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Grazia Maria Francese

Inizia il Blog Tour per Arduhinus

Inizia il Blog Tour per il libro storico Arduhinus scritto da Grazia Maria Francese. Ogni Blog ospiterà una tappa dedicata a un tema specifico, un aspetto della storia di quel periodo o lo stile narrativo, nonché un’intervista con l’autrice. Queste le tappe che porteranno ai lettori diverse particolarità presenti nel romanzo e molti approfondimenti.

Lunedì 12 febbraioThriller Storici e dintorni – Storie dell’anno mille

Martedì 13 febbraioIl Mondo dello Scrittore – Recensione

Mercoledì 14 febbraioStorie di storia – Orme di saraceni sulle Alpi

Giovedì 15 febbraioLinda Bertasi Blog – Intervista con l’autrice

Venerdì 16 febbraioBabette Brown Blog – A letto con il Re. Sesso nel medioevo

Sabato 17 febbraioAntonella Sacco Blog – Tra storia e fantasia

La trama

Alla fine del decimo secolo l’Italia è cosparsa di rovine. Bande di Saraceni, Ungari, Norreni l’hanno devastata e i discendenti di Carlo Magno si sono dimostrati deboli, incapaci di respingerne le scorrerie. La popolazione per sopravvivere è costretta a rifugiarsi in bastide e castelli, sotto la protezione dei signori feudali.
La situazione di disordine del Regno Italico ha attirato le mire dei sovrani Sassoni, che si sono impadroniti del titolo imperiale. Quando i Sacri Romani Imperatori calano verso Roma per farsi incoronare dal Papa, i loro eserciti si lasciano dietro una scia di saccheggi e soprusi che colpiscono ugualmente contadini e abitanti delle città.
Molti tra i nobili, di origine longobarda o franca, tentano di ribellarsi a quella che sta diventando una dominazione straniera imposta con la forza e spesso sostenuta dai Pontefici romani. Tra loro manca, però, qualcuno capace di unire le forze di grandi feudatari e piccola nobiltà contro lo strapotere dei Sassoni, rivendicando la corona del Regno Italico.
A Plumbia, un castello sul fiume Ticino, nasce nel 955 il secondo figlio del conte Daido. Sul volgere dell’anno Mille, nelle cronache compare sempre più spesso il nome di quest’uomo: Arduhinus.

  • Formato: Formato epub
  • Dimensioni file: 3292 KB
  • Lunghezza stampa: 285
  • Editore: Edizioni Esordienti E-book (6 maggio 2017)
  • Lingua: Italiano
  • ISBN: 978-88-6690-388-8
  • Link all’acquisto: AmazonEEEKoboIBS
Feb 12, 2018

GRAZIA MARIA FRANCESE VINCE IL PREMIO LETTERARIO “VERBANIA FOR WOMEN”

SCRITTO DA

Grazia Maria Francese con il racconto “Le male madri”  ha vinto la seconda edizione del premio letterario “Verbania for Women”; al secondo posto Lorenza Negri con “Anja”, al terzo Luisa Lafi con “Una luce tra le bande nere”. 

La cerimonia di premiazione del Premio  organizzato da Comune, Associazione 77 e Associazione Giovan Pietro Vanni si è  svolta oggi al Centro eventi Il Maggiore con la partecipazione della scrittrice Annarita Briganti,  del sindaco Silvia Marchionini e dell’assessore alla cultura Monica Abbiati, della presidente di Verbania 77, Liana Righi, e della presidente della giuria, Mariangela Camocardi.  Il Premio Legalità in memoria della giornalista Patrizia Guglielmi è stato attribuito a Emiliano Pedroni con “Il Movente Perfetto”.

Riconoscimenti anche a Fiorella Borin (La ragazza del Capitano),  Paolo Borsoni (Una primavera interiore),  Valeria Groppelli (Guardia Ostetrica), Luisella Sala (Due donne).  Nella Sezione Studenti è risultato vincitore Rodolfo Dal Canto (Frammenti quotidiani),  mentre la Sezione fotografica ha fatto registrare il successo di Fausto Mirandoli la cui immagine sarà sulla copertina del libro con le opere del Premio.  Premio speciale della Unione Industriale del Vco a  Carmela Nardella  (Sulle orme di Shahrazad).

