Irma Panova Maino e Il suo Libro da Gustare – Voglio andare all’inferno

Lo spazio Libri da Gustare vuole stimolare la fantasia dei lettori e non solo quella.
Dal momento che il vecchio detto recita che “il cibo nutre lo stomaco e i libri saziano la mente“, abbiamo pensato di stuzzicare i nostri autori proponendo loro di abbinare i titoli delle loro opere a una ricetta, un qualcosa che possa dare soddisfazione anche al palato

Voglio andare all'inferno e Tortino di cioccolato con cuore fondente

L’abbinamento, di questo dolce con la trama del libro, nasce quasi per caso. Tuttavia, nel momento stesso in cui ho visto il cuore di cioccolato sciolto, riversarsi nel piatto, fumando bollente, ho capito che era quella la giusta ricetta da accostare. E la motivazione diventa visivamente semplice.

Provate a pensare a quanto possa fare gola questa piccola porzione di cioccolato mentre ve la servono… i suoi aromi si diffondono nell’aria portando automaticamente la saliva a livelli notevoli. Poi il cucchiaino affonda nell’impasto morbido e delicato ed immediatamente un piccolo fiotto di lava bollente si spande sulla superficie del piatto.

Ebbene, semmai aveste fatto l’errore di assaggiare quella lava invitante, sapreste bene quanto sia calda e ustionante. Dunque, come avrei potuto non paragonare il tortino, all’apparenza così delizioso e innocuo, con la storia che volevo raccontare?

Anche l’inferno per Kam (il protagonista) appare meraviglioso e innocuo, ma quel cuore bollente e ustionante… alla fine lo porterà verso il suo destino.

Voglio andare all'inferno

Tortino di cioccolato con cuore fondente

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L’immagine della pietanza è tratta da: ricetta.it

Ingredienti

farina 00 40 g di farina 00
burro 200 di burro
zucchero 160 di zucchero semolato
uovo 4 uova
cioccolato fondente 200 g di cioccolato fondente
zucchero a velo q.b. zucchero a velo

Preparazione

Per preparare i nostri tortini dal cuore morbido, per prima cosa tagliamo a pezzetti il cioccolato fondente e facciamolo sciogliere a bagnomaria insieme al burro e lo zucchero.

Mescoliamo bene poi quando il composto è cremoso e omogeneo, togliamolo dal fuoco e facciamolo raffreddare a temperatura ambiente.

Dopodiché aggiungiamo le uova una alla volta, in modo da incorporarle bene all’impasto. Aggiungiamo anche la farina setacciata e mescoliamo bene il tutto.

Imburriamo e infariniamo otto stampini in alluminio, monoporzione: facciamo attenzione a questo passaggio, cerchiamo di imburrare in modo omogeneo per evitare che il dolce non si stacchi quando cercheremo di capovolgerlo.

Versiamo il composto negli stampini con un mestolo, poi ricopriamoli con della pellicola trasparente e facciamoli riposare per quattro ore in freezer.

Trascorso questo tempo, mettiamoli in forno statico preriscaldato a 220° per 20 minuti.

A fine cottura, capovolgiamo gli stampini su un piatto, così da estrarre i tortini. Spolveriamoli a piacere con lo zucchero a velo e serviamoli ai nostri ospiti.

La ricetta della pietanza è tratta da: ricetta.it

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La trama

Cosa c’è nella testa di un serial killer?

Per il giovane Kam, essere un mostro è la “normalità”. Non può fare altro che seguire la propria indole, dapprima torturando e uccidendo animali, poi passando ad uccidere gli esseri umani. Soltanto così, dando la morte attraverso il dolore, un serial killer riesce a godere.

Un grave incidente, che lo riduce in fin di vita, offre il destro alla Morte per fargli dare un’occhiata all’inferno: Kam è sorpreso dall’aspetto bucolico del paesaggio, dalla vita che si può condurre nell’aldilà, continuando a fare ciò che procurava piacere durante la vita.

Per lungo tempo Kam continua a vivere e ad essere un serial killer, senza mai venire scoperto, soddisfatto per la sofferenza che riesce a procurare alle sue vittime.

Quando, un giorno, muore davvero, si ritroverà all’inferno, che è veramente il luogo ameno che in passato gli ha mostrato la Morte, e qui potrà continuare a seguire le proprie pulsioni.

Ma allora, non c’è una punizione per chi ha fatto delle scelte così terribili come quelle del protagonista? In che cosa consiste davvero l’inferno?

Kam lo scoprirà ben presto…

La stanchezza del web

La stanchezza del web

Il web, un tempo luogo sovraffollato, oggi lamenta un silenzio inquietante. La poca voglia di comunicare è un fattore passeggero? Oppure diventerà sempre più frequente?

di Irma Panova Maino

Nulla è più stancante come stare tutti i giorni sui social ed essere presenti sul web.

Partendo da questa affermazione e tenendo presente che le considerazioni che vengono fatte vertono sempre su quanto gira attorno al mondo editoriale e letterario, parlare di “stanchezza” in questo caso ha un significato ben preciso: la mancanza di voglia di interazione sociale.

Persino litigare sui social non è più divertente.

