La doppia vita di una copertina

Storia della copertina di “La sartoria di Matilde

la sartoria di Matilda

La copertina del libro “La sartoria di Matilde” ha una storia unica. Osservando la donna che fila la lana davanti al camino in un ambiente rustico, si ha l’impressione di tornare in un mondo antico che non c’è più. Una copertina insolita e originale che non avevo scelto io e fu per me una sorpresa. In realtà quel libro mi riservò numerose sorprese perché era il mio primo romanzo.

Scrissi il testo di nascosto, su una vecchia macchina da scrivere, quasi vivendo le storie delle due protagoniste così diverse d’età e di temperamento: una cicciona e depressa, l’altra vecchia e arzilla che stava perdendo la vista. Volevo mettere due generazioni a confronto e anche due modi diversi di pensare e vivere. Avevo realizzato un piccolo progetto con il quale proseguire con il lavoro, ma quando mi lanciai nell’impresa non sapevo se sarei giunta fino alla fine. Lavoravo alla stesura di notte o quando ero sola in casa, poi coprivo tutti i fogli che lasciavo sul tavolo della sala da pranzo. Né amici né parenti dovevano conoscere il mio segreto, temevo che i loro giudizi mi bloccassero in qualche modo ed io prima volevo mettermi alla prova senza condizionamenti. Tuttavia quando giunsi alla fine dell’opera, mantenni il segreto, prima desideravo conoscere il parere di qualche esperto, e decisi di partecipare a un premio letterario, trovando il bando di un concorso di una casa editrice fiorentina.
Quando ricevetti la proposta di pubblicazione dell’opera, superando la prova del concorso, ero così emozionata che mi decisi a svelare il segreto in famiglia, notando lo stupore di tutti. Non sembrava vero neanche a me di aver raggiunto quel traguardo e amici e parenti appresero la notizia con gioia.

Mio cognato Roberto, solitamente riflessivo, prima di esprimersi mi chiese di cosa si trattasse. Ascoltò la storia delle due protagoniste e continuò a non dare giudizi. Non si sbilanciava mai, lo sapevo benissimo. Infatti, mi chiese solo di leggere il manoscritto. Gli affidai quel lavoro scritto sulla vecchia Olivetti degli anni trenta. Era la macchina da scrivere appartenuta a mia zia, prima che cominciasse a lavorare all’ufficio postale.
Quella macchina era come lei, datata ma efficiente, ci avevo giocato quando ero bambina, trovandola tra gli oggetti messi da parte in soffitta, e ora che ero una donna sposata, con un bambino, mi veniva in aiuto per raccontare una storia che viveva nella mia mente e dovevo mettere alla luce su dei fogli di carta.
Roberto continuò a leggere in disparte e quando andò via, mi chiese di portare il manoscritto con sé per terminare la lettura. Non ebbi il coraggio di chiedere nulla, né lui disse qualcosa. Era un uomo di poche parole, difficilmente si sbilanciava, lasciando trapelare i suoi pensieri. Lui che era discreto e sensibile ma rigoroso in tutto, riguardo alla scrittura era il giudice più severo.
Roberto, che era Ufficiale Pilota dell’aeronautica, con sua moglie aveva una vita piuttosto movimentata, oltre a vivere in una città diversa dalla mia. Quando mi riportò il manoscritto, mi disse che era interessante. Non andò oltre, ma il suo sorriso sincero indicava che gli era piaciuto, avevo superato l’esame.

In estate, quando Roberto e famiglia ritornarono, ebbi in dono un pacco molto particolare, aprii e mi ritrovai tra le mani dieci libri che lui aveva fatto stampare con questa copertina così originale. Si trattava della riproduzione dell’opera “Quanne Bert Felàve” (Quando Berta Filava) dell’autore pugliese Michele Colacicco.
In quel momento non posso descrive l’emozione di avere tra le mani il mio primo libro fatto stampare da mio cognato. Fu un dono prezioso, quella era la prima stampa del libro che a mio cognato era piaciuto moltissimo, dimostrandolo con quel gesto affettuoso.
Quando uscì il libro nell’inverno del 2000, la casa editrice Firenze Libri scelse una copertina diversa, bella, ma non insolita come la prima.
Questo libro poi fu ammesso nel catalogo Danae che vende online e dove ho avuto la fortuna di conoscere Piera Rossotti.
Piera, che oggi è l’editore della EEEEdizioni Esordienti Ebook, nel 2012 mi propose una nuova pubblicazione del mio primo romanzo.
Allora ho potuto chiedere di inserire la copertina scelta da Roberto non solo perché la trovo bella e originale per rappresentare in maniera egregia il libro. È stato un modo per ricordare Roberto ora che non c’è più, lui che, scherzando, chiamavo il mio primo editore.

Chiara Curione

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Buone Feste dal blog EEE

Il blog EEE vi augura Buon Natale e un felice Anno Nuovo.

