Melodramma nostrano

Il melodramma ai tempi dei leggings

il melodramma

Può ancora esistere il melodramma? La ricerca del “veramente vero amore”, l’amore romantico, idealizzato e l’impossibile passione irrisolta hanno ancora senso ai giorni nostri, “ai tempi dei leggings”? Il nuovo soggetto del melodramma odierno potrebbe forse essere l’amore gay? Tutto sommato, però, non c’è differenza tra l’amore gay (o, per maggiore completezza, LGBT) e l’amore etero: in entrambi i casi, l’amore è sempre il frutto di svariate ginocchiate sulle gengive che taluni poeti sogliono chiamare esperienze.
Questa, almeno, è la convinzione di Alessandra, una ragazza under 30 che vive a Ragusa, nella Sicilia profonda, “magico mondo fatato in cui tutti e tutto possono diventare quello che vogliono non grazie, ma nonostante le proprie caratteristiche e quindi un cane può diventare un attore, un atleta può diventare un invalido al 100%, un analfabeta diventare giornalista, un criminale politico, un’area archeologica area edificabile”.
Alessandra ha la fortuna di aver trovato lavoro come commessa in una libreria, anche se non la entusiasma vendere i libri di Fabio Volo e di altri autori di similare, notevole livello culturale, ma è alla disperata ricerca di un’anima gemella, del “veramente vero amore”, di una ragazza che possa diventare la sua compagna. L’amore della sua vita, però, quello eterno e irrinunciabile, è soprattutto l’amore per la sua dignità.
Per questo, nonostante l’iniziale scetticismo, accetta di far parte della lista di donne Indignate per Ragusa, che si presenta alle elezioni amministrative della città, pensando di poter in qualche modo incidere sulla vita della comunità. Intanto, si innamora di Fiorenza. E impara che la vita è un percorso a ostacoli fatto di lacerazioni, ma anche di equilibri conquistati giorno per giorno, di sofferenze evitabili e di altre inevitabili.
Romanzo satirico, dalla scrittura brillante e graffiante, questo secondo romanzo di Ester Nobile mette in scena un vivido spaccato di vita dei giovani nella realtà siciliana di oggi, la voglia di non accettare una realtà che li sta schiacciando, uno sguardo critico prima di tutto su di sé, la rivendicazione a voce alta del proprio diritto a vivere e ad amare.

Biografia dell’Autore:

Ester Nobile nasce a Brescia il 5 marzo del 1985. Le piacerebbe dire che è nata lo stesso giorno di Pier Paolo Pasolini, ma i suoi avvocati glielo sconsigliano perché rischia la denuncia per diffamazione e calunnia da parte degli eredi.
A tre anni si è trasferita da Brescia a Catania; a sei da Catania a Ragusa, luogo dove ebbe a crescere e a deprimere fino ai diciotto. Raggiunta la maggiore età ha deciso che era ora di vivere esattamente come i suoi miti letterari e si è messa a vivere in quanti più posti possibili: Roma, Bologna, il Belgio, gli Stati Uniti. Poi quando ha finito i soldi è tornata a Ragusa, perché tutto sommato tra i luoghi in cui è stata è quello dove deprimersi le costa esponenzialmente di meno.
Prima di Cafonal natalizio, che idealmente precede Il melodramma ai tempi dei leggings, non ha mai pubblicato nulla, né ha mai vinto una beneamata ceppa. Difatti si è sempre scocciata di partecipare ai vari concorsi letterari, dato che non ha ancora capito come cavolo si fa a raccontare qualcosa in 4000 battiture spazi compresi. Soprattutto non ha capito come diavolo si fa a realizzare un bel racconto avendo come tema la parola orologio o balaustra.
Le piacerebbe anche tantissimo dire che il suo stile è fortemente influenzato dal contributo di importanti scrittori come Nadine Gordimer, Doris Lessing, Ernest Hemingway, George Orwell. Invece sarà onesta e dirà la verità. Se ha finalmente imparato a scrivere qualcosa che non facesse più venire solo la voglia di gettare una secchiata di acido muriatico in faccia al vicino di casa, è grazie ad una misconosciuta quanto geniale fumettista americana, Miriam Engelberg.

