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Intervista a Massimo Licari

Intervista a Massimo Licari

quando gli dei tornerannoPartendo dalle teorie di Sitchin, Massimo Licari ricostruisce un passato che si affaccia su un presente in cui nulla pare cambiato. In cui la storia, con il suo ciclico ripetersi, riflette le miserie e le follie di un’umanità restia a trarre un insegnamento dai propri errori. Potere, corruzione e fanatismo sono ancora alla base di una possibile distruzione del genere umano e, forse, questa volta non vi sarà l’amorevole mano di un Dio a salvarci.

  • Da dove hai preso spunto per una trama così particolare?

Caspita, che bella introduzione!
Potresti fare una recensione al mio libro, che ne pensi?
Dai, faccio il serio.
L’idea di “Quando gli dei torneranno” è partita da uno spunto che mi ha dato un caro amico. Mi stava raccontando di un gruppo di persone che ha deciso di vivere al di fuori della nostra società. Queste persone hanno creato una sorta di comune all’interno della quale sono liberi di professare la loro fede cercando nel contempo di vivere in armonia con la natura. C’è un tempio e, come tutte le forme di religiosità poco conosciute, si racconta che i propri membri pratichino alcuni riti misteriosi. Inizialmente, infatti, il titolo del libro al quale avevo pensato era “La congregazione”.
Poi, quando l’ho fatto leggere al gruppo di Lettura Incrociata (servizio preziosissimo, di grande aiuto per me. Grazie ragazzi!) mi hanno fatto notare che nel libro il termine “la congregazione” non era mai stato usato. A quel punto è cominciata la parte più difficile: trovare il titolo del libro.

  • I personaggi sono lontani dai classici stereotipi dell’eroe, perché questa scelta di stile?

Perché gli eroi mi annoiano.
Io credo che sia più facile immedesimarsi nella persona comune piuttosto che nel personaggio che, senza paura, è capace di affrontare e sbaragliare i “nemici”. La domanda che spesso mi sono fatto è: ma cosa farei io se mi trovassi in quella situazione?
Certo, l’eroe ci esalta, ci emoziona, ma trovo che sia molto lontano dal nostro modo di affrontare le situazioni. Quindi, com’era successo per “Paralleli”, il mio primo libro, ho disegnato un protagonista decisamente “normale”.

  • Quanto studio o ricerca hai dovuto svolgere per documentarti?

Grandi ricerche e notti intere senza riuscire a chiudere occhio.
Forte, vero?
Non è vero…
Ho letto diversi libri di Sitchin e per tanti anni sono stato uno studioso dei testi biblici. Diciamo che ho attinto molto dal bagaglio che mi porto dietro. Poi, ovviamente, ho fatto anche delle ricerche puntuali su alcuni aspetti specifici. Quando nel libro ho affrontato il racconto del diluvio universale, ho cercato di renderlo verosimile, facendo delle ricerche sui luoghi e sulle loro caratteristiche.
Ma sono stato anche aiutato.
Pensavo che la fascia di asteroidi che c’è tra Marte e Giove fosse un luogo difficilissimo da attraversare per il rischio di colpirne qualcuno. E così l’avevo descritto. Ma poi qualcuno (grazie Gianluca Santeramo) mi ha fatto notare che nella realtà si potrebbe attraversare la fascia senza incontrarne nemmeno uno!
Così mi sono documentato e ho dovuto riscrivere quel capitolo.

  • Quale delle tre teorie “creazionistiche” (biblica, evoluzionistica, genetica) pensi sia quella che più si avvicina al tuo modo di vedere sia l’oggi che il domani?

Nessuna delle tre. O forse tutte e tre.
Insomma, è un discorso molto, forse troppo, profondo per essere affrontato così. Se un giorno scriverò la mia autobiografia…
Scherzi a parte, la mia visione della vita si avvicina molto (anche se non è molto aderente) alla filosofia buddista. Amo definirmi un “libero pensatore”, perché sono un sincretista convinto.

  • Le teorie di Sitchin sono rivoluzionarie e sono abbracciate da molti perché spiegano quesiti a cui altre teorie lasciano delle lacune. Quanto di questa filosofia di Sitchin si avvicina al tuo modo di pensare? Quanto il tuo modo di intendere la vita traspare dal tuo scritto?

In realtà sono affascinato come molti da ciò che ha raccontato Sitchin, ma non posso dire di essere un convinto sostenitore delle sue teorie. Onestamente non posso dire che la sua filosofia influisca in modo significativo sul mio modo di pensare. Riguardo alla seconda domanda, nei miei scritti c’è sempre un “pezzo” di me. A volte ci sono io, a volte c’è qualcuno che mi somiglia parecchio, e altre volte c’è qualcuno che vorrei essere o che sono stato.

