che cosa serve raggiungerle, se poi non ci degnano neppure di uno sguardo? A nulla, evidentemente.

Facebook usato in modo “generalista”, se mi passate il termine, solleva una gran polverone privo di sostanza. Come le chiacchiere da bar. Tuttavia può rivelarsi molto utile. Come? Seguendo la filosofia promossa dalla EEE edizioni: sostegno reciproco fra autori, nonché promozioni mirate (e gratuite) in ambienti già selezionati. Mi riferisco, per esempio, ai gruppi di appassionati di letteratura. Perché oggi, bisogna ammetterlo, leggere è una attività di nicchia, come il modellismo ferroviario. Se non vai a cercare gli amatori, continuerai a segnare il passo credendo di correre.

Noi non vendiamo contratti di luce e gas o custodie per smartphone. Il nostro prodotto (che orrore chiamarlo così) interessa fasce molto specifiche di popolazione. Bisogna cercarle, anche attraverso Facebook, ma non gettando il seme a piene mani: cerchiamo i gruppi. E non dimentichiamo che recensire colleghi ed esserne recensiti e promossi sulle rispettive bacheche è ancora un metodo produttivo per divulgare le nostre opere.

Chiediamo a chi ha apprezzato il nostro libro di recensirlo su Amazon. Spingiamo il passaparola. Pubblichiamo sulla nostra bacheca le recensioni di opere scritte da altri autori, guardiamo oltre il nostro giardinetto e facciamo fronte comune con chi condivide la nostra grande passione. Uniti siamo più forti. Per cui facciamo circolare la cultura del leggere anche aiutando gli altri. Usciamo da noi stessi e saremo ricambiati con sostegni piccoli ma di qualità.

E soprattutto: non diamo soldi a chi promette grandi numeri: piuttosto mangiamoci una buona pizza!

Giu 27, 2017

Ultimo giorno per Dammi un motivo in promozione su Amazon

Domani, 20 aprile, scadranno a tarda sera le promozioni proposte da Amazon e i titoli EEE, scelti dalla piattaforma che gestisce il più grande store on line, torneranno ad essere venduti al loro prezzo originale. Quindi, perché non approfittare di queste ultime 24 ore per prendere Dammi un motivo di Giorgio Bianco.

La trama:

Giulia, cartomante cinquantenne alcolizzata, salva una bambina, la ricchissima Céline, da un naufragio e dalla follia del padre. Contando sul fatto che Céline sia ritenuta morta da tutti, le due donne decidono di trascorrere un periodo insieme, inventando una parentela che giustifichi la presenza della ragazzina a casa della cartomante.Ma la loro complicità stenta a decollare. Infatti nasce nella disperazione e nello scontro fra età e situazioni sociali diverse. Eppure, poco alla volta, si consolida grazie alla scoperta di tanti punti in comune. Insieme, Giulia e Céline trovano uno scopo per vivere. Intanto progettano una fuga impossibile dall’altra parte del mondo.

Oltre a Dammi un motivo, sono disponibili anche:

Concerto a quattro mani di Claudia Lo Blundo
Swatch di Davide Baraldi
Il cammino di Neko Kurotachi di Massimiliano Saputo
L’anno che portavi i capelli corti di Danae Lorne e Lena Vinci

Mentre Nero pesto, di Emanuele Gagliardi, sarà disponibile fino al 3 maggio

Apr 19, 2017

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Giorgio Bianco e La sua Postazione

Ogni autore possiede una propria postazione in cui le idee prendono forma e le parole scorrono velocemente sul monitor. Per i più conservatori esistono ancora gli scrittoi, carta, penna, talvolta calamaio. Tuttavia, a prescindere dal mezzo con cui si esprimono i pensieri, la magia che scaturisce è quella insita in ogni forma d’arte e noi vogliamo farvi vedere come se la cavano i nostri autori.

Birra, focaccia e rock!