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L’alba della poesia

Crepuscoli di luce, il nuovo libro di Andrea Leonelli in promozione

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Questa settimana vogliamo proporvi la nuova silloge di Andrea Leonelli: Crepuscoli di luce. Per l’autore questa opera rappresenta l’alba della poesia, il momento in cui sorge a nuova vita dissipando le tenebre. Tuttavia, il suo percorso è ancora lungo. La meta, per quanto possa apparire vicina, non fa ancora parte del suo quotidiano. L’arte poetica non deve essere solo appannaggio di pochi, non quando racconta ed esprime emozioni che possono permeare le pagine esistenziali di molti. Leggendo i versi di Andrea Leonelli diventa impossibile non restare coinvolti da quanto scrive. Ed è proprio l’empatia trasmette che offre al lettore lo spunto per trovare la propria “alba”.

La trama:

Crepuscoli di luce è la nuova silloge poetica di Andrea Leonelli, un passaggio attraverso il quale si ricongiunge un passato doloroso e catartico con un presente in cui, cadute le maschere, il poeta ritrova lentamente se stesso e la propria identità. L’espressione del linguaggio accentua lo stile tagliente e mai scontato, utilizzando parole in cui il significato viene stravolto a favore di una nuova intensità emotiva. E sono proprio le emozioni a creare la poesia stessa, trasformando la negatività in quella lirica che si eleva al di sopra degli animi, portando i versi verso un’eternità costituita da sprazzi di luce oltre la tenebra. “La notte non può durare per sempre” (cit) ed è da questo punto fondamentale che l’uomo ricomincia a vivere, cedendo all’esistere con la stessa voluttà con cui si potrebbe cedere a un’amante. Lo spirito si rinnova calpestando le schegge del proprio passato, mentre l’anima si avvia verso una guarigione cercata e voluta. Crepuscoli di luce offre ai lettori sia l’uomo che il poeta, sia la lirica che la realtà, senza compromessi né sotterfugi che potrebbero creare false illusioni. Questo è reale, questo è vivere. Al di là della concezione materiale dell’esistere quotidiano e delle false icone che l’ambiente propina. Messo a nudo, resta solo l’Essere, con i propri dubbi e le proprie speranze, un uomo che non accetta la sconfitta emotiva come un fattore prestabilito o come un retaggio dato dall’essere umano. Esiste, sempre e in ogni caso, l’alba che porta a nuova luce e a nuovi respiri. Così come esisterà sempre un crepuscolo nel quale rilassare le membra e trovare, all’interno del proprio intimo, la ragione di esistere.
Andrea Leonelli non delude mai e la sua lirica arriva a corteggiare direttamente l’anima. Tuttavia, diversamente dalle precedenti sillogi, Crepuscoli di luce apre le porte a una speranza inaspettata, senza mai rinunciare allo stile inusuale con cui il poeta ha sempre espresso i propri versi. Ed è da questa nuova combinazione che la poetica trae il massimo vantaggio, diventando emozione pura.

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Haiku tra Oriente e Occidente

Il senso dell’Haiku tra Oriente e Occidente

di Andrea Tavernati

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L’haiku è una brevissima composizione poetica nata in Giappone nel XVII secolo e tradizionalmente resa nella cultura occidentale, che l’ha scoperta nel XIX secolo, in una sequenza di soli tre versi di 5, 7 e 5 sillabe, senza esigenza di rima. Nella sua versione più classica l’haiku deve contenere un riferimento stagionale, parlare della natura ed escludere l’io del poeta.

Una struttura, quindi, che costringe l’autore ad una estrema concentrazione. Ma sarebbe un errore considerarlo solo come un gioco di abilità cui l’aspirante haijin (scrittore di haiku) si sottopone volontariamente. L’immagine, a cui si può avvicinare il lavoro compositivo, è quella caratteristica dell’ultima scultura michelangiolesca, nella quale il soggetto rappresentato viene estratto da una materia riottosa e ancora magmatica, mai completamente dominata. I colpi di scalpello, che definiscono la figura, equivalgono allo sforzo di recuperare, nell’haiku, la parola unica, perfetta, che in brevissimo parlare si stacchi dal diluvio del ciarlare quotidiano e, legandosi a pochi altri elementi altrettanto indispensabili, colga l’essenza delle cose. Si crea così una tensione fra la parola, con il suo impegno a circoscrivere un concetto, e il limbo indifferenziato di una “langue” – la materia prima – originaria, in cui tutto è ancora nella dimensione del potenziale. L’opera dell’autore si concentra nella necessità di recuperare il proprio dire ad una autenticità che l’uso e l’abuso della lingua ha soffocato con milioni di manipolazioni, travisamenti ed incastri sintattici, morfologici, semantici, disperdendone infine il nocciolo interiore ed emotivo.

