Intervista a Leonora Signifredi

Intervista a Leonora Signifredi

fuilles d'albumFeuilles d’album pare un romanzo quasi anacronistico, vista la scelta di voler comporre la trama attraverso uno scambio di missive che svelano, volta per volta, tutto l’intreccio che porta al colpevole. Tuttavia, da Goethe a Foscolo, molti scrittori affermati hanno utilizzato questo escamotage per penetrare nell’anima del lettore attraverso gli occhi dei protagonisti.

  • Dunque, perché Leonora Signifredi ha utilizzato proprio questo stile per il proprio romanzo?

Ho sempre trovato affascinanti i romanzi epistolari, per il particolare equilibrio che vi si respira, anche se non avevo mai immaginato si scriverne uno. La scelta è stata piuttosto improvvisa: quando ho iniziato a progettare il racconto, scegliendo l’epoca di svolgimento, mi è venuto “naturale” immaginarla sotto la forma di una serie di epistole.

  • Vi sono particolari difficoltà nello svolgere una trama in questa forma?

Delle difficoltà mi sono resa conto quando ho iniziato a scrivere le prime lettere. Essendo un giallo occorreva aver ben chiaro le informazioni scritte dai tre personaggi narranti, ma forse la difficoltà più grande è stato tentare – e spero di esserci riuscita – di dare un tono diverso, una personalità diversa allo stile delle lettere dei tre personaggi narranti.

  • L’ambientazione particolare riporta alla mente gialli storici molto seguiti. Un esempio classico: Il nome della rosa. Dunque, perché ambientare un giallo nel 1800?

La motivazione più banale è la mia totale ignoranza in fatto di medicina legale e dei vari tempi tecnici che occorrerebbero in un’indagine contemporanea. Partendo da questo fatto, mi sono direzionata verso il passato. Avendo studiato la Francia della seconda metà del XIX secolo per la tesi di laurea specialistica, mi è venuto naturale concentrarmi su quel periodo.

  • Sia per lo svolgimento della trama che per l’accuratezza della descrizione dell’epoca, la ricerca quanto tempo ha portato via?

Sicuramente il materiale che avevo già raccolto per la tesi di laurea, di cui parlo poco sopra, mi ha aiutato molto, ma ho comunque trascorso diverse interessanti giornate a leggere cronache sui quotidiani francesi del periodo e rileggere alcuni libri di storia e di storia del costume durante il Secondo Impero.

  • I personaggi, benché d’epoca, possono essere ricondotti a personaggi odierni? E hanno una qualche connotazione con persone realmente esiste o esistenti?

Credo che alcune tematiche siano universali e possano essere ricondotte a tutte le epoche, per quanto i personaggi da me immaginati abbiano un modo di intendere la vita e di comportarsi tipico della loro epoca.

  • Da cosa ha tratto ispirazione per la trama?

Da un viaggio in Alvernia. Il castello descritto nel romanzo, ed è l’unica ispirazione presa dal mondo reale, è ispirato al castello di Anjony a Tournemire che ho avuto l’occasione di visitare durante quel viaggio. Poi la fantasia ha fatto il resto.

  • Quanto diventa incisiva la “speranza” in una trama dalle tinte fosche?

Molto, per quanto possa sembrare lieve e flebile. E forse può diventare più incisiva in situazioni particolarmente fosche.

  • Feuilles d’album  è stato segnalato nel I Concorso indetto da EEE, quali sono state le sensazioni derivate da questo splendido piazzamento?

Stupore e gioia. Poi la seconda ha preso decisamente il sopravvento sulla prima.

  • Quando Leonora Signifredi non scrive, come occupa il proprio tempo?

Lavoro nell’azienda di famiglia. Leggo molto e di tutto. E coltivo la mia più grande passione: vado all’opera e ai concerti.

  • Quali sono i progetti futuri?

Al momento spero di riuscire a ripetere la magnifica esperienza dell’anno scorso, dove ho seguito un progetto sulla musica a scuola. E di continuare a scrivere.

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Feuilles d’album, un giallo insolito

Feuilles d’album: corrispondenza in giallo.

fuilles d'album

Leonora Signifredi ci introduce in un’atmosfera  creata ad arte attraverso le missive che Loïc Pelletier invia a diversi personaggi, i quali intrattengono con lui un’intima corrispondenza. Tuttavia, sarà al proprio maestro, padre Antoine Chausson, che il buon precettore Pelletier confiderà i propri sospetti a proposito di quanto accaduto nel castello appartenente alla famiglia Lachapelle. Feuilles d’album, dunque, non è il classico romanzo giallo in cui il colpevole assume un volto attraverso un’indagine poliziesca, ma è un libro che ripercorre i fatti attraverso gli occhi di un protagonista che osserva gli avvenimenti, giudicando e interpretando le situazioni a seconda della propria personalità, della propria cultura e della propria umanità. la trama si dipana di lettera in lettera e gli indizi si svelano di missiva in missiva, fino a rivelare uno spaccato torbido e ambiguo di una società francese alle prese con un secondo Impero dato da Luigi Napoleone, proclamatosi Napoleone III. Lo stile narrativo, pur essendo di facile lettura, ha profondamente impegnato l’autrice, la quale, attraverso l’escamotage dato dalla corrispondenza fra Pelletier e Chausson, intreccia una storia in grado di affascinare il lettore fino all’ultima pagina.

La trama:

Un antico castello in Auvergne: una sera Reynaud, uno dei figli del conte di Lachapelle, viene ucciso nel suo studio con un colpo d’arma da fuoco al petto. L’arma è una delle sue pistole da duello, il colpevole senza dubbio qualcuno di casa; tutti i famigliari, anche le donne, sanno maneggiare una pistola.
A condurre le indagini è un precettore che vive al castello, Loïc Pelletier, che racconta il suo percorso investigativo al suo antico maestro in lunghe lettere attraverso le quali si delinea progressivamente il ritratto di una famiglia nobile di stile patriarcale nella profonda provincia francese nei primi anni del Secondo Impero e si compone un grande affresco a tinte fosche, dove tra ipocrisie, diffidenze, colpevoli silenzi o sensi di colpa tutti sono, in definitiva, infelici e soli.
E quando Pelletier risolverà infine il mistero, nonostante la drammatica verità che emerge dalle sue indagini, si aprirà per qualcuno dei personaggi un piccolo spiraglio che è ancora difficile chiamare speranza.
Un romanzo epistolare stringato e coeso, che cattura il lettore e lo fa penetrare nell’antica dimora, per guardarla attraverso gli occhi di un detective singolare e non imparziale.

Segnalato al I Concorso Giallo, Thriller e Noir di Edizioni Esordienti E-book

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