Sorgente: GRAZIA MARIA FRANCESE VINCE IL PREMIO LETTERARIO “VERBANIA FOR WOMEN”. GLI ALTRI PREMIATI – RASSEGNA FOTOGRAFICA | Verbania Milleventi

Mar 23, 2017

libri-da-gustareGrazia Maria Francese e Il suo Libro da Gustare

Lo spazio Libri da Gustare vuole stimolare la fantasia dei lettori e non solo quella. Dal momento che il vecchio detto recita che “il cibo nutre lo stomaco e i libri saziano la mente“, abbiamo pensato di stuzzicare i nostri autori proponendo loro di abbinare i titoli delle loro opere a una ricetta, un qualcosa che possa identificare e dare soddisfazione anche al palato.

L’uomo dei corvi

Bollito misto alla piemontese

 L’uomo dei corvi  beef-897977_960_720

Il gusto della rottura

La ricetta tradizionale che prevede sette tipi di carne, sette frattaglie e sette salse, si può trovare ormai solo in qualche ristorante specializzato. Si preparava in casa quando esistevano ancora famiglie numerose, e in grado di permettersi un piatto ‘da signori’ che era comunque riservato alle grandi occasioni.La mia è una ricetta da single che ha ospiti, decisamente eretica rispetto alla tradizione. Spero che divulgarla non mi esponga alla persecuzione della Confraternita del Bollito (esiste veramente! Se non ci credete, cliccate QUI).

Una premessa: non mangio carne quasi mai, ma quelle poche volte dev’essere di prima qualità. Per preparare questo piatto occorre un macellaio di fiducia, non un supermercato.

Ingredienti

Acquisto due tagli di manzo, uno destinato alla cottura lunga, biancostato oppure pancia, e l’altro a quella più breve: il “cappello del prete” va benissimo (anche se voi non sapete cos’è, il macellaio lo sa). La quantità? 200 grammi per ospite di ciascun tipo di carne ma, come minimo, ogni taglio dev’essere di un chilo. Se gli ospiti sono di meno, ci sono infiniti modi di riciclare gli avanzi.

Preparazione

In una grande pentola metto 5-6 litri di acqua minerale naturale, verdure miste (cipolla, carota, sedano), una patata o due, una striscia di alga kombu (si trova nei negozi di prodotti naturali), sale marino grosso, pepe in grani e il taglio da cuocere a lungo, che va messo quando l’acqua è ancora fredda. Lascio bollire per almeno tre ore, finché la carne è pressoché disfatta. Per evitare sprechi (e per ottenere una cottura ideale) una volta preso il primo bollore, si può proseguire la cottura sulla stufa a legna.

Nel frattempo preparo le salse. Quella di prezzemolo (il famoso bagnét) a casa mia c’è sempre: la preparo quando nell’orto c’è prezzemolo in avanzo, poi la congelo, per cui basta ricordarmi di toglierla dal freezer. Se si dovesse prepararla sul momento: 50 grammi di prezzemolo, due acciughe, due spicchi d’aglio, sale, un po’ di mollica di pane bagnata nell’aceto. Frullare il tutto in un robot da cucina, alla fine aggiungere un po’ d’olio. Fine. Ma è più buona preparata in anticipo. Ottima anche per fare crostini.

Salsa di daikon. Il daikon è una radice giapponese di colore bianco o rosato. Se non riuscite a procurarvelo, va bene anche una rapa. Grattugiare a crudo, ne basta una tazza piccola. Aggiungere un po’ di salsa di soia e un goccio d’aceto di vino. Servire fredda.

Salsa numero tre: variante di quella che tradizionalmente si chiama avèja. La faccio all’ultimo momento, ripescando la patata dal bollito “lungo” e schiacciandola con aggiunta di un po’ di brodo, un cucchiaio di miele, un cucchiaino di senape e alcune noci tritate. Servire tiepida.

Nel frattempo ho preparato il bollito “breve”. Qui la carne, cappello del prete o altro taglio tradizionalmente riservato all’arrosto, si butta quando è già bollente l’acqua (2-3 litri) dove ho messo un mazzetto di aromi: alloro, salvia, rosmarino, una cipolla steccata con chiodi di garofano, sale e pepe. Cuocere finché è morbida, non disfatta. A seconda del taglio ci vorranno 40-60 minuti.

Servire i due tipi di carne su un tagliere provvisto di sgocciolatoio, accompagnati dalle salse e da una tazzina ciascuno dei due tipi di brodo. In quello del bollito “lungo”, che sarà molto grasso, mettere un goccio di cognac. Con il brodo avanzato, e opportunamente porzionato in freezer, la single può sopravvivere a lungo.

