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Giancarlo Ibba

Angelus di sangue, un thriller che vi toglierà il fiato

Solo a Giancarlo e ad Alessandro poteva venire in mente di unire le loro fervide immaginazioni per scrivere un romanzo a quattro mani. E che mani! Dal Maestro del Gotico italiano e dal Signore delle Spy Stories nostrane non potevamo aspettarci altro che un Angelus di sangue. E ringraziate la presenza di Alessandro se, alla fine del libro, qualcuno è rimasto vivo 😉

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Il Palazzo Apostolico in Vaticano è certamente uno dei luoghi più monitorati al mondo, ma è davvero impenetrabile ad un attacco terroristico? Dalle penne di Alessandro Cirillo e di Giancarlo Ibba è nato un romanzo d’azione dai ritmi serrati e convulsi, denso di colpi di scena, in cui si misurano due grandi protagonisti: il terrorista afgano Fawaz, intelligente e crudele, ma con fortissime motivazioni all’azione e all’odio, e Bruno Majo, un diacono che sta per essere ordinato sacerdote, ma che ha un passato da militare addestrato e un terribile segreto da custodire.

Alessandro Cirillo è nato nel 1983 in provincia di Torino.
Nel 2003 ha conseguito il diploma di ragioneria presso ITCG Galileo Galilei di Avigliana.
Subito dopo la fine della scuola ha conosciuto una splendida ragazza che nel 2012 è diventata sua moglie. Nel tempo libero nuota, gioca a calcio, pratica il Krav Maga, è appassionato di modellismo militare; dal 2006 fa il Capotreno a Torino, e si reca al lavoro in treno, ovviamente, così trova anche il tempo per leggere.
Dal 2013 collabora con la rivista militare “Combat Arms Magazine”, scrivendo articoli sulle Forze Armate italiane.
Attacco allo Stivale è stato il suo primo romanzo: dopo aver letto tanti libri, ha deciso di mettersi alla prova e di scrivere un romanzo d’azione ambientato in Italia e con protagonisti italiani, seguito daNessuna scelta, una nuova avventura dell’agente dei servizi segreti italiani Nicholas Caruso, che ritroviamo anche in questo terzo romanzo ambientato in Italia, Trame oscure.

Giancarlo Ibba nasce a Cagliari nel 1972, nello stesso giorno delle famose “Idi di Marzo”.
Scrive racconti brevi da quando ha imparato a leggere e scrivere, a quattro o cinque anni, prima dell’asilo. Questa precoce iniziazione alla letteratura ha una spiegazione semplice: un carattere un po’ solitario e introverso ha reso quasi fatidica la scoperta della letteratura e della scrittura.
È divertente, forse, evidenziare che il suo primo approccio con la lettura è avvenuto attraverso i fumetti (che a quei tempi i genitori acquistavano con una certa regolarità) allora molto in voga: Tex, Zagor, Comandante MarkDiabolik, oltre alle collane di Lancio Story e Skorpio. Alcune di queste storie non erano proprio per bambini, in ogni caso gli piacevano molto. Su quelle pagine stropicciate ha imparato a scandire le lettere, copiarle e a colorare le figure stando dentro i contorni.
I suoi esordi come scrittore, andati persi tra un trasloco e l’altro, consistevano soprattutto in brevi racconti che parodiavano le favole dei fratelli Grimm. Ricorda ancora di aver scritto, fino alla quinta elementare, una storia ad episodi su tre astute scimmiette (una cieca, una muta e una sorda… come da tradizione) e un leone pasticcione che cercava invano di mangiarsele. Negli anni seguenti, parallelamente all’evolversi delle sue letture (ha saccheggiato la Biblioteca Comunale, leggendo tutto quello che gli capitava sotto gli occhi, tant’è che i suoi compaesani lo ricordano sempre con un libro sottobraccio), ha composto alcuni racconti di ogni genere: dal fantasy allo psicodramma. Durante l’ultimo anno del Liceo Scientifico ha scritto una storia di fantasmi con cui ha partecipato ad un Concorso Letterario Comunale. Per quell’opera gli è stata consegnata una targa e finora è l’unico riconoscimento che ricevuto per le sue fatiche letterarie. Molti anni dopo, mentre cercava di laurearsi in Scienze Naturali, ha incorporato quella novella in un romanzo, oggi pubblicato con il titolo L’alba del sacrificio.
Subito dopo la laurea, nel tempo libero post-lavorativo, ha iniziato a scrivere la prima bozza di un romanzo breve: La vendetta è un gusto. La cosa più autobiografica che abbia mai scritto.
C’era una volta in Sardegna è il terzo romanzo che pubblica con EEE-book, come i precedenti.
Attualmente vive, lavora e scrive in Valle d’Aosta.

ISBN 978-88-6690-278-2

Autore: Alessandro Cirillo – Giancarlo Ibba

Link all’acquisto: EEE

Feb 13, 2016

Jack Reacher visto da Giancarlo Ibba:  Un duro d’altri tempi, un moderno John Wayne

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Ho incontrato per la prima volta il personaggio Jack Reacher in un “diner” della cittadina di Margrave. Il romanzo era “Zona pericolosa”, l’autore Lee Child. Fin dalle battute iniziali gli occhi, ormai esperti nell’individuare uno scrittore in linea con i miei gusti narrativi, mi si sono incollati alla pagina. Lee Child, un britannico che ambienta le sue storie negli USA, è dotato di un talento raro: quello di dipingere, con poche frasi, una manciata di righe e qualche linea di dialogo, un protagonista carismatico e l’ambientazione in cui si muove la trama. È un talento che io apprezzo e che, talvolta, cerco di sviluppare nelle mie storie.

