Presentazione del libro I muri del buio

Presentazione del libro I muri del buio

Giovedì 16 novembre 2017, alle ore 18, nella Sala Paladin a Palazzo Moroni, in via VIII febbraio 6 a Padova, si terrà la presentazione del libro I muri del buio, scritto dall’autrice Lu Paer. L’evento si terrà in collaborazione con il Comune di Padova e le associazioni ENPA e LAV. Il ricavato della serata andrà devoluto al progetto di Piera Gonzales ed associazione Maipiùdasoli.

Saluti istituzionali: Andrea Colasio, Assessore alla Cultura del Comune di Padova
Presenta: Mirella Cisotto Nalon, Capo Delegazione FAI di Padova
Interviene: Massimo Vitturi, Responsabile Nazionale LAV Animali Selvatici

Un libro di ampio respiro: thriller avvincente dove, nell’atmosfera sospesa di un paesino paralizzato dal terrore di misteriosi omicidi, prendono corpo personaggi solidamente caratterizzati che restano impressi nella memoria; una storia di sentimenti disegnata con una manciata di dettagli vividi, folgoranti che vanno dritti al cuore; un vero manifesto contro la caccia. E forse è proprio quest’ultimo punto, oltre l’indubbia valenza letteraria, il valore più forte dell’opera: la sua capacità di definire nettamente un confine, di togliere il terreno sotto i piedi a chi non ha ancora preso posizione, di rimuovere la patina di anodina rispettabilità che, nell’immaginario collettivo, ammanta la pratica feroce della caccia.

La trama

Lorenzo è un giovane romano avvenente e sfaccendato. La sua vita cambia radicalmente un giorno quando decide di trascorrere una settimana sulle Dolomiti. Qui incontra Anna, convinta ecologista e acerrima nemica della caccia; il giovane è affascinato dalla ragazza, dalle sue idee e dai suoi amici animali e, a poco a poco, cambia la sua visione del mondo e comprende quanto sia sbagliato uccidere gli animali per il semplice gusto di farlo. Ma il tranquillo villaggio di montagna viene sconvolto da una serie di inquietanti delitti, che coinvolgeranno anche Anna e Lorenzo.

Dettagli del libro

  • Formato: Formato ebook e cartaceo
  • Dimensioni file: 1015 KB
  • Lunghezza stampa: 154
  • Editore: Edizioni Esordienti E-book (6 maggio 2017)
  • Lingua: Italiano
  • ISBN: 978-88-6690-371-0

Le valutazioni per Non altro che me stesso

CoverLab: Le valutazioni per Non altro che me stesso

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Avevamo sotto osservazione la cover di Non altro che me stesso di Lu Paer e questi sono stati i risultati ottenuti dal nostro sondaggio mirato a capire i gusti dei lettori riguardo alla scelte effettuate nella costruzione delle copertine, il biglietto da visita del libro.

Di questa cover, gli intervistati hanno apprezzato soprattutto il soggetto, ovvero il 60% di chi ha risposto, e l’aspetto totale nel suo insieme (30%). Il titolo scelto ha suscitato una certa curiosità, soprattutto per il fatto che esce un po’ dai soliti canoni.

Oltre il 55% ha trovato idoneo il carattere scelto e i colori utilizzati per la titolazione, mentre un 27% ha riferito che avrebbe preferito un colore diverso. Forse è stata fuorviante la banda verde che ne identifica il genere e che viene applicata a tutti i titoli della stessa collana: narrativa generica.

I due terzi degli intervistati hanno valutato come perfettamente azzeccato il titolo trovandolo adatto, mentre il rimanente degli interpellati ha sottolineato che avrebbe potuto essere scelto un titolo diverso per meglio rappresentare la storia. Questo, tenendo conto del fatto che è stato volutamente preferita una titolazione particolare, è già di gran lunga un risultato positivo.

Anche alla domanda sulla rappresentatività della copertina, rispetto alla presentazione/sinossi del libro, gli intervistati hanno espresso parere positivo in merito alla corrispondenza fra contenuto e cover, mentre, sul totale di chi ha risposto, solo una minoranza non ha trovato corrispondenza fra titolo e descrizione.

