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Il 2017 di Gastone Cappelloni

Buon giorno Gastone. Sei un poeta affermato, autore di 20 opere pubblicate, di cui l’ultima con noi, Tu Ottava Nota, nel 2015, che siamo molto fieri di aver pubblicato. Il tuo 2017, però, più che dedicato alla scrittura è stato dedicato al viaggio e alla promozione dei tuoi libri, tra l’altro al penultimo libro che hai scritto, Un seme oltre oceano.
Vuoi parlarci del tuo percorso?

Ho passato circa un mese in Argentina, questa primavera. Lo sentivo come un’esigenza, qualcosa che dovevo assolutamente fare, se vuoi puoi definirlo come una specie di tributo a mio zio Lino, che è emigrato in Argentina, ma anche a mio zio Domenico, emigrato in Francia, a Nizza. Un tributo a chi ha dovuto trovare il coraggio per lasciare la propria terra, il proprio Paese, per andare a stabilirsi altrove.

Avevo promesso a mio padre di fare questo viaggio, di andare a Mar del Plata, a ritrovare suo fratello Lino e, anche se mio padre non è più tra noi, sono sicuro che mi ha seguito e guidato da Lassù.

Parlaci del tuo viaggio, della tua esperienza di autore.

È stato un tour de force, da un certo punto di vista: 16 presentazioni, tra caffè letterari, presentazioni presso centri culturali e trasmissioni televisive, in 28 giorni, a Mar del Plata, a San Nicolas, a Ramallo, a Rosario, ma sarei pronto a ricominciare, per il calore, la solarità, la genuinità delle persone che sono intervenute. Come autore è stata una grande soddisfazione vedere l’interesse dei lettori, ma anche sentire la loro partecipazione emotiva alle vicende raccontate.

E come uomo?

Direi che è stato un momento ancora più importante. Mi sono trovato di riflesso coinvolto in una vita di emigrante che non mi appartiene, ma che mi sarebbe potuta appartenere. In fondo, anche la nostra vita è un viaggio, siamo sempre con le valigie in mano. E poi, in Argentina c’è ancora tanta italianità, anche se ormai sono italiani di quarta generazione, spesso non conoscono la lingua, ma rimane il ricordo delle loro origini attraverso il racconto famigliare, il senso delle loro radici.

Come poeta, tu giri anche l’Italia, hai presentato il tuo libro un po’ ovunque, hai ottenuto premi e riconoscimenti. Quanto sono importanti, per te, anche questi viaggi in un Paese che è il tuo?

Premi e riconoscimenti sono importanti, ma l’aspetto più bello dell’incontro con i lettori è quello umano, è sentire il contatto a livello di anima e di mente, sentire che la tua poesia “arriva” ai presenti, li emoziona.

Stai scrivendo il ventunesimo libro?

Per ora è ancora un segreto… Vedremo.

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