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In questa prospettiva il dialogo fra l’io scrivente e il suo oggetto di riflessione rimane al centro dell’atto poetico. Interpretare la realtà attraverso le parole vuol dire ingaggiare una “collutazione” rituale con i segni per renderli davvero “parlanti”. L’obiettivo che si profila è una oggettività del rappresentato tuttavia illusoria, perché ancora confinata nella sua dipendenza dall’io. E’ un approccio tradizionalmente occidentale che risale fino alla caratteristica dicotomia platonica fra idea, perfetta e intangibile, e le sue incarnazioni nel quotidiano, pallide ombre di una realtà superiore.

L’originaria matrice orientale, che attinge pienamente alla sensibilità zen, così radicalmente connaturata all’anima giapponese, prende le mosse, invece, dall’esercizio di una disciplina comune declinata in numerose manifestazioni, attraverso le quali pervenire all’oggettività mediante il superamento dell’io, la sua estraniazione dal processo poetico, sicché, a compimento di tale percorso ideale, parola e cosa coincidono.

Questo il senso della brevitas esasperata dell’haiku, arte di levare non per giungere all’espressione brillante, al motto fulmineo o all’immagine sorprendente, ma all’essenza dell’attimo, che è già cosa diversa dalla ricerca dell’essenzialità, la quale presuppone un attore umano e quindi l’inganno dell’io che tutto relativizza e rende opinabile.

Questo il senso dello sforzo di eliminare dall’haiku la voce stessa dell’haijin e questo è il senso della sua ambizione alla pura descrittività. Come già notava Roland Barthes nell’Impero dei Segni, il valore connotativo della parola, così invasivo nella mentalità occidentale, con il suo inveterato corteo di metafore, analogie, allegorie, riferimenti culturali e letterari, viene qui negato alla radice stessa del componimento, che si propone come un atto spontaneo e quasi istintivo, identità di una percezione. Un istante colto al volo, come una fotografia scattata per sbaglio, o senza inquadrare volontariamente nel mirino un dato soggetto. E più l’atto poetico è istintivo, più è autentico.

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Da questi presupposti deriva la sconcertante semplicità di tanti haiku, che per un lettore occidentale può sconfinare nella banalità. Questione di gap culturale? Senz’altro, ma non nel senso che ci sfuggono le stratificazioni semantiche delle parole di una lingua così lontana da noi; quello che ci disorienta è una letteratura che non si propone entro il paradigma della letterarietà, ma che si definisce come “una via”, una delle tante, parallela alla cerimonia del tè, alla calligrafia, alla pittura, al teatro giapponese e alla spada del samurai, manifestazioni che sono prima di tutto riconoscimento di altrettante modalità per attingere a valori superiori, condensati in uno stile di vita.

Nel Libro dei Cinque Anelli Miyamoto Musashi, uno dei maggiori samurai storici, vissuto a cavallo tra XVI e XVII secolo, impiega i primi quattro capitoli per descrivere la propria arte della spada, le virtù necessarie al perfetto guerriero e al comandante militare, le tendenze delle altre scuole. Poi, nel quinto ed ultimo libro, brevissimo, parla del vuoto. Il vuoto è la mente, se la mente non è essa stessa il vuoto, non può accogliere l’essenza dell’essere. S’intenda bene: non le sue rappresentazioni o descrizioni, non il racconto dell’essere, ma l’essere in se stesso: ciò che nel momento in cui è, è. Quando ciò avviene non esiste più alcuna separazione tra il pensiero dell’azione e l’azione, tra la volontà di compiere un gesto (colpire in un certo modo con la spada) e il gesto stesso, tra la rappresentazione e il reale: l’essere fluisce naturalmente nel tempo e quindi si trasforma in divenire, in moto inafferrabile e in eterno presente.

