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Salvatore Romano e La sua Postazione

Ogni autore possiede una propria postazione in cui le idee prendono forma e le parole scorrono velocemente sul monitor. Per i più conservatori esistono ancora gli scrittoi, carta, penna, talvolta calamaio. Tuttavia, a prescindere dal mezzo con cui si esprimono i pensieri, la magia che scaturisce è quella insita in ogni forma d’arte e noi vogliamo farvi vedere come se la cavano i nostri autori.

Questo è l’antro di una mansarda dove personaggi strani, attraverso l’inchiostro, vengono alla ribalta e si riversano sui fogli di carta. Spesso, senza educazione e con arroganza, in una sorta di medianità, si scrivono da soli e fanno quello che gli pare: non hanno pietà per l’autore asservito e (li ho sentiti, vi assicuro) lo sbeffeggiano con la convinzione di essere loro gli autori.

Qui giacciono anche libri mai aperti o abbandonati alla morte perché, a parer mio, intrappolati in trame uguali ad altre trame.

E, sempre qui, coltivo versi che, per scelta, rifiutano la rima e cercano di fare l’amore con le immagini, per far nascere colori, emozioni e sensazioni.

Infine le Commedie, il teatro. Traggo i personaggi da un universo che mi circonda. A volte sono surreali, a volte sono banalmente ordinari, ma sempre con la consapevolezza che, da qualche parte, ciò che immagini, stia accadendo o stia per accadere e nella certezza che l’uomo non crea niente che non sia già creato.

In questo guazzabuglio non è raro che un verso vada nella trama di un romanzo e qualche personaggio s’infili in un verso di poesia. Né si riesce a impedire a una commedia di rifugiarsi in un romanzo e a un romanzo di trasferirsi in una commedia.

Insomma, per farla breve, quest’antro è per me, come per altri, il luogo magico dove prendono vita le cose morte o non ancora nate.

Manca un ingrediente fondamentale per spiegare tutta questa magia. A volte si chiama Chopin, a volte si chiama Paisiello, a volte ancora Tchaikovsky e, quasi sempre, il più grande di tutti, il magico Mozart. Non disdegno le vecchie canzoni napoletane e i canti popolari.

Vedete bene che il mio -antro- per quanto disordinato è come un luogo di preghiera dove vado a incontrare il mio dio.

Salvatore Romano

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