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La mia postazione

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Filippo Semplici e La sua Postazione

Ogni autore possiede una propria postazione in cui le idee prendono forma e le parole scorrono velocemente sul monitor. Per i più conservatori esistono ancora gli scrittoi, carta, penna, talvolta calamaio. Tuttavia, a prescindere dal mezzo con cui si esprimono i pensieri, la magia che scaturisce è quella insita in ogni forma d’arte e noi vogliamo farvi vedere come se la cavano i nostri autori.

Vi presento la mia postazione

 

Di giorno non è che la scrivania di una mansarda poco battuta (per fortuna) da moglie e figlio, ma di notte si trasforma nel mio Regno.

Un PC acceso, una lampada da tavolo e poco altro, è tutto ciò che mi occorre. Non sono un caffeinomane, non mi servono ettolitri di caffè per mantenermi sveglio e lucido durante le ore notturne, mi basta una buona idea da scrivere. Quando riesco ad afferrare quella giusta, allora non c’è niente che mi stanchi o mi distragga.

Su quella sedia di pelle nera e consumata (da qui non si vede!), ho trascorso molto del mio tempo, a creare storie e articoli per il mio blog. Comunque sia, tutto nasce da lì.

Scrivo nel silenzio, sono uno di quei tipi un po’ misantropi a cui serve ancora la concentrazione, anche perché, diversamente, non saprei ascoltare ciò che i miei fantasmi hanno da dirmi.

Quando le idee invece mi sfuggono e mi ritrovo a rincorrere una parola, una frase che non viene, prima di lasciarmi sopraffare dallo sconforto dello scrittore in crisi creativa, mi volto a guardare i (pochi) trofei collezionati negli anni: i libri che ho pubblicato, le antologie, le targhe. Tutti quanti  sapientemente disposti attorno alla postazione, pronti a venirmi in aiuto.

Raramente prendo appunti su fogli di carta, e quelli che si intravedono nella foto, probabilmente sono i disegni di mio figlio. O qualche bolletta da pagare.

Dentro di me coltivo sempre il sogno che presto arriverò a usare quella mansarda di giorno e non più di notte, che la scrittura diventerà il mio vero lavoro, ma per adesso è meglio preoccuparsi di tenere sempre una lampadina di scorta per la luce da tavolo.

Mag 03, 2017

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Elisabetta Bagli e La sua Postazione

Ogni autore possiede una propria postazione in cui le idee prendono forma e le parole scorrono velocemente sul monitor. Per i più conservatori esistono ancora gli scrittoi, carta, penna, talvolta calamaio. Tuttavia, a prescindere dal mezzo con cui si esprimono i pensieri, la magia che scaturisce è quella insita in ogni forma d’arte e noi vogliamo farvi vedere come se la cavano i nostri autori.

La mia postazione

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Ecco la mia postazione. Non è cambiata, da quando scrivo è sempre la stessa, ma è cambiata la casa in cui è stata inserita, visto che pochi anni fa abbiamo fatto uno di quei mega traslochi che non augurerei a nessuno. Ancora dobbiamo finire di sistemare la nostra casetta, perché nel frattempo la vita ci chiama e noi dobbiamo risponderle!

Come sapete vivo a Madrid e scrivo. Da quando un mio amico mi disse “Perché invece di mettere i versi di Borges su FB non metti i tuoi??” non ho mai smesso di scrivere e credo che non lo farò mai! Perché non mettevo le mie poesie su FB? Semplice: perché non mi sentivo all’altezza, perché mi sono sempre sentita un punto piccolissimo in questo mondo e anche perché avevo paura di uscire allo scoperto. Ora le cose sono cambiate, ma ho ancora quel timore reverenziale nei confronti delle parole Scrittore e Poeta. E scrivo perché mi piace, perché mi sfogo scrivendo, mi aiuta a pensare, a sentirmi viva! Poi, mi rendo conto di dove sono arrivata dopo soli cinque anni e mi metto ancora più paura! Sono contenta del percorso che ho intrapreso, nonostante le mille difficoltà, gli alti e i bassi che questa “passione”, ormai per me evolutasi in lavoro, “regala”! Uso il vocabolo “regalare”, perché credo che tutte le esperienze, anche quelle negative o comunque meno belle, siano importantissime visto che ci regalano la possibilità di osservare il mondo da altre prospettive, perché ci fanno misurare con noi stessi, donandoci l’opportunità di superare quegli ostacoli mentali che spesso ci poniamo per difenderci dagli altri, temendo la nostra vulnerabilità. Ora sono molto più forte dell’inizio e so che ciò è avvenuto anche grazie alla scrittura. Scrivendo ho superato momenti tristi e ho vissuto momenti straordinari da ricordare.

