Come puoi abbandonare tanto amore?

Campagna sociale: Come puoi abbandonare tanto amore? Parte prima

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Ogni anno, purtroppo, il periodo estivo registra il più alto numero di abbandoni di cani, gatti e altri animali domestici. Nessuno di noi può restare insensibile di fronte a queste barbarie ed è per questo motivo che abbiamo pensato di unirci al coro di altre voci che, come la nostra, tentano di sensibilizzare l’opinione pubblica in merito a questo atto incivile. Questa è la prima parte delle testimonianze rilasciate dagli autori EEE: Andrea Leonelli, Alessandro Cirillo, Arturo Zappa, Enea De Alberti, Maria Scarlata e Valerio Sericano.

Andrea Leonelli: Io non ho un animale, né grande né piccolo, ma trovo disumano utilizzare altri esseri viventi come oggetti da compagnia usa e getta. Un cane vi amerà sempre, a prescindere da tutto e darà anche la vita pur di avervi vicino e probabilmente vi darà più amore di quanto vi rendiate conto quotidianamente.
Un gatto si farà coccolare e spesso vi verrà intorno quando lui sente che voi ne avete bisogno, anche se voi ancora non lo sapete.
Abbandonare chi vi può donare così tanto amore è da bestie (senza offesa per le bestie).
E’ da irresponsabili per voi, e per gli altri umani che potrebbero subire danni per un incidente, è illegale e, sempre che abbiate un minimo di coscienza, dovrete farci i conti per il resto della vita. Vi sarete volontariamente privati di una fonte d’affetto che vi mancherà ogni giorno.

arturo zappaArturo Zappa: Pratica più che poco civile, direi barbara. Chi non ama gli animali che sono i nostri veri amici sinceri e leali, non ama neppure gli umani, e questa non è una frase fatta ma è la pura verità. Qualsiasi cosa io facessi al mio cane lui mi perdonerebbe sempre e comunque, e non mi tradirebbe mai, al contrario di noi umani, che molto spesso ci comportiamo (noi si) come bestie feroci. Non vado avanti perché rischio di passare il limite ed apparire più reazionario di quanto non sono.

Valerio Sericano: Quelli che abbandonano i propri animali non hanno il coraggio di guardarli negli occhi mentre li lasciano sulla piazzola di un’autostrada o in una sperduta stradina di campagna. Perché quello sguardo li costringerebbe a fare i conti con la propria coscienza. E ce l’hanno la coscienza, quelli, eccome se ce l’hanno. Chi è convinto del contrario provi a fare una riflessione. 写真 2Qualcuno può dire di aver mai conosciuto nella vita un abbandonatore volontario di animali? Forse ne avrete incrociato qualcuno per caso mentre sfrecciava via con la propria auto con il cane che disperatamente lo inseguiva. A me è capitato di vedere una scena simile. Ma un abbandonatore che ammetta candidamente di averlo fatto non esiste. Perché nessuno sarebbe mai capace di vantarsi di un gesto così vile.
Però posso dirvi di aver conosciuto persone ancor più spregevoli di coloro che lasciano vigliaccamente gli animali per strada. Volete sapere a chi mi riferisco?
Mi riferisco all’abbandonatore scientifico, a colui che visita un canile, fa scegliere un cane ai figli e se lo porta a casa, gli dà da mangiare, magari lo accarezza anche e gli gioca insieme, salvo poi accorgersi che abbaia di notte, o è troppo mordace e rischia di diventare un pericolo per i figli. E allora che fa? Lo carica in macchina, lo riporta al canile e lo cambia con un altro cane, come fosse un articolo difettoso, magari dopo un mese che già lo aveva in casa. Io lo conosco quel tipo lì. So che esiste. E questo di coscienza non he ha, perché dopo alcuni giorni ti racconta che il nuovo cane è meglio dell’altro, più affettuoso, più docile, più bello. Il miglior cane del mondo. Finché non gli farà la pipì sul divano. E allora la storia si ripeterà. Perché se ha portato indietro un articolo difettoso già una volta, si sentirà in diritto di farlo ancora. E neppure soffrirà nel sostenere lo sguardo del cane che ritorna nella gabbia e lo fissa, dicendogli con gli occhi: “Ma che fai? Perché mi lasci di nuovo qua? Perché non torniamo a casa?”. Perché l’abbandonatore scientifico la coscienza non sa neppure che cosa sia.