Questa sorta di moria la si vede un po’ ovunque, la si scorge sui profili sociali degli utenti, nella mancanza di commenti, perfino nella mancata partecipazione ad eventi in cui non sono richieste particolari capacità, impegno e presenza costante.

Il boom sociale dell’inizio millennio è andato esaurendosi, corroso dall’energia impiegata in polemiche, dibattiti accessi su qualsiasi argomento, anche i più futili, disgregato da assurde corse all’ultima parola e da inutili passaparola sull’ultima bufala di moda. Quante ore sono state spese in sterili chat su messanger? In vane discussioni su gruppi whatsapp? E, in altrettanto infruttuose contese su qualsiasi altra piattaforma sociale?

Quante volte abbiamo scatenato, anche senza volerlo, polemiche assurde nate a causa di un post infelice? Oppure a causa di una battuta che avremmo voluto che fosse solo spiritosa? O magari a causa di una nostra ingenuità o distrazione?

Scrivere qualsiasi cosa e immetterla nella rete è diventato uno sport pericoloso e bisogna stare attenti a tutto e a tutti perché qualsiasi termine può essere male interpretato e un qualsiasi accostamento di parole può essere visto come un atto discriminatorio, razziale, vessatorio, ingiurioso e, comunque, discutibile.

Forse, proprio per questo motivo, i social stanno diventando luoghi di silenzi, di ectoplasmi evanescenti, di presenze inquietanti che spuntano e svaniscono alla velocità di un battito di ciglia. E le volte in cui, finalmente, si trova un po’ di “movimento”, sono quelle dove è appena esplosa la bagarre per… per? Per che cosa?

Nel nostro campo le motivazioni sono sempre le stesse: una recensione negativa, un autore mal visto da un altro autore, un editore poco trasparente, un libro copiato (forse). Eppure, anche in questo caso, se fino a un paio di anni fa questi fattori avrebbero scatenato faide destinate a far impallidire Il trono di spade, oggi si esauriscono con la stessa velocità con cui sono esplose e nel giro di pochissimo torna a regnare il silenzio di sempre.

Un silenzio rilassante per i nervi e per le sinapsi, ma poco edificante per chi con il web lavora e ha bisogno di poter avere dei riscontri. Ciò di cui si lamentano gli addetti ai lavori, quelli che con la rete ci vivono, è proprio la mancata interazione con le utenze. E, a parte i soliti “idioti” che commentano in modo inappropriato sotto qualsiasi post, i pareri interessanti, quelli dati dalla gente comune che un cervello ce l’ha e lo sa usare benissimo, mancano e latitano clamorosamente. Il punto, sempre stando alle statistiche, alle analisi dei dati e ai monitoraggi, è che le persone leggono, leggono di tutto, leggono decine, centinaia, migliaia di articoli tutti i giorni… ma non commentano, non interagiscono, evitano di proposito di dire la loro.

L’epoca del “commento a tutti i costi” pare essere tramontata, il desiderio di voler comunque lasciare un segno del proprio passaggio, magari anche solo con un emoticon, sembra essersi spenta nel mare dell’indifferenza, del già visto e del già letto, e la voglia di poter dare una propria opinione, anche se stringata e minimalista, sembra essere definitivamente naufragata come il Titanic colpito dall’iceberg di un eccesso di comunicazione.

Ed è forse proprio in questo che si cela il nodo gordiano: Troppa comunicazione crea, infine, la mancanza della stessa.

La libertà di parola ha costruito il muro del silenzio e l’enorme scelta di mezzi, con cui più facilmente si può entrare in contatto con gli altri, ha per assurdo innalzato i confini dietro i quali è più facile nascondersi. Da qui la latitanza e la stanchezza del web. La necessità, quasi viscerale, di tornare a un contatto più reale e meno virtuale, più umano e meno robotico, a un linguaggio più parlato e meno binario.

Nella mia visione di un futuro più roseo esiste un giusto equilibrio fra mondo virtuale e reale, ovvero una corretta interazione che riporti la gente comune sul web e non solo per girare nei siti a luci rosse o per “spiare” i vicini di casa.

Irma Panova Maino e il Gioco di Libri – Scintilla vitale

gioco-di-libriIrma Panova Maino e il Gioco di Libri – Scintilla vitale

Talvolta è capitato di passare qualche ora, in buona compagnia con gli amici, cercando di indovinare quale fosse il soggetto estratto e ponendo domande del tipo: “Se fosse una città, quale sarebbe?”

Ebbene, abbiamo chiesto ai nostri autori di abbinare il titolo del loro libro a una città, un colore, un animale, un quadro e una canzone. Ed ecco uno dei risultati.

Scintilla vitale

Sinossi

  L’intreccio del romanzo è semplice: Lei, Lui e L’altro. Ma non è il classico triangolo meyeriano, tutto buonismo e sentimenti puliti. È un triangolo atipico nella sua banalità, con personaggi insoliti e stuzzicanti, che sanno essere profondamente dolci e terribilmente insopportabili, che fanno la cosa giusta e quella sbagliata contemporaneamente: insomma, sono umani. Nonostante l’unica umana sia Lei, anche se pervasa di una sorta di sovrannaturalità dovuta alla sua malattia, che le fa perdere il senso umano della vita in quanto ha vicinissima la morte. Lui è un vampiro, personaggio dotato di ammirevole self-control, che qui però vediamo essere il più in difficoltà. Probabilmente perché essere un vampiro innamorato e più difficile che essere una prostituta con l’AIDS. L’altro è un licantropo, che solo apparentemente sembra essere importante per Lei. In realtà lo è molto di più per Lui, a causa del rapporto profondo che lega le due figure maschili una all’altra. Lo stile è trascinante, coinvolgente, con dialoghi brillanti e mai scontati. La prima battuta che mi ha fatto capire che mi sarebbe piaciuto?

