Un giallo tira l’altro

Un giallo tira l’altro

Secondo Umberto Eco, il testo letterario è una “macchina pigra” che, per mettersi in moto, ha bisogno della partecipazione attiva del lettore. Senza questo atteggiamento da lettori-motore, forse non apprezzeremmo il breve raccontino di Cortázar in “Storie di cronopios e di famas”… e sarebbe un vero peccato!

Lo Spirito del lago di Giancarlo Ibba e Cinzia Morea

Nella comatosa cittadina di Villa Reso, l’improvvisa e inspiegabile scomparsa della dottoressa Molteni lascia sconcertati i colleghi dello studio medico in cui lavora e scatena le malelingue dei residenti. Il dottor Guido Gubernatis, in particolare, si lascia coinvolgere suo malgrado nella ricerca della donna. La vita privata di quest’ultima, fin dall’inizio, appare più complicata di quanto Gubernatis potesse immaginare. Nelle sue involontarie indagini, l’uomo, improvvisatosi detective, si imbatte spesso nelle allusioni a una misteriosa leggenda popolare locale: quella di un fantomatico “Spirito del Lago” che infesterebbe un piccolo specchio d’acqua melmosa, circondato da boschi e canneti, situato a pochi chilometri da Villa Reso. Un luogo spettrale, isolato, ma apparentemente molto frequentato durante la notte. E non solo da fantasmi…

Il cerchio delle donne di Elena Grilli

Ancona, via Bezzecca, una palazzina con cinque appartamenti è il teatro quasi esclusivo dell’azione di questo giallo dove i personaggi femminili sono davvero dominanti, con tutte le loro qualità e i loro difetti, con tutte le loro contraddizioni e i loro problemi. Tra i personaggi principali, la rumena Catinca, sposata con un italiano marito-padrone, la saggia Gabriella (detta Bri), un’anziana psicologa in pensione, che vive in una piccola comune femminile, e Jo, impiegata amministrativa della Questura di Ancona, ragazza anticonformista, testarda e scorbutica, ma dotata di un forte senso della giustizia. Saranno le donne a far luce sulla tragica fine di un’anziana coppia di coniugi, loro coinquilini. Ma nel romanzo c’è molto di più: c’è una riflessione sulla condizione femminile, sul significato della solidarietà tra donne, sulla famiglia (non sempre positiva), sul valore della presa di coscienza del proprio ruolo e, di riflesso, anche sul mondo maschile.
Questo romanzo, vincitore del V Concorso per il Giallo, Thriller e Noir indetto da EEE-book (2017), è ben scritto, senza cedimenti nel ritmo narrativo, e lascia il lettore con la piacevole sensazione di aver letto una storia coerente e coesa, ricca di spunti interessanti e capace di offrire uno sguardo acuto e profondo su alcuni significativi aspetti della realtà socioculturale dell’Italia contemporanea.

 

Elena Grilli e La sua Postazione

Elena Grilli e La sua Postazione

Ogni autore possiede una propria postazione in cui le idee prendono forma e le parole scorrono velocemente sul monitor. Per i più conservatori esistono ancora gli scrittoi, carta, penna, talvolta calamaio. Tuttavia, a prescindere dal mezzo con cui si esprimono i pensieri, la magia che scaturisce è quella insita in ogni forma d’arte e noi vogliamo farvi vedere come se la cavano i nostri autori.

Anarchia e fantasia

 

Anarchica nel flusso di pensieri, anarchica nell’organizzazione del lavoro. Anarchica la postazione. Scrivo i miei romanzi in luoghi diversi, su PC diversi, a seconda di dove mi trovo. Può essere il PC di casa, la sera dopo cena, oppure il portatile che uso per il lavoro, nell’ora in cui un paziente mi dà buca, o il computer di mio padre quando nel week end decido di rilassarmi tornando alle origini. Il che crea un bel casino, perché a volte dimentico dove ho l’ultima versione del testo modificata.

Sì, lo so, ora mi direte: c’è il cloud, la nuvola, dove puoi archiviare il file e averlo disponibile quando vuoi, ovunque ti trovi, su qualunque dispositivo. La tecnologia ti toglie ogni alibi, cara mia. Tuttavia, una mente anarchica non può essere disciplinata così facilmente. A volte il file me lo invio per posta elettronica, a volte lo salvo sulla chiavetta, a volte nel cloud, a volte niente di tutto questo. Allora mi chiederete: Ma perché fai così? Se un comportamento è controproducente si abbandona e stop. E ci fai pure la psicologa? Ecco, qui sta il punto. È che non è controproducente affatto.

