C’era una volta in Sardegna e Dammi un motivo in versione FREE

C’era una volta in Sardegna e Dammi un motivo in versione FREE

C’era una volta in Sardegna e Dammi un motivo sono due dei libri scelti dal catalogo EEE per essere visualizzati anche nella versione FREE.

Avere la possibilità di leggere gratuitamente una parte corposa di un libro vi darà modo di comprendere se vi piace lo stile dell’autore, se la trama vi coinvolge e se, arrivando al termine della parte FREE, avrete voglia di acquistare in versione completa digitale o, in diversi casi, la versione cartacea del libro in questione.

C’era una volta in Sardegna – versione free

Qualcuno ha scritto: Se il terrore potesse avere una voce, parlerebbe sardo.

Ebbene, C’era una volta in Sardegna risuona di accenti che trasportano il lettore all’interno dell’isola, direttamente nelle atmosfere sconcertanti che il libro propone.

Cosa accade a Solus? E che significato ha la lettera che viene recapitata al protagonista, costringendolo a tornare al paese natio?

Ogni episodio crea quel perfetto tassello che, come un puzzle, ricompone la storia, offrendo un quadro che nessuno avrebbe potuto immaginare, se non le vittime e i carnefici.

Eppure, nemmeno le vittime, o gli stessi carnefici, avrebbero potuto organizzare una tragedia di così ampia portata. Solus non è quello che sembra e i suoi abitanti nascondono segreti che sarebbe meglio non scoprire.

 

Dammi un motivo – versione free

Giulia, cartomante cinquantenne alcolizzata, salva una bambina, la ricchissima Céline, da un naufragio e dalla follia del padre.

Contando sul fatto che Céline sia ritenuta morta da tutti, le due donne decidono di trascorrere un periodo insieme, inventando una parentela che giustifichi la presenza della ragazzina a casa della cartomante.

Ma la loro complicità stenta a decollare. Infatti nasce nella disperazione e nello scontro fra età e situazioni sociali diverse. Eppure, poco alla volta, si consolida grazie alla scoperta di tanti punti in comune.

Insieme, Giulia e Céline trovano uno scopo per vivere. Intanto progettano una fuga impossibile dall’altra parte del mondo.

 

Giancarlo Ibba e La sua Postazione

la-mia-postazioneGiancarlo Ibba e La sua Postazione

Ogni autore possiede una propria postazione in cui le idee prendono forma e le parole scorrono velocemente sul monitor. Per i più conservatori esistono ancora gli scrittoi, carta, penna, talvolta calamaio. Tuttavia, a prescindere dal mezzo con cui si esprimono i pensieri, la magia che scaturisce è quella insita in ogni forma d’arte e noi vogliamo farvi vedere come se la cavano i nostri autori.

L’Antro dello Scrittore

postazione

La mia postazione da combattimento contro i miei fatui demoni letterari, traslocata più volte causa di innumerevoli  cambi forzati di residenza, la chiamo da sempre “l’antro dello scrittore”.  Al contrario di quanto consiglia Stephen King, io la posiziono accanto a una finestra. Mi piace la luce che entra di lato, sulla tastiera, modificandosi nel corso della giornata.

Già, perché io sono uno di quelli che scrive saltuariamente ma, quando ci si mette, è capace di stare alla tastiera dall’alba al tramonto e oltre. In questa postazione particolare, locata in quel di Epinel (Cogne, Valle d’Aosta, Italia) ho revisionato La vendetta è un gusto, riscritto da capo L’alba del Sacrificio, concepito C’era una volta in Sardegna e battuto a ritmo di battaglia Angelus di Sangue.

Come potete osservare nella fotografia, pur nella necessaria solitudine dell’atto creativo, non mi manca la compagnia. Il mio gatto Tuco (Benedicto Pacifico Juan Maria Ramirez, detto il Porco), al solito, sorveglia i lavori da dietro il monitor, godendosi il getto di aria calda che esce dalle ventole del notebook. A sinistra c’è Motta, la marmotta. A destra il teschio plastico di Ugo (che non brilla nel buio, citazione per attempati dellamortiani), occasionalmente utilizzato come porta caramelle. Non manca mai sul mio tavolo neanche il Dizionario dei sinonimi e dei contrari, detesto ripetere le stesse parole nella stessa pagina. Fuoricampo c’è la fida stufa a pellet, accesa da settembre a giugno.

