C’era una volta in Sardegna

Valutato 4.75 su 5 su base di 4 recensioni
(4 recensioni dei clienti)

5,99

Acquista prodotto

Descrizione

C’era una volta in Sardegna di Giancarlo Ibba

 

Dettagli prodotto

  • Formato: Formato Kindle
  • Dimensioni file: 1867 KB
  • Lunghezza stampa: 509
  • Editore: Edizioni Esordienti E-book (18 febbraio 2015)
  • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
  • Lingua: Italiano
  • ISBN: 978-88-6690-326-2

Descrizione prodotto

Sinossi

Qualcuno ha scritto: se il terrore potesse avere una voce, parlerebbe sardo. Ebbene, C’era una volta in Sardegna risuona di accenti che trasportano il lettore all’interno dell’isola, direttamente nelle atmosfere sconcertanti che il libro propone. Cosa accade a Solus? E che significato ha la lettera che viene recapitata al protagonista, costringendolo a tornare al paese natio? Ogni episodio crea quel perfetto tassello che, come un puzzle, ricompone la storia, offrendo un quadro che nessuno avrebbe potuto immaginare, se non le vittime e i carnefici. Eppure, nemmeno le vittime, o gli stessi carnefici, avrebbero potuto organizzare una tragedia di così ampia portata. Solus non è quello che sembra e i suoi abitanti nascondono segreti che sarebbe meglio non scoprire. Il vero volto dell’orrore ha spesso connotazioni familiari, fattezze che potremmo riconoscere in chiunque. I morti parlano, la loro voce risuona fra le fronde degli eucalipti, strisciando fra l’erba, oppure intorno ai megaliti di Perdas Fittas. Il destino è sempre in agguato e sceglie le proprie prede con una cura quasi maniacale. E nessuno può considerarsi veramente al sicuro. Giancarlo Ibba tratteggia la storia con quelle pennellate noir che appartengono ai veri maestri dell’horror e lo fa con una tale naturalezza da costringere il lettore a vivere la trama. Solus diventerà anche la vostra dimora… e anche voi sarete catapultati nel profondo Sulcis, arrivando a dire:
“C’è qualcosa che non va, qui”.

 

4 recensioni per C’era una volta in Sardegna

  1. Valutato 5 su 5

    Oliviero Angelo Fuina

    “C’era una volta in Sardegna” è un romanzo e nel contempo anche una raccolta di racconti legati da un sottile filo rosso sangue che alla fine allaccerà ogni pagina in una rivelazione (“apocalisse”) finale che darà, appunto, una spiegazione ai molteplici incubi offerti sapientemente al lettore da un bravissimo Giancarlo Ibba.
    Questo romanzo è ambientato in un fantomatico paese del sulcitano, Solus, ed è la stessa ambientazione di un’altra opera dello stesso autore, “L’alba del sacrificio”, e ne è infatti sequel/spin off. Aver letto, o leggere, anche “L’alba del sacrificio” agevola la comprensione di alcuni passaggi ma questo non toglie che anche senza questa lettura il romanzo “C’era una volta in Sardegna” sa vivere benissimo di vita propria, in tutte le sue oscurità e in ogni brivido che vi verrà elargito alla lettura ed è godibilissimo fine a sé stesso. Ritrovarsi ogni volta con più domande che risposte è proprio la molla vincente e avvincente che vi farà fagocitare senza respiro ogni pagina del libro.
    La sinossi è nota: il protagonista riceve una misteriosa lettera anonima che lo esorta a tornare al suo vecchio paese, Solus. Solus più che un paese è uno stato mentale di alienazione e degrado, di ombre e striscianti sussurri. Il protagonista appena entra in Solus scopre che il paese è un paese abbandonato, fantasma. Cosa è davvero successo alla popolazione di Solus? Attraverso un riuscito “escamotage” di transizioni in universi paralleli vivrà episodi che hanno coinvolto molti degli abitanti di Solus in prima e terza persona. Episodi apparentemente slegati tra loro con in comune l’orrore, la morte e la follia. Ogni racconto/ viaggio mentale viene sapientemente legato al successivo dalla voce pensante e narrante del protagonista e tutti contribuiscono all’universo letterario e spaventoso di Solus.
    Solus come il “Derry” di “IT” di Stephen King e molte citazioni si rifanno proprio al “grande logorroico del Maine”. Un gioco nel gioco, per gli amanti del genere e dell’autore King. Ibba, per sua bravura e originale ed intensa capacità narrativa, non sfigura assolutamente nel paragone che può sorgere alla lettura, anzi, sa creare un clima oscuro altamente credibile in quest’angolo di Sardegna e più che i particolari horror e splatter delle varie storie rivissute tramite il protagonista, ad inquietare è proprio il clima e il male che incombe come una cappa su Solus togliendo ossigeno alla razionalità di chi incapperà in questo universo letterario.
    Ibba è un autore che come pochi altri riesce a non farmi smettere di leggere a cuore leggero e ogni sua pagina è come una gustosa ciliegia che ne chiama al seguito subito un’altra. Una ciliegia rosso sangue. E alla fine del libro il sollievo di ritornare in realtà più comode e addomesticate è sempre irrimediabilmente contaminato dal dispiacere di aver terminato il libro stesso. Va da sé che “c’era una volta in Sardegna” è un libro che consiglio fortemente agli amanti del genere horror e non solo, perché una storia scritta bene non ha prezzo. Al prossimo romanzo, allora, grande Giancarlo Ibba!