Un po’ seccante a volte, dover cercare. Però l’anarchia ha anche dei vantaggi. Come quando all’università non mi riusciva di studiare un testo alla volta con ordine. Ne iniziavo uno, poi quando mi stancavo ne iniziavo un altro, poi tornavo al primo, poi ne iniziavo un terzo, poi continuavo col secondo e così via, aggiungendo nozioni in modo disordinato fino alla fine. Risultato? Una buona capacità di collegare gli argomenti tra loro, creare associazioni, individuare nessi, in altre parole, vedere cose che se avessi proceduto in modo disciplinato forse non avrei visto.

Anche quando scrivo procedo in questo modo. Scrivo una parte, lascio un vuoto, inizio un altro capitolo, poi ricorreggo un passaggio precedente, poi mi viene un’idea per il finale, poi torno indietro e rimodifico l’inizio. Insomma, anarchia pura. Strano, ma è un modo di procedere che mi aiuta ad avere la visione d’insieme e ad arricchire la storia con idee che spuntano all’improvviso, che sono sicura, non mi verrebbero se mi costringessi a scrivere in modo ordinato.

In tutto questo, il caos delle postazioni non è un ostacolo, è un aiuto a non fossilizzarmi su idee troppo strutturate e prevedibili. Trovarsi in scenari sempre diversi suggerisce capovolgimenti, inversioni di rotta, colpi di scena. Quella della foto, di tutte è la mia postazione più rilassante. Paese natale, campagna, brezza, il suono del fiume che scorre, nuvole. Le nuvole vere, non il noioso cloud. Qui ho passato molto tempo questa estate a scrivere il mio secondo romanzo giallo, “Il cerchio delle donne”.

 

Tante nuove uscite entro Natale

Tante nuove uscite entro Natale

Esistono delle scadenze fisse che ci costringono a correre contro il tempo. Punti fermi sul calendario che segnano lo scatto delle lancette, facendo sudare chiunque si trovi nella situazione di dover produrre un “qualcosa” entro una certa data.

Natale, Pasqua, l’inizio dell’estate, i primi di settembre e, nel caso dell’editoria, anche il Salone Internazionale del Libro di Torino, sono tutti appuntamenti inderogabili con i quali dover fare i conti. Tuttavia, dato che EEE non perde tempo, diversi titoli stanno già per entrare nel catalogo, alcuni solo in formato digitale, altri, invece, anche in formato cartaceo.

 

L’immagine che vedete presenta, appunto, tre new entry quasi pronte. “Quasi” perché in realtà sono le bozze di stampa e alcuni particolari vanno ancora visti e rivisti prima di dare il definitivo consenso alla stampa.

Da sinistra si vede la copertina del nuovo libro di Elena Grilli, Il cerchio delle donne, il romanzo che ha vinto il nostro concorso GTN (giallo, thriller e noir) diventando il degno erede di Come il mare ad occhi chiusi, detentore di diversi titoli rilasciati da giurie autorevoli. Conoscendo le capacità di Elena, siamo certi che anche questo libro vi terrà incollati alle pagine, con il fiato sospeso fino alla fine.

Al centro il libro di Andrea Leonelli, Domani ci sarà tempo, rappresenta una novità per l’autore, in quanto non si tratta di una silloge poetica ma di un testo narrativo che porta all’attenzione del lettore l’esperienza personale del poeta vissuta nel momento del suo infarto. Un evento che ha radicalmente cambiato la sua vita, il suo modo di pensare e di approcciarsi all’ambiente esterno.

A destra si trova l’ultima silloge di Maria Luisa Mazzarini, Piccola Venezia sogna, una raccolta di poesie che, al pari delle altre che l’hanno preceduta, saprà emozionarvi e trasportarvi nell’universo sensoriale della poetessa. Venezia è un altrove dove un “Cuore di rondine” anela tornare…

Ma non è finita qui, perché anche Oliviero Angelo Fuina presenta la sua nuova silloge Poesie (R)Accolte, una raccolta che potremmo definire un “the best of”, ovvero le migliori composizioni premiate, menzionate e riconosciute in premi, concorsi ed eventi di ogni genere, come testimonianze della bravura di questo nostro poeta.

