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Andrea Tavernati e La sua Postazione

Ogni autore possiede una propria postazione in cui le idee prendono forma e le parole scorrono velocemente sul monitor. Per i più conservatori esistono ancora gli scrittoi, carta, penna, talvolta calamaio. Tuttavia, a prescindere dal mezzo con cui si esprimono i pensieri, la magia che scaturisce è quella insita in ogni forma d’arte e noi vogliamo farvi vedere come se la cavano i nostri autori.

La mia prima postazione

 

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La mia prima postazione è, ahimè, questa. Come vedete non è un granché. Nessuna elevata tecnologia, nessun antro delle meraviglie, nessuna lampada da sfregare e nessuna boccia magica da consultare. Soprattutto nessuna musa ispiratrice. Anzi, la situazione che vedete è falsa. In realtà, per poter scattare questa foto ho dovuto aspettare che le persone che occupavano quelle poltroncine davanti a me – dei perfetti sconosciuti – si alzassero.

I treni delle Ferrovie Nord Milano – FNM, per gli amici – che frequento ogni giorno per andare e tornare dal lavoro, rigorosamente riempiti e finanziati da pendolari come me, sono la mia prima e quotidiana postazione di lavoro. Non l’unica, per fortuna, poi c’è un lungo lavoro di riflessione e ripensamento che avviene in postazioni più tranquille ed adeguate al pensiero razionale – e irrazionale -. Ma questa è la postazione delle prime stesure, a mano e mediante penna Bic – lo so, potrei munirmi di un portatile, ma i pensieri sono miei e preferisco che anche la prima scrittura sia la mia, personale e diversa da quella di chiunque altro – e anche delle prime correzioni, come quella che vedete nella foto, anche queste a mano, sul dattiloscritto.

Cap. XIII del romanzo (romanzo?) che sto scrivendo ormai da anni. Per la parola fine (fine?) ci rivediamo tra un altro paio di anni, credo. Così tra scioperi, rigorosamente il venerdì, treni soppressi – ma come si fa a “sopprimere” un treno? – guasti e ritardi di 45 minuti su un percorso di 40 – quindi non è partito? – la scrittura procede sui suoi binari, in questo caso gli stessi delle FNM, letteralmente. È una postazione cui sono particolarmente affezionato, nonostante tutto. Siccome i pendolari che prendono lo stesso treno ogni giorno alla stessa ora e alla stessa stazione sono più o meno sempre gli stessi, che cosa penseranno di questo stakanovista musone che lavora sempre anche in treno, evita accuratamente gli attacca-bottone delle fermate obbligatorie e cambia perfino posto se accanto a lui si siede qualche coppia particolarmente loquace?

Bisogna dire che da quando si è diffusa la moda degli smartphone la gente in treno parla molto meno. Ciascuno immerso nella sua virtualità, dialoga, magari con qualcuno dall’altra parte del mondo, ma molto più silenziosamente di prima.

Grazie Facebook, grazie Whatsapp! Tutti gli scrittori da treno vi sono immensamente grati. Certo, così la gente non legge, almeno nel senso tradizionale del termine, ma tanto già non lo faceva anche prima degli smartphone.

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One Comment

  1. Andrea Leonelli 19 novembre 2016 15:04

    Carissimo Andrea, si scrive dove e quando si può… Non credo che al giorno d’oggi esista più l’idea romantica dello scrittore se non nella testa degli scrittori stessi che si ricavano il loro angolo creativo come possono, nei tempi e negli spazi disponibili. Ma capisco che, quando parte l’idea, quando coglie l’ispirazione, si deve scrivere… E sì, viva gli smartphone per il silenzio che donano (anche se io utilizzo il telefono per scrivere).

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