Lei, in una stanza con il vampiro e un uomo morto: “Nooo! Ma che dici? Non vedi quanto mi diverto a stare qui, nuda, legata ed in compagnia di due cadaveri?”

di Elisa Vangelisti

Se “Scintilla vitale” fosse

 

Una città: Londra

I vicoli stretti e bui di Londra potrebbero fare da cornice all’inizio della vicenda raccontata in Scintilla Vitale, se non altro per le atmosfere cupe. Tuttavia è tutta la vita notturna di una grande metropoli ad essere coinvolta. Un luogo in cui il prosperare di etnie e culture diverse potrebbero permettere ad altre “SPECIE” di convivere indisturbate con gli esseri umani.

 

Un personaggio: Domino

Domino è un personaggio interpretato da Keira Knightley nell’omonimo film del 2005, diretto da Tony Scott, con la partecipazione di Mickey Rourke. La vicenda è ispirata alla vera storia di Domino Harvey, figlia di una modella e di un attore, che intraprende la carriera della cacciatrice di taglie.

Per me Domino è l’esatta immagine di Carrie (la protagonista femminile), la sua trasposizione visiva.

 

Una pietanza: Pad thai

Il pad thai è un tipico street food thailandese a base di noodles di riso saltati al momento nel wok con l’aggiunta di gamberi, carne o tofu, oltre che verdure, arachidi, spezie e saporiti condimenti come succo di tamarindo o salsa di pesce.

Rappresenta egregiamente l’essenza e l’armonia della cucina thailandese ed è in grado di trovare l’equilibrio perfetto fra note salate, dolci, amare, acide e piccanti! Tenendo conto della trama proposta in questo libro, il connubio di sapori così contrastanti non può che essere perfetto.

La ricetta si può trovare su:

ricette.giallozafferano.it

Una canzone: Mea Culpa

Mea Culpa è un brano estratto dall’album MCMXC a.D del gruppo musicale tedesco Enigma. Il ritmo trascinante, sensuale e coinvolgente ben si accosta alle tematiche proposte e alle atmosfere che spesso vengono descritte.

Scintilla vitale è anche in versione free

Dettagli del libro

Formato: ebook e cartaceo
Dimensioni file: 592 KB
Lunghezza stampa: 225
Editore: EEE-book (21 novembre 2011)
Venduto da: Amazon – Kobo – StreetLib – EEE
Lingua: Italiano
ISBN: 978-88-6690-022-1

Irma Panova Maino e La sua Postazione

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Irma Panova Maino e La sua Postazione

Ogni autore possiede una propria postazione in cui le idee prendono forma e le parole scorrono velocemente sul monitor. Per i più conservatori esistono ancora gli scrittoi, carta, penna, talvolta calamaio. Tuttavia, a prescindere dal mezzo con cui si esprimono i pensieri, la magia che scaturisce è quella insita in ogni forma d’arte e noi vogliamo farvi vedere come se la cavano i nostri autori.

Le radici

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La mia postazione è situata in un luogo completamente nuovo e non è sempre stata quella che vedete ora. Anzi, per molto tempo la mia postazione è stata un netbook molto piccolo che mi sono portata dietro in tutti gli innumerevoli viaggi.

Con il net ho scritto molti dei miei romanzi e racconti nelle sale d’aspetto degli aeroporti, nelle hall degli alberghi, in taxi e nel corso di qualche transfert da un luogo all’altro. Forse qualche personaggio è addirittura scaturito da qualcuno che ha attratto la mia attenzione e il cui comportamento ha fatto scattare l’ispirazione.

Il piccolo net ha fatto davvero un lavoro egregio perché, per quanto piccolo fosse e per quanto le sue prestazioni non fossero eccezionali, è riuscito a dare corpo a ogni mia fantasia e a mettere insieme le trame che hanno poi fatto nascere i miei libri.

Nella sua memoria sono state contenute centinaia di cartelle, milioni di parole, centinaia di personaggi… anche tanti file che sono rimasti lì, in attesa di essere sviluppati, che forse non vedranno mai la luce.

Da qualche tempo, però, la mia vita ha preso una piega un po’ meno vagabonda e questo mi ha permesso di ampliare la mia postazione, rendendola più comoda e molto più prestante. Un computer fisso, diversamente da un portatile, offre la possibilità di installare hardware e software migliori e più potenti.

Tuttavia, come potete vedere nella foto, oltre al pc c’è anche il mio fidato tablet, quello che mi permette di portare con me i libri a cui tengo e che leggo appena riesco. Intorno alla tastiera ci sono alcuni oggetti che mi sono cari e che mi aiutano a concentrarmi, oltre a uno dei miei “draghi”, simbolo dello zodiaco cinese a cui appartengo.