locandina reacherMa torniamo a Reacher. Jack Reacher è un omaccione alto, biondo, grosso come un gorilla ma agile come un gatto (nessuna somiglianza con la versione cinematografica interpretata da Tom Cruise, insomma). Deve avere un aspetto formidabile, con la grinta del duro, perché chi lo incrocia per strada di solito cambia marciapiede. Per la stessa ragione, probabilmente, conquista e/o ammalia buona parte delle donne che incontra nel suo vagabondare per gli States. Non ho usato il termine “vagabondare” a caso. Reacher infatti è un ex soldato, per la precisione faceva parte della polizia militare (da qui l’abilità investigativa e nel combattimento corpo a corpo che il nostro sfoggia in ogni romanzo della saga lui dedicata), che si è congedato dall’esercito e ha deciso di vagare di luogo in luogo portandosi dietro soltanto i vestiti che aveva addosso, uno spazzolino pieghevole e qualche spicciolo. Non gli piace lavorare. Per mantenersi utilizza i risparmi accumulati durante la carriera militare. Per fortuna non ha grandi necessità. Dorme pochissimo, mangia quello che c’è e, per tenere sù il morale, beve moltissimo caffè. Viaggia a piedi o con i mezzi pubblici. Non usa carte di credito e paga in contanti per non lasciare tracce elettroniche. Non possiede il cellulare. Mastica poco di internet, ma riesce a risolvere ogni situazione grazie alla faccia tosta, il cervello fino e i muscoli ipertrofici. Di solito pernotta in una stanza di motel, nella cella di qualche prigione o nella casa della “sedotta e abbandonata” di turno.

Reacher è un personaggio d’azione classico eppure originale, un eroe/antieroe in grado di trovarsi sempre nel posto sbagliato al momento giusto (altrimenti non ci sarebbe nessun romanzo, naturalmente), con uno spiccato senso della giustizia e la capacità di uscire fuori dai casini più intricati con scioltezza quasi imbarazzante. Al suo confronto, gli altri personaggi (che facciano parte di CIA, FBI, NSA, DEA, FDA, etc… o siano semplici vicesceriffi di contea) paiono sempre restare un passo indietro rispetto al procedere dell’intreccio. Reacher sa sempre cosa dire, quando dirlo e come dirlo. La cosa migliore, però, è che capisce anche quando è il caso di tenere la bocca chiusa. Accade di rado, tuttavia. Perché al nostro eroe piacciono le frasi a effetto e le spiritosaggini argute.

Mi rendo conto che questo articolo sta prendendo una piega curiosa, dello stile a “ruota libera”, quindi sarà meglio riprendere la strada vecchia. Dunque. Dicevo?

Lee Child, Bouchercon 2010 di Mark Coggins

Lee Child, Bouchercon 2010 di Mark Coggins

Lee Child scrive bene. Reacher è un bel personaggio. Le storie in cui si trova coinvolto riescono a creare quella magia per cui un lettore, come il sottoscritto, stropicciandosi gli occhi, si dice: “Ancora un’altra pagina, poi chiudo il libro e vado a dormire.” Detto questo, ammetto di preferire le avventure in cui Reacher racconta in prima persona gli eventi, rispetto a quelli in cui il punto di vista è una più distaccata terza persona (“Zona pericolosa” – che ha vinto numerosi premi come miglior romanzo d’esordio – e “I dodici segni” sono i miei preferiti, infatti rientrano nella prima categoria). Perché? Forse perché la personalità e la lucidità di Reacher, nel descrivere i fatti, sono così peculiari da rendere ogni dettaglio più incisivo, ogni riflessione più coinvolgente, ogni strategia elaborata per incastrare i cattivi più chiara, ogni avversità più coinvolgente. Non crediate, però, che i romanzi in terza persona siano meno appassionanti. Tutt’altro. È solo questione di gusti. Come è ovvio, poi, l’uso della terza persona permette all’autore di variare il punto di vista e dare alla storia una struttura meno centrata sul protagonista. Ciò non toglie che, anche in questi capitoli della saga (vedi “Via di Fuga”), tutto quanto ruoti intorno alla figura imponente e ingombrante, in tutti i sensi, del quasi infallibile Jack Reacher.

Che altro dire? Se vi piace il genere action-thriller e volete conoscere il personaggio di Jack Reacher, creato dalla bella penna di Lee Child, sapete dove trovarlo: in libreria o negli store digitali. Non è indispensabile leggere i romanzi in ordine di pubblicazione, ma sarebbe meglio farlo per cogliere l’evoluzione del protagonista. Tuttavia, non aspettatevi grandi cambiamenti, Reacher è come una montagna di granito, ci vuole ben altro che una dozzina di rischiose avventure piene di misteriosi delitti, intrighi di potere, attacchi terroristici, complotti governativi, memorabili scazzottate e sanguinose sparatorie per scalfirlo.
E a me piace così. Un duro d’altri tempi, grosso e sveglio. Una specie di moderno John Wayne.

Gen 16, 2016
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Giancarlo Ibba e Alessandro Cirillo

Action Thriller Tricolore: Alessandro Cirillo visto dagli occhi di Giancarlo Ibba

In un imminente futuro Edizioni Esordienti Ebook proporrà quella che sarà senz’altro una sorpresa per i fan di Alessandro Cirillo e Giancarlo Ibba. Abbiamo chiesto a quest’ultimo di raccontarci le sue impressioni sull’autore di tre libri basati esclusivamente su un genere che, in Italia, vede come protagonisti autori anglofoni. Ecco cosa ne pensa:

di Giancarlo Ibba

Lo ammetto, provo un certo sciocco pregiudizio per gli autori italiani che scrivono action-thriller ambientati nel nostro Paese. Non so perché. In gran parte questo sentimento deriva dalla troppe letture di scrittori anglofoni, che hanno inevitabilmente condizionato i miei gusti. Per il resto è dovuto al declino della narrativa e del cinema di genere in Italia. Le storie localizzate nella penisola soffrono sempre, ai miei occhi, di eccessi autoreferenziali, provincialismo e scivolate nel folclore locale. E’ una mia opinione, ovviamente contestabile.