Ultimi, ma non ultimi, Cinzia Morea e Giancarlo Ibba offrono ai lettori una chicca davvero interessante: il libro scritto a quattro mani Lo spirito del lago. La particolarità di questo giallo, arrivato secondo nel nostro concorso GTN, si riscontra proprio nelle propensioni letterarie dei due autori: Cinzia scrive libri per ragazzi e Giancarlo sforna horror imperdibili. Il connubio fra i due sarà sicuramente fuori dagli schemi.

Di prossima uscita anche il libro di Danae Lorne del quale, però, non siamo riusciti a estorcere, al nostro editore, alcuna informazione. Abbiamo solo una vaga idea di quale sarà la copertina ma, in sostanza, del contenuto e del titolo non sappiamo ancora nulla. Ma siamo decisamente curiosi!

Dunque, se non sapete quale libro regalare o regalarvi per Natale, presto saranno disponibili nuovi titoli interessanti da inserire nelle vostre librerie e in quelle degli amici.

 

Elena Grilli vince il Premio Giallo Indipendente

Elena Grilli vince il Premio Giallo Indipendente

Elena Grilli ha vinto il Premio Giallo Indipendente con il suo romanzo Come il mare ad occhi chiusi

di Elena Grilli

Il ricordo che più mi rimarrà impresso, non sarà il momento in cui il presidente della giuria di qualità ha chiamato il mio nome, per ultimo, dopo aver chiamato il 5°, il 4°, il 3° e il 2°. Lì c’è stata la grondata di adrenalina, quella che solletica in modo fastidioso lo stomaco, prende a schiaffi il muscolo cardiaco e prosciuga le fauci peggio dell’aspiratore del dentista.

Non sarà nemmeno la sequenza di immagini successive, sbiadite nella mente per l’ottundimento e sbiadite nelle foto, per la luce abbagliante che arrivava dalla vetrina, in un pomeriggio caldo di fine maggio a Torino. Le immagini di quando mi alzo, raggiungo la giuria, prendo in mano la pergamena, quella su cui sta scritto “Premio Giallo Indipendente – 1˄ Classificata Sezione A, romanzi editi – Elena Grilli con il romanzo  Come il mare ad occhi chiusi”. La stretta delle mani dei giurati, il braccio del presidente che mi circonda le spalle mentre scattano i click delle fotocamere su tutti i lati. Io, col sorriso tirato e posticcio come quello dello Stregatto di Alice nel Paese delle Meraviglie.

Sabato 20 maggio è avvenuta la cerimonia di premiazione del primo concorso letterario nazionale “Premio Giallo Indipendente”, indetto dalla WLM Edizioni. Il “pomeriggio in giallo” faceva parte del programma ufficiale del Salone Internazionale del Libro Torino 2017 nella sezione Salone Off e si è tenuto presso la libreria Belgravia di via Vicoforte. La giuria di qualità era rappresentata dallo scrittore Ezio Gavazzeni, la scrittrice Luciana Navone Nosari e il giornalista Alberto Pattono. Un pomeriggio emozionante, tanto emozionante per me: la prima volta che ottengo un riconoscimento da persone addette ai lavori (senza contare la mia bravissima editora Piera Rossotti, della EEE, che per prima ha dato valore al mio manoscritto). In effetti non ci si sente veramente una scrittrice, finché gli apprezzamenti vengono da familiari e amici, col dubbio che vi sia una pesante deformazione del giudizio legata all’affetto che c’è.

Dicevo, a restare impresso nella memoria più di tutto, probabilmente non sarà nulla di quello che ho raccontato finora. Il momento magico è stato prima, giorni e giorni prima, quando una mail mi comunicava che ero una dei 5 finalisti. Non sapevo ancora di avere vinto. Perché forse, dico forse, non era nemmeno questa la cosa importante. È lì che ho cominciato a sognare. Quella che prima era una speranza senza fiducia in se stessa, è diventata una meravigliosa brama, capace di farmi aprire gli occhi al mattino subito felice di fare quello che faccio, anche quando è faticoso e senza gratificazioni immediate. È stato il momento in cui mi sono detta: Ok, adesso sono una vera scrittrice.

La trama

Un omicidio strano, quello di un barista ritrovato con un foro di proiettile in fronte e misteriosi segni su una mano. Un delitto che risveglia la sonnolenta città di Ancona, desta antiche paure, scuote fino a far emergere segreti che erano sepolti dietro rassicuranti apparenze. Una coraggiosa ragazza usa il suo acume per destreggiarsi in una trama intricata che evolve con ritmo frenetico, sfiorando pericoli e doppi giochi mortali. Uscirne viva è una sfida che non è scontato vincere.
Come il mare ad occhi chiusi è un giallo mozzafiato, dove nemmeno la soluzione finale è in grado di offrire il conforto di una certezza. La verità è molteplice, ha più facce e quando il caso sembra risolto, tutto si capovolge di nuovo, per far affiorare segreti ancora più reconditi ed inquietanti.

