C’era una volta in Sardegna e Dammi un motivo in versione FREE

C’era una volta in Sardegna e Dammi un motivo in versione FREE

C’era una volta in Sardegna e Dammi un motivo sono due dei libri scelti dal catalogo EEE per essere visualizzati anche nella versione FREE.

Avere la possibilità di leggere gratuitamente una parte corposa di un libro vi darà modo di comprendere se vi piace lo stile dell’autore, se la trama vi coinvolge e se, arrivando al termine della parte FREE, avrete voglia di acquistare in versione completa digitale o, in diversi casi, la versione cartacea del libro in questione.

C’era una volta in Sardegna – versione free

Qualcuno ha scritto: Se il terrore potesse avere una voce, parlerebbe sardo.

Ebbene, C’era una volta in Sardegna risuona di accenti che trasportano il lettore all’interno dell’isola, direttamente nelle atmosfere sconcertanti che il libro propone.

Cosa accade a Solus? E che significato ha la lettera che viene recapitata al protagonista, costringendolo a tornare al paese natio?

Ogni episodio crea quel perfetto tassello che, come un puzzle, ricompone la storia, offrendo un quadro che nessuno avrebbe potuto immaginare, se non le vittime e i carnefici.

Eppure, nemmeno le vittime, o gli stessi carnefici, avrebbero potuto organizzare una tragedia di così ampia portata. Solus non è quello che sembra e i suoi abitanti nascondono segreti che sarebbe meglio non scoprire.

 

Dammi un motivo – versione free

Giulia, cartomante cinquantenne alcolizzata, salva una bambina, la ricchissima Céline, da un naufragio e dalla follia del padre.

Contando sul fatto che Céline sia ritenuta morta da tutti, le due donne decidono di trascorrere un periodo insieme, inventando una parentela che giustifichi la presenza della ragazzina a casa della cartomante.

Ma la loro complicità stenta a decollare. Infatti nasce nella disperazione e nello scontro fra età e situazioni sociali diverse. Eppure, poco alla volta, si consolida grazie alla scoperta di tanti punti in comune.

Insieme, Giulia e Céline trovano uno scopo per vivere. Intanto progettano una fuga impossibile dall’altra parte del mondo.

 

Ultimo giorno per Dammi un motivo in promozione

Ultimo giorno per Dammi un motivo in promozione su Amazon

Domani, 20 aprile, scadranno a tarda sera le promozioni proposte da Amazon e i titoli EEE, scelti dalla piattaforma che gestisce il più grande store on line, torneranno ad essere venduti al loro prezzo originale. Quindi, perché non approfittare di queste ultime 24 ore per prendere Dammi un motivo di Giorgio Bianco.

La trama:

Giulia, cartomante cinquantenne alcolizzata, salva una bambina, la ricchissima Céline, da un naufragio e dalla follia del padre. Contando sul fatto che Céline sia ritenuta morta da tutti, le due donne decidono di trascorrere un periodo insieme, inventando una parentela che giustifichi la presenza della ragazzina a casa della cartomante.Ma la loro complicità stenta a decollare. Infatti nasce nella disperazione e nello scontro fra età e situazioni sociali diverse. Eppure, poco alla volta, si consolida grazie alla scoperta di tanti punti in comune. Insieme, Giulia e Céline trovano uno scopo per vivere. Intanto progettano una fuga impossibile dall’altra parte del mondo.

Oltre a Dammi un motivo, sono disponibili anche:

Concerto a quattro mani di Claudia Lo Blundo
Swatch di Davide Baraldi
Il cammino di Neko Kurotachi di Massimiliano Saputo
L’anno che portavi i capelli corti di Danae Lorne e Lena Vinci

Mentre Nero pesto, di Emanuele Gagliardi, sarà disponibile fino al 3 maggio

Giorgio Bianco e La sua Postazione

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Giorgio Bianco e La sua Postazione

Ogni autore possiede una propria postazione in cui le idee prendono forma e le parole scorrono velocemente sul monitor. Per i più conservatori esistono ancora gli scrittoi, carta, penna, talvolta calamaio. Tuttavia, a prescindere dal mezzo con cui si esprimono i pensieri, la magia che scaturisce è quella insita in ogni forma d’arte e noi vogliamo farvi vedere come se la cavano i nostri autori.