L’uomo dei corvi

Non fatevi ingannare dalla cover! Titolo e immagine fanno pensare a un fantasy, mentre si tratta di un romanzo storico scaturito dallo studio dell’alto medioevo italiano. La vicenda ha venature di quello che per noi può essere fantastico, mentre a quell’epoca era considerato del tutto normale.

I Franchi di Carlo Magno hanno conquistato il regno longobardo. Nel 774 l’ultimo duca del popolo sconfitto, Rothgaudo del Friuli, tenta la ribellione che si trasforma in una disfatta. Molti guerrieri sono catturati e ridotti a una condizione di prigionia e lavori forzati. Tra questi si trova anche Arechi, fratello del famoso Paolo Diacono il quale dopo una decina d’anni riesce a ottenerne la liberazione.

Adelwin, figlio di Arechi, può finalmente rivedere il padre. È attraverso gli occhi di questo ragazzo, destinato da zio Paolo alla vita monastica, che il lettore assiste alla nascita della più celebre cronaca medioevale: la HistoriaLangobardorum.

Carlo Magno ha incaricato Paolo di mettere per iscritto la storia e le leggende del popolo da lui assoggettato. Il monacovuole farlo, ma è vincolato alla propria visione del mondo e alla condizione di cortigiano del nascente impero carolingio.  Qui interviene Hrefna, l’Uomo dei Corvi: un kennaman, ossia un conoscitore di saghe e tradizioni tramandate oralmente. La sua narrazione ci trasporta indietro nel tempo, all’epoca dell’invasione avara del Friuli avvenuta un paio di secoli prima e ancora più in là, ai tempi della Grande Migrazione.

Adelwin non potrà che ritrovare se stesso nella rievocazione della storia della sua gente, e sfuggirà al destino che lo zio Paolo aveva tracciato per lui proprio per intervento di Hrefna, nonché di un lupo. L’incontro con l’Uomo dei Corvi lascerà però anche in Paolo Diacono una traccia che finirà per trasparire nelle pagine della sua opera.

Dettagli del libro

  • Formato: Formato ebook
  • Dimensioni file: 1451 KB
  • Lunghezza stampa: 194
  • Editore: EEE-book (26 ottobre 2015)
  • Venduto da: Amazon – Kobo
  • Lingua: Italiano
  • ISBN: 978-88-6690-268-3
Dic 07, 2016

la-mia-postazioneGrazia Maria Francese e La sua Postazione

Ogni autore possiede una propria postazione in cui le idee prendono forma e le parole scorrono velocemente sul monitor. Per i più conservatori esistono ancora gli scrittoi, carta, penna, talvolta calamaio. Tuttavia, a prescindere dal mezzo con cui si esprimono i pensieri, la magia che scaturisce è quella insita in ogni forma d’arte e noi vogliamo farvi vedere come se la cavano i nostri autori.

Postazione, Postura, Posterità

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Forse qualcuno immagina che scrivere romanzi storici richieda solo la conoscenza dell’epoca in cui è ambientata la vicenda, e un certo grado di abilità letteraria. Sbagliato. La prima cosa, quella davvero indispensabile, è una sedia adatta.

Scrivere è un’attività che coinvolge mente e corpo, come suonare uno strumento musicale. Neppure la mente più fertile può funzionare bene se il corpo è scomodo, rattrappito o con la schiena curva. In questi anni ho fatto vari esperimenti per scoprire come mettere a suo agio il corpo quando scrivo, e il risultato (largamente perfezionabile) è quello della foto.

Tra le cose che si possono apprendere dalle discipline orientali, forse la più utile è osservare se stessi. Ciascuno di noi è speciale, unico: non migliore o peggiore degli altri, solo diverso. Chi è basso può trarre vantaggio dall’essere basso, chi è alto dall’essere alto, a condizione di sapere che lo è. Può sembrare una banalità e invece il mondo è pieno di gente che non sa com’è fatta, inciampa nei propri piedi e si chiude le dita nella portiera. Anch’io ero così, all’inizio, e non è detto che mi sia passata.

Una delle prime cose che ho scoperto, è che rispetto alla mia statura ho le gambe lunghe e il busto corto. Quando si scattano foto di gruppo stando seduti, sono sempre la più bassa. Perciò su una sedia di altezza normale non sarò mai comoda. Ne devo usare una regolabile, alzarla al massimo e aggiungere un paio di cuscini. Solo così non sono costretta a tenere le mani troppo in alto, cosa che accumula tensione nelle spalle. L’alternativa sarebbe accorciare le gambe del tavolo, ma mi sembra già più complicato.

