Un periodo difficile

Un periodo difficile

Le sensazioni di due autrici, Consuelo Cordara e Daniela Vasarri, nel descrivere un periodo difficile per chi, come gli scrittori, avverte le influenze dell’ambiente che lo circonda

 

Torino

di Consuelo Cordara

Sarà la giornata plumbea, saranno le notizie poco rassicuranti che ci arrivano, ormai ogni giorno, attraverso la televisione e i giornali, oppure semplicemente il carattere” lunatico” che contraddistingue una cancerina come me… ma oggi sento che è giornata di riflessioni amare.

Penso a chi potrà mai risarcirci dei baci non dati, delle mani non strette, degli abbracci mancati durante questo 2020 ancora in corso… E che dire delle ore vuote, dei giorni tutti uguali, delle appassionanti “lezioni in presenza” ormai sempre più faticose, della scuola che arranca, dei negozi che chiudono e dei morti che non hanno il conforto dei propri cari nell’ora estrema…

Viviamo un momento storico violento, cinico, che divide, che isola, che ci distanzia per salvarci.
Io lo capisco e mi attengo alle regole per rispetto, per educazione civica, per necessità.
Il rischio è l’ individualismo spietato, la depressione, la solitudine. Coloro che hanno figli che studiano e/o lavorano si preoccupano per loro; chi ha la fortuna di essere nonno, teme per i nipotini… inevitabilmente il timore del contagio ci attanaglia, ci segue come un’ ombra , anche se non vogliamo ammetterlo.

Che fare allora?
Rientrare un po’ in se stessi, meditare, pensare alla grande lezione del Manzoni: dopo una tempesta, sorge sempre l’ arcobaleno… Colui che sta più in alto di noi, non abbandona i suoi figli.
Voglio crederci, con tutte le mie forze. Buon pomeriggio, amici!

Milano

di Daniela Vasarri

“Pronto, pronto” parliamo da Milano. Qui la situazione è di attesa. Noi milanesi non siamo mai stati molto bravi ad aspettare che passassero le nottate (come dicono a Napoli), perché siamo conosciuti per quelli che vanno di fretta, che se la “tirano” (e forse nel passato non hanno avuto torto i nostri detrattori) ma più che una “Milano da bere” ci sentiamo come una Milano da centellinare.

Eh già, perché molti negozi hanno abbassato le saracinesche, palazzi interi dove solo lo scorso anno faticavi a trovare un appartamento o un ufficio in locazione, ora sono dei mostri vuoti, e anche un po’ tristi. Bar e ristoranti sembrano invitarti a entrare, e l’area dell’Expo, fiore all’occhiello nel mondo, è ora una landa deserta.

La metropolitana sembra rivivere nelle ore di punta ma ci manca, diciamoci la verità, quell’ammassarci per andare al lavoro, per produrre, per essere sempre in orario. Come pure ci mancano i teatri, le multisale dove vedere le pellicole più recenti, i pub, gremiti di ragazzi che discutono fuori fino a tarda notte con un bicchiere di birra in mano, mentre i genitori hanno imparato a non aspettarli più alzati, e ci mancano pure i centri fitness dove scaricare lo stress accumulato in questa Milano sempre un po’ frenetica.

La Madunina da lassù osserva questa lunga pausa che dobbiamo vivere forzatamente e, sono sicura, lei che è tanto vicina al cielo, ed ora che è meno distratta dal via via a cui la abbiamo abituata, pregherà per noi milanesi ma anche per tutti quelli che apprezzano la nostra città e le sono in qualche modo grati.

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