Così la via dell’haiku aspira ad annullare la separazione tra significante e significato: l’espressione perfetta si raggiunge se tra parola e cosa c’è completa identità, se l’una e l’altra non si possono più distinguere. Ma la parola è per definizione segno, scrittura o suono che sia, e quindi un ente che nasce come rappresentazione di “qualcosa che sta dietro”, a cui è irriducibile (“Questa non è una pipa” è il titolo di un famoso quadro di Magritte che rappresenta, appunto, una pipa) e il ricongiungimento con l’essere può avvenire solo attraversando il silenzio. Il silenzio è per l’haiku come il vuoto nella mente del samurai. Dietro ogni haiku si spalanca un baratro senza fondo. Se l’haijin non ci cade non potrà mai essere illuminato e cogliere dal silenzio la scintilla di un verbo rinnovato.

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Si crea quindi un altro paradosso: la parola nasce per dire, ma solo dal silenzio può trarre la propria autenticità. Esattamente come la vita perde di significato senza la morte, che ne è la negazione: tensione fra opposti che si risolve in dialettica (come lo Yin e lo Yang sono complementari e in continua relazione dinamica; l’uno non potrebbe esistere senza l’altro).

Così dietro un misero 5-7-5 c’è ben altro che la fulminea percezione di un attimo fuggente. E’ in gioco addirittura una possibilità di captare l’essenza dell’universo.

Ciò che rimane indubbio, al di là delle diverse tradizioni e culture, è la straordinaria vitalità del genere, che nella sua storia plurisecolare non ha solo incarnato una delle manifestazioni più autentiche dello spirito giapponese, ma, riscoperto in occidente, è diventato veicolo di concezioni poetiche diverse, dando comunque vita ad esiti molto alti. Segno che lo strumento si presta ad una flessibilità espressiva incredibile a dispetto del suo minimalismo e dello scorrere del tempo.

Buone Feste dal blog EEE

Il blog EEE vi augura Buon Natale e un felice Anno Nuovo.

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Ho passato con voi sei mesi meravigliosi, condividendo i vostri libri, le vostre interviste, i vostri eventi, i sogni e le speranze. Ho avuto modo di conoscervi meglio scoprendo, dietro a degli autori talentuosi, anche delle persone in gamba, capaci di trasmettere umanità e calore. Per questo motivo non finirò mai di ringraziare Piera Rossotti per questa opportunità, per avermi aperto le porte dei vostri cuori, donandomi la possibilità di farvi conoscere meglio al pubblico e a tutti coloro che ci seguono. Sarò felice di portarvi nel nuovo anno, aiutandovi a realizzare i progetti che già fanno capolino dalle scrivanie e dalle memorie dei vostri computer, scoprendo, insieme a voi, nuovi titoli, nuove cover e nuove trame. Sono già ansiosa di leggere i manoscritti che so essere in preparazione e di poter gustare nuove storie, scritte con la perizia che vi caratterizza tutti.

Vi ringrazio autori EEE.

Vi ringrazio per avermi affiancata in questa avventura e di avermi aiutata a far crescere questo spazio, fornendomi tutte le notizie e il materiale che, di volta in volta, vi ho richiesto. Lo so di essere stata un tormento per voi, di avervi chiesto di tutto e di più ma spero di essere riuscita a ripagarvi, offrendovi un aiuto valido per potervi promuovere al meglio. Ringrazio ancora Piera, splendido e lungimirante Editore, che ha permesso la realizzazione di tutto questo e di tante altre mie fantasie. In fine, ringrazio tutti coloro che, pur non facendo parte di questa realtà, l’hanno sostenuta e hanno contribuito a farla crescere.

Detto questo, prima della fine dell’anno, avremo ancora una sorpresa da presentare al pubblico. Dunque, restate con noi. Il blog va in ferie, ma resta aperto per ogni vostra esigenza.

Buon Natale

e

Felice Anno Nuovo!

Nessuna scelta

Con “Nessuna scelta” torna la spy story doc.

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Non è così semplice scrivere una spy story all’italiana, senza cadere nei classici stereotipi imposti dalla narrazione anglosassone o, peggio ancora, da quella americana. Gli eroi nostrani parlano con cadenze dialettali, hanno modi di fare tipici e un percorso mentale logico che molti di noi comprenderanno bene. Tuttavia, spesso, si rischia di inciampare nei luoghi comuni e nell’intreccio scontato che portano una trama, basata sull’avventura, a seguire schemi da “spaghetti-western”. Ebbene, Nessuna scelta di Alessandro Cirillo propone un mix estremamente realistico di quanto il panorama italiano possa offrire a livello di azione, spionaggio e terrorismo. Fatti, opportunamente romanzati, che non si discostano troppo da quella che è una realtà effettiva, degna delle nostre pagine di cronaca. Certe verità sono sotto gli occhi di tutti e nella nostra quotidianità, certi intrecci internazionali non sono sicuramente così fantascientifici. Tutt’altro. Questo libro, virtualmente erede del precedente Attacco allo Stivale, prosegue l’azione oltre confine, restando comunque ancorato alla capacità dell’autore di coinvolgere il lettore in fatti di “casa propria”. Alessandro Cirillo scrive per riviste di stampo militare e le sue conoscenze sono piuttosto approfondite. Quindi, per gli amanti dell’azione e delle trame complesse, che si sviluppano a livello internazionale, Nessuna scelta, in promozione questa settimana,  è il libro più adatto.