Enea De Alberti: Hai praticamente abbandonato i vecchi genitori per un mese in ospedale con la scusa di una malattia più che fasulla…
Hai praticamente abbandonato a casa moglie e figli con la scusa di un viaggio d’affari, dove l’affare è biondo con gli occhi azzurri…
Vorrai mica abbandonare anche il cane ???

Maria Scarlata: Nel corso della mia vita ho avuto più volte la fortuna di condividere la bellezza che può donarti la presenza di un essere a quattro zampe. maria scarlata e caneSoltanto chi non ha provato questo tipo di esperienza, o chi zittisce la parte più nobile del suo cuore, può macchiarsi con atti negativi nei loro confronti. Ti amano con abnegazione totale, rivolgono i loro sguardi imploranti saturi d’amore, camminano pazientemente al tuo fianco proteggendoti con affetto incondizionato, piangono silenziosamente alla tua partenza, vivendo per il momento del ritorno. Mi onora con estrema riconoscenza questo annientamento dell’amor proprio che va oltre le umane capacità, nessuno essere al mondo dotato di presuntuoso intelletto, come accade negli umani, sarebbe in grado di provare tali sentimenti.
Un giorno, quando ero fiorista, consegnai una composizione floreale alla mamma di un mio amico che aveva appena lasciato questo mondo. Sull’uscio, raggomitolato sul tappeto, quasi calpestai un piccolo cagnolino fulvo. Pareva assorbito da un torpore che lo rendeva inanimato. Provai a sollecitare una reazione, parlandogli dolcemente, ma riuscii solo a percepire il suo dolore, fitto e penetrante come una coltellata in peno petto. Lo lasciai alla sua tacita sofferenza, prendendo parte alla pena smisurata che quel povero essere mi aveva trasmesso, valutando che quel cuoricino, annientato dalla mancanza di una presenza umana, rappresentasse la parte più alta dei sentimenti puri e sinceri, inesistenti negli individui che hanno il coraggio di disprezzarli abbandonandoli a un destino incerto sul ciglio di una strada o, peggio, destinandoli a sofferenze inaudite riservandogli una morte atroce.
Mai più azioni così ripugnati in una società che osa definirsi “civile”.

Alessandro Cirillo: Anno 2015, Italia. Paese ricco di cultura, di storia, di bellezze naturali. Una Nazione tra le più progredite e civilizzate al mondo, eppure…
Eppure ci sono persone che trattano gli animali come giocattoli, oggetti con cui divertirsi e gettare via quando non servono più. Ogni anno ci sono centinaia di migliaia fra cani e gatti abbandonati. Senza contare i maltrattamenti che sono ancora un fenomeno frequente.
Da tanti anni si parla di questo triste fenomeno ma nonostante qualche timido progresso, anche in campo giuridico, ancora non ci siamo. Quindi anche per quest’anno il messaggio rimane NON ABBANDONATE NE MALTRATTATE GLI ANIMALI. SONO ESSERI COME VOI CHE MERITANO IL GIUSTO RISPETTO.

 

 

Opportunità e difficoltà

La Storia la scrivono i vincitori: il Romanzo Storico, opportunità e difficoltà.