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Ho passato con voi sei mesi meravigliosi, condividendo i vostri libri, le vostre interviste, i vostri eventi, i sogni e le speranze. Ho avuto modo di conoscervi meglio scoprendo, dietro a degli autori talentuosi, anche delle persone in gamba, capaci di trasmettere umanità e calore. Per questo motivo non finirò mai di ringraziare Piera Rossotti per questa opportunità, per avermi aperto le porte dei vostri cuori, donandomi la possibilità di farvi conoscere meglio al pubblico e a tutti coloro che ci seguono. Sarò felice di portarvi nel nuovo anno, aiutandovi a realizzare i progetti che già fanno capolino dalle scrivanie e dalle memorie dei vostri computer, scoprendo, insieme a voi, nuovi titoli, nuove cover e nuove trame. Sono già ansiosa di leggere i manoscritti che so essere in preparazione e di poter gustare nuove storie, scritte con la perizia che vi caratterizza tutti.

Vi ringrazio autori EEE.

Vi ringrazio per avermi affiancata in questa avventura e di avermi aiutata a far crescere questo spazio, fornendomi tutte le notizie e il materiale che, di volta in volta, vi ho richiesto. Lo so di essere stata un tormento per voi, di avervi chiesto di tutto e di più ma spero di essere riuscita a ripagarvi, offrendovi un aiuto valido per potervi promuovere al meglio. Ringrazio ancora Piera, splendido e lungimirante Editore, che ha permesso la realizzazione di tutto questo e di tante altre mie fantasie. In fine, ringrazio tutti coloro che, pur non facendo parte di questa realtà, l’hanno sostenuta e hanno contribuito a farla crescere.

Detto questo, prima della fine dell’anno, avremo ancora una sorpresa da presentare al pubblico. Dunque, restate con noi. Il blog va in ferie, ma resta aperto per ogni vostra esigenza.

Buon Natale

e

Felice Anno Nuovo!

Intervista a Irma Panova Maino

Intervista a Irma Panova Maino

la resa degli innocentiIl libro scritto da Irma Panova Maino affronta temi attuali e scottanti, offrendo al lettore una visione alternativa per quel che riguarda il risolvere determinati avvenimenti. Tuttavia, tutta la produzione letteraria dell’autrice ha un’impronta ben precisa, ovvero quella sfumatura sovrannaturale che sfiora il mondo del fantastico pur rimanendo ancorata al reale.

In La resa degli innocenti viene descritto un mondo molto realistico, duro e a tinte decisamente noir. A cosa è dovuta questa svolta rispetto alla precedente produzione Urban Fantasy?

Il genere noir, in realtà, non si discosta troppo dalla categoria Urban Fantasy. Difficilmente s’incontrano vampiri e mostri vari alla luce del sole (a meno che non debbano luccicare), dunque, di solito, in entrambi i casi le atmosfere sono piuttosto fosche e offrono quell’ambiguità necessaria per la creazione di trame cupe, in cui ciò che si cela nell’ombra dovrebbe suscitare paura. La resa degli innocenti è un libro che trae spunto da fatti quotidiani, da avvenimenti reali e il quotidiano spesso diventata ben più terribile di qualsiasi intreccio fantasioso che un autore possa elaborare nella propria mente.

Nella tua biografia dici di voler sostenere la crociata pro mostri, denunciando la crudezza del mondo reale rispetto a quella del fantastico. Trovi che ci sia bisogno di più concretezza e consapevolezza in questo periodo difficile?

Come dicevo prima, la realtà è decisamente più crudele e meno pietosa del mondo fantastico. Persino il più sanguinario dei mostri può suscitare la giusta pena, un pedofilo no. Mai. Al mondo d’oggi molte barriere morali sono venute meno, molti tabù sono stati sradicati al punto da far diventare “normale” ciò che non lo è. La violenza ci circonda, ne assorbiamo gli effluivi malefici in ogni momento, sia attraverso i media che nel corso delle interazioni con gli altri. Ci dimentichiamo che la violenza verbale non è affatto dissimile da quella fisica e gli effetti prodotti, purtroppo, sono alquanto simili. Quindi, più che concretezza punterei sulla consapevolezza, quanto meno la capacità di comprendere che le nostre azioni si riflettono sempre sugli altri. Dunque, se manca la tolleranza e la pacatezza, nessun dialogo può essere affrontato serenamente e le conseguenze possono diventare irreversibili.

Il personaggio di Barbara/Rian descrive una donna “normale” a cui gli eventi non hanno lasciato più nessuna ancora per legarla alla vita comune e socialmente accettata di tutti i giorni. Quando non si ha più nulla da perdere, pensi che ci si possa davvero trasformare fino a diventare un essere in preda a degli istinti primordiali?