La trama:

Un aeroplano si schianta su una nave da crociera americana al largo delle coste francesi.
Un sanguinoso attentato viene compiuto contro la nazionale di calcio statunitense in un lussuoso albergo di Roma.
Ancora una volta il terrorismo di matrice islamica torna a mietere vittime per mezzo dell’organizzazione più pericolosa al mondo, Justice of Allah (JOA).
I servizi segreti di mezzo mondo sono alla ricerca del suo leader, l’inafferrabile Omar Abdallah Hassan. L’agente dei servizi segreti italiani Nicholas Caruso si unirà alla ricerca, che lo porterà fino al lontano Pakistan.
Tra inseguimenti e sparatorie, Caruso si accorgerà presto che Hassan non è l’unico nemico da dover affrontare.
Dopo Attacco allo Stivale, Alessandro Cirillo torna con un nuovo emozionante thriller d’azione.

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L’Intima Essenza

Questa settimana in promozione L’Intima Essenza di Andrea Tavernati.

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L’Intima Essenza di Andrea Tavernati non è solo una silloge, ma una vero percorso fra la propria intimità e la natura del verbo. Le parole prendono il contorno dei valori essenziali, precludendo quegli addobbi che infestano il nostro stile di vita. I versi si fanno concreti, racchiusi nel rigole stilistico dato da un’arte orientale che non transige e non lascia spazio agli inutili fronzoli. Gli Haiku diventano il mezzo con cui il poeta esprime la concretezza del proprio essere e trova l’espressione ideale per dipingere una tela grezza, ma pregna dei valori basilari. L’Intima Essenza, libro pluripremiato, accompagna il lettore verso quell’avventura che riporta alla ribalta l’uomo, reale e vitale, su quel palcoscenico che è la vita stessa.

La trama:

Se togli tutto il superfluo, l’inutile e il secondario che occupa la tua vita. Se togli quello che hai, quello che fai e che devi fare, ciò che è legato alle abitudini e alle necessità sociali, ciò che ubbidisce alle leggi, ciò che hai ereditato dai padri, ciò che ti impone il gruppo, ciò in cui hai scelto di credere, ciò che dipende dagli affetti, ciò che ti fa piacere e che hai imparato ad amare o ad odiare, ciò che rifiuti e ciò che accetti. Se togli tutto questo, rimane qualcosa? Questo qualcosa si può esprimere in parole?
L’Intima Essenza è la disciplina e l’esito di questa ricerca. Non è un semplice agglomerato di haiku, ma un percorso conoscitivo attraverso la forma poetica più precisa: recuperare l’essenza della parola attraverso una scelta di asciuttezza e concentrazione. È stata una sfida e una battaglia. Alla fine il libro si è imposto sull’autore. La scoperta dell’intima essenza interiore l’ha sorpreso quanto lo sperimentare quella della parola.

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Il maltempo dell’amore

Il maltempo dell’amore: Ore 10 calma piatta… ma non in questo libro.

il maltempo dell'amore

Mentre nel famoso film, Ore 10: calma piatta, la trama prendeva corpo solo dopo determinati avvenimenti, in Il maltempo dell’amore il succedersi delle situazioni crea nel lettore un’immediata empatia verso la storia. E quando tutto pare risolto e il mistero svelato, l’autore con saggezza e maestria capovolge le realtà, portando a gonfie vele la trama verso intrecci decisamente inaspettati. Caratteristici i personaggi, estremamente vivi nei ruoli definiti, suscitano amore oppure odio, antipatia o simpatia, ma sicuramente non indifferenza. Franco Pulcini, scrittore dotato di una certa esperienza, non tralascia niente e la sua ironia traspare attraverso i dialoghi e il modo con cui dipinge i fatti, arrivando al pulp senza comunque eccedere. Un bel thriller da leggere non solo sotto l’ombrellone, ma in qualsiasi periodo dell’anno.