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di Enea De Alberti

A mio avviso, i primi esempi di romanzo storico vanno cercati tra i versi dell’Iliade e dell’Odissea.
Omero riuscì a raccontare storie incredibili di uomini-eroi, donne fatali ma anche fragilmente vittime di umani sentimenti, guerre, viaggi, tradimenti, vendette, passioni… insomma, tutto il corollario a cui ancora adesso si attinge per scrivere un romanzo. Ma nello scrivere l’Iliade, l’antico autore si appropriò di una storia reale, di una guerra vera da usarsi come intelaiatura sulla quale creare il racconto spesso fantastico, tratto poi molto più sviluppato nella successiva Odissea. E se la storia ha il compito di raccontare in bianco e nero gli avvenimenti, cercando il più possibile di restare aderente alla realtà e rinunciando a mitizzare il vincitore di turno, il romanzo, che della storia è figlio, ha la possibilità di colorare quei resoconti spesso illeggibili perché zeppi solo di date, nomi di sconfitti e vincitori, luoghi delle battaglie, ecc.
29_06_1958_anterioreEcco allora nascere, non nella rigorosità scientifica dello storico ma nella fantasia dello scrittore, un racconto parallelo in cui gli eterni motivi economici, che portano a una  guerra, sono deviati e sublimati in inverosimili amori, egoismi, slanci di eroismo. Ma se da un lato attingere dalla storia, magari con l’aiuto di persone che l’hanno vissuta in prima persona, è facile e allettante, bisogna fare attenzione a non cadere in almeno un paio di errori.
Il primo più comune errore è quello di prendere per oro colato tutte le informazioni raccolte. È noto che la storia la scrivono i vincitori, un po’ meno noto è che prevalentemente la raccontano i reduci. E nei racconti dei reduci non c’è mai, né mai ci sarà, quella serenità di giudizio che ci permette di essere a nostra volta obbiettivi.
Un ricordo personale mi riporta a tanti anni fa quando il 4 Novembre era festeggiato con inni cortei e celebrazioni varie, a cui seguiva un pantagruelico banchetto. Ebbene, dopo le abbondanti libagioni, nessuno di quei cari vecchietti raccontava la vita grama della trincea o la prigionia, ma tutti parlavano del Piave o del Monte Grappa, anche, e soprattutto, quelli che non ci erano stati.
11nov17Il secondo errore, credo comune a tanti scrittori, è quello di farsi prendere la mano dal racconto di fantasia e perdere il filo logico degli avvenimenti, confondendo date e luoghi. E il reduce, semi addormentato, o lo storico intento ad armeggiare sul telefonino, mentre scorre la presentazione del libro, improvvisamente balzeranno in piedi come due cobra urlando a tutti che la tale battaglia è avvenuta prima e non dopo della presa della tal’altra città o viceversa. Per cui bisogna sempre tenere sotto mano una documentazione a cui attingere; un consiglio è quello di procurarsi un foglio matricolare militare di un personaggio, che ha attraversato più aree in tempi diversi e su quello scatenare la fantasia.
Naturalmente fin qui ho collegato il romanzo storico a guerre e rivoluzioni perché, in quei frangenti, si sviluppano tutte quelle aberrazioni, che spesso sono alla base di racconti, che più si discostano dalla vita di tutti i giorni e, pertanto, diventano più interessanti, prima da scrivere e poi da leggere. Ma nulla toglie che contesti storici meno drammatici possano essere usati e altrettanto felicemente sviluppati.
Che aggiungere? Visto che il romanzo storico, come tutti i romanzi, alla fine è ricco di sangue e sesso e visto che di sangue l’umanità ne ha già fatto scorrere fin troppo, speriamo che le ultime vicissitudini storiche a cui attingere restino veramente le “ultime”.
Con buona pace di noi scrittori!

Enea De Alberti ha scritto, per la collana Romanzo StoricoRitorno a El Alamein

Intervista a Enea De Alberti

Intervista a Enea De Alberti

Enea De AlbertiRitorno a El Alamein non si può definire semplicemente un romanzo storico o di guerra. Ricco di colpi di scena e caratterizzato da una trama complessa, il libro fluttua attraverso i decenni portando il lettore a rivivere epoche passate ma mai dimenticate. Tuttavia, per quanto le ricostruzioni storico/ambientali siano ben curate e descritte in modo vivido, è il mistero alla base della storia che avvince e porta verso l’epilogo finale. Enea De Alberti miscela il sovrannaturale con la realtà quotidiana, dosando entrambi i fattori in modo che nulla di quanto descritto possa risultare scontato.