Fa freddo da queste parti, dieci mesi su dodici. L’inverno arriva presto, l’estate non arriva mai. A differenza di quando stavo in Sardegna, in cui evitavo le ore più calde scrivendo nei torridi pomeriggi estivi del Profondo Sulcis, qui le mie estemporanee sessioni di scrittura si concentrano nelle gelide giornate invernali. Specialmente nelle silenziose notti nevose, con i fiocchi spinti dal vento che si sciolgono contro i vetri tiepidi della finestra al mio fianco.  Atmosfera che ispira, direte.

Ispira a non mettere fuori il naso dal calduccio intrappolato dentro casa, rispondo io.

Che fare in questa frequente situazione? Le mie scelte preferite sono tre: guardare un film, leggere un libro o scriverne uno. Sempre che riesca a resistere al canto suadente delle sirene del divano e della televisione. Potrei ficcarmi tappi di cera nelle orecchie, come Ulisse, ma non lo faccio.

Qualche volta riesco a resistere al richiamo però e, allora, per vostra fortuna (o sfortuna)… scrivo.

 

New Gothic a Cogne e misteri svelati

New Gothic e misteri a Cogne.

11924695_492771600875171_865804343_o

Iniziamo subito con il raccontarvi che cosa è accaduto a Cogne il 20 agosto. Ebbene, in tale data Giancarlo Ibba ha presentato il suo ultimo libro: C’era una volta in Sardegna. Nella splendida piazzetta posta davanti al Comune, con uno sfondo mozzafiato dato dalle cime svettanti del Gran Paradiso, alle 17.30 è iniziata la presentazione, complici il bel tempo e un pubblico piuttosto folto. Giancarlo, per quanto ami definirsi timido e introverso, ha subito catturato l’attenzione dei presenti descrivendo il proprio stile e, lasciandosi trasportare da quella passione che gli è tipica, ha condotto l’evento immergendo gli astanti nel suo mondo personale. In breve la piazzetta davanti al Municipio si è trasformata nel luogo in cui gli incubi prendono forma e il Sulcis diventa reale. Quindi non solo nei libri l’autore riesce a coinvolgere i propri lettori, costruendo trame degne dei più classici horror, ma anche dal “vivo” Giancarlo è in grado di monopolizzare l’attenzione fondendo l’ironia con una realtà cruda e, a volte, fin troppo presente nel quotidiano. L’efficacia del suo horror nasce proprio da questo, dal riuscire a trasformare fatti, all’apparenza del tutto normali, in un qualcosa che deraglia da qualsiasi binario prestabilito, offrendo una nuova visione del quotidiano.

Noi lo abbiamo ribattezzato New Gothic.

Tuttavia, rispetto al classicismo più puro, in cui la complessità e spigolosità delle trame caratterizzavano l’evolversi dei personaggi e della storia, la nuova interpretazione di Giancarlo porta il gotico sulle soglie di casa, in quella realtà, vivibile giornalmente, che improvvisamente assume altre forme e nuovi significati, spesso più inquietanti del previsto. Come dire che gli orrori si nascondono sotto la luce dei lampioni e non negli angoli bui. E se questo non fosse stato più che sufficiente per dare una valida giustificazione al voler essere presenti, Giancarlo ha rivelato un ulteriore segreto, un gustoso aneddoto che può solo dare ulteriore conferma del carattere particolarmente complesso dell’autore: egli ha scritto un romanzo dedicato esclusivamente ai sentimenti. Il libro, pubblicato da EEE sotto lo pseudonimo di Claudio M, s’intitola Il Sogno della Farfalla (Amazon e Koboed è posto nella categoria l’amore ai tempi del web. Strano connubio, penserete…

Ebbene no. Analizzando la questione fino in fondo, non dovrebbe sorprendere il fatto che uno scrittore, in grado di descrivere in modo così eloquente le parti più oscure del genere umano, sia anche capace di tratteggiare gli aspetti più solari e sentimentali, offrendo al lettore anche l’altro “lato della medaglia”. Quindi, godetevi Giancarlo Ibba in tutte le sue forme, da quelle più tetre a quelle più rosee.