La trama: 

Due velisti spericolati, Ede e René, conducono da maestri la loro meravigliosa barca a vela – Skyla, in carbonio, tutta nera e blu cobalto – tra Liguria, Costa Azzurra e Sardegna, in un mare spesso burrascoso come il loro discontinuo rapporto sentimentale, in quella che dovrebbe essere la loro ultima traversata, una sorta di resa dei conti, prima che la ragazza vada sposa a un ricco libanese.
Impulsiva, passionale e anche un po’ viziata, la bella Ede si è però cacciata in un grosso guaio per debiti di gioco, e finisce nelle mani di un gruppo di criminali russi che si occupano, senza troppi scrupoli, di recupero crediti, coinvolgendo nella rocambolesca avventura anche René.
Tra passioni, gelosie, scelte estreme, questo noir poetico e psicologico trascina il lettore nell’ingorgo affettivo dei protagonisti, a zonzo su un mare calmo e azzurro sotto il sole o tra le onde incattivite e le raffiche di vento di una tempesta improvvisa, offrendo colpi di scena, ritmi veloci e una scrittura ironica e leggera.

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Il romanzo storico

La nuova collana EEE dedicata al romanzo storico.

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Quali sono gli elementi che contraddistinguono un romanzo storico e quali i parametri che permettono al lettore di comprendere la validità di un testo? Ebbene, due sono gli elementi fondamentali che portano a definire un libro come storico: il periodo in cui si svolge la vicenda e l’accurata ricerca che l’autore affronta per creare un’ambientazione realistica e veritiera. Questi due fattori sono alla base del genere e sono imprescindibili da qualsiasi altra considerazione, dal momento che mancando verrebbe a cadere il presunto storico su cui intessere una trama. Un approccio più moderno si riscontra in quelle che sono le nuove produzioni per il mercato visivo, le quali, in barba al rigore con cui s’intende la storia, propongono un nuovo genere già battezzato come storico-fantasy. Un esempio tipico è costituito da Da Vinci’s demons, fortunata serie televisiva, che ha accostato una realtà storica con elementi anacronistici e del tutto improbabili per l’epoca in cui i fatti si svolgono. Tuttavia, il Manzoni stesso, in risposta alla ferrea precisione di Walter Scott (il primo ad aver enunciato le regole fondamentali su cui basare un romanzo storico), precisò che l’elemento fantasioso, all’interno di un intreccio d’epoca, poteva portare solo del beneficio sia allo scrittore che al lettore, lasciando proprio all’autore l’onore di miscelare sapientemente realtà e fantasia.

Il concorso indetto da EEE in merito al Romanzo Storico ha dato i suoi frutti ed ecco tutta la sezione dedicata al genere, aggiornata con le nuove proposte.

Al primo posto si è classificato:

Il piede sopra il cuore

Al secondo posto:

Il Longobardo 

Al terzo posto ex aequo:

Il tramonto delle aquile 

L’eredità di Amos

La collana comprende anche:

Eroi nel nulla

La voce del maestrale

Odore di agnello arrosto al rosmarino

Ritorno a El Alamein

Dal nero al bianco

Il diario intimo di Filippina de Sales

Filippina va in città

La sposa del sud

XII il segno dei giusti

 

Quando gli dei torneranno

Quando gli dei torneranno, cosa accadrà?

quando gli dei torneranno

Massimo Licari prende spunto dalle teorie rivoluzionarie di Sitchin per tratteggiare un romanzo decisamente inusuale. Diversi sono i generi che si avvicendano, offrendo al lettore una trama articolata ma, al contempo, semplice nel messaggio insito fra le righe. Al centro di tutto vi è l’essere umano con i suoi pregi e difetti e con tutte quelle peculiarità che lo rendono sordo a ciò che la storia potrebbe insegnare. In tutto questo, lo zampino degli Dei, veri o presunti che siano, aleggia fra le pagine di un passato che potrebbe diventare un probabile futuro. Quando gli dei torneranno è un romanzo che saprà soddisfare diversi palati.