La mia postazione, come potete vedere è semplice. Oserei dire che passerebbe inosservata se non fosse per il fatto che gli elementi che sono lì, ci sono per un motivo ben specifico. Non amo contornarmi di tante cose e, anche se la mia postazione non è del tutto ordinata, io la amo così com’è! Nel mio disordine ordinato riesco a trovare qualsiasi cosa! La mia famiglia è sempre con me, anche sulla scrivania: ho il righello con la coccinella comprato da Bartolucci al Pantheon che mi ha regalato mia figlia Francesca Romana, ho i due portapenne che mi ha regalato mio figlio Stefano, il fermacarte dell’ONU di Ginevra che mi ha regalato mio marito, il calendario della società di elaborazioni dati e dei commercialisti Bagli che è un gadget natalizio dei miei genitori e di mio fratello e la mitica tazza da té che mi hanno regalato i miei figli il giorno di un mio compleanno dove, solitamente, bevo il té verde. Quest’ultima, a volte, l’alterno con la “calabaza curada” per prendere la Yerba Mate, rito al quale mi introdusse una mia amica brasiliana nel lontano 1994 ai tempi dell’Erasmus spagnolo e che, da quattordici anni a questa parte, hanno risvegliato degli amici miei argentini. Ebbene sì, sono ormai quattordici anni che ho messo piede in pianta stabile qui a Madrid e non me ne andrei via per tutto l’oro del mondo!

Insomma, sulla mia postazione, ho tutto quello che mi serve a portata di mano: ho ciò che mi ricorda chi sono, da dove vengo e dove sicuramente andrò! Sì perché scrivere è viaggiare e io viaggio tantissimo, insieme ai miei personaggi, alle mie storie, alle mie poesie…. viaggio e non mi fermo mai! Perché farlo se “viaggiare” scrivendo lo trovo affascinante e nel contempo catartico? Non vi libererete facilmente di me e della mia postazione! Spero non sia una minaccia per voi, ma un piacevole svago, un intenso momento di riflessione… per me, vi assicuro, lo è!

Gen 09, 2017

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Alberto Zella e La sua Postazione

Ogni autore possiede una propria postazione in cui le idee prendono forma e le parole scorrono velocemente sul monitor. Per i più conservatori esistono ancora gli scrittoi, carta, penna, talvolta calamaio. Tuttavia, a prescindere dal mezzo con cui si esprimono i pensieri, la magia che scaturisce è quella insita in ogni forma d’arte e noi vogliamo farvi vedere come se la cavano i nostri autori.

La mia postazione: classica, direi

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Bene, nell’attesa che il successo letterario mi consenta di comprarmi un Monet autentico, mi accontento della riproduzione appesa al muro. In questo angolo ho scritto i miei due romanzi, “Io e Mrs Pennington” e “Il paese dal cuore fumante”. Avere di fronte un muro quando scrivo è un po’ come avere uno schermo su cui proiettare i miei pensieri più profondi.

Perché questo è per me scrivere: andare a scavare in profondità nella psiche e nei ricordi. Sono soddisfatto quando ciò che metto sulla carta (sullo schermo, meglio dire) è il più simile possibile a ciò che mi balla nel cervello. Scrivere è anche un esercizio narcisista, la pulsione erotica ritorna verso se stessi e finisce con l’imbrattare la carta. Spesso tengo vicino un libro mentre lavoro, e ogni tanto scorro le pagine con i polpastrelli; è una sensazione piacevole, un massaggio letterario che partendo dalla periferia del corpo arriva a stimolarmi il pensiero.

Sono un po’ animista, spero che lo spirito di qualche scrittore del passato mi ispiri attraverso il contatto fisico con le sue pagine. Ogni tanto metto della musica classica sullo stereo alle mie spalle, e anche quella aiuta. Potrei dire che quando si crea qualcosa, tutte le arti concorrono: musica, pittura, letteratura, cinema, fotografia, anche se alla fine solo una, la scrittura, prevale nell’opera letteraria finale. Che vivrà di vita propria, allontanandosi da me.