Cirillo_AttaccoCiò premesso, nel 2012, ho fatto un eccezione al mio snobismo esterofilo letterario e ho acquistato il romanzo di esordio di un giovane autore: “Attacco allo stivale” di Alessandro Cirillo, pubblicato dalla Edizioni Esordienti E.Book (tra parentesi, è anche la mia Casa Editrice). Dopo aver letto le prime pagine del prologo, prima di andare dormire, ho avuto quella rara sensazione che spinge ad andare avanti con la lettura nonostante l’ora tarda e la sveglia puntata alle 06.30 del mattino. Non è una cosa che capita spesso. Specie quando si è appena entrati negli “anta” e i tempi di recupero si sono fatti più lenti. Ad ogni modo, ho terminato quel romanzo in una settimana, serbandone nella memoria un buon numero di scene e qualche spunto interessante.

Ricordo di aver pensato: “questo ragazzo ha coraggio e talento.”  Coraggio ad affrontare un tipo di storia che, con protagonisti italiani, chissà come appare sempre un po’ ridicola. Se infatti accettiamo senza problemi di sospendere l’incredulità davanti all’eroismo invincibile di un Indiana Jones qualunque, storciamo la bocca di fronte alle avventure spericolate del Sig. Rossi o del dott. Bianchi. Ammettetelo anche voi: non mettereste mai il destino del mondo, neanche per fantasia, in mano a degli italiani. E chi lo facesse sembrerebbe poco credibile. Giusto o sbagliato che sia.

Quindi, Cirillo ha avuto coraggio. E talento, dicevamo. Sì, perché la trama imbastita dal giovane autore esordiente, era una mina innescata. Un passo falso e sarebbe esplosa nel ridicolo, provocando nel lettore smaliziato grasse risate invece che ondate di adrenalina. Pericolo scampato, per fortuna,. Anzi, l’impressione è stata così positiva che ho deciso di incoraggiare Cirillo a proseguire su quella strada in salita con una mia sincera recensione. Ve la ripropongo, così come l’ho scritta, senza peli sulla lingua.

“Attacco allo Stivale”, dopo un prologo che poteva essere eliminato con profitto dall’autore (in questo tipo di storia l’introspezione psicologica deve essere indiretta, a mio parere), la trama decolla e si snoda con piacevole rapidita’… continua a leggere su amazon

Quando ho scritto queste righe non conoscevo Alessandro Cirillo. Era soltanto un nome sulla copertina del libro. Pochi mesi dopo, però, complice il Salone del Libro di Torino, ci siamo incontrati e conosciuti. Gli ho detto di aver letto il suo libro e ho ammesso di essere l’autore di una delle prime recensioni del medesimo. Ci siamo trovati subito in sintonia, grazie alle varie letture in comune, soprattutto quelle legate a Tom Clancy. Così ci siamo messi a parlare dei suoi prossimi progetti (e dei miei, che tra l’altro comprendevano un romanzo da scrivere insieme a quattro mani, ma questa è un altra storia…).

Nessuna scelta In seguito, molto gentilmente, Cirillo mi ha chiesto di leggere e dargli un opinione schietta sulla bozza del suo secondo romanzo, “Nessuna scelta”. Senza accorgermene sono andato oltre l’opinione, mettendomi quasi nei panni dell’editor dilettante\lettore\fan n°1. Insomma la collaborazione è stata più intima del previsto, con soddisfazione di entrambi (almeno credo). Fin dal prologo, comunque, ho notato che lo stile di scrittura di Cirillo si era affinato, mettendosi al servizio della trama e non viceversa. Inoltre, alcuni degli aspetti che avevo “criticato” nel romanzo d’esordio erano stati limati e aggiustati. Uno in particolare: la tendenza a non affondare e rigirare la lama nel ventre del lettore, quando questa era ormai affondata fino all’elsa.

Chiariamoci, Cirillo non è un “buonista”, ma ha un modo di trattare con i suoi personaggi che è molto diverso dal mio. Ad ogni modo, il palcoscenico allargato di “Nessuna scelta” ha confermato le mie iniziali impressioni: il ragazzo aveva coraggio, talento e… pensava in grande. Già, perché nelle sequenze migliori di “Nessuna scelta” il respiro della narrazione si fa ampio, internazionale e a tratti persino epico (vedi scena del combattimento all’arma bianca). Tra l’altro, tutto quanto era condensato in un numero di pagine accettabile.

La mia recensione, anche se (forse) un pelino partigiana, era fatale.

Dopo “Attacco allo Stivale” (brillante romanzo d’esordio, caratterizzato da una buona vena inventiva e un già maturo stile di scrittura), A. Cirillo conferma e rilancia le sue capacità narrative con “Nessuna Scelta”. Si tratta di un “sequel” (ma è progettato anche come una lettura autoconclusiva) che riprende i temi, gli stilemi e i personaggi principali della prima storia, senza però rimanere invischiato nei meccanismi di una trama fotocopia… continua a leggere su amazon

A questo punto io e Cirillo, pur essendoci visti di persona soltanto una volta (ad oggi sono due!), complici le moderne tecnologie, eravamo diventati amici oltre che colleghi di penna. La conseguente stima personale ci ha portato a scambiarci con fiducia le bozze dei nostri futuri romanzi, traendone immediato e reciproco beneficio. Apprezzo e invidio la capacità di restare con i piedi per terra di Alessandro, narrativamente parlando, senza per forza voler strafare o stupire con l’effetto speciale (cosa che, quando scrive, al sottoscritto succede spesso). I nostri numerosi scambi di opinioni talvolta, pur rispettosi e civilissimi, somigliano a una gara di calci tra muli!

cover_trame_EEEAl termine di questo lungo riassunto delle puntate precedenti, veniamo finalmente a “Trame Oscure”, il terzo romanzo di Cirillo. Come per il precedente, ho letto la bozza in anteprima e ho avuto il piacere e l’onore di collaborare alla sua stesura. Non che Cirillo abbia bisogno del mio modesto aiuto, tutt’altro, ma era interessato alle mie considerazioni in merito a certi aspetti dell’intreccio e della prosa. Non mi sono fatto certo pregare e gli ho fornito una lista dettagliata di consigli. Molti sono stati accettati, altri no. Cirillo ha una sua personalità e modifica solo quello che gli sembra giusto. In altre parole, la bellezza di questo romanzo è tutta merito di Alessandro.