Sì, ne sono convinta. Esiste sempre una soglia oltre la quale l’essere umano perde la propria umanità. Questo limite è diverso per ognuno di noi, ma reale e concreto. Nessuno può sopportare all’infinito. Inoltre, in un periodo come questo, in cui viene a mancare la certezza della pena, le persone tendono a delimitare i propri confini in modo ancora più drastico. Se questo fatto sottolinea lo stato d’insicurezza in cui viviamo, pone anche l’accento sulle problematiche sociali che portano a reazioni impensabili.

Quanto dell’autrice risiede in Rian? E quali altre parti di te hai utilizzato per gli altri personaggi? Sono comunque “tuoi” o hai preso ispirazione da altri per costruirli?

Rian riflette molto del mio carattere, del mio modo di pensare e di agire. Forse, fra tutti i personaggi che ho descritto fino ad ora, lei è quella che mi assomiglia di più. Persino nella fase depressiva. Qualcuno ha scritto: “la depressione non è altro che rabbia inespressa”. Per mia esperienza personale trovo che sia decisamente vero. Il non poter esprimere, anche con i dovuti modi, ciò che agita il nostro animo, porta a quella compressione che, prima o poi, è destinata comunque a esplodere. In quanto agli altri miei personaggi, in ognuno di loro c’è quasi sempre qualcosa di me, a parte qualche rara eccezione.

Metti molta cura nella descrizione dei dettagli delle scene. Cosa ti aiuta a farlo così bene?

Osservo spesso il mondo che mi circonda, con questo non penso di essere un profondo conoscitore dell’animo umano ma l’età, e l’esperienza, mi hanno spesso condotto per vie impervie, portandomi ad affrontare diverse branche dell’umanità stessa. Credo che la sensibilità, che consente di cogliere le varie sfumature, sia uno strumento utile in mano a qualcuno che voglia scrivere. Non voglio prendermi il merito per un qualcosa che la natura ha così generosamente deciso di darmi, tuttavia, cerco di usare questo “dono” al meglio che posso.

Quando scrivi, lo fai di getto o preferisci rivedere di volta in volta ogni singolo capitolo? Quanto lavoro ti richiede ogni libro?

Di solito scrivo di getto le trame, la prima stesura scaturisce in breve tempo. I problemi nascono con le riletture successive. Molte scene d’azione vanno lette e rilette diverse volte, soprattutto per cercare di dare un senso all’azione stessa. I personaggi, nel muoversi in modo convulso, devono sempre trovare una giusta collocazione e i giusti tempi per dare il ritmo. Inoltre, non ci devono essere incongruenze e stonature “tecniche”. Nella realtà, molto di quello che vediamo passare sugli schermi, non è così facilmente realizzabile e certe situazioni non si risolvono così semplicemente come vogliono farci credere. Quindi, per me un libro non è finito fino a quando la trama non sia più che coerente e gli errori corretti.

Dopo aver già pubblicato 4 romanzi, cosa ha significato per te arrivare alla selezione nel concorso EEE, con il tuo inedito, visto soprattutto il genere diverso di libro?

Una profonda emozione. Mentre scorreva il video, in cui l’Editore Piera Rossotti nominava i vincitori e i segnalati, aspettavo con trepidazione, come se fossi al mio primo libro e non mi vergogno di dire che ho esultato come una liceale quando ho sentito fare il mio nome. La resa degli innocenti è un progetto in cui ho creduto fin dall’inizio e comprendere che è stato apprezzato mi ha reso decisamente felice.

Questa storia è anche un percorso interiore nell’abbrutimento di una persona reale. In questo senso, pensi che muoversi nello spazio possa aiutare a immergersi all’interno della propria persona? C’è un collegamento?

Penso che a volte il muoversi porti a credere, in modo del tutto illusorio, che si possa scappare dai problemi. Tuttavia la fuga non è mai una soluzione. Al contrario, muoversi fisicamente spesso porta a delle riflessioni che, stando seduti a casa, non si avrebbe il coraggio di poter affrontare. Il famoso stato di depressione porta alla chiusura, anche interiore della persona, quindi, quando questa è costretta a uscire dal proprio guscio, il processo rigenerativo trova nuovi spunti verso la guarigione. È evidente che tale guarigione, a volte, non percorre le vie più consone e quelle che la logica potrebbe volere.

Quando Irma Panova Maino non scrive, come occupa il proprio tempo?

Continuando a scrivere. Curare il network de Il Mondo dello Scrittore è un impegno che giornalmente mi porta immancabilmente verso lo scrivere. Inoltre, anche curare il blog EEE incrementa l’esercizio, facendo diventare la scrittura una parte quotidiana del mio vivere. Tutto sommato, in questo momento della mia esistenza non cambierei assolutamente nulla. Non c’è niente di più soddisfacente che fare giornalmente qualcosa che si ama. A parte la passione letteraria, esistono poi gli aspetti più realistici del convivere con una figlia adolescente (che adoro e che è spesso fonte d’ispirazione), di un cane innamorato di una gatta e di una gatta che è diventata ormai il tiranno di casa.

Quali sono i progetti futuri?