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  • Editore: Edizioni Esordienti E-book (3 febbraio 2016)
  • Lingua: Italiano
  • ISBN: 978-88-6690-292-8
  • Link all’acquisto: AmazonKobo EEE

Elena Grilli al Premio Giallo Indipendente

Elena Grilli al Premio Giallo Indipendente

Si terrà sabato 20 maggio alle ore 16.00, presso la Libreria Belgravia in via Vicoforte 14/d a Torino, la cerimonia di premiazione del Premio Giallo Indipendente, evento nel quale la nostra Elena Grilli si è piazzata fra i finalisti con il suo libro Come il mare ad occhi chiusi.

Ebbene, alla presenza della Giuria di Qualità e di una Giuria Popolare, composta da lettrici e lettori torinesi, saranno premiati i vincitori (chissà che non vi siano delle soddisfazioni anche per la nostra Elena!). Seguirà la presentazione dei libri vincitori della sezione romanzi editi. Tale evento fa parte del programma ufficiale Salone Off – Salone Internazionale del Libro Torino 2017.

Dunque non mancate!

Come il mare ad occhi chiusi

Un omicidio strano, quello di un barista ritrovato con un foro di proiettile in fronte e misteriosi segni su una mano. Un delitto che risveglia la sonnolenta città di Ancona, desta antiche paure, scuote fino a far emergere segreti che erano sepolti dietro rassicuranti apparenze. Una coraggiosa ragazza usa il suo acume per destreggiarsi in una trama intricata che evolve con ritmo frenetico, sfiorando pericoli e doppi giochi mortali. Uscirne viva è una sfida che non è scontato vincere.
Come il mare ad occhi chiusi è un giallo mozzafiato, dove nemmeno la soluzione finale è in grado di offrire il conforto di una certezza. La verità è molteplice, ha più facce e quando il caso sembra risolto, tutto si capovolge di nuovo, per far affiorare segreti ancora più reconditi ed inquietanti.

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  • Editore: Edizioni Esordienti E-book (3 febbraio 2016)
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  • ISBN: 978-88-6690-292-8

Elena Grilli e Il suo Libro da Gustare

libri-da-gustareElena Grilli e Il suo Libro da Gustare

Lo spazio Libri da Gustare vuole stimolare la fantasia dei lettori e non solo quella. Dal momento che il vecchio detto recita che “il cibo nutre lo stomaco e i libri saziano la mente“, abbiamo pensato di stuzzicare i nostri autori proponendo loro di abbinare i titoli delle loro opere a una ricetta, un qualcosa che possa identificare e dare soddisfazione anche al palato.

Come il mare ad occhi chiusi

Piatto arcutinato

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Niente regole!

Se proprio sono messa nella condizione di dover scrivere una ricetta, subito penso di essere già perdente. Già, perché la cucina non si può annoverare né tra le mie passioni né tra le mie abilità. Diciamo l’abilità sufficiente a non finire in pronto soccorso per intossicazione, ecco.
Il primo pensiero va a mamma Vally. Lei è bravissima. Non c’è competizione.
Il secondo pensiero è: adesso li frego tutti, mi faccio dare una ricetta da mamma, la spaccio per mia e il gioco è fatto.
La rimuginazione successiva, più onesta e autentica, mi riporta a contatto con me stessa e a un verbo del nostro dialetto marchigiano, di un entroterra che sta gomito a gomito con l’Umbria: “arcutinà”. Significa raccogliere, raccattare. Anche mettere ordine, volendo.
Ecco, io sono brava ad “arcutinà”. Quando scrivo sicuramente. Quando cucino pure.
Apro il frigorifero, afferro quanto rimasto sui miseri ripiani, do priorità a quello che è in scadenza, appoggio il tutto davanti a me e mi pongo in concentrata riflessione. E mi domando: come vanno insieme queste cose? Il risultato non è scontato, è ogni volta diverso.
Arcutinà è un gesto profondo, non solo di ordine fisico, ma anche di intima creatività. C’è qualcosa di esistenziale nell’atteggiamento dell’arcutinà. È un mettere insieme in modo inedito. È una base ordinaria e mediocre, che inaspettatamente acquisisce un significato esclusivo. È un matrimonio di convenienza dove gli sposi imparano ad amarsi dopo un po’.
Ma soprattutto, arcutinà è capriccioso, intollerante delle regole e delle ricette. Fa sberleffi ai migliori chef, non si piega all’autorità. Anarchico e gioioso, è un paradosso. Il suo significato è quello di mettere ordine e poi, ribelle, si sottrae a ogni disciplina. Crea ogni volta un assetto imprevedibile, ecco.
E non potrei trovare metafora culinaria migliore per il mio libro, “Come il mare ad occhi chiusi”. Perché è così che è nato, arcutinando. È un giallo, per definizione un genere che pretende ordine e logico rigore. Se un pezzo non va al posto giusto nel complesso puzzle, è la fine. Mentre scrivo le idee vengono, le intuizioni saltano fuori e sono buone, ma capita che non vadano bene insieme, è un caos. Bisogna avere fiducia e sangue freddo. L’indole sovversiva dell’arcutinà verrà fuori, butterà in aria per ricomporre il tutto come le aggrada in quel momento. Alla fine un quadro si comporrà, come una pietanza. E sarà buono.
E poi ti chiederanno: “Che c’è per cena?” Solo un secondo di smarrimento, prima si allargare un gran sorriso ed esclamare: “Sorpresa!”

