La musica classica nei libri: tanti consigli di lettura – Il Libraio

Finire su Il Librario offre una certa soddisfazione!

L’autore Franco Pulcini, che per lungo tempo ha fatto parte della scuderia EEE, non ha dimenticato le proprie origini e lo ha sottolineato in questo articolo apparso sul sito Il Librario.

La musica classica nei libri: tanti consigli di lettura – Il Libraio

Franco Pulcini, scrittore, professore e critico musicale, consiglia su ilLibraio.it una serie di romanzi in cui c’è spazio per la musica classica

di Franco Pulcini

La musica classica è da sempre cara alla letteratura. Molti dei più grandi scrittori d’ogni tempo ne hanno scritto nei loro libri: da Thomas Mann a D’Annunzio, passando per Lev Tolstoj, Milan Kundera e Julian Barnes. Su IlLibraio.it i consigli di lettura del musicologo Franco Pulcini, in libreria con il romanzo “Delitto alla Scala”

Chi ama trovare la musica e i musicisti nella letteratura ha solo l’imbarazzo della scelta. Il capolavoro in questo senso è il Doktor Faustus di Thomas Mann, sul problema della spinosa musica contemporanea, un autore che ha sempre inserito l’arte dei suoni nei suoi romanzi e racconti. Prima di lui, già D’Annunzio si era dedicato alla musicografia letteraria: nel Trionfo della morte un intero capitolo è dedicato all’evocativa descrizione del Tristano e Isotta di Wagner. Anche Proust era musico-dipendente, e il suo rapporto con la musica, come per Mann, è argomento di dotti saggi. La sua prosa sublime riusciva a rendere ispirata anche qualsiasi lagna da salotto. Ma questi grandissimi non sono certo stati i primi. E senza iniziare dal mito di Orfeo, basta ricordare il romanzo breve di Lev Tolstoj La sonata a Kreutzer, sul potere sensuale della musica, che spinge i deboli sensi della donna all’adulterio. No comment. A proposito di russi, di recente ho letto Il rumore del tempo di Julian Barnes, sulla vita di Dmitrij Šostakovič. Vi azzarda la difficile convivenza della verità storica con la creatività letteraria. Non è niente male, anche se una volta le chiamavano “vite romanzate” e ci dicevano di tenercene alla larga. Infatti Milan Kundera, il cui padre era un musicologo moravo collaboratore di Janáček, quando ha trattato del grande musicista ceco lo ha fatto in forma saggistica (I testamenti traditi) e come scrittore si è tenuto in genere lontano dalla musica.

A me piacciono i racconti di fantasia con protagonista la scatenata follia dei musicisti: ricordo l’oltraggioso e strepitoso romanzo Insaziabilità del polacco Stanislaw Witkiewicz sulla decomposizione dei valori, con musiche e musicisti altrettanto debosciati. Ho letto volentieri Il caso Bellwether di Benjamin Wood, un romanzo recentissimo; non importa che fosse incentrato su un musicista minore come Mattheson, tanto la musica viene solo descritta, non ascoltata. Una musicista invece molto concreta è l’arpista Noga ne La comparsa di Abraham Yehoshua, che torna ed essere una persona vera quanto riprende il suo posto in orchestra e torna a vivere nella musica.

Uno dei miei scrittori preferiti – Thomas Bernhard, altro appassionato di musica – ha pubblicato un libro su tre pianisti che s’incontrano a Salisburgo: Il soccombente. Il risentimento e l’odio tra interpreti trova comunque il suo culmine ne La pianista di Elfriede Jelinek, da cui il bellissimo film con Isabelle Huppert. La serie dei pianisti letterari è lunga, ma voglio ricordare La leggenda del pianista sull’oceano di Alessandro Baricco, uno scrittore che quando parla di musica, lo fa sempre con arguta cognizione di causa. Se poi parliamo del mondo dell’opera, è come entrare nei grandi archetipi narrativi.Io stesso mi sono dilettato con un romanzo, Lei è una grande, che è una parafrasi paradossale del Cavaliere della rosa di Strauss, opera che “l’eroe” va a vedere all’Opera di Vienna al centro della vicenda.