A parte sopravvivere a BOOKCITY MILANO? Scherzi a parte, molti dei miei impegni hanno già occupato il mio calendario fino alla fine del prossimo anno. Nel frattempo, mi sto dedicando anche ai nuovi libri che mi piacerebbe poter pubblicare con il mio Editore e, per finire (ma non so se mi avanzerà del tempo), dedicarmi a dei nuovi progetti per la promozione degli autori esordienti ed emergenti.

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Intervista a Mario Nejrotti

Intervista a Mario Nejrotti, autore di “Fino all’ultima bugia”

fino all'ultima bugia

Fino all’ultima bugia è un libro particolarmente complesso. La trama s’intreccia e si dipana su più livelli conducendo i protagonisti verso quello che pare essere un baratro senza fine. Un abisso nel quale la realtà viene distorta dagli effetti deleteri e pericolosi indotti dagli stupefacenti e dai trafficanti di droga. Mario Nejrotti non affronta il tema della menzogna nel più classico dei modi, ma i suoi omissis, alla fine influenzano le scelte che i suoi personaggi sono costretti a compiere.

  • Secondo te, c’è molta differenza fra una bugia e l’omissione di una verità?

Mentire necessita di una certa dose di fantasia e creatività, se pure negativa. Chi mente sfugge una realtà scomoda o pericolosa e ne crea un’altra più consona alle proprie o altrui aspettative. Chi mente per abitudine o per mestiere, come uno dei miei personaggi, il maresciallo Bonocore, infiltrato nell’organizzazione criminale, sa quanto è faticoso reggere il proprio gioco e non tradirsi. L’omissione della verità è un modo di mentire più subdolo e forse più meschino, che lascia sempre una via di scampo: “Io non l’ho mai detto” è l’ancora di salvezza di chi non dice la verità spesso anche a se stesso.

  • Data la complessità della trama, quanto tempo ha richiesto la stesura del libro?

Quando ho scritto questo romanzo non avevo nessuna esperienza di storie, per così dire, lunghe e organizzate. Avevo scritto in passato di argomenti scientifici, articoli e qualche racconto, ma niente di più. In realtà non avevo mai pensato di fare lo scrittore. Per cui quando è nato in me l’embrione di questa storia ho scritto l’incipit che non è mai stato modificato. In quel: “Non l’avrebbe mai più presa, adesso lo sapeva. Ne era sicura…” c’è tutta la storia, di lì la scrittura è venuta piuttosto velocemente, credo di averci messo sei mesi circa a terminare. Non ho mai scritto scalette o prospetti, ho raccontato e mentre raccontavo a me stesso la storia, scrivevo.

  • Quanto tempo hai speso nelle ricerche dei meccanismi inerenti il traffico di stupefacenti?

Diciamo che il mio mondo professionale mi ha aiutato molto e ho potuto assorbire, anche dal vivo, molte conoscenze che ho poi trasposto nel romanzo. Le Forze dell’Ordine hanno una documentazione infinita su questo argomento e raggiungere le fonti non mi è stato poi così difficile.

Comunque storia e ricerche sono andate di pari passo e quindi il tempo è lo stesso.

  • L’ambientazione, soprattutto quella parte che riguarda l’isola di Lissa, è molto accurata; anche questo è frutto di ricerca o di esperienza personale?

Il romanzo è nato proprio a Lissa, forse un po’ complice lo splendido vino locale, offerto con generosità dai croati, insieme ai loro racconti. L’isola è stupenda e capisco benissimo perché Chiara e Matteo, i miei personaggi, abbiano deciso di andarci, ognuno per i propri oscuri motivi. A parte gli scherzi, l’isola è un sogno adagiato davanti a Spalato e le descrizioni sono assolutamente realistiche. Un mio lettore ha commentato, dopo aver letto il libro, che si era stupito di quanto rapidamente i due ragazzi si fossero innamorati, ma a Lissa è proprio difficile non innamorarsi!

  • Il fatto che parte del libro si svolga proprio sull’isola, influenza le interazioni dei personaggi, in questo caso è stata scelta prima l’ambientazione o i personaggi?

L’isola è rifugio, è luogo difeso e nello stesso tempo isolato dal mare. Trattando di una ragazza in fuga da se stessa e dai suoi nemici veniva naturale ambientare parte della storia su un’isola. In effetti se seguiamo i personaggi tutti cercano o hanno cercato in qualche momento, magari per violarlo, un rifugio. Quindi isola e personaggi si sono integrati benissimo, mentre la storia si costruiva nella mia mente.

  • I personaggi sono molto ben costruiti, sono completamente frutto di fantasia o si basano su persone che realmente conosci?

La storia e i personaggi sono di fantasia, come sempre si deve dire. Ma nel mio mestiere si viene in contatto con un’infinità di situazioni e persone sia del mondo dei buoni sia di quello dei cosiddetti cattivi e dopo tanti anni che li ascolto, il confine tra i due universi mi sembra sempre più sfumato. In questo romanzo il limite tra realtà e fantasia è anch’esso sfumato. Ma non ti dirò di più, neanche sotto tortura …

  • Uno dei protagonisti è un medico, quanto del tuo bagaglio culturale ed emozionale hai messo in questo personaggio?