Facendo quindi un punto della situazione, possiamo dire che i risultati sono più che soddisfacenti. La cover è controversa e suscita emozioni piuttosto contrastanti e forti, ottenendo sicuramente l’effetto di essere notata e non per qualche dubbia immagine posta in copertina o a causa di qualche titolazione provocatoria. Ringraziando chi ha avuto la cortesia di rispondere alle domande e ringraziando anche Lu Paer per essersi messa in gioco con il suo Non altro che me stesso vi salutiamo e vi rimandiamo al nostro prossimo sondaggio.

 

L’esperienza con EEE

Tre autrici di tutto rispetto raccontano la loro esperienza con EEE e le loro voci potrebbero accendere la speranza in chi ha subito notevoli delusioni nel campo editoriale. Piera Rossotti è un editore serio ma non è l’unico. Non pensate quindi che esistano solo case editrici pronte a spennarvi, perché esistono persone che credono in questo mestiere e cercano di costruire qualcosa di concreto, che non sia il solito e già visto circo degli orrori. #EEE #autoriEEE

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L’esperienza con EEE di Lu Paer, Elena Grilli e Chiara Curione

Lu Paer

La prima  impressione che ho avuto, entrando in contatto con il mio editore, è stata di una persona che fa questo mestiere prima di tutto per passione, dalla quale scaturisce una grande  disponibilità e serietà nei confronti di chi vuole scrivere. Per approdare alla pubblicazione del mio secondo romanzo ho ricevuto, senza sconti, da Piera Rossotti preziosi e più che  opportuni  suggerimenti, che ho accolto con totale disposizione. Insomma, quando un editore aiuta uno scrittore a crescere è un Editore con E maiuscola! Grazie. Lu Paer

Elena Grilli

Dopo delusioni, tentativi di raggiro e scoraggiamento, l’approdo alla casa editrice EEE è stato come un riuscire finalmente a rilassarsi, sapendo di essere fra persone capaci ed affidabili che credono in me. Ero diffidente date le precedenti esperienze, Piera è stata paziente nel coltivare la mia fiducia. Incontro davvero provvidenziale che ha risvegliato i miei sogni in un momento in cui ci stavo rinunciando. EEE per me è stata una sliding door.

Chiara Curione

La mia prima esperienza di pubblicazione con la Edizioni Esordienti è stata entusiasmante: per la seconda volta veniva pubblicato il mio primo romanzo “la sartoria di Matilde” e con mia grande sorpresa riuscivo a vendere un buon numero di copie con un libro che era uscito per la prima volta nel 2000. Pubblicare in e-book mi ha dato la possibilità di far conoscere quel libro a un pubblico più vasto e non solo, mi sono ritrovata in una casa editrice dove gli autori collaborano tra loro e si sostengono, questo a vantaggio di tutti. Inoltre, la Edizioni Esordienti è garanzia di selezione e serietà. La nostra editrice, Piera Rossotti, lavora con vera passione e sceglie solo i testi che le piacciono, promuovendoli in ogni modo. Pur avendo alle spalle pubblicazioni di altri libri solo in formato cartaceo, ho pubblicato con la Edizioni Esordienti anche il mio ultimo romanzo storico “Il tramonto delle aquile”.  A parte la mia esperienza di scrittrice, come lettrice  consiglio a tutti la lettura dei libri della EEE, di qualsiasi genere, rosa, fantasy, giallo, storico, sono tutti molto belli, e tra l’altro originali.

Intervista a Lu Paer

Intervista a Lu Paer

Paer_EEELu Paer è un’autrice dall’animo complesso, in cui le intensità delle emozioni si manifestano con pennellate forti e mai scontate. La sua vita è un intricato mosaico di soluzioni finalizzate alla sopravvivenza quotidiana, in un mondo fatto, il più delle volte, da soprusi e indifferenza. Tutto questo bagaglio emotivo lei lo riversa nei suoi libri.

  • Il protagonista del tuo nuovo romanzo, “Non altro che me stesso”, è un trentacinquenne che si troverà nei panni di spettatore del suicido di una donna molto speciale. Cosa ti ha spinta a scegliere una figura maschile per scrivere la storia?

Viviamo tutti più aspetti e personalità, dentro di noi. Immedesimarmi in un uomo è stato un  modo per sperimentare l’universo maschile  e nel farlo ho provato un grande senso di libertà e curiosità.

  • Sotto quale prospettiva psicologica viene affrontato l’argomento forte, e allo stesso tempo sensibilizzante, della violenza sulle donne?