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Intervista a Franco Pulcini

Intervista a Franco Pulcini

il maltempo dell'amoreLa trama di “Il maltempo dell’amore” catapulta immediatamente il lettore all’interno della storia, catturandone l’attenzione al punto da costringerlo a proseguire fino alla fine. Lo stile fluido, scanzonato, semplicemente ricercato, crea la giusta atmosfera per porre dei personaggi su una barca e trascinarli per mare, in mezzo alle più disparate avventure e disastri. Fra un cambio di rotta e un approdo, la storia s’intreccia e s’infittisce portando i protagonisti a vivere una spy story indimenticabile, in cui la drammaticità è spesso stemperata dall’ironia e dalle caricature con cui Franco Pulcini dipinge determinati ruoli per gli avversari.

  • Come nasce l’idea di utilizzare il mondo marittimo per ambientare una storia?

La scrittura non è nuova alle storie di mare. Si sa che i comportamenti di marinai e capitani sono spesso sbrigativi, per non dire brutali. Per mare non c’è tempo per i complimenti, come in un salotto. Il mare è solitudine, sopravvivenza. Di qui l’idea di una resa dei conti fra due amanti in via di separazione, entrambi con un brutto carattere. Sono due che si amano e si detestano. Li ho imbarcati, e poi loro – tu sei una brava scrittrice, e lo sai meglio di me – han fatto tutto da soli…

  • Tenendo conto del linguaggio tecnico e ricercato, quanto Franco Pulcini è in realtà un amante del mare e della vela?

Sono velista e amante del mare, anche perché un po’ misantropo. Ho un amico editore che mi ha spiegato che i lettori hanno piacere di imparare cose leggendo una storia. Così, mentre i miei due innamorati-nemici si strapazzano, i lettori fanno anche un piccolo corso teorico di vela e navigazione, senza il pericolo di bagnarsi o di essere insultati dagli istruttori di Caprera o della Lega navale.

  • I tuoi personaggi si trovano sempre sopra le righe, non fanno mai quello che il lettore si aspetta e non si possono considerare come delle “normali” figure letterarie. Chi e che cosa ha ispirato questa scelta?

Beh, non mi piacciono le persone troppo normali… Loro sono due pazzi scriteriati in preda a una pericolosa esaltazione narcisistica. Però, proprio perché personaggi ‘estremi’, posti in una situazione ‘estrema’, se non letterari, divengono quanto meno cinematografici. So che un mondo di ricchi capricciosi, messi a confronto tra loro, può anche non piacere, ma per chi scrive cercare di rendere interessanti personaggi detestabili di primo acchito è una sfida che ti aguzza l’ingegno.

  • In uno dei commenti che ti sono stati rivolti vieni paragonato a Moravia o a Kundera, ti ritrovi con questi accostamenti o ti senti più affine a qualche altro scrittore?

Mi vergogno un po’ a dirlo, ma, sebbene abbia letto molto Kundera, non ho mai letto Moravia. Io non sono un grande lettore, e francamente non saprei dire a chi assomiglio. A me piacerebbe scrivere con la profondità di Jonathan Franzen. Una mezza pagina di Alice Munro mi fa venire voglia di lasciar perdere la scrittura. Ho adorato scrittori tosti e ossessivi come Elfriede Jelinek e Thomas Bernhard. Fra gli autori di EEE, ammiro molto Paolo Ferruccio Cuniberti. Ma non credo di assomigliare a nessuno dei citati. Mi scappa sempre qualche sarcasmo di troppo. Non prendo la vita abbastanza sul serio.

  • La passione veleggia per tutta la storia, portando venti di burrasca in ogni incontro/scontro fra René ed Ede. Una tematica romantica che ben si adatterebbe anche a una scrittura femminile. Come affronta il “rosa” uno scrittore di sesso maschile?

