L'intervista1

Intervista a Elisabetta Bagli

Intervista a Elisabetta BagliVoce

Voce è la nuova silloge di Elisabetta Bagli, una poetessa che s’impone sul panorama internazionale per la sua grande capacità d’interpretare l’universo femminile, rendendolo attuale, seppure impregnato dell’emotività tipica di un mondo ancora per molti versi tutto da scoprire. Elisabetta porta con sé un bagaglio notevole, compreso fra cariche e onorificenze, nonché riconoscimenti per quanto i suoi versi riescono a trasmettere.

  • Perché il titolo è proprio Voce?

Il titolo di questa silloge è Voce perché è la mia voce interiore che si fa leggere e ascoltare per la prima volta. Questa raccolta è stata il mio debutto letterario nel 2011 e, pertanto, in quel momento mi sembrava opportuno evidenziare la mia voce, che rinchiusa per tanti anni nel mio cuore e nella mia testa, aveva trovato il modo di uscire allo scoperto, rivelandosi senza pudore, ovvero senza quel pudore tipico di chi sa che con la poesia si rimane completamente “nudi”. La prima lirica del libro, infatti, si intitola proprio Voce ed è proprio leggendola che si comprende il significato del titolo dell’intera raccolta. Nel frattempo, però, la mia Voce è maturata e, quando mi si è proposta l’occasione di pubblicarla di nuovo, ma questa volta in altra veste, con una casa editrice, la EEE, abbandonando l’autopubblicazione con la quale era nata, l’ho fatto ben volentieri, decidendo di inserire un’ultima sezione, quella dedicata alle donne, proprio per far gustare al lettore il mio percorso interiore in continua evoluzione.

  • I temi trattati nella tua silloge sono tanti, ma tutti hanno in comune una tipica visione femminile della realtà. Cosa ispira la tua lirica?

La mia fonte di ispirazione è il mio mondo, quello in cui vivo quotidianamente, fatto di piccole e grandi cose. La società, nella quale è necessario combattere per potersi far sentire è anch’essa una fonte inesauribile di ispirazione. Spesso, uso proprio la tastiera o la penna, a seconda se mi trovo a casa o per strada, per modulare la mia voce in ogni luogo, proprio per farla divenire più forte ogni giorno che passa. La paura di essere se stessi c’è sempre, ma ora so che, nonostante le critiche più o meno costruttive che si possano ricevere, l’importante è tirar fuori quello che si ha dentro e farlo arrivare al lettore, farglielo sentire.

  • Le condizioni femminili sono cambiate nel corso dei secoli, tuttavia, alcuni episodi di cronaca confermano che, per certi versi, tanto ancora si deve fare. Quanto senti tua la condizione di donna in questa era moderna?

La sento moltissimo, ma devo dire che la sento più per i miei figli che per me. Ormai io ho raggiunto quel che ho raggiunto, allonatanandomi un bel po’ da quel che prevedevo per me agli inizi e sono molto soddisfatta. I nostri figli hanno da imparare e molto. Instillare in loro la cultura del rispetto verso il genere femminile e verso l’umanità nel senso più ampio, formata da tante persone simili e diverse, è per me il compito più arduo che possa esistere. I genitori devono educare al rispetto dell’altro e per se stessi, sempre! Per me è uno dei più grandi valori da trasmettere. La donna ora sta riscoprendo la sua reale forza e sa che ora ce la può fare a sconfiggere violenze e soprusi, a farsi valere perché non è inferiore a nessuno. Non parlo di maschilismo o di femminismo, parlo di donne che nel corso della storia sono state denigrate e usurpate (non solo dagli uomini) solo ed esclusivamente per il fatto di essere donne. Questo, oggigiorno è inaccettabile. Uomini e donne conoscono il valore della parità dei sessi e sanno che la collaborazione tra di loro porta a grandi risultati in ogni campo. Perché schiacciare il mondo femminile, quando invece, proprio da lì esplode la forza motrice che dà la vita in ogni senso?

  • Cosa pensi che potrebbero fare le donne per migliorare determinate situazioni in cui vengono coinvolte?

Trovare la forza di denunciare, di parlare, di dire quel che accade per trovare una soluzione, non dico la migliore, ma almeno la meno traumatica. È essenziale aiutarsi reciprocamente, sostenendosi con parole e fatti che vanno al di là del mero ausilio, ma che si traducono in vere e proprie cooperazioni capaci di costruire le fondamenta per un futuro diverso. Per questo ben vengano le Associazioni che sorgono all’uopo e ben vengano tutti i mezzi che sono atti alla protezione delle donne in difficoltà.

  • Tu vivi a Madrid, quanto influisce su di te il tuo essere straniera in terra straniera?