Eccovi la mia recensione, scritta in tempi non sospetti.

Dopo il complesso scenario internazionale di “Nessuna Scelta”, che in qualche modo ha concluso la trama iniziata nel fortunato e brillante romanzo d’esordio (“Attacco allo stivale”), Alessandro Cirillo riporta i suoi protagonisti/eroi (Nicholas Caruso e Ruben Monteleone) in Italia con la sua terza opera: “Trame Oscure”. Prendendo spunto dai recenti fatti di cronaca, in particolare l’esplosivo e controverso caso della “Terra dei Fuochi”, costruisce un intreccio contemporaneo e realistico, dal ritmo elevato e ricco di colpi di scena… continua a leggere su amazon

A questo punto ritorniamo a bomba sull’argomento iniziale di questo articolo: la sospensione dell’incredulità di fronte a una storia action-thriller ambientata in Italia. Quella sensazione di “assurdità” quando leggiamo delle prodezze effettuate da eroi tricolori. Beh, migliorando il suo stile passo dopo passo, Cirillo è riuscito a compiere il miracolo. “Trame oscure” è perfettamente credibile, anche grazie alle tematiche nostrane, nonostante pulluli di scene d’azione rocambolesche, esplosioni e personaggi carismatici (il Rosso svetta su tutti). Insomma, merita ogni riconoscimento, in patria e anche all’estero.

Che altro dire ad Alessandro Cirillo? Potrei dirgli: “continua così, socio”… ma so (sempre in anteprima mondiale) che lo ha\abbiamo già fatto!

Aspettatevene delle belle!

Ott 31, 2015

New Gothic e misteri a Cogne.

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Iniziamo subito con il raccontarvi che cosa è accaduto a Cogne il 20 agosto. Ebbene, in tale data Giancarlo Ibba ha presentato il suo ultimo libro: C’era una volta in Sardegna. Nella splendida piazzetta posta davanti al Comune, con uno sfondo mozzafiato dato dalle cime svettanti del Gran Paradiso, alle 17.30 è iniziata la presentazione, complici il bel tempo e un pubblico piuttosto folto. Giancarlo, per quanto ami definirsi timido e introverso, ha subito catturato l’attenzione dei presenti descrivendo il proprio stile e, lasciandosi trasportare da quella passione che gli è tipica, ha condotto l’evento immergendo gli astanti nel suo mondo personale. In breve la piazzetta davanti al Municipio si è trasformata nel luogo in cui gli incubi prendono forma e il Sulcis diventa reale. Quindi non solo nei libri l’autore riesce a coinvolgere i propri lettori, costruendo trame degne dei più classici horror, ma anche dal “vivo” Giancarlo è in grado di monopolizzare l’attenzione fondendo l’ironia con una realtà cruda e, a volte, fin troppo presente nel quotidiano. L’efficacia del suo horror nasce proprio da questo, dal riuscire a trasformare fatti, all’apparenza del tutto normali, in un qualcosa che deraglia da qualsiasi binario prestabilito, offrendo una nuova visione del quotidiano.

Noi lo abbiamo ribattezzato New Gothic.

Tuttavia, rispetto al classicismo più puro, in cui la complessità e spigolosità delle trame caratterizzavano l’evolversi dei personaggi e della storia, la nuova interpretazione di Giancarlo porta il gotico sulle soglie di casa, in quella realtà, vivibile giornalmente, che improvvisamente assume altre forme e nuovi significati, spesso più inquietanti del previsto. Come dire che gli orrori si nascondono sotto la luce dei lampioni e non negli angoli bui. E se questo non fosse stato più che sufficiente per dare una valida giustificazione al voler essere presenti, Giancarlo ha rivelato un ulteriore segreto, un gustoso aneddoto che può solo dare ulteriore conferma del carattere particolarmente complesso dell’autore: egli ha scritto un romanzo dedicato esclusivamente ai sentimenti. Il libro, pubblicato da EEE sotto lo pseudonimo di Claudio M, s’intitola Il Sogno della Farfalla (Amazon e Koboed è posto nella categoria l’amore ai tempi del web. Strano connubio, penserete…

Ebbene no. Analizzando la questione fino in fondo, non dovrebbe sorprendere il fatto che uno scrittore, in grado di descrivere in modo così eloquente le parti più oscure del genere umano, sia anche capace di tratteggiare gli aspetti più solari e sentimentali, offrendo al lettore anche l’altro “lato della medaglia”. Quindi, godetevi Giancarlo Ibba in tutte le sue forme, da quelle più tetre a quelle più rosee.

