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Grazia Maria Francese e La sua Postazione

la-mia-postazioneGrazia Maria Francese e La sua Postazione

Ogni autore possiede una propria postazione in cui le idee prendono forma e le parole scorrono velocemente sul monitor. Per i più conservatori esistono ancora gli scrittoi, carta, penna, talvolta calamaio. Tuttavia, a prescindere dal mezzo con cui si esprimono i pensieri, la magia che scaturisce è quella insita in ogni forma d’arte e noi vogliamo farvi vedere come se la cavano i nostri autori.

Postazione, Postura, Posterità

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Forse qualcuno immagina che scrivere romanzi storici richieda solo la conoscenza dell’epoca in cui è ambientata la vicenda, e un certo grado di abilità letteraria. Sbagliato. La prima cosa, quella davvero indispensabile, è una sedia adatta.

Scrivere è un’attività che coinvolge mente e corpo, come suonare uno strumento musicale. Neppure la mente più fertile può funzionare bene se il corpo è scomodo, rattrappito o con la schiena curva. In questi anni ho fatto vari esperimenti per scoprire come mettere a suo agio il corpo quando scrivo, e il risultato (largamente perfezionabile) è quello della foto.

Tra le cose che si possono apprendere dalle discipline orientali, forse la più utile è osservare se stessi. Ciascuno di noi è speciale, unico: non migliore o peggiore degli altri, solo diverso. Chi è basso può trarre vantaggio dall’essere basso, chi è alto dall’essere alto, a condizione di sapere che lo è. Può sembrare una banalità e invece il mondo è pieno di gente che non sa com’è fatta, inciampa nei propri piedi e si chiude le dita nella portiera. Anch’io ero così, all’inizio, e non è detto che mi sia passata.

Una delle prime cose che ho scoperto, è che rispetto alla mia statura ho le gambe lunghe e il busto corto. Quando si scattano foto di gruppo stando seduti, sono sempre la più bassa. Perciò su una sedia di altezza normale non sarò mai comoda. Ne devo usare una regolabile, alzarla al massimo e aggiungere un paio di cuscini. Solo così non sono costretta a tenere le mani troppo in alto, cosa che accumula tensione nelle spalle. L’alternativa sarebbe accorciare le gambe del tavolo, ma mi sembra già più complicato.

Bene, sono seduta e ho le mani all’altezza giusta per affrontare un viaggio nell’alto Medioevo. I personaggi dei miei romanzi si spostano a cavallo: così mi voglio sentire! Chiunque abbia provato a stare in groppa a una di quelle bestiacce, sa quanto la postura sia importante. Schiena diritta, spalle sciolte e braccia rilassate sono richieste per dominare la situazione.

Sul desktop ci sono due immagini. Entrambe sono state scelte inconsapevolmente ma a pensarci bene, esprimono il perché della mia passione per il romanzo storico. Quando non sto scrivendo c’è uno scudo longobardo con l’emblema della triquetra. Se muovo il mouse, una foto di mia nonna da giovane il cui viso somiglia in modo impressionante al mio.

Che c’entra mia nonna con i Longobardi? Potrà sembrare strano, ma è questo il punto. Le generazioni che ci hanno preceduti formano attraverso i secoli una catena di cui facciamo parte tutti.

“Due dozzine di mani scheletriche, più o meno venticinque vegliardi basterebbero a stabilire un contatto ininterrotto tra Adriano e noi” scrive la Yourcenar nei taccuini di appunti per “Memorie di Adriano”. Nel mio caso ne bastano una ventina per arrivare ai personaggi dei primi due romanzi. Meno ancora per quello in divenire che, con immensa presunzione, sto pensando di intitolare “Memorie di Arduino”.

Gli altri elementi della postazione (gatta che si crogiola sulla stufa accesa e così via) mutano con lo scorrere delle stagioni. Le cose irrinunciabili per me, sono queste due: consapevolezza del corpo, e delle proprie radici.

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