La trama:

Quando gli dei torneranno si ispira agli scritti di Sitchin e alle sue teorie sull’origine della civiltà sumera e la storia si dipana su un doppio piano temporale: trentamila anni fa ed oggi.
Trentamila anni fa, il mitico popolo degli Anunnaki, abitante del pianeta Nibiru, arriva sulla Terra alla ricerca di oro, indispensabile per stabilizzare l’atmosfera del loro pianeta. Uno di loro, Enki, rivela in un diario le motivazioni che li hanno spinti a stimolare l’evoluzione di scimmie terrestri, e ad agire quasi come “Dei”, creando l’Homo Erectus prima e l’Homo Sapiens poi.
A causa dell’indole violenta dell’uomo, gli Anunnaki decidono però di eliminare la razza che hanno creato, inondando il bacino naturale in cui vive, corrispondente all’odierno Mar Nero. Enki, convinto che nell’uomo ci sia comunque del buono, salva l’umanità dall’inondazione spiegando a Noè che cosa deve fare. Il suo obiettivo è aiutare l’umanità perché riesca a vivere pacificamente e in armonia con il pianeta fino al prossimo passaggio di Nibiru all’interno del sistema solare. Quando gli Dei torneranno, secondo Enki, troveranno una società umana giusta e armonica.
Nel presente, un finanziere italiano appassionato di archeologia, Luca Terenzi, è entrato in possesso di un antico manoscritto, proprio il diario di Enki.
Terenzi è convinto che, quando gli Anunnaki torneranno nei pressi della Terra, tra circa duecento anni, completeranno la distruzione dell’uomo. Decide così di dare una “speranza” all’umanità costringendola a un nuovo inizio e, con la collaborazione di una setta religiosa, i “Servi di Cristo”, progetta la distruzione della quasi totalità degli esseri umani. A contrastarlo, soltanto un giovane giornalista freelance, con l’aiuto dell’amica e compagna Elisabetta. Poche forze, di fronte alla determinazione (e ai fiumi di denaro) di cui dispone la setta.
Ma l’umanità merita davvero di essere salvata?
Che cosa accadrà se gli “Dei” Anunnaki torneranno davvero?
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Ritorno a El Alamein: mistero fra le dune

La promozione di questa settimana.

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Ritorno a El Alamein non è un romanzo di guerra, diversamente da quello che si può pensare, leggendo il titolo, è un libro ricco di avvenimenti, che ripercorrono un lasso di tempo in cui il passato si mescola, portando alla luce una realtà particolare e strabiliante. L’elemento sovrannaturale, filo conduttore nella trama, accompagna i protagonisti verso quella che sarà l’avventura di tutta una vita. Enea De Alberti conduce il lettore attraverso le fasi che porteranno Franz a scoprire come e perché è diventato Mario…

La trama:

Mario, un ragazzo di Arona, classe 1920, muore a vent’anni tra le sabbie di El Alamein, condividendo il destino di tanti altri giovani ai quali una guerra – una qualsiasi guerra – ha sottratto il diritto alla vita.
Trent’anni dopo, inspiegabilmente, un giovane tedesco, Franz, scopre a poco a poco che dentro di lui rivive il Mario, del quale non aveva mai neppure sentito parlare, e questa “reincarnazione” negli anni Settanta è talmente ben riuscita da convincere davvero tutti – ex fidanzata, ex commilitoni superstiti… – perché il ragazzo è a conoscenza di dettagli e avvenimenti che soltanto il vero Mario potrebbe ricordare.
Così, Mario-Franz ritrova amici e conoscenti, ed anche la ragazza di cui era innamorato, Pinuccia, che, messa alla porta dalla famiglia, ha dovuto prostituirsi per vivere e mantenere il figlio che Mario non sapeva di aver generato. A poco a poco, il reduce redivivo ricostruisce la sua vita e quella della donna amata, ma il richiamo di El Alamein e il desiderio di ritornare là dove è morto è troppo forte. Questa volta, però, non sarà solo, ma accompagnato dalla sua donna.
L’elemento fantastico che caratterizza e rende intrigante tutta la storia è il motivo conduttore che permette una ricostruzione cruda ma convincente dell’epoca fascista prima, di alcuni scenari della seconda guerra mondiale e della lotta partigiana poi, per finire con uno scorcio dell’Italia degli anni ’70.
Un romanzo a tinte forti, ben ritmato, denso e ricco, con personaggi a tutto tondo “di carne e di sangue”, capaci volta a volta di amore o violenza, vendetta o perdono.

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