Link all’acquisto su Amazon e su Kobo

Tenete d’occhio questi titoli

Questi titoli saranno sponsorizzati direttamente da Amazon, teneteli d’occhio!

pizap.com14355252072181

La pavoncella di Emanuele Gagliardi

Nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 muore Pier Paolo Pasolini. Morte violenta, squallida… “pasoliniana” a tutti gli effetti. Pino Pelosi, il “ragazzo di vita” che lo ha massacrato a legnate e gli ha rubato l’auto con cui lo ha investito già esanime, catturato poco dopo, confessa. la pavoncellaBenché vi siano incongruenze, parecchie incongruenze, l’idea dell’assassinio maturato nell’ambiente della prostituzione omosessuale soddisfa i media e l’opinione pubblica. Ma fra gli intellettuali, come nelle forze dell’ordine, molti non sono convinti. Circola un’inquietante ipotesi che collegherebbe la fine di Pasolini alle “lotte di potere” all’interno del settore petrolchimico, tra ENI e Montedison, tra Enrico Mattei (morto nel ’62 in circostanze non meno dubbie) ed il suo vice Eugenio Cefis. Pasolini, infatti, si era interessato al ruolo di Cefis nella storia e nella politica italiana facendone uno dei personaggi chiave del misterioso romanzo-inchiesta a cui stava lavorando prima della morte. Così, quando in seguito, a distanza di una settimana l’uno dall’altro, vengono trovati i cadaveri seminudi di due alti dirigenti dell’ENI e spuntano le copie ciclostilate degli appunti di Pasolini con i nomi di maggiorenti della DC e dell’ENI legati alle vicende dello stragismo italiano, un brivido scuote parecchie schiene nei palazzi del potere. Oltre alla pista politica, però, altre sono possibili, e recano l’impronta di due donne: Santina Martino, ammaliante pittrice e ballerina di danze orientali che usa la sua avvenenza per irretire e spillar soldi a facoltosi manager e Luana Dabrowska, moglie del Prefetto di Roma, dirigente all’ENI come i due morti, algida carrierista; una donna dal passato oscuro le cui origini si perdono nella tragedia della repressione nazista nel ghetto di Varsavia. Due sirene… che renderanno a Soccodato molto difficile dipanare l’intricata matassa.

Il piede sopra il cuore di Mario Nejrotti

il piede sopra il cuoreSicilia, 1943: mentre gli Alleati sbarcano in Sicilia, la mafia si prepara ad essere protagonista dei nuovi scenari politici del dopoguerra collaborando con gli americani e cercando di insediare i suoi uomini ai posti di potere, mentre cerca di trarre ancora tutti i guadagni possibili dalla borsa nera e dalle connivenze con il fascismo, che ormai sferra gli ultimi colpi di coda. Le persone integre, quelle che rifiutano la collusione, vengono eliminate senza pietà: è il caso del professor Di Salvo, che muore in un attentato in cui è sterminata anche la sua famiglia. Per un caso fortuito, si salverà soltanto il piccolo Santino, che resta solo al mondo. Ma un personaggio molto singolare entrerà in gioco per prendersi cura di lui. Questo romanzo, dove è protagonista la “piccola storia” quotidiana delle persone, che scorre a fianco della Grande Storia, conduce anche a una riflessione più intima e profonda sul significato della libertà, della responsabilità, della giustizia, della comprensione e, in definitiva, della difficoltà e della grandezza di essere uomini.

Il Longobardo – Terra di conquista di Andrea Ravel

Anno Domini 773. Carlo Magno valica le Alpi alla testa di un imponente esercito e in poche settimane cancella il regno longobardo dalle carte geografiche.
Il LongobardoDopo duecento anni di pace l’Italia si trasforma nuovamente in un campo di battaglia dove ognuno deve scegliere da che parte schierarsi. Un dilemma che angoscia anche Claudio, giovanissimo discendente dell’antica e potente famiglia dei Ravello. La sua decisione è resa ancora più difficile dall’improvvisa morte del padre e dalla cospirazione, ordita dai suoi nemici, per ucciderlo e impadronirsi di tutti i beni della famiglia.
Mentre il rombo della cavalleria franca risuona nella pianura devastata dalla guerra, Claudio, aiutato dal fedele amico Mistico e da un pugno di coraggiosi, ingaggia una disperata lotta contro avversari astuti e spietati, compiendo il percorso di maturazione che lo trasformerà in un uomo.
Terra di Conquista è un romanzo dal taglio cinematografico e ricco di dialoghi, nel quale la storia è filtrata attraverso gli occhi del protagonista, che racconta in prima persona. Il risultato è un affresco straordinariamente accurato di un’epoca violenta e remota in cui la cultura di Roma, nonostante l’imporsi della barbarie, non è del tutto spenta, ma sopravvive oltre che nell’orgoglio di Claudio, anche nella forza unificante della lingua latina e della religione cristiana.
Teatro di questa avventura sono la città di Torino, allora sede di un importante ducato, i contrafforti delle Alpi e le paludi e i boschi che all’epoca occupavano gran parte della valle del Po.