Un bel po’, in quanto mi sento più libera di esprimermi. Sembra un controsenso, lo so, esprimersi in un’altra lingua potrebbe “incatenare” le emozioni e i pensieri. Ma in Spagna c’è un modo di vivere che è completamente diverso dal nostro; nonostante ci siano moltissimi punti in comune con il Bel Paese, qui hanno un concetto di vita molto più libero, molto più tranquillo, meno formale. E anche se la vita scorre, scorre al ritmo dei madrileni che sono molto più calmi e si prendono le loro giuste pause dal lavoro, dal dovere. Non che non sentano la responsabilità di fare e di vivere, ma la sentono in un modo completamente diverso dal nostro. Per tale motivo, ho imparato a rallentare un po’ di più il ritmo e a godermi meglio quel che mi ruota intorno, famiglia e amici in primo luogo!

  • I tuoi interessi sono molteplici e non si fermano solo alla parola scritta, se non fossi una poetessa, cosa ti sarebbe piaciuto fare in campo artistico, o al di fuori di esso?

Bella domanda. Sono laureata in Economia e Commercio che poco ha che vedere con le materie umanistiche. Ho lavorato come commercialista nello studio di famiglia finché mi sono sposata nel 2002 e sono venuta a vivere qui a Madrid. Da quel momento in poi ho sentito la necessità di cambiare “chip”. La poesia e la scrittura in genere sono state passioni tardive e consapevoli e credo che avevo bisogno di essere un po’ più grande per sentirmi sicura della mia voce e tirarla fuori. Ma il primo amore non si scorda mai. Avrei voluto fare il liceo linguistico ed essere impiegata in qualche aerolinea per poter viaggiare. Sì, avrei voluto viaggiare, esplorare il mondo intero e non mi sarei stancata mai! Lo so ora come allora! Ma ho comunque avuto la fortuna di poterlo fare sia fisicamente, prendendo un aero, un treno o l’auto, sia in un modo più economico, ma molto soddisfacente, prendendo una penna in mano e scrivendo i miei viaggi, costituiti da panorami interiori e non. Ragazzi, scrivendo viaggio come una pazza, fuori e dentro di me! Sono tutto e tutti e nessuno, sono me stessa e mille e più persone anche quando scrivo poesie! Ecco cosa avrei fatto al di fuori del campo artistico, viaggiare! In campo artistico proprio non so… dipingo pure male! Anche se ho un discreto successo e chissà che un giorno non mi metta a fare un’opera d’arte che rimanga nella memoria… almeno la mia!

  • Tra le altre cose sei anche una cuoca provetta e le tue pietanze sono famose fra tutti coloro che ti conoscono, qual è il tuo piatto preferito?

Il mio piatto preferito è senza ombra di dubbio la parmigiana di melanzane. Poi la pasta alla norma, sempre con le melanzane. Mi piacciono molto le mozzarelle di bufala e il dolce per il quale farei delle vere e proprie pazzie è il cannolo siciliano! Amo il salato, l’amaro e il piccante e poco i dolci, ma per il cannolo farei davvero cose dell’altro mondo! È più forte di me, ne potrei mangiare un bel vassoio da due chili in meno di dieci minuti! Diciamo che i miei gusti culinari sono molto rivolti verso il Sud Italia! Per quanto riguarda la Spagna, invece, devo dire che adoro il modo di cucinare il pesce e i “mariscos” che ho iniziato ad apprezzare da che vivo qui, ma non parlatemi di dolci spagnoli vi prego! L’influenza araba si sente molto e sono… come dire… molto dolci!

  • Un libro è come una ricetta, le giuste dosi compongono un piatto perfetto, la mancanza di equilibrio fra i sapori portano a un qualcosa di poco commestibile, come vedi questo accostamento?

Lo vedo un accostamento fantastico, è calzante al massimo. Senza equilibrio nei sapori non si raggiunge la perfezione e il piatto non avrà successo. La stessa sorte tocca al libro. Se non si riesce a mantenersi equilibrati nelle varie parti, ma si dà maggiore importanza o all’una o all’altra parte, non si riuscirà neanche a terminarne la stesura, figuriamoci la lettura! La materia, sia essa narrativa o poesia, deve essere esposta in modo originale e unico per poter interessare il lettore.    

  • Quando Elisabetta non scrive, come occupa il proprio tempo?

Lo occupo lavorando, visto che da poco sono diventata Segretaria del Comites degli italiani a Madrid nella rete consolare italiana e traducendo poesie e articoli, non solo per diporto. Ma soprattutto, occupo il mio tempo per stare insieme alla mia famiglia. Ho due bimbi piccoli e un marito ai quali, mai e poi mai farei mancare la mia presenza e il mio supporto. Sono la mia vita, la mia vita vera!

  • Quali sono i tuoi progetti futuri?

È uscito da poco il mio quarto libro, il primo in spagnolo “Voz” (versione castigliana di Voce) con la casa editrice Ediciones Vitruvio e del quale faremo una prima presentazione a gennaio e poi… ho un progetto un po’ particolare che mi vedrà protagonista insieme a una poetessa del passato. Ma ne parleremo in un’altra occasione. Intanto prosegue sempre la promozione di Voce pubblicato dalla casa editrice Edizioni Esordienti E-book e poi ho anche altri progetti a breve e lunga scadenza che conoscerete a tempo opportuno.
Grazie di cuore per questa splendida opportunità che mi avete offerto per trascorrere un po’ di tempo insieme e potermi far conoscere, aprendo le porte della mia anima.

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