Cito una frase del mio romanzo ‘ A volte ad essere uccise sono le donne che si ostinano a rimanere, nonostante tutto’. Il tema della violenza sulle donne viene affrontato sotto una prospettiva diversa, che solitamente non viene detta.  Dietro una donna che soffre spesso ci sono figli che subiscono a loro volta, ma  che non possono scegliere. Questo mio pensiero si è rafforzato una sera mentre seguivo una puntata del programma’ Amore criminale’. La donna intervistata aveva subito moltissima violenza dal marito, ciò nonostante rimase incinta e quando nacque la bambina parte della violenza fisica il marito la trasferì sulla piccola, a suon di cinghiate. Tuttavia la donna intervistata partorì successivamente, con il suo aguzzino, altri 3 figli, altre 3 vittime. Si  giustificò dicendo che non riusciva a abbandonarlo perché ‘Gli voleva bene’, uso le sue parole. Lo lasciò anni dopo, perché ne aveva trovato un altro. In tutta questa vicenda io vedo 4 vittime, e sono i bambini! Noi donne possiamo fare di più e di meglio! Anche stando da sole. Non a caso i  protagonisti di questo romanzo sono la consapevolezza e la capacità di scelta, anche se quest’ultima, nel finale, viene estremizzata.

  • I protagonisti del tuo libro sono nati solo dalla tua fantasia o rispecchiano aspetti di persone reali?

Direi l’uno e l’altro, sono partita da un personaggio inventato le cui caratteristiche sono emerse  all’interno di situazioni precise, anche reali. Per quanto riguarda l’aspetto emotivo mi identifico moltissimo negli stati d’animo di Carlo, il protagonista.

  • Perché “Non altro che me stesso”? Parlaci del messaggio racchiuso nel titolo. Quante e quali emozioni vengono a galla in questo libro?

Il titolo mi è stato suggerito,  molto opportunamente, dal mio editore. La frase ‘Non altro che me stesso’ è contenuta in alcuni miei versi all’interno del romanzo, ed è la frase perfetta per rappresentare il grande desiderio di libertà ed autenticità del protagonista che per esse è disposto a pagare qualsiasi prezzo.

  • Nel tuo primo lavoro “Cosa stai aspettando!” abbiamo avuto modo di scoprire il tuo impegno personale nei confronti di una campagna animalista molto sentita. Quanto pensi che questo amore per gli animali abbia influito nel tuo approccio alla scrittura?

Totalmente, direi. Sopravvivo al dolore che la sofferenza animale mi provoca anche grazie alla scrittura. I miei romanzi infatti si propongono di  sensibilizzare il lettore su alcuni aspetti che mi stanno molto a cuore. Soprattutto, scrivendo, voglio fare la mia parte in un auspicabile processo di trasformazione delle coscienze, verso il bene.

  • L’amore per gli animali resta una costante anche nel secondo libro. Volendo ben vedere, la violenza, che sia su donne o animali, è il filo conduttore che traspare comunque dai tuoi scritti. Cosa ti rende così sensibile?

Si, è proprio così. L’ attenzione alla  sofferenza degli indifesi, di chi non ha voce, umano o animale che sia, è una caratteristica del mio carattere che mi accompagna da molto tempo. Forse come riflesso a  situazioni vissute. Nel mio secondo romanzo la vittima risulta comunque, e sempre, l’infanzia. La scelta di Carlo, di non diventare padre, è un atto di responsabilità e consapevolezza.

  • Quali sono le difficoltà che hai riscontrato durante la costruzione delle tue trame?

Amo emozionarmi ed emozionare. I miei personaggi vivono spesso situazioni intense, nel bene e nel male; pertanto mi trovo in difficoltà quando devo costruire una trama che possa riferire situazioni di normalità o descrizioni, anche di ambienti, che non evochino stati d’animo particolari.

  • Se dovessi dare tre aggettivi al tuo modo di scrivere, quali sarebbero?

Sintetico, intenso, efficace; almeno nel mio intento.

  • Quando Lu Paer non scrive, come occupa il proprio tempo?

Amo molto leggere e stare a contatto con la natura, la nostra prima madre.

  • Quali sono i tuoi progetti futuri?

Terminare a breve un thriller contro la caccia, che sto ultimando! E cominciarne subito un altro, il giorno dopo!

