Renèuzzi_ un posto da brividi

Renèuzzi: un posto da brividi

Renèuzzi: un posto da brividi (altroché i film!)

Renèuzzi  è un paese fantasma e il suo ultimo abitante era un assassino

Di Alberto Zella

Esistono in Italia paesi fantasma che sembrano essere stati abbandonati non solo dagli uomini ma anche da Dio. Renèuzzi è uno di questi. Il bosco ha preso il sopravvento sulle rovine delle case, come in una foresta del Centro America. Persino dall’alto, dal monte Antola, il paese è visibile solo d’inverno, quando la natura che lo circonda è più spoglia.

Anche il suo nome sembra essersi consumato col tempo, tanto è variabile. Lo si declina in diverse maniere: Renèuzi, Renèusi, Renéixi, Renêuxi… È una frazione derelitta del comune di Carrega Ligure, in provincia di Alessandria al confine con Genova. Appennino spopolato. Non esiste una strada per arrivare a Renèuzzi, ma solo un’antica mulattiera in parte dissestata che a un certo punto si riduce a sentiero. Wikipedia mostra un’evoluzione demografica implacabile per il paese: 100 abitanti nell’ottocento, poi 60, 30, 4… e un solo abitante nel 1961. L’ultimo abitante era un assassino.

Il paese si è sgretolato ed è pericoloso anche solo appoggiare una mano ai muri delle case, per il pericolo di crolli. La fontana getta ancora acqua. Una casa ha una planimetria circolare, un’altra conserva ancora il balcone di legno. Gli alberi crescono nelle stanze e hanno sfondato i tetti. Tutte le case erano state costruite con la pietra del Rio dei Campassi, una delle sorgenti del torrente Borbera, che scorre diverse centinaia di metri più in basso. Pietre portate su nei secoli con gran fatica di uomini e muli. Una fatica oggigiorno inimmaginabile. Tutto racconta di vite al limite della sopravvivenza.

Gli edifici non sono stati distrutti solo dal tempo e dagli alberi, ma anche dagli uomini: negli anni successivi all’abbandono sono stati saccheggiati per portare via ciò che restava di mobili e arnesi. Alcuni antiquari erano arrivati con i muli e avevano abbattuto i muri per portare via tutto il possibile. Povere cose che in un negozio di città hanno forse visto centuplicare il loro valore. Stessa sorte era toccata all’oratorio di San Bernardo, che per un certo periodo di tempo era stato usato anche per le messe sataniche.

Tutto è minuscolo a Renèuzzi: le case, la chiesa, i vicoli. Soprattutto il cimitero: credo che persino il mio soggiorno sia più grande. Le tombe sono vecchissime, le più recenti sono degli anni venti del novecento. Tranne una, quella di Davide Bellomo: 1930 – 1961. L’ultimo a essere stato sepolto lì.

Storia di un assassino

Davide era probabilmente un tipo strano. Aveva trentun anni e si era innamorato della cugina Maria Franco, di vent’anni, che abitava nella vicina frazione di Ferrazza, ora anch’essa abbandonata. Di Maria esiste in rete solo una foto di quando era bambina. Le foto allora erano rare e costose. Gente che ha conosciuto Maria mi ha detto che era una bella ragazza.

Maria sembrava ricambiare le attenzioni di Davide, ma le famiglie si opposero al matrimonio. All’epoca i matrimoni fra cugini non erano infrequenti nei paesi isolati, tanto che nella valle sono stato compiuti studi genetici sugli effetti dell’endogamia. Ma quel matrimonio non si doveva fare.

È la fine dell’estate del 1961, l’uomo è già stato nello spazio. Sono gli anni del boom economico, le campagne marginali si spopolano e la gente va in città. La famiglia di Maria decide di partire, di lasciare quei luoghi aspri alla ricerca di una vita migliore nel genovese, portando con sé la figlia. A questo punto Davide perde la testa: è rimasto solo in paese, con le case abbandonate e i morti nel cimitero. È l’ultimo di un’intera stirpe.