Ingredienti

Diversi ingredienti qualunque, purché commestibili.

Preparazione

Mah…

Come il mare ad occhi chiusi

Un omicidio strano, quello di un barista ritrovato con un foro di proiettile in fronte e misteriosi segni su una mano. Un delitto che risveglia la sonnolenta città di Ancona, desta antiche paure, scuote fino a far emergere segreti che erano sepolti dietro rassicuranti apparenze. Una coraggiosa ragazza usa il suo acume per destreggiarsi in una trama intricata che evolve con ritmo frenetico, sfiorando pericoli e doppi giochi mortali. Uscirne viva è una sfida che non è scontato vincere.

Come il mare ad occhi chiusi è un giallo mozzafiato, dove nemmeno la soluzione finale è in grado di offrire il conforto di una certezza. La verità è molteplice, ha più facce e quando il caso sembra risolto, tutto si capovolge di nuovo, per far affiorare segreti ancora più reconditi ed inquietanti.

Dettagli del libro

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  • Editore: Edizioni Esordienti E-book (3 febbraio 2016)
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  • ISBN: 978-88-6690-292-8

L’esperienza con EEE

Tre autrici di tutto rispetto raccontano la loro esperienza con EEE e le loro voci potrebbero accendere la speranza in chi ha subito notevoli delusioni nel campo editoriale. Piera Rossotti è un editore serio ma non è l’unico. Non pensate quindi che esistano solo case editrici pronte a spennarvi, perché esistono persone che credono in questo mestiere e cercano di costruire qualcosa di concreto, che non sia il solito e già visto circo degli orrori. #EEE #autoriEEE

logo esperienza

L’esperienza con EEE di Lu Paer, Elena Grilli e Chiara Curione

Lu Paer

La prima  impressione che ho avuto, entrando in contatto con il mio editore, è stata di una persona che fa questo mestiere prima di tutto per passione, dalla quale scaturisce una grande  disponibilità e serietà nei confronti di chi vuole scrivere. Per approdare alla pubblicazione del mio secondo romanzo ho ricevuto, senza sconti, da Piera Rossotti preziosi e più che  opportuni  suggerimenti, che ho accolto con totale disposizione. Insomma, quando un editore aiuta uno scrittore a crescere è un Editore con E maiuscola! Grazie. Lu Paer

Elena Grilli

Dopo delusioni, tentativi di raggiro e scoraggiamento, l’approdo alla casa editrice EEE è stato come un riuscire finalmente a rilassarsi, sapendo di essere fra persone capaci ed affidabili che credono in me. Ero diffidente date le precedenti esperienze, Piera è stata paziente nel coltivare la mia fiducia. Incontro davvero provvidenziale che ha risvegliato i miei sogni in un momento in cui ci stavo rinunciando. EEE per me è stata una sliding door.