Birra, focaccia e rock!

Mi scuso in anticipo con gli astemi, ma la birra (preferibilmente di tipo weiss) è un elemento essenziale della mia postazione di scrittura…
Fra l’altro, la stessa definizione “postazione” mi sembra un po’ forzata. Infatti detesto scrivere e leggere a tavolino. I miei libri nascono su un divano stropicciato, fra cuscini e un mappamondo: l’ideale per alimentare i sogni… a occhi aperti!
Il computer è un portatile, lo tengo appoggiato sulle ginocchia o sulle gambe incrociate e scrivo per qualche ora. Di sera o di notte, sono un tipo crepuscolare…

P.S. Quello nella foto sul desktop del pc sono io all’età di 25 anni (oggi ne ho 52): dicono che il passato faccia male, a me fa benissimo!

La musica mi accompagna quasi sempre quando scrivo. Non la classica, a quella mi dedicherò in un’altra vita. Sono un ascoltatore di cosiddetta musica “rock”, definizione che significa tutto e niente.
Il mio ultimo romanzo, “Dammi un motivo” è nato sulla scia di un album del grande Steven Wilson. Titolo del disco: “Insurgentes“. Una musica di tipo “progressive”, ma quanto detesto le etichette! È un album profondo, a tratti molto triste, fa riflettere, è onirico e mi strappa sempre qualche lacrima.

Il mio cibo preferito, considerato che sono un vegetariano felice, è senza dubbio la focaccia genovese. Amo in generale primi piatti, pizze e cibi salati, ma la focaccia occupa una posizione di grande prestigio nella mia classifica del palato: soffice, intrisa di olio extravergine, salata e semplice, immediata, puoi soltanto amarla e divorarla!
I cibi liguri, oltretutto, ben si sposano con “Dammi un motivo”, romanzo interamente ambientato in Liguria, in una città indefinita che è un po’ Oneglia e un po’ Diano Marina, un po’ Noli e un po’ Genova…

Giorgio Bianco e la sua esperienza

Giorgio Bianco nemmeno voleva parlare con un nuovo editore, le sue precedenti esperienze lo avevano reso avverso e disillisuo su quanto il mondo editoriale poteva offrirgli. Poi ha incontrato Piera Rossotti e molte delle sue convinzioni (per fortuna) sono cambiate. E non lo diciamo per noi, ma per il fatto che il suo stile merita di essere condiviso pubblicamente. #EEE #autoriEEE

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Giorgio Bianco e la sua esperienza con EEE

di Giorgio Bianco

Una pacca sulla spalla, una risata, una stretta di mano. Ma di concreto, nulla. Troppe volte il rapporto fra scrittore ed editore si risolve in una delusione. Non scrivo queste righe per cercare colpevoli, anzi: i colpevoli mi hanno stufato, poiché alimentano risentimento e musi lunghi, atteggiamenti inutili quando si tenta di costruire qualcosa. Scrivo invece per parlare di chi le cose le fa, o almeno ci prova con serietà e a ragion veduta. Perché il mondo dell’editoria, si sa, in Italia soffre moltissimo. Scrivere un libro è nulla, rispetto alla necessità di “insegnargli a camminare”. E nessuno di noi, sognatori con la penna in mano, ha bisogno di un semplice tipografo. Noi cerchiamo qualcuno che ci aiuti a diffondere le nostre opere.

La casa editrice EEE, per me la terza su quattro romanzi, è di gran lunga la migliore che io abbia incontrato. Piera Rossotti è persona di grande competenza e sensibilità artistica, ma nello stesso tempo bada al sodo. E ha il grande merito, insieme ai suoi collaboratori, di aver creato una struttura flessibile e attenta al divenire delle esigenze degli autori. Ma c’è molto di più: EEE punta alla collaborazione, cioè alla interazione fra gli scrittori chiamandoli a leggere, criticare e promuovere i loro colleghi, ricevendone in cambio le stesse attenzioni. Può sembrare un’idea semplice, ma a questa affermazione replico in due modi: prima di tutto, la semplicità risiede nelle idee geniali.