C’era una volta in Sardegna di Giancarlo Ibba

Qualcuno ha scritto: se il terrore potesse avere una voce, parlerebbe sardo. Ibba_EEEEbbene, C’era una volta in Sardegna risuona di accenti che trasportano il lettore all’interno dell’isola, direttamente nelle atmosfere sconcertanti che il libro propone. Cosa accade a Solus? E che significato ha la lettera che viene recapitata al protagonista, costringendolo a tornare al paese natio? Ogni episodio crea quel perfetto tassello che, come un puzzle, ricompone la storia, offrendo un quadro che nessuno avrebbe potuto immaginare, se non le vittime e i carnefici. Eppure, nemmeno le vittime, o gli stessi carnefici, avrebbero potuto organizzare una tragedia di così ampia portata. Solus non è quello che sembra e i suoi abitanti nascondono segreti che sarebbe meglio non scoprire. Il vero volto dell’orrore ha spesso connotazioni familiari, fattezze che potremmo riconoscere in chiunque. I morti parlano, la loro voce risuona fra le fronde degli eucalipti, strisciando fra l’erba, oppure intorno ai megaliti di Perdas Fittas. Il destino è sempre in agguato e sceglie le proprie prede con una cura quasi maniacale. E nessuno può considerarsi veramente al sicuro. Giancarlo Ibba tratteggia la storia con quelle pennellate noir che appartengono ai veri maestri dell’horror e lo fa con una tale naturalezza da costringere il lettore a vivere la trama. Solus diventerà anche la vostra dimora… e anche voi sarete catapultati nel profondo Sulcis, arrivando a dire:
“C’è qualcosa che non va, qui”.

La prima volta che (non) ho visto Psycho

Created with Nokia Smart Cam

La mano è di mia mamma che mi urla: “scendi da quella scala!!!”

Giancarlo Ibba è destinato a diventare il nuovo Maestro dell’Horror italiano. Il suo stile inconfondibile dosa perfettamente la realtà con l’immaginario, la fantasia con l’ironia. Nulla di quanto scrive può apparire scontato e, se anche già visto (nella letteratura è difficile inventarsi qualcosa di nuovo), c’è sempre un elemento nelle sue trame che riesce a spiazzare il lettore, portandolo molto lontano dai soliti stereotipi. La Sardegna, la sua terra, diventa protagonista di molte storie al di là della normale visione della vita.

Giancarlo Ibba ha pubblicato con EEE La vendetta è un gusto, L’alba del sacrificio, C’era una volta in Sardegna

psycho-psycho

 

La prima volta che (non) ho visto Psycho

di Giancarlo Ibba

La prima volta che (non) ho visto un film dell’orrore avevo quattro o cinque anni. Il film era Psycho, capolavoro di Alfred Hitchcock. Vi racconto come è andata. Curiosamente, nonostante il tempo passato, il ricordo è abbastanza chiaro.