  2. Valutato 4 su 5

    Claudio Oliva

    Siamo in Sardegna, nella Sardegna più vera, più profonda, dove le maledizioni delle streghe si incrociano con la religione e la modernità. L’autore ha miscelato in questi racconti tutti questi ingredienti, anzi, è riuscito ad aggiungere altri ingredienti che hanno insaporito il tutto e amalgamato i singoli racconti. La penna, per fortuna, non è risucita a trattenere dentro di sè alcune chicche, alcune frasi da poter ricordare ed evidenziare senza timore di errore. Un esempio: “Il sonno della ragione genera mostri e la persistenza della miseria produce la fede. Solus è uno di quei rari luoghi dove le cose coesistono.” Come spiega Ibba alla fine, al contrario di ragione ne ha utilizzata moltissima per poter domare e dirigere la sua incontenibile fantasia a chiudere il racconto con un grande finale a effetto.

  3. Valutato 5 su 5

    Giuliana Guzzon

    Giancarlo Ibba dà vita ad un amalgama di episodi che gravitano intorno ad un filo conduttore, con una scrittura fluida in cui le ambientazioni sono minuziosamente descritte e ricche di particolari. Il tono e lo stile risultano concisi, crudi e carichi di pathos.

    L’autore usa con destrezza la penna e ci porta per mano con abilità, nei meandri più oscuri, dando vita ad una storia angosciante; un “viaggio nell’incubo”. Una scrittura visiva dal sapore forte, da pellicola cinematografica, in cui non si perde MAI la percezione del personaggio, i suoi movimenti, le sue emozioni e l’ambiente che lo circonda.

    “Una violenta raffica di maestrale penetra nel paese addormentato, scava nel suo fango, rimescola la polvere e strappa le ultime foglie secche ai rachitici alberelli che circondano la piazza. L’aria profuma di eucalipto, terra bruciata e salsedine.”

    Sono rimasta positivamente impressionata dalla grande capacità di sintesi, in cui, con stile asciutto, Giancarlo Ibba mette in evidenza un’espressione facile e piacevole alla lettura, carica di suspense, che attanaglia il lettore pagina dopo pagina. Se cercate delle lacune, non ne troverete. Così come non troverete parole superflue, in eccesso. Tutto è meticolosamente strutturato come in un puzzle; non manca mai un pezzetto.

    La composizione del romanzo è affascinante. Fantasia estrema di storia nella storia, con un meccanismo di flash horror-thriller paragonabile ai grandi autori. La trama presenta un intreccio, un concatenarsi di azioni che hanno la loro origine nel passato, in cui il protagonista, a causa di flash paranormali, viene catapultato in prima persona come uno spettatore passivo: coinvolto emotivamente evoca visioni che sfociano nel terrore puro. Atmosfera cupa, a tratti satirica, con concetti e metafore cesellate ed incastonate dall’autore come un “artigiano” professionista.

    “… intrappolato in una trasposizione a tinte horror della favolosa Spoon River.

    La differenza è che a Solus, i morti non parlano restando tranquilli nelle loro tombe… ma ti urlano dritto nel cervello.”

    Giancarlo Ibba sceglie, per la narrazione dei suoi romanzi, una “location” ancorata alle sue origini natie; la Sardegna. Espone davanti ai nostri occhi, un’isola lontana dal turismo, ricca di particolari e tradizioni tramandate che solo chi ci è nato e vissuto può conoscere. Lui ci offre un volto molto intimo della sua terra, inserendo aneddoti, racconti e misteri temuti da generazioni. L’ambientazione è un punto di forza del romanzo e la decisione dell’autore di scegliere un paese di provincia, che lui conosce, dona alla lettura un’aria familiare. I romanzi di Ibba hanno il pregio di dimostrare come il genere horror sia in evoluzione anche in Italia, dove le suggestioni popolari convivono con gli incubi, fondendosi in un nucleo di inquietudini tangibili e mentali.