  • Chi è il reale antagonista del tuo protagonista? Lo stesso essere umano con i suoi limiti e le sue incertezze? O piuttosto la natura o qualche altra entità (dio, alieno, altro)?

Ah, c’è un antagonista?
Ehm… ho una domanda di riserva?
Va bene, rispondo.
Apparentemente gli antagonisti sono i membri della setta “I servi di Cristo”, o meglio, i cosiddetti “capi” della setta. Quando però il protagonista riesce a parlare con il fondatore della setta che gli spiega il perché del suo folle progetto, cominciano a venire i dubbi. Certo, il suo è un folle progetto, ma ha un senso logico e preciso. E allora ci si rende conto che il vero nemico dell’umanità, e quindi, in ultima analisi, del protagonista, è l’umanità stessa, con il suo insensato modo di vivere.

  • Quando gli dei torneranno cosa accadrà realmente?

Beh, bisogna aspettare che scriva il seguito del libro…
Ok, ok. Rispondo.
Secondo me se gli Anunnaki tornassero davvero, sarebbe un bel problema. Sitchin dice che siamo stati creati per essere usati come uomini di fatica. Di base, quindi, per loro siamo dei veri e propri schiavi. Ci potrebbero considerare loro pari?

Non credo. Abbiamo fatto fatica a considerare nostri pari altri esseri umani, la cui unica differenza era il colore della pelle. In questo caso noi siamo davvero una razza diversa, anche se abbiamo in noi una parte del loro patrimonio genetico.
Ma gli dei torneranno?

  • È cambiato qualcosa nel tuo modo di scrivere, a tuo parere, rispetto al tuo primo libro “Paralleli”?

Sono probabilmente più naturale, meno teso. Mi diverto di più. È stato divertente scrivere “Paralleli”. Ma con questo secondo libro mi sono divertito molto di più.
Qualcuno mi ha detto che si percepisce una maggiore sicurezza nel mio modo di scrivere.
Grazie Sauro Nieddu.
Ma sono consapevole di dover fare ancora molta strada. Entrare nel mondo degli scrittori mi ha portato a leggere molto di più, soprattutto a leggere esordienti come me, cosa che capitava molto di rado.
Quando leggi un autore famoso, un nome a caso: Stephen King, il maestro, dentro di te dici: caspita, come scrive bene. Ma lui è Stephen King e io sono Massimo Licari. Quando invece leggi un esordiente come te e ti rendi conto di come scrive bene, beh, la cosa cambia. Io sono Massimo Licari, ossia un perfetto sconosciuto esordiente, e lui è Mario Rossi, un altro perfetto sconosciuto esordiente. Ma come scrive bene!
Così mi sono reso conto di aver fatto il primo gradino di una scala enorme.
Bravo! Hai fatto il primo gradino! Ma quanta strada devi fare ancora?
Spero che il mio modo di scrivere cambi ancora e poi ancora.

  • Quando Massimo Licari non scrive, come occupa il proprio tempo?

Purtroppo una gran parte del tempo è occupata dal mio lavoro. Anche se devo ammettere che il mio lavoro mi piace molto (dovrei dire che mi diverte, ma ho già detto che mi diverto a scrivere. Poi sembra che passo il mio tempo da un divertimento all’altro…).
Il lavoro occupa una gran parte del mio tempo e non sono ancora riuscito a trovare la formula per allungare le giornate a cinquanta ore.
Poi c’è la mia numerosa famiglia, la mia compagna, il bimbo che da meno di un anno monopolizza il nostro tempo e le nostre attenzioni, e per loro c’è una parte cospicua del tempo che rimane, e che non è mai abbastanza.
Rimane la notte. Quando Noah, l’ultimo arrivato ma il più esigente e rumoroso bambino che ho la fortuna di avere, comincerà a dormire tutta la notte, probabilmente tornerò a scrivere regolarmente.

  • Quali sono i progetti futuri?

Prima di tutto sopravvivere.
Un bimbo o ti ringiovanisce o ti ammazza. Sto facendo di tutto per far pendere la bilancia sulla prima opzione. Non è facile e non è detto che ci riesca. Ammesso che sia ancora tra voi a lungo, mi piacerebbe scrivere la continuazione de “Quando gli dei torneranno”.
L’ho immaginata come trilogia. Ma il numero due e il numero tre della serie sono ancora tra le sinapsi. Mi sono anche avventurato nel genere noir, e spero di riuscire a completare quello che ho iniziato. Intanto, riuscire a rispondere a questa intervista è stato un buon successo.
Si comincia dalle piccole cose, no?

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