Era un pomeriggio di pioggia in quel di Is Urigus, frazione di San Giovanni Suergiu, dove a quei tempi risiedeva la mia famiglia. Vivevamo in una casetta in affitto, a due piani, con una ripida scala su cui mi divertivo ad andare su e giù. Una volta sono andato giù piuttosto velocemente… ma questa è una altra storia. Comunque, riassumendo, quel pomeriggio stavo seduto sulla mia solita poltrona verde a guardare la televisione in bianco e nero sintonizzata sul Primo Canale (a quei tempi non si chiamava Raiuno). psycho-hitchcockAd un certo punto l’annunciatrice, più seria che mai, disse che quella sera avrebbero trasmesso un film di Alfred Hitchcock. Conoscevo già quel nome, perché  era sulla Lista Nera di mia madre delle “cose che non puoi guardare”, che includeva tutte le pellicole di Renato Pozzetto, Lino Banfi e Edwige Fenech (devo spiegare perché?). Naturalmente mia madre, a cui piacevano e piacciono i thriller, era già al corrente di questa proiezione. Quindi, dopo il Carosello, mi mandò a letto insieme a mio fratello di un anno o poco più. In quel periodo le sole eccezioni alla regola erano state per lo sceneggiato Sandokan e L’Amaro caso della Baronessa di Carini. Già da bambino ero fissato con i film e, quando mi era permesso, cercavo di restare sveglio per guardarli. Apro una parentesi a proposito della Baronessa di Carini, della cui trama non avevo capito nulla, ma che mi aveva colpito per un unica scena. E’ quella in cui la Baronessa viene accoltellata, si tampona la ferita con la mano e si trascina agonizzante lungo una parete. Alla fine, la poveretta crolla al suolo, lasciando sul muro l’impronta insanguinata del suo palmo. Questa immagine ha stimolato la mia fantasia. Per quanto ricordi è stato il primo indizio che il macabro possedesse un certo effetto sulla mia mente. Dopo quella visione, infatti, mi divertivo a colorarmi il palmo con il tubetto del rosso degli acquerelli e a lasciare le mie impronte “insanguinate” sui muri diroccati che circondavano la nostra casetta (non era un quartiere residenziale, ovvio). Ultimo aneddoto, mia madre ricorda che spesso me ne andavo in giro canticchiando la sigla dello sceneggiato: “… un colpo al cuore, un colpo ai reni, povera Baronessa di Carini…” Mah!

psycho-anthony-perkins-as-norman-bates

Chiusa parentesi.