Per il futuro, sono già tornato a scrivere in questa postazione. Le idee ci sono, picchiano dentro la testa perché vogliono uscire e mettersi nero su bianco, sembrano pulcini che becchettano il guscio dell’uovo per uscire nel mondo. Si può essere tanto crudeli da non lasciare che un pulcino esca dall’uovo? Ecco perché scrivere è un esercizio indipendente dal successo letterario, dalla pubblicazione e persino dall’eventualità che qualche conoscente legga ciò che ho scritto. La scrittura è necessità.

Dic 22, 2016

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Cinzia Morea e La sua Postazione

Ogni autore possiede una propria postazione in cui le idee prendono forma e le parole scorrono velocemente sul monitor. Per i più conservatori esistono ancora gli scrittoi, carta, penna, talvolta calamaio. Tuttavia, a prescindere dal mezzo con cui si esprimono i pensieri, la magia che scaturisce è quella insita in ogni forma d’arte e noi vogliamo farvi vedere come se la cavano i nostri autori.

Scrivere ovunque

 

la-postazione-di-cinziaIl mio tempo per scrivere è frammentario per cui porto con me sempre almeno un taccuino su cui annotare idee e riflessioni, quando non interi capitoli e scelgo la mia postazione da scrittore in base alle circostanze.

Ricordo per di aver scritto della visita di Costantino alla biblioteca magica di Milano, dove si imbatte in un pericoloso incantesimo, mentre attendevo il mio turno allo sportello di un ufficio pubblico, e davanti a me c’erano quaranta persone. Ci furono anche dei litigi quella mattina, ma quasi non me ne accorsi, così come poco mi curai di non essere riuscita a risolvere il mio problema quel giorno, e di dover tornare in seguito.

A casa, nel fine settimana, riporto le idee dal taccuino a Word, ma anche in questo caso non è detto che decida di lavorare sempre nello stesso posto.

In primavera o estate mi sistemo fuori, sul terrazzino; stipo taccuino e PC su un tavolino traballante e mi accomodo al sole, anche se in quel caso spesso ho qualche problema a visualizzare sullo schermo quello che sto digitando.

Se decido di stare alla scrivania mi preparo una tazza di tè verde e accendo una candela, così, mentre rifletto, mi fermo a contemplare i movimenti sinuosi della fiamma. E poi mi piace il profumo che sprigiona bruciando.

Quando l’ispirazione arriva, il mio cane Sansone si allunga sul pavimento di fianco alla scrivania e aspetta che arrivi il momento di uscire, e se non si agita e non si presenta con il guinzaglio fra le fauci, è solo perché con l’età ha acquisito maggiore tolleranza verso l’irregolarità dei miei orari.

Tituba, la micia epilettica, invece si dimostra partecipe soprattutto quando decido di scrivere sul divano o sul letto: mi si accoccola accanto mentre io sistemo il PC sul cuscino porta computer -un accessorio comodissimo che ho adottato di recente- e dorme; dei gatti si dice che dormano fino a sedici ore al giorno, ma lei, a causa della medicina che deve prendere per la sua malattia, riesce a dormirne anche di più e una volta che abbia trovato una posizione comoda so che mi stancherò prima io di stare seduta a scrivere, che lei di rimanere immobile al mio fianco.

Dic 17, 2016

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Claudio Oliva e La sua Postazione

Ogni autore possiede una propria postazione in cui le idee prendono forma e le parole scorrono velocemente sul monitor. Per i più conservatori esistono ancora gli scrittoi, carta, penna, talvolta calamaio. Tuttavia, a prescindere dal mezzo con cui si esprimono i pensieri, la magia che scaturisce è quella insita in ogni forma d’arte e noi vogliamo farvi vedere come se la cavano i nostri autori.

La mia postazione

 

img_0965Un angolo silenzioso del seminterrato, ma sempre accanto alle persone che amo, mia moglie e i miei due ragazzi, due fedeli computer collaborano con me alla stesura di quanto mi esce dalle dita e dal cuore.

Uno è adibito a juke box e nei segnalibro ha tutte le mie musiche preferite, classiche e moderne, l’altro è il tenutario assoluto, assieme a tre o quattro memorie estraibili, di tutti i documenti necessari alle composizioni e alle stesure.

Eh sì, uno scrivano deve anche documentarsi e leggere molti libri per scriverne uno, oltre che possedere in cantina la scorta di vino necessaria a raggiungere il nirvana e la catalessi, luogo e stato in cui non sono più io che scrivo ma è un’entità oscura che s’impadronisce del mio corpo e inizia a pestare la tastiera.