Il vissuto della medicina non può non influenzare il carattere e l’emotività di chi pratica questo mestiere e quindi in Matteo, c’è parte di me e di una delle mie molte esperienze professionali. Ma se intendi chiedermi se nel giovane dottore in crisi c’è qualche cosa di autobiografico, ti rispondo di no. C’è l’essere medico, di cui non mi voglio disfare, ma la mia esperienza è completamente trasfigurata nel personaggio. Credo che nei miei romanzi futuri ci saranno ancora altre figure di medico perché questo permette un’osservazione delle situazioni e delle emozioni del tutto privilegiata e credo che le storie che racconterò possano giovarsene.

  • La protagonista riesce, con ricerca e intuizione, a capire alcune manovre e collusioni del grande giro del traffico internazionale di droga, per diventarne prima vittima e successivamente superstite in fuga. Chiara è descritta a tratti in modo coraggioso, anche se a volte ingenuo. Mentre il giovane uomo che l’accompagna, Matteo, è un inconsapevole eroe in lotta con i suoi fantasmi. Qual è secondo te l’importanza di fuggire da un problema, anche se solo per riprendere fiato, e come influisce l’introspezione nel periodo attuale?

La sensazione di consolazione che si ha allontanandosi dai propri “fantasmi” e dai problemi che non si possono o non si vogliono risolvere, è sicuramente riposante. Ma è un’inutile bugia detta a se stessi, la tregua, non è mai la fine di una guerra, ma precede sempre una battaglia più dura e faticosa. L’unico modo di affrontare un nemico è combatterlo e anche Chiara sull’isola si accorge che non potrà sempre fuggire da Dante, il suo inseguitore, ma dovrà trovare il coraggio di affrontarlo.

  • Quando Mario Nejrotti non scrive, come occupa il proprio tempo?

Faccio ormai da quasi quarant’anni il medico di famiglia a Torino, sono giornalista  e Direttore responsabile dei media  del mio Ordine Professionale Provinciale. Direi che quando non scrivo non occupo il tempo, è lui, disgraziato, che occupa me.

  • Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Oltre a stare a guardare il cammino di “Fino all’ultima bugia”, ho vinto il Concorso per il romanzo storico dell’Edizioni Esordienti Ebook con il mio libro “Il piede sopra il cuore”, che presto sarà pubblicato dalla stessa casa editrice.
Ho appena finito di scrivere un altro romanzo giallo, che stiamo ancora limando e poi si vedrà: scrivere è una malattia da cui è veramente difficile guarire.
Volevo cogliere l’occasione per ringraziare Piera Rossotti per come ha costruito e portato avanti la sua casa editrice, perché credo che solo un lavoro di squadra tra editore e autori, soprattutto emergenti, possa dare una maggiore forza reciproca e credo che se andremo avanti come ha indicato la professoressa, si percorrerà una strada nuova e positiva in un mondo troppo difficile e spesso dai contorni poco chiari.

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Intervista con Iano Lanz

Intervista con Iano Lanz.

Iano Lanz è lo pseudonimo di un autore molto particolare. Uno scrittore che non segue filoni prettamente commerciali, ma predilige l’aspetto umano, soprattutto legato alla maturità e alla condizione fisica, quando il corpo si accorge del tempo che passa. Specialista in patologie osteo-articolari della terza età, Iano affronta le tematiche, che coinvolgono l’essere umano in questa fascia d’età, in modo delicato, ironico, a tratti surreale, lasciando sempre aperta la porta alla speranza e alla certezza che la vita vada vissuta fino in fondo, traendo beneficio da ogni attimo. Da Un gaio cecap a Tris di dame vs Alzh è la nemesi clinica a fare da filo conduttore, portando i protagonisti a compiere scelte controcorrente, spesso alternative, che richiamano alla vita e a quei sentimenti che donano vitalità al corpo e allo spirito.

  •  Come mai ha scelto di trattare proprio queste tematiche?

Sono quelle più congeniali alla mia attività di esperto di attività motorie e riabilitazione.

  • Spesso le persone, che raggiungono una determinata soglia, pensano di essere arrivati al capolinea, nei suoi romanzi viene raccontato l’esatto opposto, il suo è un messaggio decisamente voluto?

Nel mio libro d’esordio, Lanziano e le divine compagnie, introduco una dedica: Agli anziani fantasiosi e in buona forma. Finché saranno impegnati in animate vicende di vita, specialmente sentimentali, e fino a quando riusciranno a indossare i pantaloni in piedi senza appoggioessi non diventeranno vecchi.

  • Anche l’amore, sentimento spesso visto come retaggio esclusivo dei “giovani”, diventa protagonista e offre degli appigli insperati ai personaggi descritti nei suoi libri, ma c’è ancora spazio per l’amore in età matura?