Non solo, proprio da questo pc, di solito, svolgo le mie mansioni come responsabile per l’ufficio stampa EEE e preparo le iniziative, nonché le promozioni per il Mondo dello Scrittore.

Dunque, non solo un luogo in cui creare ma anche un posto in cui una passione diventa un lavoro, nel senso più positivo del termine.

A proposito, le foto qui sotto sono le mie 😀

Irma Panova Maino e Il Gioco di Libri

gioco-di-libriIrma Panova Maino e Il Gioco di Libri – Il peccato di Rennahel

Talvolta è capitato di passare qualche ora in buona compagnia con gli amici, cercando di indovinare quale fosse il soggetto estratto e ponendo domande del tipo: “Se fosse una città, quale sarebbe?”

Ebbene, abbiamo chiesto ai nostri autori di abbinare il titolo del loro libro a una città, un personaggio, un piatto tipico e una canzone. Ed ecco uno dei risultati.

Il peccato di Rennahel

Sinossi

 Rennahel_EEE Il peccato di Rennahel è un libro che parla con molte voci all’animo di chi lo legge.
Può essere letto come una storia d’amore con ambientazione Urban Fantasy e niente del piacere della lettura di questo tipo di narrazione sarà deluso o disatteso. Ma oltre la superficie del libro, la storia tratta di argomenti importanti e che non perdono valore nemmeno nella vita reale. Infatti, razzismo, intolleranza e violenza fra individui diversi fra loro riempiono quotidianamente le cronache dei nostri giornali e telegiornali. L’argomento viene affrontato, come è solita fare l’autrice, trasponendolo in un mondo sovrannaturale che però è uno specchio della nostra società. E il messaggio positivo che ne ricaviamo è che l’amore è sempre possibile, anche quando si è diversi e si appartiene a mondi apparentemente lontani e inconciliabili.

Se “Il peccato di Rennahel” fosse

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Una città: Praga

Che altro, se non Praga? Per prima cosa perché è la mia città, quella in cui sono nata e poi perché il libro è ambientato proprio fra le atmosfere magiche della capitale boema. Per quanto esistano luoghi più conosciuti, gettonati e visitati, Praga possiede un fascino tutto suo, sia per gli aspetti folcloristici che la caratterizzano, sia per le leggende metropolitane che trovano comunque diversi riscontri piuttosto reali. È una città complessa e per certi versi piuttosto ambigua, nulla è mai come sembra, nemmeno chi vi abita. L’aspetto, all’apparenza innocuo, cela molti lati spigolosi, anche pericolosi. Il suo sottobosco urbano riserva amare sorprese per gli incauti e, non a caso, è diventata il centro nevralgico di scambio, per merci lecite e illecite. Ciò nonostante, quando i primi raggi del sole primaverile colpiscono i tetti ricoperti di rame, Praga risplende maestosamente, facendo dimenticare le ombre della notte.

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Un piatto: Cocktail di gamberetti

Ho amato fin da piccola questo antipasto, il suo gusto ricco e deciso ha da sempre catturato il mio palato, lasciando quel retro gusto dolce (dato dal gamberetto stesso), seppur speziato (il cognac ha il suo perché), molto gradevole. Anche se la ricetta può sembrare semplice, in realtà non è così facile trovare una preparazione fatta a regola d’arte.

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Un personaggio: Dorian Gray

Ambiguo, controverso, affascinante e trasgressivo allo stesso tempo. Dorian Grey è il personaggio che, insieme a Jekyll e Hide, costituisce l’emblema di una letteratura portata sulla doppia raffigurazione di un particolare aspetto. Lo yin e lo yang, il buio e la luce. Il peccato di Rennahel propone questa tematica, lasciando al lettore decidere chi dei due protagonisti sia l’uno o l’altro.

Una canzone: Gotan Project – Santa Maria (del buen ayre)

Il tango rappresenta al meglio questo libro, proponendo il duello amoroso fra i due protagonisti, con le stesse note cadenzate e passionali di questo brano musicale. Un mix di sensualità e determinazione, tipico delle movenze che i ballerini compiono, restando sempre fedeli ai propri ruoli.

Dettagli del libro

  • Formato: Formato Kindle
  • Dimensioni file: 1230 KB
  • Lunghezza stampa: 148
  • Editore: Edizioni Esordienti E-book (7 marzo 2016)
  • Venduto da: Amazon – Kobo
  • Lingua: Italiano
  • ISBN: 978-88-6690-302-4

Irma Panova Maino e il valore terapeutico della scrittura

Irma Panova Maino e il valore terapeutico della scrittura

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di Irma Panova Maino

Scrivere crea un senso di liberazione, di sollievo e diventa una vera “palestra” in cui sfogare tutte le energie, le frustrazioni e persino le delusioni.

Altrimenti perché mai si dovrebbe scrivere? A scuola impariamo l’arte della scrittura puramente a livello “tecnico”, prima a mettere insieme le lettere, scritte con bella mano, e poi a mettere insieme le parole, stando attenti a tutte le regole grammaticali che distinguono un testo comprensibile da uno poco leggibile. Tuttavia, nessuno insegna come esternare ciò che si ha dentro. Non esiste alcuna legge, suggerimento, elenco che possa fornire istruzioni adeguate sul valore dell’esternazione e su come questa possa essere effettuata. Soprattutto non sono segnalate le controindicazioni, anche se queste poi esistono con l’andare del tempo.