In secondo luogo, non dimentichiamo che il mondo della letteratura è estremamente chiuso, individualista, ostile e perfino razzista, se mi passate l’accezione culturale del termine. Pertanto mi pare che invitare gli autori a fare squadra sia un presupposto di grande originalità. Parlo del mio caso: un mio romanzo non ha mai avuto così tante recensioni, così tanti risultati scrivendone il titolo in Google, prima di incontrare EEE. Considerando il mio punto di partenza, posso dire di aver ottenuto finora ottimi risultati e ho avuto la dimostrazione che lavorare insieme vale molto più di un “post” su un cosiddetto “social”. Dirò di più: nemmeno le pubblicazioni a pagamento sul web sembrano funzionare. Io stesso ho investito 18 euro in una inserzione sponsorizzata su Facebook, pubblicando il link all’acquisto del mio romanzo “Dammi un motivo“.

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Facebook mi garantiva almeno 8.000 contatti, che in effetti ci sono stati. Ma con quale risultato? Giudicate voi stessi dalla fotografia: oltre 8.000 contatti, certo: ma le interazioni tendono a zero. Che cosa ci dimostra tutto questo? Che viviamo in un mondo divenuto assai superficiale e che bussare indistintamente a tutte le porte serve a nulla. Noi dobbiamo rivolgerci alle “nicchie”, cioè a coloro che potrebbero apprezzare i nostri lavori. Facebook? Va benissimo, ma usato dalle persone giuste verso le persone giuste. E le persone giuste… siamo noi! Il nostro impegno, nonostante l’esiguità delle forze, porta risultati qualificati. Senza quelli, non andremo da nessuna parte.

Un abbraccio a tutti!

Giorgio Bianco alla Libreria della Torre

Giorgio Bianco alla Libreria della Torre: nuova presentazione

libreria della torre - giorgio bianco

Giorgio Bianco ormai ha spiccato il volo e le sue presentazioni diventano sempre più frequenti, segno evidente che il fatto gli procura diverse soddisfazioni. Detto fra noi, non ce ne stupiamo, dal momento che Dammi un motivo, il suo ultimo libro pubblicato con EEE, è godibile sotto molti punti di vista, non ultima una trama diversa dal solito.

Martedì 19 aprile, alle ore 18.30, Giorgio presenterà il suo libro presso l’accogliente Libreria della Torre di Chieri (provincia di Torino), in Via Vittorio Emanuele II, 34, assistito dalle amorevoli cure della sua Editora, Piera Rossotti. La Libreria della Torre partecipa, tra l’altro, all’Italian Book Challenge, che vi ricordiamo essere il Campionato dei lettori indipendenti promosso da innumerevoli librerie sparse in tutta Italia.

Quindi, non perdetevi la presentazione di Giorgio Bianco, la simpatia della sua Editora e la possibilità d’incontrare due protagonisti di una piccola, ma solida, realtà editoriale italiana.

Dammi un motivo, la trama:

Giulia, cartomante cinquantenne alcolizzata, salva una bambina, la ricchissima Céline, da un naufragio e dalla follia del padre. Contando sul fatto che Céline sia ritenuta morta da tutti, le due donne decidono di trascorrere un periodo insieme, inventando una parentela che giustifichi la presenza della ragazzina a casa della cartomante. Ma la loro complicità stenta a decollare. Infatti nasce nella disperazione e nello scontro fra età e situazioni sociali diverse. Eppure, poco alla volta, si consolida grazie alla scoperta di tanti punti in comune. Insieme, Giulia e Céline trovano uno scopo per vivere. Intanto progettano una fuga impossibile dall’altra parte del mondo.

Link all’acquisto: EEEAmazon

La prima volta di Giorgio Bianco

La prima volta di Giorgio Bianco

Tre

Piacevole presentazione, il 26 febbraio, per Dammi un motivo, quarto romanzo di Giorgio Bianco, ma prima pubblicazione con EEE, nella Sala Consigliare del Comune di Andezeno (TO).