Mi scuso in anticipo con gli astemi, ma la birra (preferibilmente di tipo weiss) è un elemento essenziale della mia postazione di scrittura…
Fra l’altro, la stessa definizione “postazione” mi sembra un po’ forzata. Infatti detesto scrivere e leggere a tavolino. I miei libri nascono su un divano stropicciato, fra cuscini e un mappamondo: l’ideale per alimentare i sogni… a occhi aperti!
Il computer è un portatile, lo tengo appoggiato sulle ginocchia o sulle gambe incrociate e scrivo per qualche ora. Di sera o di notte, sono un tipo crepuscolare…

P.S. Quello nella foto sul desktop del pc sono io all’età di 25 anni (oggi ne ho 52): dicono che il passato faccia male, a me fa benissimo!

La musica mi accompagna quasi sempre quando scrivo. Non la classica, a quella mi dedicherò in un’altra vita. Sono un ascoltatore di cosiddetta musica “rock”, definizione che significa tutto e niente.
Il mio ultimo romanzo, “Dammi un motivo” è nato sulla scia di un album del grande Steven Wilson. Titolo del disco: “Insurgentes“. Una musica di tipo “progressive”, ma quanto detesto le etichette! È un album profondo, a tratti molto triste, fa riflettere, è onirico e mi strappa sempre qualche lacrima.

Il mio cibo preferito, considerato che sono un vegetariano felice, è senza dubbio la focaccia genovese. Amo in generale primi piatti, pizze e cibi salati, ma la focaccia occupa una posizione di grande prestigio nella mia classifica del palato: soffice, intrisa di olio extravergine, salata e semplice, immediata, puoi soltanto amarla e divorarla!
I cibi liguri, oltretutto, ben si sposano con “Dammi un motivo”, romanzo interamente ambientato in Liguria, in una città indefinita che è un po’ Oneglia e un po’ Diano Marina, un po’ Noli e un po’ Genova…

Apr 03, 2017

Giorgio Bianco e il valore terapeutico della scrittura

logo scrittura

di Giorgio Bianco

Ho sempre avuto un rapporto difficile con le terapie, compresa quella dell’inchiostro. Per provare a spiegarlo, devo però partire da un altro fluido: l’acqua. Quand’ero bambino amavo la pioggia. Ero l’unico. Amichetti e compagni di scuola mi prendevano in giro. Poi mettevano su il broncio: pensavano alla gita rimandata, alla mamma che vieta di andare nel parco a giocare a pallone. Io invece ero felice. Perché la pioggia mi trasmetteva, e lo fa ancora, una sensazione di intimità calda, di amicizia e famiglia, il desiderio di raccogliersi. La pioggia fuori, il fuoco dentro. Sedersi sul pavimento, ascoltare canzoni, parlare. Raccontare storie. Ecco. Nacque così la mia voglia di scrivere, di aprirmi al mondo sfidando l’intemperie oltre la finestra. Rivoli d’acqua si aprivano strade dalle curve imprevedibili lungo i vetri, la grondaia si divideva fra ritmo e melodia, i tetti ondeggiavano deformi nel riflesso delle pozzanghere. Quante cose da scrivere. Poco per volta, cominciai a farlo. Su piccoli quaderni o grandi blocchi per appunti. Mi piaceva l’inchiostro verde. Oggi ho quasi 52 anni e uso il computer, ma le storie continuano a uscirmi dalle dita. Anzi, il desiderio si è perfezionato in una specie di smania, la provo anche in questo momento.