Spesso basterebbe mettere nero su bianco i propri pensieri per cogliere le soluzioni, per sciogliere i nodi e arrivare al nocciolo effettivo di una questione. Forse tanti dubbi e malintesi, soprattutto discussioni, non ci sarebbero nemmeno se solo si fosse perso un po’ di tempo nell’analizzare, per iscritto, i pensieri e le ipotesi. Forse, molta violenza verbale si esaurirebbe sopra un foglio di carta, anche se virtuale, lasciando lì la propria impronta e non sopra altri volti o altra carne.

Il forse, purtroppo, è d’obbligo, ma tant’è che molti autori (e loro lo sanno), utilizzano proprio la scrittura per eviscerare dall’anima tutta la negatività che li circonda, offrendo buoni spunti alla positività e alla speranza. Sono sogni, è vero, mere chimere che a volte possono produrre un effetto risonante piuttosto spiacevole, ma è il carattere dello scrittore che alla fine predomina e il suo stile, il suo bisogno di esprimersi, talvolta, resta tristemente legato al proprio scritto. Quindi, se da una parte è vero che nella maggior parte dei casi lo scrivere può calmare l’anima, dall’altra è anche vero che può diventare la fonte di altre paranoie, fornendo spunti ulteriori per estraniarsi dai rapporti sociali. Forse, per questo molti scrittori diventano esseri solitari, chiusi nei propri mondi immaginari, intrappolati fra trame e personaggi.

Provate a immaginare cosa accadrebbe se doveste svegliarvi e scoprire che siete stati catapultati in uno dei vostri libri…

Gli autori horror potrebbero iniziare a provare serie apprensioni, ma anche per altri generi non sarebbe così semplice uscire indenni dall’immaginario. Dunque, nei nostri scritti riversiamo ciò che il nostro subconscio elabora, creando altre realtà parallele e se questo da una parte ci libera dalla pesantezza dei pensieri, dall’altra frustra le aspettative, diventando, talvolta, un circolo vizioso, pronto per essere sfogato nel libro successivo.

Libri Letti ai Ferri

Libri Letti ai Ferri: Fino all’ultima bugia di Mario Nejrotti  alla prova delle tricoteuses

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Il pomeriggio del 10 febbraio 2016, a Torino, nel quartiere multietnico di San Salvario, alla bibloteca Ginzburg abbiamo chiacchierato del thriller poliziesco di Mario Nejrotti, Fino all’ultima bugia.
L’autore, accompagnato dall’Editore della EEE, Piera Rossotti e dalla lettrice Fausta Pignatelli, si è trovato in Sala Molinari di fronte ad un pubblico composto per la maggior  parte da gentili signore “sferruzzanti”.

Leggiamo da Wikipedia che il termine tricoteuses (da tricot,  lavoro fatto a maglia) veniva anche usato per le donne che stavano intorno al palco della ghigliottina durante la Rivoluzione francese, nella Francia del XVIII secolo, per assistere allo “spettacolo” della decapitazione, mentre continuavano a lavorare a maglia.

Però, l’organizzatrice dell’incontro e coordinatrice dell’iniziativa “Libri letti ai ferri”, Margherita Bratti ha fugato con la sua gentile presentazione ogni “preoccupazione” e le signore si sono dimostrate un pubblico attento e competente.
In un’atmosfera cordiale e divertita, Mario Nejrotti ha raccontato, senza svelare nulla, come è d’obbligo in un giallo, i punti salienti della trama del suo romanzo, che in parte si svolge proprio a San Salvario, a Torino, incuriosendo il pubblico, che si è lasciato condurre per strade e locali abituali per chi vive a Torino.
Il fascino della storia e di luoghi lontani, come l’isola di Vis, davanti a Spalato, in Croazia, dove si rifugia la protagonista Chiara, inseguita da una organizzazione di spacciatori di droga e dal suo misterioso capo, sono emersi dalla efficace lettura di alcune “clip”, molto scenografiche del romanzo.

Una presentazione un po’ fuori dagli schemi, con una regia quasi cinematografica, che ha reso l’atmosfera molto partecipata e complice tra autore e pubblico.
Un bel pomeriggio durante il quale il romanzo d’esordio di Nejrotti, che a due anni dalla sua pubblicazione resiste nei primi cinquanta titoli nelle classifiche di genere di Amazon, ha avuto un buon successo.
L’Editore della Edizioni Esordiente Ebook, Piera Rossotti, ha ricordato che l’autore dal 2013 ha già pubblicato con lei tre romanzi, di cui il secondo, Il piede sopra il cuore, titolo suggestivo per un romanzo storico-fantastico, che si svolge nella Sicilia della seconda guerra mondiale, allo sbarco degli Americani, ha vinto anche il concorso per il “Romanzo Storico” della casa editrice stessa.
L’ultimo nato del medico-giornalista-scrittore torinese è un romanzo giallo classico, Tutta la vita per morire, che è appena uscito in tutti gli store della rete e naturalmente sull’immancabile Amazon. L’iniziativa, ormai consolidata e di successo, dei Libri Letti ai Ferri, che vuole promuovere la lettura (mentre si lavora a maglia) attraverso l’incontro con gli autori, è una delle molteplici attività culturali della biblioteca Ginzburg e del suo Direttore.