Se alcuni musicisti componevano sotto l’effetto dell’LSD, io scribacchio sotto l’effetto di una Freisa che produco con l’aiuto della mia famiglia. Cioè, loro zappano, potano e concimano. Io assaggio. Mi pare una collaborazione assai ben assortita ed equilibrata.3

A destra, in garage, mi attende sempre il mio robusto banco da lavoro su cui ogni tanto poso un ciocco di legno da cui potrebbe, perché no, uscire una penna in legno o un leggio, o una spada magari chiamata “AELLO”, o una aureola per una santa donna scrittrice.

Ciò che comunque va detto, è che non avrei mai iniziato a scrivere se non fosse stato per una sfida con i miei figli. E di questo li ringrazio, e in misura eguale ringrazio mia moglie che mi aiuta e mi sostiene, naturalmente non solo nello scrivere. Per esempio, anche quando preparo le acciughe al verde. Ma di questo ne parleremo in un’altra occasione.

Ecco, il quadro picassiano è pronto e al centro di tutto c’è questa postazione, circondata e protetta da tutto ciò che amo, dai miei sogni e anche dalle mie fantasie.

Dic 14, 2016

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Alessandro Cirillo e La sua Postazione

Ogni autore possiede una propria postazione in cui le idee prendono forma e le parole scorrono velocemente sul monitor. Per i più conservatori esistono ancora gli scrittoi, carta, penna, talvolta calamaio. Tuttavia, a prescindere dal mezzo con cui si esprimono i pensieri, la magia che scaturisce è quella insita in ogni forma d’arte e noi vogliamo farvi vedere come se la cavano i nostri autori.

Un luogo di meditazione

 

Alessandro Cirillo e La sua Postazione

No, non sono impazzito e non ho installato una scrivania nel bagno di casa.

Partiamo da un presupposto: prima che nascesse mia figlia in casa c’era una stanza in più. Io e mia moglie l’avevamo adibita a magazzino/ libreria/sala gioco con X Box/ area designata per stirare/postazione computer. Seduto alla vecchia scrivania ho scritto i miei primi cinque libri, partendo da Attacco allo Stivale e arrivando a Schiavi della vendetta (in mezzo ci sono, in ordine: Nessuna scelta, Trame oscure, Angelus di sangue. NdR).

Quando è arrivata Sofia, mobili e pareti hanno assunto un colorito roseo. La mia vecchia scrivania, massiccia e con diversi scomparti, è stata adattata per essere utilizzata come un fasciatoio (e qui smentisco la mia prima frase perché in effetti ho installato una scrivania in bagno, anche se non per scrivere).

Fatte le dovute premesse, arrivo a spiegare perché ho fotografato la bianca tazza del mio gabinetto. Forse a non tutti piace ammetterlo ma il bagno è una grande fonte di ispirazione. In questo mondo frenetico, fatto di giornate piene ogni minuto, per qualcuno “la seduta” al bagno può rappresentare uno dei rari momenti di tranquillità. Direi una vera oasi di pace. C’è chi legge, chi ascolta musica, chi purtroppo non riesce a staccarsi dallo smartphone e chi semplicemente medita.

Di solito, io sono uno che si porta da leggere ma, in diverse occasioni, la serenità che offrivano le quattro mura del bagno mi sono servite a tirare fuori delle idee per i miei romanzi. Ad ogni scrittore sarà capitato almeno una volta il classico blocco in cui tutta la storia sembra una grande idiozia. O magari ci si trova fermi ad un punto in cui servirebbe una soluzione per proseguire.

Ecco, più di una volta mi è capitato di sbrogliare la matassa proprio in bagno, liberandomi da un gran peso (le similitudini all’espletamento delle funzioni corporali sono assolutamente casuali).
Raccontando questo aneddoto, so di dare degli spunti a coloro che non hanno gradito i miei libri. La battuta che potrebbe venire in mente subito è: “Ah, allora è per questo che i tuoi libri fanno c….e!
Se non vi piace la mia scrittura, vi prego di risparmiarmi i commenti. Se non avete letto ancora i miei libri, è il momento di iniziare. Se poi li leggerete e non vi piaceranno, ritorniamo al punto 1.

Buona lettura!

