Crea sito

Scrivere è vivere, per chi ha la sfortuna ed il massimo privilegio di volerlo fare

di Bruno Bruni

man-writing-books piccola

 

Secondo il “Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2014” presentato all’Aie in occasione della Buchmesse di Francoforte, nel 2013 in Italia sono stati pubblicati 30.382 ebook che hanno inciso il 3% del mercato editoriale, con una disponibilità di ebook in commercio che ha superato i 100mila titoli (100.524 per la precisione).

Non sono un fanatico delle statistiche, ma questi dati mi hanno colpito. Escludendo manuali e testi scolastici, rimangono comunque sul mercato diverse migliaia di romanzi. Non entro nel merito di quanti facciano parte del self-publishing, fenomeno in crescita negli ultimi anni. Sono comunque tanti, tantissimi se consideriamo che in Italia si legge poco. Ancora il rapporto sullo stato dell’editoria 2014 di AIE ha rivelato che il bacino dei lettori nel 2013 si è ristretto del 6,1% (leggono almeno un libro in un anno solo 43 italiani su 100) Allora, in questo oceano di titoli, quante sono le possibilità di essere conosciuto per un autore esordiente? Meglio, un autore che potremmo definire Indie, con un termine rubato alla musica, può sperare di emergere, in qualche modo?

Il pensiero è vagamente disperante. Al meglio, il nostro scrittore Indie può aspirare ad un pubblico di nicchia. No, no, non sto facendo il disfattista a tutti i costi. Il punto che mi interessa è un altro. Escludendo i megalomani e gli illusi, che saranno comunque convinti di essere geni incompresi, la grande maggioranza di autori è composta da persone intelligenti e ragionevoli, consapevoli che da queste parti diventare scrittori noti è molto difficile, quasi come vincere un terno al Lotto. È un’attività faticosa mentalmente ma anche fisicamente e dagli esiti per nulla scontati. Allora, perché scrivere? Anzi, visto che nel mucchio c’è anche il sottoscritto, perché scriviamo?

5endrigo-1000x600

Sergio Endrigo

Tenterò di rispondere a titolo personale, sperando di interpretare, in qualche modo, un pensiero condiviso almeno in parte dalla categoria dei raccontatori di storie. Voglio aiutarmi citando frammenti di testi che per me sono stati in qualche modo illuminanti, magari non subito, letti e archiviati sul momento in quel grande deposito che è in fondo alla nostra mente e poi riemersi, in tempi diversi, ma improvvisamente chiari come risposta a vecchie domande. Inizio con una vecchia canzone di Sergio Endrigo. Cantautore oggi un poco dimenticato, autore di testi in apparenza semplici, quasi scarni ma essenziali e profondi.

“C’è gente che ha avuto mille cose
Tutto il bene, tutto il male del mondo
Io ho avuto solo te
E non ti perderò, non ti lascerò
Per cercare nuove avventure”

Endrigo parla dell’unico amore, quello capace di riempire anche la vita più povera e solitaria. Può essere amore per una persona, nel caso di questa canzone, ma in fondo anche per una religione, per una ideologia, perché no, per un animale domestico, comunque amore che dà, che trascende il quotidiano. E chi scrive ama. Ama la storia, i personaggi. Si cala in un altro mondo e dimentica, per un momento, l’attimo presente. A me succede esattamente così e credo di non essere l’unico a provare una sensazione simile. Certo, si può scrivere per puro mestiere, per denaro… e allora non sarà la stessa cosa. Forse noi autori Indie non siamo avvezzi alla scrittura professionale, forse Stephen King scrive pensando agli incassi. Ma io non penso sia così neppure per lui.

Sarò un romantico, ma sono convinto che scrivere sia quasi sempre un atto d’amore. E forse anche qualcosa di più complesso, secondo Borges. Scrittore che mi colpì molto fin dalla prima lettura, così cerebrale e logico, ma anche appassionato e mistico. Borges in “Altre Inquisizioni“, in uno dei suoi tipici salti mortali fatti di parole, cita Shelley il quale:

“Venti anni prima aveva opinato che tutti i poemi del passato, del presente e dell’avvenire, sono episodi o frammenti d’un solo poema infinito, composto da tutti i poeti del mondo.”

Jorges Luis Borges nel 1951, foto di Grete Stern

Jorges Luis Borges nel 1951, foto di Grete Stern

L’idea del libro Universale è assai intrigante, almeno per me. Un pensiero quasi vertiginoso. Anche il più dimenticato degli autori (anche io allora…) non avrà scritto invano se la sua fatica andrà a confluire nell’oceano di tutti i libri e sarà compagno e fratello di quanti scrissero e scriveranno da sempre, per sempre. Difficile trovare una motivazione più potente, direi. Difficile, ma non impossibile. Ancora Borges, sempre in “Altre Inquisizioni” scrive una frase che mi parve da subito memorabile:

“La musica, gli stati di felicità, la mitologia, i volti scolpiti dal tempo, certi crepuscoli e certi luoghi, vogliono dirci qualcosa, o qualcosa dissero che non avremmo dovuto perdere, o stanno per dire qualcosa; quest’imminenza di una rivelazione, che non si produce, è, forse, il fatto estetico”

Questo è davvero il motivo decisivo, per me. Scrivere inseguendo l’attimo della rivelazione. Una chimera, chi lo nega. Un sogno, una illusione, ma che meravigliosa illusione, che scopo sublime è questo. Non vale forse la pena di impegnarvi tempo, ed energie, finché avremo fiato?

Qui mi fermo. Per quanto mi riguarda ho detto tutto quello che potevo. Concludo con un Haiku del poeta Italiano Mario Chini:

“In tre versetti
tutto un poema, e, forse,
tutta una vita”

Che in fondo riassume, con la meravigliosa essenzialità dell’Haiku, tutto quanto ho faticosamente tentato di spiegare. Scrivere è vivere, per chi ha la sfortuna ed il massimo privilegio di volerlo fare.

 

Related Articles

Post a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

undici − 9 =

*

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Il materiale pubblicato è copyright delle case editrici, degli autori e delle agenzie che ne detengono i diritti. Pertanto la loro pubblicazione totale o parziale non intende violare alcun copyright e non avviene a scopo di lucro.

  • Copyright

    Il materiale fotografico, loghi e quant’altro utilizzato all'interno del blog è stato reperito da fonti pubbliche, oppure è stato reso disponibile da terzi.
    Qualora per errore siano presenti immagini o contenuti protetti da copyright, si invita gli interessati a darne immediata comunicazione in modo da procedere alla rimozione tempestiva.

  • Privacy e Cookie policy

    Privacy Policy
  • Informazioni

    Edizioni Esordienti E-book di Piera Rossotti
    Strada Vivero, 15
    10024 Moncalieri - Torino

    [email protected]
    P.E.C. [email protected]

    011-6472110 - ore ufficio

    Partita IVA 10585010019
    Cod. Fisc. RSSPRI51R68L445X
    REA TO-1145737