Ma la smania è salubre? E scrivere è terapeutico? Difficile dirlo, per me. Scrivo quasi ogni giorno, quindi non ho termini di paragone in negativo. In linea generale sono una persona sofferente. Qualcuno mi ha detto che la mia intelligenza emotiva è sproporzionata rispetto a quella razionale. Una diagnosi semplice, per chi mi conosce. In ogni caso credo che l’idea della scrittura terapeutica si leghi al fatto di “buttare fuori”, cioè di liberare la negatività affidandola all’inchiostro. Può essere. Io però scrivo molto spesso sotto la spinta dal tormento. Le mie storie sono sì un inno alla vita, addirittura all’avidità della vita. Ma sono anche piene di gente sconfitta, fragile, che paga a caro prezzo l’intensità delle proprie emozioni, dei sentimenti.

Mettiamola così. Forse scrivere non è terapeutico, ma è una buona compagnia. Di più: aiuta a dare una forma precisa ai nostri dolori, a conoscerli meglio. Non sarà una cura, ma almeno è un passo avanti. In effetti, mentre scrivo mi capita spesso di piangere. Ma quando spengo il computer sento di aver scaricato il peggio, di essermi sfogato. Non una guarigione definitiva, ma almeno un antidolorifico.

Inoltre possiamo prendere il discorso dal verso opposto: se io non potessi più scrivere starei sicuramente peggio, dunque scrivere è essenziale per salvarmi la salute. Cito il grande musicista Lou Reed: “Prima bevevo due bottiglie di whiskey al giorno, ma da quando ho iniziato a fumare quattro pacchetti di sigarette, ho ridotto a una sola bottiglia. Quindi, dal mio punto di vista, il fumo è tutta salute!”.

Sarebbe bello avere risposte certe, vero? Io invece sono bravo soltanto con le domande, purtroppo. Però una cosa la dico spesso e ora la ripeto volentieri a voi, amici di penna. Scrivere un libro è come raccontare tutto a un amico: alla fine lo ringrazi per essere rimasto in silenzio mentre facevi chiarezza con te stesso.

Mag 26, 2016

Giorgio Bianco nemmeno voleva parlare con un nuovo editore, le sue precedenti esperienze lo avevano reso avverso e disillisuo su quanto il mondo editoriale poteva offrirgli. Poi ha incontrato Piera Rossotti e molte delle sue convinzioni (per fortuna) sono cambiate. E non lo diciamo per noi, ma per il fatto che il suo stile merita di essere condiviso pubblicamente. #EEE #autoriEEE

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Giorgio Bianco e la sua esperienza con EEE

di Giorgio Bianco

Una pacca sulla spalla, una risata, una stretta di mano. Ma di concreto, nulla. Troppe volte il rapporto fra scrittore ed editore si risolve in una delusione. Non scrivo queste righe per cercare colpevoli, anzi: i colpevoli mi hanno stufato, poiché alimentano risentimento e musi lunghi, atteggiamenti inutili quando si tenta di costruire qualcosa. Scrivo invece per parlare di chi le cose le fa, o almeno ci prova con serietà e a ragion veduta. Perché il mondo dell’editoria, si sa, in Italia soffre moltissimo. Scrivere un libro è nulla, rispetto alla necessità di “insegnargli a camminare”. E nessuno di noi, sognatori con la penna in mano, ha bisogno di un semplice tipografo. Noi cerchiamo qualcuno che ci aiuti a diffondere le nostre opere.

La casa editrice EEE, per me la terza su quattro romanzi, è di gran lunga la migliore che io abbia incontrato. Piera Rossotti è persona di grande competenza e sensibilità artistica, ma nello stesso tempo bada al sodo. E ha il grande merito, insieme ai suoi collaboratori, di aver creato una struttura flessibile e attenta al divenire delle esigenze degli autori. Ma c’è molto di più: EEE punta alla collaborazione, cioè alla interazione fra gli scrittori chiamandoli a leggere, criticare e promuovere i loro colleghi, ricevendone in cambio le stesse attenzioni. Può sembrare un’idea semplice, ma a questa affermazione replico in due modi: prima di tutto, la semplicità risiede nelle idee geniali.