L’autore, affiancato dall’editore Piera Rossotti, ha dialogato con il pubblico, rivelando anche interessanti retroscena del romanzo, prima di tutto le sue fonti di ispirazione, che hanno le radici – per quanto riguarda i personaggi – nella vita reale, e l’ambientazione, che è una Liguria tra il reale e il fantastico, piuttosto un “luogo dell’anima” di cui il libro racchiude atmosfere, profumi, colori.

Numerosi sono stati gli interventi dei presenti, le domande, le curiosità e le osservazioni relative a vari aspetti del libro, dalle domande sulla “cartomante che crede in Dio” a quelle sulle tecniche di scrittura.

A conclusione della serata, l’autore ha stuzzicato il pubblico con la lettura dell’incipit del suo prossimo romanzo, di cui non ha rivelato la trama, ma i vincoli che si è posto nell’ideazione. Meglio non rivelare nulla al grande pubblico, in attesa di leggere l’opera compiuta…

INFORMAZIONI E PUBBLICAZIONI DI BIANCO GIORGIO

Leggere, scrivere, perdersi nella musica o lungo il pendio di una montagna. Avido della vita fra risate e malinconia, Giorgio Bianco scrive grazie all’emozione. I suoi romanzi sembrano gialli, in realtà esplorano sentimenti come amore, odio, furia e rimpianto.
Nato a Torino nel 1964, dove vive, è vicedirettore del “Corriere di Chieri”. Incapace d’invecchiare, ha scelto di fuggire con gli sci ai piedi.
Oltre a Dammi un motivo, ha pubblicato Notizie fredde (ExCogita, Milano, 2008); La morte vola (ExCogita, Milano, 2010); Il cacciatore di foglie secche (Neos, Rivoli, 2012).

Intervista a Giorgio Bianco

Intervista a Giorgio Bianco

Copertina_EEEIn Dammi un motivo Giorgio Bianco condisce un romanzo con diversi ingredienti che non possono lasciare indifferenti. Le emozioni sono forti, incisive, segnano il lettore a ogni pagina trascinandolo in quello che sembra apparentemente un giallo ma che si rivela essere una storia in cui la fantasia cede il passo alla realtà

  • Non sei un autore dalle mezze misure, dunque di che colori definiresti il tuo libro?

I colori del tramonto, senza dubbio. Adoro l’azzurro mentre si spegne nell’arancione,  li amo entrambi quando precipitano nel nero.  Mi perdo nelle luci dei lampioni tremanti di freddo, nelle sagome umane che si affrettano verso casa. Chiudo gli occhi e ascolto le prime gocce di pioggia sbattute dal vento.
Ma, per rispondere in modo più esteso alla domanda, ho sempre avuto grosse difficoltà con le categorie: giallo, noir, rosa… Quanti colori per dire nulla! Io credo che un romanzo racconti una fetta di vita, e la vita non ha (non dovrebbe avere) un colore solo.
I miei romanzi partono sempre da un elemento molto forte, ciò che può farli sembrare dei gialli. Ma la morte, l’emergenza o un momento cruciale nella vita dei protagonisti, sono in realtà dei semplici strumenti: mi permettono di accelerare sui loro sentimenti. Perché quando le persone vivono una crisi grave, il  loro carattere dirompe con tutti i pregi e tutti i difetti. Lo provai in prima persona, quando morì mio padre ancora giovane. In quell’occasione, persone che credevo stupende diedero il peggio. Altre, che erano sempre rimaste nell’ombra, seppero regalarmi una via d’uscita mentre credevo d’impazzire.
Ecco dunque che l’emergenza, nei miei romanzi, non costruisce tanto un giallo, quanto una storia. Io parlo di persone che amano, odiano, sperano, si azzuffano, si accarezzano. Mai per caso, mai per noia: credo nella forza dell’intensità.

  • Nel tuo romanzo sono le figure femminili, Céline e Giulia, a condurre i giochi, perché non hai scelto dei protagonisti maschili?