Alessandro Cirillo

Dic 09, 2016

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Salvatore Buccellato e La sua Postazione

Ogni autore possiede una propria postazione in cui le idee prendono forma e le parole scorrono velocemente sul monitor. Per i più conservatori esistono ancora gli scrittoi, carta, penna, talvolta calamaio. Tuttavia, a prescindere dal mezzo con cui si esprimono i pensieri, la magia che scaturisce è quella insita in ogni forma d’arte e noi vogliamo farvi vedere come se la cavano i nostri autori.

La mia postazione nuova!

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Non una riga di quello che ho scritto finora, pubblicato o no, è mai stato digitato su questa nuova tastiera e P.C. Questo infatti sarebbe il mio regalo per l’anniversario del primo incontro – 9 anni il 23 Ottobre -, per il mio compleanno il 12 Novembre; e per il prossimo Natale 2016.

Inutile dire che non provo nessuna nostalgia né ho ricordi strazianti legati al vecchio portatile che mi ha accompagnato nelle fasi creative; di ricerca; di riscrittura (ma quante volte si deve riscrivere una frase, una pagina, un racconto affinché ci venga a piacere? Esiste un metodo o un numero sicuro? Un algoritmo o una nuova applicazione? Mah…)

Il vecchio portatile ha avuto varie fasi nella sua lunga vita. Vari accidenti e incidenti e ogni volta riusciva a sorprendermi con nuovi e inimmaginabili -sino al giorno prima- invenzioni diaboliche. Una volta non si accendeva perché era freddo. La volta dopo non si accendeva perché in casa era troppo caldo. Una volta si accendeva per poi impallarsi il secondo prima di aver salvato lo scritto etc. etc. etc.

Inutile dire che nei momenti di pigrizia, avere uno schermo così grande e già predisposto con ottime casse acustiche mi porta a fughe improvvise al cinema o all’ascolto delle ultime novità musicali prese dalle classifiche americane o qualche aria di Opera lirica (ma sono un neofita!)

Ma è come per la cioccolata, i datteri o un dolce… ancora una e poi basta e allora ci si rimette -con altro spirito- davanti a quella che ridiventa la postazione di lavoro e si riparte…

 

Dic 06, 2016

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Daniela Vasarri e La sua Postazione

Ogni autore possiede una propria postazione in cui le idee prendono forma e le parole scorrono velocemente sul monitor. Per i più conservatori esistono ancora gli scrittoi, carta, penna, talvolta calamaio. Tuttavia, a prescindere dal mezzo con cui si esprimono i pensieri, la magia che scaturisce è quella insita in ogni forma d’arte e noi vogliamo farvi vedere come se la cavano i nostri autori.

La mia postazione, ovvero il mio mondo

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Quest’immagine rappresenta per me il mondo segreto nel quale mi tuffo ogni giorno appena posso, dimenticando tutto ciò che sta fuori. Passo molte ore seduta davanti al monitor, che non considero sprecate ma salutari per il mio benessere psicofisico. In mezzo ai miei quaderni di appunti, ai libri che ho scritto, io sto bene, come fossi un bambino nel grembo materno. Poi i miei riconoscimenti a premi letterari (solo di alcuni ho potuto appendere l’attestato) rappresentano per me uno stimolo visivo quotidiano a continuare a scrivere. Ora però, rispetto a qualche anno fa, nei quali ero proprio agli inizi della mia passione e desideravo misurare le mie capacità, non amo più partecipare a contest letterari e non perché abbia la presunzione di essere “matura” ma perché preferisco dosare la mia produzione e sottoporla solo se veramente convinta.

Nessuno può spostare o togliere qualcosa da questo mio spazio di studio, perché se lo facesse sarebbe un po’ come se profanasse la mia immagine.

E non vi è scrivania miglior al mondo sulla quale lavorare.

Dic 04, 2016

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Chiara Curione e La sua Postazione

Ogni autore possiede una propria postazione in cui le idee prendono forma e le parole scorrono velocemente sul monitor. Per i più conservatori esistono ancora gli scrittoi, carta, penna, talvolta calamaio. Tuttavia, a prescindere dal mezzo con cui si esprimono i pensieri, la magia che scaturisce è quella insita in ogni forma d’arte e noi vogliamo farvi vedere come se la cavano i nostri autori.