    Romanzo suggestivo, inquietante, intenso, con un finale per metà inatteso. Dovete leggerlo per capire di cosa sto parlando. Consigliato!

    Giuliana Guzzon (Giulia)

  4. Valutato 5 su 5

    marina atzori

    “La speranza è morta, l’incubo sorride con denti rossi di follia.”
    La Sardegna vive e si nutre di mistero da sempre, e dire che pochi ne conoscono il lato oscuro è un’osservazione da ritenersi tutt’altro che banale, credetemi. Gli scenari e la desolazione di questa terra amata da molti solo all’apparenza, e anzi spesso sottovalutata da una moltitudine ben più misurabile di persone. Una regione che tenta di vivere intrappolata in una bolla, quella dei suoi luoghi ameni contrapposta alle crepe di case cantoniere abbandonate e ingoiate dal tempo, lungo le coste. Il silenzio e l’orgoglio valgono molto più del denaro da queste parti. I cartelli stradali segnano e parlano di ambientazioni ancora selvagge volute e non volute; raccontano i messaggi degli abitanti di minuscole nicchie nascoste tra vicoli stretti. I sardi conoscono il profumo della polvere da sparo forse meglio dei famigerati cow boy del Far West. Anche se non si è sardi lo si comprende: vivere in quest’isola non è per nulla cosa facile.“Esistono miriadi di luoghi difficili”, direte voi! Qui nella Sardegna raccontata da Ibba scopro un mondo ancora diverso, uno scrigno colmato dal terrore e dalla costante della paura. A SOLUS tutto si trasforma: lo stravolgimento dei fatti lascia il lettore di sasso, avvolto quasi a sua insaputa nella trappola di un arcano. Un paese stipato nel buio, illuminato dalla maledizione della polvere strana che annebbia la vista di Serena, una delle protagoniste di questa incredibile storia. L’autore d’altronde mette in guardia il lettore: “Solus non è un posto dove nascere, vivere, o morire”. E allora dove vuol portarci Giancarlo Ibba con questo monito? Ve lo dico io: vuole catapultarci in un’oscurità che non ha precedenti, ci invita a perdere l’orientamento nel grigiore che serpeggia sull’asfalto sardo; chi legge si sente sospinto dalla volontà incontrollata a continuare. Conoscerete l’audacia della scrittura, quella che possiede contenuti fuori dal comune. Le parole si insinuano infatti, tra corpi e anime assai differenti fra loro, galleggiano sotto la pelle di questo manoscritto, prendendo le sembianze di un ago che cammina indisturbato nel suo percorso, sino a cucirne e bucarne le pagine. Questo giallo promette un eco, ne sono convinta perché quando un libro è scritto così bene, per forza se ne deve parlare. Io credo che tra queste righe ci sia ben poco di intentato, nulla è lasciato al caso, il trasporto detiene una corrente mistificatrice, complice una dote descrittiva degna dei più grandi autori. Ibba parla di una misteriosa nostalgia che colpisce il protagonista, il quale si ritrova subito a pentirsi di essere approdato in quel luogo sperduto, che annega nell’emarginazione più profonda. Cito testualmente: “La mia mente è già in viaggio in una sfavillante spirale di colori dove si impastano risucchiati da un buco nero.” Il verbo tuona, scatenando lampi di emozioni forti, ansie recondite delle quali risulterà faticoso liberarsi. La perdita di conoscenza vi apparterrà, increduli proverete la sensazione di trovarvi in apnea, schiacciati da un lugubre e raccapricciante “Fato Bastardo”, lo stesso che attanaglia la figura di Angelo, nel percepire il gelido bacio della pistola sul collo. Una volta catturato dai rapitori, chiede con una freddezza che fa paura, di essere ammazzato. Già… perché a Solus non si ha neppure timore di affrontare il sentiero del non ritorno: la morte; Angelo non viene accontentato perché c’è ben altro dietro a quelle grate e a quella segregazione… ci sono segreti che nessuno vorrebbe svelare. Nelle tenebre si ode un unico rumore: è il suo respiro insieme allo strofinio delle corde che raschiavano una sull’altra. Ebbene, in conclusione, C’era una volta la Sardegna trascina con sé una serie di storie incastonate ad arte, sporcate se vogliamo dal passato misterioso dei protagonisti, racconti intrisi di violenza occulta e assurda allo stesso tempo, sconosciuta all’occhio umano. Questo thriller sfodera un ormai consolidato talento, è inutile girarci troppo attorno. Insomma, nulla da eccepire. Un’ultima cosa mi permetto di affermare nel concludere il mio umile parere: C’era una volta… un autore esordiente. Ibba, oggi, (presente indicativo) è diventato un ottimo scrittore.

Aggiungi una recensione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

sei − tre =

*