Gli uomini, sui sentimenti, sono spesso debolucci. Vanno appena un po’ meglio con le passioni. Ma anche qui, quelle secchione delle donne li sbaragliano. La mia storia d’amore è al limite con l’attrazione fatale. Il suo nucleo si fonda però su di un archetipo diverso: l’uomo arcaico che infuria per la difesa della donna, indipendentemente dal fatto che l’ami o la detesti. Inoltre la vuole strappare al rivale. Roba da uomini. Che però può piacere anche a donne stufe del rosa sospiroso e avide di mitologia.

  • Quale dei personaggi del tuo libro si avvicina di più allo scrittore? Ovvero, quale dei personaggi da te descritti, raccoglie in sé parte del tuo carattere e del tuo modo di vedere la vita?

Evidentemente il protagonista, in forma di proiezione di desideri. E non alludo al fatto che mi piacerebbe essere quel che non sono (giovane, bello, milionario, impavido velista), ma perché la finzione narrativa è l’unico luogo in cui puoi uccidere. Da bambino ho sognato molto spesso di uccidere per autodifesa. Poi ho smesso, ma qualcosa deve essere rimasto. Il versante saggio della mia natura è però incarnato dalla nonna di Ede, alla quale vanno anche le simpatie di diversi lettori, oltre che la mia.

  • Sappiamo che sei un grande appassionato di musica. E la musica, in quanto ritmica, fa parte di ogni cosa della vita, a partire dal battito del cuore per finire al nostro muoversi negli spazi. Quanto conta il giusto “ritmo” nella stesura della trama di un romanzo?

I suoni delle parole sono parte integrante del loro vero significato. La lunghezza dei periodi deve avere varietà. La ricchezza del linguaggio è simile a quella dei suoni e dei suoi impasti. La punteggiatura segue i respiri della lettura e gli ingombri nella mente. Gli spazi della narrativa devono essere precisi. Scrivere un periodo è come ammobiliare una stanza di frasi. Ci dobbiamo sempre dare una forma, magari per trasgredirla. Anche la prosa ha una sua metrica, come la poesia. Chiunque desideri scrivere bene usa metri e versi nascosti. Spesso irregolari, ma attentamente costruiti e ben rifiniti. La scrittura è poliritmica, perché con una mano battono il tempo i significati e con l’altra lo batte il suono delle parole.

  • Quali sono state le difficoltà che hai potuto riscontrare nello scrivere il tuo libro? E quali sono state le tue impressioni in merito all’odierno mondo editoriale?

Non credo di avere avuto difficoltà nello scrivere il mio libro, a parte il fatto che in origine aveva una continuazione diversa ed era molto più breve. Quando l’ho riscritto, ho tagliato alcune parti e una coda di una cinquantina di pagine, che avrei anche potuto lasciare con qualche aggiustatura. È curioso che alcuni lettori si chiedano cosa hanno fatto dopo i protagonisti: io lo so. Uno mi ha anche chiesto di leggere la continuazione tagliata, ma io non gliel’ho data perché non è del tutto coerente con la storia come è ora.

Penso che l’editoria attuale debba puntare sui long-seller, perché un e-book può restare in catalogo per anni finché qualcuno si accorga che è bello, se lo è… Spero che venga presto il momento in cui ci siano in giro meno instant-books, cartacei effimeri di televisivi, politici, giornalisti, persone famose, e più e-books molto meditati e ben rifiniti di aspiranti scrittori che se la giocano tra loro a chi è più bravo sulla distanza. Un collega che presentò un mio saggio esordì al Salone del libro di Torino del ’93 dicendo: “io non ce l’ho con i politici perché sono intriganti, bugiardi e disonesti, o perché mandano in rovina il paese, che tanto ci andrebbe comunque, MA PERCHE’ SCRIVONO LIBRI!!!!”

  • Quando Franco Pulcini non scrive, come occupa il proprio tempo?