In secondo luogo, non dimentichiamo che il mondo della letteratura è estremamente chiuso, individualista, ostile e perfino razzista, se mi passate l’accezione culturale del termine. Pertanto mi pare che invitare gli autori a fare squadra sia un presupposto di grande originalità. Parlo del mio caso: un mio romanzo non ha mai avuto così tante recensioni, così tanti risultati scrivendone il titolo in Google, prima di incontrare EEE. Considerando il mio punto di partenza, posso dire di aver ottenuto finora ottimi risultati e ho avuto la dimostrazione che lavorare insieme vale molto più di un “post” su un cosiddetto “social”. Dirò di più: nemmeno le pubblicazioni a pagamento sul web sembrano funzionare. Io stesso ho investito 18 euro in una inserzione sponsorizzata su Facebook, pubblicando il link all’acquisto del mio romanzo “Dammi un motivo“.

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Facebook mi garantiva almeno 8.000 contatti, che in effetti ci sono stati. Ma con quale risultato? Giudicate voi stessi dalla fotografia: oltre 8.000 contatti, certo: ma le interazioni tendono a zero. Che cosa ci dimostra tutto questo? Che viviamo in un mondo divenuto assai superficiale e che bussare indistintamente a tutte le porte serve a nulla. Noi dobbiamo rivolgerci alle “nicchie”, cioè a coloro che potrebbero apprezzare i nostri lavori. Facebook? Va benissimo, ma usato dalle persone giuste verso le persone giuste. E le persone giuste… siamo noi! Il nostro impegno, nonostante l’esiguità delle forze, porta risultati qualificati. Senza quelli, non andremo da nessuna parte.

Un abbraccio a tutti!

Apr 27, 2016

Giorgio Bianco alla Libreria della Torre: nuova presentazione

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Giorgio Bianco ormai ha spiccato il volo e le sue presentazioni diventano sempre più frequenti, segno evidente che il fatto gli procura diverse soddisfazioni. Detto fra noi, non ce ne stupiamo, dal momento che Dammi un motivo, il suo ultimo libro pubblicato con EEE, è godibile sotto molti punti di vista, non ultima una trama diversa dal solito.

Martedì 19 aprile, alle ore 18.30, Giorgio presenterà il suo libro presso l’accogliente Libreria della Torre di Chieri (provincia di Torino), in Via Vittorio Emanuele II, 34, assistito dalle amorevoli cure della sua Editora, Piera Rossotti. La Libreria della Torre partecipa, tra l’altro, all’Italian Book Challenge, che vi ricordiamo essere il Campionato dei lettori indipendenti promosso da innumerevoli librerie sparse in tutta Italia.

Quindi, non perdetevi la presentazione di Giorgio Bianco, la simpatia della sua Editora e la possibilità d’incontrare due protagonisti di una piccola, ma solida, realtà editoriale italiana.

Dammi un motivo, la trama:

Giulia, cartomante cinquantenne alcolizzata, salva una bambina, la ricchissima Céline, da un naufragio e dalla follia del padre. Contando sul fatto che Céline sia ritenuta morta da tutti, le due donne decidono di trascorrere un periodo insieme, inventando una parentela che giustifichi la presenza della ragazzina a casa della cartomante. Ma la loro complicità stenta a decollare. Infatti nasce nella disperazione e nello scontro fra età e situazioni sociali diverse. Eppure, poco alla volta, si consolida grazie alla scoperta di tanti punti in comune. Insieme, Giulia e Céline trovano uno scopo per vivere. Intanto progettano una fuga impossibile dall’altra parte del mondo.

Link all’acquisto: EEEAmazon

Apr 13, 2016

Una nuova presentazione per Dammi un motivo di Giorgio Bianco, alla Biblioteca Civica di Cambiano

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Nel corso del tè letterario, svoltosi alla Biblioteca Civica di Cambiano (To), 11 marzo alle ore 17, Giorgio ha avuto modo di incontrare i propri lettori nel corso della presentazione di Dammi un motivocondotta dal giornalista Federico Gottardi. L’atmosfera simpatica e piacevole, in cui il tè, non virtuale ma ben caldo e con i biscottini, ha creato l’opportunità per rivolgere domande all’autore sulle sue fonti di ispirazione, sulle sue metodologie di scrittura e, naturalmente, sono diventate anche l’occasione per “curiosare” nei progetti di libri futuri.