Le rispondo attraverso tre Autorevoli testimonianze:

Gabriel Garcia Marquez: Agli uomini proverei quanto sbagliano al pensare che smettono d’innamorarsi quando invecchiano, senza sapere che invecchiano quando smettono d’innamorarsi.

La poetessa giapponese Toyo Shibata: Anche se ho 98 anni, mi innamoro ancora. Sogno di cavalcare una nuvola.

Infine, il regista Manuel De Oliveira, in un intervista al compimento dei 102 anni, alla domanda: Maestro, c’è una dieta che rende longevi? Rispondeva: Mi creda, il cibo migliore sono le donne, con la loro presenza, i loro sorrisi.

  • In Tris di dame vs Alzh troviamo diverse figure femminili, esse traggono spunto dalla realtà o sono personaggi che derivano solo dalla fantasia?

Sono l’esperienza diretta di incontri e avvenimenti trasmutati in un tentativo di letteratura.

  •  Da dove trae l’ispirazione per le proprie storie?

In aggiunta alle esperienze trattate nella prima domanda, altri spunti nascono da un’attività folklorica svolta a livello nazionale e internazionale per un lungo periodo.

  • Vivendo quotidianamente a contatto con l’invecchiameno, e il conseguente declino fisico, quanto realmente può spaventare lo scorrere del tempo?

In Un gaio cecap individuo tre tipologie d’invecchiamento:

– Invecchiamento associato a malattia, purtroppo il più diffuso

– Invecchiamento usuale: è quello che si riscontra nella maggior parte degli individui in assenza di malattia

– Invecchiamento di successo: è quello proprio di soggetti che, in assenza di malattia, hanno in età molto avanzata prestazioni fisiche e mentali non dissimili da soggetti di età giovane-adulta.

Un suggerimento del Prof.Vincenzo Caretti, psicologo: per fronteggiare gli urti della vita quotidiana e diventare più resistenti, occorre incrementare l’intelligenza creativa utilizzando al meglio la vita affettiva e il rapporto con il corpo.

  • Quanto pensa che le istituzioni potrebbero fare per gli anziani e le famiglie?

La cosa più urgente è l’aumento delle pensioni minime per le famiglie di anziani, ridurre così l’aspra lotta per la sola sopravvivenza e prospettare un avvenire migliore e più attivo.

  • Nel panorama letterario mondiale, vi sono degli scrittori che predilige? O generi particolari di lettura?

In una recente “lettera aperta al mio Editore” dichiaravo alla nostra cara Prof.ssa Piera Rossotti che trovavo indispensabili i suoi periodici interventi, ultimo quello su Voltaire. Confesso che il mio zaino culturale non è così greve e molti suoi scomparti risultano desolatamente inconsistenti. Mi trovo nella situazione simpaticamente rivelata da un Autore che conosco bene attraverso i suoi libri. Gianrico Carofiglio, ne “La manomissione delle parole” rivela: … presi tra le mani L’uomo senza qualità, lo sfogliai, ne lessi qualche pagina, lo rimisi a posto. È una cosa che faccio da molti anni. Da sempre in realtà. Con Musil e soprattutto con L’Ulisse di Joyce. Ogni volta mi confronto con la mia ignoranza e penso che dovrei leggere questi libri.

Attualmente leggo “Le lacrime degli Angeli” e “Luce d’estate ed è subito notte” di Jon Kalman Stefansson, un autore islandese dalla trama scorrevole incredibilmente poetica.

  • Quando Iano Lanz non scrive, come occupa il proprio tempo?

Con il lavoro e con letture differenziate.

  • Quali sono i progetti futuri?

Vedere pubblicato “Lanziano e le divine compagnie” sotto l’egida EEE, in una nuova edizione , come si diceva una volta,”riveduta e corretta”.

Elena Moscardo al Salone di Torino

Al Salone Internazionale del Libro di Torino 2014… per la prima volta come Autrice!

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Quest’anno, dopo la recente pubblicazione in Febbraio del mio libro d’esordio I nostri scarponi sulla Via Francigena, ho voluto dedicare due giornate, l’8 e 9 Maggio 2014, al XXVII Salone Internazionale del Libro di Torino. Volevo provare l’emozione di esserci anch’io, non solo come lettrice, ma per la prima volta anche come Autrice.