Tenendo conto di quanto l’intreccio propone, in che modo definiresti il tuo libro?

In che modo definirei il mio libro? Una carrellata di personaggi, situazioni e ambientazioni che mi sono divertito a scrivere. Se qualcuno si divertisse nella lettura ne sarei felice.

Il personaggio di Franz è molto particolare e, per quanto protagonista, vive una sorta di “sdoppiamento” a causa di Mario, come è nata l’idea?

Considero il doppione Franz/Mario, così come Ritorno a El Alamein, un artificio tecnico che mi ha permesso di raccontare un sacco di situazioni legandole tra di loro con un filo logico (logico?)

Dovendo scegliere, da un punto di vista puramente affettivo, in quanto autore, chi preferiresti fra Franz e Mario?

Scelgo Mario perché la sua storia ricalca parzialmente la storia militare di mio padre, aviere durante la seconda guerra mondiale. Ovviamente mio padre è tornato e io, nato nel 1951, ne sono la prova vivente

I tuoi personaggi sono fatti di “carne e di sangue”, questa raffigurazione è dovuta dal fatto che ti sei ispirato a persone reali, oppure sono esclusivo frutto di una fantasia alquanto vivace?

Assolutamente ispirato a persone e situazioni reali tramandate da tanti racconti che adesso vedo in bianco-nero. la mia patologica fantasia ha colorato la tela

Le figure femminili non son mai totalmente né vittime né carnefici, ma donne (come nel caso di Pinuccia) che lottano per sopravvivere agli eventi. In che modo vedi il ruolo della donna nella società e come pensi che sia cambiato nel corso degli anni?

Alla domanda sulla donna e sul suo ruolo rispondo solo in presenza del mio avvocato

Amore e vendetta, violenza e perdono si alternano nel corso della trama, creando situazioni estremamente reali e non soggette a quelle tipiche rarefazioni che spesso si leggono in taluni contesti. Questo equilibrio narrativo nasce dal carattere dell’autore o da una particolare esigenza data dalla trama?

Non mi piacciono i racconti dove il protagonista ha i super poteri o quasi e vince sempre. Preferisco personaggi reali, anche se spesso perdono

Avendo già avuto modo di leggere altre tue composizioni, ciò che spicca nella scrittura è una forma stilistica alquanto lineare e “materiale”, priva di fronzoli e abbellimenti che potrebbero rendere taluni passaggi meno crudi. Quanto della tua esperienza come medico influisce nel tuo modo di scrivere?

Tra le tante caratteristiche che può avere un racconto prediligo la trama fluida e ricca di sostanza. Non sono capace di restare su un capitolo intero per descrivere un personaggio o una situazione. L’uso smodato delle descrizioni, degli aggettivi e delle similitudini va benissimo per prendere nove nel compito in classe ma, a mio avviso, non per inchiodare il lettore al kobo. E a tale proposito – da medico – presumo che tanti, se non tutti i personaggi dell’antologia “Amore e morte”, sono schiattati a causa del diabete provocato loro dai quintali di melassa che tracimava dalle dolci ed eterne descrizioni di tristi amori.

Anche se tutto pare risolversi nella vita di Franz, egli è comunque spinto a tornare a El Alamein, dove tutto ha avuto una fine e un inizio, come a voler chiudere un ciclo. Dal tuo punto di vista, quanto è “predestinato” nella nostra vita e quanto possiamo essere realmente artefici di ciò decidiamo e scegliamo?

Non esiste la predestinazione, esiste la genetica ma è un terreno minato perché potrebbe giustificare personalità altamente negative

Quando Enea De Alberti non scrive, come occupa il proprio tempo?