Chiara Curione

La mia prima esperienza di pubblicazione con la Edizioni Esordienti è stata entusiasmante: per la seconda volta veniva pubblicato il mio primo romanzo “la sartoria di Matilde” e con mia grande sorpresa riuscivo a vendere un buon numero di copie con un libro che era uscito per la prima volta nel 2000. Pubblicare in e-book mi ha dato la possibilità di far conoscere quel libro a un pubblico più vasto e non solo, mi sono ritrovata in una casa editrice dove gli autori collaborano tra loro e si sostengono, questo a vantaggio di tutti. Inoltre, la Edizioni Esordienti è garanzia di selezione e serietà. La nostra editrice, Piera Rossotti, lavora con vera passione e sceglie solo i testi che le piacciono, promuovendoli in ogni modo. Pur avendo alle spalle pubblicazioni di altri libri solo in formato cartaceo, ho pubblicato con la Edizioni Esordienti anche il mio ultimo romanzo storico “Il tramonto delle aquile”.  A parte la mia esperienza di scrittrice, come lettrice  consiglio a tutti la lettura dei libri della EEE, di qualsiasi genere, rosa, fantasy, giallo, storico, sono tutti molto belli, e tra l’altro originali.

Intervista a Elena Grilli

Intervista a Elena Grilli

Grilli_EEECome il mare a occhi chiusi è il titolo del romanzo scritto da Elena Grilli. La frase pare già sibillina e, tenendo conto che trattasi di un giallo, lascia intendere la presenza di abissi che possono in qualche modo inghiottire l’animo umano e, con esso, indicibili segreti.

  • Parlaci della scelta del titolo e del messaggio a dir poco misterioso contenuto in esso.

Il titolo richiama due passaggi del romanzo, in cui semplicemente la protagonista si trova a occhi chiusi davanti all’Adriatico che lambisce la costa anconetana. Come hai intuito tu, la frase era abbastanza strana, astrusa ed eccentrica da ben rappresentare lo spirito del romanzo, ed ecco qua. È stato il primo titolo che ho pensato; in seguito ho cercato anche altro, che potesse rispecchiare il contenuto del libro, ma niente, ormai quel titolo era come un tatuaggio che non si toglie più dalla pelle.

  • La trama è una sorta di intreccio studiato ad arte e nei minimi dettagli. Quali difficoltà hai riscontrato durante questa complessa stesura?

L’intento era quello di sorprendere chi legge con un intreccio complesso, contorto, macchinoso e tuttavia perfettamente logico. Dico la verità, nei meandri della mia trama mi sono io stessa persa e ritrovata decine e decine di volte, con momenti di scoraggiamento in cui sembrava che il puzzle non volesse proprio ricomporsi. Figurati che il colpevole non è quello che avevo pensato all’inizio. Avevo appena finito di scrivere e all’improvviso mi è venuta un’idea: e se il vero colpevole non fosse quello che avevo indicato fino a quel momento? Magari tutti credono che sia così (me compresa) e invece… È  possibile un’altra spiegazione, ancora più pazzesca? Sì, era possibile. È il motivo per cui nessuno secondo me è in grado di intuire l’epilogo… Lo ignoravo perfino io mentre scrivevo!

  • La protagonista porta con sé una buona dose di coraggio nell’affrontare situazioni davvero inquietanti, rischiando talvolta anche la vita. Descrivici, a grandi linee, gli aspetti che caratterizzano questa interessante figura femminile.

Dalia è una giovane donna, ma è tutto tranne che femminile, non nel senso convenzionale del termine. Anzi è molto lontana da uno stereotipo di femminilità. Non è accondiscendente, non si lascia addomesticare. È difficile averci a che fare. È recalcitrante, ostile e ostinata. È la sua disubbidienza che la pone al centro di un vero casino, sfiorando pericoli di cui non è sempre pienamente consapevole, finché non se li trova davanti. Dalia è il risultato di una esigenza che sentivo, di delineare una eroina diversa dalle solite figure femminili, di semplice affiancamento all’eroe maschio. Lei è indipendente, non cerca semplicemente la sua strada, se la costruisce. Sembrerà strano, ma l’ispirazione deriva da certe figure femminili che si possono trovare in alcuni romanzi di Agatha Christie. Con la differenza che queste ultime di solito coronano il loro sogno d’amore, alla fine. Come se la Christie avesse detto alle sue eroine: “Fatti la tua bella avventura se vuoi, ma poi sposati e fai figli”. Io invece dico a Dalia: “Sei una cavalla selvaggia, corri e non ti fermare!”

  • Molti scrittori hanno la vita reale come fonte di ispirazione. Il fatto di essere una psicoterapeuta ti fornisce spunti, osservazioni, elementi da cui trarre idee per le tue storie?