Perché sono innamorato dell’universo femminile. Non solo: tale universo, almeno in parte, è il mio. Mi travolge, mi completa, mi riempie di vita e di mistero. Grazie alla componente femminile presente nella mia anima, posso ascoltare il suono di una sensibilità che diversamente mi sarebbe negata. Ed è proprio quella musica a muovere i sentimenti e le azioni delle due protagoniste.
L’affermazione “in ogni uomo c’è una donna”, può trovare in me una piena dimostrazione di fondatezza. La cartomante, quella vera, che ha ispirato la protagonista del mio romanzo, non ha dubbi: nella mia carta astrale c’è una dirompente quota femminile. E se sull’oroscopo posso avere dubbi, sui caratteri delle persone scritti negli astri ho avuto tante dimostrazioni di verità. Sono un uomo fortunato: amo le donne tanto da esserlo un po’ anch’io… Ed è una sensazione stupenda.

  • La trama presenta diversi momenti in cui entrano in gioco le differenze sociali e generazionali, come vedi questi due universi al giorno d’oggi? Secondo te ci sono punti di contatto?

Il tema della mescolanza sociale, con i dubbi sulla possibilità che si realizzi, mi accompagnano da quasi tutta la vita. Sono nato e cresciuto in una famiglia operaia, di periferia. Ero sensibile alle materie letterarie, quindi gli insegnanti della scuola media mi consigliarono il liceo classico. Con enormi sforzi, i miei genitori mi ci mandarono. Ricordo ancora i primi giorni, con i compagni di classe che avevano vocabolari di greco e latino vecchi e consunti, tramandati da generazioni. I miei invece erano nuovi. In quegli anni non ho vissuto un vero e proprio scontro sociale, ma qualcosa di più subdolo: l’impressione di essere accolto in un ambiente che in realtà è estremamente chiuso, salottiero, autoreferenziale. E’ l’area radicale, anche un po’ provinciale, di certi ambienti culturali italiani. O almeno torinesi.
Ma non tutto fu negativo, anzi. Alla fine del mio percorso, mi accorsi di essere diventato robustamente “trasversale”, cioè in grado di cogliere con serenità di giudizio gli aspetti positivi e negativi di ogni strato sociale. Nella mia vita di periferia ho visto catene roteare minacciose all’indirizzo di professori di scuola. Successivamente ho scritto personalmente articoli di cronaca nera dove i nomi di ex compagni di scuola media erano quelli di vittime della droga. Ma ho anche partecipato a incontri con personaggi di spicco della cultura italiana. Fra la barriera sud di Torino e il centro città, è come se avessi visto tutto il mondo. Ne sono uscito più forte, disincantato, abituato a combattere e a farcela da solo. E, soprattutto, mi sono guadagnato la stima e l’amicizia di alcune (poche) persone che vengono da ogni strato sociale.
Quindi i punti di contatto sono possibili e talora fruttuosi. Basta ricordare tre cose. La prima: farcela è una battaglia. La seconda, più importante: mai scimmiottare, mai fingere di essere qualcosa o qualcun altro. Chi non parte da sé stesso, precipita e si perde nella convenzione, in un tremendo e definitivo malessere interiore. La terza: mai chiedere. Stima sociale e autostima si fondano sull’autonomia.

  • Perché hai scelto per Giulia l’attività di cartomante? Sei superstizioso?