Fra il pubblico presente non solo l’editora Piera Rossotti, sempre pronta per sostenere i propri autori, ma anche l’amico e “collega di Catalogo” Claudio Oliva.

Possiamo dire che Giorgio inizia a prenderci gusto nel presenziare a questi incontri, sicuramente il contatto diretto con i propri lettori non può essere che stimolante per uno scrittore, offrendogli magari qualche spunto in più per le sue prossime produzioni. Tuttavia, avendolo visto aggirarsi, con aria furtiva, nei pressi del tavolo su cui era stato appoggiato il vassoio dei biscotti, sospettiamo che possano essere questi ultimi la vera ragione dell’aria soddisfatta che appare sul suo volto nelle foto dedicate alla giornata.

 

Mar 18, 2016

La prima volta di Giorgio Bianco

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Piacevole presentazione, il 26 febbraio, per Dammi un motivo, quarto romanzo di Giorgio Bianco, ma prima pubblicazione con EEE, nella Sala Consigliare del Comune di Andezeno (TO).

L’autore, affiancato dall’editore Piera Rossotti, ha dialogato con il pubblico, rivelando anche interessanti retroscena del romanzo, prima di tutto le sue fonti di ispirazione, che hanno le radici – per quanto riguarda i personaggi – nella vita reale, e l’ambientazione, che è una Liguria tra il reale e il fantastico, piuttosto un “luogo dell’anima” di cui il libro racchiude atmosfere, profumi, colori.

Numerosi sono stati gli interventi dei presenti, le domande, le curiosità e le osservazioni relative a vari aspetti del libro, dalle domande sulla “cartomante che crede in Dio” a quelle sulle tecniche di scrittura.

A conclusione della serata, l’autore ha stuzzicato il pubblico con la lettura dell’incipit del suo prossimo romanzo, di cui non ha rivelato la trama, ma i vincoli che si è posto nell’ideazione. Meglio non rivelare nulla al grande pubblico, in attesa di leggere l’opera compiuta…

INFORMAZIONI E PUBBLICAZIONI DI BIANCO GIORGIO

Leggere, scrivere, perdersi nella musica o lungo il pendio di una montagna. Avido della vita fra risate e malinconia, Giorgio Bianco scrive grazie all’emozione. I suoi romanzi sembrano gialli, in realtà esplorano sentimenti come amore, odio, furia e rimpianto.
Nato a Torino nel 1964, dove vive, è vicedirettore del “Corriere di Chieri”. Incapace d’invecchiare, ha scelto di fuggire con gli sci ai piedi.
Oltre a Dammi un motivo, ha pubblicato Notizie fredde (ExCogita, Milano, 2008); La morte vola (ExCogita, Milano, 2010); Il cacciatore di foglie secche (Neos, Rivoli, 2012).

Feb 29, 2016

Essere autori EEE ed essere in buona compagnia

Questo post non vuole essere autoreferenziale e non vuole nemmeno tessere lodi sperticate nei confronti di un gruppo molto affiatato di autori appartenenti alla stessa Casa Editrice, tuttavia, alcune considerazioni vanno fatte, se non altro per sottolineare una serie di fattori positivi.

autori EEE

Partiamo dall’inizio, da quel maggio di un anno fa (era il lontano 2014) quando a Torino, in occasione della Fiera del Libro, Piera Rossotti mi propose di aprire un blog per gli autori e per le promozioni di Edizioni Esordienti Ebook. A quel tempo, pur avendo compreso lo spirito e la filosofia del mio editore, ancora non avevo capito fino in fondo quale portata potesse avere il poter costruire un punto di aggregazione per gli autori. Il blog era sì un luogo in cui promuovere i libri in catalogo ma anche uno spazio in cui poter presentare gli autori come persone e non solo come scrittori. Ebbene, il 2015 ha decisamente segnato la svolta e mi ha fatto comprendere quanto potesse essere positivo l’atteggiamento propositivo e aggregante dell’Editore.