Confesso. Il mio lavoro mi pone sotto gli occhi una infinità di storie, vissuti, personalità diverse. Se una scrittrice è tanto più ricca quanto più ha fatto esperienze, viaggi, esplorazioni che arricchiscono il suo bagaglio, io ho sicuramente questo vantaggio: ho le vite degli altri, i loro tragitti, le loro emozioni. Nessuno dei personaggi del romanzo ricalca integralmente persone che ho conosciuto. Ognuno di loro è il risultato dell’assemblaggio di pezzi presi qua e là. Nel romanzo c’è un killer che soffre di attacchi di panico. Inusuale? Non saprei. Perché mai solo in chi ha la coscienza pulita dovrebbe essere afflitto da un disturbo d’ansia?

  • Quanto pensi possa essere importante, per la buona riuscita di un romanzo, l’attenzione che un autore riserva nei confronti dei suoi personaggi?

L’attenzione da dare ai personaggi è un elemento chiave, credo, della scrittura. Se i personaggi li vedi, te li rappresenti in modo vivido, te li immagini con i loro pensieri tipici e le loro peculiari strategie di sopravvivenza, di fatto poi loro agiscono da soli, quasi al di fuori della tua volontà di autrice. È così, credo, che è venuto fuori un finale diverso da quello pensato inizialmente: uno dei personaggi ha deciso che, facendo come gli era congeniale, doveva essere lui la mente criminale. A quel punto, come autrice ti devi arrendere. È così e basta.

  • In questa capacità di rappresentare visivamente i personaggi e le loro azioni, ti è di aiuto l’altra tua passione, la pittura?

Credo di sì. È la pittura la mia passione primordiale. Scrivere non mi è sempre piaciuto, mentre faccio fatica a pensare a me stessa senza una matita in mano che scarabocchia o un pennello che imbratta tele. Credo che questa abitudine dia una forma precisa al pensiero, che si esercita a rappresentare visivamente le idee, anche le più astratte. Quando creo una storia, è come vedermi davanti un film.

  • Quando hai iniziato a scrivere? E quando hai preso in considerazione la possibilità di far conoscere al pubblico la tua opera? Cosa ti ha spinto?

Come ho già detto, scrivere non è una passione che ho da sempre. Penso alla scuola e ai temi di italiano che per me erano un vero supplizio. Credevo che non fosse per me, finché durante un lungo viaggio in Norvegia in macchina, la noia mi ha portato a guardare fuori dal finestrino e a immaginare quello che è il nucleo della trama di “Come il mare ad occhi chiusi”. Mi sono detta: perché non provo a scrivere questa storia? Insomma, la passione non era tanto per la scrittura in sé, quanto per i misteri, gli enigmi. Quelli sì, che mi sono piaciuti da sempre. È stato dopo, che ho scoperto quanto è bello scrivere, quando non è qualcun altro ad avere il controllo, vincolandomi ad un tema predefinito, ma sono io a tenere le fila della storia. Decidere di pubblicare invece non è stato scontato. Scrivere un giallo era una sfida con me stessa: mi sono chiesta se sarei stata in grado di pensare ad un vero intrigo, e ce l’ho fatta. Poi mi sono detta che la sfida non era veramente vinta, se nessun altro avesse avuto modo di affrontarla. La sfida col lettore è l’unica in grado di dare i brividi lungo la schiena.

  • L’impegno a fianco delle donne vittime di violenza è una parte rilevante del tuo lavoro. Quello della violenza sulle donne è un universo spesso poco conosciuto a causa del velo di omertà che nasconde fra le quattro mura domestiche gli abusi e le sopraffazioni. Sta aumentando la consapevolezza delle donne e la loro volontà di ribellarsi alla violenza maschile?

Se lavori in un centro antiviolenza, a volte finisci per pensare che tutto il mondo è violenza. Ti sembra di essere circondata e senza scampo. Però, ad essere obiettive, la consapevolezza cresce da una generazione all’altra e l’obbedienza silenziosa ad un marito padrone non viene più data per scontata come un tempo. Le donne chiedono sempre di più aiuto per riuscire a sottrarsi alla violenza, emanciparsi, auto-determinarsi, pretendere rispetto. Con questa tua domanda mi fai pensare che forse non è un caso che la mia Dalia sia così, libera e senza regole.

  • Quando Elena non scrive e non dipinge, come occupa il proprio tempo?