Irma Panova Maino

La resa e le Cronache in offerta

La resa degli Innocenti e i tre volumi delle Cronache dal Mondo Parallelo sono in offerta su Amazon.

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Per gli amanti del GTN, in questo caso noir, La resa degli innocenti può trasmettere qualche ora di pura tensione, immergendo il lettore in un’ambientazione cupa. Per gli amanti del Paranormal Romance ironico e, decisamente, per adulti le Cronache dal Mondo Parallelo potrebbero risultare essere una lettura sorprendente e piacevole.

La resa degli innocenti:

la resa degli innocentiCosa fareste se rapissero uno dei vostri figli? E cosa sareste disposti a fare per ritrovarlo? Queste le domande di partenza che si è posta Irma Panova Maino per scrivere un romanzo duro, a tratti crudo, che non lascia indifferenti. Con quel pizzico di sovrannaturale che caratterizza tutte le opere di questa autrice. Barbara è una donna dolorosamente segnata dalla vita per la morte del marito in un grave incidente, ma supera il momento terribile quando si accorge di essere incinta: è il piccolo Marco a darle, per dodici anni, la forza e il coraggio di continuare a vivere. Ma un giorno, una nuova tragedia la travolge: il figlio scompare nel nulla, senza lasciare alcuna traccia. Questo le permette ancora di sperare, di ipotizzare che il piccolo non sia morto, ma che sia stato rapito. Inutile farsi illusioni, certamente la verità che si cela dietro quella scomparsa non può essere che drammatica, ma una madre ha il bisogno di sapere. Marco è stato rapito da chi voleva venderne gli organi, per farlo entrare nel lubrico circuito della pedofilia o per quali altri abietti motivi? Dopo un terribile periodo di depressione, la donna reagisce a suo modo, trasformando se stessa in un’arma letale, disposta a tutto, nascondendo sotto una scorza impenetrabile un cuore che non smette di sanguinare, mostrando all’esterno soltanto durezza e feroce determinazione. Barbara diventa Rian, spietata giustiziera, alla ricerca di qualche traccia del figlio. Una singolare figura maschile le sarà accanto fino alla fine, fino a quando lei troverà tutte le risposte che cerca e anche l’unica pace possibile.

Scintilla Vitale:

scintilla vitaleCarrie è una ventenne che per vivere fa il lavoro più vecchio del mondo. Nonostante la sua giovane età ha però davanti a sé un futuro incerto a causa dell’AIDS, perciò, disillusa dalla vita e dagli uomini, accetta di compiere una missione un po’ insolita e molto pericolosa: Reese, un vampiro tenebroso e testardo, la ingaggia per attirare a sé uomini molesti e assassini che lui prontamente uccide a sangue freddo. Tra i due si crea un legame particolare, benché Carrie non sappia quasi nulla del vampiro, è legata a lui perché le ha salvato la vita. Vorrebbe comunque conoscere qualcosa di più su di lui e sulle sue intenzioni, così, incalzato dalla donna, il vampiro confessa che dietro tutte quelle uccisioni c’è un preciso intento: uccidere un licantropo nemico molto pericoloso. Sebbene Carrie sia una donna molto coraggiosa e le resti poco da vivere, si sente in qualche modo umiliata e tradita da Reese, che sembra considerarla solo come un’esca per le sue prede. Per cui decide di riprendere il suo vecchio mestiere, ma proprio allora incontra un altro uomo da cui si sente particolarmente attratta e che scopre essere non solo un altro essere immortale, ma soprattutto un caro amico di Reese. A differenza del vampiro, però, il licantropo Devlin è molto sensibile e premuroso e tra i due è subito attrazione fatale. Nel rapporto a tre che si crea le differenze tra i due uomini si fanno evidenti: rude e violento Reese, dolce e attento Devlin. Profondamente esperta del sesso, Carrie non conosce però il piacere, che prova per la prima volta soltanto con il licantropo. Ma da questo momento niente sarà più come prima: dubbi, gelosie, interrogativi riempiranno la vita dei tre protagonisti fino allo scontro finale con il nemico e fino alla rivelazione, sorprendente e inattesa per la donna senza futuro, di un figlio cui dare non solo un padre, ma soprattutto un’eternità di amore e serenità famigliare con l’uomo che davvero ama.
Tratteggiato a tinte pastello e intervallato da ampie pennellate di nero e di rosso il romanzo affronta il rapporto tra amore e passione in maniera esemplare, senza lasciarsi sfuggire alcun particolare del conflitto che può nascere nel vissuto dei tre protagonisti della vicenda. Sebbene appartenenti a tre “specie” diverse Carrie, Reese e Devlin conoscono le emozioni forti e il sesso, ma l’esperienza che hanno accumulato non è sufficiente a non farsi sorprendere dall’amore che imprevisto e violento li travolge sconvolgendone l’esistenza. Rifacendosi ai grandi successi di Gena Showalter l’autrice ci fa entrare in un mondo “paranormale” in cui le differenze tra umano e sovraumano sembrano annullarsi quando entra in gioco il sentimento e quando i desideri più profondi dell’umana Carrie rispecchiano anche quelli di vampiri e licantropi. Agli immortali infatti apparentemente non manca nulla se non una compagna con la quale condividere l’eternità a cui sono loro malgrado destinati e condannati.