Il giorno della partenza, 22 settembre, la madre di Maria esce di casa per prima. Deve raggiungere a piedi la fermata della corriera, a qualche chilometro di distanza. La figlia la segue dopo un po’; ad attenderla sul sentiero, nascosto da qualche parte, c’è Davide. Spara due colpi che raggiungono di striscio la nuca della ragazza, che trova la forza di fuggire. Davide la raggiunge.

Alcuni giornali raccontano che Davide abbia stordito e violentato la ragazza prima di ucciderla. Di sicuro c’è che Maria è stata uccisa con nove colpi di pistola, alcuni dei quali al volto. La pistola aveva un caricatore da cinque colpi: dunque l’assassino la ricaricò e sparò di nuovo. Questo la dice lunga sulla sua furia omicida.

La madre di Maria, non vedendo arrivare la figlia, torna indietro a cercarla. La troverà cadavere.

Nel frattempo Davide sparisce. I sospetti si accentrano subito su di lui (e chi se no? Non c’è nessun altro nei dintorni in grado di commettere un crimine simile). Inizia una caccia all’uomo che non ha precedenti nella zona dalla fine della guerra di Resistenza, e che dura parecchi giorni.

Davide fu trovato il 16 ottobre, morto suicida. Aveva riservato per sé l’ultima cartuccia. Fu trovato nei boschi da un contadino, il cui cavallo si era imbizzarrito perché aveva fiutato l’odore del cadavere in decomposizione. L’uomo aveva deciso di scoprire cosa sconvolgesse in tal modo il suo animale e aveva così abbandonato il sentiero battuto.

Una fama cresciuta grazie alla Rete

Oggi l’assassino è sepolto nel piccolo cimitero di Renèuzzi. La data della morte, riportata sulla tomba, è quella del 22 settembre 1961, stesso giorno della morte di Maria. Si è quindi presunto che Davide si sia ucciso subito dopo aver commesso l’omicidio. “Papà e mamma dolenti”, è la dedica sulla tomba. Anche gli assassini hanno dei genitori.

La prima volta che ho “scoperto” Renèuzzi sono rimasto sbigottito dal fatto che in Italia possano esistere posti del genere. Frazioni abbandonate ce ne sono tante, naturalmente, ma questa è stata avvolta dal bosco come in un sudario. Il mondo civile sembra lontanissimo. Eppure dalla cima del monte Antola, sopra il paese, il centro di Genova è solo a una trentina di chilometri in linea d’aria.

Superfluo dire che Renèuzzi non è un luogo allegro. Subito dopo il fatto orribile avevano cominciato a circolare voci su un fantasma. E i tipi strambi erano arrivati: i satanisti avevano frequentato l’oratorio di San Bernardo finché la mulattiera aveva concesso un accesso al paese non troppo ostico. Con il crollo della mulattiera i satanisti non si sono più fatti vedere. Evidentemente non sono tipi a cui piace camminare.

Oggi per fortuna a Renèuzzi arrivano solo gli escursionisti. La fama del paesino è cresciuta molto negli ultimi anni grazie alla Rete. La curiosità di vedere la tomba dell’assassino attira un discreto numero di persone. Quasi un pellegrinaggio. È una piccola Spoon River “de noantri”.

Girare tra le rovine del paesino porta a riflettere. Non per giudicare l’assassino: sarebbe impossibile, a tanti anni di distanza. A tanti “mondi” di distanza, mi vien da dire. Si riflette sulla solitudine: quella di Davide era senz’altro una solitudine fisica e psichica. Si riflette sulla fatica, sulla miseria; su vite il cui ritmo era scandito dalla natura, ma la natura non era per niente amica. Ai primi dell’ottocento il paesino contava addirittura trecento abitanti o più; ora non c’è più nessuno, e se qualcuno ancora lo ricorda è perché vi è stato commesso un omicidio.

Osservando la tomba di Davide sono stato colto da un senso di pietà. Per la povera Maria, in primis. Poi per l’assassino, e per i genitori dei due ragazzi. E per me stesso. Ecco cosa resterà di noi, mi sono detto.

Reneuzzi_da_Antola

Reneuzzi vista d’inverno dal monte Antola (1500 m.). L’immagine è tratta da Wikipedia. Le coordinate del luogo sono: 44°37′15″N 9°10′33″E

 

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