In effetti il blog è stato solo uno spunto, un pretesto per poter aprire un dialogo con tutti quegli autori che potevano avere qualcosa da dire, che non fosse necessariamente e strettamente legato al libro che avevano scritto. Un trampolino da cui lanciare in rete diversi messaggi, come la nostra campagna contro l’abbandono estivo degli animali domestici; oppure alcuni approfondimenti in merito alla vita quotidiana di ognuno di noi (molte testimonianze sono visualizzabili QUI), in cui hanno spiccato gli articoli di Alessandro Cirillo e Andrea Leonelli; oppure ancora le opinioni di alcuni di noi in merito a questioni che interessano la cultura e il mondo letterario (un esempio fra tutti l’articolo di Giorgio Bianco).

Tante piccole storie che si sono intrecciate, sottili filamenti che, uniti, hanno dato vita a un movimento che porta alla condivisione e alla capacità di poter contribuire, ognuno a modo proprio, alla crescita e alla realizzazione del sogno di tutti. Ed ecco che gli autori hanno iniziato a collaborare seriamente fra di loro, a darsi una mano, a leggere ognuno il manoscritto dell’altro, scambiandosi consigli e pareri in merito a questo o quell’argomento. Si sono consultati ricercando la tematica in cui l’altro era più ferrato, trovato validi interlocutori e persone di cultura in grado di poter realmente dare un contributo concreto. Animi affini si sono trovati per perseguire un fine comune, anche al di fuori di quello che avrebbe potuto essere un campo prettamente letterario.

E sono nati legami stretti, forti, amicizie che non hanno solo in comune la passione per i libri, ma anche il rispetto e il piacere del voler stare “insieme”. Sembrano termini antichi, arcaici, sorpassati, quasi anacronistici, eppure sono veri, reali, incredibilmente attuali. Ogni occasione è buona per poter condividere del tempo, per potere scambiare opinioni e interessi, per poter rinsaldare quel sottile filo che ci unisce tutti.

Tutto questo non sarebbe nato se Piera avesse avuto un carattere diverso e se non fosse stata così caparbia nel voler instaurare una certa atmosfera nella propria Casa Editrice. Ed è proprio attraverso le pagine di questo blog che, personalmente, le dico: Grazie!

Dic 08, 2015

Nell’era del digitale, è ancora così ovvio dover inviare manoscritti su carta?

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«I manoscritti vanno inviati esclusivamente su carta». Chissà quante volte un aspirante scrittore ha letto una frase come questa sul sito internet di un casa editrice.