Sì, no, non so. Va bene come risposta?… Scherzi a parte, non avevo mai creduto negli oroscopi. Poi ho conosciuto una cartomante, la donna che ha ispirato “Dammi un motivo”. Una persona affascinante e problematica che mi ha spiegato in cosa consista la cartomanzia. Ebbene, le carte rappresentano una sorta di psicoterapia del popolo: servono a far sì che le persone si sfoghino, che abbiano qualcuno di cui fidarsi. Le cartomanti, quelle oneste, non illudono nessuno di poter curare anima e corpo. Ascoltano. E, attraverso la lettura delle carte, regalano calore umano, ciò che oggi manca sempre di più.
Tutto qui? No. Sarebbe troppo semplice. Su alcuni temi, in effetti, le cartomanti predicono il futuro. I classici amore, lavoro ed esami scolastici, per esempio. La salute? Sì, ma con prudenza: la cartomante onesta non si sostituirà mai a un medico. A un malato che è già in cura offre previsioni che lo confortino senza illuderlo e, soprattutto, i consulti sulla salute sono sempre gratuiti. Almeno quelli della mia amica. Ma allora, le previsioni sono attendibili o no? Non lo so, ma posso dire che la mia Giulia ha previsto, anche con una certa precisione, quando “Dammi un motivo” sarebbe stato pubblicato. Vi sembra poco?

  • Questa non è la tua prima pubblicazione e, come abbiamo già avuto modo di leggere in un tuo articolo (QUI), per te non esistono grosse differenze fra cartaceo e digitale. Come vedi il panorama editoriale attuale?

Con una certa frustrazione. Mi pare che ci troviamo in un momento difficile per l’editoria narrativa. Infatti da un lato abbiamo una produzione enorme, debordante. Dall’altro una qualità raramente buona, più spesso mediocre, talora scadente. Io lavoro in un giornale, dove i romanzi arrivano “con preghiera di recensione”. E’ imbarazzante valutare la diffusa mancanza di conoscenza della lingua italiana, della grammatica, delle concordanze, delle virgole, degli accenti. Ed è ancor più imbarazzante la povertà di idee, la stucchevole prudenza con la quale si vomitano interi capitoli di luoghi comuni, nella speranza di ossequiare il Dio Mercato e diventare finalmente ricchi o spezzare lo squallore di una vita attraverso facili successi.
Entrare in una libreria, o scorrere le vetrine dei negozi online, è ubriacante. Decine, centinaia di titoli e autori spesso sconosciuti. Come uscirne? Io faccio acquisti per istinto, talora prendendomi una fregatura, talora con buona soddisfazione. Acquisto anche qualche titolo consigliato da amici. Un fatto tuttavia è certo: dal sacrosanto diritto alla pubblicazione e all’auto-pubblicazione nascono mostri che hanno il torto di inquinare un mondo già molto fragile. Infatti tutti sappiamo che in Italia si legge poco. Una tendenza per la quale è fin troppo facile colpevolizzare la pigrizia mentale del pubblico. Esiste, lo so. Ma esiste anche un’offerta enorme e spesso scadente.
Non basta. A fare del male ci sono anche i libri scritti da “grandi nomi” costruiti a viva forza: non romanzi, ma operazioni di mercato. Un grande editore sceglie un nome e gli costruisce addosso un libro. Normalmente è una storia tecnicamente ben realizzata, in grado di colpire il grande pubblico grazie a banalità confezionate con i fiocchi e le frange. Poi il libro viene distribuito in modo massiccio, mentre gli altri scrittori si crogiolano nella frustrazione.
Io penso che la buona letteratura non sia più un fenomeno di massa, almeno non Italia. Ormai è come essere appassionati di filatelia e di numismatica, attività di nicchia. Ma alle nicchie bisogna parlare, provando con pazienza a costruire una piccola e sana rete di estimatori. E da lì provare a risalire la china. Chi ci crede, io per esempio, è chiamato a lavorare in modo umile e costante. La notte finirà.

  • Esiste un genere letterario che proprio non potresti affrontare come scrittore (perché non ti piace, perché non sapresti cosa scriverne o altro)?

Non mi piacciono i romanzi storici, poiché non riesco a farmi coinvolgere dalla trama. Sono prevenuto, lo ammetto. Non mi piacciono nemmeno i romanzi di spionaggio e i processuali, generi che preferisco al cinema.
Invece mi piace la fantascienza, ma non potrei mai scriverne. E’ un genere che prevede la capacità di costruire sistemi logici e convincenti, dote che mi manca senz’altro. Credo che la fantascienza sia di gran lunga il genere che espone maggiormente al ridicolo lo scrittore sprovveduto. Ma quando mi trovo di fronte a grandi autori, come Azimov, sono immensamente ammirato.