Link all’acquisto su Amazon e su Kobo

Ott 05, 2015

Campagna sociale: Come puoi abbandonare tanto amore? Parte terza

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Elisabetta Bagli: Perché abbandonare gli animali nel periodo estivo? Perché il loro peso diventa insostenibile durante le vacanze e il mare, la montagna, gli amici, gli amori, la famiglia richiedono tutte le attenzioni di questo mondo e non ci si diverte se si hanno responsabilità e quelle di un animale, del quale prendersi cura, per alcuni risulta essere davvero opprimente. Non si prende un animale in casa e lo si tiene solo finché fa comodo e fa compagnia e poi, come se fosse un qualsiasi oggetto rotto, o un alimento scaduto, lo si getta in strada abbandonandolo al suo destino. La responsabilità la si deve sentire fino in fondo, altrimenti meglio non prendere animali veri e comprare dei peluche, che fanno compagnia fin quando si desidera. Sono esseri che pensano, che vibrano, che hanno emozioni e sentimenti, esseri che amano il loro padrone, l’ambiente in cui sono cresciuti, esseri che se abbandonati muoiono dentro, spezzati nel loro essere vivi. Non abbandonerei mai mio figlio, mio padre, mia madre, mio nonno, mio fratello in strada, perché dovrei abbandonare il mio cane o il mio gatto?

Paolo Fiorino: L’estate è un periodo particolarmente cupo per i nostri amici a quattro zampe. Tutte le estati la storia si ripete, sempre uguale a se stessa e sempre ugualmente avvilente e disumana. A un certo punto arriva la bella stagione, le vacanze sono alle porte e il padrone smette improvvisamente di essere un amico affettuoso per trasformarsi in un individuo egoista che, senza preoccuparsi minimamente dell’effetto delle proprie azioni, fa scendere dall’auto il proprio cane, magari in un posto isolato e scappa velocemente senza guardarsi indietro. Ciò che è più triste è che l’abbandono quasi mai nasce da una reale necessità. Spesso è solo il frutto dalla seccatura di prendersi cura dell’animale o di scegliere vacanze adeguate che prevedano il cane come parte della famiglia. Gli animali domestici riescono a donarci tutto l’affetto del mondo e noi con un gesto apparentemente banale, come aprire la portiera e lasciarli scendere, possiamo cambiare la loro vita, ma anche la nostra. Un appello in più forse non potrà risolvere molto, ma almeno proviamoci: per una volta la vita, la nostra e quella dei nostri amici, cambiamola in meglio.

Cinzia Morea: Cucciolo,
la tua vita ha arricchito la mia di una serie di preziosi ricordi. OLYMPUS DIGITAL CAMERAQuando ti ho portato a casa dal canile, grande quasi come un puledro, ma con le zampe malate, e alcuni consigliavano di sopprimerti, perché, a tre mesi, non riuscivi a camminare più.E vuoi mettere la soddisfazione, mia, di tutti gli operatori di canile e della veterinaria che ha trovato la cura, nel vederti, alla fine crescere sano?
Quando ho scoperto che ti piaceva l’acqua: non avevo mai visto un cane divertirsi tanto in una pozzanghera! Quando abbaiando hai avvertito che il centrotavola di Natale stava prendendo fuoco.
E le quotidiane avventure nel corso di innumerevoli passeggiate…
Ed ora, dopo tutto questo, vorresti che ti abbandonassi in autostrada solo perché hai paura di rovinare le mie vacanze? Non ci penso nemmeno, non sono mica senza cuore. Ci sono innumerevoli posti dove possiamo andare in vacanza insieme.

Giancarlo Ibba: Un tempo, quando avevo più spazio e meno impegni lavorativi, avevo tanti cani e altrettanti gatti in casa, nel giardino e nell’orto. ibbaFacevano parte della famiglia e hanno vissuto con noi fino al termine della loro vita. Oggi, nella casa natia, restano le mie due tartarughe… Portarle in Valle d’Aosta sarebbe stato un trauma per loro, così se ne occupano i miei genitori. Hanno 20 anni. Dopo il trasferimento però non ho resistito tanto senza un animaletto da coccolare: tre mesi in tutto. Poi ho adottato Tuco, il mio gatto. Era così piccolo che stava al calduccio nella tasca della mia felpa, mentre sbrigavo le faccende domestiche. Ora, quasi dieci anni dopo, nel tempo libero siamo quasi inseparabili. È un gatto strano, come il suo padrone. Apre le porte come i velociraptor di Jurassic Park, miagola pochissimo e guarda la televisione (preferisce Geo&Geo). Lo porto con me in vacanza e prenoto la cabina per gli animali. Adesso è qui e mi guarda mentre scrivo queste parole. Il suo sguardo sembra dire: guarda che il culo me lo lecco da solo, piantala di adularmi e dammi le crocchette!

Lug 17, 2015

Questi titoli saranno sponsorizzati direttamente da Amazon, teneteli d’occhio!

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La pavoncella di Emanuele Gagliardi

Nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 muore Pier Paolo Pasolini. Morte violenta, squallida… “pasoliniana” a tutti gli effetti. Pino Pelosi, il “ragazzo di vita” che lo ha massacrato a legnate e gli ha rubato l’auto con cui lo ha investito già esanime, catturato poco dopo, confessa. la pavoncellaBenché vi siano incongruenze, parecchie incongruenze, l’idea dell’assassinio maturato nell’ambiente della prostituzione omosessuale soddisfa i media e l’opinione pubblica. Ma fra gli intellettuali, come nelle forze dell’ordine, molti non sono convinti. Circola un’inquietante ipotesi che collegherebbe la fine di Pasolini alle “lotte di potere” all’interno del settore petrolchimico, tra ENI e Montedison, tra Enrico Mattei (morto nel ’62 in circostanze non meno dubbie) ed il suo vice Eugenio Cefis. Pasolini, infatti, si era interessato al ruolo di Cefis nella storia e nella politica italiana facendone uno dei personaggi chiave del misterioso romanzo-inchiesta a cui stava lavorando prima della morte. Così, quando in seguito, a distanza di una settimana l’uno dall’altro, vengono trovati i cadaveri seminudi di due alti dirigenti dell’ENI e spuntano le copie ciclostilate degli appunti di Pasolini con i nomi di maggiorenti della DC e dell’ENI legati alle vicende dello stragismo italiano, un brivido scuote parecchie schiene nei palazzi del potere. Oltre alla pista politica, però, altre sono possibili, e recano l’impronta di due donne: Santina Martino, ammaliante pittrice e ballerina di danze orientali che usa la sua avvenenza per irretire e spillar soldi a facoltosi manager e Luana Dabrowska, moglie del Prefetto di Roma, dirigente all’ENI come i due morti, algida carrierista; una donna dal passato oscuro le cui origini si perdono nella tragedia della repressione nazista nel ghetto di Varsavia. Due sirene… che renderanno a Soccodato molto difficile dipanare l’intricata matassa.