Nei giorni precedenti all’appuntamento di Torino, ho fantasticato tanto sugli Autori famosi che avrei potuto incontrare, sul modo e l’occasione per congratularmi personalmente per le emozioni che riescono a trasmettermi con i loro scritti ed ottenere un autografo sul loro ultimo libro. E  così ho pianificato accuratamente la mia partecipazione a dibattiti e conferenze, con la certezza che almeno là, tra il numeroso pubblico, avrei potuto esserci anch’io ad ascoltare le loro voci sentendo risuonare nella mia memoria le tante parole da loro scritte…

E poi ci sarebbero state le Case Editrici. Quelle grandi e famose, considerate da molti inarrivabili. I loro stand erano immensi, ricolmi letteralmente di montagne di libri della copertina patinata, loghi luminescenti come in un grande Luna Park e frasi a lettere cubitali posti su grandi cartelloni. Avrei trovato poi, nei loro stand essenziali e accoglienti, le Case Editrici più piccole, perché dire ‘minori’ è un termine che non mi piace e, soprattutto, non rende affatto giustizia del grande lavoro e dell’estrema dedizione ai lettori e agli autori che molte di esse mettono in campo. E tra loro ci sarebbe stata anche la mia Edizioni-Esordienti-E-book (EEE-Book).

Dopo averla vissuta tutta, intensamente, posso dire che quella del Salone del Libro è stata una bella e interessante esperienza da cui sono uscita un po’ frastornata, ma certamente più colorata. In quest’occasione ho potuto conoscere la mia Editrice la Sig.ra Piera Rossotti e altri autori presenti allo stand EEE-book J154 (ecco i video che Piera ha voluto fare con ciascuno dei suoi autori presenti: http://youtu.be/R15J4z8R1c0; http://youtu.be/v_wWALzprmU).

Anzitutto mi hanno colpito le tantissime persone presenti di ogni età e colore, ciascuna probabilmente era lì con la sua motivazione, alla ricerca di un libro, di un autore, di un amico, di un’immagine o di chissà quale ispirazione. Mi sono rimasti nella mente i moltissimi libri, di tanti generi, per tutte le tasche e capaci di accontentare qualunque tipologia di lettore, anche il più esigente.

Quello del 2014 è stato un Salone del Libro ricco di informazioni, di idee e di tanti, tantissimi colori! Ho trovato molto simpatico il BookStock-Village, l’area dedicata a bambini e ragazzi, perché lì c’erano i fumetti, i racconti illustrati e molti laboratori interattivi e creativi, ed il disegno creativo è la seconda mia grande passione dopo la scrittura.

Non ho resistito alla tentazione di fare una foto vicino all’immagine gigante della Pimpa, con in testa il grande tormentone di quest’anno, la Peppa Pig!!!

Ma la mia preferita resta Mafalda, il suoi grandi occhi e la capacità di meravigliarsi di fronte alle piccole cose…

MAFALDA_SalTO

… e allo stand di Linus quindi ho voluto cimentarmi nella creazione della mia vignetta, che ovviamente ho dedicato al mio libro I nostri scarponi sulla Via Francigena!!!

di Elena Moscardo

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Graduatoria bestsellers EEE

I bestsellers EEE più venduti, in assoluto, fino a oggi

EEE bestseller

Fra poco EEE compirà tre anni ed è già possibile fare un primo bilancio significativo di quelli che sono stati i titoli più venduti in assoluto fino a oggi. Questo traguardo, ottenuto da una piccola realtà editoriale, oltretutto digitale, diventa importante se visto nell’ottica dei numeri, ovvero nelle copie vendute che hanno scalato i vertici delle classifiche di Amazon. Un esempio fra tutti: Io dormo da sola di Salvatore Paci ed Emanuela Baldo, un libro che ha imperversato entro i confini dei primi dieci titoli della classifica generale dei libri più venduti, trasformandosi in bestseller e arrivando a conquistare l’attenzione di un grande editore, quale Newton Compton. Dunque EEE diventa un trampolino di lancio, confermando il motto di Piera Rossotti che recita:

“Sono un Editore scopritore di talenti, non un Editore detentore di diritti.”

I generi che hanno fatto presa sul pubblico variano dal thriller, all’horror, passando attraverso i romanzi di narrativa contemporanea e rosa. Testi scritti da autori che, pur essendo esordienti, hanno saputo dimostrare che la mancanza di esperienza nel campo letterario non è automaticamente sinonimo d’incapacità narrativa o sciatteria stilistica. E questo grazie all’attento esame che Piera Rossotti dedica ai manoscritti che vengono inviati a EEE. Spesso si sente dire che quattro, cinque, persino sei mesi sono troppi per valutare un testo, eppure, visti i risultati, è Piera ad avere ragione. È lei che pone la sua notevole esperienza al servizio del lettore, garantendo una qualità editoriale che realmente poche case editrici applicano ancora. Di seguito vi presentiamo gli autori che, dalla pubblicazione a oggi, hanno venduto il maggior numero di copie.

 Tabella Bestsellers EEE

Emanuela Baldo-Salvatore Paci Io dormo da sola
Arturo Zappa Delitti al profumo di basilico
Alessandra Ponticelli Un solo colpevole
Sabrina Grementieri Una seconda occasione
Marcello Freddi Un mondo perfetto
Sabrina Grementieri Noccioli di ciliegie
Giancarlo Ibba La vendetta è un gusto
Alessandro Cirillo Attacco allo stivale
Raffaella Nassisi Tredici maggio
Nino Raffa La bomba di Majorana
Laura Pituello Il volo dell’albatro
Chiata Curione La sartoria di Matilde
Alessandro Cirillo Nessuna scelta
Paolo Fiorino Eroi nel nulla
Lu-Paer Che cosa stai aspettando!