di Giorgio Bianco

Mi ha sempre dato fastidio, non lo nego. Talora anche a causa del tono di rimprovero che contiene: «Per favore, astenetevi dall’invio di e-mail: saranno tutte cestinate». Come dire: «Non mancateci di rispetto, datevi almeno la pena di stampare il manoscritto».
Ma perché? Perché ancora molti (non tutti, per fortuna) pretendono la carta? Non me lo spiego, mi pare un’assurdità. Eppure un motivo deve esserci.
2pvz25pCominciamo il ragionamento mettendoci nei panni di un editore, non importa se di piccole, medie o grandi dimensioni. È facile immaginare che sia quotidianamente travolto da decine o centinaia di proposte editoriali. Fra l’altro, quasi tutte destinate a finire nel cestino. Dunque, ve lo immaginate l’ufficio preposto al ricevimento della posta? Montagne di buste mezze strappate, lettere di accompagnamento che svolazzano sul pavimento, tavoli ingombri di stampati rilegati con i dorsi di plastica a spirale… Ci vuole una stanza dedicata a tutta questa mercanzia. Un lavoro enorme, kafkiano, per non parlare della polvere e delle probabili allergie. Terribile. E i rifiuti? Non dimentichiamoceli: siccome «i manoscritti non verranno restituiti», è inverosimile che l’editore se li tenga tutti per ricordo. Dovrà separare i dorsi di plastica dalla carta e avviare il tutto alla raccolta differenziata. Quindi avrà chiesto di avere in cortile un cassonetto apposito, più grande degli altri, simbolicamente evidenziato da una scritta: “EDIZIONI PINCO PALLO”. Come dire: ecco i nostri rifiuti, ammirate la sconfitta delle ambizioni artistiche giunte da tutta Italia. Che tristezza. Povero ambiente, poveri alberi e quanto lavoro sprecato.
Spendiamo una parola anche per gli autori, indipendentemente dal fatto che siano bravi o meno: sono chiamati a spendere soldi per stampare, acquistare grandi buste e spedire, senza contare la fila in Posta. Ricordo che, quando inviavo i miei romanzi in formato cartaceo, approfittavo della visita a qualche parente in un paesino sperduto, dove nell’ufficio postale si fa meno coda.
blog-frustration1Poi mi sono stufato, o ribellato, al sistema. E ho iniziato a farla io la selezione: non prendo in considerazione editori che rifiutano l’invio del manoscritto tramite e-mail. Li respingo, mi prendo questa libertà.
Perché con la e-mail la procedura è più agile, pulita, ordinata, rispettosa degli spazi e della natura. Si scarica l’allegato, lo si inserisce in una cartella e si comincia a leggere. Inoltre gli schermi dei computer moderni sono molto meno nocivi di quelli di un tempo, quando i fosfori verdi lampeggiavano su sfondo nero. Io stesso lavoro a terminale per almeno 10 ore al giorno, senza gravi danni alla vista. Inoltre nei documenti ci sono i margini, quindi è possibile prendere appunti. Si può ingrandire il carattere, salvare la posizione. Insomma, a che cosa serve tutta quella carta?
Secondo me è l’emblema di una grossa contraddizione di certi ambienti culturali del nostro Paese. E’ un tema che affronto spesso, ammetto di esserne un po’ ossessionato. Credo che l’accesso all’arte talora non sia aperto a tutti, se non in apparenza. Fa sorridere dirlo, ma la cultura vissuta come bene comune è un fatto… culturale! Da noi, purtroppo, non è tanto bene comune quanto casta, circolo chiuso, “noi sì che ci capiamo”.
Ecco dunque che la carta, rispetto alla volgare mail, aiuta a fare la selezione. E’ più elegante, solidamente aggrappata alla tradizione (altra contraddizione: progressismo e conservatorismo insieme), perfino ossequiosa: sì, perché per mandare una mail bastano due secondi, è troppo facile, mentre spedire la carta significa rispettare il rituale, la gerarchia, la presunzione di statura di chi ti sta di fronte. Posso dirlo? E’ una forma di “nonnismo”.
81482_editorletter_mdMa la vera parola chiave forse è un’altra: presunzione. In altri Paesi il successo avvicina alla gente, cioè rende disponibili e amichevoli. In Italia, invece, rende distaccati. Avete visto il film “La grande bellezza”? Al di là del fatto che non mi è piaciuto, faccio notare che il protagonista è prima di tutto antipatico, ciò che lo rende perfetto per il successo all’italiana. Un successo colmo di arroganza, perfino di classismo. Parliamo di gente che si autoproclama importante, colta, sensibile e immensamente elegante. Gente a cui perfino i santi chiedono di ricominciare a scrivere romanzi. Ebbene, gente così spedisce le buste, mica manda le e-mail!

Nov 13, 2015
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