Il piede sopra il cuore di Mario Nejrotti

il piede sopra il cuoreSicilia, 1943: mentre gli Alleati sbarcano in Sicilia, la mafia si prepara ad essere protagonista dei nuovi scenari politici del dopoguerra collaborando con gli americani e cercando di insediare i suoi uomini ai posti di potere, mentre cerca di trarre ancora tutti i guadagni possibili dalla borsa nera e dalle connivenze con il fascismo, che ormai sferra gli ultimi colpi di coda. Le persone integre, quelle che rifiutano la collusione, vengono eliminate senza pietà: è il caso del professor Di Salvo, che muore in un attentato in cui è sterminata anche la sua famiglia. Per un caso fortuito, si salverà soltanto il piccolo Santino, che resta solo al mondo. Ma un personaggio molto singolare entrerà in gioco per prendersi cura di lui. Questo romanzo, dove è protagonista la “piccola storia” quotidiana delle persone, che scorre a fianco della Grande Storia, conduce anche a una riflessione più intima e profonda sul significato della libertà, della responsabilità, della giustizia, della comprensione e, in definitiva, della difficoltà e della grandezza di essere uomini.

Il Longobardo – Terra di conquista di Andrea Ravel

Anno Domini 773. Carlo Magno valica le Alpi alla testa di un imponente esercito e in poche settimane cancella il regno longobardo dalle carte geografiche.
Il LongobardoDopo duecento anni di pace l’Italia si trasforma nuovamente in un campo di battaglia dove ognuno deve scegliere da che parte schierarsi. Un dilemma che angoscia anche Claudio, giovanissimo discendente dell’antica e potente famiglia dei Ravello. La sua decisione è resa ancora più difficile dall’improvvisa morte del padre e dalla cospirazione, ordita dai suoi nemici, per ucciderlo e impadronirsi di tutti i beni della famiglia.
Mentre il rombo della cavalleria franca risuona nella pianura devastata dalla guerra, Claudio, aiutato dal fedele amico Mistico e da un pugno di coraggiosi, ingaggia una disperata lotta contro avversari astuti e spietati, compiendo il percorso di maturazione che lo trasformerà in un uomo.
Terra di Conquista è un romanzo dal taglio cinematografico e ricco di dialoghi, nel quale la storia è filtrata attraverso gli occhi del protagonista, che racconta in prima persona. Il risultato è un affresco straordinariamente accurato di un’epoca violenta e remota in cui la cultura di Roma, nonostante l’imporsi della barbarie, non è del tutto spenta, ma sopravvive oltre che nell’orgoglio di Claudio, anche nella forza unificante della lingua latina e della religione cristiana.
Teatro di questa avventura sono la città di Torino, allora sede di un importante ducato, i contrafforti delle Alpi e le paludi e i boschi che all’epoca occupavano gran parte della valle del Po.

C’era una volta in Sardegna di Giancarlo Ibba

Qualcuno ha scritto: se il terrore potesse avere una voce, parlerebbe sardo. Ibba_EEEEbbene, C’era una volta in Sardegna risuona di accenti che trasportano il lettore all’interno dell’isola, direttamente nelle atmosfere sconcertanti che il libro propone. Cosa accade a Solus? E che significato ha la lettera che viene recapitata al protagonista, costringendolo a tornare al paese natio? Ogni episodio crea quel perfetto tassello che, come un puzzle, ricompone la storia, offrendo un quadro che nessuno avrebbe potuto immaginare, se non le vittime e i carnefici. Eppure, nemmeno le vittime, o gli stessi carnefici, avrebbero potuto organizzare una tragedia di così ampia portata. Solus non è quello che sembra e i suoi abitanti nascondono segreti che sarebbe meglio non scoprire. Il vero volto dell’orrore ha spesso connotazioni familiari, fattezze che potremmo riconoscere in chiunque. I morti parlano, la loro voce risuona fra le fronde degli eucalipti, strisciando fra l’erba, oppure intorno ai megaliti di Perdas Fittas. Il destino è sempre in agguato e sceglie le proprie prede con una cura quasi maniacale. E nessuno può considerarsi veramente al sicuro. Giancarlo Ibba tratteggia la storia con quelle pennellate noir che appartengono ai veri maestri dell’horror e lo fa con una tale naturalezza da costringere il lettore a vivere la trama. Solus diventerà anche la vostra dimora… e anche voi sarete catapultati nel profondo Sulcis, arrivando a dire:
“C’è qualcosa che non va, qui”.

Giu 30, 2015
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La mano è di mia mamma che mi urla: “scendi da quella scala!!!”

Giancarlo Ibba è destinato a diventare il nuovo Maestro dell’Horror italiano. Il suo stile inconfondibile dosa perfettamente la realtà con l’immaginario, la fantasia con l’ironia. Nulla di quanto scrive può apparire scontato e, se anche già visto (nella letteratura è difficile inventarsi qualcosa di nuovo), c’è sempre un elemento nelle sue trame che riesce a spiazzare il lettore, portandolo molto lontano dai soliti stereotipi. La Sardegna, la sua terra, diventa protagonista di molte storie al di là della normale visione della vita.

