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Danae Lorne e La sua Postazione

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Ogni autore possiede una propria postazione in cui le idee prendono forma e le parole scorrono velocemente sul monitor. Per i più conservatori esistono ancora gli scrittoi, carta, penna, talvolta calamaio. Tuttavia, a prescindere dal mezzo con cui si esprimono i pensieri, la magia che scaturisce è quella insita in ogni forma d’arte e noi vogliamo farvi vedere come se la cavano i nostri autori.

La mia postazione

 

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Ecco la mia postazione, il mio angolino di mondo dove creo e comunico. Con la finestra accanto che mi ricorda di allungare ogni tanto lo sguardo oltre i recinti della mia immaginazione, i fiori che mettono allegria e le foto, i ricordi… i miei disegni, i ninnolini comprati in giro. Qui raccolgo le idee e le fermo su carta… elettronica, qui mi lascio ispirare dalla musica e dalle immagini che mi regala la mia terra, splendida ricca terra: la Toscana. È il suo mare con i suoi suggestivi tramonti che mi ridà ossigeno e vigore e che ha ispirato la mia trilogia. È qui che i miei personaggi hanno preso vita. Nelle sue spiagge assolate e odorose di pino, tra le mura dei suoi borghi eterni e per le vie delle sue città più belle che, ancora oggi, dopo venti anni mi incantano e mi ispirano continuamente.

calambrone

La foto che vi allego è una delle colonie più pittoresche di Calambrone, una zona di mare posta tra marina di Pisa e Livorno, il luogo dove idealmente sorge la casa dall’ampia terrazza sulla spiaggia di Giulia, la mia protagonista. È un posto che ho amato e frequentato per molto tempo. Ebbene, c’è stato un momento, dopo la pubblicazione del mio primo romanzo Il canto delle cicale, e anche dopo, mentre scrivevo il secondo volume della trilogia (secondo Sottopelle, terzo Cuore mancino), in cui l’immaginazione si confondeva a tratti con la realtà, e i mie personaggi erano diventati così vivi e presenti che ogni volta che mi capitava di passare da lì mi sembrava quasi di poterli scorgere, magari affacciati ad un balcone o in spiaggia a passeggiare mano nella mano, gustandosi quel cielo che anch’io stavo guardando qualche km più in là. Era una sensazione confortante ed estremamente esaltante. “Gli scrittori sono fortunati” diceva Virginia Woolf “vivono più vite, la loro e quella dei loro personaggi”.

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