Al di fuori della mia professione, della pittura e della scrittura c’è poco altro. C’è la vita familiare, soprattutto. Sono baciata dalla fortuna: ho una bella famiglia, un lavoro appassionante e socialmente impegnato, e poi ci sono i mondi che mi sono creata per distrarmi e rilassarmi. Scrivere gialli ha questa funzione, appunto. Ascoltare quotidianamente storie vere di violenza, di stupri e di umiliazioni, da un lato mi fa sentire che sto facendo qualcosa di importante, ma dall’altro rischierebbe di annientarmi, se non avessi anche uno spazio di disimpegno, di ritiro dai problemi reali. I gialli sono il mio spazio di superficialità, mancanza di serietà, leggerezza. In questo perfetto equilibrio tra l’impegno sociale e la spensieratezza sento di poter essere felice per molti anni ancora. Non ho bisogno di altro.

  • Quali sono i tuoi progetti futuri?

Dopo l’ebbrezza del primo romanzo, sono alle prese con il secondo. Mi trovo nella fase ideativa e sono già in quell’ingorgo, in quel groviglio di dettagli che non si vogliono incastrare. Sono fiduciosa però, mi districherò come sempre…

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Alcune nuove uscite

Fra le nuove uscite ci sono dei gialli da non perdere

Ecco un tris di titoli da non lasciarsi sfuggire, soprattutto per gli amanti del giallo, del thriller e del noir.

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Il mistero di Monte Navale
di Claudio Danzero.

MonteNavale_EEEIl Mistero di Monte Navale ha l’ambizione di raffigurare un acquerello della vita torinese degli anni Sessanta. La definizione di acquerello è legata alla rappresentazione tenue delle dinamiche sociali di quegli anni: la bassa densità di veicoli, i viaggi in treno e in tram, le abitazioni povere, le economie domestiche, le prime disponibilità economiche.
Innanzi tutto il mondo della scuola presa d’assalto anche dai figli del proletariato dopo un buio ventennio di restrizioni. In seconda battuta il mondo del lavoro che, in pieno Boom economico, assorbiva grandi quantità di mano d’opera in prevalenza qualificata.
In seguito a ciò, gli anni Sessanta assisteranno anche al fenomeno dell’immigrazione e dell’inurbamento. Per questo il racconto tocca anche la provincia dove si svolge buona parte della vicenda. Anche in provincia infatti si contano importanti realtà industriali, prima fra tutte la Olivetti di Ivrea all’avanguardia quasi utopistica per la qualità del rapporto di lavoro.
Il mistero di Monte Navale è però sostanzialmente un romanzo poliziesco che assisterà ai successi di una giovane giornalista-avvocato nel confrontarsi anche sentimentalmente con un brillante commissario di Polizia nella soluzione, apparentemente scontata, di un efferato delitto.

Tutta la vita per morire di Mario Nejrotti.

Nejrotti_EEEIn un Cilento dove “la vita è ancora scandita dai tocchi delle campane” e allietata dai profumi e dai sapori di una cucina antica, il maresciallo Pejretti ( piemontese trapiantato al Sud, dove si trova benissimo) indaga sulla scomparsa dell’anziano Aristide Alibrando, coadiuvato dai suoi uomini e, un po’ suo malgrado, da una coppia di turisti, simpatici ma incoscienti, un medico torinese e sua moglie, a volte troppo propensi a giocare ai detective e ansiosi di farsi coinvolgere in un’indagine che si sviluppa su strade forse destinate a incrociarsi: la ricerca del vecchio Aristide, i segreti della sua antica famiglia e un traffico di droga gestito dalla camorra.
Sullo sfondo il misterioso casale di Capo Vento dove tutto comincia e tutto finisce.

Come il mare ad occhi chiusi di Elena Grilli.

Grilli_EEEUn omicidio strano, quello di un barista ritrovato con un foro di proiettile in fronte e misteriosi segni su una mano. Un delitto che risveglia la sonnolenta città di Ancona, desta antiche paure, scuote fino a far emergere segreti che erano sepolti dietro rassicuranti apparenze. Una coraggiosa ragazza usa il suo acume per destreggiarsi in una trama intricata che evolve con ritmo frenetico, sfiorando pericoli e doppi giochi mortali. Uscirne viva è una sfida che non è scontato vincere.
Come il mare ad occhi chiusi è un giallo mozzafiato, dove nemmeno la soluzione finale è in grado di offrire il conforto di una certezza. La verità è molteplice, ha più facce e quando il caso sembra risolto, tutto si capovolge di nuovo, per far affiorare segreti ancora più reconditi ed inquietanti.