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Cover Lab: Non altro che me stesso

Cover Lab: Non altro che me stesso

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La terza cover che verrà sottoposta al vostro giudizio è quella del nuovo libro di Lu Paer, Non altro che me stesso. Come sempre ogni vostro consiglio, annotazione, commento, anche critica, verrà presa in esame per poter valorizzare al meglio le future copertine degli autori EEE. Quella che è stata creata per Lu Paer è stata pensata con uno scopo ben preciso, noi ci auguriamo che possa venire colto attraverso le vostre votazioni e considerazioni. Il questionario è davvero brevissimo (4 domande) ed è predisposto per poter essere svolto in forma totalmente anonima. Vi ringraziamo per tutta la collaborazione che ogni volta ci date.

Come puoi abbandonare tanto amore?

Campagna sociale: Come puoi abbandonare tanto amore? Parte seconda

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Prosegue la nostra campagna sociale di sensibilizzazione. In questa seconda parte saranno gli scritti di Chiara CurioneAndrea Tavernati, Lu Paer, Roberta Andres, Andrea Ravel e Marina Atzori a dire la loro in merito alla pratica incivile che vede migliaia di creature abbandonate durante questo periodo estivo.

Chiara Curione: Ho avuto un cane meticcio trovato da cucciolo che è stato un membro della famiglia per quattordici anni.
Nerino era fonte di gioia continua e non saremmo mai andati in vacanza senza di lui. Abbandonare un cane è come lasciare un bambino solo per strada. Quando si decide di prendere un animale in casa bisogna pensare che non è un peluche, ma un essere vivente da amare. Noi umani non siamo capaci di ricambiare l’affetto e la fedeltà che loro ci donano. È un delitto abbandonare i nostri piccoli amici che ci regalano tanta gioia in cambio di un po ‘ di cura e qualche piccola carezza.

Andrea Tavernati e Gordon: Se ci riflettiamo un attimo, il torto maggiore che facciamo abbandonando un animale non è verso l’animale, ma verso noi stessi. GordonL’abbandono fa parte di quella pratica sempre più generalizzata che riduce la nostra quotidianità ad un usa e getta, che Montale, in altri tempi, aveva definito: lo scialo. Scialo di cose, di esperienze, di parole e perfino di affetti e sentimenti subito bruciati e dimenticati per essere soppiantati da nuovi oggetti di interesse che in breve faranno la fine dei precedenti, non solo non lasciandoci nulla, ma portandoci via ogni volta un pezzetto della nostra umanità. Non stabilire gerarchie, non dare realmente importanza a nulla, scrollarsi tutto di dosso con una semplice alzata di spalle tradisce la nostra dilagante paura: paura di accettare le sfide, di credere in qualcosa; in definitiva paura di vivere. Perché vivere da esseri umani vuol dire prima di tutto essere coscienti di ciò che si fa e quindi maturare il senso della propria responsabilità nei confronti dei propri simili e del mondo che ci circonda. Lo sappiamo: vuol dire pensare, soppesare le conseguenze di quello che si decide di fare. Impegnativo, persino faticoso. Ma non è quello che dovrebbe distinguere gli uomini da tutti gli altri esseri viventi? Allora, se si accetta nella propria famiglia un animale senza pensare che quando andremo in vacanza bisognerà prendersi la briga di occuparsi anche di lui, e nel migliore dei modi, saremo capaci di ragionare in un modo diverso quando il “fastidio” ci sarà procurato dai nostri figli, o da un genitore anziano? Si può dubitarne, perché l’uomo cambia il pelo ma non il vizio e, guardandosi allo specchio, un uomo così, magari saprà, razionalmente, di avere dei lontani parenti animali, ma non saprà riconoscere la bestia che intanto è diventato.

Lu Paer: Nulla fa più male del tuo sguardo che non riconosco mentre accompagna il silenzio assordante della tua voce. Più in là, più in là, la palla; oggi ho un caldo opprimente e mi sento addosso una tristezza strana, ma corro come un matto per farti contento. Mi giro e non ci sei più. Ti cerco, ancora. Nulla. Sono come trafitto.
luQuale la strada che mi riporta a te? Inseguo impazzito il tuo odore che si perde in quello denso e spietato dell’asfalto. Tornerai, lo so. Tornerai con la luce, la stessa luce che ha dissolto l’ultima immagine che ho di te.
Ma è di nuovo buio.