Il gioco del demone:

il gioco del demone ebookQuesto libro è il secondo volume della serie di paranormal romance “Cronache dal Mondo Parallelo”, della stessa Autrice. Devlin Harmont, avvenente e sensuale nella sua forma umana, appartiene alla stirpe dei licantropi, con l’incarico del Direttivo di mantenere l’ordine nel Mondo Parallelo. Il suo compagno di missione, il vampiro Reese, ha formato una famiglia con un’umana, e Devlin ha bisogno di un nuovo partner. È Angmar la designata, ma c’è un problema: è un demone, e per il licantropo è difficile accettare di stringere il Giuramento di Sangue con un essere tanto diverso da lui… La situazione è ulteriormente complicata da una certa caratteristica sessuale del demone, assolutamente inaspettata… L’imprinting, la forza che lega i maschi licantropi alla loro compagna, è però molto forte, ed è capace perfino di far sbocciare l’amore e di abbattere barriere – anche mentali – che si pensavano inviolabili.

Le risonanze della folgore:

le risonanze della folgorePer ragioni diplomatiche Elsphet, bellissima e potente elfo, sposa il vampiro Ryan, un individuo affascinante, ma tenebroso e crudele, terzo nella successione al Trono del Vampiro.
Il matrimonio, in realtà, è un complotto per uccidere Ryan, sospettato di aver eliminato gli altri aspiranti al Trono. La speranza dei potenti capi del Direttivo è che l’elfo, maltrattata e brutalizzata a più riprese dal consorte, si vendichi uccidendolo non appena se ne presenti l’occasione.
La situazione, però, è molto più complessa e la bella Elsphet si renderà conto di essere stata usata nel peggiore dei modi proprio da chi riteneva al di sopra di ogni sospetto e dovrà prendere la decisione più difficile dei suoi duemila anni di vita, sprigionando tutta la sua energia e il suo potere per sopraffare gli avversari, fino a spingersi quasi ai limiti della sua stessa capacità di sopravvivenza.
Tra scene apocalittiche ed esplosioni di sensualità estrema, la storia si dipana veloce, fino alla conclusione e al trionfo delle forze creatrici e positive, il sesso e l’amore.
Irma Panova Maino è nata a Praga, ma vive in Italia da molti anni.Ha lavorato come tecnico televisivo, poi si è dedicata alla famiglia e, oggi che i figli sono cresciuti, si è lanciata in quello che considera una “crociata pro mostri”. “Cronache dal mondo parallelo”, di cui Il gioco del demone è il secondo episodio, dopo Scintilla vitale (entrambi pubblicati da Edizioni Esordienti E-book) fa parte di un progetto che vorrebbe riabilitare vampiri e licantropi, per lungo tempo considerati dalla letteratura mondiale come protagonisti di incubi di vario genere, o dei mostri. Ma non è forse il genere umano, a volte, più mostruoso dei mostri stessi?

Primo giorno al Salone del Libro

Primo giorno al Salone del Libro

11253860_10203860531022723_1434391860_nQuesto primo giorno in Fiera si sta dimostrando migliore dell’anno precedente. Se non altro il vociare delle scolaresche riempie i corridoi di risate, schiamazzi e di quella allegria tipica dei giovani. Probabilmente la posizione diversa dello stand EEE, sempre rispetto alla precedente edizione del Salone, attira diversi curiosi, sia per le copertine colorate, che i gadget che sono stati abilmente nascosti fra i libri esposti. E se è anche vero che il gadget fa presa, sono poi i libri a diventare protagonisti. Come sempre non mancano i curiosi, gli studenti che chiedono informazioni a proposito della Casa Editrice e gli autori in cerca di un editore che possa credere in loro.

Per il momento è tutto, Piera Rossotti, Sabrina Grementieri, Giancarlo Ibba, Andrea Leonelli ed io vi aspettiamo al PAD 2 stand 114.

I numeri dell’orrore

Una realtà che fa paura.

I numeri dell'orrore

Pedofilia, furto di organi, tratta dei minori. Problemi scottanti e di cui si parla troppo poco, forse perché troppo dolorosi da affrontare, forse perché fanno veramente tanta paura. Pensare di ignorarli però non è assolutamente utile per trovare una soluzione. Irma Panova Maino ne ha parlato, con il suo stile personale, nel libro “La resa degli innocenti” e per fare questo ha svolto delle ricerche documentandosi su quelli che sono i numeri dell’orrore. Cifre spaventose che riguardano il problema della sparizione dei minori, bambini che non tornano più a casa e di cui non si sa più niente. In questo articolo ci illustra le cifre basate sulle sue ultime ricerche.

Irma Panova Maino ha pubblicato con EEE: Scintilla vitale, Il gioco del demone, Le risonanze della folgore, La resa degli innocenti

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di Irma Panova Maino

“Se perdete un coniuge diventate vedovi, se perdete i genitori diventati orfani, ma se perdete un figlio, cosa diventate?”

