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Le promozioni su Facebook… ma anche no, grazie

di Giorgio Bianco

“Promuovi il tuo post per raggiungere fino a 8.000 persone al costo di 18 euro!”. Una frase del genere apparve poco più di un anno fa sul mio account di Facebook. Avevo pubblicato da pochi mesi il mio ultimo romanzo “Dammi un motivo” con l’editore EEE.

Ero orgoglioso poiché, sebbene per pochi giorni, il libro scalò le classifiche Amazon fino alla prima posizione.

Per cui non esitai a esibire il risultato su Facebook, ottenendo consensi e sorrisi da decine di amici.

A quel punto il social forum si fece avanti proponendomi l’inserzione a pagamento. Ecco come funziona (o non funziona) il meccanismo. Si pagano 18 euro tramite carta di credito (volendo si può spendere anche di più, ma io scelsi la promozione base) e Facebook inizia a proporre al pubblico il post con il link per l’acquisto del libro. L’autore può selezionare fascia d’età e scolarizzazione dei potenziali acquirenti. Io scelsi 18-65 anni e diploma di scuola superiore.

Ogni volta che l’inserzione raggiunge un certo numero di persone, il credito di 18 euro diminuisce. Fino a zero, quando la promozione termina, dopo due o tre giorni, non ricordo con precisione.

Successivamente l’autore riceve le statistiche, cioè i risultati ottenuti. E qui andiamo a ridere. Nel mio caso il post venne visualizzato da circa 8.800 persone. Quindi Facebook mantenne la parola. Di questi 8.800, tuttavia, soltanto una dozzina mise il “mi piace” e appena quattro aprirono il link. Disinteresse generale e fallimento totale. Il regno della superficialità. Più o meno come succede con i video o le immagini dei gattini: la gente sfoglia distrattamente il social, regala qualche “like” e tanti saluti.

Anche se non ho gli strumenti per verificarlo, sono pronto a scommettere che nessuno di quei quattro volonterosi che aprirono il link acquistò il libro. E se pure lo avessero fatto, il risultato sarebbe stato penoso: 4 su 8.800 per un libro che costa meno di 5 euro, ma ci pensate? Oltretutto basta scaricarlo, non c’è nemmeno la fatica di andare in libreria. Eppure, niente.

Che cosa ci insegna questa esperienza? Prima di tutto che 18 euro sono spesi meglio per pizza, birra e panna cotta.

Ma non solo. Il deludente risultato accende anche un faro sulla differenza fra quantità e qualità. Infatti è pur vero che “8.800 persone raggiunte” sono molte. Ma a che cosa serve raggiungerle, se poi non ci degnano neppure di uno sguardo? A nulla, evidentemente.

Facebook usato in modo “generalista”, se mi passate il termine, solleva una gran polverone privo di sostanza. Come le chiacchiere da bar. Tuttavia può rivelarsi molto utile. Come? Seguendo la filosofia promossa dalla EEE edizioni: sostegno reciproco fra autori, nonché promozioni mirate (e gratuite) in ambienti già selezionati. Mi riferisco, per esempio, ai gruppi di appassionati di letteratura. Perché oggi, bisogna ammetterlo, leggere è una attività di nicchia, come il modellismo ferroviario. Se non vai a cercare gli amatori, continuerai a segnare il passo credendo di correre.

Noi non vendiamo contratti di luce e gas o custodie per smartphone. Il nostro prodotto (che orrore chiamarlo così) interessa fasce molto specifiche di popolazione. Bisogna cercarle, anche attraverso Facebook, ma non gettando il seme a piene mani: cerchiamo i gruppi. E non dimentichiamo che recensire colleghi ed esserne recensiti e promossi sulle rispettive bacheche è ancora un metodo produttivo per divulgare le nostre opere.

Chiediamo a chi ha apprezzato il nostro libro di recensirlo su Amazon. Spingiamo il passaparola. Pubblichiamo sulla nostra bacheca le recensioni di opere scritte da altri autori, guardiamo oltre il nostro giardinetto e facciamo fronte comune con chi condivide la nostra grande passione. Uniti siamo più forti. Per cui facciamo circolare la cultura del leggere anche aiutando gli altri. Usciamo da noi stessi e saremo ricambiati con sostegni piccoli ma di qualità.

E soprattutto: non diamo soldi a chi promette grandi numeri: piuttosto mangiamoci una buona pizza!

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