Bene, sono seduta e ho le mani all’altezza giusta per affrontare un viaggio nell’alto Medioevo. I personaggi dei miei romanzi si spostano a cavallo: così mi voglio sentire! Chiunque abbia provato a stare in groppa a una di quelle bestiacce, sa quanto la postura sia importante. Schiena diritta, spalle sciolte e braccia rilassate sono richieste per dominare la situazione.

Sul desktop ci sono due immagini. Entrambe sono state scelte inconsapevolmente ma a pensarci bene, esprimono il perché della mia passione per il romanzo storico. Quando non sto scrivendo c’è uno scudo longobardo con l’emblema della triquetra. Se muovo il mouse, una foto di mia nonna da giovane il cui viso somiglia in modo impressionante al mio.

Che c’entra mia nonna con i Longobardi? Potrà sembrare strano, ma è questo il punto. Le generazioni che ci hanno preceduti formano attraverso i secoli una catena di cui facciamo parte tutti.

“Due dozzine di mani scheletriche, più o meno venticinque vegliardi basterebbero a stabilire un contatto ininterrotto tra Adriano e noi” scrive la Yourcenar nei taccuini di appunti per “Memorie di Adriano”. Nel mio caso ne bastano una ventina per arrivare ai personaggi dei primi due romanzi. Meno ancora per quello in divenire che, con immensa presunzione, sto pensando di intitolare “Memorie di Arduino”.

Gli altri elementi della postazione (gatta che si crogiola sulla stufa accesa e così via) mutano con lo scorrere delle stagioni. Le cose irrinunciabili per me, sono queste due: consapevolezza del corpo, e delle proprie radici.

Nov 07, 2016

Grazia Maria Francese e il valore terapeutico della scrittura

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di Grazia Maria Francese

Miti, saghe, racconti

Quando un corpo di spedizione alieno atterrò sul nostro pianeta, svariate centinaia di migliaia di anni fa, per effettuare interventi di ingegneria genetica su alcune specie di scimmie, una delle principali modificazioni introdotte fu quella riguardante la conformazione della gola. Benché per sopravvivere bastasse comunicare con una gamma limitata di grugniti o squittii, gli Dei in carne e ossa che crearono l’Homo Sapiens lo resero capace di parlare.

Il linguaggio, inutile lusso dal punto evoluzionistico, per questo strano essere chiamato uomo è una vera necessità. Gli permette di effondere sentimenti, ricordi, aspirazioni, timori: tutte le complessità di una mente dotata di circonvoluzioni infinitamente più contorte rispetto a quella di un australopiteco. Se non potesse in alcun modo esprimere tutto questo, diventerebbe pazzo.

Per un’immensità di tempo gli antenati dell’uomo comunicarono a parole. Raccolti attorno al fuoco acceso in una grotta, si raccontavano la storia degli strani esseri discesi dal cielo su carri fiammeggianti: le loro imprese, le loro guerre, i loro amori e inimicizie. Quella fu l’origine del mito. Si raccontavano le vicende degli Dei che, poco a poco, coinvolgevano anche gli esseri da loro modificati a propria immagine: quella fu l’origine del racconto epico o della saga.

Ci vollero millenni perché le storie, anziché essere tramandate a voce, venissero trascritte. Questo passaggio da tradizione orale a parola scritta, che è proprio il tema del mio libro L’uomo dei corvi, fu una grande acquisizione e nello stesso tempo una perdita. Acquisizione perché lasciava spazio alla creatività dell’individuo, perdita perché lo svincolava dalla fedeltà a un modello portatore di memorie ancestrali della nostra razza. Trascrivere una storia può sembrare un modo di renderla meno soggettiva, perché la fissa in una forma stabile: in realtà però questa forma è filtrata attraverso il punto di vista di un solo individuo, che è necessariamente soggettivo e parziale.

Noi non possiamo più tornare indietro. Esistiamo in un mondo dove la parola scritta predomina, modella la comunicazione verbale, crea mondi. Possiamo solo cercare di accostarci alla scrittura con un senso di grande responsabilità: lasciare che prenda forma non da esigenze di mercato o da ambizioni di successo, ma dalla necessità di comunicare un contenuto. Possiamo solo usare questa fortuna, ammesso che sia una fortuna… se non c’è più nessuno raccolto ad ascoltare attorno al fuoco, che qualcuno (magari fra chissà quanto tempo) ci possa leggere!