Mi guadagno da vivere, tanto come insegnante al Conservatorio, quanto come esperto di storia della musica e drammaturgia alla Scala. Poi faccio il musicologo e vengo chiamato per scritti e conferenze su quegli autori di cui sono esperto, come Janacek e Sostakovic. Vado al mare e in montagna con mia moglie. Mi dedico alla casa. Viaggio poco. Potrei anche evitare di scrivere romanzi, ma per ora non mi riesce ancora.

  • Quali sono i tuoi progetti futuri?

Se alludi ai progetti letterari, è appena uscito per EEE il mio primo romanzo “Lei è una grande”, rimasto per anni inedito, con la storia di un diciassettenne degli anni sessanta che viene cazziato dalla madre perché a lui piacciono, come dice il titolo, le donne grandi d’età. Non è un noir-rosa-giallo come “Il maltempo dell’amore”, ma un romanzo normale (si fa per dire…). Ne sto scrivendo un terzo, ma sono solo a metà: questo è un ‘giallo con indagine’ di ambientazione musicale: diciamo che è un viaggio nell’inferno del teatro lirico dietro il sipario. Il mio mondo, ancor più della vela.

 

Il maltempo dell’amore

Il maltempo dell’amore: Ore 10 calma piatta… ma non in questo libro.

il maltempo dell'amore

Mentre nel famoso film, Ore 10: calma piatta, la trama prendeva corpo solo dopo determinati avvenimenti, in Il maltempo dell’amore il succedersi delle situazioni crea nel lettore un’immediata empatia verso la storia. E quando tutto pare risolto e il mistero svelato, l’autore con saggezza e maestria capovolge le realtà, portando a gonfie vele la trama verso intrecci decisamente inaspettati. Caratteristici i personaggi, estremamente vivi nei ruoli definiti, suscitano amore oppure odio, antipatia o simpatia, ma sicuramente non indifferenza. Franco Pulcini, scrittore dotato di una certa esperienza, non tralascia niente e la sua ironia traspare attraverso i dialoghi e il modo con cui dipinge i fatti, arrivando al pulp senza comunque eccedere. Un bel thriller da leggere non solo sotto l’ombrellone, ma in qualsiasi periodo dell’anno.

La trama: 

Due velisti spericolati, Ede e René, conducono da maestri la loro meravigliosa barca a vela – Skyla, in carbonio, tutta nera e blu cobalto – tra Liguria, Costa Azzurra e Sardegna, in un mare spesso burrascoso come il loro discontinuo rapporto sentimentale, in quella che dovrebbe essere la loro ultima traversata, una sorta di resa dei conti, prima che la ragazza vada sposa a un ricco libanese.
Impulsiva, passionale e anche un po’ viziata, la bella Ede si è però cacciata in un grosso guaio per debiti di gioco, e finisce nelle mani di un gruppo di criminali russi che si occupano, senza troppi scrupoli, di recupero crediti, coinvolgendo nella rocambolesca avventura anche René.
Tra passioni, gelosie, scelte estreme, questo noir poetico e psicologico trascina il lettore nell’ingorgo affettivo dei protagonisti, a zonzo su un mare calmo e azzurro sotto il sole o tra le onde incattivite e le raffiche di vento di una tempesta improvvisa, offrendo colpi di scena, ritmi veloci e una scrittura ironica e leggera.

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Gli autori EEE a BOOKCITY MILANO

Esordienti in primo piano.

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In occasione dell’evento tenutosi a Milano il 16 novembre presso le Sale Panoramiche del Castello Sforzesco, nel contesto di BOOKCITY MILANO, sono stati diversi gli autori EEE che sono intervenuti a sostegno del proprio Editore, Piera Rossotti Pogliano e della propria “collega” Irma Panova Maino. La conferenza, intitolata Editoria Nativa Digitale: il caso EEE, ha visto avvicendarsi come oratori sia l’Editore che l’autrice, nonché Desiree Pedrinelli, curatrice del blog Letture al Contrario e organizzatrice dell’evento. Questa è stata un’ottima occasione per ritrovare alcuni volti conosciuti e scoprirne di nuovi, un momento socializzante in cui è stato possibile rivolgersi a dei lettori e non soltanto ad altri autori.