Con questa introduzione parte un nuovo serial televisivo francese incentrato proprio su un tema che mi sta molto a cuore: le sparizioni dei minori.
Se in Francia ne spariscono quasi 1800 all’anno (di cui molti non vengono ritrovati) L’Italia non è sicuramente da meno.
Che fine hanno fatto Angela Celentano o Denise Pipitone?
Se nel mondo si contano quasi 8 milioni di sparizioni, in Europa ogni due minuti un bambino svanisce nel nulla e se pensate che queste cifre siano esagerate o spaventose, considerate che non tutte le scomparse vengono effettivamente denunciate. Non per il fatto che i genitori preferiscano nascondere l’accaduto, piuttosto per l’impossibilità di gestire una determinata situazione, con la conseguente verifica da parte delle Forze dell’Ordine o degli Enti preposti, nei casi in cui sono coinvolti extracomunitari o clandestini.
Dal 1 gennaio al 31 luglio 2014, quasi 9.000 bambini sono arrivati via mare non accompagnati. Di questi solo 5600 sono stati registrati nelle 1073599_45550087strutture di accoglienza, degli altri non si sa più nulla. Tuttavia, su un totale di quasi 15.000 bambini clandestini, non sempre coloro che li accompagnano sono realmente i genitori e l’impossibilità di stabilire con certezza l’identità, sia degli adulti che dei minori, rende il dato statistico alquanto aleatorio. Forse potremmo pensare che, essendo stranieri, la cosa non ci riguarda. Forse potremmo sentirci sollevati dal fatto che la questione non coinvolge i nostri figli, i quali dormono sonni tranquilli e sono assiduamente controllati dai genitori. Ebbene, se la pensate in questo modo, vi state decisamente sbagliando. I numeri dell’orrore italiani non sono dissimili da quelli francesi (o di quelli di qualsiasi altro paese del mondo) e solo di una piccola parte si sa che fine abbia fatto.
Il Lazio detiene il triste primato di cui stiamo parlando, seguito a ruota da Lombardia e Sicilia.
Per quanto si possa dire che dei tanti allontanamenti da casa molti si risolvono con il ritrovamento o il ritorno della prole, non si possono ignorare tutti quei casi in cui, pur restando sotto l’egida dell’apparente sicurezza domestica, i ragazzi vengono comunque invischiati in situazioni scabrose e pericolose. Circostanze non sempre a lieto fine che, spesso, segnano a vita i minori implicati.
È di marzo il fatto di cronaca che ha visto come protagonista una sedicenne desiderosa di intraprendere una carriera come modella. Adescata su un social network, è stata blandita e convinta a posare per foto via via sempre più hard. Alla fine i genitori si sono accorti delle anomalie comportamentali della figlia e hanno denunciato quanto stava succedendo. L’indagine della polizia di Genova, ha interessato 6 province del nord e centro Italia (Genova, Savona, Alessandria, Milano, Brescia e Roma) e fino a ora ha portato a 5 arresti per violenza sessuale su minori, divulgazione e detenzione di materiale pedopornografico.
Come potete vedere, in questo caso la ragazza non è sparita, ma possiamo davvero dire che non ci saranno conseguenze e ripercussioni? Certo, la giovane è stata fortunata e i genitori sono intervenuti per tempo, ma quante volte accade che la fortuna assista gli ingenui? Quanti sono i casi in cui non c’è stato tempo e la tragedia alla fine si è consumata. Pensate di conoscere i vostri figli, di sapere chi frequentano e chi cerca di adescarli sui social?
Vedo una marea di ragazzine posare in atteggiamenti di cattivo gusto, persino espliciti. Minorenni che mostrano boccucce provocanti, indossando abiti che nemmeno la prostituta di un bordello oserebbe mettere… e mi chiedo: “Ma i genitori dove sono? Dove guardano?”
Per non parlare poi delle fanciulle, che frequentano le medie inferiori, che vanno a scuola abbigliandosi in modi decisamente inopportuni, dato il luogo che dovrebbero frequentare per istruire il cervello e non per esporre la carne.
Eppure, se questa gioventù è decisamente a rischio, un po’ per la superficialità data proprio dall’età, un po’ per la noncuranza di noi adulti, dall’altra parte esiste un sottobosco criminale sempre più vasto e sempre più sfrontato. Complice anche il fatto che l’Italia non è fra i paesi più organizzati nella lotta contro questo genere di criminalità Molto si sta facendo ma siamo ancora lontani dall’aver risolto il problema. Quindi sta a noi, a noi che viviamo a contatto con questi ragazzi, aiutarli e proteggerli, anche se non sono i nostri. Perché sono loro il futuro del mondo, la nostra eredità e il nostro lascito.

1049880_73189252Il 25 maggio verrà celebrata la Giornata Internazionale per i Bambini Scomparsi. Questa commemorazione è nata per ricordare la scomparsa di Ethan Patz, rapito a New York il 25 maggio 1979, e anche per voler sensibilizzare l’opinione pubblica in merito a un problema che mina, in modo allarmante, tutto il nostro futuro.
Non dimentichiamoci che molti dei bambini scomparsi in epoche meno recenti, se ancora vivi, ora potrebbero essere diventati adulti e tale condizione fa decadere automaticamente qualsiasi ulteriore tentativo di ricerca. Tuttavia, il fatto che siano maggiorenni, li rende meno vittime innocenti?