Mag 05, 2016
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“Qui non ci sono nato, è quasi certo; non c’è da queste parti una casa né un pezzo di terra né delle ossa ch’io possa dire «Ecco cos’ero prima di nascere».”
Nell’incipit de La luna e i falò, il narratore di questo romanzo di Cesare Pavese si definisce un bastardo, perché non conosce le proprie origini.
È un bisogno sapere da dove veniamo, dove affondano le nostre radici. Io credo che il senso profondo dei romanzi storici (ben documentati e ben scritti, questo va da sé), sia proprio questo: ci portano in un passato, anche lontano, coinvolgendoci e restituendone l’atmosfera, molto meglio di quanto lo possa fare la pagina di un manuale di storia. Li possiamo leggere come romanzi d’avventura, ma sono molto di più.
I due romanzi che presentiamo questa settimana ci riportano all’epoca longobarda, ai tempi di Carlo Magno, dove ci sono le radici del mondo moderno, le nostre radici. Il romanzo di Andrea Ravel è già noto al pubblico, è uno dei nostri bestseller, in offerta per questa settimana, mentre L’uomo dei corvi, di Grazia Maria Francese, è appena stato pubblicato.

La trama de L’uomo dei corvi:

Adelwin non ha più incontrato suo padre Arechi da quando, dieci anni prima, l’uomo ha preso parte alla ribellione contro Carlo Magno ed è stato fatto prigioniero. Paolo Diacono, zio del ragazzo, s’impegna a farlo liberare. In cambio ottiene dalla famiglia che Adelwin entri nell’ordine benedettino, ma il destino del ragazzo non sarà la vita monastica e, pur imparando a leggere e scrivere il latino, seguirà una strada diversa da quella desiderata dallo zio Paolo.
Questi, che vive in un mondo fatto di erudizione e di libri, ha ricevuto l’incarico di scrivere una cronaca del regno longobardo, diventato ormai provincia dell’impero carolingio. Nella speranza di raccogliere informazioni sulla storia della sua gente si rivolge a un “uomo della memoria”, e l’opera che scriverà, la celebre HistoriaLangobardorum, è considerata ancora oggi la principale fonte storica dell’alto Medioevo italiano
.

La trama de Il longobardo:

Anno Domini 773. Carlo Magno valica le Alpi alla testa di un imponente esercito e in poche settimane cancella il regno longobardo dalle carte geografiche.
Dopo duecento anni di pace l’Italia si trasforma nuovamente in un campo di battaglia dove ognuno deve scegliere da che parte schierarsi. Un dilemma che angoscia anche Claudio, giovanissimo discendente dell’antica e potente famiglia dei Ravello. La sua decisione è resa ancora più difficile dall’improvvisa morte del padre e dalla cospirazione, ordita dai suoi nemici, per ucciderlo e impadronirsi di tutti i beni della famiglia.
Mentre il rombo della cavalleria franca risuona nella pianura devastata dalla guerra, Claudio, aiutato dal fedele amico Mistico e da un pugno di coraggiosi, ingaggia una disperata lotta contro avversari astuti e spietati, compiendo il percorso di maturazione che lo trasformerà in un uomo.
Terra di Conquista è un romanzo dal taglio cinematografico e ricco di dialoghi, nel quale la storia è filtrata attraverso gli occhi del protagonista, che racconta in prima persona. Il risultato è un affresco straordinariamente accurato di un’epoca violenta e remota in cui la cultura di Roma, nonostante l’imporsi della barbarie, non è del tutto spenta, ma sopravvive oltre che nell’orgoglio di Claudio, anche nella forza unificante della lingua latina e della religione cristiana.
Teatro di questa avventura sono la città di Torino, allora sede di un importante ducato, i contrafforti delle Alpi e le paludi e i boschi che all’epoca occupavano gran parte della valle del Po.

Nel consueto video settimanale di lettura e scrittura creativa, inizio un discorso, spero interessante, che riguarda il personaggio nel romanzo. Argomento immenso, che amplierò nelle prossime settimane, se continuerete ad avere la voglia e la pazienza di seguirmi.

Cari saluti e buona lettura a tutti!
Piera Rossotti Pogliano

Direttore Editoriale di Edizioni Esordienti E-book
Ott 29, 2015
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