Ho raccolto Molly, in Puglia, l’estate scorsa. Correva a tre zampe sull’asfalto rovente. Molly ora è al sicuro presso una famiglia che la ama, ma i suoi fratelli sono ancora là. Con questa esperienza ho toccato con mano le difficoltà enormi che hanno gli eroici volontari del nostro sud, dove il randagismo è una piaga. Chi ha cuore e coraggio al sud ne ha da vendere.

Ciò che la natura aborrisce di più è l’abbandono. Raffaele Morelli (Medico psichiatra)

Marina Atzori: È arrivata l’estate. Il nostro unico pensiero è quello di partire per le ferie e di goderci le vacanze senza gratta capi. briscolaI nostri piccoli e grandi amici a quattro zampe iniziano a diventare un peso, una grana da gestire, richiedono maggior attenzione da parte nostra per via del caldo. Purtroppo l’incubo dell’abbandono è dietro l’angolo. Vorrei fare un appello a tal proposito, che potrà sembrare scontato, ma vi assicuro non lo è mai troppo, se si pensa ai numeri spaventosi degli abbandoni, specialmente in questo periodo. Perché non portarli con noi? Oppure, dove questo non fosse proprio possibile, perché non affidarli ad una struttura adeguata alle loro esigenze, magari per il lasso di tempo in cui saremo assenti? Non bisogna dimenticare che il nostro gatto e il nostro fedele cagnolino si affezionano a noi in maniera incondizionata e nutrono per noi un rispetto del quale dovremmo sempre tenere conto e dal quale dovremmo a volte prendere esempio. La loro compagnia non è da dare per scontata. Infatti Felix o Fido salvano dalla noia le serate tristi e lunghe dell’inverno, colmano il vuoto della solitudine delle persone sole, allietano le nostre passeggiate quotidiane nelle sere d’estate, rendono giocose le giornate dei nostri bambini; insomma la loro presenza mette allegria per tutta la casa! Pensate per un attimo a quando vi segue come un’ombra, mentre bagnate i fiori in giardino, oppure a quando si accuccia vicino al suo padrone, mentre legge il giornale in veranda, o quando vi protegge da uno sconosciuto che vuole entrare in casa vostra. Un animale è un essere vivente utile e da proteggere, esattamente come lui protegge voi, pertanto non merita di essere trascurato, o nella peggiore delle ipotesi abbandonato, non dimenticatelo mai!

Roberta Andres: Cammino in bilico sulla ringhiera del ponte, guardo giù, passano macchine veloci. Non ero abituato a frugare nei rifiuti e bere alle pozzanghere ma: “è un gatto, non vuol bene a nessuno!”. Chissà perché allora all’alba mi mettevo dietro la porta della tua stanza in attesa di salutarti e quando arrivava qualcuno a casa uscivo sul pianerottolo ma poi schizzavo dentro spaventato!
Non ero abituato a questi rumori di automobili, ad aver fame e troppo caldo, nessuno che mi tocca; a vedere gatti schiacciati sull’asfalto, rossi di sangue e senza qualche pezzo. Dove sei? Mi hai lanciato dal finestrino sapendo che atterro, sempre e comunque, sulle quattro zampe e trotterello via; credevo fosse il solito gioco, non che l’automobile fuggisse via veloce. Ti amo dal momento in cui mi avevi comprato ma… come diceva la poesia che tua figlia ripeteva per la scuola quest’inverno?

“…ti si sfaccia la casa/la malattia ti impedisca/i tuoi nati torcano il viso da te!”

Andrea Ravel: Devo confessare che, quando mi è stato chiesto di scrivere qualche riga per spiegare perché non si devono abbandonare gli animali, mi sono trovato in difficoltà.
Arnaudo_13piccolaGli animali non si abbandonano e basta, così come non si abbandonano i figli o i genitori. Quando è stato scelto, è diventato parte della famiglia, dentro di lui c’è un pezzetto della nostra vita e della nostra umanità. Ha condiviso con noi gioie e dolori, ci ha dato conforto nei momenti tristi o disperati.
Quando penso a questi argomenti mi torna sempre in mente uno dei capolavori del neorealismo: “Umberto D” sceneggiato da Zavattini e diretto da De Sica. Se avete in mente di abbandonare il vostro animale andate a rivedervi questo film, vi insegnerà molto di più delle mie poche e inadeguate parole.