 

 

Weekend con il morto

Doppio appuntamento a Finale Ligure all’insegna del crimine.

weekendQuesta sera alle ore 21,15 in piazzale Buraggi a Finale Ligure Marina, per la rassegna “Un libro per l’estate – Incontri con gli autori”, Piera Rossotti  presenterà Marino Fracchioni autore del libro “I Servi del Silenzio“. L’evento, a ingresso libero, è organizzato dalla Libreria Cento Fiori con il patrocinio del Comune di Finale Ligure Assessorato alla Cultura e al Turismo.

Il doppio appuntamento di questo weekend, 25/26 luglio, è all’insegna del crimine, visto nelle sue diverse forme. Da una parte il caso giudiziario presentato dalla criminologa Roberta Bruzzone, psicologaforense, criminologa, criminalista, analista della scena del crimine, esperta in Scienze Forensi e autrice del romanzo “State of Florida VS Enrico Forti. Il grande Abbaglio“, cronistoria di un incredibile errore giudiziario; dall’altra le vicende narrate ne “I Servi del Silenzio”, storia assolutamente vera di un gruppo segreto, composto da uomini e donne, nato per volontà di un importante uomo politico spagnolo per lottare con ogni mezzo contro la grande criminalità organizzata e capeggiato da un italiano che le circostanze hanno portato tra le file dei servizi segreti spagnoli.

Un maggiore approfondimento degli appuntamenti di questo weekend, con la rassegna “Un libro per l’estate – Incontri con gli autori”, sono reperibili sul sito Savona News.

 

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Sei un pellicano, lo sapevi?

La capacità di trasmettere emozioni.

Ebbene, per quanto possa sembrare strano identificare un autore con un pellicano, ma perfettamente logico dopo che avrete ascoltato il video che vi vogliamo proporre, lo scrittore può essere paragonato idealmente a questo nobile animale e lo spunto di riflessione, che si trae al termine del filmato, lascia attoniti e profondamene scossi. Dunque l’uomo che, prendendo in mano una penna (o una tastiera, ma non stiamo a sottilizzare) pone se stesso, il proprio sudore e il proprio cuore all’interno di uno scritto, diventa colui che è realmente in grado di comunicare emozioni a coloro che lo leggeranno dopo. E come il pellicano offre il proprio sangue ai piccoli affamati in attesa, così il compito dello scrittore è quello di offrire nutrimento ai lettori, di elargire emozioni, non curandosi di quanto questo possa costare. Non perdetevi questo video e se al termine vi sarete commossi, sappiate che siete in ottima compagnia e il messaggio sarà arrivato a destinazione.

 

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Concorso in scadenza

Il concorso dedicato al Romanzo Storico è in scadenza.

Il concorso gratuito di Edizioni Esordienti Ebook, dedicato al Romanzo Storico, sta avviandosi verso le sue battute finali. Molti sono i partecipanti e la selezione sarà un compito arduo per coloro che dovranno scegliere i migliori testi da pubblicare. Scrivere un romanzo storico non è proprio un facile esercizio benché, ed è ovvio, per gli appassionati del genere trovare il giusto equilibrio fra finzione e realtà può divenire una scommessa piacevole da vincere. Tuttavia, esistono delle regole ben definite e degli accorgimenti che non si possono eludere ed è proprio per questo motivo che Piera Rossotti (autrice del romanzo storico Il diario intimo di Filippina de Sales, marchesa di Cavourha girato ben quattro video con i quali spiega il percorso necessario per giungere a un risultato concreto e il più realistico possibile. Tutte e quattro le spiegazioni sono reperibili su Youtube e partono dalle origini per arrivare alle caratteristiche più salienti. Dunque, non solo per gli esperti, ma anche per i neofiti che volessero cimentarsi in un genere non propriamente alla portata di tutti.

Andrea Camilleri ha scritto:

“[Il romanzo storico] È uno strumento letterario essenziale, che permette di raccontare la realtà nel suo divenire processuale, dialettico, di cogliere e delineare le sfumature dell’esistenza, di prospettare e sviluppare sui piani diversi la storia umana.”

E come non ricordare Umberto Eco e i suoi meravigliosi arabeschi letterari descritti con perizia e arguzia ne Il nome della rosa? Sicuramente una  mente fervida è in grado di raccontare la storia così come non l’abbiamo mai vissuta e mai immaginata. Una giusta dose di immaginario e invenzione possono creare l’equilibrio necessario per rendere un romanzo verosimile, al punto da poter essere vissuto senza il preconcetto che sia solo finzione.

Quindi, vi ricordiamo che il concorso scade il 31 luglio e il bando è reperibile QUI.

Non perdetevi questa occasione!