  • Esiste un autore che ha particolarmente colpito la tua immaginazione?

Céline, senza dubbio. Non a caso è il nome di una protagonista del mio romanzo. Céline per me è un eroe letterario, sociale, un eroe per la vita. “Viaggio al termine della notte” è il romanzo più autentico, spietato e coraggioso che io abbia mai letto. Contiene rabbia e disperazione, ironia e dolore. Ma soprattutto non cede mai alla odiosa tentazione di dividere l’umanità in due: buoni e cattivi. Céline è armato innanzi tutto di spirito critico, valuta ogni caso come gli si presenta, non s’innamora e non odia. E Céline, per fortuna, sbaglia. Che meraviglia, qualcuno che cade in errore, quando scrive e quando vive al di fuori dei suoi libri. Cercate una fotografia di Céline e osservate il dolore, ma anche l’orgoglio, il coraggio di cercare la verità. Io mi sento assediato da gente che ha sempre ragione, che vive il confronto con gli altri come un’occasione di prevaricazione e vittoria, gente che pone domande come se fossero insulti, e finalmente non ascolta le risposte. Ma perché? Perché si comportano così? Dovrebbero leggere Céline.

  • Si dice che gli italiani non leggono, ma è vero? Oppure è più vero che leggono ma comprano poco?

Sì, in parte ne ho parlato sopra. Leggono poco, è vero. Come dicevo un po’ li capisco, a causa dell’indigestione di titoli e della scarsa qualità.
Molti però sostengono che in Italia si legga poco per colpa della politica, dei governi che rendono stupidi i giovani. Argomenti che mi convincono poco o nulla. Ognuno di noi è libero, non possiamo sempre sperare di avere il governo giusto per schiodarci e leggere un libro. Certo, il contesto generale è importante. Ma non assolve gli indifferenti. Mi piace raccontare un episodio. Un paio di estati fa mi trovavo in montagna e volevo affittare una mountain bike. Per farlo bisognava consegnare un documento d’identità e il ragazzo che lo fotocopiò lesse “professione giornalista”. Iniziò a farmi domande e scoprì che scrivo romanzi. Mi disse: “Io non avevo mai letto un libro, se non quelli di scuola. Ma poi sono andato in biblioteca a fare una consegna e mi hanno consigliato un giallo. Accidenti, mi è piaciuto! Ti fa volare! Ma allora è bello leggere libri!”. Ecco. Forse quel giorno avvenne un miracolo. Noi che scriviamo dobbiamo, insieme ai nostri editori, offrire il nostro piccolo contributo per creare altri miracoli. Lamentarsi perché il mondo va male, mi pare una sciocchezza: cerchiamo invece di farlo andar bene!

  • Quando Giorgio  non scrive, come occupa il proprio tempo?

Lavoro per un sacco di ore al giorno, ma riesco a ritagliarmi degli spazi. La lettura e la musica sono per me essenziali. Ascolto soprattutto rock duro e decadente new wave, sono sempre agli estremi. Scrivo i miei romanzi con le cuffie nelle orecchie.
Adoro incontrare qualche amico e bere una birra insieme: non mi piacciono le “grandi serate”, ma le piccole occasioni per confrontarsi.
Mi piace molto percorrere chilometri a piedi in giro per Torino, la mia città. A volte vado a Milano per fare la stessa cosa. Sono un camminatore urbano. I musei mi annoiano, preferisco osservare i flussi dell’umanità.
Sono anche un grande appassionato di montagna e di sci. E mi piace correre nei parchi.
Con il mare ho un rapporto strano. Lo preferisco d’inverno perché detesto il caldo. Ma d’estate ci trascorro qualche settimana e finisco ogni volta per innamorarmene.

  • Quali sono i tuoi progetti futuri?