La mia postazione, una finestra e la sua luce

la-postazione-di-chiara-curioneAmo scrivere al mattino e trovarmi vicino a questa finestra da cui proviene una bella luce. Io la chiamo la mia finestra sul mondo, in realtà arriva un pezzetto di cielo, e il verde delle mie piante, ma quanto basta per viaggiare con la fantasia. Questo è il posto dove ho scritto il mio ultimo romanzo “Il tramonto delle aquile” e dove sto scrivendo il seguito.
Non è un posto segreto e recondito in cui meditare è il cuore di tutta la casa, si tratta della cucina, il luogo dove nel silenzio del primo mattino la mente viaggia con l’immaginazione sui sentieri della fantasia. Penso alla nuova trama da costruire, ai personaggi che devono animarla e mi sembra quasi di vederli come se si muovessero davanti a me e spiegassero le ragioni del loro agire e dei loro sentimenti.
Sono in procinto di accendere il computer e penso alla protagonista del mio nuovo romanzo, una donna.
Si tratta della figlia di Manfredi di Svevia, Costanza, una donna straordinaria divisa tra il ruolo di regina e quello di madre che dopo la morte del marito affronta situazioni complicate e vede i suoi figli in conflitto e divisi profondamente.
Il ruolo della donna è sempre stato fondamentale e mai come oggi viene riscoperto, mi piace parlarne al passato per poterne trarre analogie al presente. Parlare di donne che da regine non hanno perso la loro femminilità agendo con coraggio. Guardo la finestra pensando anche ai personaggi secondari di questa storia e come muoverli, quando vedo una gazza che si posa sul ramo del mio albero e immagino la regina in viaggio che attraversa un bosco, circondata dalla sua scorta di guardie. Penso al modo diverso di viaggiare nel passato, a cavallo o in carrozza, attraversando zone impervie e penso alla storia del nostro sud Italia e tutte le dominazioni che si sono susseguite. Ecco che la luce del mattino diventa più intensa, nella mente si delinea un nuovo capitolo e mi accingo subito a scrivere.

Nov 30, 2016

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Roberta Andres e La sua Postazione

Ogni autore possiede una propria postazione in cui le idee prendono forma e le parole scorrono velocemente sul monitor. Per i più conservatori esistono ancora gli scrittoi, carta, penna, talvolta calamaio. Tuttavia, a prescindere dal mezzo con cui si esprimono i pensieri, la magia che scaturisce è quella insita in ogni forma d’arte e noi vogliamo farvi vedere come se la cavano i nostri autori.

La mia postazione

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Qui scrivo, mi estraneo dallo scorrere vorticoso della vita quotidiana e mi immergo in me stessa cercando il filo che colleghi gli elementi dei miei racconti e dei miei romanzi.
Qui ho scritto “Le foto di Tiffany”, qui sto scrivendo altri romanzi che sono ancora in bozza; qui ho scritto anche moltissimi dei miei racconti usciti in varie antologie, tra cui “Io tornerò farfalla”, pubblicato dalla EEE in “Amore e morte”: un racconto che segna per me un momento importante sia per l’incontro con questa Casa Editrice e un bel gruppo di colleghi e collaboratori; sia per la delicatezza della tematica di questa Antologia.
Ricordando quel che la grande Virginia Woolf chiama “la stanza tutta per sé” ne ho curato e ne curo i particolari per sentirmi completamente a mio agio in questo angolo della mia casa, per proteggerlo dal flusso della vita che mi sta intorno senza farlo però inaridire.
Qui di solito lavoro di sera o di notte, quando è più facile star tranquilla e non essere disturbata. Spesso è in disordine, ma come dicono molte persone disordinate, è un disordine del tutto apparente, in realtà è un equilibrio preciso che rispecchia l’ordine dei miei pensieri e della mia “memoria di lavoro”, per cui solo sedendomi e guardandomi attorno io riesco a ritrovare all’istante il filo del discorso mentale che ho lasciato interrotto la sera prima.
Di solito, mentre scrivo, i miei gatti riescono comunque a intrufolarsi nella stanza e spesso si stendono sulla tastiera del computer chiedendomi attenzione e coccole. Cerco inutilmente di continuare a scrivere facendo finta di niente , scostandoli un po’ ma senza cacciarli perché mi fanno molta tenerezza, specialmente uno dei due, quello nero, con cui ho un rapporto speciale avendolo allevato.
I miei figli, invece, sono più discreti: sono cresciuti vedendomi alla tastiera e hanno imparato che quella parentesi è importantissima per la serenità della madre.

Nov 27, 2016
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