Giancarlo Ibba ha pubblicato con EEE La vendetta è un gusto, L’alba del sacrificio, C’era una volta in Sardegna

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La prima volta che (non) ho visto Psycho

di Giancarlo Ibba

La prima volta che (non) ho visto un film dell’orrore avevo quattro o cinque anni. Il film era Psycho, capolavoro di Alfred Hitchcock. Vi racconto come è andata. Curiosamente, nonostante il tempo passato, il ricordo è abbastanza chiaro.

Era un pomeriggio di pioggia in quel di Is Urigus, frazione di San Giovanni Suergiu, dove a quei tempi risiedeva la mia famiglia. Vivevamo in una casetta in affitto, a due piani, con una ripida scala su cui mi divertivo ad andare su e giù. Una volta sono andato giù piuttosto velocemente… ma questa è una altra storia. Comunque, riassumendo, quel pomeriggio stavo seduto sulla mia solita poltrona verde a guardare la televisione in bianco e nero sintonizzata sul Primo Canale (a quei tempi non si chiamava Raiuno). psycho-hitchcockAd un certo punto l’annunciatrice, più seria che mai, disse che quella sera avrebbero trasmesso un film di Alfred Hitchcock. Conoscevo già quel nome, perché  era sulla Lista Nera di mia madre delle “cose che non puoi guardare”, che includeva tutte le pellicole di Renato Pozzetto, Lino Banfi e Edwige Fenech (devo spiegare perché?). Naturalmente mia madre, a cui piacevano e piacciono i thriller, era già al corrente di questa proiezione. Quindi, dopo il Carosello, mi mandò a letto insieme a mio fratello di un anno o poco più. In quel periodo le sole eccezioni alla regola erano state per lo sceneggiato Sandokan e L’Amaro caso della Baronessa di Carini. Già da bambino ero fissato con i film e, quando mi era permesso, cercavo di restare sveglio per guardarli. Apro una parentesi a proposito della Baronessa di Carini, della cui trama non avevo capito nulla, ma che mi aveva colpito per un unica scena. E’ quella in cui la Baronessa viene accoltellata, si tampona la ferita con la mano e si trascina agonizzante lungo una parete. Alla fine, la poveretta crolla al suolo, lasciando sul muro l’impronta insanguinata del suo palmo. Questa immagine ha stimolato la mia fantasia. Per quanto ricordi è stato il primo indizio che il macabro possedesse un certo effetto sulla mia mente. Dopo quella visione, infatti, mi divertivo a colorarmi il palmo con il tubetto del rosso degli acquerelli e a lasciare le mie impronte “insanguinate” sui muri diroccati che circondavano la nostra casetta (non era un quartiere residenziale, ovvio). Ultimo aneddoto, mia madre ricorda che spesso me ne andavo in giro canticchiando la sigla dello sceneggiato: “… un colpo al cuore, un colpo ai reni, povera Baronessa di Carini…” Mah!

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Chiusa parentesi.

La notte di Psycho, come al solito, mangiai la cena, guardai il Carosello, recitai la preghiera per L’Angelo Custode e mi infilai sotto le coperte. Mio fratello era già nella gabbia della sua culla. Il papà era al lavoro per il turno pomeridiano con annesso straordinario notturno. La mamma lavò i piatti e si preparò per guardare il film nel salotto, ben barricata, perché i film di paura le fanno, ancora adesso, proprio quell’effetto. Le luci si spensero. Dalla mia stanzetta, al secondo piano, sentii la voce monocorde del giornalista del TG. Non riuscivo a dormire. Dai discorsi sentiti a casa, sapevo che quel film dallo strano titolo (nella mia immaginazione associato a manicomi pieni di pazzi sbavanti) era molto bello, anche se non adatto a un bambino. Negli anni ’70 il TG finiva alle otto e mezzo e poco dopo iniziava il film. Mal che andava alle dieci e un quarto era finito e si poteva andare tutti a nanna. Oggi a quell’ora, se ti va bene, è cominciato il primo tempo…  Ad ogni modo, vispo come un grillo all’imbrunire, quando sentii finire il telegiornale e partire la sigla del film, sgusciai fuori dal letto e, senza accendere la luce, mi avventurai nel corridoio stretto che portava alla scala. In pigiama e a piedi nudi, discesi la scala attaccato al corrimano, piano piano, per non fare rumore. Già la colonna sonora dei titoli di testa di Bernard Herrmann mi aveva conquistato con le sue note stridule e incalzanti (ancora oggi, quando la sento, ripenso a quella notte del 1976). Se mai avevo avuto un dubbio o il pensiero di tornare a letto, svanì all’istante. PSYCHO_02_webTanto più che quando arrivai in fondo alle scale e svoltai in cucina, la luce azzurrina proveniente dal televisore in salotto mi aveva già ipnotizzato. Così, con le piante dei piedi gelate, mi avvicinai di soppiatto alle spalle della poltrona su cui era seduta mia madre. Al riparo dell’alto schienale imbottito, con il cuore in gola (perché avevo paura di quello che avrei visto, ma ancora più di essere scoperto) cominciai a sbirciare il mio primo film dell’orrore. La prima strabiliante inquadratura “aerea” che vola su una città e s’infila dentro una finestra mi stupì e impressionò. Janet Leigh in reggiseno era bellissima anche per un bambino di quattro anni. La trama era così limpida e ben costruita da essere comprensibile anche per me. Naturalmente cominciai subito a parteggiare per Janet e odiare il ricco texano. Quando lei ruba i soldi, io ho pensato: hai fatto bene!
Il tempo passava, io avevo i piedi sempre più freddi e cercavo di respirare il meno possibile per non tradire la mia presenza. Le molle della poltrona ogni tanto cigolavano, facendomi sobbalzare. Prima o poi sarei stato scoperto. Ne ero sicuro, però volevo vedere ancora un altro minuto, poi ancora un altro… e un altro. Rimandai il ritorno a letto per molto tempo. Dalla mia scomoda posizione riuscivo a vedere solo ¾ dello schermo, ma quello che vedevo era intrigante e soprattutto “adulto”. Certo, lo sceneggiato di Sandokan era stato fantastico (specie quando Brooke uccideva la Perla di Labuan), ma quello era… era!
Psycho_movie-_frame_0001Così, alla fine guardai anche la scena dell’incrocio (che suspense!), la scena del cambio dell’auto e del poliziotto sull’altro lato della strada, la fuga lungo le assolate strade, di nuovo il poliziotto con gli occhiali a specchio, la guida notturna sotto la pioggia con i tergicristalli che sbattono e gli abbaglianti delle auto nella corsia opposta, l’arrivo al BATES MOTEL… il cartello appena visibile attraverso il parabrezza inondato d’acqua… infine, quella stupenda casa gotica in cima alla collina, con quella finestra illuminata… Purtroppo, a quel punto cascavo dal sonno e mi facevano male le gambe… Decisi che avevo visto abbastanza, trattenni uno sbadiglio e, silenzioso come un ladro, tornai nella mia cameretta. E mi persi la famosa scena della doccia!
Con il senno di poi, non so dire se quella è stata una fortuna o no. Probabilmente sì. Ero davvero troppo piccolo.
Una volta al sicuro, tuttavia, imbozzolato tra le lenzuola e l’orecchio teso per cogliere l’audio della tv, cominciai a immaginare quello che succedeva nel film basandomi soltanto su quello che sentivo. Era una cosa che facevo spesso, allora, visto che la maggior parte dei film erano nella famigerata Lista Nera. Ad un certo punto, finalmente, mi addormentai soddisfatto.
La mia bravata non venne mai scoperta e non ho mai raccontato questo episodio, finora.
Se adesso scrivo quello scrivo, quindi, forse è anche a causa di quella volta che (non) ho visto Psycho.