Escludo d’imparare a vivere in modo serio la mia età, ho 51 anni e giuro di averci capito nulla.
Sto scrivendo un altro romanzo: racconta di un giornalista che perde il lavoro e si rifugia nella corsa. Inutile dire che nella storia ci sono ampi riferimenti alla mia vita personale: faccio il giornalista da tanti anni, mi è sempre piaciuto ma sono stanco. La mia vera dimensione è rappresentata dai libri, quindi il vero progetto è riuscire a dedicarmi esclusivamente a quelli. Ma è un po’ come il desiderio del bambino che vuol fare l’astronauta. Insomma, si vedrà. Siamo qui per combattere, no?

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Gli e-book si toccano

Gli e-book si toccano e non solo, Giorgio Bianco, autore del libro Dammi un motivo, ha scritto l’articolo che segue proponendo un nuovo punto di vista e un diverso approccio al formato digitale. Noi lo ringraziamo per le emozioni che ci regala e per la capacità che ha avuto di esprimere un’opinione controcorrente, riuscendo a dare una dimensione più concreta agli e-book.

Giorgio Bianco ha pubblicato con EEE Dammi un motivo

Gli e-book si toccano

Giorgio Bianco

Giorgio Bianco

di Giorgio Bianco

Gli e-book si toccano. Si prendono in mano, si sfogliano, sono profumati, emozionano. E, soprattutto, volano.
Non ci credevo. Perché ho sempre visto i libri come oggetti sacri, legati alla tradizione della carta che cambia colore con il tempo, alle rilegature, ai tonfi dei dizionari di greco e latino sui banchi di scuola. Libri. Bisognosi di protezione, come nel romanzo di Ray Bradbury, dove qualcuno lotta per salvarli dalle fiamme.
Ma le tecnologie mi hanno sempre affascinato. Per questo, qualche anno fa, ho scelto un Kindle come regalo di compleanno. Facendone indigestione all’inizio, per poi dimenticarlo in un cassetto, fino al recente nuovo approccio: più equilibrato e godibile, quotidiano.
Copertina_EEEIl mio quarto romanzo, appena pubblicato da EEE, è un e-book dal titolo “Dammi un motivo”. Mi ha permesso di misurare la temperatura dei miei lettori più affezionati, ovviamente partendo da amici e parenti, conoscenti. Ho ricevuto molti messaggi, attraverso telefono e social forum: “Comprato”, “Scaricato!”, “Lo leggerò nel fine settimana!”. Ma anche: “Complimenti, ma aspetto la carta!”, “Voglio poterlo tenere in mano e sfogliarlo”.
La carta arriverà, per soddisfare questi amici. Che non sono necessariamente i più anziani: gli irriducibili del libro tradizionale e gli entusiasti del digitale si dividono in modo trasversale. Almeno secondo la mia esperienza. Infatti conosco trentenni che rifiutano la tecnologia e cinquantenni che da anni non acquistano più libri cartacei. Addirittura una signora anziana, grande lettrice affetta da un disturbo agli occhi, si sente “salvata” dall’e-book: «Mi permette di ingrandire i caratteri, cioè di continuare a leggere», commenta.
Anche la facilità nell’acquisto è importante. Quando annunci di aver pubblicato un libro di carta, molti ti stringono la mano e annunciano: «Presto lo acquisterò». Poi però non lo fanno: perché non hanno tempo, per pigrizia, perché non si trova in tutte le librerie. L’e-book invece si scarica in un attimo, fra l’altro a prezzi molto convenienti. La mia sensazione è che circoli più in fretta, in modo più fluido. Credo inoltre che abbia un accesso facilitato a circuiti di commento su internet, dove può godere di una buona pubblicità.
Ma sono partito dall’emozione. Quella che, al tempo del mio primo romanzo cartaceo, provai toccandolo, sfogliandolo, mettendoci dentro il naso. Credevo che fosse irripetibile. Sbagliavo. Vedo e annuso ogni giorno il mio romanzo e-book, gli parlo, a volte gli sorrido. Perché esiste. Ha una forma e una dimensione, un colore. E, soprattutto, l’ho visto nascere. La vera missione ora è farlo crescere. In effetti, inserendo autore e titolo su Google, comincio a trovare qualche risultato in più. Cioè il mio romanzo cammina. Non è forse quello che ci aspettiamo da tutti i bambini?