Quando Enea De Alberti non scrive che fa? … lavora, pensa, suona, sogna, ama, vorrebbe amare di più, vergognosamente a volte (ma solo un po’) odia, studia, legge, si incazza, perdona, fa cacchiate, se ne pente, le ripropone, se ne ripente, decide che va bene lo stesso, subisce le prepotenze degli altri, a sua volta  propone le sue, guarda lo schermo del computer e non sa più che scrivere… insomma vive!

Quali sono i progetti futuri?

Ho due brevetti depositati, più centinaia di altre idee con le quali contagio chi mi sta attorno. La maggior parte della gente evita di seguirmi, qualche disperato collabora per realizzare qualche idea meno strampalata delle altre… non prendo psicofarmaci!

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Gli autori EEE a BOOKCITY MILANO

Esordienti in primo piano.

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In occasione dell’evento tenutosi a Milano il 16 novembre presso le Sale Panoramiche del Castello Sforzesco, nel contesto di BOOKCITY MILANO, sono stati diversi gli autori EEE che sono intervenuti a sostegno del proprio Editore, Piera Rossotti Pogliano e della propria “collega” Irma Panova Maino. La conferenza, intitolata Editoria Nativa Digitale: il caso EEE, ha visto avvicendarsi come oratori sia l’Editore che l’autrice, nonché Desiree Pedrinelli, curatrice del blog Letture al Contrario e organizzatrice dell’evento. Questa è stata un’ottima occasione per ritrovare alcuni volti conosciuti e scoprirne di nuovi, un momento socializzante in cui è stato possibile rivolgersi a dei lettori e non soltanto ad altri autori.

Dunque, conosciamo un po’ più da vicino gli autori intervenuti.

Paolo Fiorino. Autore del libro Eroi nel nulla, Paolo ha confessato che sta lavorando su nuovi scritti e noi non vediamo l’ora di sapere che cosa tirerà fuori dai suoi “cassetti”. Classe 1968, appassionato di cinema, ha da sempre preso la scrittura come una sfida personale. Da qualche tempo lontano dai circuiti tradizionali, quali i social network e la rete in genere, Paolo ha promesso di tornare in grande stile.

Andrea Tavernati. Poeta vincitore di numerosi riconoscimenti, ha scritto il bellissimo L’intima essenza, una raccolta di Haiku. Andrea, nonostante le mille difficoltà, è riuscito a essere presente, dando il proprio sostegno morale all’Editore e all’amica Irma. Nato a Pavia nel 1960, Andrea da buon creativo pubblicitario, oltre a scrivere meravigliose poesie è anche colui che spesso suggerisce nuove idee per il brand di EEE. Malato di scrittura fin dall’adolescenza, a 16 anni ha cominciato a scrivere un romanzo fiume. Quando, quattro anni dopo, l’ha concluso e riletto, ha deciso di sotterrarlo in giardino (tratto dalla sua biografia).

Franco Pulcini. Personaggio straordinario, Franco è intervenuto con la moglie, rivelandosi un profondo conoscitore della cultura musicale e di alcuni fra i più grandi compositori dell’est europeo. Ha collaborato con personaggi di spessore, come ad esempio Abbado, Schiavoni e Battiato, e dal 2005 lavora nella Direzione Artistica del Teatro alla Scala in qualità di “Coordinatore scientifico e responsabile editoriale”. Dopo Il maltempo dell’amore è in preparazione un secondo libro che, speriamo, possa avere lo stesso successo del primo.

Andrea Leonelli. Uno dei migliori esponenti del periodo poetico moderno, ha in preparazione la sua prossima silloge che, dopo La selezione colpevole e Consumando i giorni con sguardi diversi, offrirà nuovi spunti di riflessione per gli estimatori dell’arte poetica. Al BOOKCITY MILANO si è offerto di spostare le panche delle Sale Panoramiche, di fare le foto e sostenere le oratrici, a dimostrazione del fatto che un uomo è fatto anche di carne, oltre che di anima.