La notte di Psycho, come al solito, mangiai la cena, guardai il Carosello, recitai la preghiera per L’Angelo Custode e mi infilai sotto le coperte. Mio fratello era già nella gabbia della sua culla. Il papà era al lavoro per il turno pomeridiano con annesso straordinario notturno. La mamma lavò i piatti e si preparò per guardare il film nel salotto, ben barricata, perché i film di paura le fanno, ancora adesso, proprio quell’effetto. Le luci si spensero. Dalla mia stanzetta, al secondo piano, sentii la voce monocorde del giornalista del TG. Non riuscivo a dormire. Dai discorsi sentiti a casa, sapevo che quel film dallo strano titolo (nella mia immaginazione associato a manicomi pieni di pazzi sbavanti) era molto bello, anche se non adatto a un bambino. Negli anni ’70 il TG finiva alle otto e mezzo e poco dopo iniziava il film. Mal che andava alle dieci e un quarto era finito e si poteva andare tutti a nanna. Oggi a quell’ora, se ti va bene, è cominciato il primo tempo…  Ad ogni modo, vispo come un grillo all’imbrunire, quando sentii finire il telegiornale e partire la sigla del film, sgusciai fuori dal letto e, senza accendere la luce, mi avventurai nel corridoio stretto che portava alla scala. In pigiama e a piedi nudi, discesi la scala attaccato al corrimano, piano piano, per non fare rumore. Già la colonna sonora dei titoli di testa di Bernard Herrmann mi aveva conquistato con le sue note stridule e incalzanti (ancora oggi, quando la sento, ripenso a quella notte del 1976). Se mai avevo avuto un dubbio o il pensiero di tornare a letto, svanì all’istante. PSYCHO_02_webTanto più che quando arrivai in fondo alle scale e svoltai in cucina, la luce azzurrina proveniente dal televisore in salotto mi aveva già ipnotizzato. Così, con le piante dei piedi gelate, mi avvicinai di soppiatto alle spalle della poltrona su cui era seduta mia madre. Al riparo dell’alto schienale imbottito, con il cuore in gola (perché avevo paura di quello che avrei visto, ma ancora più di essere scoperto) cominciai a sbirciare il mio primo film dell’orrore. La prima strabiliante inquadratura “aerea” che vola su una città e s’infila dentro una finestra mi stupì e impressionò. Janet Leigh in reggiseno era bellissima anche per un bambino di quattro anni. La trama era così limpida e ben costruita da essere comprensibile anche per me. Naturalmente cominciai subito a parteggiare per Janet e odiare il ricco texano. Quando lei ruba i soldi, io ho pensato: hai fatto bene!
Il tempo passava, io avevo i piedi sempre più freddi e cercavo di respirare il meno possibile per non tradire la mia presenza. Le molle della poltrona ogni tanto cigolavano, facendomi sobbalzare. Prima o poi sarei stato scoperto. Ne ero sicuro, però volevo vedere ancora un altro minuto, poi ancora un altro… e un altro. Rimandai il ritorno a letto per molto tempo. Dalla mia scomoda posizione riuscivo a vedere solo ¾ dello schermo, ma quello che vedevo era intrigante e soprattutto “adulto”. Certo, lo sceneggiato di Sandokan era stato fantastico (specie quando Brooke uccideva la Perla di Labuan), ma quello era… era!
Psycho_movie-_frame_0001Così, alla fine guardai anche la scena dell’incrocio (che suspense!), la scena del cambio dell’auto e del poliziotto sull’altro lato della strada, la fuga lungo le assolate strade, di nuovo il poliziotto con gli occhiali a specchio, la guida notturna sotto la pioggia con i tergicristalli che sbattono e gli abbaglianti delle auto nella corsia opposta, l’arrivo al BATES MOTEL… il cartello appena visibile attraverso il parabrezza inondato d’acqua… infine, quella stupenda casa gotica in cima alla collina, con quella finestra illuminata… Purtroppo, a quel punto cascavo dal sonno e mi facevano male le gambe… Decisi che avevo visto abbastanza, trattenni uno sbadiglio e, silenzioso come un ladro, tornai nella mia cameretta. E mi persi la famosa scena della doccia!
Con il senno di poi, non so dire se quella è stata una fortuna o no. Probabilmente sì. Ero davvero troppo piccolo.
Una volta al sicuro, tuttavia, imbozzolato tra le lenzuola e l’orecchio teso per cogliere l’audio della tv, cominciai a immaginare quello che succedeva nel film basandomi soltanto su quello che sentivo. Era una cosa che facevo spesso, allora, visto che la maggior parte dei film erano nella famigerata Lista Nera. Ad un certo punto, finalmente, mi addormentai soddisfatto.
La mia bravata non venne mai scoperta e non ho mai raccontato questo episodio, finora.
Se adesso scrivo quello scrivo, quindi, forse è anche a causa di quella volta che (non) ho visto Psycho.

Tutti su amazon!

Diversi libri EEE nelle varie classifiche di amazon.

amazon totale

La giornata di ieri ha registrato picchi notevoli nelle classifiche di amazon e non tanto per il piazzamento dei vari autori in diversi generi, quanto per il numero considerevole di titoli che sono rientrati nelle top 100. Con il suo ultimo nato, C’era una volta in Sardegna, Giancarlo Ibba spopola nella sezione horror continuando a insidiare il posto a nomi blasonati quali Meyer e Poe. Alessandro Cirillo mantiene ben tre libri, Attacco allo Stivale, Nessuna Scelta e Trame oscure, nella categoria azione e avventura. Andrea Ravel, con il suo Il Longobardo, stoicamente sventola il suo baluardo dalla sezione narrativa storica, mentre Andrea Leonelli si è conquistato un posto al sole nella categoria poesia. La resa degli innocenti entra ed esce dalle classifiche in continuazione, insieme a Noccioli di ciliegie e Un solo colpevole. Stessa altalena spetta a Il piede sopra il cuore, Il tramonto delle aquile, I nostri scarponi sulla Via Francigena, Eroi nel nulla e altri libri di autori altrettanto meritevoli. Tuttavia, lo screenshot più impressionante ha visto ben quattro opere targate EEE, nelle prime 14 posizioni di amazon nella sezione azione e avventura. Un traguardo decisamente notevole per una piccola Casa Editrice digitale, a dimostrazione del fatto che, per una volta lasciatecelo proprio dire, la qualità ripaga tutti gli sforzi fatti. Sappiamo bene che una rondine non fa primavera e che questo piccolo successo non significa che possiamo dormire sonni tranquilli, ma il solo fatto di poter dare visibilità a un risultato come questo riempie di soddisfazioni.