Dunque, conosciamo un po’ più da vicino gli autori intervenuti.

Paolo Fiorino. Autore del libro Eroi nel nulla, Paolo ha confessato che sta lavorando su nuovi scritti e noi non vediamo l’ora di sapere che cosa tirerà fuori dai suoi “cassetti”. Classe 1968, appassionato di cinema, ha da sempre preso la scrittura come una sfida personale. Da qualche tempo lontano dai circuiti tradizionali, quali i social network e la rete in genere, Paolo ha promesso di tornare in grande stile.

Andrea Tavernati. Poeta vincitore di numerosi riconoscimenti, ha scritto il bellissimo L’intima essenza, una raccolta di Haiku. Andrea, nonostante le mille difficoltà, è riuscito a essere presente, dando il proprio sostegno morale all’Editore e all’amica Irma. Nato a Pavia nel 1960, Andrea da buon creativo pubblicitario, oltre a scrivere meravigliose poesie è anche colui che spesso suggerisce nuove idee per il brand di EEE. Malato di scrittura fin dall’adolescenza, a 16 anni ha cominciato a scrivere un romanzo fiume. Quando, quattro anni dopo, l’ha concluso e riletto, ha deciso di sotterrarlo in giardino (tratto dalla sua biografia).

Franco Pulcini. Personaggio straordinario, Franco è intervenuto con la moglie, rivelandosi un profondo conoscitore della cultura musicale e di alcuni fra i più grandi compositori dell’est europeo. Ha collaborato con personaggi di spessore, come ad esempio Abbado, Schiavoni e Battiato, e dal 2005 lavora nella Direzione Artistica del Teatro alla Scala in qualità di “Coordinatore scientifico e responsabile editoriale”. Dopo Il maltempo dell’amore è in preparazione un secondo libro che, speriamo, possa avere lo stesso successo del primo.

Andrea Leonelli. Uno dei migliori esponenti del periodo poetico moderno, ha in preparazione la sua prossima silloge che, dopo La selezione colpevole e Consumando i giorni con sguardi diversi, offrirà nuovi spunti di riflessione per gli estimatori dell’arte poetica. Al BOOKCITY MILANO si è offerto di spostare le panche delle Sale Panoramiche, di fare le foto e sostenere le oratrici, a dimostrazione del fatto che un uomo è fatto anche di carne, oltre che di anima.

Cinzia Morea. Autrice new entry di EEE, suo il libro Costantino, Cinzia è una splendida giovane donna che scrive libri improntati a dare la stessa freschezza, dote che le è caratteristica, al mondo che la circonda. Medico ed educatore cinofilo, è da sempre appassionata di favole e leggende. Ha scritto il suo romanzo dopo aver assistito, a Triora, al  Festival delle Streghe. Il suo sorriso ha illuminato la sala.

Enea De Alberti. Enea De Alberti non smette mai di sorprendere. La sua ironia è contagiosa e l’allegria aleggia fra i tratti del suo volto regalandogli un’aura molto goliardica. La signora De Alberti, che ha accompagnato il marito, è stata costretta a frenare i suoi molteplici entusiasmi letterari, sorridendo con aria benevola. Dopo Ritorno a El Alamein, Enea è già pronto per mettere in moto la sua penna verso nuove sfide.

Sabrina Grementieri. Sabrina è uno degli autori “scippati”, a EEE, da una grande realtà editoriale. Donna speciale e multitasking, ancora una volta ha confermato di essere infaticabile. Dopo Una seconda occasione e Noccioli di ciliegie, Sabrina, in compagnia del suo inseparabile trolley color zucca fluorescente, è pronta per nuove avventure.

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In conclusione, la presenza degli autori, a un evento non correlato alla presentazione di una loro opera, ma strettamente legato alla propria CE e alle tematiche esposte nel libro di una collega, dimostra quanto Piera Rossotti sia riuscita a valorizzare ognuno dei propri autori, facendoli sentire parte di un progetto più ampio e non semplicemente un codice ISBN.