Cinzia Morea. Autrice new entry di EEE, suo il libro Costantino, Cinzia è una splendida giovane donna che scrive libri improntati a dare la stessa freschezza, dote che le è caratteristica, al mondo che la circonda. Medico ed educatore cinofilo, è da sempre appassionata di favole e leggende. Ha scritto il suo romanzo dopo aver assistito, a Triora, al  Festival delle Streghe. Il suo sorriso ha illuminato la sala.

Enea De Alberti. Enea De Alberti non smette mai di sorprendere. La sua ironia è contagiosa e l’allegria aleggia fra i tratti del suo volto regalandogli un’aura molto goliardica. La signora De Alberti, che ha accompagnato il marito, è stata costretta a frenare i suoi molteplici entusiasmi letterari, sorridendo con aria benevola. Dopo Ritorno a El Alamein, Enea è già pronto per mettere in moto la sua penna verso nuove sfide.

Sabrina Grementieri. Sabrina è uno degli autori “scippati”, a EEE, da una grande realtà editoriale. Donna speciale e multitasking, ancora una volta ha confermato di essere infaticabile. Dopo Una seconda occasione e Noccioli di ciliegie, Sabrina, in compagnia del suo inseparabile trolley color zucca fluorescente, è pronta per nuove avventure.

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In conclusione, la presenza degli autori, a un evento non correlato alla presentazione di una loro opera, ma strettamente legato alla propria CE e alle tematiche esposte nel libro di una collega, dimostra quanto Piera Rossotti sia riuscita a valorizzare ognuno dei propri autori, facendoli sentire parte di un progetto più ampio e non semplicemente un codice ISBN.

Ritorno a El Alamein: mistero fra le dune

La promozione di questa settimana.

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Ritorno a El Alamein non è un romanzo di guerra, diversamente da quello che si può pensare, leggendo il titolo, è un libro ricco di avvenimenti, che ripercorrono un lasso di tempo in cui il passato si mescola, portando alla luce una realtà particolare e strabiliante. L’elemento sovrannaturale, filo conduttore nella trama, accompagna i protagonisti verso quella che sarà l’avventura di tutta una vita. Enea De Alberti conduce il lettore attraverso le fasi che porteranno Franz a scoprire come e perché è diventato Mario…

La trama:

Mario, un ragazzo di Arona, classe 1920, muore a vent’anni tra le sabbie di El Alamein, condividendo il destino di tanti altri giovani ai quali una guerra – una qualsiasi guerra – ha sottratto il diritto alla vita.
Trent’anni dopo, inspiegabilmente, un giovane tedesco, Franz, scopre a poco a poco che dentro di lui rivive il Mario, del quale non aveva mai neppure sentito parlare, e questa “reincarnazione” negli anni Settanta è talmente ben riuscita da convincere davvero tutti – ex fidanzata, ex commilitoni superstiti… – perché il ragazzo è a conoscenza di dettagli e avvenimenti che soltanto il vero Mario potrebbe ricordare.
Così, Mario-Franz ritrova amici e conoscenti, ed anche la ragazza di cui era innamorato, Pinuccia, che, messa alla porta dalla famiglia, ha dovuto prostituirsi per vivere e mantenere il figlio che Mario non sapeva di aver generato. A poco a poco, il reduce redivivo ricostruisce la sua vita e quella della donna amata, ma il richiamo di El Alamein e il desiderio di ritornare là dove è morto è troppo forte. Questa volta, però, non sarà solo, ma accompagnato dalla sua donna.
L’elemento fantastico che caratterizza e rende intrigante tutta la storia è il motivo conduttore che permette una ricostruzione cruda ma convincente dell’epoca fascista prima, di alcuni scenari della seconda guerra mondiale e della lotta partigiana poi, per finire con uno scorcio dell’Italia degli anni ’70.
Un romanzo a tinte forti, ben ritmato, denso e ricco, con personaggi a tutto tondo “di carne e di sangue”, capaci volta a volta di amore o violenza, vendetta o perdono.

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