Giu 16, 2015

Primo giorno al Salone del Libro

11253860_10203860531022723_1434391860_nQuesto primo giorno in Fiera si sta dimostrando migliore dell’anno precedente. Se non altro il vociare delle scolaresche riempie i corridoi di risate, schiamazzi e di quella allegria tipica dei giovani. Probabilmente la posizione diversa dello stand EEE, sempre rispetto alla precedente edizione del Salone, attira diversi curiosi, sia per le copertine colorate, che i gadget che sono stati abilmente nascosti fra i libri esposti. E se è anche vero che il gadget fa presa, sono poi i libri a diventare protagonisti. Come sempre non mancano i curiosi, gli studenti che chiedono informazioni a proposito della Casa Editrice e gli autori in cerca di un editore che possa credere in loro.

Per il momento è tutto, Piera Rossotti, Sabrina Grementieri, Giancarlo Ibba, Andrea Leonelli ed io vi aspettiamo al PAD 2 stand 114.

Mag 14, 2015

Diversi libri EEE nelle varie classifiche di amazon.

amazon totale

La giornata di ieri ha registrato picchi notevoli nelle classifiche di amazon e non tanto per il piazzamento dei vari autori in diversi generi, quanto per il numero considerevole di titoli che sono rientrati nelle top 100. Con il suo ultimo nato, C’era una volta in Sardegna, Giancarlo Ibba spopola nella sezione horror continuando a insidiare il posto a nomi blasonati quali Meyer e Poe. Alessandro Cirillo mantiene ben tre libri, Attacco allo Stivale, Nessuna Scelta e Trame oscure, nella categoria azione e avventura. Andrea Ravel, con il suo Il Longobardo, stoicamente sventola il suo baluardo dalla sezione narrativa storica, mentre Andrea Leonelli si è conquistato un posto al sole nella categoria poesia. La resa degli innocenti entra ed esce dalle classifiche in continuazione, insieme a Noccioli di ciliegie e Un solo colpevole. Stessa altalena spetta a Il piede sopra il cuore, Il tramonto delle aquile, I nostri scarponi sulla Via Francigena, Eroi nel nulla e altri libri di autori altrettanto meritevoli. Tuttavia, lo screenshot più impressionante ha visto ben quattro opere targate EEE, nelle prime 14 posizioni di amazon nella sezione azione e avventura. Un traguardo decisamente notevole per una piccola Casa Editrice digitale, a dimostrazione del fatto che, per una volta lasciatecelo proprio dire, la qualità ripaga tutti gli sforzi fatti. Sappiamo bene che una rondine non fa primavera e che questo piccolo successo non significa che possiamo dormire sonni tranquilli, ma il solo fatto di poter dare visibilità a un risultato come questo riempie di soddisfazioni.

Apr 23, 2015

Le prossime uscite vi terranno incollati alla poltrona!

Le prossime uscite

Tra una decina di giorni saranno due gli autori che proporranno le loro ultime creazioni. Due libri che non vi faranno annoiare di certo e che faranno felici gli amanti del genere horror e quelli che preferiscono le trame d’azione. Li avete già conosciuti e apprezzati: Alessandro Cirillo e Giancarlo Ibba.

Alessandro Cirillo, già fautore di Attacco allo Stivale e Nessuna scelta, ritorna con Nicholas Caruso e Ruben Monteleone, ancora una volta impegnati a sventare un complotto che avrà il drammatico sapore dell’attualità. Le Action Stories hanno trovato il loro degno erede in Alessandro e questo terzo libro, intitolato Trame oscure, conferma le sue già note capacità narrative.

Giancarlo Ibba è da molti considerato lo scrittore della New Gothic italiana, un talento in grado di rivaleggiare con maestri ben più affermati sul mercato internazionale. Dopo La vendetta è un gusto e L’alba del sacrificio, Giancarlo ha deciso di continuare a non fare dormire i propri lettori, presentando una Sardegna così come non l’avete mai vista prima. Con C’era una volta in Sardegna i brividi saranno assicurati.

Feb 14, 2015
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